TITOLO II - Del fallimento
Capo II - Degli organi preposti al fallimento
Sez. III - Del curatore

Art. 31-bis

Comunicazioni del curatore (1)
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Le comunicazioni ai creditori e ai titolari di diritti sui beni che la legge o il giudice delegato pone a carico del curatore sono effettuate all'indirizzo di posta elettronica certificata da loro indicato nei casi previsti dalla legge.

II. Quando e' omessa l'indicazione di cui al comma precedente, nonche' nei casi di mancata consegna del messaggio di posta elettronica certificata per cause imputabili al destinatario, tutte le comunicazioni sono eseguite esclusivamente mediante deposito in cancelleria.

III. In pendenza della procedura e per il periodo di due anni dalla chiusura della stessa, il curatore e' tenuto a conservare i messaggi di posta elettronica certificata inviati e ricevuti.


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(1) Articolo introdotto dall'art. 17 del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito in legge dalla l. 17 dicembre 2012, n. 221. La nuova disposizione si applica dal 19 dicembre 2012 (data di entrata in vigore della citata legge di conversione) anche alle procedure di fallimento, di concordato preventivo, di liquidazione coatta amministrativa e di amministrazione straordinaria pendenti, rispetto alle quali, alla stessa data, non e' stata effettuata la comunicazione rispettivamente prevista dagli articoli 92, 171, 207 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 e dall'articolo 22 decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270. Per le procedure in cui, alla data 19 dicembre 2012, sia stata effettuata la comunicazione suddetta, la nuova disposizione si applica a decorrere dal 31 ottobre 2013. Il curatore, il commissario giudiziale, il commissario liquidatore e il commissario straordinario entro il 30 giugno 2013 comunicano ai creditori e ai terzi titolari di diritti sui beni il loro indirizzo di posta elettronica certificata e li invitano a comunicare, entro tre mesi, l'indirizzo di posta elettronica certificata al quale ricevere tutte le comunicazioni relative alla procedura, avvertendoli di rendere nota ogni successiva variazione e che in caso di omessa indicazione le comunicazioni sono eseguite esclusivamente mediante deposito in cancelleria.

GIURISPRUDENZA

Domanda da equa riparazione da eccessiva durata della procedura (c.d. “Legge Pinto”) – Contenuta in ricorso depositato successivamente al decreto di chiusura del fallimento comunicato ex art. 31-bis l.fall. – Ammissibilità – Esclusione.
È inammissibile la domanda di equa riparazione da eccessiva durata della procedura fallimentare, qualora il ricorso che la contenga sia depositato successivamente alla comunicazione del decreto di chiusura del fallimento, effettuata ai sensi dell’art. 31-bis l.fall., a mezzo pec o, in mancanza, con deposito in cancelleria.
La norma in parola, introdotta dall’art. 17, comma 1, lett. b), d.l. n. 179 del 2012, conv. con modif. dalla l. n. 221 del 2012, è, infatti, applicabile ai fallimenti pendenti, sol che consti l’invito dal curatore ai creditori, entro il 30 giugno del 2013, a comunicare al fallimento il proprio indirizzo pec, con l’avviso che, in caso di omissione, le comunicazioni sarebbero state eseguite esclusivamente mediante deposito in cancelleria. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Appello Brescia, 02 Dicembre 2019.