Codice di Procedura Civile


LIBRO PRIMO
Disposizioni generali
TITOLO III
Delle parti e dei difensori
CAPO IV
Della responsabilità delle parti per le spese e per i danni processuali

Art. 94

Condanna di rappresentanti o curatori
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Gli eredi beneficiati, i tutori, i curatori e in generale coloro che rappresentano o assistono la parte in giudizio possono essere condannati personalmente, per motivi gravi che il giudice deve specificare nella sentenza, alle spese dell'intero processo o di singoli atti, anche in solido con la parte rappresentata o assistita.


GIURISPRUDENZA

Dichiarazione di fallimento – Reclamo – Spese di lite – Legale rappresentante.
Il legale rappresentante della società fallita può essere condannato al pagamento delle spese di lite del giudizio di reclamo avverso la sentenza di fallimento ai sensi dell’art. 94 c.p.c., che è disposizione ritenuta dalla giurisprudenza applicabile anche al legale rappresentante delle società di capitali (cfr. Cass. ord. n. 9203/2020).

[Nella fattispecie, la Corte ha precisato che "la macroscopica infondatezza del gravame ha reso palese l'assenza di normale prudenza nella sua proposizione, a maggior ragione in considerazione della sostanziale irresponsabilità della società reclamante nei confronti delle parti vittoriose. I creditori istanti, che attendono da anni il pagamento dei loro crediti retributivi e che sono stati costretti a difendersi da una domanda priva di qualsiasi fondamento, non potranno infatti fare affidamento, in sede fallimentare, sull’effettivo e pieno soddisfacimento del credito qui loro riconosciuto, atteso che la condanna al pagamento delle spese di lite non dà luogo ad un debito di massa (cfr. Cass. n. 22729/2019; Cass. n. 1186/2006 per l’affermazione del principio secondo il quale "…non sono ammesse in prededuzione le spese sostenute dal creditore istante nel giudizio di opposizione alla dichiarazione di fallimento, senza che assuma rilievo la sua qualità di litisconsorte necessario, non potendosi desumere da essa l'inerenza delle spese sostenute all'amministrazione del fallimento o alla sua conservazione”). E’ dunque opinione della Corte che di tali spese debba farsi carico anche il legale rappresentante, al quale, in concreto, è riferibile la decisione di impugnare.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Milano, 03 Febbraio 2022.


Condanna in solido con la parte rappresentata - Condizioni - Sussistenza dei gravi motivi di cui all'art. 94 c.p.c. - Necessaria enunciazione.
L'art. 94 c.p.c. prevedendo la condanna alle spese in favore dell'avversario vincitore, eventualmente in solido con la parte, del soggetto che la rappresenti, si giustifica con il fatto che il predetto, pur non assumendo la veste di parte nel processo, esplica pur tuttavia, anche se in nome altrui, un'attività processuale in maniera autonoma; tale condanna postula la ricorrenza di gravi motivi, da enunciarsi in modo specifico dal giudice, quali la trasgressione del dovere di lealtà e probità di cui all'art. 88 c.p.c., ovvero la mancanza della normale prudenza tipica della responsabilità processuale aggravata di cui all'art. 96, comma 2, c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 20 Maggio 2020, n. 9203.


Rifiuto senza giustificato motivo di una proposta conciliativa da parte dell’amministratore di sostegno – Violazione del dovere di lealtà e probità – Sussiste – Condanna del rappresentante alla rifusione delle spese sensi dell’ar.t 94 c.p.c. – Ammissibilità.
Il rifiuto senza giustificato motivo, da parte dell’amministratore di sostegno, di una proposta conciliativa vantaggiosa per il suo assistito integra la violazione del dovere di lealtà e probità di cui all’art. 88 c.p.c e giustifica quindi la condanna del rappresentante, in solido con la parte da lui assistita che sia soccombente in giudizio alla rifusione delle spese processuali in favore della parte vittoriosa, ai sensi dell’art. 94 c.p.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 14 Giugno 2016.


Cancellazione di s.r.l. dal Registro delle Imprese – Effetti – Estinzione immediata della società – Legittimazione ad agire del liquidatore – Non sussiste.

Anatocismo e applicazione di interessi al tasso ultralegale (usurario) – Diritto di credito controverso – Domanda proposta da società estinta – Rigetto per carenza di legittimazione in capo al liquidatore.

Anatocismo e applicazione di interessi al tasso ultralegale (usurario) – Diritto di credito controverso – Domanda proposta da società estinta – Manifestazione tacita di rinuncia – Sussiste.

Anatocismo e applicazione di interessi al tasso ultralegale (usurario) – Azione promossa dal liquidatore dopo la cancellazione della società – Condanna del liquidatore alle spese di lite.

Anatocismo e applicazione di interessi al tasso ultralegale (usurario) – Azione promossa dal liquidatore dopo la cancellazione della società – Malafede processuale del liquidatore – Sussiste – Condanna ex art. 96 3° comma c.p.c. in misura pari al 10% del petitum.
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La cancellazione di una s.r.l. dal registro delle imprese ne determina la immediata estinzione (cfr. Cass., Sez. Un., sent. n. 4060/2010), con conseguente perdita da parte del  liquidatore della stessa della capacità di stare in giudizio per la società (cfr. Cass., Sez. Un., sent. n. 6070/2013). (Andrea Barocci) (riproduzione riservata)

Il liquidatore di una s.r.l. cancellata dal registro delle imprese non è legittimato ad azionare un credito per illegittimi addebiti per interessi al tasso ultralegale e usurari, ovvero per anatocismo e commissioni, effettuati sul conto corrente già intestato alla società estinta e dei quali non si sia tenuto conto nel bilancio finale di liquidazione, trattandosi di un diritto di credito controverso e non di una sopravvenienza o un residuo attivo. (Andrea Barocci) (riproduzione riservata)
 
La cancellazione dal registro delle imprese senza tenere conto di pretese per illegittimi addebiti sul conto corrente, a prescindere dalla loro fondatezza, deve intendersi come manifestazione tacita della volontà di rinunciarvi. (Andrea Barocci) (riproduzione riservata)

Vanno poste a carico del liquidatore le spese che seguono la soccombenza per aver intrapreso l’azione giudiziaria in nome e per conto della società estinta senza possedere la legittimazione processuale. (Andrea Barocci) (riproduzione riservata)

Va condannato ai sensi del terzo comma dell’art. 96 c.p.c. il liquidatore della società cancellata, avendo lo stesso intrapreso e coltivato la azione giudiziale senza cautela e con malafede processuale, nella consapevolezza della cancellazione della società del registro delle imprese. La somma di cui alla condanna viene equamente quantificata  in una somma pari al 10% dell’importo preteso. (Andrea Barocci) (riproduzione riservata)
Tribunale Brescia, 15 Gennaio 2014.


Condanna alle spese di rappresentanti e curatori – Applicazione al difensore – Ammissibilità – Condizioni..
Il tenore letterale della disposizione di cui all’art. 94 del codice di procedura civile, che prevede la condanna alla rifusione delle spese dei rappresentanti e dei procuratori, non impedisce che, in presenza di determinate circostanze, la portata della disposizione venga estesa al difensore della parte, soprattutto quando il mandato alle liti gli conferisca poteri sostanziali di disporre della controversia quali il potere di conciliare, transigere, incassare somme, rilasciare quietanze, deferire il giuramento decisorio ecc. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 04 Giugno 2007.