Codice Civile


LIBRO TERZO
Della proprietà
TITOLO VIII
Del possesso
CAPO III
Delle azioni a difesa del possesso

Art. 1170

Azione di manutenzione
TESTO A FRONTE

I. Chi è stato molestato nel possesso di un immobile, di un diritto reale sopra un immobile o di un'universalità di mobili può, entro l'anno dalla turbativa, chiedere la manutenzione del possesso medesimo.

II. L'azione è data se il possesso dura da oltre un anno, continuo e non interrotto, e non è stato acquistato violentemente o clandestinamente. Qualora il possesso sia stato acquistato in modo violento o clandestino, l'azione può nondimeno esercitarsi, decorso un anno dal giorno in cui la violenza o la clandestinità è cessata.

III. Anche colui che ha subito uno spoglio non violento o clandestino può chiedere di essere rimesso nel possesso, se ricorrono le condizioni indicate dal comma precedente.


GIURISPRUDENZA

Sommarie informazioni assunte con e senza giuramento, nel contraddittorio tra le parti - Natura - Differenze.
Nel procedimento possessorio, le deposizioni rese nella fase sommaria del giudizio, ove siano state assunte in contraddittorio tra le parti, sotto il vincolo del giuramento e sulla base delle indicazioni fornite dalle parti nei rispettivi atti introduttivi, sono da considerare come provenienti da veri e propri testimoni, mentre devono essere qualificati come "informatori" - le cui dichiarazioni sono comunque utilizzabili ai fini della decisione, anche quali indizi liberamente valutabili - coloro che abbiano reso "sommarie informazioni" ai sensi dell'art. 669-sexies, comma 2, c.p.c.., ai fini dell'eventuale adozione del decreto "inaudita altera parte". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 22 Luglio 2021, n. 21072.


Azione di reintegrazione e manutenzione nel possesso – Termine di decadenza – Rilevabilità d’ufficio – Esclusione – Plurimi atti lesivi del possesso – Decorrenza del termine di decadenza – Onere della prova della tempestività dell’azione

Azione di manutenzione nel possesso – Molestia di diritto
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L’azione di reintegrazione deve essere proposta entro un anno dal compimento dello spoglio, mentre l’azione di manutenzione deve essere proposta entro un anno dall’inizio dell’attività molestatrice.

Tali termini sono termini di decadenza e, pertanto, non soggetti alle cause di interruzione e sospensione della prescrizione e, inoltre, sono termini di natura sostanziale, nel senso che il loro inutile decorso estingue il diritto alla tutela del possesso.

Il decorso del termine di decadenza è oggetto di una eccezione in senso stretto; pertanto, esso non è rilevabile d’ufficio.
 
In presenza di una pluralità di atti lesivi del possesso la lesione (spoglio o molestia) è unica se gli atti successivi al primo sono a questo connessi (soggettivamente e oggettivamente) in modo tale da costituirne la semplice continuazione. In tal caso il termine di decadenza decorre dal primo atto, diversamente il termine di decadenza decorre ex novo per ciascuno di essi.

Una volta eccepita e allegata dal resistente la decadenza (l’ultrannualità dell’azione), spetta al ricorrente la prova della tempestività dell’azione o, più limitatamente, la prova di un atto di spoglio o molestia ulteriore e successivo rispetto a quello per il quale il resistente ha provato il decorso del termine.

La molestia del possesso può essere anche di diritto, e in tal senso è molestia il compimento di atti giuridici volti a ostacolare o impedire l’esercizio del possesso quali ingiunzioni, opposizioni, diffide. (Alessandro Del Borrello) (Michele D'Ardes) (riproduzione riservata)
Tribunale Lanciano, 27 Gennaio 2021.


Azioni di reintegrazione e di manutenzione – Posizione possessoria tutelabile contro le attività del compossessore comproprietario – Applicabilità

Posizionamento di canna fumaria su muro perimetrale condominiale – Spoglio o turbativa nel possesso esercitato da tutti i condomini sulle parti comuni dell’edificio – Servitù negativa – Applicabilità

Azioni possessorie a difesa delle parti comuni – Legittimazione attiva amministratore di condominio – Sussiste

Azioni possessorie a difesa delle parti comuni – Legittimazione attiva dei singoli condomini – Sussiste

Parti comuni di un edificio – Modificazioni allo stato o alla destinazione – Legittimazione all’azione di reintegrazione per la riduzione in pristino
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E’ principio condiviso quello per cui nel godimento della cosa comune è configurabile una posizione possessoria tutelabile con le azioni di reintegrazione ex art. 1168 c.c. e di manutenzione ex art. 1170 c.c. contro le attività del compossessore comproprietario che sopprima il godimento medesimo, ovvero ne turbi o ne renda più gravose le modalità di esercizio.

L’apposizione di una canna fumaria (o di una canna di esalazione) integra uno spoglio o una turbativa nel possesso esercitato da tutti i condomini sulle parti comuni dell’edificio, e corrispondente all’esercizio di servitù negativa reciproca gravante su ciascun condomino sulla cosa comune (muro perimetrale), costituita in forza del regolamento condominiale e pertanto accettata dai singoli condomini in virtù degli atti di acquisto.

L’amministratore di condominio ha la legittimazione ex art. 1130 c.c. comma 1° n. 4) a promuovere azioni possessorie volte alla reintegrazione del possesso di parti comuni del condominio, ciò poiché tale azione si collega il potere dell’amministratore di esercitare gli atti conservativi sui beni di proprietà comune del condominio. Analogo principio vale anche per l’azione di manutenzione.

I condomini di un edificio hanno come l’amministratore loro rappresentante istituzionale, sulle parti comuni dello stabile, il possesso (corpore vel animo) e quindi, hanno diritto ad agire, nel concorso di tutti i requisiti di tale azione per la tutela possessoria in relazione ad atti compiuti da un condominio che interessino la facciata dell’edificio comune.

In caso di condominio negli edifici, la modificazione di una parte comune e della sua destinazione ad opera di taluno dei condomini, sottraendo la cosa alla sua specifica funzione, e  quindi al compossesso di tutti i condomini, legittima gli altri condomini all’espletamento dell’azione di reintegrazione con riduzione della cosa stessa al pristino stato, tal che possa continuare a fornire quale utilitas alla quale era asservita anteriormente alla contestata modificazione, senza che sia necessaria specifica prova del possesso di detta parte, quando essa sia costituita dalla porzione immobiliare in cui l’edificio si articola. (Luca A. E. Ghiringhelli) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 17 Dicembre 2019.


Procedimento per la manutenzione del possesso - Condominio - Immissioni odorose moleste e violazione di regolamento di condominio - Applicabilità

Condominio - Procedimento per la manutenzione del possesso - Legittimazione dell’amministratore - Sussiste
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In caso di violazione del regolamento condominiale, che vieti lo svolgimento, nelle unità immobiliari di proprietà esclusiva, di attività comunque rumorose, moleste e maleodoranti, sono esperibili le azioni possessorie anche a difesa del possesso da attentati rapportabili ad immissioni di fumi, vapori ed odori (conf. Cass. 30 maggio 2005, n. 11382; Cass. 10 settembre 1997, n. 8829; Cass. 23 marzo 1996, n. 2604).

Sussiste la legittimazione attiva del Condominio ricorrente all’esercizio dell’azione possessoria di manutenzione, trattandosi di azione volta alla conservazione di un bene comune (cortile) ed al rispetto del regolamento condominiale e, dunque, rientrante nelle attribuzioni dell’amministratore condominiale (art. 1130, nn. 1 e 4, c.c.). (Luca A. E. Ghiringhelli) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 20 Novembre 2019.


Procedimento ex art. 1170 cc – 703 cpc – Innovazione – Turbativa nel compossesso – Lesione de decoro architettonico – Eccezione feci, sedi iure feci – Irrilevanza.
Per decoro architettonico deve intendersi l’estetica del fabbricato data dall’insieme delle linee e delle strutture che connotano lo stabile e gli imprimono una determinata armonica fisionomia ed una specifica identità.

Il decoro architettonico del fabbricato condominiale costituisce un bene comune. La facciata ed il relativo decoro architettonico di un edificio condominiale costituiscono un modo di essere dell’immobile e così un elemento del modo di godimento da parte del suo possessore. La modifica della facciata, comportando un’interferenza nel godimento medesimo, può integrare un’indebita turbativa suscettibile di tutela possessoria.

L’art. 1102 cc non legittima qualsivoglia uso particolare del bene comune da parte del condomino. Esso segna, viceversa, il limiti cui tale uso soggiace e soprattutto pone il principio del rispetto del decoro architettonico quale condizione della legittimità dell’uso della cosa comune.

Nell’ambito del compossesso dei condomini su parti comuni dell’edificio, ove più compossessori sono titolari di un possesso di pari contenuto, l’eccezione feci, sed jure feci resta opponibile ogni volta che l’attività materiale del condominio sulle stesse non sia in contrasto con l’esercizio attuale o potenziale di analoga attività di altro condomino non limitandone i poteri corrispondenti ai diritti spettanti sulle coste condominiali o sulle parti di proprietà individuale e mantenendosi entro i limiti del compossesso.

Va ritenuta lesiva del decoro architettonico la condotta del compossessore che, intervenendo sulla facciata del fabbricato condominiale, ne alteri la complessiva armonia di linee che concorre a conferire al fabbricato medesimo specifica identità. (Manuel Soldi) (riproduzione riservata)
Tribunale Brescia, 22 Marzo 2019.


Tutela possessoria nei confronti della P.A. - Giurisdizione dell'A.G.O. - Condizioni e limiti - Mero comportamento materiale lesivo dei beni posseduti ed attività esecutiva di un provvedimento amministrativo - Fattispecie.
Le azioni possessorie nei confronti della pubblica amministrazione (e di chi agisca per conto di essa) sono esperibili davanti al giudice ordinario solo quando il comportamento della medesima non si ricolleghi ad un formale provvedimento amministrativo, emesso nell'ambito e nell'esercizio di poteri autoritativi e discrezionali ad essa spettanti (di fronte ai quali le posizioni soggettive del privato hanno natura non di diritto soggettivo, bensì di interesse legittimo, tutelabile, quindi, davanti al giudice amministrativo), ma si concreti e si risolva in una mera attività materiale, disancorata e non sorretta da atti o provvedimenti amministrativi formali, mentre, ove dette azioni siano proposte in relazione a comportamenti attuati in esecuzione di poteri pubblici o comunque di atti amministrativi, deve essere dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice ordinario.(In applicazione di tale principio, la S.C. ha affermato la giurisdizione del g.o. in relazione ad una domanda di reintegra e/o manutenzione nel possesso di un terreno privato sul quale l'amministrazione aveva fatto scaricare una ingente quantità di detriti franosi, atteso che l'ordinanza sindacale invocata dal Comune resistente aveva solo imposto ad alcuni soggetti la rimozione di tutto il materiale già crollato o instabile, ma non aveva affatto stabilito che la strada dovesse essere liberata riversando tale materiale sul fondo posseduto dai ricorrenti). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 13 Dicembre 2018, n. 32364.


Possesso - Luci e vedute - Luci iure proprietatis - Luci iure servitutis - Diritto del vicino di chiudere le luci - Utilità concreta - Atti di emulazione.
Ai fini della tutela possessoria, occorre distinguere tra luci aperte iure servitutis e luci aperte iure proprietatis, in quanto le prime (iure servitutis) sono tutelabili nei limiti del rispettivo titolo di acquisto, mentre le seconde (iure proprietatis) danno vita a un diritto condizionato, potendo bensì essere chiuse nei modi consentiti dall’art. 904 c.c., ma elevando in appoggio o in aderenza una costruzione che deve apportare una concreta utilità e non abbia invece (come nel caso di specie) un intento meramente emulativo. (Giuseppe D’Elia) (riproduzione riservata) Tribunale Foggia, 10 Novembre 2018.


Possesso - Azione di manutenzione - Finalità - Contenuto - Poteri del giudice.
La riduzione in pristino, cui è diretta l'azione di manutenzione, può consistere non già nella mera riproduzione della situazione dei luoghi modificata o alterata da una determinata azione lesiva dell'altrui possesso, ma anche nell'esecuzione di un "quid novi", qualora il rifacimento puro e semplice sia inidoneo a realizzare il ripristino stesso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 13 Agosto 2018, n. 20726.


Condominio - Eliminazione delle barriere architettoniche - Installazione di un ascensore su area comune - Diritto fondamentale che prescinde dall'effettiva utilizzazione - Facoltà del singolo condomino.
In tema di eliminazione delle barriere architettoniche, la L. n. 13 del 1989 costituisce espressione di un principio di solidarietà sociale e persegue finalità di carattere pubblicistico, volte a favorire, nell'interesse generale, l'accessibilità agli edifici (Cass. 7938/2017), sicchè, avuto riguardo al pregiudizio lamentato dal compossessore, l' installazione di un ascensore su area comune, allo scopo di eliminare delle barriere architettoniche, rientra fra le opere di cui alla L. n. 118 del 1971, art. 27, comma 1, ed al D.P.R. n. 384 del 1978, art. 1, comma 1: deve pertanto tenersi conto del principio di solidarietà condominiale, che implica il contemperamento di vari interessi, tra i quali deve includersi anche quello delle persone disabili all'eliminazione delle barriere architettoniche: si tratta infatti di un diritto fondamentale che prescinde dall'effettiva utilizzazione, da parte di costoro, degli edifici interessati e che conferisce comunque legittimità all'intervento innovativo, purchè lo stesso sia idoneo, anche se non ad eliminare del tutto, quantomeno ad attenuare sensibilmente le condizioni di disagio nella fruizione del bene primario dell'abitazione.

L'installazione di un ascensore rientra dunque nei poteri dei condomini (Cass. 14096/2012) rendendosi unicamente necessario verificare il rispetto dei limiti previsti dall'art. 1102 c.c. (Cass. 7938/2017). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. II, 12 Aprile 2018, n. 9101.


Azioni possessorie – Azione di manutenzione – Legittimazione attiva – Detentore qualificato – Esclusione.
Il detentore qualificato è legittimato all’azione di spoglio di cui all’art. 1168 c.c., ma non all’azione di manutenzione nel possesso di cui all’art. 1170 c.c. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 12 Maggio 2016.


Azioni possessorie – Sostituzione chiavi immobile – Tutela – Azione di manutenzione.
La sostituzione ad opera del proprietario delle chiavi dell’appartamento in cui vive un soggetto, al quale le nuove chiavi non sono state consegnate, pur consentendogli di conservare il godimento dell’immobile con l’assistenza del proprietario per l’apertura dell’appartamento, non costituisce estromissione, ma semplice modificazione qualitativa delle facoltà di godimento dell’immobile tutelabile con l’azione di manutenzione. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 12 Maggio 2016.


Azioni possessorie – Detentore qualificato – Fattispecie.
E’ detentore qualificato dell’immobile, tutelabile con l’azione possessoria, colui il quale è stato accolto stabilmente e non in via transitoria ed occasionale nella abitazione dal proprietario, vivendovi stabilmente per diversi anni e abitandovi tuttora, abbia sempre avuto il possesso delle chiavi, dimostrando di essere anche in possesso di ricevute di pagamento di un’utenza telefonica dallo stesso usata all’interno della casa. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 12 Maggio 2016.


Provvedimento cautelare ex art. 700 c.p.c. – Tutela di diritti assoluti non ancora costituiti – Ammissibilità .
Il rimedio di cui all’art. 700 c.p.c. può essere accordato a tutela di diritti assoluti, come è quello di proprietà, sebbene non ancora costituiti (nel caso di specie a tutela di una costituenda servitù coattiva di passaggio). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 04 Novembre 2014.


Sentenza costitutiva di servitù - Obbligo c.d. di pati - Esecuzione forzata degli obblighi di fare/non fare - Applicabilità..
Le sentenze costitutive di servitù non costituiscono un idoneo titolo esecutivo difettando un comando determinato e specifico. (Francesco Lupia) (riproduzione riservata) Tribunale Avezzano, 27 Settembre 2013.


Lesione del possesso - Interramento di condutture di collegamento alla rete del gas metano attraverso il fondo altrui - Azione di manutenzione del possesso

Lesione del possesso - Interramento di condutture di collegamento alla rete del gas metano attraverso il fondo altrui - Legittimazione passiva dell’azienda del gas
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E' noto come, secondo principi, la differenza tra lo spoglio e la molestia del possesso vada individuata in relazione alla natura dell’aggressione rivolta all’altrui situazione possessoria, nel senso che lo spoglio incide direttamente sulla res oggetto del potere di fatto, sottraendone la disponibilità, mentre la molestia si rivolge contro l’attività di godimento del possessore, disturbandone il pacifico esercizio ovvero rendendolo disagevole e scomodo. Sotto questo profilo, pertanto, l’interramento di tubazioni di raccordo tra la linea privata e la rete di distribuzione del metano effettuato senza il consenso del proprietario del fondo attraversato dalle condutture è comportamento che, astrattamente considerato, deve essere inteso non come spoglio del possesso ma come molestia allo stesso, ossia quale atto idoneo a rendere il possesso più difficoltoso senza incidere sulla consistenza della cosa, in quanto non può certo ritenersi che la presenza di una condotta del metano privi il proprietario del terreno della disponibilità del sottosuolo ove la stessa è stata collocata, determinando, piuttosto, potenziali limitazioni all’utilizzo e al godimento del medesimo. (Piero Tandura) (riproduzione riservata)

Con riferimento all’interramento di tubazioni di raccordo tra la linea privata e la rete di distribuzione del metano effettuato senza il consenso del proprietario del fondo attraversato dalle condutture, la legittimazione passiva e la titolarità passiva dell’obbligo di manutenzione del possesso non sussiste solo in capo al privato nel cui interesse è stata eseguita l’opera di collegamento, ma anche nei confronti dell’azienda del gas quale autore materiale dell’illecito possessorio, ossia quale esecutore delle opere su incarico del privato. In tal senso, l’eventuale dichiarazione rilasciata - anche in forma di “liberatoria” - dal privato circa la non lesione di diritti di terzi non esonera l’azienda del gas dalla consapevolezza, sulla base di elementari e doverose indagini e di indubbie risultanze documentali (che secondo un giudizio di esperienza e verosimiglianza, devono ritenersi esaminate dalla stessa società), circa l’appartenenza a terzi del bene interessato dai lavori di scavo e interramento della condotta. (Piero Tandura) (riproduzione riservata)
Tribunale Belluno, 04 Settembre 2013.


Distanze per fabbriche e depositi nocivi o pericolosi - Posizionamento di camini o ventole di sfiato - Integrazione regolamentare della norma - Pericolosità presunta delle fonti di esalazione - Tutela possessoria - Ammissibilità..
In caso di condotta che viola le prescrizioni regolamentari sulle distanze per il posizionamento di camini (ai quali, nel caso di specie, è stata equiparata una ventola di sfiato) in un edificio condominiale, non è necessario accertare la ricorrenza in concreto della nocività per il vicino delle esalazioni, posto che la pericolosità e quindi la illiceità di dette fonti di esalazione deve considerarsi presunta. Il pregiudizio che ne deriva comporta la riduzione in pristino, la quale può essere chiesta con l'azione possessoria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Taranto, 06 Marzo 2013.