LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO IV
Delle promesse unilaterali

Art. 1988

Promessa di pagamento e ricognizione di debito
TESTO A FRONTE

I. La promessa di pagamento o la ricognizione di un debito dispensa colui a favore del quale è fatta dall'onere di provare il rapporto fondamentale. L'esistenza di questo si presume fino a prova contraria.


GIURISPRUDENZA

Fallimento – Ammissione al passivo – Mutuo bancario – Prova del credito – Atto pubblico di erogazione – Sufficienza.
In tema di contratto di mutuo, l’onere della prova dell’erogazione della somma data a mutuo è assolto dall’istituto di credito mutuante mediante la produzione in giudizio dell’atto pubblico notarile di erogazione e quietanza, spettando al debitore che si opponga all’azione esecutiva del creditore dare la prova della restituzione della somma mutuata e egli accessori ovvero di altre cause estintive dell’obbligazione restitutoria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 15 Aprile 2019, n. 10507.


Fallimento - Accertamento del passivo - Riconoscimento di debito posto in essere dall'imprenditore fallito - Libero apprezzamento del giudice - Confessione stragiudiziale

Fallimento - Accertamento del passivo - Riconoscimento di debito posto in essere dall'imprenditore fallito - Libero apprezzamento del giudice - Onere della prova in capo al creditore - Permanenza
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Nell'ambito del procedimento di verifica del passivo fallimentare, il riconoscimento di debito, posto in essere dall'imprenditore poi fallito, è liberamente apprezzabile dal giudice, al pari di quanto accade per la confessione stragiudiziale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nel procedimento di verifica fallimentare, il creditore rimane comunque onerato di fornire la prova della propria pretesa, pur in presenza di un riconoscimento di debito emesso dall'imprenditore di poi fallito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 11 Aprile 2019, n. 10215.


Ricognizione di debito - Fallimento dell’autore della ricognizione - Presunzione rapporto fondamentale - Esclusione - Valore probatorio del documento - Confessione stragiudiziale al terzo - Fattispecie.
In tema di insinuazione allo stato passivo, la ricognizione di debito avente data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento del suo autore, non determina la presunzione dell'esistenza del rapporto fondamentale, trattandosi di documento liberamente apprezzabile dal giudice al pari di quanto avviene per la confessione stragiudiziale resa ad un terzo, qual'è il curatore fallimentare (Nella specie la S.C. ha cassato con rinvio il decreto del tribunale che aveva ammesso al concorso il credito vantato dalla banca, sulla base del riconoscimento di debito contenuto in una scrittura privata autenticata sottoscritta dal correntista prima dell'apertura del suo fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Aprile 2019, n. 10215.


Fallimento – Riconoscimento di un debito – Posizione del curatore – Inversione dell’onere della prova di cui all’art. 1988 c.c. – Esclusione.
Dal curatore del fallimento non può provenire l’effetto dell’inversione della prova di cui all’art. 1988 c.c. ( “la promessa di pagamento o la ricognizione di un debito dispensa colui a favore del quale è fatta dall'onere di provare il rapporto fondamentale”), in quanto il riconoscimento di un debito "deve pur sempre provenire da un soggetto legittimato sotto il profilo sostanziale a disporre del patrimonio sul quale incide l'obbligazione dichiarata, trattandosi di atto avente carattere negoziale" (Cass., 13 ottobre 2016, n. 20689; ivi pure l'indicazione di precedenti ulteriori).

La dichiarazione rilasciata dal soggetto poi fallito non può comunque assumere, nell'ambito dei giudizi relativi allo stato passivo, l'efficacia della confessione stragiudiziale di cui all'art. 2735 c.c., posto che il curatore "rappresenta la massa dei creditori e non il fallito" (così Cass., 18 dicembre 2012, n. 23318; cfr. inoltre, più di recente, Cass., 8 ottobre 2014, n. 21258; Cass., 19 ottobre 2017, n. 24690); nè può essere messo in dubbio che il principio così espresso venga a valere anche per la figura del riconoscimento di debito e in relazione all'inversione dell'onere della prova disposta dalla norma dell'art. 1988 c.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 05 Novembre 2018, n. 28094.


Fallimento - Riconoscimento di debito effettuato dall'imprenditore poi fallito - Prova del credito da parte del beneficiario che faccia domanda di insinuazione nel passivo - Inversione dell'onere della prova ex art. 1988 c.c..
Rimessa alla discussione in pubblica udienza la questione del valore da assegnare al riconoscimento di debito effettuato dall'imprenditore poi fallito, in relazione alla prova del credito da parte del beneficiario che faccia domanda di insinuazione nel passivo fallimentare di quegli. Se anche in quest'ambito - e quindi pure nei confronti del curatore fallimentare -, cioè, valga la regola dell'inversione dell'onere della prova stabilita dalla norma dell'art. 1988 c.c., o se, per contro, la peculiare posizione, che sia da riconoscere al curatore, comporti l'inapplicazione della detta norma.

L'orientamento, che può senz'altro definirsi tradizionale, muove dall'assunto che - nell'ambito del processo di verifica del passivo - il curatore riveste la posizione di terzo qualificato, con la conseguente disapplicazione delle regole propriamente dettate per le parti dirette del rapporto (cfr., tra le altre, la decisione 22 novembre 2007, n. 24320). In questa prospettiva, più in particolare, è stata più volte ritenuta l'inopponibilità al curatore della confessione resa dall'imprenditore di poi fallito (cfr., così, Cass., 18 dicembre 2012, n. 23318; Cass., 19 ottobre 2017, n. 24690). Ora, a considerare riferibile all'ipotesi della confessione la regola della terzietà del curatore, l'inopponibilità allo stesso del riconoscimento di debito sembrerebbe, a ben vedere, soluzione pressochè obbligata, in quanto frutto diretto di un argomento a fortiori (nella variante a malori ad minus).

A fronte di questo orientamento si pone, nella recente giurisprudenza di questa Corte, la pronuncia di Cass., 20 aprile 2018, n. 9929. Questa, infatti, ha diversamente stabilito che "non v'è ragione per ritenere, in caso di fallimento dell'autore della ricognizione" di debito, senz'altro inopponibile al curatore fallimentare l'effetto giuridico discendente dalla medesima, dovendosi affermare, invece, che l'esistenza del rapporto fondamentale si dovrà presumere salva la prova, di cui è ovviamente onerato proprio il curatore, dell'inesistenza o dell'invalidità dello stesso". Si tratta di un'impostazione che, a quanto parrebbe almeno, viene a superare la consueta concezione del curatore fallimentare in termini di terzo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 04 Ottobre 2018, n. 24383.


Convivenza more uxorio – Versamenti a favore del convivente – Non ripetibilità – Affermazione – Riconoscimento di debito – Prova contraria.
Le attribuzioni patrimoniali a favore del convivente more uxorio effettuate nel corso del rapporto configurano l’adempimento di un’obbligazione naturale ex art.2034 c.c., a condizione che siano rispettati i principi di proporzionalità e adeguatezza.

Incombe sull’autore della dichiarazione ex art. 1988 c.c. l’onere di provare l’inesistenza o l’invalidità o l’estinzione del rapporto fondamentale; di conseguenza, non è sufficiente che lo stesso affermi e dimostri che altro rapporto fondamentale è stato estinto, essendo, invece, indispensabile che esista coincidenza – concreta – tra tale rapporto (di cui è data prova) e quello “presunto” per effetto della ricognizione di debito e non una mera compatibilità astratta tra i due titoli. [Nella fattispecie, in assenza di prova di tale coincidenza, la Corte ha confermato la condanna della ricorrente a restituire all’ex convivente somme di denaro che la stessa asseriva costituire contributi alla vita di coppia, come tali non ripetibii.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 15 Maggio 2018, n. 11766.


Ammissione al passivo - Ricognizione di debito - Fallimento dell’autore della ricognizione - Presunzione rapporto fondamentale - Opponibilità al curatore fallimentare - Salvo prova contraria - A carico del curatore.
La ricognizione di debito avente data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento del suo autore è opponibile alla massa dei creditori, in quanto deve presumersi l'esistenza del rapporto fondamentale, salva la prova - il cui onere grava sul curatore fallimentare - della sua inesistenza o invalidità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Aprile 2018, n. 9929.


Esecuzione forzata – Opposizione ex. art. 615, primo comma, c.p.c – Mutuo BHW Bausparkasse Ag, società di diritto tedesco – Scrittura privata – Astratta idoneità della ricognizione di debito contenuta in un atto pubblico di consenso all’iscrizione di ipoteca a costituire titolo esecutivo – Carenza dei presupposti della certezza liquidità ed esigibilità – Esclusione – Nullità del titolo esecutivo ex. art. 474 c.p.c. – Presupposti per la sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo – Sussistenza.
Titolo idoneo all’esecuzione è solo quello che contenga il riconoscimento di un credito liquido, cioè determinato o determinabile mediante un calcolo matematico, sulla scorta di elementi contenuti nel titolo stesso; va quindi accolta l'istanza di sospensione ove il titolo non consenta di quantificare il credito con esattezza (non essendo, nel caso di specie, dato di conoscere il Contratto di Risparmio Edilizio ed essendo incerti i termini temporali riferibili all’applicazione di differenti tassi di interesse). (Sveva Rossi) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 20 Febbraio 2018.


Fallimento - Accertamento del passivo - Riconoscimento della debitrice principale - Art. 1988 c.c. - Lettera di "patronage" - Previsione di importo massimo garantito ex art. 1938 c.c. - Sufficienza.
In tema di opposizione allo stato passivo, deve essere ammesso il credito oggetto di riconoscimento da parte della società debitrice principale, anche in assenza di prova del rapporto fondamentale ai sensi dell'art. 1988 c.c., in quanto comportante una relevatio ab onere probandi, per di più se assistito da una cd. lettera di "patronage" recante data certa atteso che, in virtù dell'art. 1938 c.c., come modificato dalla l. n. 154 del 1992, (con disposizione estensibile anche alle obbligazioni a carico del solo proponente ex art. 1333 c.c.), le garanzie omnibus sono valide purché sia indicato l'importo massimo garantito senza quindi che occorra il riferimento specifico al credito azionato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 14 Novembre 2017, n. 26924.


Società – Amministratore – Compenso – Indicazione nel bilancio – Riconoscimento di debito.
Seppure la mera approvazione del bilancio non possa costituire deliberazione di determinazione del compenso dell'amministratore, ben può avvenire che - ove il compenso sia stato già in precedenza determinato - l'approvazione del bilancio che contenga l'indicazione del debito relativo a quel compenso valga come riconoscimento di debito; e va da sé che tale distinzione appare razionalmente comprensibile se si pone mente al carattere negoziale della determinazione del compenso e, al contrario, al carattere non negoziale del riconoscimento di debito. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 17 Ottobre 2016.


Fallimento - Accertamento del passivo - Impugnazione dei crediti ammessi - Società falIita - Inserimento di un credito nell'elenco dei creditori - Riconoscimento del debito - Esclusione - Impugnazione del credito ammesso - Possibilità di contestazione da parte del terzo - Sussistenza.
L'inserimento di un credito nell'elenco dei creditori redatto dal liquidatore di una società poi fallita non è equiparabile a riconoscimento del debito e, in ogni caso, non impedisce al terzo, che ne impugni l'ammissione allo stato passivo, di contestare il rapporto sottostante. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Luglio 2016.


Assegno in bianco o postdatato – Al fine di garanzia – Nullità – Sussiste – Conseguenze – Accertamento di promessa di pagamento ex art. 1988 c.c..
L’emissione di un assegno in bianco o postdatato, cui di regola si fa ricorso per realizzare il fine di garanzia - nel senso che esso è consegnato a garanzia di un debito e deve essere restituito al debitore qualora questi adempia regolarmente alla scadenza della propria obbligazione, rimanendo nel frattempo nelle mani del creditore come titolo esecutivo da far valere in caso di inadempimento -, è contrario alle norme imperative contenute negli artt. 1 e 2 del R.D. 21 dicembre 1933 n. 1736 e dà luogo ad un giudizio negativo sulla meritevolezza degli interessi perseguiti dalle parti, alla luce del criterio della conformità a norme imperative, all'ordine pubblico ed al buon costume enunciato dall'art. 1343 cod. civ.. Pertanto, non viola il principio dell'autonomia contrattuale sancito dall'art. 1322 cod. civ. il giudice che, in relazione a tale assegno, dichiari nullo il patto di garanzia e sussistente la promessa di pagamento di cui all'art. 1988 cod. civ. (cfr. Cass. civ. sezione II, n. 4368 del 19 aprile 1995). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 24 Maggio 2016, n. 10710.


Assegno bancario – Assegno privo di valore cartolare – Rapporti diretti tra traente e prenditore – Promessa di pagamento..
L’assegno bancario, nei rapporti diretti tra traente e prenditore, anche se privo di valore cartolare, deve essere considerato come una promessa di pagamento, e pertanto, secondo la disciplina dell’art. 1988 c.c., comporta una presunzione iuris tantum dell’esistenza del rapporto sottostante, fino a che l’emittente non fornisca la prova - che può desumersi da qualsiasi elemento ritualmente acquisito al processo, da chiunque fornito - dell’inesistenza, invalidità ed estinzione di tale rapporto. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 19 Novembre 2013.