TITOLO I
Disposizioni generali

Art. 2

Liquidazione coatta amministrativa e fallimento
Testo a fronte Mass. ragionato
TESTO A FRONTE

I. La legge determina le imprese soggette a liquidazione coatta amministrativa, i casi per le quali la liquidazione coatta amministrativa può essere disposta e l'autorità competente a disporla.

II. Le imprese soggette a liquidazione coatta amministrativa non sono soggette al fallimento, salvo che la legge diversamente disponga.

III. Nel caso in cui la legge ammette la procedura di liquidazione coatta amministrativa e quella di fallimento si osservano le disposizioni dell'art. 196.


GIURISPRUDENZA

Fallimento - Impresa agricola organizzata in forma societaria - Attività agricola contemplata in via esclusiva dall’oggetto sociale - Esercizio di attività commerciale - Assoggettabilità al fallimento - Sussiste - Cessazione dell’attività commerciale prima della domanda di fallimento - Irrilevanza.
Risulta soggetta a fallimento l'impresa agricola costituita in forma societaria, quando risulti accertato in sede di merito l'esercizio in concreto di attività commerciale, in misura prevalente sull'attività agricola contemplata in via esclusiva dall'oggetto sociale, nonostante la sopravvenuta cessazione dell'attività commerciale al momento del deposito della domanda di fallimento nei suoi confronti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Febbraio 2019, n. 5235.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Organi preposti al fallimento - Tribunale fallimentare - Competenza funzionale - Azioni relative ai rapporti di lavoro - Inclusione - Limiti - Accertamento del contratto di lavoro per finalità diverse da quello di un certo credito - Competenza del pretore quale giudice del lavoro. .
L'art. 24 della legge fallimentare - applicabile anche alla procedura di liquidazione coatta amministrativa - attribuisce alla "vis attractiva" del Tribunale fallimentare anche le azioni relative ai rapporti di lavoro, a tutela del principio della "par condicio" dei creditori concorrenti, salvo che si debba accertare il contratto di lavoro per finalità diverse da quelle dirette ad ottenere il riconoscimento di un determinato credito, nel qual caso la controversia rientra nella competenza per materia del Pretore quale giudice del lavoro (nella specie, l'attore aveva chiesto l'accertamento del carattere straordinario delle prestazioni svolte a termine di legge e del contratto collettivo, con riserva di quantificare nel prosieguo e nelle debite sedi le somme spettantegli). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 28 Novembre 1994, n. 10114.


Giurisdizione civile - Regolamento di giurisdizione - Preventivo - Questione inerente all'esercizio di attività commerciale di una società cooperativa sottoposta a istanza di fallimento e questione inerente al nulla osta ministeriale per le azioni esecutive dei creditori verso cooperativa edilizia per alloggi economici e popolari - Deducibilità con istanza di regolamento preventivo - Esclusione..
In relazione ad istanza di fallimento di una società cooperativa, le questioni inerenti all'Esercizio da parte della medesima di attività commerciale, con il conseguenziale assoggettamento a tale procedura anziché a liquidazione coatta amministrativa, ovvero, in caso di cooperativa edilizia per la costruzione di alloggi economici e popolari, le questioni inerenti all'esistenza del preventivo nulla-osta ministeriale richiesto per le azioni esecutive dei creditori (art. 80 del R.d. 28 aprile 1938 n. 1165), attengono alla sussistenza dei presupposti per detta dichiarazione, quindi al merito, non alla giurisdizione, e, pertanto, non sono deducibili con istanza di regolamento preventivo. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 17 Agosto 1990, n. 8363.


Carattere non commerciale della società con conseguente assoggettabilità e liquidazione coatta amministrativa - Istanza di regolamento preventivo - Inammissibilità - Conseguenze

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In pendenza di istanza di fallimento proposta nei confronti di una società cooperativa, la deduzione circa il carattere non commerciale dell'attività di tale cooperativa, con la conseguenza della sua assoggettabilità a liquidazione coatta amministrativa, non attiene alla giurisdizione, e non può essere quindi fatta valere con istanza di regolamento preventivo, ma riguarda il merito, atteso che, ove fondata, comporta che il tribunale adito deve dichiarare, anziché il fallimento, lo stato d'insolvenza della società medesima, ai sensi dell'art. 195 del R.d. 16 marzo 1942 n. 267. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 08 Agosto 1990, n. 8069.


Istituti o enti di credito - Banca o istituto di credito - Configurabilità - Condizioni.
La qualità di banca o di istituto di credito, a norma della legge bancaria di cui al R.d.l. 12 marzo 1936 n. 375, (e successive modificazioni) ed anche al fine del suo assoggettamento a liquidazione amministrativa e non a fallimento, richiede, anche a prescindere dall'esigenza di un provvedimento autorizzativo della Banca d'Italia, il congiunto svolgimento sia dell'attività di raccolta del risparmio tra il pubblico, in forma indeterminata ed indiscriminata, sia di quella di esercizio del credito mediante impiego del risparmio raccolto, attraverso le tipiche operazioni bancarie, e non può essere pertanto riconosciuta ad una società che si limiti a svolgere solo l'una o l'altra delle predette attività. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 10 Gennaio 1986, n. 62.


Banca o istituto di credito - Configurabilità - Condizioni

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La qualità di banca o di istituto di credito, a norma della legge bancaria di cui al R.d.l. 12 marzo 1936 n. 375, (e successive modificazioni) ed anche al fine del suo assoggettamento a liquidazione amministrativa e non a fallimento, richiede, anche a prescindere dall'esigenza di un provvedimento autorizzativo della banca d'Italia, il congiunto svolgimento sia dell'attività di raccolta del risparmio tra il pubblico, in Forma indeterminata ed indiscriminata, sia di quella di Esercizio del credito mediante impiego del risparmio raccolto, attraverso le tipiche operazioni bancarie, e non può essere pertanto riconosciuta ad una società che si limiti a svolgere solo l'una o l'altra delle predette attività. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 10 Gennaio 1986, n. 62.