Codice Civile


LIBRO PRIMO
Delle persone e della famiglia
TITOLO VI
Del matrimonio
CAPO IV
Dei diritti e dei doveri che nascono dal matrimonio

Art. 147

Doveri verso i figli (1)
TESTO A FRONTE

I. Il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l'obbligo di mantenere, istruire, educare e assistere moralmente i figli, nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni, secondo quanto previsto dall'articolo 315-bis.



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(1) Articolo sostituito dall'art. 3, d.lg. 28 dicembre 2013, n. 154, con effetto dal 7 febbraio 2014. Il testo sostituito recitava: «Il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l'obbligo di mantenere, istruire ed educare la prole tenendo conto delle capacità, dell'inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli».

GIURISPRUDENZA

Fatto illecito commesso da minore - Responsabilità dei genitori - Inadeguatezza dell’educazione impartita al figlio - Prova presunta dalle modalità dello stesso fatto illecito.
L’inadeguatezza dell’educazione impartita dai genitori, quale fondamento, ex art. 2048 c.c., della responsabilità dei medesimi per il fatto illecito commesso dal figlio minore, può essere desunta, in mancanza di prova contraria, dalle modalità dello stesso fatto illecito, che ben possono rivelare il grado di maturità e di educazione del minore (Nel caso di specie, uno studente minorenne, prossimo alla maggiore età, nel corso dell’anno scolastico, durante le lezioni e, comunque, all’interno dell’istituto scolastico, in quattro diverse occasioni, offendeva verbalmente il docente, lo molestava impedendogli di tenere lezione, lo minacciava e spintonava). (Giuseppe D’Elia) (riproduzione riservata) Tribunale Sondrio, 03 Marzo 2021.


Mantenimento del figlio maggiorenne non economicamente autosufficiente - Legittimazione “iure proprio” del genitore - Contributo - Allontanamento del figlio per motivi di studio - Sussistenza - Condizioni.
In materia di separazione dei coniugi, la legittimazione "iure proprio" del genitore a richiedere l'aumento dell'assegno di mantenimento del figlio maggiorenne non ancora autosufficiente economicamente, che non abbia formulato autonoma richiesta giudiziale, sussiste quand'anche costui si allontani per motivi di studio dalla casa genitoriale, qualora detto luogo rimanga in concreto un punto di riferimento stabile al quale fare sistematico ritorno e sempre che il genitore anzidetto sia quello che, pur in assenza di coabitazione abituale o prevalente, provveda materialmente alle esigenze del figlio, anticipando ogni esborso necessario per il suo sostentamento presso la sede di studio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Dicembre 2020, n. 29977.


Diritto alla rendita in favore dei superstiti - Condizioni - Vivenza a carico - Nozione - Reddito del coniuge dell'ascendente richiedente la prestazione - Rilevanza - Valutazione distinta della posizione di ciascuno dei superstiti - Esclusione.
Il diritto alla rendita per infortunio sul lavoro in favore dei familiari superstiti, ex art. 85 del d.P.R. n. 1124 del 1965, presuppone, ai sensi del successivo art. 106, la cosiddetta "vivenza a carico", la quale sussiste ove i predetti si trovino senza sufficienti mezzi di sussistenza autonoma ed al loro mantenimento abbia concorso in modo efficiente il lavoratore defunto, dovendosi a tal fine considerare anche il reddito del coniuge dell'ascendente che domanda la prestazione previdenziale, giacché, anche ove non sia operante il regime di comunione legale, comunque sussiste l'obbligo di assistenza materiale tra coniugi posto dall'art. 143 c.c. e quello di assistenza per i figli di cui al successivo art. 147 c.c., senza che possa procedersi ad una valutazione distinta della posizione di ciascuno dei superstiti, indipendentemente dalla sussistenza di contributi o aiuti familiari. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 08 Settembre 2020, n. 18658.


Figlio maggiorenne economicamente autosufficiente - Mantenimento - Ripetizione delle somme versate - Modifica giudiziale delle condizioni del regime post-coniugale - Irrilevanza - Condizioni - Fondamento - Fattispecie.
In caso di modifica giudiziale delle condizioni economiche del regime post-coniugale, intervenuta in ragione della raggiunta indipendenza economica dei figli, il genitore obbligato può esercitare l'azione di ripetizione ex art. 2033 c.c. anche con riferimento alle somme corrisposte in epoca antecedente alla domanda di revisione, allorché la causa giustificativa del pagamento sia già venuta meno, atteso che la detta azione ha portata generale e si applica a tutte le ipotesi di inesistenza, originaria o sopravvenuta, del titolo di pagamento, qualunque ne sia la causa. (Nella specie, le due figlie erano divenute economicamente autosufficienti a seguito del conseguimento della laurea, come previsto dagli accordi economici in sede di divorzio congiunto dei genitori, e pacificamente con i rispettivi matrimoni contratti nel 1994 e 1998, sicché la S.C. ha cassato la sentenza della Corte d'appello che aveva negato la ripetizione delle somme corrisposte per il mantenimento delle figlie prima della modifica delle condizioni a decorrere dal 2006). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Febbraio 2020, n. 3659.


Separazione dei coniugi e provvedimenti riguardo la prole – Intervento del PM – Affidamento esclusivo – Inidoneità genitore e prognosi di idoneità – Diritto di mantenimento e ultra petita – Diritto di visita – Condanna alle spese e liquidazione Patrocinio a Spese dello Stato.
Ai fini dell'osservanza delle norme che prevedono l'intervento obbligatorio del P.M. nel processo civile, è sufficiente che gli atti siano comunicati all'ufficio del medesimo per consentirgli di intervenire nel giudizio, mentre l'effettiva partecipazione e la formulazione delle conclusioni sono rimesse alla sua diligenza.

In assenza di ogni tipizzazione normativa, le circostanze ostative all’affidamento condiviso devono essere individuate dal giudice con provvedimento motivato, secondo quanto previsto dallo stesso art.337 quater c.c., ogni qualvolta l’affidamento condiviso risulti pregiudizievole all’interesse del minore, come, ad esempio, nel caso in cui un genitore sia indifferente nei confronti del figlio, non contribuisca al mantenimento dello stesso, manifesti un disagio esistenziale incidente sulla relazione affettiva, ecc. Al genitore affidatario in via esclusiva, pertanto, devono essere riservate le scelte sulle questioni di maggior interesse per il figlio - quali quelle in materia di residenza, passaporto o altri documenti, salute e scuola - posto che l’irreperibilità dell’altro genitore renderebbe di fatto impossibile l’adozione condivisa di ogni decisione. Va invece formulata una prognosi favorevole in ordine alla idoneità del genitore che si sia sempre occupato con continuità e responsabilità del figlio minore.
L’assenza di ogni rapporto e il disinteresse manifestato dall’altro genitore rispetto all’affidamento del figlio impongono altresì di stabilire che questi potrà vedere il minore soltanto in presenza del genitore affidatario, previo accordo e compatibilmente con le esigenze del minore.

Nei giudizi di separazione e divorzio, i provvedimenti necessari alla tutela degli interessi morali e materiali della prole - tra i quali rientrano anche quelli di attribuzione e determinazione di un assegno di mantenimento a carico del genitore non affidatario - possono essere adottati d'ufficio, essendo rivolti a soddisfare esigenze e finalità pubblicistiche sottratte all'iniziativa e alla disponibilità delle parti. Il criterio fondamentale cui devono ispirarsi i predetti provvedimenti è rappresentato dall'esclusivo interesse morale e materiale dei figli (previsto in passato dall'art. 155 c.c. e ora dall'art. 337 ter c.c.) con la conseguenza che il giudice non è vincolato alle richieste avanzate ed agli accordi intercorsi tra le parti e può quindi pronunciarsi anche “ultra petitum” (cfr. in tal senso Cass. n. 25055/2017).

Nella condanna della parte soccombente al pagamento delle spese di lite non viene applicata la riduzione degli importi spettanti al difensore prevista dall’art. 130 DPR 115/2002 (in termini Cass., Ord. n. 22017 del 11/09/2018). (Antonella Manisi) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini, 29 Ottobre 2019.


Conflitto genitoriale sull'educazione religiosa del minore - Provvedimenti contenitivi o restrittivi dei diritti di libertà dei genitori - Possibilità - Condizioni - Osservazione e ascolto del minore - Necessità - Fondamento - Fattispecie.
In tema di affidamento dei figli minori, il criterio fondamentale cui deve attenersi il giudice nel fissarne le relative modalità di esercizio è quello del superiore interesse della prole, atteso il diritto preminente dei figli ad una crescita sana ed equilibrata. Ne consegue che, in caso di conflitto genitoriale sull'educazione religiosa del minore, possono essere adottati anche provvedimenti contenitivi o restrittivi dei diritti individuali di libertà religiosa dei genitori purché intervengano all'esito di un accertamento in concreto, basato sull'osservazione e sull'ascolto del minore, dell'effettiva possibilità che l'esercizio di tali diritti possa compromettere la salute psico-fisica o lo sviluppo dei figli minori. (Nella specie, la S.C. ha cassato la decisione di merito che aveva inibito alla madre, convertitasi alla fede geovista, d'impartire al figlio insegnamenti contrastanti con quelli della la religione cattolica, basando il giudizio solo su astratte valutazioni delle due religioni e dando rilievo all'iniziale trasmissione al figlio, da parte di entrambi i genitori, della fede cattolica come religione comune della famiglia, senza svolgere alcun accertamento in concreto). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Agosto 2019, n. 21916.


Assegno di mantenimento per il figlio minorenne a carico del coniuge - Principio della domanda - Esclusione.
In tema di separazione, la statuizione relativa alla fissazione di un assegno mensile per il mantenimento dei figli minorenni, non è soggetta al principio della domanda. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 04 Febbraio 2019, n. 3206.


Obbligo di mantenimento del figlio - Cessazione automatica con il raggiungimento della maggiore età - Esclusione - Protrazione - Limiti - Contributo - Richiesta da parte dell'ex coniuge già affidatario all'altro - Ammissibilità - Rinuncia da parte del figlio al mantenimento - Rilevanza - Esclusione - Indisponibilità del diritto - Solidarietà attiva in ordine al percepimento dell'assegno tra genitore già affidatario e figlio - Sussistenza - Esclusione -Differente causa dell'adempimento nei confronti dell'altro coniuge e nei confronti del figlio - Autonoma legittimazione del coniuge già affidatario a ricevere l'assegno.
L'obbligo di mantenere il figlio non cessa automaticamente con il raggiungimento della maggiore età, ma si protrae, qualora questi, senza sua colpa, divenuto maggiorenne, sia tuttavia ancora dipendente dai genitori. In tale ipotesi, il coniuge separato o divorziato, già affidatario è legittimato, "iure proprio" (ed in via concorrente con la diversa legittimazione del figlio, che trova fondamento nella titolarità, in capo a quest'ultimo, del diritto al mantenimento), ad ottenere dall'altro coniuge un contributo per il mantenimento del figlio maggiorenne. Pertanto, non potendosi ravvisare nel caso in esame una ipotesi di solidarietà attiva (che, a differenza di quella passiva, non si presume), in assenza di un titolo, come di una disposizione normativa che lo consentano, la eventuale rinuncia del figlio al mantenimento, anche a prescindere dalla sua invalidità, dovuta alla indisponibilità del relativo diritto, che può essere disconosciuto solo in sede di procedura ex art. 710 c.p.c., non potrebbe in nessun caso spiegare effetto sulla posizione giuridico - soggettiva del genitore affidatario quale autonomo destinatario dell'assegno. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Dicembre 2018, n. 32529.


Matrimonio - Diritti e doveri dei coniugi - Educazione, istruzione e mantenimento della prole - Obbligo al mantenimento ex art. 148 c.c., ovvero agli alimenti ex art. 433 c.c. in capo agli ascendenti - Sussistenza - Condizioni.
L'obbligo di mantenimento dei figli minori ex art. 148 c.c. spetta primariamente e integralmente ai loro genitori sicché, se uno dei due non possa o non voglia adempiere al proprio dovere, l'altro, nel preminente interesse dei figli, deve far fronte per intero alle loro esigenze con tutte le sue sostanze patrimoniali e sfruttando tutta la propria capacità di lavoro, salva la possibilità di convenire in giudizio l'inadempiente per ottenere un contributo proporzionale alle condizioni economiche globali di costui. Pertanto, l'obbligo degli ascendenti di fornire ai genitori i mezzi necessari affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli - che investe contemporaneamente tutti gli ascendenti di pari grado di entrambi i genitori - va inteso non solo nel senso che l'obbligazione degli ascendenti è subordinata e, quindi, sussidiaria rispetto a quella, primaria, dei genitori, ma anche nel senso che agli ascendenti non ci si possa rivolgere per un aiuto economico per il solo fatto che uno dei due genitori non dia il proprio contributo al mantenimento dei figli, se l'altro genitore è in grado di mantenerli; così come il diritto agli alimenti ex art. 433 c.c., legato alla prova dello stato di bisogno e dell'impossibilità di reperire attività lavorativa, sorge solo qualora i genitori non siano in grado di adempiere al loro diretto e personale obbligo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 02 Maggio 2018, n. 10419.


Violazione obblighi di assistenza familiare – Non corresponsione dell’assegno di mantenimento – Applicabilità delle pene di cui all’art. 570 c.p..
La legge 1 dicembre 1970 n. 898, all’art. 12-sexies punisce l’inadempimento dell’obbligo di corresponsione dell’assegno di mantenimento stabilito dal giudice in sede di divorzio, in favore dei figli senza limitazione di età, purché non autonomi economicamente. Diversamente, il coniuge separato che faccia mancare i mezzi di sussistenza ai figli minori, viola il secondo comma dell’art. 570 c.p. e per tale condotta va applicato il relativo trattamento sanzionatorio. (Redazione ILCASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 23 Febbraio 2018, n. 8883.


Famiglia – Obbligo di mantenimento della prole – Figlio ultratrentenne – Cessazione dell’obbligo di mantenimento – Sussiste – Cessazione del diritto alla permanenza nell’abitazione dei genitori – Sussiste.
La convivenza del figlio maggiorenne col genitore, in assenza di obblighi di mantenimento, è riconducibile ad un negozio atipico di tipo familiare che dà vita ad una forma di detenzione qualificata ma precaria dell’immobile, equiparabile a quella del comodato senza determinazione di durata.

Non vi è alcuna norma che attribuisca al figlio maggiorenne il diritto incondizionato di permanere nell’abitazione di proprietà esclusiva dei genitori contro la loro volontà e in forza del solo vincolo familiare. I genitori hanno quindi il diritto di richiedere al figlio convivente di rilasciare e liberare l’immobile occupato col solo limite – imposto dal principio di buona fede – che sia concesso all’altra parte un termine ragionevole, commisurato anche alla durata del rapporto.

Tale diritto sussiste anche nell’ipotesi in cui il figlio maggiorenne, di un’età tale da non aver più diritto al mantenimento, non sia pienamente autosufficiente. Infatti, in tale ipotesi troverà applicazione la somministrazione alimentare, ben potendo i soggetti tenuti all’obbligazione adempiere con modalità diverse, come, ad esempio, il riconoscimento di un assegno periodico. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Modena, 01 Febbraio 2018.


Filiazione naturale – Riconoscimento giudiziale della paternità – Obbligo di mantenimento – Retroattività – Prescrizione – Responsabilità per inadempimento degli obblighi genitoriali – Prova del danno – Valutazione equitativa.
Il genitore che, omettendo il riconoscimento, obbliga il figlio ad intraprendere l’azione giudiziale per l’accertamento del rapporto di filiazione non può giovarsi del conseguente ritardo: ne deriva che la prescrizione del diritto al mantenimento non decorre dalla nascita, ma dal momento dell’accertamento giudiziale della paternità (o maternità). Tuttavia, poiché la prestazione degli alimenti in favore dei figli costituisce un’obbligazione di durata, il termine quinquennale per la prescrizione non decorre unitariamente, bensì dalla data delle singole scadenze in relazione alle quali sorge l’interesse a ciascun adempimento.

Premesso che la sentenza dichiarativa della filiazione naturale produce gli effetti del riconoscimento, essa comporta per il genitore l’adempimento degli obblighi derivanti dalla filiazione legittima, compreso l’obbligo di mantenimento il quale ha efficacia retroattiva.

Il dovere di mantenere, istruire ed educare i figli sussiste per il solo fatto di averli generati, e non viene meno neppure per il fatto che l’altro genitore abbia provveduto integralmente alle esigenze dei figli. L’inadempimento di quegli obblighi costituisce un illecito civile riconducibile nell’alveo delle previsioni dell’art.2043 c.c., con la conseguente esperibilità, laddove determini la lesione di diritti costituzionalmente garantiti, dell’azione per il ristoro del danno non patrimoniale.

Il danno da privazione della figura paterna determina una grave lesione della sfera dei diritti della persona tutelati dalle previsioni costituzionali, e può essere provato attraverso il ricorso a presunzioni semplici nonché attraverso il ricorso a nozioni di comune esperienza. Esso deve essere quantitativamente determinato con il criterio equitativo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Massa, 04 Luglio 2017.


Separazione dei coniugi – Assegno di mantenimento – Riduzione a seguito di versamento di assegno alimentare da parte di terzi obbligati – Esclusione.
È vero che in linea di principio l’assegno di mantenimento gravante sul coniuge ex art.147 c.c. comprende una quota a titolo di alimenti, nel senso che il primo ha un contenuto più ampio rispetto al secondo, dovendo garantire non solo i bisogni primari ma, pur se entro certi limiti, lo stesso tenore di vita proprio del periodo di convivenza famigliare prima della separazione.
Tuttavia, se la limitata entità dell’assegno di mantenimento è tale che nonostante il suo pagamento l’avente diritto non cessa di versare in stato di bisogno, posto che l’art.441, II co,, c.c., prevede espressamente che sia ipotizzabile un cumulo di assegni alimentari a carico di più obbligati, è da ritenere inammissibile l’eccezione di parziale estinzione del debito da mantenimento per l’avvenuto pagamento di assegni alimentari da parte dei nonni ex art.433 c.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Taranto, 22 Febbraio 2017.


Procedimento cautelare - Sequestro di parte dei beni del coniuge obbligato ex art. 156 c.c. - Presupposti - Esistenza credito liquido ed accertato - Sussiste.
Il sequestro previsto dall'art. 156 c.c. presuppone solo l'esistenza di un credito liquido ed accertato funzionando il vincolo del sequestro quale coazione psicologica sulla parte obbligata. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 05 Febbraio 2016.


Procedimento cautelare - Sequestro di parte dei beni del coniuge obbligato ex art. 156 c.c. - Oggetto del sequestro - Crediti futuri - Ammissibilità .
Il sequestro previsto dall'art. 156 c.c. costituisce uno strumento volto ad assicurare l'adempimento degli oneri futuri relativi all'assegno di mantenimento da parte del coniuge obbligato. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 05 Febbraio 2016.


Procedimento cautelare - Sequestro di parte dei beni del coniuge obbligato ex art. 156 c.c. - Oggetto del sequestro - Crediti passati - Non ammissibilità.
Il sequestro previsto dall'art. 156 c.c. non costituisce la garanzia per il pagamento dell'assegno di mantenimento già maturato ma non versato dal coniuge obbligato. Per tale credito il coniuge beneficiario può agire esecutivamente sulla base del titolo esecutivo. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 05 Febbraio 2016.


Procedimento cautelare - Sequestro di parte dei beni del coniuge obbligato ex art. 156 c.c. - Contestazione debenza ed entità dell'assegno di mantenimento - Non ammissibilità.
Nel procedimento per sequestro previsto dall'art. 156 c.c. le censure formulate dal coniuge obbligato con riguardo sia alla debenza sia all'entità dell'assegno di mantenimento sono irrilevanti visto che in tale procedimento è preclusa al giudice ogni valutazione in merito. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 05 Febbraio 2016.


Procedimento cautelare - Sequestro conservativo - Presupposti - Periculum in mora - Elementi obiettivi ed elementi soggettivi.
Il procedimento per sequestro conservativo previsto dall'art. 671 c.p.c. presuppone, oltre al requisito del fumus bonis iuris, anche il periculum in mora. Tale secondo requisito può essere desunto sia da elementi oggettivi concernenti la capacità patrimoniale del coniuge obbligato (consistenza quantitativa e qualitativa del patrimonio) sia da elementi soggettivi evincibili dal comportamento di quest'ultimo, comportamento diretto a sottrarre il proprio patrimonio dall'esecuzione forzata iniziata dal coniuge beneficiario al fine di ottenere il pagamento coatto dell'assegno di mantenimento. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 05 Febbraio 2016.


Responsabilità genitoriale - Illecito endofamiliare - Abbandono del figlio - Diritto alla qualità di figlio - Danno non patrimoniale di natura esistenziale - Danno biologico.
La responsabilità (già potestà) genitoriale, declinata secondo gli obblighi specificati dagli artt. 147 e 148 c.c., di diretta derivazione costituzionale (artt. 2 e 30 Cost.) sorge al momento della nascita del figlio, discende dal mero fatto della procreazione e non cessa per effetto della separazione o della cessazione degli effetti civili del matrimonio. La consapevole condotta abbandonica del genitore, purché abbia natura dolosa, è una chiara violazione dei doveri nascenti dal rapporto di filiazione e dà luogo ad illecito endofamiliare e al conseguente risarcimento del danno non patrimoniale ex artt. 2043 e 2059 c.c. derivante dalla lesione del diritto alla qualità di figlio, rientrante nel novero dei diritti costituzionalmente garantiti. Non esiste, però, alcun automatismo tra detta violazione e il risarcimento del danno poiché quest’ultimo non è in re ipsa ma è necessario che la condotta del genitore abbia prodotto un danno ingiusto da perdita, privazione e preclusione, inquadrabile nella categoria del danno non patrimoniale di natura esistenziale. Nessun rilievo ha, invece, la circostanza che la condotta genitoriale non abbia prodotto nel figlio anche un danno (biologico) alla salute apprezzabile in termini di malattia. (Irene Crea) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 05 Giugno 2014.


Obbligo di mantenimento dei figli maggiorenne – Cessazione – Requisiti ed oneri probatori.

Obbligo di mantenimento dei figli – Stato di disoccupazione – Eliminazione dell’assegno – Esclusione – Occupazione anche saltuaria – Capacità lavorative.
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L’obbligo dei genitori di concorrere al mantenimento dei figli, secondo le regole degli artt. 147 e 148 cod. civ., non cessa, ipso facto, con il raggiungimento della maggiore età da parte di questi ultimi, ma perdura, immutato, finché il genitore interessato alla declaratoria della cessazione dell’obbligo stesso non dia la prova che il figlio ha raggiunto l’indipendenza economica, ovvero che il mancato svolgimento di un’attività economica dipende da un atteggiamento di inerzia ovvero di rifiuto ingiustificato dello stesso (Cass. Civ., sezione I, n. 19589 del 26 settembre 2011). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

L’obbligo dei genitori di concorrere al mantenimento dei figli non può essere eliminato per il solo fatto della disoccupazione e può essere fissato in misura sostenibile sulla base delle capacità lavorative del genitore e della possibilità di reperire occupazione anche saltuaria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 29 Ottobre 2013, n. 24424.


Separazione – Ripartizione delle spese straordinarie – Sperequazione dei redditi – Onere delle spese in pari misura – Esclusione..
L’onere di partecipazione alle spese straordinarie, una volta rilevata la sensibile sperequazione dei redditi tra le parti, non può essere ripartita in misura pari; deve essere infatti rispettato il principio di proporzionalità imposto dagli artt. 147 e 148 c.c.(cfr. in parte motiva Cass. 2 luglio 2007 n. 14965). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Catania, 16 Ottobre 2013.


Separazione coniugi - Contributo al mantenimento del figlio - Genitore con locatario ed economicamente più forte..
Il Presidente del Tribunale in sede di comparizione dei coniugi nel giudizio divorzile deve tener conto non soltanto dei provvedimenti emessi nel giudizio di separazione che hanno consentito di realizzare il contemperamento fra le esigenze del minore e quelle del genitore non collocatario, prevalentemente finalizzato ad instaurare fra loro un valido rapporto affettivo, ma anche della differenza economico reddituale esistente fra le parti in causa. Se tale differenza apparirà rilevante fra i coniugi, tale da giustificare in via astratta l'imposizione in favore del marito di un assegno a carico della moglie, nel regolamentare l'entità del contributo per il figlio, il Giudice potrà addebitarlo esclusivamente al coniuge economicamente più forte, non costituendo tale esborso un significativo sacrificio per quest'ultimo. (Domenico Sollazzo) (riproduzione riservata) Appello Bari, 05 Aprile 2013.


Famiglia – Mantenimento dei figli – Figlio maggiorenne – Acquisizione di adeguata capacità lavorativa..
In materia di famiglia, l’obbligo di mantenimento dei figli non cessa automaticamente, ipso facto, con il raggiungimento della maggiore età ma ha una durata mutevole che è soggetta alle circostanze del singolo caso finché i medesimi non abbiano raggiunto una autonomia, non solo patrimoniale; tuttavia il mantenimento del figlio maggiorenne è da escludersi quando quest’ultimo, ancorché allo stato non sufficiente economicamente, abbia però in passato svolto attività lavorativa, così dando prova del conseguimento di una adeguata capacità e provocando la cessazione del corrispondente obbligo di mantenimento da parte del genitore. (Michela Forte) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 01 Giugno 2012.