Codice Civile


LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO I
Delle obbligazioni in generale
CAPO VI
Della delegazione, dell'espromissione e dell'accollo

Art. 1273

Accollo
TESTO A FRONTE

I. Se il debitore e un terzo convengono che questi assuma il debito dell'altro, il creditore può aderire alla convenzione, rendendo irrevocabile la stipulazione a suo favore.

II. L'adesione del creditore importa liberazione del debitore originario solo se ciò costituisce condizione espressa della stipulazione o se il creditore dichiara espressamente di liberarlo.

III. Se non vi è liberazione del debitore, questi rimane obbligato in solido col terzo.

IV. In ogni caso il terzo è obbligato verso il creditore che ha aderito alla stipulazione nei limiti in cui ha assunto il debito, e può opporre al creditore le eccezioni fondate sul contratto in base al quale l'assunzione è avvenuta.


GIURISPRUDENZA

Accollo - Contratti e operazioni bancarie in genere - Mutuo e finanziamento in genere - Art. 1273 c.c..
Il Tribunale di Roma, in camera di consiglio in persona del Presidente D.ssa Bianca Ferramosca, nel procedimento di reclamo instaurato dall’istituto di credito avverso il decreto dello stesso Tribunale, emesso inaudita altera parte, con cui veniva sospesa l’efficacia esecutiva del titolo esecutivo nei confronti dei debitori, ha rigettato lo stesso, confermando la precedente decisione a favore degli esecutati. Secondo i giudici nonostante il negozio stipulato nel contratto di acquisto da parte dei reclamati si annoveri nella categoria dell’accollo esterno, l’assimilazione dell’accollo al contratto a favore di terzo comporta che in caso di rifiuto del creditore di profittarne, la prestazione rimane a carico del debitore principale, convertendosi in accollo interno. Ne deriva che i reclamati non sono tenuti verso la banca né verso il cessionario che non ha titolo esecutivo nei confronti delle stesse. (Monica Mandico) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 19 Maggio 2021.


Concordato preventivo – Adunanza dei creditori – Esclusione dal voto del credito contestato – Liberazione dal debito del mutuatario cedente il ramo d’azienda.
La cessione di azienda nell’ambito della quale si preveda espressamente il subentro del cessionario nel rapporto di mutuo senza che la banca si sia opposta nel termine di tre mesi, comporta la liberazione del cedente da detto contratto con la conseguenza che, nell’ambito del concordato preventivo, il credito della banca, ove contestato per le suddette ragioni, dovrà essere escluso dal voto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 23 Ottobre 2019.


Opposizione a decreto ingiuntivo – Compenso avvocato – Condominio – Amministratore – Delibera assembleare – Efficacia – Accollo – Rappresentanza apparente.
L’amministratore di condominio può, anche in assenza di autorizzazione o ratifica dell’assemblea, proporre opposizione a decreto ingiuntivo per ogni controversia che rientra nell’ambito delle sue attribuzioni ex art. 1130 cod. civ., quali quelle aventi ad oggetto il pagamento preteso nei confronti del condominio dal terzo creditore in adempimento di un’obbligazione assunta dal medesimo amministratore per conto dei partecipanti.

L’istituto della rappresentanza apparente si applica anche in favore del terzo contraente il quale non chieda, al rappresentante, la giustificazione del proprio potere rappresentativo: trattandosi di una facoltà garantita dall’art. 1393 cod. civ., e non di un obbligo, la mancata richiesta non influisce sulla scusabilità dell’errore. (Stefano Romoli) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso, 11 Dicembre 2018.


Proponibilità di procedura congiunta di accordo di composizione della crisi da parte della società e del socio illimitatamente responsabile – Autonomia patrimoniale imperfetta della società – Estensione della stato di sovra-indebitamento della società al socio illimitatamente responsabile – Divieto di vantaggi indebiti dei creditori particolari del socio sull’attivo particolare della società – Limiti alla composizione congiunta delle situazioni di sovra-indebitamento

Proposta congiunta di accordo di composizione della crisi da parte della società di persone e del socio illimitatamente responsabile aventi rispettivamente sede legale e residenza nell’ambito di circondari di Tribunali differenti – Individuazione del Tribunale territorialmente competente - Applicazione della disciplina in punto di competenza per connessione – Prevalenza della crisi da sovra-indebitamento principale

Dichiarazione di inammissibilità od improcedibilità o mancata omologazione di precedente proposta di accordo di composizione della crisi – Proponibilità da parte del medesimo ricorrente di altra proposta con oggetto la situazione di sovra-indebitamento di cui alla precedente proposta – Limiti  alla proposizione della nuova proposta connessi all’esigenza di evitare un ricorso abusivo alla procedure di composizione della crisi da sovra-indebitamento – Necessità che la nuova proposta presenti un contenuto significativamente differente rispetto alla precedente proposta ai fini della composizione della crisi da sovra-indebitamento

Accollo liberatorio in capo al terzo garante di parte dei creditori del sovra-indebitato – Inammissibilità del voto dei creditori accollatari ai fini della conclusione dell’accollo – Ammissibilità della conclusione, prima del deposito della proposta, di accollo liberatorio sospensivamente condizionato all’omologazione dell’accordo - Esclusione dei creditori accollatari dalla massa patrimoniale del sovra-indebitato e dall’accordo omologato – Conseguenze dell’inadempimento del terzo garante rispetto alla prosecuzione dell’accordo
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Il regime patrimoniale delle società di persone è caratterizzato dalla c.d. autonomia patrimoniale imperfetta, per cui i soci illimitatamente responsabili sono debitori solidali delle obbligazioni contratte dalla società nell’esercizio dell’oggetto sociale. L’autonomia patrimoniale imperfetta comporta che lo stato di sovra-indebitamento della società si estende al socio illimitatamente responsabile. E’ consentita la composizione congiunta delle crisi da sovra-indebitamento della società e del socio illimitatamente responsabile nell’ambito di un’unica procedura di accordo.

Ai fini dell’ammissibilità della proposta congiunta della società e del socio illimitatamente responsabile è necessario che i creditori particolari del socio non beneficino di indebiti vantaggi a danno dei creditori comuni della società e del socio, considerato che il passivo con cui i creditori particolari del socio concorrono è lo stesso con cui concorrerebbero in ipotesi di procedure separate (gli altri creditori particolari del socio e tutti i creditori comuni della società e del socio), mentre l’attivo conferito alla procedura congiunta è maggiore rispetto a quello su cui i creditori particolari del socio potrebbero soddisfarsi in caso di procedure separate (in quanto l’attivo conferito nell’ambito della procedura congiunta si compone anche dei beni societari invece estranei al patrimonio personale del socio che costituisce la garanzia patrimoniale generica dei suoi creditori particolari).

L’attivo particolare della società deve essere sottratto alla disponibilità sostanziale e processuale dei creditori particolari del socio, al fine di evitare qualsiasi pregiudizio (sostanziale o processuale) in capo ai creditori comuni della società e del socio.
L’attivo particolare della società è sottratto alla disponibilità sostanziale dei creditori particolari del socio qualora lo stesso non venga distribuito ai creditori particolari.
L’attivo particolare della società è sottratto alla disponibilità processuale dei creditori particolari del socio qualora le modalità della sua distribuzione siano sottratte alla votazione dei creditori (considerato che nella votazione della proposta concorrono necessariamente i creditori comuni ed i creditori particolari). Ciò avviene nelle ipotesi in cui il valore dell’attivo particolare della società sia pari od inferiore a quella parte di credito comune (della società e del socio) priva di diritto di voto sulla proposta (così ad esempio il raffronto deve essere tra il valore dell’attivo particolare e gli importi dei crediti comuni soddisfatti entro l’anno ex art. 8 co. 4 Legge 3/2012).

Qualora la residenza del socio illimitatamente responsabile e la sede legale della società di persone siano ubicate nell’ambito di circondari di Tribunali differenti, l’applicazione per analogia della disciplina del codice di procedura civile in punto di competenza per connessione comporta la competenza territoriale, rispetto alla proposta congiunta di accordo di composizione della crisi avanzata dal socio illimitatamente responsabile e dalla società di persone, del Tribunale nel cui circondario ha la sede legale o la residenza il sovra-indebitato gravato dalla maggiore esposizione debitoria, da intendersi a norma dell’art. 40 co. 1 cpc quale procedimento principale ai fini dell’individuazione del Tribunale territorialmente competente.

In ipotesi di situazioni di sovra-indebitamento riferite al socio illimitatamente responsabile ed alla società, generalmente la causa principale (ovvero la situazione di sovra-indebitamento principale) è quella della società, considerato che la situazione di sovra-indebitamento societaria si estende al socio e non viceversa (poiché il socio è debitore di tutti i creditori della società, ma la società non è debitrice dei creditori personali del socio). Invece costituisce fattispecie eccezionale, in cui la situazione di sovra-indebitamento principale è quella del socio, l’ipotesi in cui l’importo dei crediti particolari del socio sia maggiore rispetto all’importo dei creditori comuni del socio e della società.

La disposizione di cui all’art. 7 co. 2 lettera b) Legge 3/2012 deve essere interpretata nel senso che è precluso l’accesso alla procedura di sovra-indebitamento al soggetto che nei cinque anni precedenti abbia già beneficiato degli effetti finali di altra procedura di sovra-indebitamento, in specie per quanto riguarda l’estinzione dell’esposizione debitoria oggetto della pregressa procedura. Ciò in quanto il legislatore intende evitare un ricorso sistematico (ed abusivo) alle procedure di composizione della crisi da sovra-indebitamento, contrario alla ratio legislativa di composizione una tantum dell’esposizione debitoria (colpevole od incolpevole) maturata negli anni, e foriero di possibili alterazioni della libera e corretta concorrenza tra imprese.
Invece è compatibile con la ratio normativa la riproposizione di nuova proposta di accordo di composizione della situazione di sovra-indebitamento già oggetto di pregressa procedura, allorquando la precedente proposta sia stata dichiarata inammissibile, od improcedibile, o comunque non sia stata omologata, e quindi il sovra-indebitato non abbia beneficiato di alcuna estinzione della propria esposizione debitoria. Anche in tale ipotesi è comunque necessario evitare il ricorso abusivo alla procedura di sovra-indebitamento, per ipotesi volto meramente ad ottenere la sospensione temporanea di eventuali procedure esecutive, e quindi la nuova proposta può ritenersi ammissibile nei soli limiti in cui superi le criticità alla base della mancata omologazione della precedente, caratterizzandosi per un contenuto (significativamente) differente rispetto all’altra proposta.

Non è possibile prevedere quale contenuto della proposta di accordo di composizione della crisi l’accollo liberatorio in capo al terzo garante di parte dei creditori da perfezionarsi tramite il voto positivo sulla proposta dei creditori potenzialmente accollatari (equiparandosi il voto favorevole all’adesione all’accollo ex art. 1273 cc). Ed invero, considerato che il voto negativo espresso anche da uno soltanto dei creditori potenzialmente accollatari impedirebbe l’accollo liberatorio e quindi l’approvazione della proposta, i proponenti attribuirebbero a ciascuno dei creditori un potere di veto individuale, contrario alla maggioranza del 60% dei crediti prevista dall’art. 11 co. 2 Legge 3/2012 per l’approvazione della proposta oltre che incompatibile con i principi in punto di par condicio creditorum.

Invece è ammissibile, prima del deposito della proposta, la conclusione di negozio giuridico di accollo liberatorio tra il sovra-indebitato (accollato), il terzo garante (accollante) ed una parte dei creditori (accollatari), sospensivamente condizionato all’omologazione dell’accordo di composizione della crisi. I creditori accollatari, in quanto la loro posizione di credito nei confronti del sovra-indebitato si estingue con efficacia retroattiva in ipotesi di omologazione dell’accordo, rimangono estranei alla procedura: non sono ammessi al voto (e non sono computati ai fini del raggiungimento della maggioranza), ed inoltre, in ipotesi di inadempimento del terzo  garante, possono agire esclusivamente nei confronti del terzo garante (accollante) o del sovra-indebitato (accollato, in ipotesi di specifica riserva ex art. 1274 cc), ma non chiedere la risoluzione dell’accordo omologato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale La Spezia, 30 Ottobre 2018.


Società pubblica - Natura - Società in house - Fallibilità.
Se è vero che l'ente pubblico in linea di principio può partecipare alla società soltanto se la causa lucrativa sia compatibile con la realizzazione di un proprio interesse (secondo norme e vincoli resi più stringenti dal d.lgs. n.175 del 2016), una volta che comunque la società sia stata costituita, l'interesse che fa capo al socio pubblico si configura come di rilievo esclusivamente extrasociale, con la conseguenza che le società partecipate da una pubblica amministrazione hanno comunque natura privatistica (Cass. s.u. 17287/2006).

Il rapporto tra società ed ente è perciò di assoluta autonomia, non essendo consentito al secondo di incidere unilateralmente sullo svolgimento dello stesso rapporto e sull'attività della società mediante poteri autoritativi, ma solo avvalendosi degli strumenti previsti dal diritto societario e mediante la nomina dei componenti degli organi sociali. Né un eventuale abuso di tali poteri pubblicistici ovvero la previsione di accordi anche contrattuali tra società ed ente, in costanza del tipo societario operativo, possono farne aggirare il modello di responsabilità con efficacia verso i terzi, ciò altrimenti dipendendo, sostanzialmente, da imprevedibili scelte di mera convenienza, ancora una volta incompatibili con l'adozione a monte dell'istituto societario.

La disciplina di convivenza così sintetizzata permette, come efficacemente spiegato in dottrina, che le società a partecipazione pubblica siano assoggettate a regole analoghe a quelle applicabili ai soggetti pubblici nei settori di attività in cui assume rilievo preminente rispettivamente la natura sostanziale degli interessi pubblici coinvolti e la destinazione non privatistica della finanza d'intervento; saranno invece assoggettate alle normali regole privatistiche ai fini dell'organizzazione e del funzionamento. E ciò vale anche per l'istituzione, la modificazione e l'estinzione, ove gli atti propedeutici alla formazione della volontà negoziale dell'ente sono soggetti alla giurisdizione amministrativa, ma gli atti societari rientrano certamente nella giurisdizione del giudice ordinario. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 07 Febbraio 2017.


Concordato preventivo - Vendita di beni immobili - Atti di straordinaria amministrazione - Autorizzazione - Necessità

Concordato preventivo - Contratti di mutuo in corso - Contratti in corso di esecuzione ex articolo 169-bis L.F.

Concordato preventivo - Vendita di immobili in corso di procedura - Autorizzazione - Necessità - Accollo liberatorio delle rate di mutuo non ancora scadute - Trattamento del debito relativo alle rate scadute
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La vendita di beni immobili costituisce atto di straordinaria amministrazione soggetto ad autorizzazione ai sensi dell’articolo 167, comma 2, L.F. qualora, in ragione del considerevole valore dei beni, l’atto sia idoneo ad incidere negativamente sul patrimonio sociale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

I contratti di mutuo che non siano stati risolti per inadempimento costituiscono contratti in corso di esecuzione ai sensi dell’articolo 169-bis L.F. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La vendita di beni immobili con accollo esterno liberatorio ex articolo 1273, comma 2, c.c. delle rate non ancora scadute dei relativi contratti di mutuo comporta l’aggravio, per la società in concordato preventivo, del debito relativo alle rate scadute e insolute alla data di presentazione della domanda di concordato, debito, questo, che, essendo anteriore al concordato, potrà gravare sul debitore esclusivamente ove ricorrano i presupposti di cui all’articolo 182-quinquies, comma 4, L.F. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Forlì, 05 Marzo 2014.


Accollo – Ipoteca – Frazionamento – Nullità..
Nel caso in cui il frazionamento sia richiesto dal terzo acquirente, dal promissario acquirente o dall’assegnatario, l’ipoteca, dopo il frazionamento, deve - a pena di nullità - garantire soltanto la quota di mutuo che il richiedente si è accollato e non una quota proporzionata al valore della singola unità rispetto al valore del complesso delle unità immobiliari gravate dall’ipoteca. Per tale ragione, al relativo procedimento non è necessaria la partecipazione di altri soggetti oltre il mutuante e il soggetto che ha chiesto il frazionamento. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 21 Giugno 2013, n. 15685.


Accollo - Accollo del mutuo - Notifica dell'acquisto - Liberazione del mutuatario originario - Condizioni..
La notifica dell’avvenuto acquisto con accollo del mutuo non è sufficiente a liberare il mutuatario originario dalle obbligazioni assunte. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 30 Novembre 2012.