Codice Civile


LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO II
Dei contratti in generale
CAPO X
Della simulazione

Art. 1417

Prova della simulazione
TESTO A FRONTE

I. La prova per testimoni della simulazione è ammissibile senza limiti, se la domanda è proposta da creditori o da terzi e, qualora sia diretta a far valere l'illiceità del contratto dissimulato, anche se è proposta dalle parti.


GIURISPRUDENZA

Simulazione assoluta – Azione – Proposizione cumulativa con azione revocatoria

Simulazione assoluta – Legittimazione

Simulazione assoluta – Prova

Simulazione assoluta – Oggetto

Simulazione assoluta – Elementi indicativi della fittizietà del contratto
.
La giurisprudenza di legittimità ha chiarito che l’azione di simulazione (assoluta o relativa) e quella revocatoria, pur diverse per contenuto e finalità, possono essere proposte entrambe nello stesso giudizio in forma alternativa tra loro o, anche, eventualmente, in via subordinata l’una all’altra, senza che la possibilità di esercizio dell’una precluda la proposizione dell’altra.

L’unica differenza tra la formulazione delle due domande in via alternativa, piuttosto che in via subordinata una all’altra, risiede nella circostanza che, nel primo caso, è l’attrice a rimettere al potere discrezionale del giudice la valutazione delle pretese fatte valere sotto una “species iuris” piuttosto che l’altra, mentre nella seconda ipotesi si richiede, espressamente, che il giudice prima valuti la possibilità di accogliere una domanda e, solo nell’eventualità in cui questa risulti infondata (o, comunque, da rigettare), esamini l’ulteriore richiesta (Cfr. Cass. n. 21083/2016).

Legittimati ad agire con l’azione di simulazione sono i terzi che siano attualmente o potenzialmente pregiudicati dalla simulazione (artt. 1415 secondo comma e 1416 secondo comma c.c.).

A differenza dell’azione revocatoria, ex art. 2901 c.c., che presuppone l’eventus damni, e per gli atti a titolo oneroso il consilium fraudis, per la proponibilità dell’azione di simulazione da parte del creditore è sufficiente che questi abbia un legittimo interesse a vedere ristabilita la verità contro l’apparenza, non occorrendo un danno effettivo del creditore stesso (Cfr. Cass n. 2559/1980) ed indipendentemente dall’epoca in cui è sorto il credito di chi agisce (cfr. Cass. n. 1127/1987, per cui legittimato ad agire è anche il creditore il cui credito non sia anteriore all’atto simulato). Peraltro, il pregiudizio ravvisabile in presenza di una diminuzione quantitativa o variazione qualitativa del patrimonio del debitore, che renda più incerto, difficile, o comunque oneroso il soddisfacimento, integra condizione di detta azione e, pertanto, deve essere provato dall’istante, e va riscontrato con riferimento al momento della decisione (Cfr. Cass. n. 1991, n. 1690/1991).

La prova della simulazione da parte dei terzi e dei creditori può essere data con ogni mezzo (art. 1417 c.c.), senza limiti quanto alla prova per testi ed anche per presunzioni. Invero, il giudice deve prendere in considerazione tutte le risultanze istruttorie considerate in una visione unitaria, procedendo ad un loro esame globale ed unitario e non distinto e separato (Cfr. Cass. n. 171/1980).

Oggetto della simulazione assoluta è l’atto dispositivo che, ha determinato una variazione qualitativa del patrimonio idonea a determinare una situazione di pericolo per le ragioni creditorie dell’altra parte.

In tema di azione diretta a far valere la simulazione assoluta di un atto di compravendita, possono trarsi elementi circa il carattere fittizio del contratto da una serie di circostanze quali, ad esempio, l’esiguità del prezzo pagato per l’acquisto, le modalità di corresponsione dello stesso, il mancato trasferimento del possesso del bene all’acquirente, i rapporti tra cedente e cessionario. (Daniel Polo Pardise) (Giuseppe Polo Pardise) (riproduzione riservata)
Tribunale Pordenone, 07 Maggio 2021.


Scioglimento e risoluzione del contratto - Rapporto tra domanda di adempimento e domanda di risoluzione - Imputabilità dell'inadempimento, colpa o dolo - Adempimento dopo la domanda - Controdichiarazione - Opponibilità al fallimento - Certezza della data - Necessità - Sufficienza a dimostrare l'esistenza della simulazione - Esclusione - Fondamento - Accordo simulatorio - Anteriorità o contestualità alla conclusione del negozio simulato - Necessità - Negozio stipulato che richieda forma scritta "ad substantiam" - Prova dell'accordo simulatorio e della sua data - Modalità - Fattispecie.
L'opponibilità alla curatela fallimentare della simulazione di un contratto va provata per mezzo di una controdichiarazione di data certa, ai sensi dell'art. 2704 c.c., che ne dimostri la formazione prima della dichiarazione di fallimento e il perfezionamento in epoca antecedente o coeva alla stipulazione dell'atto simulato; infatti, la semplice anteriorità della controdichiarazione al detto fallimento non prova "ex se" anche che il negozio al quale la scrittura accede sia simulato, ben potendo la data certa di tale controdichiarazione comunque essere successiva a quella di conclusione del menzionato atto simulato. In particolare, qualora il negozio simulato sia soggetto al requisito della forma "ad substantiam", pure l'elemento dissimulato dovrà venire ad esistenza nello stesso modo ed al tempo della conclusione del medesimo negozio simulato. (Nella specie, la S.C. ha confermato, limitatamente al profilo che segue, la sentenza d'appello, che aveva ritenuto l'inesistenza dell'accordo simulatorio sul presupposto dell'inattitudine della controdichiarazione prodotta in giudizio a dimostrare che, al tempo della stipula dell'atto di compravendita immobiliare oggetto di causa, le parti avessero inteso concludere un accordo simulatorio in ordine al prezzo, atteso che il requisito di forma del relativo patto dissimulato non risultava sussistere all'epoca della conclusione della compravendita in esame). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 06 Novembre 2020, n. 24950.


Vendita immobiliare - Simulazione - Opponibilità al fallimento - Condizioni.
La simulazione di un contratto di compravendita è opponibile al fallimento della parte acquirente, ma l'accordo simulatorio deve essere provato per mezzo di scrittura recante la controdichiarazione dotata di data certa, ex art. 2704 c.c., che ne dimostri tanto la formazione in data antecedente al fallimento, quanto il perfezionamento in epoca anteriore o coeva alla stipulazione dell'atto simulato, essendo irrilevante che il prezzo dichiarato nel contratto sia stato, o meno, in tutto o in parte pagato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 09 Agosto 2019, n. 21253.


Donazione indiretta - Differenze con la simulazione - Limiti probatori relativi al negozio tipico utilizzato - Applicabilità in tema di donazione indiretta - Esclusione - Fattispecie.
La donazione indiretta è un contratto con causa onerosa, posto in essere per raggiungere una finalità ulteriore e diversa consistente nell'arricchimento, per mero spirito di liberalità, del contraente che riceve la prestazione di maggior valore; differisce dal negozio simulato in cui il contratto apparente non corrisponde alla volontà delle parti, che intendono, invece, stipulare un contratto gratuito. Ne consegue che ad essa non si applicano i limiti alla prova testimoniale - in materia di contratti e simulazione - che valgono, invece, per il negozio tipico utilizzato allo scopo. (Nella fattispecie, la S.C. ha confermato la sentenza gravata che aveva ritenuto l'esistenza di donazioni indirette sulla base di prove presuntive). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 18 Luglio 2019, n. 19400.


Azione di simulazione assoluta – Regime probatorio in capo al terzo – Presunzioni semplici – Fattispecie.
In materia di simulazione contrattuale l’attore terzo rispetto al contratto impugnato, nella specie creditore del venditore, può provare l’esistenza dell’accordo simulatorio con qualsiasi mezzo, comprese le presunzioni, purché gravi, precise e concordanti, quali l’entità del prezzo e le modalità della sua corresponsione (nella specie: la stipula dell’atto di compravendita poco tempo dopo che la banca attrice aveva comunicato al cliente futuro venditore il recesso dai rapporti bancari con contestuale richiesta di rientro dell’ingente esposizione debitoria; il corrispettivo era inferiore di circa il 10% rispetto al valore di mercato dell’immobile accertato dal CTU; l’avvenuto pagamento del 10% del prezzo a mezzo assegno bancario era stato quietanzato in sede di compravendita, sebbene nel corso del giudizio da informazioni assunte presso la banca trattaria sia stato accertato che quell’assegno non era mai stato incassato, risultando ancora in circolazione, né l’acquirente ha fornito la prova di un pagamento alternativo; il residuo 90% doveva essere pagato con accollo interno, non liberatorio, del mutuo in essere in capo al venditore al momento della compravendita, sebbene sia oltretutto emerso che talune rate successive alla compravendita fossero state pagate direttamente dal venditore; quest’ultimo, inoltre, aveva rinunciato espressamente all’ipoteca legale, pur non avendo appunto ricevuto il prezzo; l’acquirente aveva trasferito la sua residenza nell’immobile oltre un anno dopo la compravendita e a giudizio instaurato). Tribunale Roma, 15 Marzo 2019.


Contratti per i quali è richiesta la forma scritta a pena di nullità - Prova scritta - Necessità - Limiti - Provenienza - Dalla parte che chiede la prova o da un terzo - Esclusione - Fattispecie.
Il documento che può costituire prova per accertare, tra le parti, la simulazione di un contratto per il quale è richiesta la forma scritta "ad substantiam" deve provenire dalla controparte e non dalla parte che chieda detta prova o da un terzo. (Nella specie, la S.C. ha escluso che costituissero prova documentale della simulazione del prezzo di una compravendita immobiliare le copie degli assegni circolari negoziati per l'acquisto del bene ed attestanti la corresponsione, a titolo di prezzo, di importi superiori a quelli indicati nel contratto). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 09 Novembre 2018, n. 28744.


Simulazione – Prova – Requisito di forma scritta ad probationem tantum – Donazione – Prova della parziale simulazione soggettiva – Controdichiarazione sottoscritta dalle stesse parti.
Dall'art. 1417 c.c. si ricava che la prova della simulazione tra le parti soggiace ad un requisito di forma scritta ad probationem tantum, non anche a quello solenne ed ulteriore eventualmente richiesto ad substantiam per l'atto della cui simulazione si tratta; pertanto, la prova della parziale simulazione soggettiva di una donazione non richiede anch'essa l'atto pubblico, ma può essere fornita mediante una semplice controdichiarazione sottoscritta dalle stesse parti o da quella contro cui questa è prodotta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 24 Luglio 2017, n. 18204.


Aumento di capitale – Conferimento – Simulazione – Esclusione.
In tema di aumento di capitale deliberato dall'assemblea di una società capitalistica, non è configurabile la simulazione del conferimento. La Suprema Corte, infatti, con la sentenza n. 17467 del 17.7.2013, ha osservato che il conferimento in una società capitalistica già costituita è un atto con il quale il socio o il terzo, sul presupposto di una deliberazione di aumento del capitale sociale, approvata dall'organo competente della società, realizza la sua volontà di partecipare o, se già socio, di aumentare il valore della sua partecipazione alla medesima società, e trova nel collegamento essenziale con quella deliberazione la sua causa negoziale, sicché le condizioni di validità del conferimento sotto il profilo della sussistenza della volontà non possono essere esaminate indipendentemente da quelle della deliberazione medesima.
Di conseguenza, la Suprema Corte ha ritenuto che non possa mai configurarsi un accordo simulatorio concluso tra il conferente e l'amministratore della società, atteso che il predetto anche qualora sia delegato al compimento delle operazioni necessarie all'esecuzione della deliberazione- non ha poteri legali di rappresentanza della società medesima negli atti di gestione attinenti all'organizzazione della società e non è legittimato a rappresentarla nella stipulazione di accordi diretti a simulare i conferimenti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 21 Luglio 2016.


Fallimento - Contratti stipulati dal fallito - Azione proposta dal curatore fallimentare in rappresentanza di quest'ultimo per il recupero di un suo credito - Eccezione di pagamento sollevata dalla controparte - Quietanza - Dimostrazione della sua simulazione da parte del curatore - Prova testimoniale - Ammissibilità - Esclusione.
In tema di simulazione, il curatore del fallimento che agisca in rappresentanza del fallito (nella specie per ottenere il pagamento di un residuo suo credito derivante da un contratto di appalto concluso dall'imprenditore "in bonis"), e non della massa dei creditori, non può provare per testimoni la simulazione della quietanza di pagamento rilasciata dal primo alla controparte contrattuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 22 Marzo 2013, n. 7263.


Fallimento - Appalto - Corrispettivo - Pagamento - Simulazione - Quietanza - Opponibilità al curatore del sopravvenuto fallimento dell'appaltatore - Data certa - Necessità.
In tema di simulazione, la quietanza priva di data certa non è opponibile al curatore del fallimento che agisca per il recupero del corrispondente credito sorto in favore dell'imprenditore "in bonis", assumendone la simulazione del relativo pagamento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 22 Marzo 2013, n. 7263.


Curatore fallimentare – Azione di simulazione atto compiuto dal dante causa del fallito – Prova – Limiti..
Il curatore del fallimento dell’erede del simulato alienante che chieda l’accertamento della simulazione dell’atto compiuto dal dante causa del fallito, agisce avvalendosi dei poteri di questo e non versa nella situazione dei creditori del simulato alienante nè dei terzi, nel significato che questo termine ha nell’art. 1417 c.c., sicchè è soggetto ai limiti della prova testimoniale derivanti dall’art. 2722 c.c.. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 24 Luglio 2012, n. 12965.