Codice Civile


LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO II
Dei contratti in generale
CAPO IX
Del contratto a favore di terzi

Art. 1411

Contratto a favore di terzi
TESTO A FRONTE

I. È valida la stipulazione a favore di un terzo, qualora lo stipulante vi abbia interesse.

II. Salvo patto contrario, il terzo acquista il diritto contro il promittente per effetto della stipulazione. Questa però può essere revocata o modificata dallo stipulante, finché il terzo non abbia dichiarato, anche in confronto del promittente, di volerne profittare.

III. In caso di revoca della stipulazione o di rifiuto del terzo di profittarne, la prestazione rimane a beneficio dello stipulante, salvo che diversamente risulti dalla volontà delle parti o dalla natura del contratto.


GIURISPRUDENZA

Tribunale delle Imprese – Patti parasociali – Nullità – Fattispecie.
Il patto parasociale stipulato dal socio di maggioranza di una società vincola il socio ma non la società di cui fa parte, non essendo configurabile un affidamento giuridicamente rilevante poiché, diversamente opinando, l’azionista di maggioranza potrebbe sempre impegnare la società scavalcando l’organo gestorio deputato a farlo.

Sono valide le clausole del patto parasociale che dettano i criteri di nomina degli amministratori o prevedono che il voto dell’amministratore delegato sia neutro rispetto alle maggioranze di approvazione in quanto non si pone in contrasto con alcuna norma imperativa il fatto che i criteri di nomina degli amministratori o la formazione della volontà dell’organo consiliare siano prestabiliti all’esterno rispettivamente dell’assemblea e del c.d.a. salvo che non si configuri un conflitto con l’interesse della società. Per contro è nulla la clausola del patto parasociale che prevede un quorum minimo del 70% per ogni tipo di delibera assembleare per violazione dell’art. 2369, comma 4, c.c., che esclude che l’innalzamento del quorum possa essere previsto per le delibere di approvazione del bilancio e per la nomina e revoca delle cariche sociali. (Stefano Vitale) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli, 08 Ottobre 2020.


Avvocato - Onorari - Tariffe professionali - Convenzione tra un'associazione sindacale ed un avvocato per la difesa dei lavoratori - Gratuità dell'incarico - Natura ed effetti - Configurabilità di una rinuncia preventiva dell'avvocato alle proprie spettanze - Nullità della convenzione- Esclusione - Fondamento.
La convenzione stipulata fra un'associazione sindacale di lavoratori ed un avvocato o procuratore, la quale preveda che quest'ultimo difenda in giudizio gli assistiti percependo il solo importo delle spese, competenze ed onorari liquidati dal giudice in caso di vittoria, è idonea a vincolare il professionista nei confronti del lavoratore che gli conferisca l'incarico della difesa in giudizio, nel presupposto della qualità di assistito del predetto sindacato ed in riferimento a quella convenzione, secondo la disciplina del contratto a favore di terzo, di cui all'art. 1411 c.c. e, quindi, indipendentemente sia da un'accettazione della convenzione da parte del lavoratore stesso (la quale rileva al diverso fine di rendere irrevocabile il beneficio da parte dello stipulante), sia da un'ulteriore specifica manifestazione di volontà nei suoi confronti da parte del professionista medesimo. Peraltro, la circostanza che la suddetta convenzione possa tradursi, in caso di conclusione del giudizio con esito sfavorevole o compensazione delle spese, in una rinuncia preventiva dell'avvocato o procuratore alle proprie spettanze, non ne comporta la nullità, per violazione del principio dell'inderogabilità dei minimi tariffari (art. 24 l. n.794 del 1942), qualora tale rinuncia risulti giustificata da un fine di liberalità od uno spirito di solidarietà sociale, meritevole di tutela, e non si presenti come mero strumento del legale per conseguire maggiori vantaggi economici attraverso un non consentito accaparramento di affari futuri. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 16 Ottobre 2019, n. 26212.


Donazione – Usufrutto successivo – Accettazione del beneficiario – Necessità.
L’art. 796 c.c., nel prevedere la riserva a vantaggio di altra persona, dopo del donante, contempla un’ipotesi di donazione che, come tale, dev’essere accettata dal donatario (da ult., cfr. Cass. civ., Sez. V, 15.3.2019, ord. n. 7444: «La donazione dell'usufrutto in favore di un terzo, contenuta nella donazione con riserva di usufrutto di cui all'art. 796 c.c., si perfeziona con l'accettazione da parte del donatario, la quale può essere contenuta nel medesimo atto ovvero intervenire con atto pubblico posteriore, richiedendosi in quest'ultimo caso, ai fini del perfezionamento della fattispecie, la relativa notificazione al donante.»).

La tesi secondo cui l’accettazione non sarebbe necessaria, trattandosi di contratto a favore di terzo, non persuade: anche ammesso che il contratto a favore del terzo possa trasferire o costituire un diritto reale (in senso favorevole, Cass. civ., Sez. II, 27.6.2011, sent. n. 14180), non si vede quale sarebbe l’interesse (art. 1411, co. 1, c.c.) di colui che dovrebbe assumere (nello schema, appunto, del contratto a favore di terzo) la natura di stipulante, ossia il donatario della nuda proprietà: costui dovrebbe, infatti, nutrire un paradossale interesse ad ottenere meno, e cioè, si ribadisce, una nuda proprietà, anziché una piena proprietà.

Sembra, poi, difficile ammettere, nell’ipotesi della donazione, per sua natura caratterizzata dall’assenza di un qualunque corrispettivo da parte del donatario, che il beneficiario della nuda proprietà possa (quale stipulante), di propria esclusiva iniziativa, revocare o modificare la stipulazione, finché il terzo non abbia dichiarato di volerne profittare (art. 1411, co. 2, c.c.): in tal modo, il donatario della nuda proprietà sottrarrebbe al terzo l’usufrutto, sovrapponendosi alla volontà del donante e, anzi, cancellandone una delle direzioni. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Benevento, 30 Maggio 2019.


Notariato - Responsabilità professionale - Stipula di mutuo bancario ipotecario - Relazione notarile - Mancata verifica della sussistenza di un vincolo sul bene - Responsabilità del notaio - Anche nei confronti della banca - Sussistenza - Ragioni - Fattispecie.
Nel caso in cui un soggetto interessato a stipulare un mutuo ipotecario con una banca incarichi un notaio di effettuare le visure del bene destinato ad essere l'oggetto dell'ipoteca e a redigere la relativa relazione, essa determina l'assunzione di obblighi in capo al notaio non soltanto nei confronti del mutuatario, ma pure nei confronti della banca mutuante, e ciò sia che si intenda l'istituto bancario quale terzo ex art. 1411 c.c., che beneficia del rapporto contrattuale di prestazione professionale concluso dal cliente mutuatario, sia che si individui un'ipotesi di responsabilità "da contatto sociale" fondata sull'affidamento che la banca mutuante ripone nel notaio in quanto esercente una professione protetta. In tal caso, l'eventuale danno dovrà essere parametrato in base alla colposa induzione dell'istituto di credito ad accettare in ipoteca, con riguardo al finanziamento, un bene non idoneo a garantire la restituzione del credito erogato (nella specie, a causa di un vincolo archeologico che, seppure non astrattamente qualificabile come assoluto, concorreva ad incidere negativamente sul valore di mercato del bene). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 09 Maggio 2016, n. 9320.


Notariato - Responsabilità professionale - Stipula di mutuo bancario ipotecario - Relazione notarile - Mancata verifica della sussistenza di un vincolo sul bene - Responsabilità del notaio - Anche nei confronti della banca - Sussistenza - Ragioni - Fattispecie.
Nel caso in cui un soggetto interessato a stipulare un mutuo ipotecario con una banca incarichi un notaio di effettuare le visure del bene destinato ad essere l'oggetto dell'ipoteca e a redigere la relativa relazione, essa determina l'assunzione di obblighi in capo al notaio non soltanto nei confronti del mutuatario, ma pure nei confronti della banca mutuante, e ciò sia che si intenda l'istituto bancario quale terzo ex art. 1411 c.c., che beneficia del rapporto contrattuale di prestazione professionale concluso dal cliente mutuatario, sia che si individui un'ipotesi di responsabilità "da contatto sociale" fondata sull'affidamento che la banca mutuante ripone nel notaio in quanto esercente una professione protetta. In tal caso, l'eventuale danno dovrà essere parametrato in base alla colposa induzione dell'istituto di credito ad accettare in ipoteca, con riguardo al finanziamento, un bene non idoneo a garantire la restituzione del credito erogato (nella specie, a causa di un vincolo archeologico che, seppure non astrattamente qualificabile come assoluto, concorreva ad incidere negativamente sul valore di mercato del bene). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 09 Maggio 2016, n. 9320.


Obbligazione contratti - Cd. “principio di relatività del contratto” - Conferimento da parte del professionista ad altro soggetto dell'incarico di direzione lavori - Esclusione..
Il cd. “principio di relatività del contratto”, consacrato nell'articolo 1372 c.c., impedisce che l'incarico di direzione lavori conferito ad un professionista possa da questi essere conferito ad altro soggetto. Il contratto è, infatti, un autoregolamento di interessi privati e, quindi, in definitiva, uno strumento attraverso il quale i soggetti dispongono della propria  sfera personale e patrimoniale; questo spiega come il contratto debba esplicare la sua efficacia rispetto alle parti e non anche rispetto ai terzi (soltanto in via eccezionale la legge riconosce l’efficacia del contratto anche rispetto ai terzi, con esclusivo riguardo agli effetti favorevoli e salva la facoltà di rifiuto del destinatario, come nel contratto a favore di terzi ex art. 1411 c.c. e nella promessa gratuita). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 21 Giugno 2013.