LIBRO SESTO
Della tutela dei diritti
TITOLO V
Della prescrizione e della decadenza
CAPO I
Della prescrizione
SEZIONE IV
Del termine della prescrizione
PARAGRAFO 1
Della prescrizione ordinaria

Art. 2946

Prescrizione ordinaria
TESTO A FRONTE

I. Salvi i casi in cui la legge dispone diversamente, i diritti si estinguono per prescrizione con il decorso di dieci anni.


GIURISPRUDENZA

Credito tributario – Prescrizione maturata dopo la notificazione della cartella – Eccezione del curatore in sede di ammissione al passivo – Giurisdizione del giudice ordinario – Sussistenza – Fondamento.
L'eccezione di prescrizione del credito tributario maturata successivamente alla notifica della cartella di pagamento, sollevata dal curatore in sede di ammissione al passivo fallimentare, è devoluta alla cognizione del giudice delegato (in sede di verifica dei crediti) e del tribunale (in sede di opposizione allo stato passivo e di insinuazione tardiva), e non già del giudice tributario, segnando la notifica della cartella il consolidamento della pretesa fiscale e l'esaurimento del potere impositivo. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 24 Dicembre 2019, n. 34447.


Contratti agrari - Impresa familiare coltivatrice - Riscatto forzoso, da parte del comproprietario, della quota di fondo rustico spettante a componente, non più coltivatore, della famiglia coltivatrice - Prescrizione - Termine decennale - Decorrenza.
Il diritto (ex art. 8, comma 10, legge n. 590 del 1965) del comproprietario di domandare il riscatto forzoso della quota del fondo rustico in titolarità del componente, non più coltivatore, della famiglia coltivatrice si prescrive nel termine decennale decorrente dalla scadere del quinto anno dalla cessazione della coltivazione del fondo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 04 Novembre 2019, n. 28224.


Rapporti bancari – Richiesta di documentazione ex art. 119 TUB – Richiesta in sede giudiziale – Rapporto con l’art. 210 c.p.c..
L'art. 119 T.U.B., comma 4, riconosce al cliente il diritto di ottenere copia della documentazione inerente a singole operazioni poste in essere negli ultimi dieci anni; la norma citata riconosce infatti al cliente della banca il diritto di ottenere la documentazione inerente a tutte le operazioni del periodo a cui il richiedente sia in concreto interessato, nel rispetto del limite di tempo decennale fissato dalla norma, essendo sufficiente che l'interessato fornisca alla banca gli elementi minimi indispensabili per consentirle l'individuazione dei documenti richiesti. Sicché il correntista ha il diritto di chiedere alla banca sia la documentazione sia il rendiconto relativi a un rapporto contrattuale la cui esistenza non sia controversia, atteso che il procedimento di rendiconto di cui agli artt. 263 s. c.p.c. è fondato sul presupposto dell'esistenza dell'obbligo legale o negoziale di una delle parti di rendere il conto all'altra, facendo conoscere il risultato della propria attività.

Va, inoltre, ricordato che nessuna inferenza interpretativa in chiave restrittiva legittima il raffronto dell'art. 119 T.U.B., comma 4, e l'art. 210 c.p.c. onde può conclusivamente convenirsi che il titolare di un rapporto di conto corrente ha sempre diritto di ottenere dalla banca il rendiconto ai sensi dell'art. 119 T.U.B. anche in sede giudiziaria, fornendo la sola prova dell'esistenza del rapporto contrattuale, non potendosi ritenere corretta una diversa soluzione sul fondamento del disposto di cui all'art. 210 c.p.c.


[Nel caso di specie, la Suprema Corte ha inoltre rilevato che costituisce accertamento di mero fatto (e perciò insindacabile in sede di legittimità) quanto affermato dalla Corte di merito in ordine alla configurazione dei due rapporti come un unicum in ragione del susseguirsi, senza reale soluzione di continuità, di un conto corrente all'altro mediante un’operazione di giroconto.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 30 Ottobre 2019, n. 27769.


Recupero degli aiuti comunitari nel settore dell'agricoltura - Azione di ripetizione - Prescrizione decennale - Fondamento e distinzioni.
Anche in materia di aiuti comunitari nel settore dell'agricoltura opera il disposto dell'art. 3 del Regolamento n. 95/2988/CEE, che fissa in quattro anni il periodo entro il quale si deve procedere al recupero di ogni vantaggio indebitamente percepito a carico del bilancio comunitario (sempre che una norma di settore non preveda un termine più breve, comunque non inferiore ai tre anni), consentendo però a ciascuno Stato di applicare un termine più lungo che, secondo la giurisprudenza della Corte di giustizia, è desumibile anche da disposizioni di diritto comune anteriori al menzionato Regolamento, purché prevedibili e proporzionate. Per l'ordinamento italiano ciò avviene con la disciplina dell'azione di ripetizione dell'indebito oggettivo, che, ai sensi dell'art. 2946 c.c., si prescrive nel termine di dieci anni, a cui resta estraneo il disposto dell'art. 28 della l. n. 689 del 1981, che regolamenta esclusivamente la prescrizione delle sanzioni amministrative eventualmente connesse all'indebita percezione degli aiuti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Settembre 2019, n. 24040.


Credito tributario - Eccezione di prescrizione sollevata dopo la notificazione della cartella e il sollecito di pagamento - Giurisdizione del giudice tributario - Sussistenza - Fondamento.
L'eccezione di prescrizione del credito tributario, svolta dal curatore in sede di ammissione al passivo fallimentare, successivamente alla notificazione della cartella di pagamento, costituisce un fatto estintivo dell'obbligazione che, riguardando l'"an" e il "quantum" del tributo, rientra nella cognizione del giudice tributario, a nulla rilevando l'invio al contribuente di un successivo sollecito di pagamento, non trattandosi di un atto di esecuzione forzata, la cui cognizione è demandata al giudice ordinario, bensì di un atto assimilabile all'avviso di mora ex art. 50, comma 2, del d.P.R. n. 602 del 1973, impugnabile davanti alle commissioni tributarie. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Giugno 2019, n. 15717.


Rimesse solutorie – Diritto alla ripetizione – Eccezione di prescrizione ultradecennale – Prova dell’affidamento – Onere di parte attrice

Delibera CICR del 9/2/00 – Anatocismo – Interessi creditori e debitori – Pattuizione tassi differenti – Legittimità

Art. 120, comma 2 TUB – Divieto di anatocismo – Decorrenza dal 3/8/16

Commissione di massimo scoperto – Remunerazione immediata disponibilità di fondi – Legittimità

Commissione di massimo scoperto – Tasso soglia d’usura – Non rileva fino a 1/1/10 – Tasso soglia d’usura – Commissione Massimo scoperto media – Maggiorazione di 1/2

Interessi Moratori – Verifica rispetto soglia usura – TEGM maggiorato di 2,1%

Tasso soglia d’usura – Somma algebrica tasso corrispettivo e moratorio – Erroneità
.
Nel caso di eccezione di prescrizione del diritto alla ripetizione delle rimesse solutorie ultradecennali grava su parte attrice l’onere della prova dell’affidamento e, quindi, della natura meramente ripristinatoria delle rimesse. Ciò in quanto l’azione promossa nei confronti dell’istituto di credito ha natura di accertamento negativo. E’, invece, onere della banca dimostrare la presenza di un affidamento allorquando questa eccepisce la natura ripristinatoria della rimessa per l’esistenza di un’apertura apertura di credito.

E' conforme alla Delibera CICR del 9/2/00 la pattuizione con la banca di tassi creditori e debitori differenti, ponendo sul punto la delibera l’unica condizione della medesima periodicità temporale dei tassi che possono anche essere distinti.

La delibera CICR del 9/2/00 ha continuato a regolare la materia dell’anatocismo bancario fino all’adozione della delibera CICR del 3/8/16. Ciò in quanto l’efficacia del divieto di anatocismo bancario, introdotto dall’art. 120, comma 2 TUB, così come modificato dall’art. 1, comma 629 Legge n. 147 del 27/12/13, era subordinata all’adozione della relativa delibera CICR.

Legittima è previsione della commissione di massimo scoperto che non costituisce una componente degli interessi corrispettivi, né tantomeno una modalità di calcolo degli stessi ed è, invece, destinata a remunerare la diversa prestazione consistente nell’integrale messa a disposizione dei fondi di cui all’apertura di credito a semplice richiesta del cliente.

Fino all’1/1/10 la commissione di massimo scoperto non va considerata ai fini della verifica del rispetto del tasso soglia d’usura. Ciò in quanto i Decreti ministeriali di rilevazione del TEGM, ai sensi della Legge n. 108/96, emanati prima dell’1/1/10, recependo le istruzioni di Banca d’Italia, determinavano tale tasso senza includere nel calcolo l’ammontare della commissione suddetta. Ai fini della verifica del rispetto del tasso soglia d’usura la Commissione di Massimo Scoperto applicata in concreto va, invece, confrontata con la Commissione di Massimo Scoperto soglia, calcolata aumentando della metà la percentuale della CMS media indicata nei DDMM.

La usurarietà o meno degli interessi moratori in concreto applicati va verificata confrontando il relativo dato con il tasso soglia d’usura per gli interessi moratori, determinato maggiorando il TEGM di 2,1 punti percentuali.

Ai fini della verifica del rispetto del tasso soglia d’usura erronea è la pratica di operare la somma algebrica di interessi corrispettivi e moratori. Ciò sia perché si tratta di tassi dovuti in via alternativa, sia perchè il TEGM, e conseguentemente il tasso soglia che dipende da questo, risultano determinati in base a rilevazioni statistiche condotte esclusivamente con riferimento agli interessi corrispettivi. (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata)
Tribunale Pavia, 28 Gennaio 2019.


Rapporto di apertura di credito in conto corrente – Ripetizione somme non dovute per interessi eccessivi e illegittima capitalizzazione anatocistica – Natura ripristinatoria delle rimesse – Eccezione di prescrizione e prova dei fatti che ne costituiscono il fondamento.
L’eccezione di prescrizione non può considerarsi validamente proposta, allorquando non vengano allegati i fatti che ne costituiscono il fondamento, alla luce del principio che sancisce la presunzione della natura ripristinatoria delle rimesse nel contratto di apertura di credito. (Sara Rosaria Tundo) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 Luglio 2018, n. 17998.


Contratti – Assicurazione – Polizza Fideiussioria – Prescrizione breve annuale 2952 – Esclusione – Prescrizione ordinaria decennale – Sussiste.
Nella polizza fideiussoria, nonostante la presenza di elementi inerenti al rapporto assicurativo, prevale la funzione di garanzia. La stessa, pertanto, è assoggettata alla relativa regolamentazione e quindi all’ordinaria prescrizione decennale e non a quella annuale ex art. 2925 c.c. concernete il pagamento delle rate di premio.(Francesco Calcagnile) (riproduzione riservata) Tribunale Lecce, 12 Marzo 2018.


Obbligazioni - Estinzione dell'obbligazione - Rinunzia - In genere - Rinunzia tacita - Comportamento concludente - Necessità - Silenzio o inerzia - Sufficienza - Esclusione.
La rinuncia ad un diritto oltre che espressa può anche essere tacita; in tale ultimo caso può desumersi soltanto da un comportamento concludente del titolare che riveli in modo univoco la sua effettiva e definitiva volontà abdicativa; al di fuori dei casi in cui gravi sul creditore l'onere di rendere una dichiarazione volta a far salvo il suo diritto di credito, il silenzio o l'inerzia non possono essere interpretati quale manifestazione tacita della volontà di rinunciare al diritto di credito, la quale non può mai essere oggetto di presunzioni. (Nella specie, una società aveva aderito ad un accordo di ristrutturazione dei debiti proposto da una società poi fallita, che prevedeva l’alienazione del marchio da parte di quest’ultima; la S.C. ha escluso la configurabilità, in tale comportamento adesivo, di una rinuncia tacita alla penale correlata all’inadempimento dell’obbligazione, in precedenza assunta dalla fallita, di conferire detto marchio in una terza società che entrambe avevano pattuito di costituire). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 05 Febbraio 2018, n. 2739.


Vendita - Obbligazioni del venditore - Garanzia per i vizi della cosa venduta - Termini e condizioni dell'azione - Prescrizione dell'azione - Impegno del venditore ad eliminare i vizi - Accettazione del compratore - Effetti - Insorgenza di un'autonoma obbligazione di fare - Conseguenze.
In tema di garanzia per i vizi della cosa venduta, di cui all'art. 1490 c.c., qualora il venditore si impegni ad eliminare i vizi e l'impegno sia accettato dal compratore, sorge un'autonoma obbligazione di "facere", che, ove non estingua per novazione la garanzia originaria, a questa si affianca, rimanendo ad essa esterna e, quindi, non alterandone la disciplina. Ne consegue che, in tale ipotesi, anche considerato il divieto dei patti modificativi della prescrizione, sancito dall'art. 2936 c.c., l'originario diritto del compratore alla riduzione del prezzo ed alla risoluzione del contratto resta soggetto alla prescrizione annuale, di cui all'art. 1495 c.c., mentre l'ulteriore suo diritto all'eliminazione dei vizi ricade nella prescrizione ordinaria decennale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 06 Giugno 2017, n. 14005.


Conto corrente di corrispondenza - Prescrizione - Decorrenza operazioni solutorie.
La prescrizione in ordine all'indebito solutorio non può che iniziare a decorrere da quando esso si è verificato e cioè non oltre dieci anni prima dalla chiusura del conto, come evidenziato nella massima ufficiale della sentenza delle S.U. n. 24418 del 2010 e da ultimo da Cass. n. 10713 del 2016. (Antonio Tanza) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 Febbraio 2017.


Contratti bancari - Deposito cointestato titoli in amministrazione - Diritto alla restituzione del residuo - Conflitto tra i cointestatari - Dies a quo del diritto alla restituzione e prescrizione - Mancanza di efficacia interruttiva delle richieste provenienti da singoli cointestatari - Efficacia interruttiva della domanda giudiziaria ex art. 1772 c.c.: applicabilità.
Laddove le clausole del contratto di deposito titoli di amministrazione prevedano che la Banca possa legittimamente rifiutare il rimborso ad uno solo dei cointestatari in presenza di opposizione anche di uno solo degli altri, l’istituto bancario può legittimamente procedere al deposito del controvalore in denaro degli stessi.

Solo la domanda giudiziaria ex art. 1772 c.c. può avere efficacia interruttiva della prescrizione del diritto alla restituzione dei titoli in deposito o del loro controvalore in denaro a nulla valendo disposizioni disgiunte dei singoli in contrasto tra loro.

Il dies a quo del diritto alla restituzione sorge nel momento in cui i depositanti abbiano reso nota al depositario la volontà di porre fine al rapporto pur essendo in contrasto sulle modalità di restituzione dei beni oggetto di deposito. (Vincenzo D'Audino) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 12 Gennaio 2017.


Contratti bancari - Contratto di mutuo ipotecario - Inadempimento del mutuatario - Notifica dell’atto di pignoramento al mutuatario - Efficacia interruttiva della prescrizione ex articolo 2946 del codice civile nei confronti del terzo divenuto acquirente dell’immobile pignorato in data anteriore alla notifica dell’atto di pignoramento - Esclusione

Contratti bancari - Contratto di mutuo ipotecario - Inadempimento del mutuatario - Intimazione di pagamento stragiudiziale rivolta al terzo acquirente del bene ipotecato - Proposta di transazione rivolta all’istituto di credito mutuante dal terzo acquirente del bene ipotecato - Valore di atto ricognitivo di debito avente efficacia interruttiva della prescrizione - Esclusione
.
La notificazione al mutuatario dell’atto di pignoramento immobiliare da parte dell’istituto di credito mutuante non ha efficacia interruttiva della prescrizione nei confronti del terzo acquirente del bene immobile pignorato rimasto estraneo alla procedura esecutiva immobiliare. (Stefano Maugeri) (riproduzione riservata)

Una proposta di transazione diretta alla liberazione di un bene immobile gravato da ipoteca che venga formulata dal terzo acquirente del bene medesimo non avendo quale precipuo presupposto l’ammissione totale o parziale del credito vantato dall’istituto bancario mutuante non rappresenta riconoscimento di debito ex articolo 2944 del codice civile e non ha efficacia interruttiva della prescrizione. (Stefano Maugeri) (riproduzione riservata)
Appello Catania, 12 Maggio 2015.


Capitalizzazione trimestrale degli interessi – Termine di prescrizione decennale – Natura delle ripristinatoria delle rimesse in conto – Onere della prova a carico della banca.
I versamenti eseguiti su conto corrente affidato, in corso di rapporto hanno normalmente funzione ripristinatoria della provvista e non determinano uno spostamento patrimoniale dal solvens all’accipiens.
Una diversa finalizzazione dei singoli versamenti (o di alcuni di essi) deve essere concretamente provata da parte di chi intende far decorrere la prescrizione delle singole annotazioni delle poste relative agli interessi passivi anatocistici. (Mirko Parentini) (riproduzione riservata)
Tribunale Alessandria, 21 Febbraio 2015.


Capitalizzazione anatocistica trimestrale degli interessi passivi – Illegittimità per il periodo anteriore al luglio 2000 – Illegittimità per il periodo successivo ove non ci sia eguale previsione di capitalizzazione attiva – Sanzione dell’assenza di capitalizzazione e non già di capitalizzazione annuale.

Commissione massimo scoperto – Validità solo se determinatezza o determinabilità dell’onere aggiuntivo imposto – Necessità di previsione di tasso, criteri di calcolo e periodicità – Sussiste.

Prescrizione del diritto alla ripetizione delle somme versate per anatocismo – Termine ordinario decennale ex art. 2946 c.c. – Decorrenza dalla chiusura del conto per rimesse ripristinatorie o dalla singola annotazione per rimesse solutorie.

Rapporto dare/avere a seguito di invalidità della pattuizione anatocistica – Mancata disponibilità di tutti gli estratti conto relativi al rapporto in contestazione – Onere della prova – Ricostruzione muovendo dal saldo zero nel caso la banca agisca per il pagamento ed il primo estratto conto disponibile sia a debito per il cliente – Ricostruzione sulla base delle risultanze degli estratti conto nel caso il correntista agisca in ripetizione.
.
Nel caso di illegittima capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi da parte della banca, poiché effettuata prima del 1/7/2000 o poiché effettuata successivamente ma senza riconoscere eguale periodicità nel calcolo degli interessi attivi, non è dovuta capitalizzazione alcuna, nemmeno annuale. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

La commissione di massimo scoperto, per essere valida, deve rivestire i requisiti della determinatezza o determinabilità dell’onere aggiuntivo che viene ad imporsi al cliente, e ciò accade quando sono previsti sia il tasso della commissione, sia i criteri di calcolo, sia la sua periodicità. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

La prescrizione del diritto a conseguire la ripetizione delle somme versate per anatocismo è quella decennale ordinario ex art. 2946 c.c., ed il termine prescrizionale decorre dalla chiusura del conto nel caso di rimesse meramente ripristinatorie della provvista, o dalla data di annotazione in conto delle singole poste nel caso di rimesse solutorie. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

Ritenuta l’invalidità della pattuizione di interessi anatocistici, nel caso di mancata disponibilità di tutti gli estratti conto relativi al rapporto in contestazione, per il riparto dell’onere probatorio occorre distinguere due situazioni: laddove sia la banca ad agire per il pagamento ed il primo estratto conto sia a debito per il cliente, la ricostruzione dell’andamento del rapporto deve essere effettuata partendo dal saldo zero; nel caso invece in cui sia il correntista ad agire in ripetizione, la ricostruzione del rapporto è circoscritta al periodo in relazione al quale risultano prodotti gli estratti conto, senza potere muovere dal saldo zero in caso di un primo estratto conto a debito per il cliente. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 23 Aprile 2014.


Titoli di credito - Assegno bancario - Non trasferibile - Assegno bancario, di traenza o circolare non trasferibile - Banca negoziatrice - Responsabilità per avere consentito l'incasso a persona diversa dal beneficiario del titolo - Natura - Contrattuale - Fondamento - Conseguenze - Termine di prescrizione dell'azione di risarcimento - Termine decennale - Applicabilità.
La responsabilità della banca negoziatrice per avere consentito, in violazione delle specifiche regole poste dall'art. 43 legge assegni (r.d. 21 dicembre 1933, n. 1736), l'incasso di un assegno bancario, di traenza o circolare, munito di clausola di non trasferibilità, a persona diversa dal beneficiario del titolo, ha - nei confronti di tutti i soggetti nel cui interesse quelle regole sono dettate e che, per la violazione di esse, abbiano sofferto un danno - natura contrattuale, avendo la banca un obbligo professionale di protezione (obbligo preesistente, specifico e volontariamente assunto), operante nei confronti di tutti i soggetti interessati al buon fine della sottostante operazione, di far sì che il titolo stesso sia introdotto nel circuito di pagamento bancario in conformità alle regole che ne presidiano la circolazione e l'incasso. Ne deriva che l'azione di risarcimento proposta dal danneggiato è soggetta all'ordinario termine di prescrizione decennale, stabilito dall'art. 2946 cod. civ. (Principio espresso in sede di risoluzione di contrasto di giurisprudenza). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 26 Giugno 2007, n. 14712.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Organi preposti al fallimento - Curatore - Obblighi - Responsabilità - Revoca del curatore o del commissario dell'amministrazione straordinaria - Azione di responsabilità - Prescrizione decennale (ratio).
L'azione di responsabilità contro il curatore revocato (e contro il commissario dell'amministrazione straordinaria) decorre dal provvedimento di revoca e contestuale nomina del nuovo curatore e si prescrive (in ragione del fatto che non ha natura extracontrattuale) nell'ordinario termine decennale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Febbraio 2000.