LIBRO SESTO
Della tutela dei diritti
TITOLO III
Della responsabilità patrimoniale, delle cause di prelazione e della conservazione della garanzia patrimoniale
CAPO III
Del pegno
SEZIONE II
Del pegno dei beni mobili

Art. 2797

Forme della vendita
TESTO A FRONTE

I. Prima di procedere alla vendita il creditore, a mezzo di ufficiale giudiziario, deve intimare al debitore di pagare il debito e gli accessori, avvertendolo che, in mancanza, si procederà alla vendita. L'intimazione deve essere notificata anche al terzo che abbia costituito il pegno.

II. Se entro cinque giorni dall'intimazione non è proposta opposizione, o se questa è rigettata, il creditore può far vendere la cosa al pubblico incanto, o, se la cosa ha un prezzo di mercato, anche a prezzo corrente, a mezzo di persona autorizzata a tali atti. Se il debitore non ha residenza o domicilio eletto nel luogo di residenza del creditore, il termine per l'opposizione è determinato a norma dell'articolo 166 del codice di procedura civile.

III. Il giudice, sull'opposizione del costituente, può limitare la vendita a quella tra più cose date in pegno, il cui valore basti a pagare il debito.

IV. Per la vendita della cosa data in pegno le parti possono convenire forme diverse.


GIURISPRUDENZA

Vendita della cosa data in pegno - Opposizione del debitore - Natura - Opposizione all'esecuzione - Conseguenze - Inapplicabilità della sospensione feriale dei termini - Giudizio di cassazione - Rilevabilità d'ufficio della tardività del ricorso.
L'opposizione alla vendita della cosa data in pegno di cui all'art. 2797, comma 2, c.c. ha la sostanziale natura di un'opposizione all'esecuzione ex art. 615 c.p.c. ed è perciò soggetta alle stesse regole processuali di quest'ultima, ivi compresa l'esclusione dalla sospensione dei termini processuali nel periodo feriale ai sensi dell'art. 3 della l. n. 742 del 1969, regola che trova applicazione anche al giudizio di cassazione, con conseguente rilievo d'ufficio della tardività ed inammissibilità del ricorso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 28 Febbraio 2020, n. 5475.


Pegno - Esecuzione espropriativa mobiliare privata - Forme della vendita - Terzo datore di pegno - Residenza in un luogo diverso da quello del creditore - Opposizione - Tempestività della opposizione - Sospensione automatica della vendita - Termine per la proposizione dell’opposizione concesso al debitore e al terzo datore di pegno - Identità del criterio per la sua determinazione - Sussistenza.
Il criterio per la determinazione del termine per proporre l’opposizione di cui all’art. 2797, secondo comma, c.c. è unico sia per il debitore che per il terzo datore di pegno e deve individuarsi avendo riguardo alla residenza o al domicilio eletto del debitore. Nel caso in cui il debitore abbia la residenza o il domicilio eletto nel luogo di residenza del creditore, il termine per l’opposizione è, per il debitore ed il terzo datore di pegno, pure se residente o con domicilio eletto in luogo diverso da quello di residenza del creditore, di cinque giorni dal ricevimento dell’intimazione di cui al primo comma dell’art. 2797 c.c.; per contro qualora il debitore abbia la residenza o il domicilio eletto in luogo diverso da quello di residenza del creditore, il termine per l’opposizione è, per il debitore ed il terzo datore di pegno, pure se residente o con domicilio eletto in luogo coincidente con quello di residenza del creditore, di novanta giorni dal ricevimento dell’intimazione.

È da considerarsi intempestiva e, pertanto, inidonea a determinare la sospensione automatica della vendita del pegno, l’opposizione proposta dal terzo datore di pegno che risieda, a differenza del debitore, in un luogo diverso da quello di residenza del creditore, se proposta nel termine di novanta giorni di cui all’art. 163-bis c.p.c., dal ricevimento della intimazione. (Giorgio Barbieri) (Angela Liliana Falciano) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 15 Febbraio 2019.


Vendita della cosa data in pegno - Opposizione del debitore - Natura - Conseguenze - Regime di impugnazione ex art. 616 c.p.c. ripristinato dall’art. 49 l. n. 69 del 2009 - Appellabilità della sentenza che conclude l’opposizione in primo grado - Ricorso per cassazione - Inammissibilità.
L'opposizione alla vendita della cosa data in pegno, prevista dall'art. 2797 c.c., ha la sostanziale natura di opposizione all'esecuzione, riconducibile all'art. 615 c. p.c., ed è perciò soggetta alle stesse regole processuali di quest'ultima, compresa quella dell'appellabilità della sentenza che la conclude in primo grado - ripristinata, per le sentenza pubblicate a partire dal 4 luglio 2009, dall'ulteriore riforma dell'art. 616 c.p.c., di cui all'art. 49 della l. n. 69 del 2009 -, con conseguente inammissibilità del ricorso per cassazione proposto direttamente avverso la sentenza di primo grado. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 02 Luglio 2018, n. 17268.


Concordato preventivo - Divieto di iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio del debitore - Applicazione al creditore pignoratizio che abbia offerto  in cessione i propri beni - Esclusione.
La norma di cui alla art. 168, comma 1, l.fall., la quale fa divieto ai creditori di iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio del debitore (e, quindi, di procedere esecutivamente per la realizzazione di un eventuale diritto di pegno) dalla data della presentazione del ricorso per l'ammissione al concordato fino al passaggio in giudicato della sentenza di omologazione, non può ritenersi legittimamente applicabile anche al creditore pignoratizio del terzo che abbia, in luogo del debitore insolvente, offerto in cessione i propri beni (tra cui quello oggetto di pegno) in funzione di adempimento del concordato (v. Cass. n. 6671-98); in detta ipotesi, trattandosi di beni del terzo al quale, come è noto, non si estende l'effetto esdebitatorio previsto dall'art. 184 l.fall., non ricorrono i presupposti di conservazione e di tutela che ispirano la ratio dell'art. 168 citato, ossia la garanzia della par condicio creditorum e la conservazione dell'integrità del patrimonio del debitore insolvente nella prospettiva di un negativo epilogo della procedura concordataria con conseguente dichiarazione di fallimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 31 Luglio 2017, n. 19007.


Esecuzione per rilascio d’immobile – Beni mobili estranei all’esecuzione – Custode – Disciplina deposito – Applicabilità – Vendita ex art. 2797 cod. civ. – Ammissibilità..
In tema di esecuzione per rilascio di immobili, il soggetto che assume la custodia dei beni mobili che l’esecutato rifiuti di asportare riveste una posizione assimilabile (non già a quella del custode dei beni pignorati o sequestrati, bensì) a quella del depositario di beni mobili per conto del proprietario, atteso che quest’ultimo, con il rifiuto a ritirare gli oggetti, consente ope legis all’applicazione della disciplina del deposito, con la conseguenza che: 1) non spetta al giudice dell’esecuzione fornire autorizzazioni, prescrizioni o quant’altro per l’espletamento dell’attività di custodia, trattandosi di attività che esula dall’ambito dell’esecuzione forzata e che investe piuttosto il rapporto (privatistico) di deposito; 2) il custode-depositario ha un obbligo di conservazione materiale dei beni mobili, ma non anche di amministrazione degli stessi (intesa quale gestione di carattere produttivo); 3) infine, il custode-depositario può non solo richiedere all’esecutato-proprietario in qualunque momento di riprendere i beni, ma anche domandare la vendita degli stessi con le forme di cui all’art. 2797 cod. civ. per il soddisfacimento dei crediti vantati per compenso e spese di conservazione. (Valeria Colandrea) (riproduzione riservata) Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 29 Ottobre 2013.


Garanzie - Pegno - Lettera di pegno - Timbro postale - Data certa.

Garanzie - Pegno - Disciplina ex art. 2797 c.c. - Derogabilità.
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Il timbro postale apposto a tergo del foglio della lettera di pegno fa data certa, poiché la timbratura eseguita in un pubblico ufficio deve considerarsi equivalente ad un’attestazione autentica che il documento è stato inviato nel medesimo giorno in cui essa è stata eseguita. (Michela Cortesi) (riproduzione riservata)

Le disposizioni del contratto di pegno che derogano consensualmente alla disciplina dettata dall’art. 2797 c.c., dispensando l’intermediario dall’intimazione al debitore e dal rispetto del termine per l’opposizione, non rendono il contratto invalido. (Michela Cortesi) (riproduzione riservata)
ABF Milano, 13 Giugno 2012, n. 2013.