Codice di Procedura Civile


LIBRO SECONDO
Del processo di cognizione
TITOLO III
Delle impugnazioni
CAPO II
Dell'appello

Art. 346

Decadenza dalle domande e dalle eccezioni non riproposte
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Le domande e le eccezioni non accolte nella sentenza di primo grado, che non sono espressamente riproposte in appello, si intendono rinunciate.


GIURISPRUDENZA

Domanda di garanzia assorbita dal rigetto della domanda principale – Onere di specifica riproposizione in appello – Necessità – Onere di impugnazione – Esclusione .
Il convenuto integralmente vittorioso in primo grado, pur non essendo tenuto ad avanzare uno specifico motivo di impugnazione, ha l’onere di riproporre espressamente in appello la domanda di garanzia formulata nei confronti del terzo chiamato e sulla quale il giudice di primo grado non ha pronunciato in quanto assorbita dal rigetto della domanda principale, dovendosi la stessa, in difetto, intendere rinuncia ex art. 346 c.p.c., senza che la volontà di reiterare tale domanda possa desumersi dal tenore delle difese addotte dal convenuto appellato. (Sabrina Molteni e Emiliano Torchia) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 01 Giugno 2022.


Fallimento – Reclamo ex art. 26 l.f. – Reclamo incidentale – Termine.
Nel procedimento per reclamo ex art. 26 l.f., retto dal rito camerale di cui agli artt. 737 e ss. c.p.c., l'impugnazione incidentale non è soggetta al termine perentorio di cui all'art. 343 c.p.c., dal momento che il principio del contraddittorio viene rispettato per il solo fatto che il gravame incidentale sia portato a conoscenza della parte avversa entro limiti di tempo tali da assicurare a quest'ultima la possibilità di far valere le proprie ragioni mediante l’organizzazione di una tempestiva difesa tecnica, da svolgere sia in sede di udienza camerale sia nel corso del procedimento; ne discende che, qualora il primo provvedimento venga tempestivamente investito di reclamo ad opera di una delle parti, la controparte è abilitata ad introdurre specifiche istanze di riesame e di riforma del provvedimento stesso per ragioni diverse e contrapposte, senza essere tenuta a rispettare uno specifico termine e con atto scritto formale da depositare, al più tardi, alla prima udienza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 14 Gennaio 2022, n. 1135.


Revocatoria ordinaria - Pendenza del relativo giudizio - Fallimento sopravvenuto - Subentro del curatore - Inerzia della curatela nella prosecuzione del giudizio - Creditore originario - Legittimazione e interesse alla domanda - Sussistenza.
Qualora il curatore del fallimento, che sia subentrato nell'azione revocatoria ordinaria già promossa dal creditore individuale nei confronti del debitore "in bonis", ometta di coltivare la domanda, non riproponendola nel giudizio di appello ai sensi dell'art. 346 c.p.c., il creditore individuale che sia rimasto in causa e che abbia, invece, riproposto la richiesta di revocatoria in sede di appello riacquista un interesse concreto ed attuale all'esame della domanda. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 20 Novembre 2020, n. 26520.


Reclamo - Parte reclamata pienamente vittoriosa in primo grado - Eccezioni e difese non accolte nella decisione perché assorbite - Richiesta di esame - Obbligo di proporre impugnazione incidentale - Esclusione - Onere di riproposizione - Sussistenza.
È estensibile, per identità di “ratio”, anche al reclamo ex art. 18 l.fall. il principio, consolidato in relazione al giudizio di appello nelle sue diverse forme, che la parte pienamente vittoriosa nel merito in primo grado non ha l’onere di proporre, in ipotesi di gravame del soccombente, un’impugnazione incidentale per richiamare in discussione le proprie eccezioni o difese non accolte nella decisione, tali dovendo considerarsi quelle che risultino essere state superate o non siano state esaminate perché assorbite. In tal caso, la parte reclamante vittoriosa è soltanto tenuta a riproporle espressamente nel giudizio di reclamo, in modo da manifestare la sua volontà di chiederne l’esame. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 2017, n. 5689.


Procedimento civile - Appello - Specificità dei motivi nell’atto introduttivo - Violazione - Conseguenze.
La specificità dei motivi d’appello è imposta dall’art. 342 cpc quale presupposto dell’ammissibilità del gravame (per tutte v. Cass. 16/2000) e comporta che attraverso l’atto introduttivo dell’impugnazione devono essere prospettate tutte le censure alla sentenza impugnata (non essendo lecito che l’esposizione delle argomentazioni venga rinviata a successivi momenti o atti del giudizio ovvero addirittura al deposito della comparsa conclusionale, v. Cass. 1924/2001, Cass. 6396/2004) le cui statuizioni non sono mai separabili dalle motivazioni che le sorreggono. (Lorenzo Del Giudice) (riproduzione riservata) Appello Bologna, 03 Settembre 2013.


Onere di riproporre le domande ed eccezioni non accolte in primo grado – Riproposizione per la prima volta in sede di udienza di precisazione conclusioni – Decadenza – Non sussiste..
Per sottrarsi alla presunzione di rinuncia di cui all'art. 346 cod. proc. civ., la parte vittoriosa in primo grado deve reiterare espressamente tutte le domande avanzate in primo grado, entro l'udienza di precisazione delle conclusioni, che, dunque, rappresenta il termine ultimo per l'utile riproposizione. (Gaia Matteini) (riproduzione riservata) Appello Palermo, 15 Marzo 2013.


Impugnazioni civili - Appello - Onere dell'appellante di produrre documenti su cui fonda il gravame - Sussistenza..
E' onere dell’appellante, quale che sia stata la posizione da lui assunta nella precedente fase processuale, al fine di dimostrare l’ingiustizia o l’invalidità della sentenza impugnata, produrre, o ripristinare in appello se già prodotti in primo grado, i documenti sui quali egli basa il proprio gravame o comunque attivarsi, anche avvalendosi della facoltà di cui all’art. 76 disp. att. cod. proc. civ. di farsi rilasciare dal cancelliere copia degli atti del fascicolo delle altre parti, perché questi documenti possano essere sottoposti all’esame del giudice di appello. Cassazione Sez. Un. Civili, 08 Febbraio 2013, n. 3033.