LIBRO SESTO
Della tutela dei diritti
TITOLO III
Della responsabilità patrimoniale, delle cause di prelazione e della conservazione della garanzia patrimoniale
CAPO V
Dei mezzi di conservazione della garanzia patrimoniale
SEZIONE II
Dell'azione revocatoria

Art. 2901

Condizioni
TESTO A FRONTE

I. Il creditore, anche se il credito è soggetto a condizione o a termine, può domandare che siano dichiarati inefficaci nei suoi confronti gli atti di disposizione del patrimonio coi quali il debitore rechi pregiudizio alle sue ragioni, quando concorrono le seguenti condizioni:

1) che il debitore conoscesse il pregiudizio che l'atto arrecava alle ragioni del creditore o, trattandosi di atto anteriore al sorgere del credito, l'atto fosse dolosamente preordinato al fine di pregiudicarne il soddisfacimento;

2) che, inoltre, trattandosi di atto a titolo oneroso, il terzo fosse consapevole del pregiudizio e, nel caso di atto anteriore al sorgere del credito, fosse partecipe della dolosa preordinazione.

II. Agli effetti della presente norma, le prestazioni di garanzia, anche per debiti altrui, sono considerate atti a titolo oneroso, quando sono contestuali al credito garantito.

III. Non è soggetto a revoca l'adempimento di un debito scaduto.

IV. L'inefficacia dell'atto non pregiudica i diritti acquistati a titolo oneroso dai terzi di buona fede, salvi gli effetti della trascrizione della domanda di revocazione.


GIURISPRUDENZA

Azione revocatoria – In genere – Natura – Oggetto – Reintegrazione della generica garanzia patrimoniale dei creditori – Rilevanza del bene oggetto dell’atto revocato – Finalità di recuperare il bene alienato alla propria esclusiva garanzia patrimoniale – Esclusione – Azione proposta nei confronti del fallimento dell'acquirente – Insinuazione al passivo – Rimessa al giudice delegato la delibazione della pregiudiziale costitutiva.
Oggetto della domanda di revocatoria (ordinaria o fallimentare) non è il bene in sè, ma la reintegrazione della generica garanzia patrimoniale dei creditori mediante l'assoggettabilità del bene a esecuzione;
Il bene dismesso con l'atto revocando viene in considerazione, rispetto all'interesse dei creditori dell'alienante, soltanto per il suo valore.
Ove l'azione costitutiva non sia stata dai creditori dell'alienante introdotta prima del fallimento dell'acquirente del bene che ne costituisce oggetto, essa stante l'intangibilità dell'asse fallimentare in base a titoli formati dopo il fallimento (cd. cristallizzazione) - non può essere esperita con la finalità di recuperare il bene alienato alla propria esclusiva garanzia patrimoniale, poichè giustappunto si tratta di un'azione costitutiva che modifica ex post una situazione giuridica preesistente.
In questo caso i creditori dell'alienante (e per essi il curatore fallimentare ove l'alienante sia fallito) restano tutelati nella garanzia patrimoniale generica dalle regole del concorso, nel senso che possono insinuarsi al passivo del fallimento dell'acquirente per il valore del bene oggetto dell'atto di disposizione astrattamente revocabile, demandando al giudice delegato di quel fallimento anche la delibazione della pregiudiziale costitutiva. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 24 Giugno 2020, n. 12476.


Eccezione di nullità della fideiussione contenente le clausole nulle per violazione della normativa antitrust - Eccezione di nullità delle singole clausole fideiussorie predisposte in violazione della normativa antitrust - Eccezione di nullità della singola clausola rilevabile d’ufficio del giudice.
L’eccezione di nullità delle singole clausole contenute in una fideiussione per violazione della normativa antitrust non determina la nullità dell’intera fideiussione ma solo delle singole clausole.
L’eccezione di nullità della che deroga all’art. 1957, comma 1, c.c. non costituisce un’eccezione in senso stretto e può essere rilavata d’ufficio dal Giudice
L’eccezione di decadenza riferita all’art. 1957, comma 1, c.c. è compatibile con la fideiussione a prima richiesta. (Tribunale di Brescia) (riproduzione riservata)
Tribunale Brescia, 23 Giugno 2020.


Domanda di simulazione assoluta proposta da un soggetto terzo – Domanda di azione revocatoria – Diversità dei presupposti tra il negozio simulato e il negozio soggetto ad azione revocatoria – Onere della prova – Rigetto della domanda di simulazione assoluta – Accoglimento dell’azione revocatoria in via subordinata.
In tema di simulazione assoluta del contratto, nel caso in cui la relativa domanda sia proposta da terzi estranei al giudizio, spetta al giudice del merito valutare l’opportunità di fondare la decisione su elementi presuntivi, da considerare non solo analiticamente ma anche nella loro convergenza globale, a consentire illazioni che ne discendono secondo l’”id quod plerumque accidit”, restando il relativo apprezzamento incensurabile in sede di legittimità, se sorretto da adeguata e corretta motivazione sotto il profilo logico e giuridico.

Ad integrare gli estremi della simulazione non è sufficiente la prova che, attraverso l’alienazione di un bene, il debitore abbia inteso sottrarlo alla garanzia generica dei creditori, ma è necessario provare specificamente che questa alienazione sia stata solo apparente, nel senso che né l’alienante abbia inteso dismettere la titolarità del diritto, né l’altra parte abbia inteso acquisirlo.

L’azione revocatoria ordinaria presuppone, per la sua esperibilità, la sola esistenza di un debito e non anche la sua concreta esigibilità. Pertanto, prestata fideiussione in relazione alle future obbligazioni del debitore principale, gli atti dispositivi del fideiussore successivi alla prestazione della fideiussione medesima, se compiuti in pregiudizio delle ragioni del creditore, sono soggetti alla predetta azione, ai sensi dell’art. 2901, n. 1, prima parte, c.c., in base al solo requisito soggettivo della consapevolezza del fideiussore e, in caso di atto a titolo oneroso, del terzo, di arrecare pregiudizio alle ragioni del creditore (“scientia damni”); l’acquisto della qualità di debitore del fideiussore nei confronti del creditore procedente risale al momento della nascita del credito, sicchè a tale momento occorre far riferimento per stabilire se l’atto pregiudizievole sia anteriore o successivo al sorgere del credito. (Giovanna Bigi) (riproduzione riservata)
Tribunale Lanciano, 23 Giugno 2020.


Responsabilità patrimoniale - Conservazione della garanzia patrimoniale - Revocatoria ordinaria (azione pauliana) - Rapporti con la simulazione - Condizioni e presupposti (esistenza del credito, "eventus damni, consilium fraudis et scientia damni".
La nullità della fideiussione posta a fondamento dell'azione revocatoria è rilevabile d'ufficio anche in sede di legittimità, ma non può essere accertata sulla base di una "nuda" eccezione, sollevata per la prima volta con il ricorso per cassazione, basata su contestazioni in fatto in precedenza mai effettuate, a fronte della quale l'intimato sarebbe costretto a subire il "vulnus" delle maturate preclusioni processuali. (Nella specie, un istituto di credito ha esercitato l'azione revocatoria nei confronti di alcuni fideiussori e questi ultimi hanno eccepito, solo davanti alla S.C., la nullità della garanzia da loro prestata perché conforme ad uno schema contrattuale elaborato dall'ABI, in tema di clausole da apporre alle fideiussioni, dichiarato illegittimo dall'Autorità competente in quanto conseguente ad un'intesa fra imprese restrittiva della concorrenza). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 19 Febbraio 2020, n. 4175.


Atto di destinazione di un bene ex art. 2645 ter c.c. - Natura, di regola, unilaterale e gratuita - Sussistenza - Presupposti - Contestuale destinazione di propri beni per le esigenze altrui - Irrilevanza - Inserimento in atto pubblico dal contenuto più ampio - Rilevanza - Limiti.
L'atto di semplice destinazione di un bene (senza il trasferimento della proprietà dello stesso) alla soddisfazione di determinate esigenze, ai sensi dell'art. 2645 ter c.c., costituisce, di regola, un negozio unilaterale - non perfezionandosi con l'incontro delle volontà di due o più soggetti, ma essendo sufficiente la sola dichiarazione di volontà del disponente - e a titolo gratuito, in quanto di per sé determina un sacrificio patrimoniale da parte del disponente, che non trova contropartita in una attribuzione in suo favore; esso resta tale anche se, nel contesto di un atto pubblico dal contenuto più ampio, ciascuno dei beneficiari del vincolo abbia a sua volta destinato propri beni in favore delle esigenze di tutti gli altri - risultando in tal caso i diversi negozi di destinazione solo occasionalmente contenuti nel medesimo atto pubblico notarile -, salvo che risulti diversamente, sulla base di una puntuale ricostruzione del contenuto effettivo della volontà delle parti e della causa concreta del complessivo negozio dalle stesse posto in essere. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 13 Febbraio 2020, n. 3697.


Liquidazione delle spese di lite relative ad azione revocatoria - Determinazione del valore - Riferimento al credito - Necessità.
Il valore della causa relativa ad azione revocatoria si determina in base al credito vantato dall'attore, a tutela del quale viene proposta l'azione revocatoria stessa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 13 Febbraio 2020, n. 3697.


Opposizione all'esecuzione - Dedotta esistenza di un vincolo di impignorabilità del bene oggetto di espropriazione - Domanda riconvenzionale volta ad ottenere la dichiarazione di inefficacia ex art. 2901 c.c. dell'atto negoziale a base dell'opposizione - Ammissibilità - Conseguenze.
Nel giudizio di opposizione all'esecuzione in cui sia dedotta l'esistenza di un vincolo di impignorabilità del bene assoggettato ad espropriazione derivante da un determinato atto negoziale, è ammissibile la domanda riconvenzionale del creditore opposto volta ad ottenere, ai sensi dell'art. 2901 c.c., la dichiarazione di inefficacia dell'atto negoziale posto a base dell'opposizione, sussistendo connessione, in relazione all'oggetto e/o al titolo, tra le due domande, anche se tale dichiarazione di inefficacia, stante la natura dichiarativa della decisione e la necessità del suo passaggio in giudicato, potrà giovare al creditore esclusivamente ai fini dell'instaurazione di un nuovo processo esecutivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 13 Febbraio 2020, n. 3697.


Azione revocatoria ordinaria – Anteriorità del credito – Fideiussore – Scadenza obbligazione principale – Irrilevanza

Azione revocatoria ordinaria – Diminuzione garanzia patrimoniale – Insufficienza dei beni del debitore – Mera diminuzione dei beni – Irrilevanza

Azione revocatoria ordinaria – Consapevolezza pregiudizio – Regime probatorio – Presunzioni semplici – Fattispecie
.
In tema di azione revocatoria ordinaria promossa dalla banca nei confronti del fideiussore, al fine di verificare l'anteriorità del credito per gli effetti di cui all'art. 2901 c.c., occorre fare riferimento al momento della nascita del credito nei confronti del garantito e non a quello successivo della scadenza dell’obbligazione del debitore principale, atteso che l'azione revocatoria presuppone la sola esistenza del debito e non anche la concreta esigibilità, essendone consentito l'esperimento – in concorso con gli altri requisiti di legge – anche a garanzia di crediti condizionali, non scaduti o soltanto ed eventuali.

Nell’esecuzione immobiliare promossa dal creditore su beni in precedenza inseriti in un Nell'azione revocatoria ordinaria, il pregiudizio arrecato alle ragioni del creditore consiste nella insufficienza dei beni del debitore ad offrire la garanzia patrimoniale, essendo irrilevante una mera diminuzione di detta garanzia.

Nell’azione revocatoria ordinaria la prova circa la consapevolezza che il debitore e il terzo avevano del pregiudizio delle ragioni creditorie può essere fornita tramite presunzioni semplici (nella specie il prezzo della compravendita era stato pagato in parte mediante accollo non liberatorio del mutuo gravante sul bene e per il resto mediante compensazione di un asserito credito vantato nei confronti del venditore dall’acquirente portato da una cambiale della quale era stata prodotta copia solo del fronte anteriore, così rendendo impossibile la verifica della data effettiva del rilascio del titolo). (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 06 Febbraio 2020.


Rinvio pregiudiziale – Direttiva 82/891/CEE – Articoli 12 e 19 – Scissioni delle società a responsabilità limitata – Tutela degli interessi dei creditori della società scissa – Nullità della scissione – Azione pauliana.
1) L’articolo 12 della sesta direttiva 82/891/CEE del Consiglio, del 17 dicembre 1982, basata sull’articolo 54, paragrafo 3, lettera g), del trattato e relativa alle scissioni delle società per azioni, come modificata dalla direttiva 2007/63/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 novembre 2007, in combinato disposto con gli articoli 21 e 22 della stessa direttiva 82/891, deve essere interpretato nel senso che esso non osta a che, dopo la realizzazione di una scissione, i creditori della società scissa, i cui diritti siano anteriori a tale scissione e che non abbiano fatto uso degli strumenti di tutela dei creditori previsti dalla normativa nazionale in applicazione di detto articolo 12, possano intentare un’azione pauliana al fine di far dichiarare la scissione inefficace nei loro confronti e di proporre azioni esecutive o conservative sui beni trasferiti alla società di nuova costituzione.

2) L’articolo 19 della direttiva 82/891, come modificata dalla direttiva 2007/63, in combinato disposto con gli articoli 21 e 22 della stessa direttiva 82/891, il quale prevede il regime delle nullità della scissione, deve essere interpretato nel senso che esso non osta all’introduzione, dopo la realizzazione di una scissione, da parte di creditori della società scissa, di un’azione pauliana che non intacchi la validità della scissione, ma soltanto consenta di rendere quest’ultima inopponibile a tali creditori. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Giustizia UE, 30 Gennaio 2020.


Revocatoria ordinaria – Credito litigioso da legittima – Data di insorgenza – Individuazione.
Ai fini dell'esperibilità dell'azione revocatoria ordinaria, il credito derivante dalla legittima, quale credito litigioso, sorge al momento dell'apertura della successione e non già quando l'erede necessario lo faccia giudizialmente valere. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 24 Gennaio 2020, n. 1593.


Concessione di garanzie reali per debiti scaduti - Revocabilità - Fondamento.
L'adempimento di un debito scaduto, pur comportando una diminuzione della garanzia patrimoniale generale, non è soggetto a revoca, ai sensi dell'art. 2901, comma 3, c.c., perché, una volta che si siano verificati gli effetti della mora, costituisce atto dovuto. Tale ultima disposizione, invece, non si applica, né in via di interpretazione estensiva né per analogia, nel caso di concessione di ipoteca per debito già scaduto, atteso che si tratta di un negozio di disposizione patrimoniale che, essendo fondato sulla libera determinazione del debitore, è aggredibile con azione revocatoria ex artt. 2901 e 2902 c.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 22 Gennaio 2020, n. 1414.


Azione revocatoria - Scissione societaria - Ammissibilità.
L’atto di scissione è un atto di disposizione patrimoniale revocabile ai sensi dell’art. 2901 c.c., per cui deve ritenersi ammissibile l’azione evocatoria della componente patrimoniale dell’atto di scissione al fine di far dichiarare l’inefficacia degli effetti dispositivi e traslativi senza che ne siano coinvolti quelli organizzativi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Catanzaro, 14 Gennaio 2020.


Esecuzione – Riparto – Privilegi sopra immobili – Crediti per atti conservativi o di espropriazione – Spese legali creditore procedente per azione revocatoria – Esclusione

Esecuzione – Beni oggetto di fondo patrimoniale revocato – Ipoteca giudiziale successiva alla costituzione del fondo – Conservazione efficacia sul ricavato della vendita
.
Le spese legali sostenute dal creditore procedente per l’esercizio dell’azione revocatoria il cui accoglimento ha consentito l’avvio della procedura esecutiva immobiliare non sono assistite dal privilegio previsto dall’art. 2770 c.c. concernente i crediti per atti conservativi o di espropriazione.

Nell’esecuzione immobiliare promossa dal creditore su beni in precedenza inseriti in un fondo patrimoniale poi oggetto di revoca ex art. 2901 c.c., l’ipoteca giudiziale iscritta da altro creditore dopo la costituzione del fondo poi intervenuto nell’esecuzione conserva la sua efficacia ancorché il creditore ipotecario non abbia a sua volta promosso azione revocatoria o non sia intervenuto in quella promossa da altro creditore, con la conseguenza che in sede di distribuzione del ricavato dalla vendita esecutiva – essendo venuto meno il vincolo derivante dal fondo patrimoniale - il credito ipotecario va soddisfatto secondo i normali gradi di privilegio o di ipoteca. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Busto Arsizio, 02 Gennaio 2020.


Azione revocatoria ordinaria ex art. 2901 c.c. - Requisiti dell’azione revocatoria (consiluim fraudis, scientia damni e ecentus damni) - Inefficacia degli atti di disposizione del Garante - Distinzione tra atti a titolo oneroso e atti a titoli gratuito - Pregiudizio potenziale o concreto - Revoca atto di conferimento in s.r.l. - Revoca atto di pegno su quote sociali - Accoglimento.
Per l’esperibilità dell’azione revocatoria, nel caso di specie, non è necessaria l’intenzione di nuocere al soddisfacimento del credito (consilium fraudis), ma è sufficiente la consapevolezza da parte del debitore ed eventualmente del terzo (in caso di atto qualificabile come a titolo oneroso) del pregiudizio che la diminuzione della garanzia patrimoniale generica possa arrecare alle ragioni del creditore (scientia damni), a prescindere da ogni elemento fraudolento (dolo generico). Quanto all’eventus damni l’azione revocatoria ordinaria richiede non già la totale compromissione della consistenza patrimoniale del debitore, ma soltanto il compimento di un atto che renda più incerto o difficile il soddisfacimento del credito, che può consistere non solo in una variazione quantitativa del patrimonio del debitore, ma anche soltanto in una modificazione qualificativa dello stesso.  

L’onere probatorio del creditore relativamente all’eventus damni si restringe alla dimostrazione della variazione patrimoniale, senza che sia necessario provare l’entità e la natura del residuo patrimonio debitorio, spettando per contro al debitore dimostrare che, nonostante l’atto di disposizione, il suo patrimonio abbia conservato valore e caratteristiche tali da garantire senza difficoltà il soddisfacimento delle ragioni del credito.

In tema di azione revocatoria ordinaria, la costituzione di pegno successiva al sorgere del credito garantito ha natura di atto a titolo gratuito, con conseguente indifferenza dello stato soggettivo del terzo, senza che abbia rilievo la contestuale pattuizione di una dilazione di pagamento di debito, da ritenersi inerente non alla causa dell’accordo di garanzia, ma ad un motivo di esso. Alla qualificabilità dell’atto in questione, come atto gratuito, consegue, ovviamente, l’irrilevanza dello stato soggettivo del terzo creditore, che non va quindi nella specie indagata. (Giovanna Bigi) (riproduzione riservata)
Tribunale Macerata, 31 Dicembre 2019.


Azione revocatoria - C.D. ‘a cascata’ - Prova della consapevolezza della revocabilità del primo trasferimento.
Sussiste la consapevolezza in capo al subacquirente (nella specie, un istituto di credito) della revocabilità dell’atto di acquisto intervenuto fra il suo dante causa ed il fallito laddove: 1) il ceto bancario sapeva che il dante causa era inadempiente da un anno al pagamento delle rate del mutuo a suo tempo contratto per l’originario acquisto del bene; 2) l’istituto subacquirente, attraverso i suoi funzionari, ha mantenuto stretti contatti con gli artefici dell’intera operazione di cessione immobiliare e iscrizione ipotecaria; 3) i funzionari medesimi si sono ingeriti attivamente nell’ideazione di essa; 4) è provato ch’essi fossero perfettamente consapevoli non solo della situazione di dissesto della dante causa (tale da giustificarne la pronunzia di fallimento) ma anche dell’assoggettabilità dell’operazione a revocatoria fallimentare. (Giovanni Borsetto) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 29 Novembre 2019.


Scioglimento ad opera dei genitori - Esistenza di figli minori - Mancata autorizzazione del giudice tutelare - Invalidità - Legittimazione ad impugnare - Spettanza ai detti minori e non a soggetti terzi - Fondamento - Fattispecie.
In presenza di figli minori, lo scioglimento del fondo patrimoniale posto in essere dai genitori senza autorizzazione del giudice tutelare è invalido, ma, poiché il divieto di scioglimento è posto a vantaggio dei detti minori, l'azione di annullamento spetta soltanto a questi ultimi e non pure ai terzi, ancorché creditori in revocatoria. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva escluso potesse formare oggetto di azione revocatoria, essendo già inefficace, il fondo patrimoniale sciolto dai genitori, nonostante vi fossero figli minori e mancasse l'autorizzazione del giudice tutelare). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 22 Novembre 2019, n. 30517.


Responsabilità patrimoniale - "Eventus damni" - Vincolo di destinazione ex art. 2645-ter c.c. - Idoneità a sottrarre i beni all'azione esecutiva - Pregiudizio alle ragioni creditorie - Sussistenza.
L'atto di costituzione del vincolo sui propri beni ai sensi dell'art. 2645-ter c.c., benché non determini il trasferimento della loro proprietà né la costituzione su di essi di diritti reali in senso proprio, è comunque idoneo a sottrarre i beni vincolati all'azione esecutiva dei creditori, ha effetti connotati dal carattere della "realità" in senso ampio, essendo oggetto di trascrizione, ed è conseguentemente idoneo a pregiudicare le ragioni creditorie, come nelle analoghe (anche se non identiche) situazioni della costituzione del fondo patrimoniale e della costituzione e dotazione di beni in "trust". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 15 Novembre 2019, n. 29727.


Accordi contenenti attribuzioni patrimoniali di beni mobili o immobili a favore dell'altro coniuge - Profilo causale - Onerosità - Gratuità - Criteri distintivi.
Gli accordi di separazione personale fra i coniugi, contenenti reciproche attribuzioni patrimoniali e concernenti beni mobili o immobili, rispondono, di norma, ad uno specifico spirito di sistemazione dei rapporti in occasione dell'evento di separazione consensuale che svela una sua tipicità propria la quale, ai fini della più particolare e differenziata disciplina di cui all'art. 2901 c.c., può colorarsi dei tratti dell'obiettiva onerosità piuttosto che di quelli della gratuità, in ragione dell'eventuale ricorrenza, o meno, nel concreto, dei connotati di una sistemazione solutorio-compensativa più ampia e complessiva, di tutta quella serie di possibili rapporti aventi significati, anche solo riflessi, patrimoniali maturati nel corso della quotidiana convivenza matrimoniale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 25 Ottobre 2019, n. 27409.


Azione revocatoria – Diritto risarcitorio del creditore nella ipotesi ex art. 2901 quarto comma c.c..
In tema di azione revocatoria, laddove il terzo acquirente abbia a sua volta alienato il bene, e l’acquisto del sub-acquirente sia fatto salvo ex art. 2901 quarto comma c.c., sussiste ciò nondimeno il diritto del creditore a ottenere dal primo acquirente il risarcimento del danno (quantificabile nel del corrispettivo versato al primo acquirente dal sub-acquirente), purché: i) l’atto dispositivo compiuto dal debitore sia revocabile ex art. 2901 c.c.; ii) dopo la sua stipulazione, il terzo acquirente abbia compiuto atti elusivi della garanzia patrimoniale; iii) il fatto del terzo acquirente sia connotato da un’originaria posizione di illiceità concorrente con quella del debitore (consilium fraudis) ovvero da una posizione di illiceità autonoma; iv) sussista in concreto un eventus damni causato dal fatto illecito del primo acquirente (Cass. 4721/2019, 251/1996, 1941/1993). (Mauro Meneghini) (Antonio Restiglian) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 23 Settembre 2019.


Revocatoria ordinaria - Esperimento da parte del curatore fallimentare di società di capitali - "Eventus damni" - Onere della prova - Contenuto.
In materia di azione revocatoria ordinaria di un atto di disposizione patrimoniale compiuto da società di capitali successivamente dichiarata fallita, il curatore, al fine di dimostrare la sussistenza dell'"eventus damni", ha l'onere di provare la consistenza dei crediti vantati dai creditori ammessi al passivo fallimentare; la sussistenza, al tempo del compimento del negozio, di una situazione patrimoniale della società che mettesse a rischio la realizzazione dei crediti sociali ed il mutamento qualitativo o quantitativo della garanzia patrimoniale generica, rappresentata dal patrimonio sociale, determinato dall'atto dispositivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 19 Luglio 2019, n. 19515.


Fallimento – Accertamento del passivo – Beneficiario di prelazione ipotecaria – Eccezione revocatoria del curatore.
Il mero beneficiario di prelazione ipotecaria deve far accertare la prelazione ai sensi dell’art. 93 L.F.

In sede di accertamento del passivo il Curatore può formulare eccezione revocatoria ai sensi dell’art. 95 L.F. (Umberto Serra) (riproduzione riservata)
Tribunale Parma, 22 Giugno 2019.


Cessione di quote e revocatoria ordinaria – Incompetenza funzionale del Tribunale delle Imprese – Oggetto accidentale – Non rileva.
La competenza del Tribunale delle Imprese, ai sensi dell’art. 3 D.Lgs. n. 168/2003, si determina in relazione all’oggetto della controversia, dovendo sussistere un legame diretto di questa con i rapporti societari e le partecipazioni sociali, riscontrabile alla stregua del criterio generale del petitum sostanziale, identificabile in funzione soprattutto della causa petendi per l’intrinseca posizione dedotta in giudizio.

Nel caso di specie, deve negarsi che l’oggetto della controversia afferente all’azione pauliana, pur se l’atto dispositivo da dichiararsi inefficace abbia ad oggetto partecipazioni sociali, abbia un legame diretto con i rapporti societari e le partecipazioni sociali, essendo dette partecipazioni oggetto meramente accidentale della domanda proposta ex art. 2901 cc e non incidendo l’eventuale declaratoria di inefficacia dell’atto dispositivo nei confronti del creditore su diritti sociali, nonché rimanendo oggetto del giudizio l’accertamento dei presupposti dell’azione revocatoria. (Francesco Fontana ed Eleonora Facchinello) (riproduzione riservata)
Tribunale Venezia, 19 Giugno 2019.


Revocatoria ordinaria - Esercizio da parte del creditore dell'alienante - Trascrizione anteriore al fallimento - Procedibilità dopo la dichiarazione di fallimento dell'acquirente - Condizioni - Conseguenze.
Il divieto di azioni esecutive individuali posto dall'art. 51 l.fall. non osta alla procedibilità dell'azione revocatoria ordinaria già promossa dal creditore dell'alienante, ove la domanda ex art. 2901 c.c. sia stata trascritta anteriormente alla dichiarazione di fallimento dell'acquirente perché altrimenti il creditore dell'alienante, pur trovandosi nella condizione di poter opporre l'azione proposta alla massa, ai sensi dell'art. 45 l.fall., resterebbe privo della garanzia patrimoniale ex art. 2740 c.c. e l'atto fraudolento gioverebbe ai creditori dell'acquirente fallito per il sol fatto che a questi si è sostituito il curatore; il vittorioso esperimento dell'azione revocatoria ordinaria, trascritta anteriormente alla data di fallimento dell'acquirente, non abilita, tuttavia, il creditore dell'alienante non fallito a promuovere l'esecuzione sui beni compravenduti ma lo colloca in posizione analoga a quella del titolare di un diritto di prelazione e gli consente di conseguire, in sede di ricavato della vendita del bene, la separazione della somma corrispondente al suo credito verso l'alienante, per esserne soddisfatto in via prioritaria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 31 Maggio 2019, n. 14892.


Azione revocatoria – Trasferimento immobiliare eseguito in adempimento di accordi di separazione – A titolo di mantenimento – Natura onerosa – Affermazione – Scientia damni – Presumibile dal legame parentale con il terzo cessionario – Affermazione.
Ai fini dell'azione revocatoria promossa nei confronti di un atto con cui il debitore, a seguito della separazione dal coniuge, abbia trasferito a quest'ultimo la proprietà di un bene in adempimento del proprio obbligo di mantenimento, l'attribuzione deve qualificarsi a titolo oneroso, salvo che non sia intervenuta anteriormente al trasferimento una riconciliazione tra i coniugi, nel qual caso si è in presenza di una attribuzione a titolo gratuito.
L'attribuzione patrimoniale effettuata da un coniuge a favore dell'altro in vista della separazione va qualificata come atto a titolo gratuito ove non abbia la funzione di integrare o sostituire quanto dovuto per il mantenimento suo o dei figli.

La prova della scientia damni del terzo può essere ricavata anche dalla sussistenza di un vincolo parentale tra il debitore e il terzo, quando tale vincolo renda estremamente inverosimile che il terzo non fosse a conoscenza della situazione debitoria gravante sul disponente. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 28 Maggio 2019.


Revocatoria fallimentare - Danno - Mera lesione della "par condicio creditorum" - Sufficienza - Presunzione "iuris tantum" di danno - Conseguenze - Prova contraria a carico del convenuto.
Nell'azione revocatoria fallimentare, a differenza di quella ordinaria, la nozione di danno non è assunta in tutta la sua estensione perché il pregiudizio alla massa - che può consistere anche nella mera lesione della "par condicio creditorum" o, più esattamente, nella violazione delle regole di collocazione dei crediti - è presunto in ragione del solo fatto dell'insolvenza; si tratta, peraltro, di presunzione "iuris tantum" che può essere vinta dal convenuto, sul quale grava l'onere di provare che in concreto il pregiudizio non sussiste. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Maggio 2019, n. 13002.


Legittimazione processuale del fallito - Spossessamento fallimentare - Coincidenza - Fondo patrimoniale - Acquisizione al fallimento - Esclusione - Revocatoria ordinaria del fondo - Legittimazione processuale del fallito - Sussistenza.
Sebbene, ai sensi dell'art. 43 della legge fallimentare, la perdita della legittimazione processuale del fallito coincida con l'ambito dello spossessamento fallimentare, poiché i rapporti relativi alla costituzione di un fondo patrimoniale non sono compresi nel fallimento (trattandosi di beni che, pur appartenendo al fallito, rappresentano un patrimonio separato, destinato al soddisfacimento di specifici scopi che prevalgono sulla funzione di garanzia per la generalità dei creditori), permane rispetto ad essi la legittimazione del debitore-fallito, sicchè sussiste la legittimazione processuale di quest'ultimo nel giudizio avente ad oggetto la revocatoria ordinaria del fondo patrimoniale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 09 Maggio 2019, n. 12264.


Accordo, in sede di separazione consensuale, facente riferimento a un fondo patrimoniale precedentemente costituito da uno dei coniugi - Venir meno della natura gratuita dell'atto di costituzione del fondo patrimoniale - Esclusione - Assoggettamento a revocatoria ordinaria - Configurabilità - Avvenuta omologazione dell'accordo e funzione solutoria della pattuizione - Valenza ostativa - Esclusione - Conseguenze.
Il richiamo, nell'ambito dell'accordo con il quale i coniugi fissano consensualmente le condizioni della separazione, ad un precedente atto di costituzione di fondo patrimoniale, non determina il venir meno della natura gratuita di quest'ultimo, il quale, pertanto, è suscettibile di revocatoria ordinaria ai sensi dell'art. 2901, comma 1, n. 1, c.c., non trovando tale azione ostacolo né nell'avvenuta omologazione dell'accordo suddetto - cui resta estranea la funzione di tutela dei terzi creditori e che, comunque, lascia inalterata la natura negoziale della pattuizione -, né nella pretesa inscindibilità di tale pattuizione dal complesso delle altre condizioni della separazione, né, infine, nella circostanza che la costituzione del fondo patrimoniale sia stata pattuita in funzione solutoria dell'obbligo di mantenimento del coniuge economicamente più debole o di contribuzione al mantenimento dei figli, venendo nella specie in contestazione non già la sussistenza dell'obbligo in sé, di fonte legale, ma le concrete modalità di assolvimento del medesimo, convenzionalmente stabilite dalle parti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 09 Aprile 2019, n. 9798.


Scissione societaria - Azione revocatoria - Inammissibilità - Ratio.
E’ inammissibile l’azione revocatoria che abbia ad oggetto un’operazione di scissione societaria, azione il cui esperimento comporterebbe  un pregiudizio alle esigenze di certezza dei rapporti che scaturiscono dalla scissione ed un ingiustificato eccesso di tutela di talune categorie di creditori rispetto ad altri.

Il Codice della crisi e dell’Insolvenza di cui al d.lgs. n. 14 del 2019, laddove al terzo comma dell’art. 116 ribadisce che, in caso di risoluzione del concordato preventivo, gli effetti delle operazioni di trasformazione, fusione o scissione sono irreversibili, ha inteso sottolineare la stabilità degli effetti di operazioni straordinarie facendo salvo esclusivamente il risarcimento del danno spettante ai soci e ai terzi ai sensi degli artt. 2500-bis, comma 2, 2504-quater, comma 2, e 2506, comma 3, del codice civile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Roma, 27 Marzo 2019.


Azione revocatoria – Requisiti – Costituzione del fondo patrimoniale – Fallimento del coniuge e beni non compresi nel fallimento ex art. 46 l.f. – Interruzione del processo ex art. 43 l.f..
Ai fini dell’azione revocatoria la qualità di creditore deve essere intesa in senso ampio, e ciò deriva dallo stesso tenore letterale dell’art. 2901 c.c. il quale specifica che la legittimazione spetta al creditore a termine o a condizione. Anche il credito litigioso è idoneo a determinare l’insorgenza di tale qualità e, ai fini dell’esperibilità dell’azione revocatoria ordinaria, è sufficiente una semplice aspettativa che non si riveli prima facie pretestuosa e che possa valutarsi come probabile, anche se non definitivamente accertata, in coerenza con la sua funzione di conservazione della garanzia generica, spettante ai creditori, sul patrimonio del debitore.

Per l’azione revocatoria ordinaria ex art. 2901 c.c. degli atti successivi al sorgere del credito non è necessaria l’intenzione di nuocere ai creditori, ma è sufficiente la consapevolezza in capo al debitore, cui è equiparabile la conoscibilità, che in conseguenza dell’atto di disposizione possa diminuire il proprio patrimonio, senza che rilevi la specifica conoscenza del credito per la cui tutela viene esperita l’azione.

Quanto alla pregiudizialità dell’atto ai fini dell’accoglimento della domanda di inefficacia, l’eventus damni può consistere non solo in una variazione quantitativa del patrimonio del debitore, ma anche in una variazione qualitativa, quale quella conseguente alla conversione del patrimonio in beni facilmente occultabili. Tale rilevanza qualitativa e quantitativa dell’atto di disposizione deve essere provata dal creditore che agisce in revocatoria, mentre è onere del debitore, per sottarsi agli effetti dell’azione revocatoria, provare che il proprio patrimonio residuo sia tale da soddisfare ampiamente le ragioni creditorie.

L’atto di costituzione di un fondo patrimoniale può essere assoggettato ad azione revocatoria anche in presenza figli minori, atteso che l’atto, benchè diretto a fronteggiare i bisogni della famiglia, non integra l’adempimento di un dovere giuridico.

Nell’azione revocatoria dell’atto costitutivo del fondo patrimoniale, la legittimazione passiva compete ad entrambi i coniugi, anche quando uno solo di essi abbia destinato un bene di sua proprietà per far fronte ai bisogni della famiglia. Deve escludersi la natura di litisconsorti necessari in capo ai figli dei coniugi disponenti.

La costituzione di beni in fondo patrimoniale configura un negozio a titolo gratuito, non sussistendo mai alcuna contropartita o corrispondente attribuzione in favore del disponente. L’atto di destinazione implica la sottrazione del patrimonio (o di una sua frazione) alla regola della responsabilità patrimoniale generalizzata e globale ex art. 2740 c.c.

In caso di fallimento del coniuge disponente, i diritti conferiti nel fondo patrimoniale non sono assoggettati all’acquisizione della massa fallimentare, e sono pertanto esclusi dallo spossessamento. Ne deriva che non si realizza l’effetto estintivo del processo ex art. 43 L.F. (Marco Pellegrino) (riproduzione riservata)
Tribunale Cuneo, 19 Marzo 2019.


Revocatoria ordinaria – Credito eventuale litigioso – Identificazione dell’aspettativa – Ammissibilità della domanda.
L’art. 2901 c.c. prevede una nozione lata di credito comprensiva anche della ragione o aspettativa di credito, a prescindere dalla certezza in ordine al fondamento del fatto costitutivo; anche il credito eventuale, nella veste di credito litigioso, è idoneo a determinare l’insorgere della qualità di creditore che abilita all’esperimento dell’azione revocatoria, purché esso sia identificato, seppur nella forma della mera aspettativa, alla luce della funzione di conservazione della garanzia patrimoniale propria dell’azione revocatoria [nel caso di specie il credito eventuale litigioso attiene ad un’azione sociale di responsabilità nei confronti dell’ex amministratore].

L’azione revocatoria ordinaria è ammissibile e, sussistendone le altre condizioni può essere accolta, anche in caso di pendenza di un giudizio di appello, con sentenza sfavorevole in primo grado volto all’accertamento del credito litigioso, seppur la sentenza dichiarativa dell’atto revocato non possa essere portata ad esecuzione finché l’esistenza del credito litigioso non sia o meno accertata con efficacia di giudicato. (Francesco Fontana) (Giorgia Micheletto) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza, 25 Febbraio 2019.


Opposizione all’esecuzione art. 615 c.p.c. – Giudizio di cognizione art. 616 c.p.c. – Art. 2929 bis cod. civ. – Azione revocatoria ordinaria art. 2901 cod. civ..
Il giudizio di cognizione introdotto a seguito dell’opposizione ad un’esecuzione iniziata in forza dell’art. 2929 bis cod. civ. deve vertere sulle medesime questioni sollevate nella fase sommaria dell’opposizione. Ne consegue che chi agisce in espropriazione di beni oggetto di vincoli di indisponibilità o di alienazioni a titolo gratuito con le forme previste dall’art. 2929 bis cod. civ. non può agire nel giudizio di cognizione susseguente all’opposizione all’esecuzione con un’azione revocatoria ordinaria, in quanto detta fase processuale è destinata alla trattazione ed alla confutazione dei soli temi introdotti con l’opposizione all’esecuzione ex art. 615, 2° comma, c.p.c. ed ex art. 2929 bis, ultimo comma, cod. civ.. Per l’effetto la domanda di revocatoria ordinaria proposta deve dichiararsi inammissibile (fattispecie in cui l’istituto di credito aveva promosso un esecuzione immobiliare ex art. 2929 bis cod. civ. su beni costituiti in fondo patrimoniale. Il debitore ha presentato opposizione all’esecuzione eccependo l’estraneità del debito ai bisogni della famiglia, ottenendo la sospensione dell’esecuzione. L’istituto di credito ha poi introdotto il giudizio di cognizione radicando una domanda revocatoria ordinaria, dichiarata inammissibile dal Tribunale per diversità del petitum rispetto al giudizio di opposizione). (Monica Binello) (riproduzione riservata) Tribunale Cuneo, 20 Febbraio 2019.


Separazione personale – Cessione dei beni tra coniugi – Debito del cedente – Atto successivo al sorgere del debito – Mancanza di funzione solutorio-compensativa – Atto a titolo gratuito – Azione revocatoria ordinaria.
Nel caso in cui i coniugi, nell’ambito della separazione personale consensuale, concordino la cessione dei beni dall’uno all’altro coniuge e non sia chiaro che la cessione abbia funzione solutorio-compensativa al fine del mantenimento della parte debole, l’atto si considera a titolo gratuito e come tale è revocabile dai creditori del coniuge cedente con l’azione revocatoria ordinaria. Viceversa, ove si dimostri che l’atto abbia la funzione di integrare o sostituire quanto dovuto al mantenimento del coniuge economicamente debole, ugualmente l’atto è revocabile ove il creditore pregiudicato dimostri la scientia damni del cessionario. La scientia damni è presunta quando il coniuge cedente risulti rivestire cariche sociali in numerose società fallite o in liquidazione e la notizia sia di dominio pubblico. (Paolo Doria) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 14 Gennaio 2019.


Azione revocatoria – Atto di scissione societaria – Revocatoria ordinaria – Configurabilità – Esclusione.
Il sottosistema elaborato per disciplinare le ipotesi di modifica degli assetti societari è un sistema completo che disciplina compiutamente le ipotesi di invalidità dell’atto, di responsabilità civile e patrimoniale, individuando i rimedi specifici nel rispetto dei principi ispiratori il diritto societario nonché le peculiarità dei casi di specie, senza particolari deviazioni rispetto a quanto fatti in altri capi del libro delle società.

Non è configurabile l’azione revocatoria ordinaria di cui all’art. 2901 c.c. là dove essa miri a recuperare il patrimonio originariamente posto dalla società scissa a garanzia delle proprie obbligazioni e trasferito alla società beneficiaria a tutela dei creditori della prima società perché destinata a sovrapporsi con il rimedio specifico di cui all’art. 2506 quater, che appare addirittura più snello e pratico perché operante sul piano dell’adempimento forzoso del condebitore solidale e non sul piano della garanzia del credito nella fase patologica dell’inadempimento, seppure con il meccanismo della sussidiarietà.

Si deve dunque negare la configurabilità di un’azione revocatoria ordinaria di cui all’art. 2901 c.c. di un atto di scissione, e con esso di qualsiasi altro atto volto ad invalidarlo all’infuori di quelli strettamente previsti nell’ambito delle norme dettate specificamente nelle disposizioni specifiche. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli, 26 Novembre 2018.


Garanzia patrimoniale – Azione revocatoria – In genere – Effetti – Natura costitutiva

Garanzia patrimoniale – Azione revocatoria – In genere – Esperibilità nei confronti di fallimento – Inammissibilità
.
La sentenza che accoglie la domanda revocatoria, sia essa ordinaria o sia fallimentare, in forza di un diritto potestativo comune, al di là delle differenze esistenti tra le medesime, ma in considerazione dell'elemento soggettivo di comune accertamento da parte del giudice, quantomeno nella forma della scientia decoctionis, ha natura costitutiva, in quanto modifica "ex post" una situazione giuridica preesistente, sia privando di effetti atti che avevano già conseguito piena efficacia, sia determinando, conseguentemente, la restituzione dei beni o delle somme oggetto di revoca alla funzione di generale garanzia patrimoniale (art. 2740 c.c.) ed alla soddisfazione dei creditori di una delle parti dell'atto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Non è ammissibile un'azione revocatoria, non solo fallimentare ma neppure ordinaria, nei confronti di un fallimento, stante il principio di cristallizzazione del passivo alla data di apertura del concorso ed il carattere costitutivo delle predette azioni; il patrimonio del fallito è, infatti, insensibile alle pretese di soggetti che vantino titoli formatisi in epoca posteriore alla dichiarazione di fallimento e, dunque, poichè l'effetto giuridico favorevole all'attore in revocatoria si produce solo a seguito della sentenza di accoglimento, tale effetto non può essere invocato contro la massa dei creditori ove l'azione sia stata esperita dopo l'apertura della procedura stessa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 23 Novembre 2018, n. 30416.


Revocatoria fallimentare – Atti a titolo gratuito – Definitività di decreto ingiuntivo richiesto dal creditore nei confronti del debitore “in bonis” – Effetti – Preclusione alla dichiarazione di inefficacia di atti stipulati a titolo gratuito – Insussistenza – Fattispecie.
In tema di effetti del fallimento sugli atti pregiudizievoli ai creditori, il giudicato formatosi tra il fallito ed un creditore, sulla validità dell'atto a titolo gratuito, non preclude al curatore di farne valere l'inefficacia e l'inopponibilità nei confronti della massa dei creditori. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto che non fossero opponibili al fallimento due decreti ingiuntivi, divenuti definitivi prima della dichiarazione di fallimento, conseguiti da una banca nei confronti del fallito, perché fondati su una fideiussione prestata non contestualmente al credito garantito ed a titolo gratuito). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Novembre 2018, n. 29460.


Azione revocatoria ordinaria - Esecuzione in forma specifica di concludere un contratto ex art. 2932 c.c. - Inammissibilità.
L’azione revocatoria ordinaria è esclusivamente preordinata a ricostituire la garanzia patrimoniale generica assicurata dal patrimonio del debitore, la cui consistenza, per effetto dell’atto di disposizione di quest’ultimo, si sia ridotta in guisa tale da pregiudicare l’esecuzione forzata, sì da impedire la soddisfazione delle ragioni del creditore.

Ne consegue che detta azione, peraltro funzionale soltanto alla tutela di crediti pecuniari, non può essere esercitata dal promissario acquirente onde ottenere, poi, mercé l’esecuzione in forma specifica dell’obbligo di concludere il contratto definitivo (art. 2932 c.c.), il trasferimento della proprietà della cosa stessa alienata a terzi. (Massimo Mazzola) (riproduzione riservata)
Tribunale Rovereto, 02 Novembre 2018.


Fallimento - Riconoscimento di debito effettuato dall'imprenditore poi fallito - Prova del credito da parte del beneficiario che faccia domanda di insinuazione nel passivo - Inversione dell'onere della prova ex art. 1988 c.c..
Rimessa alla discussione in pubblica udienza la questione del valore da assegnare al riconoscimento di debito effettuato dall'imprenditore poi fallito, in relazione alla prova del credito da parte del beneficiario che faccia domanda di insinuazione nel passivo fallimentare di quegli. Se anche in quest'ambito - e quindi pure nei confronti del curatore fallimentare -, cioè, valga la regola dell'inversione dell'onere della prova stabilita dalla norma dell'art. 1988 c.c., o se, per contro, la peculiare posizione, che sia da riconoscere al curatore, comporti l'inapplicazione della detta norma.

L'orientamento, che può senz'altro definirsi tradizionale, muove dall'assunto che - nell'ambito del processo di verifica del passivo - il curatore riveste la posizione di terzo qualificato, con la conseguente disapplicazione delle regole propriamente dettate per le parti dirette del rapporto (cfr., tra le altre, la decisione 22 novembre 2007, n. 24320). In questa prospettiva, più in particolare, è stata più volte ritenuta l'inopponibilità al curatore della confessione resa dall'imprenditore di poi fallito (cfr., così, Cass., 18 dicembre 2012, n. 23318; Cass., 19 ottobre 2017, n. 24690). Ora, a considerare riferibile all'ipotesi della confessione la regola della terzietà del curatore, l'inopponibilità allo stesso del riconoscimento di debito sembrerebbe, a ben vedere, soluzione pressochè obbligata, in quanto frutto diretto di un argomento a fortiori (nella variante a malori ad minus).

A fronte di questo orientamento si pone, nella recente giurisprudenza di questa Corte, la pronuncia di Cass., 20 aprile 2018, n. 9929. Questa, infatti, ha diversamente stabilito che "non v'è ragione per ritenere, in caso di fallimento dell'autore della ricognizione" di debito, senz'altro inopponibile al curatore fallimentare l'effetto giuridico discendente dalla medesima, dovendosi affermare, invece, che l'esistenza del rapporto fondamentale si dovrà presumere salva la prova, di cui è ovviamente onerato proprio il curatore, dell'inesistenza o dell'invalidità dello stesso". Si tratta di un'impostazione che, a quanto parrebbe almeno, viene a superare la consueta concezione del curatore fallimentare in termini di terzo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 04 Ottobre 2018, n. 24383.


Fondo patrimoniale – Costituito successivamente al sorgere del credito – Revocabilità – Sussiste – Necessità dell’intenzione del debitore di ledere la garanzia del creditore – Esclusione – Necessità di un pregiudizio effettivo alle ragioni del creditore – Esclusione.
L’atto costitutivo di fondo patrimoniale successivo all’assunzione del debito è revocabile, essendo soggetti all’azione revocatoria anche gli atti aventi un profondo valore etico e morale. Con l’azione revocatoria viene rimossa, a vantaggio dei creditori, la limitazione all’esercizio delle azioni esecutive che l’art. 170 c.c. circoscrive ai debiti contratti per i bisogni della famiglia.

In considerazione della gratuità dell’atto, è sufficiente, ai fini della cd. “scientia damni”, la semplice consapevolezza del debitore di arrecare pregiudizio agli interessi del creditore, ovvero la previsione di un mero danno potenziale, rimanendo, invece, irrilevanti tanto l’intenzione del debitore di ledere la garanzia patrimoniale generica del creditore, quanto la relativa conoscenza o partecipazione da parte del terzo.

A determinare l’eventus damni è sufficiente anche la mera variazione qualitativa del patrimonio del debitore, in tal caso determinandosi il pericolo di danno costituito dalla eventuale infruttuosità di una futura azione esecutiva. [Nella fattispecie, il giudice ha escluso che dalla circostanza, opposta dal debitore, secondo cui l’immobile su cui era stato costituito il fondo patrimoniale fosse gravato da ipoteca volontaria di primo grado, potesse desumersi l’assenza dell’eventus damni, atteso che tale ipoteca non avrebbe impedito all’attore, una volta revocato il fondo patrimoniale, di iscrivere ipoteca giudiziale di secondo grado o, comunque, di promuovere pignoramento del predetto bene immobile soddisfacendosi sull’eventuale eccedenza residua rispetto al credito avente privilegio.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino, 26 Settembre 2018.


Contratti bancari – Mutuo ipotecario – Concesso per estinguere un precedente credito chirografario del mutuatario – Nullità – Esclusione – Revocabilità – Sussiste.
Qualora venga stipulato un mutuo con concessione di ipoteca al solo fine di garantire, attraverso l’erogazione di somme poi refluite nelle casse della banca mutuante, una precedente esposizione dello stesso soggetto o di terzi, risulta individuabile il motivo illecito perseguito, rappresentato dalla costituzione di un’ipoteca per debiti chirografari preesistenti; tale garanzia è revocabile, in quanto concessa per nuovo credito, la cui erogazione è finalizzata all’estinzione di credito precedentemente chirografario. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 25 Luglio 2018, n. 19746.


Azione revocatoria ordinaria – Alienazione della nuda proprietà di immobile alla badante – In cambio dell’obbligo di assistenza – Natura onerosa – Sussiste – Scientia damni – Sussiste.
Ove l’acquirente acquisti non gratuitamente e all’esito della instaurazione di un rapporto fiduciario, rendendo inverosimile il fatto di non essere a conoscenza della situazione debitoria gravante sul disponente, deve ritenersi fondata l’azione revocatoria dell’alienazione.

[Nella fattispecie, la debitrice aveva trasferito alla propria badante la nuda proprietà dell’unico immobile di sua proprietà, in cambio dell’impegno dell’acquirente a prestarle assistenza per gli anni a venire. La Corte ha ravvisato l’assenza dello spirito di liberalità in relazione all’obbligo di assistenza morale e materiale assunto dall’acquirente; e, in considerazione del fatto che tale attività costituiva la prosecuzione dell’assistenza prestata già in passato, ha dedotto che quest’ultima non potesse non essere a conoscenza nel dettaglio della situazione anche patrimoniale della persona che si obbligava ad assistere.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 20 Luglio 2018, n. 19449.


Tribunale fallimentare - Competenza - Fattispecie - Azione revocatoria ex art. 66 L. Fall. su quote societarie - Azione derivante direttamente dal fallimento - Sussistenza

Tribunale delle imprese - Competenza - Fattispecie - Azione revocatoria su quote societarie - Pretesa estranea al rapporto societario - Insussistenza
.
Deve affermarsi la competenza inderogabile del tribunale fallimentare nella controversia avente ad oggetto l’azione revocatoria ordinaria esercitata dal curatore su quote societarie, in quanto trattasi di azione derivante direttamente dal fallimento avente finalità di ricostruzione del patrimonio del fallito. (Monica Ceravolo) (riproduzione riservata)
 
Non rientra nella competenza del tribunale delle imprese l’azione revocatoria avente ad oggetto quote societarie, in quanto esula dall’ambito operativo delle sezioni specializzate in materia di impresa. Il perimetro della competenza di queste ultime deve infatti essere delimitato avuto riguardo al petitum sostanziale, che postula la verifica in concreto della sussistenza di un legame diretto della stessa con i rapporti sociali, e quindi che la pretesa sia causalmente connotata dall’inerenza al rapporto di società. (Monica Ceravolo) (riproduzione riservata)
Tribunale Torre Annunziata, 19 Luglio 2018.


Revocatoria ordinaria proseguita dal curatore fallimentare - Termine di prescrizione - Decorrenza - Dalla data dell'atto impugnato - Fondamento - Interruzione ad opera di uno dei creditori - Efficacia a favore del fallimento - Sussistenza.
Nel giudizio di revocazione ordinaria di un atto di disposizione patrimoniale compiuto dal debitore, qualora sopravvenga il fallimento di questi, il curatore può subentrare nell'azione in forza della legittimazione accordatagli dall'art. 66 l.fall., accettando la causa nello stato in cui si trova, sicché trattandosi di azione che il curatore trova nella massa fallimentare e si identifica con quella che i creditori avrebbero potuto esperire prima del fallimento, per un verso, la prescrizione decorre anche nei confronti della curatela, ai sensi dell'art. 2903 c.c., dalla data dell'atto impugnato, per l'altro, l'interruzione della prescrizione ad opera di uno dei creditori, cui sia subentrato il curatore ex art. 66 cit., giova alla massa fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 04 Luglio 2018, n. 17544.


Azione revocatoria – Ordinaria – Atto di dotazione di beni in trust – Accertamento sullo stato soggettivo del terzo – Qualità di terzo rivestita dal beneficiario – Affermazione – Litisconsorzio necessario del beneficiario – Limitato agli atti a titolo oneroso – Affermazione.
Nell’azione revocatoria ordinaria avente ad oggetto beni in trust, lo stato soggettivo del terzo rilevante nel caso di atto di disposizione patrimoniale a titolo oneroso è quello del beneficiario e non quello del trustee. Il beneficiario è litisconsorte necessario esclusivamente nel caso dell’atto di disposizione patrimoniale a titolo oneroso. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 29 Maggio 2018, n. 13388.


Azione revocatoria - "Eventus damni" - Revocatoria esercitata dal fallimento - Onere della prova a carico del fallimento - Ragioni.
In tema di revocatoria ordinaria esercitata dal fallimento, non può trovare applicazione la regola secondo cui, a fronte dell'allegazione, da parte del creditore, delle circostanze che integrano l'"eventus damni", incombe sul debitore l'onere di provare che il patrimonio residuo è sufficiente a soddisfare le ragioni della controparte, in quanto, da un lato, il curatore rappresenta contemporaneamente sia la massa dei creditori sia il debitore fallito e, dall'altro, in ossequio al principio della vicinanza della prova, tale onere non può essere posto a carico del convenuto, beneficiario dell'atto impugnato, che non è tenuto a conoscere l'effettiva situazione patrimoniale del suo dante causa. Ne consegue che in tale evenienza il fallimento è onerato di fornire la prova che il patrimonio residuo del debitore fallito era di dimensioni tali, in rapporto all'entità della propria complessiva esposizione debitoria, da esporre a rischio il soddisfacimento dei creditori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Aprile 2018, n. 9565.


Mutuo ipotecario stipulato a copertura di esposizione pregressa del mutuatario - Fallimento del mutuatario - Revocabilità ex art. 67 l.fall. dell'intera operazione - Condizioni.
È revocabile, ai sensi dell'art. 67, comma 1, n. 2), l.fall., e in ogni caso ex art. 67, comma 2 l.fall., la rimessa conseguente alla concessione di un mutuo garantito da ipoteca destinata a ripianare uno scoperto di conto, laddove il mutuo ipotecario e il successivo impiego di una somma siano inquadrabili in un'operazione unitaria posta in essere in funzione dell'azzeramento della preesistente esposizione debitoria del mutuatario. Ne consegue che il curatore, ricorrendone i presupposti, può impugnare l'intera operazione per farne dichiarare l'inefficacia,in quanto diretta, per un verso, a estinguere con mezzi anormali le precedenti obbligazioni gravanti sul beneficiario delle somme mutuate, per altro verso, a costituire una garanzia per detti debiti preesistenti, dovendosi riconoscere l'utilità della banca non nella contrazione del mutuo fondiario in sé ma nel suo impiego come fattore ristrutturativo di un passivo almeno in parte e consistentemente diverso, essendo, tuttavia, il Tribunale tenuto ad accertare, a fronte di specifica deduzione della mutuante, se una parte del finanziamento potesse essere destinata ad una nuova sovvenzione invece che al consolidamento del passivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Febbraio 2018, n. 4202.


Trust - Costituzione di beni in trust - Revocabilità.
Il trust configura un atto di disposizione patrimoniale che pone in pericolo per il creditore la garanzia patrimoniale di cui all'art. 2740 c.c., in quanto mediante il trust si realizza una separazione tra il patrimonio del disponente e i beni costituiti in trust destinati al perseguimento di un fine determinato. L'atto di destinazione comporta, pertanto, un corrispondente ridimensionamento della garanzia patrimoniale riconosciuta ai creditori del disponente, i quali non possono soddisfarsi sui beni costituiti in trust né iscrivere sugli stessi ipoteca.

In ragione di ciò, la giurisprudenza dominante ha concluso per la revocabilità dell'atto di costituzione dei beni in trust ove ricorrano i presupposti di cui all'art. 2901 c.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova, 19 Febbraio 2018.


Trust - Family trust - Natura - Assimilabilità al fondo patrimoniale di cui agli artt. 167 ss. c.c. - Revocabilità.
Il "family trust", volto ad assicurare ai beneficiari un reddito sufficiente a garantire loro un determinato tenore di vita, è facilmente assimilabile al fondo patrimoniale di cui agli artt. 167 e seg. c.c., in quanto, attraverso detto istituto, determinati beni immobili, mobili registrati ovvero titoli di credito, sono destinati a soddisfare i bisogni della famiglia, in maniera tale da non essere consentita su di essi e sui relativi frutti l'esecuzione forzata per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per fini estranei ai bisogni della famiglia. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 19 Febbraio 2018.


Fallimento - Revocatoria - Fondo patrimoniale - Atto a titolo gratuito - Adempimento di un obbligo morale - Appartamento costituente abitazione familiare - Figli adulti ed indipendenti .
La costituzione del fondo patrimoniale per fronteggiare i bisogni della famiglia, anche qualora effettuata da entrambi i coniugi, è un atto a titolo gratuito, in quanto non essendo obbligatoria non integra, di per sè, adempimento di un dovere giuridico.

Tale atto è pertanto suscettibile di esser dichiarato inefficace a norma dell'art. 64 l.fall., salvo che si dimostri l'esistenza in concreto di una situazione tale da integrare, nella sua oggettività, gli estremi del dovere morale e il proposito del solvens di adempiere unicamente a quel dovere mediante l'atto in questione (Cass. n. 1902913, Cass. n. 6267-05, Cass. n. 18065-04).

Non integra la situazione anzidetta il mero fatto dell'estensione del fondo all'appartamento costituente abitazione familiare, soprattutto quando i figli della coppia siano già tutti adulti e titolari di proprie attività imprenditoriali, e quando l'atto non abbia riguardato solo la casa familiare ma anche un terreno edificabile e un intero stabile composto da diversi appartamenti e magazzini locati a terzi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 06 Febbraio 2018, n. 2820.


Revocatoria ordinaria - Eventus damni - Onere della prova - Riparto.
In tema di revocatoria ordinaria esercitata dal fallimento, spetta al curatore la dimostrazione dell'"eventus damni", ovvero dell'effetto pregiudizievole dell'atto di cui si chiede la revoca, atteso che l'onere della prova della sufficienza del patrimonio residuo a soddisfare le ragioni creditorie non può, da un lato, gravare sul debitore - in quanto il curatore rappresenta contemporaneamente sia la massa dei creditori sia il debitore fallito - né, d'altro canto, essere posto a carico del convenuto beneficiario dell'atto, in quanto, in ossequio al principio della vicinanza della prova, quest'ultimo non è tenuto a conoscere l'effettiva situazione patrimoniale del suo dante causa. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata e decidendo nel merito, ha ritenuto privo di effetti pregiudizievoli un atto di costituzione di fondo patrimoniale su immobile in precedenza ipotecato a tutela di un credito originato da mutuo fondiario, avendo, per effetto dell'art. 41 del d.lgs. 1 settembre 1993, n. 385, l'ipoteca già diminuito la garanzia generale del debitore comune nei confronti della massa passiva del fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 31 Gennaio 2018, n. 2336.


Tribunale delle imprese - Competenza - Connessione oggettiva e soggettiva - Azione di simulazione e revocatoria, azione di responsabilità degli amministratori - Incompetenza funzionale delle sezioni ordinarie - Esclusione.
L’eccezione di incompetenza funzionale (per connessione) delle sezioni ordinarie civili chiamate a decidere una azione di revocatoria ordinaria e simulazione nei confronti degli amministratori di società fallita è infondata, posto che tale giudizio e quello riguardante l'azione di responsabilità contro gli stessi amministratori, non hanno comunanza di titolo né di causa petendi e non si trovano in rapporto di pregiudizialità. (Massimo Pellizzato) (riproduzione riservata) Tribunale Busto Arsizio, 15 Gennaio 2018.


Revocatoria ordinaria ex Artt. 66 L.F. e 2901 c.c. – Alienazione a terzi del bene oggetto di revocatoria – Azione di risarcimento del danno o restituzione dell’equivalente – Sequestro conservativo in corso di causa ex Artt. 669 quater e 671 c.p.c. – Strumentalità – Sussistenza.
La strumentalità del procedimento cautelare è ravvisabile anche rispetto alla domanda di condanna al pagamento dell’equivalente del valore del bene, o di risarcimento del danno, formulata dal creditore che agisce in revocatoria allorquando il cespite, oggetto dell’atto di cui si chiede la revoca, non sia più nella disponibilità della controparte poiché alienato ad un terzo.
La domanda di condanna al pagamento del valore del bene deve ritenersi compresa nella domanda di revoca e, pertanto, non è necessario che la stessa venga formulata congiuntamente alla domanda revocatoria, potendo essere proposta anche successivamente. (Giovanni Cedrini) (Francesca Corsano) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini, 15 Gennaio 2018.


Revocatoria ordinaria ex Artt. 66 L.F. e 2901 c.c. – Alienazione a terzi del bene oggetto di revocatoria – Azione di risarcimento del danno o restituzione dell’equivalente – Sequestro conservativo in corso di causa ex Artt. 669 quater e 671 c.p.c. – Fumus boni iuris – Sussistenza – Fideiussione rilasciata a garanzia di finanziamenti – Insorgenza del debito.
In caso di fidejussione rilasciata a garanzia di finanziamenti, il debito di considera sorto nel momento in cui avviene l’accreditamento. Pertanto, sussiste la preesistenza delle ragioni creditorie qualora l’atto dispositivo oggetto di revoca venga posto in essere successivamente all’accreditamento. (Giovanni Cedrini) (Francesca Corsano) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 15 Gennaio 2018.


Revocatoria ordinaria ex Art 66 L.F. e 2901 c.c. – Alienazione a terzi del bene oggetto di revocatoria – Azione di risarcimento del danno o restituzione dell’equivalente – Sequestro conservativo in corso di causa ex Artt. 669 quater e 671 c.p.c. – Periculum in mora – Sussistenza.
Ai fini della valutazione del presupposto del periculum in mora, assume rilevanza, sotto il profilo oggettivo, la precaria consistenza qualitativa e quantitativa del patrimonio del debitore in relazione al cospicuo credito vantato dal ricorrente. Sotto il profilo soggettivo, il presupposto risulta integrato dal comportamento assunto dalla resistente nel periodo immediatamente successivo alla notifica dell’atto introduttivo della causa di merito (avendo la stessa alienato in favore di terzi il bene oggetto di revoca), il che fa ingenerare il ragionevole dubbio che la pretesa del ricorrente possa venire in futuro soddisfatta. (Giovanni Cedrini) (Francesca Corsano) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 15 Gennaio 2018.


Fallimento - Azione revocatoria - Termine di decadenza ex art. 69-bis l.f..
L’azione revocatoria esperibile dal curatore ai sensi dell’art. 66 l.fall. e 2901 c.c. non è soggetta al termine decadenziale di cui all' art. 69-bis l.fall. (Marco Greggio) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 29 Dicembre 2017.


Concordato preventivo – Vincolo di destinazione non traslativo con procura irrevocabile a vendere in favore del nominando liquidatore – Apporto di terzo – Ammissibilità – Interesse meritevole di tutela – Sussiste – Eventuale pregiudizio per i creditori del disponente – Azioni a tutela.
Al fine di garantire l’esecuzione di un concordato preventivo, costituisce apporto di terzo l’istituzione di un vincolo di destinazione ex art. 2645-ter c.c. non traslativo, purché esso non sia revocabile senza il consenso degli organi della procedura e sia accompagnato da una procura irrevocabile a vendere gli immobili in favore del nominando liquidatore.

Nel nostro ordinamento positivo si rinvengono indici normativi che consentono di ritenere che anche il vincolo di destinazione “puro”, cui non consegue un immediato effetto traslativo, sia da qualificare istituto di diritto sostanziale, finalizzato a perseguire l’interesse, meritevole di tutela, di consentire il soddisfacimento, altrimenti precluso, dei creditori chirografari.

L’effetto segregativo che consegue alla costituzione del vincolo non è incompatibile col principio di responsabilità patrimoniale di cui all’art. 2740 c.c., posto che i creditori del disponente, che ne subiscano eventuale pregiudizio, potranno esperire le azioni previste dagli articoli 2901 e 2929 bis c.c. (Salvatore Nicolosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Catania, 14 Dicembre 2017.


Azione revocatoria ordinaria promossa dal creditore individuale - Pendenza del giudizio - Sopravvenuto fallimento del debitore - Improcedibilità dell’azione - Esclusione - Condizioni.
Il sopravvenuto fallimento del debitore non determina l'improcedibilità dell'azione revocatoria ordinaria promossa dal singolo creditore qualora il curatore non manifesti la volontà di subentrarvi, né risulti aver intrapreso, con riguardo al medesimo atto di disposizione già impugnato ex art. 2901 c.c., altra analoga azione a norma dell'art. 66 l.fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Dicembre 2017, n. 29112.


Fallimento - Azione revocatoria ordinaria - Cessione di beni con imputazione del prezzo a compensazione di un debito scaduto - “Datio in solutum” - Adempimento di un debito scaduto ai sensi dell'art. 2901, comma 3, c.c. - Esclusione - Assoggettabilità a revocatoria ordinaria - Fondamento.
La “datio in solutum”, (nella specie attuata mediante la cessione di beni con imputazione del prezzo a compensazione di un debito scaduto), costituisce modalità anomala di estinzione dell’obbligazione ed è quindi assoggettabile all'azione revocatoria ordinaria promossa dal curatore ex art. 66 l.fall., sottraendosi all’inefficacia ai sensi dell’art. 2901, comma 3, c.c. solo l’adempimento di un debito scaduto in senso tecnico e non un atto discrezionale, dunque non dovuto, come la predetta cessione, in cui l’estinzione dell’obbligazione è l’effetto finale di un negozio soggettivamente ed oggettivamente diverso da quello in virtù del quale il pagamento è dovuto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 14 Novembre 2017, n. 26927.


Azione revocatoria ordinaria – Vendita di bene ipotecato – Prova dell’eventus damni – Concreta possibilità di realizzo sul ricavato della vendita forzata.
Quando il bene risulti ipotecato, in tanto ricorre l’eventus damni in quanto il creditore chirografario che agisca in revocatoria dimostri (arg. ex art. 2697, I co., c.c.) una concreta probabilità di realizzo, nonostante la priorità nel soddisfacimento del ricavato della vendita forzata in capo ai creditori privilegiati (ad esempio qualora si dimostri che il valore bene fosse superiore all’importo del credito ipotecato; o qualora fosse dimostrato che il debitore in assenza della vendita sarebbe stato capace di estinguere da sé i crediti assistiti da ipoteche).
Ad essere altrimenti, peraltro, il creditore chirografario potrebbe finire con l’avere una tutela più ampia di quella che avrebbe avuto se la vendita ex art. 2901 c.c. non fosse avvenuta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Taranto, 29 Settembre 2017.


Famiglia - Fondo patrimoniale - Azione revocatoria di atto costitutivo di un fondo patrimoniale - Figli minori - Qualità di litisconsorti necessari - Sussistenza - Esclusione - Fondamento

Famiglia - Trust interno - Azione revocatoria di atto di dotazione patrimoniale di un trust interno - Figli minori - Qualità di litisconsorti necessari - Sussistenza - Esclusione - Fondamento
.
La costituzione del fondo patrimoniale determina soltanto un vincolo di destinazione sui beni confluiti nel fondo, affinché, con i loro frutti, sia assicurato il soddisfacimento dei bisogni della famiglia, ma non incide sulla titolarità dei beni stessi, né implica l'insorgere di una posizione di diritto soggettivo in favore dei singoli componenti del nucleo familiare, neppure con riguardo ai vincoli di disponibilità. Ne consegue che deve escludersi che i figli minori del debitore siano litisconsorti necessari nel giudizio promosso dal creditore per sentire dichiarare l'inefficacia dell'atto con il quale il primo abbia costituito alcuni immobili di sua proprietà in fondo patrimoniale.

Deve escludersi che i figli minori del debitore siano litisconsorti necessari nel giudizio promosso dal creditore per sentire dichiarare l'inefficacia dell'atto con il quale il primo abbia costituito in trust alcuni immobili di sua proprietà allorché il tenore delle clausole dell'atto istitutivo non consenta di qualificare i beneficiari né come attuali beneficiari di reddito con diritti quesiti, né come beneficiari finali con diritto immediato a ricevere beni del trust (nel caso di specie, il riconoscimento della qualità di beneficiari di reddito era rimesso alla discrezionalità del trustee, mentre i beneficiari finali avrebbero potuto ricevere dal medesimo, in luogo degli immobili in trust, una somma di denaro). (Saverio Bartoli)
Cassazione civile, sez. III, 03 Agosto 2017, n. 19376.


Procedimento civile - Legittimazione - Passiva - Azione revocatoria di atto di dotazione del trust - Beneficiari privi di diritti attuali sui beni in trust - Legittimazione - Sussistenza - Esclusione - Fondamento.
L'interesse alla corretta amministrazione del patrimonio in trust non integra una posizione di diritto soggettivo attuale in favore dei beneficiari ai quali siano attribuite dall'atto istitutivo soltanto facoltà, non connotate da realità, assoggettate a valutazioni discrezionali del trustee; conseguentemente, deve escludersi che i beneficiari non titolari di diritti attuali sui beni siano legittimati passivi e litisconsorti necessari nell'azione revocatoria avente ad oggetto i beni in trust, spettando invece la legittimazione, oltre al debitore, al trustee, in quanto unico soggetto di riferimento nei rapporti con i terzi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 03 Agosto 2017, n. 19376.


Responsabilità patrimoniale - Conservazione della garanzia patrimoniale - Revocatoria ordinaria - Rapporti con la simulazione - Ambito oggettivo - Trust familiare - Natura - Atto a titolo gratuito - Azione revocatoria ordinaria - Esperibilità.
L'istituzione di trust familiare (nella specie, per fare fronte alle esigenze di vita e di studio della prole) non integra, di per sé, adempimento di un dovere giuridico, non essendo obbligatoria per legge, ma configura - ai fini della revocatoria ordinaria - un atto a titolo gratuito, non trovando contropartita in un'attribuzione in favore dei disponenti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 03 Agosto 2017, n. 19376.


Azione revocatoria di atto costitutivo del fondo patrimoniale - Figli minori - Qualità di litisconsorti necessari - Sussistenza - Esclusione - Fondamento.
La costituzione del fondo patrimoniale determina soltanto un vincolo di destinazione sui beni confluiti nel fondo, affinché, con i loro frutti, sia assicurato il soddisfacimento dei bisogni della famiglia, ma non incide sulla titolarità dei beni stessi, né implica l'insorgere di una posizione di diritto soggettivo in favore dei singoli componenti del nucleo familiare, neppure con riguardo ai vincoli di disponibilità. Ne consegue che deve escludersi che i figli minori del debitore siano litisconsorti necessari nel giudizio promosso dal creditore per sentire dichiarare l'inefficacia dell'atto con il quale il primo abbia costituito alcuni beni di sua proprietà in fondo patrimoniale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 03 Agosto 2017.


Azione revocatoria di atto di dotazione del trust - Beneficiari privi di diritti attuali sui beni in trust - Legittimazione - Sussistenza - Esclusione - Fondamento.
L'interesse alla corretta amministrazione del patrimonio in trust non integra una posizione di diritto soggettivo attuale in favore dei beneficiari ai quali siano attribuite dall'atto istitutivo soltanto facoltà, non connotate da realità, assoggettate a valutazioni discrezionali del trustee; conseguentemente, deve escludersi che i beneficiari non titolari di diritti attuali sui beni siano legittimati passivi e litisconsorti necessari nell'azione revocatoria avente ad oggetto i beni in trust, spettando invece la legittimazione, oltre al debitore, al trustee, in quanto unico soggetto di riferimento nei rapporti con i terzi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 03 Agosto 2017.


Trust familiare - Natura - Atto a titolo gratuito - Azione revocatoria ordinaria - Esperibilità.
L'istituzione di trust familiare (nella specie, per fare fronte alle esigenze di vita e di studio della prole) non integra, di per sé, adempimento di un dovere giuridico, non essendo obbligatoria per legge, ma configura - ai fini della revocatoria ordinaria - un atto a titolo gratuito, non trovando contropartita in un'attribuzione in favore dei disponenti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 03 Agosto 2017.


Fallimento – Scissione societaria – Azione revocatoria ordinaria – Ammissibilità: sussiste – Complementarietà con gli altri strumenti a tutela dei creditori – Natura di atto a titolo gratuito – Garanzia patrimoniale delle società di capitali – Limitata al solo patrimonio – Esclusione.
La scissione societaria si presenta come una fattispecie a formazione progressiva nel cui ambito sono compiuti due negozi giuridici autonomi e collegati: il primo diretto alla modifica dell’atto costitutivo della società, riferibile giuridicamente ai soci; il secondo, che è propriamente un atto di gestione della società, rappresentato dall’atto di assegnazione degli elementi patrimoniali alla “società beneficiaria”.
In ambito fallimentare, l’azione revocatoria ha una funzione marcatamente riparatoria-sanzionatoria, oltre ad avere una funzione di reintegro. Ciò rappresenta il fondamento teorico della sua complementarietà rispetto ai rimedi di tutela dei creditori previsti dalla normativa in tema di scissione societaria, che hanno la funzione esclusivamente di prevenire un pregiudizio e reintegrare delle loro ragioni economiche i creditori.
L’atto di assegnazione, determinando un frazionamento, una divisione patrimoniale, comprendente attività e passività, della società scissa senza un effettivo trasferimento, è riconducibile nel novero degli atti a titolo gratuito.
Il fulcro della tutela del ceto creditorio è il corretto funzionamento dell’impresa quale conservazione delle sue condizioni di equilibrio e solvibilità. La garanzia patrimoniale nei rapporti obbligatori in cui il soggetto passivo sia una società di capitali deve essere valutata considerando sia il profilo statico della situazione patrimoniale, sia il profilo dinamico della gestione dell’impresa valutando l’impatto dell’atto dispositivo sull’equilibrio finanziario della stessa ovvero sulla continuità aziendale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli Nord, 24 Luglio 2017.


Fallimento - Azione revocatoria ordinaria - Competenza del Tribunale fallimentare - Sussiste.
L’art.24 R.D. 267/42 prevede la competenza per materia del Tribunale Fallimentare per tutte le azioni che derivano dalla procedura fallimentare. Il legislatore ha voluto attrarre alla competenza del Tribunale fallimentare tutte le azioni che originano dalla dichiarazione di fallimento o che, in conseguenza dell’apertura della procedura concorsuale, subiscono un mutamento strutturale, in relazione alla causa petendi e/o al petitum, attesa la necessità di realizzare l’ “unità dell’esecuzione sul patrimonio del fallito”.
Ricorre l’esigenza di concentrare dinanzi al tribunale fallimentare le azioni revocatorie proprie dei creditori dell’imprenditore e dirette al recupero dei beni oggetto di atti di disposizione compiuti prima del fallimento.
Inoltre, l’art.66 comma 2 R.D. 267/42 prevede espressamente per l’azione revocatoria ordinaria esercitata dal curatore la competenza del Tribunale fallimentare. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli Nord, 24 Luglio 2017.


Azione revocatoria ordinaria – Atti revocabili – Divisione – Ammissibilità – Presupposti .
L’esperibilità del rimedio di cui all’art. 2901 c.c. è ammessa anche in relazione ai negozi di natura dichiarativa stante l’ampia dizione utilizzata dall’art. 2901 che fa riferimento agli atti di disposizione del patrimonio con i quali il debitore rechi pregiudizio alle ragioni del creditore fra i quali va annoverato l’atto di divisione che ha contenuto neutro nel senso che esso non può annoverarsi né tra gli atti di natura onerosa (il sacrificio di ciascun condividente non viene effettuato in vista della rinuncia degli altri e, quindi, quale corrispettivo bensì in funzione del risultato utile comune costituito dalla attribuzione a ciascun condividente della proprietà esclusiva di una parte dei beni in comunione) né fra quelli di natura gratuita (atteso che il condividente non subisce una perdita economica ma consegue un’utilità costituita dalla proprietà esclusiva su una porzione del bene diviso), da ciò derivando che la fattispecie in questione deve ritenersi regolata dalla sola disposizione di cui all’art. 2901, comma 1, n. 1 c.c. che disciplina, in generale, tutti gli atti non classificabili come onerosi, risultando quindi irrilevante la scientia damni delle altre parti negoziali. La revocabilità dell’atto di divisione va esclusa ove esso non arrechi alcun pregiudizio alla garanzia generica offerta dal patrimonio del debitore rendendo più incerta o difficile la soddisfazione del credito. Nel caso di specie il pregiudizio è stato escluso non essendo stato provato che l’attribuzione delle porzioni fra i condividenti fosse avvenuta con modalità tali da avvantaggiare gli altri condividenti a detrimento del debitore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 11 Luglio 2017.


Azione revocatoria ordinaria – Donazione immobiliare in adempimento di accordi assunti in sede di divorzio – Mediazione obbligatoria – Esclusione – Revocabilità – Sussiste – Necessità di revoca della sentenza di divorzio – Esclusione.
Non è obbligatoria la procedura di mediazione in materia di azione revocatoria di trasferimento immobiliare, poiché la funzione dell’azione revocatoria ordinaria è soltanto quella di ricostituire la garanzia generica ex art.2740 c.c. tramite l’inefficacia relativa dell’atto dispositivo, sicché non v’è controversia alcuna sulla validità dell’atto, né tantomeno sull’oggetto della disposizione.
È legittima la domanda di revocatoria di cessione di quota immobiliare in adempimento di un obbligo previsto dalla sentenza di divorzio senza la formulazione della revocatoria della sentenza di divorzio, poiché il disposto dell’art.2901 c.c. richiama espressamente gli atti di disposizione patrimoniale, nel cui ambito non è possibile comprendere le sentenze di divorzio.
[Nella fattispecie, la Corte d’Appello ha confermato la revocazione della donazione all’ex coniuge e al figlio minore del fallito della quota di comproprietà su un immobile, cessione espressamente eseguita senza corrispettivo e per spirito di liberalità, anche se prevista come impegno nella sentenza di divorzio.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Appello Milano, 25 Maggio 2017.


Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori (Rapporto con l'azione revocatoria ordinaria) - Azione revocatoria ordinaria - Proposizione da parte del curatore fallimentare ex art. 66 l.fall. - Successiva interruzione del processo a seguito di revoca del fallimento - Riassunzione da parte del singolo creditore - Ammissibilità - Effetti.
L’azione revocatoria ordinaria, proposta ai sensi dell’art. 66 l.fall. dal curatore fallimentare, in ipotesi di interruzione del relativo giudizio determinato dalla perdita della capacità processuale dello stesso a seguito della revoca del fallimento, può essere proseguita dal singolo creditore, il quale è legittimato a riassumere il processo giovandosi degli effetti sostanziali e processuali della domanda originaria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 05 Maggio 2017, n. 10903.


Azione revocatoria ex art. 66 L. Fall. – Convenuto residente in altro Stato membro UE – Giurisdizione italiana – Sussistenza – Reg. UE 1346/2000 relativo alle procedure di insolvenza – Applicabilità.
L’azione revocatoria ai sensi dell’art. 66 legge fall. nei confronti di un convenuto residente in altro Stato membro dell’Unione Europea può essere esercitata in Italia in quanto deve essere qualificata come azione direttamente derivante dalla procedura di insolvenza e ad essa strettamente connessa, che rientra nel campo di applicazione del Reg. UE 1346/2000. (Monica Ceravolo) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 26 Aprile 2017, n. 10233.


Azione ex art. 66 l.fall. – Decadenza - Convenuto non residente in Italia - Giurisdizione italiana - Sussistenza - Ragioni.
L’azione revocatoria ordinaria promossa da una curatela fallimentare nei confronti di un convenuto non residente in Italia appartiene alla giurisdizione del giudice italiano, trattandosi di azione direttamente derivante dalla procedura e ad essa strettamente connessa. Invero, sebbene l’azione ex art. 66 l.fall. sia pur sempre la medesima prevista dall’art. 2901 c.c., la stessa presenta talune peculiarità che la differenziano da quest’ultima - giova a tutti i creditori, e non solo a colui che agisce, con effetto sostanzialmente recuperatorio; va proposta innanzi al tribunale fallimentare nel termine di decadenza triennale di cui all’art. 69-bis l.fall., oltre che a quello di prescrizione quinquennale; il suo esercizio impedisce analoghe iniziative degli altri creditori - e si fonda, pertanto, su di una disposizione che, in quanto costituente deroga alle comuni regole del diritto civile e commerciale, rileva ai fini dell’applicazione delle disposizioni sulla competenza internazionale previste dagli artt. 3 e 25 del reg. CE n. 1346 del 2000 (con conseguente esclusione dell’applicazione del reg. CE n. 44 del 2001). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 06 Aprile 2017, n. 10233.


Fallimento – Azione revocatoria ordinaria – Decadenza dall'azione – Applicazione dell’art. 69-bis l.f. – Esclusione.
L’art.69-bis l.fall non si applica alle azioni revocatorie ordinarie promosse dal curatore fallimentare, che rimangono disciplinate dagli artt. 2901-2904 cod.civ. (Domenico Conti) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 04 Aprile 2017, n. 8680.


Credito relativo al mantenimento – Oggetto – Prestazione periodica – Insorgenza – Dall’adozione del provvedimento giurisdizionale – Tutelabilità da quel momento con azione revocatoria – Sussistenza.
Il credito vantato dal coniuge separato per assegno di mantenimento dovuto, ex art. 156 c.c., dall’altro coniuge, sebbene dia luogo ad un’obbligazione periodica, avente ad oggetto prestazioni, autonome e distinte nel tempo, che diventano esigibili alle rispettive scadenze, è tutelabile, come tale, dal momento della sua insorgenza in forza di provvedimento giudiziale, mediante azione revocatoria ordinaria a fronte dell’alienazione immobiliare compiuta, in modo pregiudizievole, dal coniuge obbligato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 07 Marzo 2017, n. 5618.


Prova della simulazione – Sussistenza della Partecipatio fraudis – Sussistenza dell’eventus damni – Nuove allegazioni memoria n.2 ex art. 183 cpc – Inammissibilità.
La simulazione può essere derivata da una serie di presunzioni precise, concordanti e complementari tra loro, quali l’irrisorietà del prezzo pattuito per il trasferimento, la dichiarazione contenuta nello stesso atto di acquisto che il medesimo prezzo è stato già pagato, interamente o per la gran parte, anteriormente alla stipula dell’atto, particolari relazioni affettive o di parentela tra le parti.
Ai fini dell’azione revocatoria dei cui all’art. 2901 c.c., spetta all’attore provare la sussistenza della cd. partecipatio fraudis dell’acquirente, ossia la prova che quest’ultimo fosse consapevole del pregiudizio che l’atto arrecava alle ragioni del creditore.
Per quanto concerne l’eventus damni – quale incapienza del patrimonio del debitore a seguito dell’atto di trasferimento – esso non va confuso con la circostanza che a seguito del trasferimento non potranno essere più soddisfatti gli effetti di una futura sentenza eventualmente favorevole a chi ha proposto l’azione pauliana, in quanto questa circostanza rappresenta un pericolo che l’ordinamento contempla con altri strumenti processuali di natura cautelare ( id est sequestro conservativo o giudiziario).
La domanda, può essere ampliata entro e non oltre la prima memoria di cui all’art. 183 cpc., chiudendosi in detto termine la barriera preclusiva delle allegazioni di parte. (Antonio De Piano) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli Nord, 06 Marzo 2017.


Atti soggetti a trascrizione - Reclamo avverso la trascrizione con riserva eseguita dal Conservatore dei Registri Immobiliari.
La circostanza che nell’atto di citazione introduttivo del giudizio di revocatoria ordinaria non risultino formalmente indicati gli estremi della trascrizione del fondo patrimoniale presso la locale Conservatoria non integra un grave e fondato dubbio sulla trascrivibilità di un atto che, a norma dell’art. 2654 bis cod. civ., giustifichi la trascrizione con riserva dell’atto. (Antonino Chiarenza) (riproduzione riservata) Tribunale Enna, 01 Marzo 2017.


Atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria ordinaria -  Presupposti - Eventus damni - Consilium fraudis.
I presupposti dell’azione revocatoria ai sensi dell'art. 2901 c.c. sono: la sussistenza di un credito in capo al revocante (che può essere illiquido, a termine, condizionato, eventuale ed anche litigioso); un atto di disposizione che consenta di ritenere integrato un pregiudizio delle ragioni creditorie (eventus damni) e la consapevolezza da parte del debitore di ledere la garanzia del creditore, e, infine, trattandosi di atto a titolo oneroso non anteriore al sorgere del credito, la consapevolezza da parte del terzo acquirente del pregiudizio che l'atto arrecava alle ragioni creditorie (c.d. consilium fraudis).

Il pregiudizio ai fini dell’accoglimento dell'azione revocatoria ordinaria non si identifica con la totale compromissione della consistenza patrimoniale del debitore, essendo sufficiente il compimento di un atto che renda più incerto o difficile il soddisfacimento del credito, che può consistere non solo in una variazione quantitativa del patrimonio del debitore, ma anche in una modificazione qualitativa di esso.

Il requisito della consapevolezza del terzo acquirente del pregiudizio arrecato dall’atto dispositivo alle ragioni del creditore dell’alienante prescinde dalla specifica conoscenza del credito a tutela del quale l’azione revocatoria viene esperita investendo invece la riduzione delle garanzie offerte dal debitore, in relazione alla consistenza patrimoniale complessivamente considerata ed ai vincoli gia’ esistenti nei confronti di altri creditori (Cass. 2303/1996).

La prova del c.d. consilium fraudis può essere fondata anche su presunzioni semplici (cfr. fra le tante Cass. Sez III, 19.7.2004; cass. Sez III, 21.4.2006 n. 9367) ma la dimostrazione della consapevolezza da parte del terzo degli effetti pregiudizievoli della vendita per il creditore non può prescindere dal riferimento alla situazione patrimoniale complessiva del debitore. (Massimiliano Elia) (riproduzione riservata)
Tribunale Verbania, 24 Gennaio 2017.


Azione revocatoria ordinaria ex art. 2901 cod. civ. – Apertura di credito e fideiussione – Atto dispositivo successivo – Presupposti

Azione revocatoria ordinaria ex art. 2901 cod. civ. – Elementi probatori – Provenienza – Valutazione

Fallimento – Opposizione allo stato passivo – Costituzione del curatore

Fallimento – Opposizione allo stato passivo – Compenso amministratore giudiziario società ante fallimento – Decreto liquidazione G.I.P. dopo il fallimento e relativo dissequestro – Ammissibilità

Fallimento – Opposizione allo stato passivo – Amministrazione giudiziaria e richiesta di auto fallimento – Compenso amministratore – Prededuzione – Ammissibilità
.
Una volta prestata fideiussione in relazione alle future obbligazioni del debitore principale connesse all’apertura di credito regolata in conto corrente, gli atti dispositivi del fideiussore successivi all’apertura di credito ed alla prestazione della fideiussione, se compiuti in pregiudizio delle ragioni del creditore, sono soggetti all’azione revocatoria ai sensi dell’art. 2901 c.c., n. 1, prima parte, in base al solo requisito soggettivo della consapevolezza del fideiussore (e, in caso di atto a titolo oneroso, del terzo) di arrecare pregiudizio alle ragioni del creditore (scientia damni), ed al solo fattore oggettivo dello avvenuto accreditamento. Precisamente l’“anteriorità” del credito rispetto all’atto da revocare (dalla quale dipende, ai sensi dell’art. 2901, comma 1, n. 1, c.c., la necessità della prova del “consilium fraudis”) va stabilita con riferimento alla nascita dell’obbligazione, e non alla sua esigibilità. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)

Il principio dell’onere della prova non implica affatto che la dimostrazione dei fatti costitutivi del diritto preteso debba ricavarsi esclusivamente dalle prove offerte da colui che è gravato dal relativo onere, senza poter utilizzare altri elementi probatori acquisiti al processo, poiché nel vigente ordinamento processuale opera il principio di acquisizione, secondo il quale le risultanze istruttorie, comunque ottenute e quale che sia la parte ad iniziativa o ad istanza della quale sono formate, concorrono tutte, indistintamente, alla formazione del convincimento del giudice, senza che la diversa provenienza possa condizionare tale formazione in un senso o nell’altro (cfr. Cassazione civile, sez. III, 24 gennaio 2003, n. 1112). Ad ogni modo, per sottrarsi agli effetti dell’azione revocatoria occorre provare che, nonostante l’atto di disposizione, il patrimonio del disponente ha conservato valore e caratteristiche tali da garantire il soddisfacimento delle ragioni del creditore senza difficoltà (cfr. Cass. 6.5.1998, n. 4578). La capienza del patrimonio residuo del debitore in favore del creditore deve essere valutata all’epoca della disposizione dedotta in giudizio. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)

Nell’opposizione ex art. 98 e 99 l.f. la curatela può costituirsi anche all’udienza fissata per la discussione qualora intenda proporre esclusivamente contestazioni relative ai soli fatti costitutivi del quantum e del rango del credito fatto valere. Inoltre l’art. 31, comma 2, l.f., nello stabilire il generale divieto per il curatore di stare in giudizio senza l’autorizzazione del giudice delegato, prevede altresì una serie di deroghe a tale divieto, quali, tra l’altro, le ipotesi di contestazioni e di tardive dichiarazioni di crediti e di diritti di terzi sui beni acquisiti al fallimento (in tal senso Cass. 8929/2012). (Luca Caravella) (riproduzione riservata)

Il provvedimento emanato dall’autorità giurisdizionale penale per la liquidazione del compenso dell’amministratore giudiziario di una società sottoposta a sequestro preventivo ai sensi dell’art. 321 c.p.p., il quale nel corso dello svolgimento del suo incarico ravvisava una condizione di irreversibile insolvenza della società e, pertanto, presentava istanza di auto-fallimento e successivamente alla dichiarazione di insolvenza, essendo cessate le esigenze cautelari, chiedeva ed otteneva istanza di dissequestro, rientra fra quei provvedimenti per i quali è necessaria, ai fini dell’esclusione dal passivo fallimentare, la relativa impugnazione, in mancanza della quale, deve senz’altro ammettersi il relativo credito (tra l’altro posto espressamente a carico della società fallita). (Luca Caravella) (riproduzione riservata)

Il credito definitivo dell’amministratore giudiziario va ammesso in prededuzione, ai sensi dell’art. 111, comma 2, l.f., in quanto pur non derivando da attività direttamente svolta dagli organi della procedura, risulti comunque alla stessa strumentale e, quindi, in definitiva destinato ad avvantaggiare il ceto creditorio nella sua globalità (cd. criterio funzionale): in sostanza, l’attività di amministrazione giudiziaria svolta, sebbene istituzionalmente finalizzata a scopi in parte diversi, ha nella fattispecie salvaguardato l’interesse del ceto creditorio della procedura fallimentare, avendo di fatto conservato e preservato i valori aziendali della società impedendone in concreto il depauperamento, anche con il ricorso in auto fallimento, e ciò proprio nell’interesse indubbio dei creditori sociali. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli Nord, 20 Gennaio 2017.


Scissione parziale – Natura – Revocatoria – Ammissibilità.
La scissione parziale di una società, consistente nel trasferimento di parte del suo patrimonio ad una o più società contro l’assegnazione delle azioni o delle quote di queste ultime ai soci della scissa, si traduce in una fattispecie effettivamente traslativa, che comporta l’acquisizione, da parte della società beneficiaria, di valori prima non esistenti nel suo patrimonio.

L’operazione straordinaria in questione - certamente di natura organizzativa - ha, dunque, quale effetto normale quello del mutamento della titolarità soggettiva (dalla scissa alla beneficiaria) di una parte del patrimonio della società che l’operazione ha deciso ed è, sotto questo profilo, atto dispositivo revocabile ai sensi dell’art. 2901 c.c. su istanza dei creditori della società scissa, con la precisazione che alla declaratoria giudiziale di inefficacia relativa ex art. 2901 c.c. non è di ostacolo il divieto di pronunciare l’invalidità dell’atto di scissione, imposto al giudice dall’art. 2504-quater c.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 18 Novembre 2016.


Scissione societaria – Inefficacia e revocabilità ex artt. 64, 67 l.f. e 2901 c.c..
Ai fini della valutazione della inefficacia della scissione ai sensi dell’art. 64 legge fall., alla luce del chiaro contenuto precettivo recato dal primo comma dell'art. 2506 c.c. (sostanzialmente non dissimile da quello dell'art. 2504-septies c.c., nel testo anteriore alla riforma del diritto delle società del 2003), la scissione parziale di una società, consistente nel trasferimento di parte del suo patrimonio ad una o più società contro l'assegnazione delle azioni o delle quote di queste ultime ai soci della società beneficiaria, si traduce in una fattispecie effettivamente traslativa, che comporta l'acquisizione da parte di detta società di valori prima non esistenti nel suo patrimonio; e ciò, per effetto della manifestazione di volontà unilaterale della società scissa contenuta nell'atto di scissione (in questo senso, cfr., in riferimento alla disciplina legale in vigore prima della riforma, Cass. 13 aprile 2012, n. 5874).

L'operazione straordinaria in questione, certamente di natura organizzativa, ha dunque quale effetto normale quello del mutamento della titolarità soggettiva (dalla scissa alla beneficiaria) di una parte del patrimonio della società che l'operazione ha deciso: l'atto di scissione è, sotto questo profilo, atto dispositivo ed è, quindi, revocabile (recte, relativamente inefficace per i creditori, anche di massa, della società scissa), ricorrendone i rispettivi presupposti, tanto ai sensi degli artt. 64 e 67  legge fall., quanto ai sensi dell'art. 2901 c.c.

Alla declaratoria giudiziale di inefficacia pronunziata in applicazione dell'una ovvero dell'altra delle disposizioni di legge citate non è di ostacolo il divieto di pronunciare l'invalidità dell'atto di scissione, imposto al giudice 2504-quater c.c, (applicabile per effetto del rinvio recettizio formale a tale disposizione di legge contenuto nell'ultimo comma dell'art. 2506-ter c.c.).

Invero, la dichiarazione di inefficacia dell'atto dispositivo consistito nell'assegnazione alla società beneficiaria di parte del patrimonio della società scissa non interferisce sulla validità dell'atto di scissione bensì, in considerazione della natura relativa dei suoi effetti, consente ai creditori della società scissa ovvero al curatore del fallimento della società scissa di recuperare all'attivo del fallimento i beni che dal patrimonio dello scissa sono usciti (nel caso di pronuncia ex art. 64 legge fall. ovvero ex art. 67 oppure, ottenuta declaratoria di inefficacia ex art. 2901 c.c., di esercitare sui beni stessi, appartenenti alla società beneficiaria, azione esecutiva ex art. 2902 c.c. (del resto, da tempo la giurisprudenza di legittimità è costare nell'affermare il principio della non interferenza sulla validità dell'atto costitutivo di società di capitali dell'azione revocatoria ordinaria avente per oggetto il conferimento di beni in tale società da parte di una delle parti del contratto sociale: in questo senso, cfr. Cass. 11 marzo 1995, n. 2817; Cass. 18 febbraio 2000, n. 1804; Cass. 22 ottobre 2013, n. 23891). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 16 Agosto 2016.


Scissione societaria – Inefficacia e revocabilità ex artt. 64, 67 l.f. e 2901 c.c. – Responsabilità solidale con la società scissa – Irrilevanza.
E' invero principio di diritto affatto pacifico nella giurisprudenza di legittimità quello secondo cui il compimento di un atto di disposizione del proprio patrimonio, comportante diminuzione della garanzia di cui all'art. 2740 c.c., da parte di un coobbligato solidale facoltizza il creditore ad esercitare contro di lui l'azione revocatoria, a nulla rilevando che i patrimoni degli altri coobbligati siano singolarmente sufficienti a garantire l'adempimento, dal momento che la solidarietà dal lato passivo per l'adempimento di un’obbligazione pecuniaria determina una pluralità di rapporti giuridici di credito-debito tra loro distinti ed autonomi fra il creditore ed ogni singolo debitore solidale ed aventi in comune solo l’oggetto della prestazione, tanto che il creditore ha la facoltà (art. 1292 c.c.) di scegliere il condebitore solidale cui chiedere l'integrale adempimento (potendo anche rinunciare alla solidarietà nei confronti di uno dei condebitori), con la conseguenza che la garanzia patrimoniale generica di cui all'art. 2740 c.c. grava sul patrimonio di ciascun coobbligato, separatamente e per l'intero credito (Cass. 1 agosto 1960, n. 2264; Cass. 13 marzo 1987, n. 2623; Cass. 21 novembre 1990, n. 11251; Cass, 22 marzo 2011, n. 6486).

Facendo applicazione di tale principio, è dunque irrilevante, in funzione dell'esercizio dell'azione revocatoria ordinaria, che dalla scissione sia derivata in capo alle beneficiarie dell'operazione la solidarietà dal lato passivo di diritto speciale prevista dal citato art. 2506-quater, ultimo comma, c.c.

In conclusione, le norme rispettivamente recate dagli artt. 2504-quater, 2506-ter, ultimo comma (opposizione alla progettata scissione da parte dei creditori delle società scindende), 2506-quater, ultimo comma (solidarietà di diritto speciale delle beneficiarie per le obbligazioni della scissa anteriori alla scissione), 2504-quater, 2506ter, ultimo comma (divieto di pronunciare l'invalidità della scissione) non sono di ostacolo all'esercizio dell'azione revocatoria ordinaria di cui all'art. 2901 c.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 16 Agosto 2016.


Giurisdizione civile - Corte dei conti - Azione revocatoria - Legittimazione del P.G. contabile e della P.A. - Rispettiva giurisdizione del giudice contabile e di quello ordinario - Limiti - Coordinamento tra le due azioni - Accertamento interno alle rispettive giurisdizioni.
In tema di tutela del credito da danno erariale, la spettanza al P.M. contabile dell'esercizio dell'azione revocatoria innanzi alla Corte di conti, ex art. 1, comma 174, della l. n. 266 del 2005, non esclude la sussistenza della legittimazione dell'amministrazione danneggiata, come per qualsiasi altro creditore, ad esperire l'omologa azione davanti al giudice ordinario, ancorchè sulla base della stessa situazione creditoria legittimante l'azione del P.M. contabile, ed i problemi di coordinamento nascenti da tale fenomeno di colegittimazione all'esercizio di quell'azione a due soggetti diversi e davanti a distinte giurisdizioni vanno esaminati e risolti, da ciascuna delle giurisdizioni eventualmente investite, nell'ambito dei poteri interni ad ognuna di esse, non riguardando una questione di individuazione della giurisdizione stessa. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 19 Luglio 2016, n. 14792.


Azienda - Cessione - Responsabilità del cessionario per debiti futuri - Debito derivante dalla sopravvenuta inefficacia di pagamenti di crediti aziendali risultanti dalla documentazione contabile al momento della cessione dell'azienda.
La Prima sezione civile della corte di cassazione ha chiesto alle Sezioni Unite un intervento chiarificatore sulla questione se la cessione dell'azienda comporti comunque per il cessionario l'accollo dei debiti anche futuri di cui risultino i presupposti e, in particolare, dei debiti che nasceranno dalla sopravvenuta dichiarazione di inefficacia di pagamenti di crediti aziendali risultanti dalla documentazione contabile al momento della cessione dell'azienda.

Nell'ordinanza di rimessione si osserva che, secondo la giurisprudenza prevalente, «l'art. 58 del d.lgs. 10 settembre 1993, n. 385, nel prevedere il trasferimento delle passività al cessionario, in forza della sola cessione e del decorso del termine di tre mesi dalla pubblicità notizia di essa (secondo quanto previsto dal comma 2 dello stesso art. 58), e non la mera aggiunta della responsabilità di quest'ultimo a quella del cedente, deroga all'art. 2560 c.c., su cui prevale in virtù del principio di specialità» (Cass., sez. III, 26 agosto 2014, n. 18258, m. 632303) e comporta perciò il trasferimento anche dei debiti per sanzioni irrogate dopo la cessione per fatti commessi in precedenza (Cass., sez. IL 29 ottobre 2010, n. 22199, m. 614833).

Sennonché, se è indiscutibile che l'art. 58 legge bancaria prevede la liberazione del cedente alla scadenza del termine di tre mesi (Cass., sez. I, 3 maggio 2010, n. 10653, m. 613303), questa deroga non esclude affatto che quello previsto dall'art. 2560 c.c. sia un accollo cumulativo con trasferimento dei debiti al cessionario. E se nel caso della cessione bancaria è la legge a prevedere che ne consegua il trasferimento di tutte le situazioni soggettive attive e passive, non si vede perché un analogo effetto traslativo non debba aversi anche per le cessioni delle altre aziende commerciali, almeno quando sia l'atto di cessione a includere espressamente, come nel caso in esame, «tutte le situazioni attive e passive quali risultanti dalle scritture contabili regolarmente tenute». (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 21 Aprile 2016, n. 8090.


Revocatoria ordinaria - Ambito oggettivo - Adempimento di debito scaduto - Esclusione - Fondamento - Alienazione con destinazione del prezzo al soddisfacimento di debiti scaduti - Revoca - Limiti - Ragioni.
L'esenzione dalla revocatoria ordinaria dell'adempimento di un debito scaduto, alla stregua di quanto sancito dall'art. 2901, comma 3, c.c. , traendo giustificazione dalla natura di atto dovuto della prestazione del debitore una volta che si siano verificati gli effetti della mora ex art. 1219 c.c., ricomprende anche l'alienazione di un bene eseguita per reperire la liquidità occorrente all'adempimento di un proprio debito, purché essa rappresenti il solo mezzo per tale scopo, ponendosi in siffatta ipotesi la vendita in rapporto di strumentalità necessaria con un atto dovuto, si da poterne escludere il carattere di atto pregiudizievole per i creditori richiesto per la revoca. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 19 Aprile 2016, n. 7747.


Scissione societaria - Revocatoria - Assegnazione - Inammissibilità - Irregredibilità degli effetti organizzativi prodotti - Tutela dei creditori anteriori della società scissa - Risarcimento del danno - Solidarietà.
È inammissibile l'azione revocatoria avverso l'atto di assegnazione posto in essere nell'ambito di una operazione di scissione societaria. Se è vero, infatti, che la finalità dell'art. 2504-quater c.c. consiste nell'assicurare la stabilità degli effetti di una complessa operazione societaria, la diversità qualitativa dei vizi non può comportare che tali effetti possano essere, in ogni caso messi in discussione (vuoi con la dichiarazione di nullità vuoi con la dichiarazione di inefficacia) una volta eseguite le prescritte formalità pubblicitarie e decorsi i termini per la opposizione: da questo momento pare ragionevole ritenere che per tutelare tali interessi di carattere generale, gli effetti della scissione diventino "irregredibili", e che la tutela offerta ai creditori anteriori della società scissa si concreti nei rimedi specificamente previsti, che sono tra l'altro oggettivamente estesi ed apprezzabili, visto il diritto al risarcimento del danno, previsto all'art. 2504-quater, comma 2. c.c. e la solidarietà di cui all'art. 2506-quater ultimo comma c.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 01 Aprile 2016.


Azione revocatoria – Garanzia patrimoniale generica ex art. 2740 c.c. – Beni presenti e futuri – Alienazione di un bene non facente parte del patrimonio del debitore al momento del sorgere del credito – Pregiudizio alle ragioni del creditore – Esclusione.
In tema di tutela revocatoria ex art. 2901 c.c. nei confronti del garante, si deve ritenere che non arreca pregiudizio alle ragioni dei creditori l’alienazione di un bene che, al momento del sorgere dell’obbligazione garantita, non faceva parte del patrimonio del convenuto e sul quale dunque i creditori non avrebbero potuto fare affidamento. Tribunale Brescia, 04 Marzo 2016.


Scissione – Revocatoria – Ammissibilità.
La irretrattabilità degli effetti della scissione non ne esclude la revocabilità, in quanto la revocatoria della scissione non cancella il complesso degli effetti organizzativi derivanti dall’operazione, ma si limita a far rientrare nell’area della responsabilità patrimoniale della società fallita i beni assegnati alla società figlia. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia, 05 Febbraio 2016.


Azione revocatoria ordinaria ex art. 2901 c.c. – Atto di conferimento d’azienda in s.r.l. – Incompetenza funzionale della Sezione Specializzata in materia di Impresa – Sussistenza.
Non sussiste la competenza funzionale della Sezione Specializzata in materia di Impresa con riferimento all’azione revocatoria ordinaria ex art. 2901 c.c. avente ad oggetto l’atto di conferimento di azienda in s.r.l., perfezionato contestualmente alla costituzione di quest’ultima.

L’azione revocatoria ordinaria dedotta, esperita da soggetto terzo rispetto all’atto di conferimento in esame, non rientra infatti nell’ambito del c.d. rapporti societari diretti, cui fa riferimento la lett. a) dell’art. 3 comma 2 del d. lgs. 168/2003; invero, detta azione revocatoria, il cui risultato è qualificato dall’art. 2901 c.c. in chiave di semplice inefficacia dell’atto dispositivo nei confronti unicamente del creditore che ha svolto l’azione, in ragione della relatività dei suoi effetti, non inciderebbe in alcun modo sul contratto sociale, sulla struttura e sul funzionamento del sodalizio e per ciò non potrebbe essere di per sé devoluta alla Sezione Specializzata.

Non trova neppure applicazione il terzo comma dell’art. 3 del d. lgs. 168/2003, in carenza della proposizione di ulteriori domande, che attribuisce la competenza delle sezioni specializzate anche per le cause connesse a quelle previste dal secondo comma del citato articolo. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Bologna, 01 Febbraio 2016.


Azione revocatoria ordinaria - Scissione - Possibilità per il creditore di contare anche sul patrimonio della società nata dalla scissione.
Non è esperibile (e si rivela sostanzialmente inutile) l'azione revocatoria ordinaria del solo atto di scissione in quanto il creditore può comunque contare anche sul patrimonio della società nata dalla scissione, sia pure nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto assegnato ai sensi dell'articolo 2506-quater c.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 22 Gennaio 2016.


Azione revocatoria ordinaria - Scissione - Eventus damni - Esclusione.
Il requisito dell'eventus damni richiesto per l'esercizio dell'azione revocatoria ordinaria viene meno qualora si chieda l'inefficacia dell'atto di scissione societaria, potendo il creditore contare sulla responsabilità solidale tra società scissa e società beneficiaria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 22 Gennaio 2016.


Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Rapporti con l'azione revocatoria ordinaria - Azione revocatoria ordinaria - Dichiarazione di fallimento del debitore pendente il giudizio - Subingresso del curatore nell'azione - Modalità.
Il curatore che, in forza della legittimazione accordatagli dall'art. 66 l.fall., intenda subentrare nell'azione revocatoria ordinaria intrapresa da un creditore per fare dichiarare inopponibile, nei suoi confronti, un atto di disposizione patrimoniale compiuto dal debitore poi fallito durante quel giudizio, accetta la causa nello stato in cui si trova, sicchè l'esercizio di tale facoltà non è soggetto ai limiti entro i quali le parti possono formulare nuove domande o eccezioni nel processo di primo grado, né, ove la lite già penda in appello, al termine previsto per la proposizione del gravame incidentale o alle preclusioni di cui all'art. 345, comma 1, c.p.c., poiché, al contrario, è sufficiente che egli si costituisca in giudizio, anche in appello, dichiarando di voler far propria la domanda proposta ex art. 2901 c.c., per investire il giudice del dovere di pronunciare sulla stessa nei confronti dell'intera massa dei creditori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Gennaio 2016.


Fallimento - Curatore - Poteri - Rappresentanza giudiziale - Autorizzazione a stare in giudizio - Estensione - Delimitazione - Fattispecie.
L'autorizzazione a promuovere un'azione giudiziaria, conferita dal giudice delegato al curatore del fallimento, si estende, senza bisogno di specifica menzione, a tutte le possibili pretese ed istanze strumentalmente pertinenti al conseguimento dell'obiettivo del giudizio cui si riferisce. (In applicazione dell'anzidetto principio, la S.C., riformando la sentenza impugnata, ha ritenuto non necessarie ulteriori specificazioni nel provvedimento con cui il giudice delegato aveva autorizzato il curatore a costituirsi nel giudizio pendente ex art. 2901 c.c., non potendo questi avanzare altra pretesa se non quella di subentrare nell'azione proposta). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Gennaio 2016.


Trust – A titolo gratuito – Conferimento del patrimonio immobiliare del debitore – Assoggettabilità a revocatoria – Sussiste.
L’istituzione di un trust a titolo gratuito con conferimento di immobili nello stesso comporta un sostanziale depauperamento del patrimonio del debitore, non compensato da alcuna entrata.
Sussistono pertanto i presupposti perché l’atto con cui è stato istituito il trust e sono stati conferiti nello stesso i beni sia dichiarato inefficace nei confronti del creditore il quale potrà agire esecutivamente sugli stessi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Ivrea, 12 Gennaio 2016.


Fallimento - Azione revocatoria ordinaria del curatore - Subentro nell'azione promossa dal creditore prima del fallimento - Onere della prova.
Nell'ipotesi in cui il curatore fallimentare, anziché promuovere autonomamente l'azione revocatoria ex art. 2901 c.c., scelga di subentrare in quella promossa dal creditore prima del fallimento, egli sarà vincolato alle preclusioni eventualmente maturate, ma potrà beneficiare della posizione processuale del creditore e del regime probatorio più favorevole e non sarà, quindi tenuto, ai fini della dimostrazione dell’eventus damni (a meno che non venga ipotizzata una dolosa preordinazione dell'atto dispositivo al fine di pregiudicare il soddisfacimento del credito) a provare anche che il credito dei creditori ammessi o di alcuni di loro era già sorto al momento dell'atto che si assume pregiudizievole, quale era la consistenza dei loro crediti, quale era la consistenza quantitativa e qualitativa del patrimonio del debitore subito dopo il compimento dell'atto pregiudizievole. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo, 22 Dicembre 2015.


Notificazione - Interruzione della prescrizione - Distinzione degli effetti tra notificante e destinatario - Principio generale - Applicazione anche agli effetti sostanziali degli atti processuali - Limiti

Azione revocatoria - Notificazione - Interruzione della prescrizione -  Criterio di determinazione del momento - Consegna dell'atto introduttivo del giudizio all'ufficiale giudiziario
.
Il principio della differente decorrenza degli effetti della notificazione nelle sfere giuridiche, rispettivamente, del notificante e del destinatario, introdotto dalla sentenza della Corte costituzionale 26 novembre 2002, n. 477 con riguardo agli atti processuali e non a quelli sostanziali, deve essere esteso, in forza del parametro di costituzionalità della ragionevolezza, anche agli effetti sostanziali degli processuali nei casi in cui il diritto non possa farsi valere se non con un atto processuale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

La consegna all'ufficiale giudiziario richiesto della notifica dell'atto di citazione introduttivo del giudizio per revocatoria quando ancora non è decorso il termine di prescrizione quinquennale di cui all'articolo 2903 cod. civ. è idonea ad interrompere il decorso del termine di prescrizione, ancorché l’atto processuale sia ricevuto dopo la scadenza di detto termine. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 09 Dicembre 2015, n. 24822.


Vincolo di destinazione ex articolo 2645-ter c.c. - Mancanza di attribuzione a favore del disponente - Natura gratuita dell'atto - Revocabilità ex articolo 2901 c.c..
La costituzione di un vincolo di destinazione su un determinato bene ex articolo 2645-ter c.c. si caratterizza per essere espressione del fenomeno della separazione patrimoniale e, in mancanza di contropartita costituita da attribuzioni in favore del disponente, deve essere classificato come atto a titolo gratuito revocabile sensi dell'articolo 2901 n. 1 c.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 27 Ottobre 2015.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria ordinaria - Dichiarazione di fallimento successiva alla proposizione dell'azione revocatoria - Subentro del curatore fallimentare - Esclusività del diritto di proseguire il giudizio - Limiti - Giudizio coinvolgente un terzo - Legittimazione del creditore originario - Permanenza - Fondamento.
Il principio secondo cui, una volta intervenuta la dichiarazione di fallimento dopo la proposizione dell'azione revocatoria ordinaria , ove il curatore subentri nel giudizio, ai sensi dell'art. 66 della l.fall., vengono meno la legittimazione e l'interesse ad agire dell'attore originario, opera solo quando si tratti di azione revocatoria ordinaria proposta esclusivamente nei confronti del debitore poi fallito, sicché, qualora l'originaria domanda sia stata proposta anche nei confronti di un terzo, rispetto al quale la curatela fallimentare non vanta alcuna pretesa, il creditore che ha introdotto il giudizio è legittimato a riassumerlo dopo l'interruzione conseguente alla dichiarazione di fallimento nei confronti del litisconsorte non attinto dalla procedura. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 27 Ottobre 2015, n. 21810.


Avvocato - Onorari - Valore della causa - Azione revocatoria - Liquidazione a carico del cliente - Determinazione del valore - Valore manifestamente diverso da quello presunto - Riferimento al valore effettivo della controversia, ex art. 6, comma 2, del d.m. 127 del 2004 - Necessità.
In tema liquidazione degli onorari a carico del cliente ed in favore dell'avvocato per l'opera prestata in un giudizio relativo ad azione revocatoria, il valore della causa - laddove risulti manifestamente diverso da quello presunto a norma del codice di procedura civile - si determina, ex art. 6, comma 2, del d.m. n. 127 del 2004, non già sulla base del credito a tutela del quale si è agito in via revocatoria, bensì del valore effettivo della controversia. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 30 Settembre 2015, n. 19520.


Azione revocatoria ordinaria – Consapevolezza del pregiudizio – Fattispecie.
La consapevolezza del pregiudizio che l’atto di compravendita impugnato ex art. 2901 c.c. reca alle ragioni del creditore dell’alienante può derivare, sia per l’alienante debitrice che per l’acquirente, dalla conoscenza del credito vantato dal creditore attore data dalla notifica di un decreto ingiuntivo precedente la compravendita e diretta all’alienante debitrice e ad altro debitore del creditore, che abbia partecipato all’atto di compravendita nella sua qualità di legale rappresentante della società acquirente, poiché per effetto della notifica del decreto, non solo la venditrice, ma anche la società acquirente, in persona del suo legale rappresentante, erano certamente a conoscenza dell’esposizione debitoria della prima nei confronti della banca attrice e, di conseguenza, del danno che la vendita avrebbe arrecato alle ragioni di credito di quest’ultima. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 28 Settembre 2015.


Espropriazione forzata - Opposizione di terzo all'esecuzione - Intento fraudolento posto a fondamento di domanda di revoca ex articolo 2901 c.c. proposta da altro creditore - Inefficacia.
In sede di opposizione di terzo all'esecuzione proposta dal proprietario dei beni erroneamente aggrediti, il creditore procedente non può far valere l'eventuale intento fraudolento posto a fondamento della domanda di revoca ex articolo 2901 c.c. proposta da altro creditore in altro giudizio, posto che la dichiarazione di inefficacia che consegue all'accoglimento della citata domanda ha efficacia soggettiva relativa, in quanto rende l'atto inefficace esclusivamente nei confronti del soggetto che ha vittoriosamente esperito l'azione revocatoria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Cuneo, 20 Agosto 2015.


Vincolo di destinazione - Interessi meritevoli di tutela - Rilevanza dell'interesse perseguito - Valutazione comparativa tra gli interessi in conflitto - Esclusione.
Il giudizio di meritevolezza riguardo agli atti di destinazione è un giudizio che riguarda gli interessi in sé e non comporta una valutazione comparativa in termini di prevalenza o potiorità tra l'uno e l'altro, non apparendo legittima alcuna ulteriore delimitazione degli interessi che i privati possono perseguire costituendo un vincolo di destinazione, con la precisazione che la "immeritevolezza" coincide con la "illiceità dell'interesse perseguito". (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 12 Agosto 2015.


Vincolo di destinazione - Interessi meritevoli di tutela - Concordato preventivo - Soddisfacimento dei creditori sociali .
L'atto di destinazione di cui all'articolo 2645-ter c.c. è valido ed efficace e realizza un interesse pienamente meritevole di tutela ai sensi dell'articolo 1322 c.c. ove venga utilizzato per il soddisfacimento dei creditori di società che intenda accedere alla procedura di concordato preventivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 12 Agosto 2015.


Revocatoria ordinaria - Presupposti - Pregiudizio alle ragioni del creditore - Mantenimento di uno stato di maggiore fruttuosità e facilità nell'esperimento dell'azione esecutiva - Valutazione del danno - Non necessità - Dimostrazione della pericolosità

Trust - Scopo di provvedere al soddisfacimento dei propri bisogni ed esigenze familiari - Natura gratuita - Nomina del disponente a trustee e beneficiario
.
Il pregiudizio alle ragioni del creditore, che costituisce il presupposto dell'azione revocatoria ordinaria di cui all'articolo 2901 c.c., non interessa soltanto la conservazione della garanzia patrimoniale costituita dai beni del debitore, ma anche il mantenimento di uno stato di maggiore fruttuosità e facilità nell'esperimento dell'azione esecutiva, con la conseguenza che il pregiudizio può essere costituito da una variazione quantitativa ma anche qualitativa del patrimonio del debitore che ne comporti una maggiore difficoltà od incertezza nella esecuzione coattiva del credito o che ne comprometta la fruttuosità. Da ciò consegue che per l'esistenza del pregiudizio non occorre alcuna valutazione sul danno, essendo sufficiente la dimostrazione da parte del creditore istante della pericolosità dell'atto impugnato, in termini di una possibile quanto eventuale infruttuosità della futura esecuzione sui beni del debitore. In questa prospettiva, l'onere probatorio del creditore che agisce in revocatoria si restringe alla dimostrazione della variazione quantitativa o qualitativa del patrimonio del debitore, senza estendersi a quella dell'entità e natura del patrimonio stesso successiva all'atto di disposizione, non trovandosi il creditore nelle condizioni di valutarne compiutamente le caratteristiche. E', invece, onere del debitore che voglia sottrarsi agli effetti dell'azione revocatoria provare che, nonostante l'atto di disposizione, il suo patrimonio ha conservato valore caratteristiche tali da garantire il soddisfacimento delle ragioni del creditore senza particolari difficoltà. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Ha sicuramente natura gratuita l'atto di conferimento di beni in trust posto in essere allo scopo di provvedere al soddisfacimento dei propri bisogni ed esigenze familiari al fine di assicurarsi il mantenimento dell'attuale tenore qualità di vita, le cure e l'assistenza, personale e medica, soprattutto nel caso in cui il disponente rivesta anche la qualità di trustee e di beneficiario, così che, il conferimento dei beni in trust, sia rimasta sostanzialmente invariata la situazione di "signoria" sui beni che ne hanno formato oggetto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli, 16 Giugno 2015.


Fideiussione - Revocatoria ordinaria dell'atto di disposizione posto in essere dal fideiussore - Determinazione dell'anteriorità ovvero della posteriorità del credito rispetto all'atto dispositivo - Momento dell'accreditamento a favore del debitore - Fattispecie in tema di trust.
Con riferimento all'onere probatorio del creditore che agisce in revocatoria ai sensi dell'articolo 2901 c.c. di atto posto in essere dal fideiussore, ai fini della determinazione dell'anteriorità ovvero della posteriorità del credito rispetto all'atto dispositivo del fideiussore, occorre fare riferimento al momento dell'accreditamento dell'importo garantito. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 16 Giugno 2015.


Trust – In frode ai creditori – Nullità per illiceità della causa – Esclusione – Revocabilità – Sussiste.
L’istituto del trust non è contrario all’ordine pubblico né a norme imperative dal momento che lo Stato ha ratificato la Convenzione dell’Aja 1° luglio 1985. Può dirsi assodato che il trust, anche se regolato da legge straniera, realizza astrattamente interessi meritevoli di tutela.
La “frode al creditore”, se scollegata da una più generalizzate violazione della regola della par condicio creditorum non assurge a motivo di illiceità del negozio in quanto attiene al “motivo” del negozio e non incide sulla sua causa.
Di fronte ad un utilizzo del trust che si assume “in frode al creditore” l’ordinamento giuridico consente di esperire il rimedio tipico dell’azione revocatoria ordinaria. È pacifico che con il conferimento in trust i debitori ottengono l’effetto di spogliarsi dei loro beni aggredibili rendendoli indisponibili all’eventuale esecuzione forzata. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Pavia, 04 Giugno 2015.


Trust - Revocatoria ordinaria - Presupposti - Gratuità del trust - Sussistenza.
Sussistano i presupposti per la revocatoria ex articolo 2901 c.c. dell'atto di conferimento di beni in trust effettuato poco tempo dopo un'apertura di credito bancario in conto corrente garantita dal disponente, posto che il conferimento di beni in trust è un atto a titolo gratuito, in ordine al quale non è necessaria la consapevolezza da parte del trustee del pregiudizio arrecato ai creditori e che l'atto segregativo impedisce al creditore di soddisfare le proprie ragioni sul patrimonio del debitore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 29 Maggio 2015.


Trust – Costituito dal fideiussore di correntista bancario – Assoggettabilità ad azione revocatoria ordinaria – Presupposti .
Sussistono i presupposti per addivenire alla revocatoria del trust costituito dal fideiussore del correntista dopo l’insorgenza del credito della banca, dovendosi considerare il momento dell’accreditamento e non quello dell’effettivo prelievo da parte del correntista.
La disposizione del trust infatti comporta senz’altro pregiudizio alle ragioni della banca, dal momento che la sua creazione ha reso impossidente il debitore-fideiussore; che la consapevolezza di tale pregiudizio da parte del debitore disponente emerge dalla coscienza dell’assunzione della fideiussione in data anteriore alla costituzione del trust; e dal fatto che già al momento della creazione del trust il conto corrente annotava un saldo passivo.
Essendo il conferimento di beni in trust un atto a titolo gratuito, non è necessaria la consapevolezza da parte del terzo (trustee) del suddetto pregiudizio. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino, 29 Maggio 2015.


Trust - Scopo di proteggere e soddisfare le esigenze dei familiari - Natura gratuita dell'atto - Analogia con il fondo patrimoniale - Fattispecie in tema di azione revocatoria ordinaria promossa da un fallimento nei confronti dell'amministratore della società.
Può dirsi pacifica la qualificazione in termini di gratuità del conferimento di beni in un trust istituito con lo scopo di proteggere e soddisfare le esigenze dei familiari, in analogia con la fattispecie dell'istituto del fondo patrimoniale di cui all'articolo 167 e seguenti c.c. la cui istituzione, mediante conferimento di beni, è pacificamente ritenuto in giurisprudenza un negozio a titolo gratuito, condividendo gli atti del trust e del fondo patrimoniale la causa di segregazione e l'effetto di creazione di un patrimonio separato ed assoggettato ad un vincolo di destinazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Siena, 22 Maggio 2015.


Azione revocatoria diretta alla reintegrazione del patrimonio del responsabile del danno ed azione di accertamento e condanna al risarcimento del danno stesso – Vincolo di accessorietà ex art. 31 c.p.c. – Non sussiste.
Atteso che ai fini dell’accoglimento dell’azione revocatoria ordinaria è sufficiente la titolarità di un credito eventuale quale quello oggetto di un giudizio ancora in corso, la cui definizione non costituisce antecedente logico-giuridico indispensabile per la pronuncia sulla domanda revocatoria, e considerate le finalità dell’azione revocatoria stessa, che sono quelle di far dichiarare inefficace un atto dispositivo dannoso per la posizione del creditore eventuale, si deve affermare  che non sussiste alcun vincolo di accessorietà tra le due pretese giudiziali. (Massimo Postiglione) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 21 Maggio 2015, n. 10512.


Trust - Revocatoria ordinaria dell'atto di dotazione dei beni in trust - Litisconsorzio necessario nei confronti del trustee - Espropriazione contro il terzo proprietario.
Nella causa di revocatoria ex articolo 2901 c.c. dell'atto di dotazione di beni in trust, il trustee è litisconsorte necessario in quanto amministratore del patrimonio nell'interesse del beneficiario e proprietario fiduciario del bene o del diritto il cui trasferimento è impugnato ed è, inoltre, il soggetto nei cui confronti deve eseguirsi ed avere effetto la pronuncia che dichiari l'inefficacia del trasferimento e nei cui confronti è necessario procedere ai sensi dell'articolo 602 c.p.c. mediante l'espropriazione contro il terzo proprietario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 20 Maggio 2015.


Tribunale delle imprese - Competenza - Connessione oggettiva e soggettiva - Azione revocatoria, azione di responsabilità degli amministratori - Esclusione.
L’art. 3 comma 3 del D.Lvo n. 168/03 (istitutivo delle sezioni specializzate in materia di impresa) si riferisce alla sola connessione propria, perché diversamente, ove il legislatore ha inteso riferirsi anche alla connessione impropria (D.L.vo n. 30/05 art. 134) ha espressamente indicato tale estensione.

E' di competenza del tribunale ordinario e non delle sezioni specializzate in materia di impresa, la causa avente ad oggetto la revocatoria ex art. 2901 c.c. dell’atto di costituzione di fondo patrimoniale che sia stata promossa contro gli amministratori, nei cui confronti la società attrice abbia instaurato altro giudizio per l’azione di responsabilità, non sussistendo ragioni di connessione propria tra le due cause. (Francesco Fontana) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza, 13 Maggio 2015.


Azione revocatoria ordinaria - Esercitata dal curatore fallimentare - Caratteristiche - Ambito di efficacia - Sostanziale identità - Onere della prova della conoscenza dello stato insolvenza da parte del terzo - Esclusione - Prova del semplice pregiudizio per la massa dei creditori.
L'art.66 l.fall. ripropone, in ambito fallimentare, la revocatoria ordinaria codicistica. L'unica differenza fra la revocatoria ex art. 66 L.F. e la revocatoria ex art. 2901 cod. civ. è l'ambito di efficacia: la prima, esercitata dal curatore, giova a tutti i creditori, la seconda giova soltanto al creditore che ha esercitato l'azione. Ma le caratteristiche dell'azione sono le medesime, trattandosi dello stesso istituto trasposto in un diverso settore dell'ordinamento. E' quindi errato ritenere che, anche in tema di revocatoria ordinaria, il curatore sia gravato dalla prova della conoscenza da parte del terzo dello stato di insolvenza del debitore, come avviene in caso di revocatoria fallimentare ex art. 67 L.F.; è in realtà sufficiente che sia dimostrato il semplice pregiudizio, per la massa dei creditori, dell'atto dispositivo. Pertanto, chi propone questa azione deve unicamente provare la conoscenza, da parte del terzo, del pregiudizio arrecato alle ragioni del creditore, ovverosia la menomazione della garanzia generica di cui all'art. 2740 cod. civ., posto che la norma non richiede, per la sua applicazione, che il debitore sia insolvente, nè che il creditore abbia consapevolezza dello stato di decozione del debitore o della società di cui è parte. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 07 Maggio 2015.


Azione revocatoria ordinaria - Modifica qualitativa e non quantitativa del patrimonio - Soddisfazione dei crediti resa più incerta o difficile.
In tema di revocatoria ordinaria, non è necessaria una totale compromissione del patrimonio del debitore, ma è sufficiente che la soddisfazione dei crediti sia resa più incerta o difficile, come nel caso di modifica qualitativa e non quantitativa del patrimonio del debitore che metta a rischio la fruttuosità dell'azione esecutiva (ex multis, Cass. civ. Sez. 3 13 dicembre 2011, n. 26723).

Nel caso di specie, la Corte territoriale aveva ritenuto che il carattere pregiudizievole dell'atto, consistente nella stipula di un contratto di locazione, l'eventus damni, sia insito nelle caratteristiche dell'atto stesso (lunga durata del contratto, prezzo notevolmente inferiore al valore di mercato). Tale ricostruzione di fatto, afferente al merito della controversia, non può essere messa in discussione in sede di legittimità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 07 Maggio 2015.


Fallimento - Azione revocatoria promossa dal curatore - Analogie e differenze con l'azione revocatoria di cui all'articolo 2901 c.c..
L'art. 66 legge fall. ripropone, in ambito fallimentare, la revocatoria ordinaria codicistica. L'unica differenza fra la revocatoria ex art. 66 e la revocatoria ex art. 2901 cod. civ. è l'ambito di efficacia: la prima, esercitata dal curatore, giova a tutti i creditori, la seconda giova soltanto al creditore che ha esercitato l'azione. Ma le caratteristiche dell'azione sono le medesime, trattandosi dello stesso istituto trasposto in un diverso settore dell'ordinamento. Ragion per cui è errato ritenere che, anche in tema di revocatoria ordinaria, il curatore sia gravato dalla prova della conoscenza da parte del terzo dello stato di insolvenza del debitore, come avviene in caso di revocatoria fallimentare ex art. 67 legge fall., poiché è in realtà sufficiente che sia dimostrato il semplice pregiudizio, per la massa dei creditori, dell'atto dispositivo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 07 Maggio 2015.


Revocatoria ordinaria - Presupposti - Modifica qualitativa del patrimonio del debitore - Maggiori difficoltà nella soddisfazione dei crediti.
In tema di revocatoria ordinaria, non è necessaria una totale compromissione del patrimonio del debitore, ma è sufficiente che la soddisfazione dei crediti sia resa più incerta o difficile, come nel caso di modifica qualitativa e non quantitativa del patrimonio del debitore che metta a rischio la fruttuosità dell'azione esecutiva (ex multis, Cass. civ. Sez. 3 13 dicembre 2011, n. 26723). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 07 Maggio 2015.


Trust - Revocabilità - Accertamento della natura gratuita del trust - Criteri - Rilevanza delle intenzioni del disponente e degli obblighi del trustee nei confronti dei beneficiari - Fattispecie.
Poiché l'atto dispositivo di beni in trust può avere natura di liberalità, costituire adempimento di un obbligo morale o un mezzo per adempiere ad un obbligo giuridico (c.d trust liquidatorio), per accertare la natura liberale o onerosa del trust, si dovrà avere riguardo alle intenzioni del disponente e agli obblighi del trustee nei confronti dei beneficiari, con la precisazione che il soggetto rispetto al quale va verificata l'esistenza di una causa solventi ai fini del riconoscimento della natura onerosa non è il trustee, bensì colui che risulta destinatario finale del vantaggio rispetto al quale il disponente si sia obbligato all'istituzione del trust e nella cui sfera patrimoniale l'eventuale dichiarazione di inefficacia conseguente all'accoglimento dell'azione revocatoria spiegherà i suoi effetti. (Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto che avesse natura gratuita il trust: con finalità di soddisfacimento dei bisogni e delle esigenze di vita dello stesso disponente, il mantenimento del suo attuale tenore e qualità di vita, nonché la sua assistenza personale e medica; che preveda come trustee una società statunitense della quale lo stesso disponente sia procuratore; ove beneficiario del trust sia lo stesso disponente e, in via subordinata ed eventuale la madre ed il fratello; ove il conferimento sia totalmente privo di corrispettivo economico o di una qualsiasi controprestazione posto che, ai fini della natura gratuita o meno del negozio, non ha rilevanza l'esistenza di obblighi di custodia o di altro genere posti a carico del trustee se finalizzati esclusivamente alla realizzazione dello scopo dell'atto senza interferire con la sua causa). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 23 Aprile 2015.


Finanziamento soci - Legittimazione ad agire del creditore - Azione revocatoria - Restituzione o postergazione ex articolo 2467 c.c. - Irrilevanza.
La possibilità che il finanziamento effettuato dal socio possa o meno rientrare nella previsione normativa dell'articolo 2467 c.c., e che sia quindi soggetto all'obbligo di restituzione o alla postergazione, non incide sulla legittimazione attiva del creditore che agisce in revocatoria, poiché la degradazione di tale credito non può pregiudicare le azioni a poste a tutela dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 25 Febbraio 2015.


Finanziamento soci - Azione revocatoria - Postergazione ex articolo 2467 c.c. - Irrilevanza.
La questione della postergazione di un credito da finanziamento soci non è questione che riguarda il giudice dell'azione revocatoria, chiamato non già ad emettere una statuizione di condanna al pagamento, ma un accertamento di natura costitutiva circa l'inefficacia relativa dell'atto dispositivo che rechi pregiudizio alle ragioni del creditore. L'esperimento dell'azione revocatoria costituisce, infatti, un mezzo di tutela giudiziale rimesso alla scelta di ciascun creditore, con la conseguenza che, laddove il creditore di grado anteriore non ritenga di avvalersene, non per questo potrà essere pregiudicato il diritto dei creditori di grado posteriore di tutelare il proprio diritto, così come riconosciuto dall'art. 24 della Costituzione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 25 Febbraio 2015.


Azione revocatoria ordinaria ex articolo 2901 c.c. - Diritto personale di godimento - Locazione.
L'azione revocatoria di cui all'articolo 2901 c.c. può avere ad oggetto anche l'atto dispositivo che costituisca un diritto personale di godimento, quale può essere quello di locazione, qualora tale atto renda più difficoltosa per il creditore la soddisfazione del proprio credito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 25 Febbraio 2015.


Revocatoria ordinaria - Garanzia - Rapporto di accessorietà con il credito - Garanzia contestuale - Revocabilità.
Dal rapporto di accessorietà tra credito e garanzia non discende affatto un principio di non revocabilità della sola garanzia, come è fatto palese dalla disposizione di cui all'art. 2901 c.c., comma 2, il quale presuppone appunto tale revocabilità, ancorché si tratti di garanzia contestuale al credito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 06 Febbraio 2015.


Fallimento - Azione revocatoria ordinaria promossa dal curatore - Requisiti soggettivi - Scientia damni - Consapevolezza da parte del terzo convenuto in revocatoria.
Il curatore fallimentare che promuova l'azione revocatoria ordinaria, per dimostrare la sussistenza dell'eventus damni ha l'onere di provare tre circostanze: a) la consistenza dei crediti vantati dai creditori ammessi al passivo nei confronti del fallito; b) la preesistenza delle ragioni creditorie rispetto al compimento dell'atto pregiudizievole; c) il mutamento qualitativo o quantitativo del patrimonio del debitore per effetto di tale atto. Solo se dalla valutazione complessiva e rigorosa di tutti e tre questi elementi emerga che per effetto dell'atto pregiudizievole sia divenuta oggettivamente più difficoltosa l'esazione del credito, in misura che ecceda la normale e fisiologica esposizione di un imprenditore verso i propri creditori, potrà ritenersi dimostrata la sussistenza dell'eventus damni (da ult. Cass. 26331/2008). Conseguentemente il requisito soggettivo della scientia damni consiste nella consapevolezza di tali elementi da parte del terzo convenuto in revocatoria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 06 Febbraio 2015.


Trust - Nullità per violazione dei principi inderogabili dell'ordinamento - Esclusione - Azione revocatoria - Esperibilità - Oggetto dell'impugnazione - Atto di conferimento.
Il conferimento di beni in trust, pur non integrando un'ipotesi di nullità per violazione dei principi inderogabili dell'ordinamento, può tuttavia integrare i presupposti per l'esercizio dell'azione revocatoria, con la precisazione che oggetto dell'impugnazione non sarà l'atto istitutivo del trust, mancante di effetti dispositivi, bensì il conseguente atto di disposizione con il quale i beni sono stati trasferiti al fiduciario trustee o, nell'ipotesi di trust autodichiarato, posti sotto il controllo dello stesso, oppure segregati nel patrimonio del disponente nell'interesse di un beneficiario o per un fine specifico, così come prevede l'articolo 2, comma 2, della convenzione dell'Aja. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì, 05 Febbraio 2015.


Trust - Clausola di proroga della giurisdizione - Effetti nei confronti dei terzi - Effetti nei confronti del creditore che agisce in revocatoria - Esclusione.
In forza del principio per cui la clausola di proroga della giurisdizione inserita nell'atto costitutivo di un trust vincola, oltre al costituente, i gestori e i beneficiari del trust, anche se non firmatari della clausola, ove vengano in rilievo diritti e obblighi inerenti al trust, ma non vincola i soggetti che rispetto al trust sono in posizione di terzietà (Cass. Sez. Un. 14041/2014), si deve ritenere che detta clausola non operi nei confronti del creditore che agisca con azione revocatoria ordinaria ex articolo 2901 c.c. al fine di ottenere la revoca dell'atto istitutivo del trust. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 29 Gennaio 2015.


Trust - Trust liquidatorio - Finalità solutoria - Conservazione della garanzia generica sul patrimonio del debitore in favore dei creditori - Esclusione.
Non può sostenersi che il trust, in considerazione delle finalità solutorie in esso enunciate, preservi la garanzia generica sul patrimonio del debitore in favore di tutti i creditori, dal momento che tali finalità sono irrilevanti per i terzi che non hanno la facoltà di esigerle o verificarne il rispetto nei confronti del trustee e che sono invece tutelati proprio dall'azione revocatoria ordinaria, preordinata alla tutela di tali stessi interessi a prescindere dalla prova piena delle ragioni di credito che sarebbe invece richiesta per far valere le proprie pretese nei confronti del trust. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 29 Gennaio 2015.


Trust - Fondo patrimoniale - Sottrazione della garanzia patrimoniale dei creditori - Natura gratuita - Azione revocatoria ex articolo 2901 c.c..
Il trust si presta, come il fondo patrimoniale, a sottrarre ai creditori le garanzie di cui all'articolo 2740 c.c. e può, pertanto, costituire oggetto di domanda di revocatoria ordinaria in quanto negozio gratuito finalizzato a trasferire i beni ad una gestione separata senza corrispettivo alcuno e con sottrazione di essi ai creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 29 Gennaio 2015.


Trust - Azione revocatoria ordinaria - Consapevolezza in capo al trustee delle finalità elusive - Esclusione.
In tema di azione revocatoria ordinaria ex articolo 2901 dell'atto istitutivo del trust, appare improprio qualificare il trustee come terzo acquirente in capo al quale dovrebbe richiedersi la consapevolezza delle finalità elusive, in quanto il trustee è semplicemente l'esecutore delle finalità del trust ed è del tutto indifferente ad esse. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 29 Gennaio 2015.


Trust - Azione revocatoria ordinaria - Pregiudizio alle ragioni del creditore - Compimento di atti che rendono più incerto o difficile il soddisfacimento del credito.
In tema di azione revocatoria ordinaria ex articolo 2901 dell'atto istitutivo del trust, il pregiudizio alle ragioni del creditore è ravvisabile anche in un trust con finalità liquidatorie in quanto, a fondamento dell'azione revocatoria ordinaria non è richiesta la totale compromissione della consistenza patrimoniale del debitore, ma soltanto il compimento di un atto che renda più incerto o difficile di soddisfacimento del credito, il quale può consistere non solo in una variazione quantitativa del patrimonio del debitore, ma anche in una modificazione qualitativa di esso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 29 Gennaio 2015.


Azione revocatoria - Aggressione esecutiva del terzo acquirente - Titolo esecutivo - Credito diverso da quello per il quale si era proposta la revocatoria - Ammissibilità - Esclusione.
Dato che il presupposto per l'accoglimento dell'azione revocatoria è la qualità di creditore, il presupposto per aggredire i beni, oggetto dell'atto di disposizione dichiarato inefficace, è la sussistenza di un titolo esecutivo che accerti l'esistenza non di un credito qualsiasi, ma del credito fondato sulle stesse ragioni giuridiche poste a fondamento dell'azione revocatoria. La negazione di tale principio porterebbe a risultati aberranti: il terzo acquirente non avrebbe la possibilità di liberarsi dal vincolo, eventualmente soddisfacendo i crediti fatti valere in sede di esercizio dell'azione revocatoria, ma sarebbe esposto a qualsiasi azione esecutiva promossa dal creditore; la circolazione del bene oggetto di revocatoria sarebbe gravemente compromessa, perché nessuno potrebbe avere una esatta percezione di quale vincolo gravi sul bene; sul bene oggetto di revocatoria verrebbe a gravare un vincolo addirittura più intenso di quello che sarebbe determinato dalla costituzione di un diritto reale di garanzia, come un'ipoteca o un pegno, per i quali vige il principio della "doppia specialità", in relazione al bene che ne è oggetto e al credito garantito. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Tribunale Bolzano, 28 Gennaio 2015.


Trust - Revocatoria ordinaria - Trust regolato dalla legge inglese - Eccezione di carenza di giurisdizione del giudice italiano adito - Infondatezza - Applicazione della lex fori.
Nonostante il trust sia regolato dalla legge inglese, è infondata l'eccezione di carenza di giurisdizione del giudice italiano adito per la revocatoria ai sensi dell'articolo 2901 c.c. dell'atto costitutivo del trust medesimo, in quanto l'atto di trasferimento dei beni dal disponente al trustee è comunque assoggettato alla lex fori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 12 Gennaio 2015.


Negozio costitutivo di fondo patrimoniale - E' atto a titolo gratuito anche quando proviene da entrambi i coniugi - Esercizio azione revocatoria ordinaria - Ammissibile.
Il negozio costitutivo del fondo patrimoniale, anche quando proviene da entrambi i coniugi, è atto a titolo gratuito, che, solo perché tale, può essere dichiarato inefficace nei confronti dei creditori a mezzo di azione revocatoria ordinaria, in quanto rende i beni conferiti aggredibili solo a determinate condizioni (art. 170 c.c.), così riducendo la garanzia generale spettante ai creditori sul patrimonio dei costituenti. (Carmela Ruggeri) (riproduzione riservata) Tribunale Tempio Pausania, 20 Novembre 2014.


Azione revocatoria ordinaria - Esistenza di altri coobbligati in solido - Irrilevanza.
E’ irrilevante al fine dell’accoglimento dell’azione revocatoria ordinaria la circostanza che sussistano altri coobbligati in solido e/o che sussista il beneficio della preventiva escussione.
 Al fine della revocatoria degli atti dispositivi posti in essere dal debitore, l'art. 2901 c. c. richiede che essi si traducano in una menomazione del patrimonio del disponente, sì da pregiudicare la facoltà del creditore di soddisfarsi sul medesimo, mentre non esige, quale ulteriore requisito, anche l'impossibilità o difficoltà del creditore di conseguire aliunde la prestazione, avvalendosi di rapporti con soggetti diversi; pertanto, in ipotesi di solidarietà passiva, il suddetto eventus damni va riscontrato con esclusivo riferimento alla situazione patrimoniale del debitore convenuto con quella azione, non rilevando l'indagine sull'eventuale solvibilità dei coobbligati. (Carmela Ruggeri) (riproduzione riservata) Tribunale Tempio Pausania, 20 Novembre 2014.


Azione revocatoria ordinaria contro socio solidalmente responsabile -  Beneficio preventiva escussione patrimonio sociale - Non osta.
L’azione revocatoria ordinaria non ha natura di azione esecutiva e non ha alcuna efficacia restitutoria ma consente solo di rendere inopponibile al creditore gli atti di disposizione patrimoniale compiuti dal debitore; l’utile esperimento della stessa nei confronti del socio solidalmente e illimitatamente responsabile di una snc non è, pertanto, ostacolato dal beneficio della preventiva escussione del patrimonio sociale rispetto a quello dei singoli soci che non può  essere invocato in quanto opera sul piano prettamente esecutivo. (Carmela Ruggeri) (riproduzione riservata) Tribunale Tempio Pausania, 20 Novembre 2014.


Trust - Revocatoria ex articolo 2901 c.c. - Atti a titolo gratuito - Scientia damni - Beneficiari indicati nei più stretti familiari e nel debitore in qualità di trustee.
In tema di revocatoria ex articolo 2901 c.c. del conferimento di beni in trust, la scientia damni in capo al terzo acquirente è desumibile dal fatto che i beneficiari siano i più stretti familiari del debitore o quest'ultimo nella qualità di trustee. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Palmi, 14 Novembre 2014.


Tribunale delle imprese - Competenza - Connessione oggettiva e soggettiva - Azione di simulazione e revocatoria, azione di responsabilità degli amministratori.
E' di competenza del tribunale delle imprese, per ragioni di connessione oggettiva e soggettiva ai sensi dell’articolo 3, comma 2, d.lgs. 168/2003, la causa avente ad oggetto la dichiarazione di simulazione o, in subordine, la revoca ex articolo 2901 c.c. dell’atto di costituzione di fondo patrimoniale che sia stata promossa contro gli amministratori, nei cui confronti la società attrice abbia instaurato altro giudizio per l’azione di responsabilità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Castrovillari, 13 Ottobre 2014.


Azione revocatoria - Beni impignorabili - Fondo patrimoniale - Distinzione - Natura temporanea del vincolo - Ammissibilità.
Deve ammettersi che anche il creditore, il quale non possa procedere ad esecuzione forzata su beni del fondo patrimoniale, possa dolersi della circostanza che tali beni siano stati alienati a terzi, e proporre domanda di inefficacia, ai sensi dell’art. 2901 c.c.
Relativamente alla revocatoria fallimentare di atti di disposizione di beni impignorabili per legge, la S.C. si è espressa negativamente (Cass. civ., Sez. I, 20 novembre 1997, n. 11564): la condizione del bene appartenente al fondo patrimoniale, tuttavia, è diversa, da quella del bene oggettivamente impignorabile: non soltanto l’esenzione dall’azione esecutiva è limitata a determinate obbligazioni, ma, inoltre, il fondo è destinato necessariamente a cessare, in un momento certus an, incertus quando, ai sensi dell’art. 171, commi 1 e 2, c.c.: al più tardi, alla morte di uno dei coniugi (che comporta lo scioglimento del matrimonio: art. 149, co. 1, c.c.), od al raggiungimento della maggiore età, da parte del più giovane degli eventuali figli minorenni. Il vincolo sui beni, quindi, è relativo e, soprattutto, sicuramente temporaneo. Da ciò consegue che il creditore può vedersi privo della possibilità di aggredire il bene al momento dell’estinzione del vincolo, ove tale bene sia stato alienato prima di tale momento: e l’azione revocatoria, che mira a garantire l’effettività della responsabilità patrimoniale, non può non costituire lo strumento per prevenire questo effetto pregiudizievole, considerando anche, del resto, che il debitore risponde con i beni presenti e con quelli futuri (art. 2740, co. 1, c.c.: i beni del fondo sono in una sorta di posizione intermedia, essendo già presenti nel patrimonio, ma essendo rimandato ad un momento futuro il conseguimento della piena suscettibilità all’esecuzione forzata). Per affinità di materia, in mancanza di decisioni di legittimità relative alla revocabilità di atti di disposizione di beni del fondo, si consideri (in un senso, che sembra conforme a quanto testè affermato) quanto ha affermato la giurisprudenza sull’alienazione dei beni dotali (Cass. civ., Sez. II, 5 luglio 2000, n. 8952). La Corte di Cassazione, dunque, ha sostenuto che i creditori possono vantare un’aspettativa di garanzia, condizionata all’esistenza del bene (nel patrimonio da aggredire) al momento della cessazione del vincolo, ed alla circostanza che il bene non sia stato alienato per necessità od utilità evidente: nel caso del fondo patrimoniale, allora, come già detto innanzi, la possibile permanenza del bene, al momento della cessazione del vincolo, fonda tanto l’interesse ad agire del creditore estraneo ai bisogni familiari, sia l’eventus damni, mentre la necessità od utilità evidente dell’alienazione debbono ricorrere, e possono essere sindacate, soltanto laddove occorra (e ciò non accadeva nel caso di specie), in presenza di figli minori, l’autorizzazione giudiziale (art. 169 c.c.). (Luigi Galasso) (riproduzione riservata)
Tribunale Benevento, 03 Ottobre 2014.


Revocatoria ordinaria - Collegamento dell’atto impugnato con uno o più atti successivi - Impugnazione dell’atto più significativo - Fattispecie .
È revocabile ai sensi dell’articolo 2901 c.c. l’operazione, posta in essere con uno o più atti convergenti ad ottenere il medesimo risultato, mediante la quale viene estinta una esposizione debitoria di natura chirografaria attraverso la erogazione di un mutuo ipotecario. In tale ipotesi il creditore che agisce in revocatoria può rivolgere la propria impugnazione contro l’atto più significativo da un punto di vista economico oppure contro quello che meglio riveli gli elementi della frode. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 02 Settembre 2014.


Revocatoria ordinaria ex articolo 2901 c.c. - Alienazione di beni immobili da parte del fideiussore con lo scopo di utilizzare i proventi per estinguere l'obbligazione del debitore principale - Costituzione del trust - Revocabilità - Esclusione - Fattispecie in tema di concordato preventivo.
Non è soggetto a revocatoria ex articolo 2901 c.c. l'atto con il quale i fideiussori hanno alienato a favore del debitore principale i propri beni immobili non allo scopo di distrarne i proventi ma per convogliare il corrispettivo ricavato in trusts istituiti al fine di estinguere le posizioni debitorie proprie e del debitore principale, realizzando così la fattispecie dell'adempimento di un debito scaduto di cui al terzo comma dell'articolo 2901 c.c. (Nel caso di specie, i trusts erano stati costituiti al dichiarato scopo di favorire l'omologazione di un concordato preventivo). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Parma, 28 Luglio 2014.


Azione revocatoria ordinaria e fallimentare - Sequestro giudiziario avente ad oggetto il bene oggetto dell’atto revocato - Ammissibilità.
E’ ammissibile il rimedio cautelare del sequestro giudiziario del bene oggetto dell’atto revocato, con riferimento all’azione revocatoria ordinaria e fallimentare, ancorchè all’azione revocatoria siano estranei effetti restitutori di detto bene, risolvendosi essa nella mera dichiarazione di inefficacia relativa dell’atto medesimo, che consente al creditore di sottoporre ad esecuzione forzata il bene, pur restando questo in proprietà del terzo beneficiario dell’atto revocato. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 23 Luglio 2014.


Azione revocatoria ordinaria e fallimentare - Affitto d’azienda in favore del “subacquirente” - Sequestro conservativo ex art. 2905 secondo comma c.c. avente ad oggetto i canoni di affitto - Inammissibilità  .
Non è possibile disporre il sequestro conservativo ex art. 2905 secondo comma c.c. sui canoni d’affitto di azienda versati dal “subacquirente” in relazione a contratto stipulato dall’avente causa dal fallito, poiché essi non rappresentano ciò che è uscito dal patrimonio di quest’ultimo, nè spettano al curatore fallimentare; soprattutto i canoni non sono un bene giuridico in senso stretto, rappresentando piuttosto la misura di un diritto di credito accessorio a quello relativo al valore della cosa oggetto della revocatoria. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 23 Luglio 2014.


Trust – Assoggettamento ad azione revocatoria ordinaria – Ammissibilità

Trust – Assoggettamento ad azione revocatoria ordinaria – Atto revocabile – Atto di disposizione dei beni

Trust – Assoggettamento ad azione revocatoria ordinaria – Eventus damni
.
La ratifica da parte dell’Italia della Convenzione dell’Aja del 1° luglio 1985 non ha posto limiti all’introduzione dello schema dei trusts nel nostro ordinamento, ma all’art.15 ha fatto salve le regole di diritto interno ritenute di applicazione necessaria. Tra tali regole rientra la riserva contenuta nell’articolo 15 lettera e), relativa alla protezione dei creditori in casi di insolvibilità, per cui un trust istituito in violazione di norme inderogabili a tutela dei terzi creditori, pur non essendo necessariamente nullo, non può che essere soggetto alla normativa inderogabile del foro interno, ossia alle disposizioni in materia di azione revocatoria ordinaria. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)

In via astratta, oggetto dell’azione revocatoria non può essere l’atto istitutivo del trust che può non avere effetti dispositivi, ma il conseguente atto di disposizione con il quale i beni vengono trasferiti al trustee o posti sotto il controllo dello stesso oppure segregati nel patrimonio del disponente. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)

L’istituzione di un trust interpone evidenti limiti all’esecuzione forzata avuto riguardo ai beni che lo compongono, distaccandoli dal patrimonio del debitore disponente.
L’eventus damni è da ravvisare nella diminuzione quantitativa del patrimonio del debitore disponente, conseguente alla dismissione della proprietà dei beni di cui è causa e nella variazione qualitativa di tale patrimonio, atteso che la proprietà degli anzidetti beni immobili non è stata evidentemente sostituita con danaro ricavato dalla cessione. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 25 Giugno 2014.


Revocatoria ordinaria - Tutela della garanzia patrimoniale per garantire la soddisfazione di un credito - Tutela del diritto alla restituzione di un determinato bene - Esclusione.
L'azione revocatoria ordinaria di cui all'articolo 2901 c.c. ha una funzione meramente conservativa e non recuperatoria, in quanto è diretta alla riduzione in pristino della consistenza patrimoniale debitoria depauperata dall'atto dispositivo al fine di permettere al creditore il soddisfacimento coattivo del proprio credito; detta azione non può quindi essere utilizzata per tutelare il diritto alla restituzione di un bene ma eventualmente il diritto al risarcimento del danno conseguente all'infruttuoso esperimento delle azioni proposte per conseguire la restituzione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 23 Maggio 2014.


Azione revocatoria ordinaria - Competenza territoriale - Criteri di collegamento - Applicabilità degli artt. 18-20 c.p.c. - Inapplicabilità dell’art. 21 c.p.c..

Revocabilità dei trasferimenti immobiliari o della costituzione di diritti reali effettuati in sede di separazione consensuale omologata - Sussiste.
.
In tema di azione revocatoria, dedotta in causa è l’obbligazione da tutelare attraverso la dichiarazione di inefficacia di un negozio che si reputa fraudolento, non già l’atto impugnato: pertanto, la competenza per territorio deve essere determinata sulla base dei criteri di collegamento di cui agli artt. 18-20 c.p.c. previsti per la materia delle obbligazioni, e non già sulla base del criterio di collegamento di cui all’art. 21 c.p.c. previsto per la materia dei diritti reali. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

L’accordo con il quale i coniugi, nel quadro della complessiva regolamentazione dei loro rapporti in sede di separazione consensuale, stabiliscono il trasferimento di beni immobili o di diritti reali minori sui medesimi, rientra nel novero degli atti suscettibili di revocatoria. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 05 Novembre 2013.


Espropriazione forzata immobiliare – Distribuzione del ricavato – Pendenza di azione revocatoria – Opposizione distributiva – Sospensione..
In sede di esecuzione individuale, la deduzione – nella fase della distribuzione del ricavato della vendita forzata – della pendenza di un’azione revocatoria ex art. 2901 c.c. avverso l’atto di concessione dell’ipoteca in favore di uno dei creditori va qualificata come opposizione distributiva ex art. 512 c.p.c., traducendosi in una contestazione sulla natura privilegiata del credito, e – laddove si sostanzi nel semplice richiamo al giudizio già pendente – non è di per sé idonea a determinare l’accoglimento dell’opposizione distributiva, né può comportarne la sospensione ex art. 295 c.p.c., essendo tale opposizione caratterizzata da un accertamento sommario-semplificato e non da un giudizio a cognizione piena (fattispecie riferibile ad un’opposizione distributiva soggetta ratione temporis alla disposizione dell’art. 512 c.p.c. come novellata per effetto della legge n. 80 del 2005). (Valerio Colandrea) (riproduzione riservata) Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 26 Marzo 2013.


Azione revocatoria ordinaria - Azione di riduzione - Natura patrimoniale del diritto di legittima - Riconoscimento della legittimazione attiva all'azione di riduzione anche agli aventi causa dal legittimario.

Azione revocatoria e azione di riduzione - Revocabilità della rinuncia del legittimario - Esperibilità della revocatoria di cui all'articolo 2901 c.c. - Impugnazione della rinuncia all'eredità ai sensi dell'articolo 524 c.c. - Esclusione - Natura revocatoria del rimedio di cui all'articolo 524 c.c. - Esclusione - Irrilevanza del requisito della frode.
.
La possibilità che il creditore agisca in riduzione surrogandosi al debitore deve ritenersi ammissibile sulla base della concezione che il diritto di legittima non rientri nel novero dei cosiddetti diritti inerenti alla persona, ma abbia carattere patrimoniale. Tale tesi trova conferma nella previsione dell'articolo 557 c.c., il quale riconosce la legittimazione attiva all'azione di riduzione anche agli aventi causa dal legittimario, intesi come cessionari del diritto di conseguire la quota di riserva. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La rinuncia del legittimario all'azione di riduzione è atto revocabile mediante il rimedio generale previsto dall'articolo 2901 c.c. e non mediante la previsione dell'articolo 524 c.c. La revocabilità in base a quest'ultima disposizione va, infatti, esclusa perché l'istituto ivi previsto non è riconducibile al generale rimedio revocatorio in considerazione della irrilevanza del requisito soggettivo della frode ed anche in considerazione del fatto in base alla norma in questione i creditori esercitano un diritto proprio in via autonoma (quello di accettare l'eredità in nome e luogo del rinunciante), senza passare per la revoca della rinuncia del chiamato l'eredità, posto che in funzione dell'esercizio dell'azione surrogatoria è necessario che l'iniziativa del creditore vada ad incidere precipuamente sulla rinuncia, rendendola inefficace nei suoi riguardi, al fine di elidere l'ostacolo giuridico alla promuovibilità dell'azione surrogatoria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Novara, 18 Marzo 2013.


Azione revocatoria ordinaria - Scissione societaria - Esperibilità - Esclusione.
È inammissibile l'azione revocatoria ordinaria di cui all'articolo 2901 c.c. dell'atto di scissione societaria e ciò anche nell'ipotesi in cui detta azione sia promossa dal curatore fallimentare ai sensi dell'articolo 66 legge fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 18 Febbraio 2013.


Trust - Revocatoria ordinaria - Atto a titolo gratuito.
L'atto costitutivo del trust ha natura di atto a titolo gratuito, revocabile ai sensi dell'articolo 2901 c.c.. Tribunale Bari, 12 Febbraio 2013.


Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Formazione dello stato passivo - Verificazione - Contestazione del credito o della garanzia - Proposizione della azione revocatoria ordinaria da parte del curatore - Necessità - Esclusione - Opposizione allo stato passivo - Proposizione dell'azione in via riconvenzionale da parte del curatore - Necessità - Esclusione - Mera contestazione del curatore - Sufficienza - Ragioni..
In tema di accertamento del passivo nel fallimento, nella fase di verifica dei crediti non è necessario, per escludere il credito o la garanzia, che venga formalmente proposta dal curatore l'azione revocatoria (nella specie, ordinaria), perché la legge consente al giudice delegato l'indicata esclusione sulla semplice contestazione del curatore medesimo, né quest'ultimo è tenuto a proporre, in via riconvenzionale, tale azione nel giudizio promosso dal creditore ai sensi dell'art. 98 legge fall., potendo la revocabilità dell'atto, che postula un accertamento costitutivo nel quale l'intervento del giudice non ha carattere necessario, farsi valere anche in via di eccezione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Gennaio 2013, n. 1533.


Sequestro giudiziario ex art. 670 n. 1 c.p.c. strumentale ad azione revocatoria ordinaria – Ammissibilità..
Ragioni di tutela sostanziale del creditore portano a preferire la tesi che ammette l’esperimento del rimedio del sequestro giudiziario ex 670 c.p.c. anche con riguardo all’azione revocatoria ordinaria. La giurisprudenza prevalente sostiene che il termine proprietà o possesso non va inteso in senso letterale rientrandovi anche le controversie come l’azione revocatoria, inerenti la dichiarazione di inefficacia relativa, e comunque le azioni inerenti uno ius ad rem, nelle quali, cioè, venga in rilievo l’esistenza di un diritto alla restituzione di un bene a qualsiasi titolo detenuto da altri. Inoltre non sembra che, con l’art. 2905 comma 2 c.c., il legislatore abbia voluto precludere al creditore che agisce in revocatoria ordinaria il rimedio cautelare dell’art. 670 comma 1 c.p.c.. (Edgardo Riccardi) (riproduzione riservata) Tribunale Nola, 03 Gennaio 2013.


Scissione societaria - Revocatoria ordinaria - Ammissibilità - Esistenza del rimedio dell'opposizione alla scissione - Preclusione dell'azione revocatoria ordinaria di cui all'articolo 2901 c.c. - Esclusione - Pregiudizio ai creditori derivante dalla maggiore difficoltà della riscossione del credito.
È esperibile l'azione revocatoria ai sensi dell'articolo 2901 c.c. nei confronti dell'atto di segregazione patrimoniale contenuto in una scissione societaria e ciò nonostante i creditori dispongano del rimedio dell'opposizione alla scissione previsto dagli articoli 2506 ter, comma 5, e 2503 c.c. e possano far conto sulla tutela prevista dall'articolo 2506 quater, comma 3, c.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L'opposizione alla scissione prevista dagli articoli 2506 ter, comma 5, e 2503 c.c. e l’azione revocatoria sono rimedi profondamente diversi, tanto che appare difficile sostenere che il primo possa sostituire il secondo: l’opposizione impedisce la venuta in essere dell'atto pregiudizievole, mentre la revocatoria lo rende inefficace ex post; all'opposizione va attribuito un carattere di specialità, rispetto all'actio pauliana, avente carattere generale; la revocatoria ordinaria richiede la sussistenza dell'elemento psicologico della conoscenza del pregiudizio arrecato al patrimonio del debitore. Queste considerazioni impediscono di ritenere che l’esistenza del rimedio dell’opposizione precluda l’esercizio dell’azione revocatoria di cui all’art. 2901 c.c., anche perché quando la legge, con riguardo all’atto di scissione, ha voluto precludere l’esperimento di determinate azioni, lo ha esplicitamente affermato, come nell’ipotesi delle domande intese a far dichiarare l’invalidità dell’atto ove, una volta eseguite le iscrizioni dell’atto medesimo, più non possono condurre alla dichiarazione dell’invalidità (art. 2504 quater c.c., in materia di fusione di società, richiamato, per la scissione, dall’art. 2506 ter, co. 5, c.c.). (Luigi Galasso) (riproduzione riservata)

Il pregiudizio alle ragioni del creditore conseguente ad un atto di scissione societaria può essere individuato nella mera maggiore difficoltà della riscossione del credito in ragione della sottoposizione delle ragioni del creditore al beneficium ordinis ed al molto oneroso beneficium excussionis che la legge pone a favore della società assegnataria dei beni; deve, poi, essere considerata la limitazione della responsabilità al valore effettivo del patrimonio netto, la quale comporta il rischio di soggiacere ad un accertamento giudiziale del valore del patrimonio e di dover esercitare le proprie ragioni contro più società ove vi sia incapienza parziale. A ciò si aggiunga il fatto che la massa dei creditori della società fallita, ove fosse esperibile l'azione revocatoria ordinaria, si troverebbe esposta al concorso sui beni assegnati alla società beneficiaria con i creditori di quest'ultima i quali, invece, non possono vantare pretese sul patrimonio della società assegnante. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Benevento, 17 Settembre 2012.


Revocatoria fallimentare - Scissione societaria - Revocabilità..
L'atto di scissione, in quanto atto dispositivo di tipo organizzatorio idoneo ad arrecare pregiudizio alle ragioni dei creditori, è assoggettabile all'azione revocatoria fallimentare ed all'azione revocatoria ordinaria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 09 Maggio 2012.


Revocatoria ordinaria ex articolo 2901 c.c. - Fallimento del debitore prima della sua costituzione nel giudizio promosso dal singolo creditore - Interruzione del processo - Necessità di citazione in riassunzione ad opera del curatore fallimentare con l'osservanza dei termini di cui all'articolo 163 bis c.p.c. - Insussistenza - Comparsa di costituzione volontaria del curatore ex articolo 299 c.p.c. e 66 L.F. in sostituzione dell'attore - Ritualità..
Qualora il giudizio di revocatoria ordinaria promosso dal singolo creditore si interrompa a seguito della dichiarazione di fallimento del debitore prima della costituzione in giudizio di quest'ultimo, il curatore che decida di subentrare nell'azione in forza della legittimazione riconosciutagli dall'articolo 66, legge fallimentare non è tenuto a riassumere il processo notificando la riassunzione nel rispetto dei termini di cui all'articolo 163 bis c.p.c., perché può semplicemente proseguire il processo in luogo del creditore depositando la comparsa di costituzione ai sensi degli articoli 299 c.p.c. e 66, legge fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 05 Maggio 2012.


Trust – Azione revocatoria dell’atto di dotazione – Litisconsorzio necessario dei beneficiari – Sussistenza..
I beneficiari del trust, i quali vantano diritti nei confronti del trustee e sul trust-fund in maniera analoga a quanto accade per il coniuge del soggetto che ha costituito il fondo patrimoniale, sono litisconsorti necessari nella causa di revocatoria dell'atto di dotazione del trust. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 26 Aprile 2012.


Revocatoria ordinaria – Atto di compravendita immobiliare – Rilevanza delle spese di ristrutturazione sostenute dall’acquirente nella determinazione del valore della prestazione del venditore al fine di escludere la vendita a prezzo vile.

Revocatoria ordinaria – Compravendita di bene ipotecato – Cancellazione dell’ipoteca contestualmente alla vendita – Indizio dell’assenza di partecipatio fraudis.

Revocatoria ordinaria – Atto di compravendita immobiliare perfezionato in esecuzione di un precedente contratto preliminare. Non assoggettabilità a revocatoria degli “atti dovuti”. Valutazione dell’esistenza dell’eventus damni con riferimento al momento della conclusione del contratto definitivo. Irrevocabilità del contratto preliminare salvo che ne sia provato il carattere fraudolento.

Consulente tecnico d’ufficio – Possibilità per l’ausiliario del giudice di attingere aliunde notizie non rilevabili dagli atti processuali – Possibilità per il giudice di affidare al CTU l’incarico di accertare fatti dedotti dalle parti.
.
L’esecuzione di rilevanti opere di ristrutturazione compiute dai convenuti in revocatoria sia anteriormente che posteriormente all’atto di compravendita immobiliare impugnato, deve essere tenuto in considerazione ai fini della valutazione della conformità del prezzo di vendita al prezzo di mercato. (Paolo Baboni) (riproduzione riservata)

La cancellazione di un’ipoteca (volontaria), gravante per importo rilevante sugli immobili oggetto della compravendita di cui s’è chiesta la revoca, cancellazione avvenuta peraltro contestualmente alla compravendita medesima, rappresenta un elemento che conforta il convincimento secondo cui gli acquirenti e convenuti in revocatoria non potessero ragionevolmente supporre di poter pregiudicare mediante l’acquisto le ragioni creditorie di terzi. (Paolo Baboni) (riproduzione riservata)

Deve essere confermato l’orientamento della giurisprudenza di legittimità secondo cui non sono soggetti a revoca, a norma dell’art. 2901, comma 3, c.c., i c.d. “atti dovuti”, ovvero gli atti compiuti in adempimento di un’obbligazione (e in particolare gli atti compiuti in esecuzione di un preliminare o di un negozio fiduciario) salvo che sia provato il carattere fraudolento del negozio con cui il debitore abbia assunto l’obbligo poi adempiuto. L’esistenza dell’ “eventus damni” dovrà peraltro essere valutata con riferimento alla stipula del contratto definitivo mentre la sussistenza del presupposto soggettivo dovrà essere valutata con riferimento al contratto preliminare posto che in tale momento va operata la valutazione di priorità della tutela da accordare alla conservazione della garanzia patrimoniale per i creditori o alla conservazione della scelta negoziale del terzo. (Paolo Baboni) (riproduzione riservata)

Il consulente tecnico può attingere aliunde notizie non rilevabili dagli atti processuali e concernenti fatti e situazioni che formano oggetto dei suoi accertamenti, quando ciò sia necessario per espletare convenientemente il compito affidatogli, specie quando gli elementi acquisiti abbiano carattere accessorio. Il giudice può affidare al consulente non solo l’incarico di accertare i fatti accertati o dati per esistenti (consulente deducente), ma anche quello di accertare i fatti stessi (consulente percipiente) ed in tal caso è necessario e sufficiente che la parte deduca il fatto che pone a fondamento del suo diritto. (Paolo Baboni) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova, 24 Aprile 2012.


Revocatoria ordinaria – Atto di compravendita immobiliare – Rilevanza delle spese di ristrutturazione sostenute dall’acquirente nella determinazione del valore della prestazione del venditore al fine di escludere la vendita a prezzo vile. .
L’esecuzione di rilevanti opere di ristrutturazione compiute dai convenuti in revocatoria sia anteriormente che posteriormente all’atto di compravendita immobiliare impugnato, deve essere tenuto in considerazione ai fini della valutazione della conformità del prezzo di vendita al prezzo di mercato. (Paolo Baboni) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 24 Aprile 2012.


Revocatoria ordinaria – Compravendita di bene ipotecato – Cancellazione dell’ipoteca contestualmente alla vendita – Indizio dell’assenza di partecipatio fraudis..
La cancellazione di un’ipoteca (volontaria), gravante per importo rilevante sugli immobili oggetto della compravendita di cui s’è chiesta la revoca, cancellazione avvenuta peraltro contestualmente alla compravendita medesima, rappresenta un elemento che conforta il convincimento secondo cui gli acquirenti e convenuti in revocatoria non potessero ragionevolmente supporre di poter pregiudicare mediante l’acquisto le ragioni creditorie di terzi. (Paolo Baboni) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 24 Aprile 2012.


Revocatoria ordinaria – Atto di compravendita immobiliare perfezionato in esecuzione di un precedente contratto preliminare. Non assoggettabilità a revocatoria degli “atti dovuti”. Valutazione dell’esistenza dell’eventus damni con riferimento al momento della conclusione del contratto definitivo. Irrevocabilità del contratto preliminare salvo che ne sia provato il carattere fraudolento..
Deve essere confermato l’orientamento della giurisprudenza di legittimità secondo cui non sono soggetti a revoca, a norma dell’art. 2901, comma 3, c.c., i c.d. “atti dovuti”, ovvero gli atti compiuti in adempimento di un’obbligazione (e in particolare gli atti compiuti in esecuzione di un preliminare o di un negozio fiduciario) salvo che sia provato il carattere fraudolento del negozio con cui il debitore abbia assunto l’obbligo poi adempiuto. L’esistenza dell’ “eventus damni” dovrà peraltro essere valutata con riferimento alla stipula del contratto definitivo mentre la sussistenza del presupposto soggettivo dovrà essere valutata con riferimento al contratto preliminare posto che in tale momento va operata la valutazione di priorità della tutela da accordare alla conservazione della garanzia patrimoniale per i creditori o alla conservazione della scelta negoziale del terzo. (Paolo Baboni) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 24 Aprile 2012.


Revocatoria ordinaria - Collegamento negoziale - Contratto di alienazione di beni collegato con cessione di ramo d'azienda - Ammissibilità.

Revocatoria ordinaria - Intervento autonomo del terzo - Ammissibilità.
.
Il negozio di alienazione di determinati beni immobili può essere impugnato ai sensi dell'articolo 2901 c.c. anche qualora sia collegato con un contratto di cessione di ramo d'azienda. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

È ammissibile l'intervento del terzo nel processo per revocatoria ex articolo 2901 c.c. volto ad ottenere anche nei propri confronti la dichiarazione di inefficacia dell'atto dispositivo impugnato con la domanda principale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Monza, 01 Marzo 2012.


Art. 2901 c.c. – Adempimento di un debito scaduto – Esclusione – Alienazione di un bene del debitore con finalità solutoria di debiti scaduti..
L’adempimento di un debito scaduto non è, ai sensi dell’art. 2901, 3º comma, c.c., soggetto a revocazione e tale esenzione trova la sua ragione giustificatrice nella natura di atto dovuto della prestazione del debitore, una volta che si siano verificati gli effetti della mora di cui all’art. 1209 c.c.; questa esclusione trova applicazione anche con riferimento all’azione revocatoria esercitata avverso l’alienazione di un bene immobile da parte del debitore, qualora il relativo prezzo sia stato destinato, anche in parte, al pagamento di debiti scaduti del venditore-debitore, atteso che, in tale ipotesi, la vendita riveste carattere di strumentalità necessaria nei riguardi del soddisfacimento di debiti scaduti, a condizione che venga accertata la sussistenza della necessità di procedere all’alienazione, quale unico mezzo al quale il debitore, privo di altre risorse, poteva far ricorso per procurarsi il denaro, salva restando la revocabilità degli ulteriori atti con i quali il debitore abbia disposto della somma residua. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 26 Dicembre 2011.


Fallimento - Effetti per i creditori - Ripartizione dell'attivo tra creditori privilegiati, ipotecari e pignoratizi - Fallimento dell'acquirente di immobile - Domanda di revocatoria ordinaria della compravendita - Trascrizione da parte del creditore dell'alienante prima del fallimento - Accoglimento - Conseguenze sul diritto dell'attore vittorioso rispetto al bene compravenduto - Separazione di somma corrispondente al suo credito dal ricavato della liquidazione fallimentare dell'immobile - Titolo per il soddisfacimento, nella sede del riporto fallimentare, in via prioritaria rispetto ai creditori concorsuali - Spettanza - Fondamento

Fallimento - Fallimento dell'acquirente di immobile - Domanda di revocatoria ordinaria della compravendita - Trascrizione da parte del creditore dell'alienante prima del fallimento - Accoglimento - Conseguenze sul diritto dell'attore vittorioso rispetto al bene compravenduto - Separazione di somma corrispondente al suo credito dal ricavato della liquidazione fallimentare dell'immobile - Titolo per il soddisfacimento, nella sede del riporto fallimentare, in via prioritaria rispetto ai creditori concorsuali - Spettanza - Fondamento
.
In caso di fallimento dell'acquirente di un bene immobile, il creditore dell'alienante, che, per ottenere pronuncia di inefficacia relativa della compravendita, abbia trascritto domanda ex art. 2901 cod. civ. anteriormente alla dichiarazione di fallimento dell'acquirente, ove l'azione sia accolta, viene a trovarsi, rispetto all'immobile ormai acquisito all'attivo fallimentare, in posizione analoga a quella del titolare di diritto di prelazione su bene compreso nel fallimento e già costituito in garanzia per credito verso debitore diverso dal fallito, rappresentando il diritto tutelato in revocatoria, analogamente al detto diritto di prelazione, una passività dalla quale il patrimonio del fallito deve essere depurato prima della ripartizione dell'attivo fra i creditori concorsuali; pertanto, l'attore vittorioso in revocatoria, che non è creditore diretto del fallito e non partecipa quindi al concorso formale, può tuttavia ottenere, in sede di distribuzione del ricavato della vendita fallimentare dell'immobile, la separazione della somma corrispondente al suo credito verso l'alienante, per esserne soddisfatto in via prioritaria rispetto ai creditori concorsuali. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Dicembre 2011.


Fallimento - Effetti sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria ordinaria - Esercizio da parte del creditore dell'alienante - Trascrizione anteriore al fallimento - Procedibilità dopo la dichiarazione di fallimento dell'acquirente - Condizioni - Fondamento.
Il divieto di azioni esecutive individuali posto dall'art. 51 legge fall. non osta alla procedibilità della revocatoria ordinaria già promossa dal creditore dell'alienante, ove la domanda ex art. 2901 cod. civ. sia stata trascritta anteriormente alla dichiarazione di fallimento dell'acquirente; diversamente, il creditore dell'alienante, pur trovandosi nella condizione di opponibilità alla massa, ai sensi dell'art. 45 legge fall., dell'azione proposta, resterebbe privo della garanzia patrimoniale ex art. 2740 cod. civ. e l'atto fraudolento gioverebbe ai creditori dell'acquirente fallito (per la sola sostituzione a questi dal curatore); l'azione revocatoria, infatti, pur se preordinata al soddisfacimento esecutivo del creditore, non può considerarsi un'azione esentiva, volta com'è a rendere in opponibile al creditore l'atto dispositivo compiuto dal debitore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Dicembre 2011.


Legittimazione processuale del fallito - Spossessamento fallimentare - Coincidenza - Fondo patrimoniale - Acquisizione al fallimento - Esclusione - Revocatoria ordinaria del fondo - Legittimazione processuale del fallito - Sussistenza.
Ai sensi dell'articolo 43 della legge fallimentare, la perdita della legittimazione processuale del fallito coincide con l'ambito dello spossessamento fallimentare e, pertanto, poiché i rapporti relativi alla costituzione di un fondo patrimoniale non sono compresi nel fallimento (trattandosi di beni che, pur appartenendo al fallito, rappresentano un patrimonio separato, destinato al soddisfacimento di specifici scopi che prevalgono sulla funzione di garanzia per la generalità dei creditori), permane rispetto a essi la legittimazione del debitore. Sussiste, pertanto, la legittimazione processuale del fallito nel giudizio avente a oggetto la revocatoria ordinaria del fondo patrimoniale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 18 Ottobre 2011, n. 21494.


Azione revocatoria ordinaria - Dichiarazione di fallimento successiva alla proposizione dell'azione revocatoria - Subentro del curatore fallimentare - Esclusività del diritto di proseguire il giudizio - Sussistenza - Limiti - Giudizio che coinvolge anche un terzo - Legittimazione del creditore originario - Permanenza - Fondamento.
Il principio secondo cui, una volta intervenuta la dichiarazione di fallimento dopo la proposizione dell'azione revocatoria ordinaria, ove il curatore subentri nel giudizio, ai sensi dell'art. 66 della legge fallimentare, vengono meno la legittimazione e l'interesse ad agire dell'attore originario, opera solo quando si tratti di azione revocatoria ordinaria proposta esclusivamente nei confronti del debitore poi fallito; ne consegue che, qualora l'originaria domanda sia stata proposta anche nei confronti di un terzo, rispetto al quale la curatela fallimentare non vanta alcuna pretesa, il creditore che ha introdotto il giudizio è legittimato a riassumerlo dopo l'interruzione conseguente alla dichiarazione di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 19 Aprile 2011, n. 8984.


Trust – Lesione degli interessi dei creditori – Strumenti di tutela – Azioni revocatorie..
Dall’applicazione delle disposizioni contenute nell’art. 15 della convenzione dell’Aja, consegue che qualora il trust leda gli interessi dei creditori la tutela a questi accordata sarà quella riconosciuta dalla lex fori in presenza di atti lesivi dei loro diritti, tutela che in Italia si realizza mediante l’azione revocatoria ordinaria o fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Alessandria, 24 Novembre 2009, n. 0.


Trust – Natura gratuita od onerosa dell’atto istitutivo – Rapporto tra disponente e beneficiari – Rilevanza – Piano attestato ex art. 67, lett d) legge fall. – Natura solutoria – Sussistenza..
Benchè dal punto di vista del disponente l’atto di trasferimento dei beni in trust abbia carattere gratuito, al fine di determinare la natura gratuita od onerosa di tale atto, occorre fare riferimento al rapporto tra disponente e destinatari, con la conseguenza che avrà natura liberale l’atto con il quale il disponente assoggetta determinati beni al trust con finalità liberali nei confronti dei beneficiari, mentre avrà natura onerosa l’atto con il quale i beni siano destinati all’adempimento di una obbligazione. (Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto che avesse natura solutoria l’atto istitutivo di un trust finalizzato al superamento della crisi dell’impresa mediante la predisposizione di un piano ai sensi dell’art. 67 lett d) legge fall.) (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Alessandria, 24 Novembre 2009, n. 0.


Sequestro giudiziario - Revocatoria ordinaria - Incompatibilità - Revocatoria fallimentare - Ammissibilità.
Il sequestro giudiziario ex art. 670 n. 1) c.p.c. è incompatibile con l’azione di revocatoria ordinaria, mentre è ammissibile in caso di revocatoria fallimentare. La revocatoria ordinaria, infatti, non implica una statuizione (diretta o indiretta) sulla proprietà o possesso dei beni su cui si intende incidere, ma piuttosto mira alla dichiarazione di inefficacia dell’atto pregiudizievole, senza che il suo accoglimento determini effetti restitutori o reintegratori né in capo al debitore né, tantomeno, in capo al creditore istante. (Andrea Milesi) (riproduzione riservata) Tribunale Cremona, 23 Ottobre 2009.


Responsabilità patrimoniale – Conservazione della garanzia patrimoniale – Revocatoria ordinaria (Azione Pauliana) – Ambito oggettivo – Atto di costituzione del fondo patrimoniale – Natura – Atto gratuito – Azione revocatoria ordinaria – Esperibilità – Condizioni – Nozione lata di credito di cui all'art. 2901 cod. civ. comprensiva della fideiussione. .
L'atto di costituzione del fondo patrimoniale, anche quando é posto in essere dagli stessi coniugi, costituisce un atto a titolo gratuito che può essere dichiarato inefficace nei confronti del creditore, qualora ricorrano le condizioni di cui al n. 1 dell'art. 2901 cod. civ.. Nell'ambito della nozione lata di credito accolta dalla norma citata, non limitata in termini di certezza, liquidità ed esigibilità, ma estesa fino a comprendere le legittime ragioni o aspettative di credito - in coerenza con la funzione propria dell'azione revocatoria, la quale non persegue scopi specificamente restitutori, bensì mira a conservare la garanzia generica sul patrimonio del debitore in favore di tutti i creditori - deve considerarsi ricompresa la fideiussione. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. III, 07 Ottobre 2008, n. 24757.


Responsabilità patrimoniale – Conservazione della garanzia patrimoniale – Revocatoria ordinaria (Azione Pauliana) – Condizioni e presupposti (esistenza del credito, “eventus damni, consilium fraudis et scientia damni”) – Atti di disposizione a titolo oneroso anteriori alla insorgenza del credito – Azione revocatoria – “Animus nocendi” – Dolo specifico – Necessità – Esclusione – Dolo generico – Sufficienza – Onere della prova – Accertamento – Criteri – Presunzioni – Ammissibilità – Apprezzamento riservato al giudice di merito – Censurabilità in sede di legittimità – Esclusione – Limiti. .
In tema di azione revocatoria, quando l'atto di disposizione é anteriore al sorgere del credito, ad integrare l'"animus nocendi" richiesto dall'art. 2901, comma primo n. 1, cod.civ. è sufficiente il mero dolo generico, e cioè la mera previsione, da parte del debitore, del pregiudizio dei creditori, e non é, quindi, necessaria la ricorrenza del dolo specifico, e cioè la consapevole volontà del debitore di pregiudicare le ragioni del creditore. Trattandosi di un atteggiamento soggettivo, tale elemento psicologico va provato dal soggetto che lo allega e può essere accertato anche mediante il ricorso a presunzioni, il cui apprezzamento è devoluto al giudice di merito ed è incensurabile in sede di legittimità in presenza di congrua motivazione. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. III, 07 Ottobre 2008, n. 24757.


Revocatoria ordinaria - Pregiudizio alle ragioni del creditore - Desumibilità dal collegamento dell'atto impugnato con uno o più atti successivi - Ammissibilità - Necessità di impugnare l'ultimo o gli ultimi atti lesivi della garanzia patrimoniale - Esclusione - Impugnazione dell'atto più significativo - Sufficienza - Atto soggetto a revoca.
Agli effetti dell'azione revocatoria, deve ritenersi lesivo del credito anteriore anche l'atto oneroso che sia collegato con uno o più atti successivi, in modo da risultare tutti convergenti, per il breve periodo di tempo in cui sono stati compiuti o per altre circostanze, al medesimo risultato lesivo; in tal caso il creditore che agisca in revocatoria non è tenuto ad impugnare l'ultimo o gli ultimi atti con i quali si sia perfezionata la totale distruzione della garanzia del suo credito, ma può rivolgere la propria impugnativa contro quello più significativo da un punto di vista economico o che meglio riveli gli elementi della frode. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 23 Maggio 2008, n. 13404.


Domande principali di nullità e di garanzia proposte da curatore fallimentare - Domanda subordinata di revocatoria ordinaria - Irrilevanza della domanda subordinata - Clausole di proroga di competenza in favore di giudice straniero nei contratti cui si riferiscono le domande principali - Opponibilità al curatore - Condizioni - Azioni non dipendenti dal fallimento - Configurabilità - Connessione con domande avanzate nei confronti di società italiana - Esclusione.
Con riferimento alle domande volte a far dichiarare in via principale la nullità di un contratto e a far valere la garanzia per vizi di un contratto di appalto - non rilevando ai fini della giurisdizione la domanda di revocatoria ordinaria proposta in via subordinata - proposte dal curatore di un fallimento dichiarato in Italia nei confronti di una società francese, la giurisdizione è del giudice francese sulla base delle clausole di attribuzione esclusiva della competenza in favore delle corti francesi contenute nei contratti ai quali le domande si riferiscono (art. 23 Regolamento CE n. 44 del 2000); clausole opponibili alla curatela, trattandosi di azioni facenti capo alla società fallita nella cui posizione la curatela subentra (art. 42 legge fall.) e non di azioni derivanti dal fallimento per le quali avrebbe operato il criterio di collegamento della Convenzione di Bruxelles del 1968 (resa esecutiva con legge n. 804 del 1971, ora sostituita con il suddetto Regolamento); né rileva la contestuale citazione in giudizio di una società avente sede in Italia, non presentando le domande avanzate nei confronti di questa elementi di connessione (art. 6 del Regolamento cit.) con quelle avanzate nei confronti della società francese. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 14 Aprile 2008, n. 9745.


Revocatoria ordinaria - Proposizione dell'azione da parte del creditore individuale - Successivo fallimento del debitore - Legittimazione del curatore - Sussistenza - Mancata costituzione in giudizio - Legittimazione del creditore alla prosecuzione dell'azione - Effetti - Inefficacia dell'atto di disposizione patrimoniale - Conseguente configurabilità del diritto alla soddisfazione del credito mediante espropriazione forzata individuale.
L'azione revocatoria ordinaria può essere validamente proseguita dal singolo creditore, anche dopo il fallimento del debitore, in quanto la sopravvenuta legittimazione del curatore non ha carattere esclusivo e non determina l'improseguibilità dell'azione individuale. Pertanto, in caso di sopravvenuto fallimento del debitore dopo la sentenza di primo grado e di mancata costituzione del curatore nel giudizio d'appello, il creditore può, comunque, ottenere la declaratoria d'inefficacia dell'atto di disposizione patrimoniale e soddisfare il proprio credito mediante l'espropriazione forzata del bene oggetto della pronuncia. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 28 Febbraio 2008, n. 5272.


Azione revocatoria ordinaria - Sopravvenuta chiusura del fallimento - Cessazione della materia del contendere - Sussistenza - Fondamento.
La sopravvenuta chiusura del fallimento comporta la cessazione della materia del contendere in ordine all'azione revocatoria ordinaria , esperita dal curatore ai sensi dell'art. 66 legge fall., la quale, non diversamente dalla revocatoria fallimentare, è destinata a produrre effetti non già solo a beneficio di singoli creditori, bensì indistintamente a vantaggio di tutti i creditori ammessi al concorso, con il corollario che il bene del quale il debitore si sia disfatto con l'atto oggetto di revoca è destinato ad essere appreso dalla curatela per poter essere poi sottoposto a vendita forzata nell'interesse della massa; il che non può accadere una volta che la procedura concorsuale si sia definitivamente conclusa (non rilevando, ovviamente, l'eventualità del tutto ipotetica di una successiva riapertura in presenza di una delle condizioni prevedute dall'art. 121 legge fall.), atteso che la chiusura del fallimento comporta la decadenza del curatore dalla sua funzione (art. 120, comma primo, legge fall.) e quindi non solo ne mina alla radice la legittimazione a stare in giudizio nell'interesse dei creditori del fallito (i quali riacquistano il libero esercizio delle azioni individualmente loro spettanti: art. 120 cit., comma secondo), ma impedisce anche ogni prospettiva di apprensione e di messa in vendita, da parte del medesimo curatore, del bene oggetto dell'azione revocatoria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Ottobre 2005, n. 19443.


Revocatoria ordinaria - Proposizione da parte del creditore - Sopravvenienza del fallimento del debitore - Conseguenze - Legittimazione esclusiva del curatore alla prosecuzione dell'azione - Sussistenza - Legittimazione del creditore procedente - Esclusione - Conseguenze processuali - Subingresso del curatore nel giudizio di appello - Partecipazione a titolo di terzo interveniente in causa - Esclusione - Partecipazione in forza di una propria ed autonoma legittimazione - Configurabilità.
Il principio secondo il quale, dopo la dichiarazione di fallimento, la legittimazione a proporre le azioni a tutela della massa - tra cui la revocatoria ordinaria - spetta, in via esclusiva, al curatore comporta che, ove l'"actio pauliana" sia stata introdotta dal creditore individuale prima dell'apertura della procedura concorsuale, egli perde ogni legittimazione alla prosecuzione del giudizio (nella specie, di appello), essendo destinato a subentrargli il curatore fallimentare, in forza, peraltro, di una propria ed autonoma legittimazione, non assimilabile a quella dell'interveniente in qualità di terzo, ex art. 105 cod. proc. civ. (qualità cui conseguirebbe, per converso, un'ipotesi di preclusione alla prosecuzione del giudizio, in grado di appello, ex artt. 304, 404 cod. proc. civ.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Luglio 2002, n. 10921.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - Assuntore - Effetti - Giudizi in corso intrapresi dal curatore - Prosecuzione da parte del fallito o nei suoi confronti - Necessità - Limiti - Giudizio di revocatoria ordinaria o fallimentare - Mancata cessione all'assuntore della relativa azione - Prosecuzione di detto giudizio tra le parti originarie - Ammissibilità - Intervento o chiamata in causa dell'assuntore - Facoltà.
Sopravvenuto il concordato fallimentare, mentre i giudizi in corso intrapresi dal curatore del fallimento che riguardano rapporti facenti capo al fallito devono essere proseguiti da lui o nei suoi confronti, avendo egli riacquistato la capacità di stare in giudizio personalmente relativamente ad essi, invece, il giudizio di revocatoria ordinaria o fallimentare, in cui il curatore agisce per conto dei creditori che ne sono titolari e del quale il concordato non comporti l'improcedibilità per essere stata l'Azione ceduta all'assuntore in esecuzione del concordato stesso, prosegue tra le parti originarie, secondo la disciplina dell'art. 111 cod. proc. civ., salva la facoltà dell'assuntore cessionario di intervenirvi o la facoltà delle altre parti di chiamarlo, con la possibilità di estromissione del dante causa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 09 Maggio 1983, n. 3186.


Divieto di esecuzioni individuali - Estensione - Azioni dirette ad attuare la conservazione della garanzia patrimoniale - Inclusione.
Il divieto posto dall'art 51 della legge fallimentare di iniziare o proseguire, dal giorno della dichiarazione di fallimento, azioni esecutive individuali sui beni compresi nel fallimento concerne - attesa la ratio di assicurare la par condicio creditorum - non solo le azioni esecutive vere e proprie, ma anche quelle dirette ad attuare la conservazione della garanzia patrimoniale (nella specie: Azione revocatoria ex art 2901 cod civ), le quali, pur rivestendo carattere strumentale, sono tuttavia preordinate all'esecuzione e quindi rientrano nella previsione della norma suindicata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 07 Marzo 1981, n. 1292.


Revocatoria fallimentare - Acquisti del coniuge del fallito (presunzione muciana) - Presunzione di conoscenza della declaratoria di fallimento - Applicabilità agli aventi causa dal coniuge del fallito - Esclusione.
La presunzione generale di conoscenza della declaratoria di fallimento, che deriva dal sistema plurimo di pubblicità previsto per la sentenza declaratoria (artt. 17 e 88 legge fallimentare), vale in relazione al patrimonio del fallito, che il curatore prende in consegna, nonché per i beni acquistati a titolo oneroso dal coniuge del fallito nel quinquennio anteriore al fallimento, che la legge riconduce automaticamente al patrimonio del fallito (art 70, primo comma, legge fallimentare); detta presunzione, invece, non vale nei confronti dei beni acquistati dai terzi (art 70, secondo comma, legge fallimentare), ai quali non e precluso di provare la propria buona fede in un giudizio di revoca promosso dal curatore. (nella specie si trattava di subacquirenti, aventi causa da un terzo di mala fede che aveva acquistato dal coniuge del fallito). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 13 Dicembre 1979, n. 6498.