Persone e Misure di Protezione


Il Caso.it, Sez. Giurisprudenza, 14216 - pubb. 18/02/2016

Protezione internazionale: il richiedente curdo (anche a causa dell’ISIS) ha diritto alla protezione sussidiaria, anche perché la magistratura turca ha perso indipendenza

Tribunale Milano, 19 Maggio 2015. Est. Martina Flamini.


Protezione internazionale – Richiedente Curdo – Rischio di tortura e trattamenti disumani in conseguenza della situazione turca – Riforma della magistratura con eliminazione della sua indipendenza – Avanzata dell’Isis – Protezione sussidiaria – Sussiste



Costituisce fatto notorio (art. 115 c.p.c.) la drammatica situazione di vessazioni e violenze subite dai curdi in Turchia, confermato dai numerosi documenti prodotti dalla difesa di parte ricorrente. In particolare basti ricordare i seguenti dati: nel 1924 viene interdetto l’uso della lingua curda e sciolta l’Assemblea nazionale nella quale erano presenti 75 deputati curdo; nel 1932, con la legge di turchizzazione, viene disposto lo smembramento e lo spostamento delle comunità curde in ambito urbano; nel 1934, con la legge dei cognomi, viene sancito l’obbligo per i curdi di dotarsi di un cognome che ponesse in evidenza le ascendenze turche; con il colpo di stato del 1980 i militari hanno inasprito le misure per salvaguardare l’unità e l’indivisibilità della nazione in funzione anticurda; la legge del dicembre 2013, ovvero delle tre consonanti, consente l’uso delle consonanti solo corde ed autorizza ad utilizzare la lingua curda solo nell’ambito delle scuole private; la legge del febbraio 2014 di riforma della magistratura sottopone il Consiglio Supremo dei giudici e dei procuratori e l’Accademia della Magistratura all’autorità del ministro della Giustizia, in violazione del principio della separazione dei poteri in uno Stato di diritto. Dal rapporto di Amnesty International del 2013, emerge che l’uso eccessivo della forza da parte della polizia, tra cui pestaggi, durante le manifestazioni è stato segnalato con frequenza nel corso dell’anno. Con riferimento al processo di cambiamento in atto, si osserva che l’oppressione del popolo curdo in Turchia – che ha provocato, dal 1984 oltre 40.000 morti e migliaia di prigionieri politici – negli ultimi anni sembra essere in corso di superamento. La lingua curda non è più vietata, la bandiera curda sventola durante le manifestazioni e alle elezioni amministrative del marzo del 2014 il Bdp (Partito per la Democrazia e per la Pace) ha vinto in molte città e paesi del Kurdistan (come Diyarbakir, Hakkari e Van). Tali segnali di miglioramento devono però essere letti unitamente alla gravissima condizione del Sud della Turchia. Infatti, a causa delle proteste contro l’avanzata dello Stato islamico verso il confine tra la Siria e la Turchia, si sta assistendo ad una nuova spirale di violenza nel sud est del paese, a maggioranza curda. Dalle notizie apprese dai principali organi di stampa, emerge in particolare che: il 17 settembre 2014 l'ISIS ha conquistato numerosi villaggi curdi penetrando in profondità nel territorio controllato dai gruppi di difesa e dirigendosi verso il confine turco; la Turchia ha chiuso le frontiere in uscita per impedire l'afflusso di combattenti curdi di origine turca verso il confine siriano in difesa di Kobane; in queste occasione si sono registrati violenti scontri tra i curdi e la polizia e l’esercito turco che presidiava il confine; il leader del PKK, Abdullah Ocalan, ha annunciato la fine della tregua con la Turchia nel caso di caduta di Kobane; a fine settembre 2014 in seguito all’eccidio di Kobanê un flusso di 160.000 profughi ha varcato il confine Turco; i curdi presenti nei territori limitrofi alla Turchia e sul confine della stessa sono stati sottoposti a torture da parte dell’Isis e dei militari turchi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)


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