Il Caso.it, Sez. Giurisprudenza, 15467 - pubb. 01/07/2010

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Cassazione civile, sez. I, 15 Dicembre 2006, n. 26927. Est. Ragonesi.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Chiusura del fallimento - Decreto di chiusura - In genere - Reclamo - Creditore non ammesso al passivo - Legittimazione - Condizioni - Interesse - Sussistenza - Necessità - Fattispecie



Ai fini della sussistenza della legittimazione a proporre reclamo avverso il decreto di chiusura del fallimento da parte del creditore del fallito, non ammesso al passivo, che faccia valere la pendenza di un giudizio di opposizione allo stato passivo come causa ostativa della chiusura e deduca la mancanza dei presupposti di cui all'art. 118, 2° comma, legge fall., occorre accertare l'interesse in concreto che esso ha a contrastare detto provvedimento, come causa ostativa alla chiusura nella prospettiva dell'esito favorevole di causa dal medesimo promossa - nella specie, petizione ereditaria in via ordinaria di beni già ripartiti tra i creditori ammessi - perché comunque non potrebbe beneficiare di un eventuale ulteriore riparto, mentre d'altro canto il rimedio ai sensi dell'art. 119, secondo comma legge fall. è esperibile soltanto per contestare la sussistenza, in concreto, di una delle ipotesi previste dall'art. 118 legge fall., in presenza delle quali, invece, gli organi fallimentari non hanno nessun potere discrezionale di protrarre la procedura e quindi differirne la chiusura, a cui non osta pertanto l'opposizione allo stato passivo, nè la dichiarazione tardiva di credito. (Nella specie, la S.C. ha escluso la legittimazione ad agire del creditore che si è limitato a contestare l'effettiva consistenza della massa senza niente dedurre in ordine alla sussistenza di una massa attiva sulla quale potersi eventualmente soddisfare in caso di permanenza della procedura e di accoglimento della sua opposizione allo stato passivo). (massima ufficiale)


Massimario Ragionato



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