Codice di Procedura Civile


LIBRO QUARTO
Dei procedimenti speciali
TITOLO II
Dei procedimenti in materia di famiglia e stato delle persone
CAPO VI
Disposizioni comuni ai procedimenti in camera di consiglio

Art. 740

Reclami del pubblico ministero
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Il pubblico ministero, entro dieci giorni dalla comunicazione, può proporre reclamo contro i decreti del giudice tutelare e contro quelli del tribunale per i quali è necessario il suo parere.


GIURISPRUDENZA

Decreto del giudice delegato che approva il piano di riparto - Ricorso diretto per cassazione - Ammissibilità - Limiti.
La sentenza n. 42 del 1981 della Corte costituzionale, che ha dichiarato l'illegittimità parziale dell'art. 26 della legge fallimentare, non ha caducato l'istituto del reclamo nella sua interezza ma soltanto gli aspetti della sua disciplina positiva in contrasto con la tutela costituzionale del diritto di difesa con la conseguenza che la lacuna discendente da detta pronuncia deve essere colmata con le regole generali disciplinanti i procedimenti in camera di consiglio, e che pertanto, non è proponibile il ricorso diretto per Cassazione contro il decreto del giudice delegato che approva il piano di riparto, a meno che il ricorso medesimo non debba ritenersi ammissibile come impugnazione per saltum ai sensi dell'art. 360, secondo comma, cod. proc. civ. - la predetta ipotesi deve considerarsi verificata quando il ricorso sia stato proposto soltanto per violazione o falsa applicazione di legge e la parte legittimata a contraddirvi contro la quale sia stato proposto (nella specie: curatore del fallimento) siasi limitata a svolgere nel controricorso difese di merito (mostrando in tal modo di accettare tale tipo di impugnazione) ed abbia sollevato soltanto in memoria eccezione di inammissibilità del ricorso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Maggio 1985, n. 2827.


Fallimento - Organi preposti al Fallimento - Giudice delegato - Provvedimenti - Reclami - In materia di piani di riparto dell'attivo - Disciplina ex art. 26 della legge fallimentare - Illegittimità costituzionale - Sentenza n. 42 del 1982 della corte costituzionale - Effetti - Procedimento sul reclamo - Nuova regolamentazione - Disciplina ex artt. 737 - 742 bis cod. proc. civ. - Applicabilità - Conseguenze.
La sentenza della Corte costituzionale n. 42 del 1981, la quale ha dichiarato l'illegittimità dell'art. 26 della legge fallimentare "nella parte in cui assoggetta al reclamo al tribunale, disciplinato nel modo ivi previsto, i provvedimenti decisori emessi dal giudice delegato in materia di piani di riparto dell'attivo", comporta la eliminazione dall'ordinamento non del suddetto istituto del reclamo, unitariamente considerato, ma soltanto della sua regolamentazione positiva, in quanto interferente sulla pienezza della tutela giurisdizionale degli interessati, circa l'eccessiva brevità del termine e la sua decorrenza dalla data del decreto del giudice delegato, nonché la Mancanza di un Obbligo del tribunale di sentire le parti e di motivare la decisione sul reclamo. Dopo detta pronuncia della Corte costituzionale, pertanto, mentre restano ferme le impugnazioni previste del decreto reso dal giudice delegato con reclamo al tribunale e della decisione adottata dal tribunale con ricorso per Cassazione a norma dell'art. 111 della Costituzione, rimane diversamente regolato il procedimento sul reclamo, nel senso che, venute meno quelle Disposizioni della legge fallimentare sulle questioni specificate (e non quindi sulle diverse questioni della legittimazione al reclamo e della sua efficacia non sospensiva), trovano applicazione le norme generali degli artt. 737-742 bis cod. proc. civ. sul procedimento in camera di consiglio, con la conseguenza che il termine per il reclamo medesimo è di dieci giorni, che il suo decorso va fissato a partire dal deposito del decreto del giudice delegato, che il tribunale ha l'Obbligo di sentire in camera di consiglio le parti e di motivare il provvedimento che definisce il procedimento stesso. Da tanto consegue altresì che la sopravvenienza della citata pronuncia della Corte costituzionale non interferisce sull'ammissibilità e procedibilità del ricorso per Cassazione, che sia stato proposto avverso il provvedimento reso dal tribunale sul reclamo, ne', correlativamente, comporta l'esperibilità del ricorso stesso direttamente contro il decreto del giudice delegato, ma spiega rilievo solo in ordine alla decisione di tale ricorso, se ed in quanto siano dedotte eventuali difformità nella fase del reclamo rispetto alle Disposizioni ad esso applicabili dopo l'indicata pronuncia (e da applicarsi da parte del tribunale fallimentare, in caso di Cassazione con rinvio e riassunzione della causa a norma dell'art. 392 cod. proc. civ.). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 09 Aprile 1984, n. 2255.