Codice Civile


LIBRO TERZO
Della proprietà
TITOLO II
Della proprietà
CAPO II
Della proprietà fondiaria
SEZIONE V
Della proprietà edilizia

Art. 872

Violazione delle norme di edilizia
TESTO A FRONTE

I. Le conseguenze di carattere amministrativo della violazione delle norme indicate dall'articolo precedente sono stabilite da leggi speciali.

II. Colui che per effetto della violazione ha subito danno deve esserne risarcito, salva la facoltà di chiedere la riduzione in pristino quando si tratta della violazione delle norme contenute nella sezione seguente o da questa richiamate.


GIURISPRUDENZA

Vincoli di natura reale assimilabili alle servitù - Inosservanza delle pattuizioni - Conseguenza - Demolizione della costruzione in difformità - Accertamento su contenuto reale od obbligatorio della pattuizione - Criteri - Fattispecie.
Le convenzioni tra privati, con le quali si stabiliscono reciproche limitazioni o vantaggi a favore e a carico delle rispettive proprietà individuali, specie in ordine alle modalità di edificabilità, restringono o ampliano definitivamente i poteri connessi alla proprietà attribuendo a ciascun fondo un corrispondente vantaggio e onere che ad esso inerisce come "qualitas fundi", ossia con caratteristiche di realità inquadrabili nello schema delle servitù. Nell'ipotesi, pertanto, di inosservanza della convenzione limitativa dell'edificabilità, il proprietario del fondo dominante può agire nei confronti del proprietario del fondo servente con azione di natura reale per chiedere ed ottenere la demolizione dell'opera abusiva, non diversamente dal proprietario danneggiato dalla violazione delle norme sulle distanze nelle costruzioni ex artt. 872 e 873 c.c.. (Nella specie la S.C. ha confermato la sentenza di merito secondo la quale l'inosservanza del regolamento consortile cui erano vincolate le parti del giudizio, recante limitazioni alle modalità di edificazione, consentiva al proprietario del fondo dominante di agire nei confronti di quello del fondo servente con un'azione di natura reale per ottenere la demolizione dell'opera abusiva ex art. 1079 c.c.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 15 Settembre 2021, n. 24940.


Nuda proprietà - Legittimazione passiva - Riduzione in pristino.
Quando le opere edilizie illegittime sono eseguite su un immobile concesso in usufrutto, il legittimato passivo all’azione di riduzione in ripristino ex art. 872 c.c. non è l’usufruttuario bensì il nudo proprietario, cui spetta il potere di intervento modificativo o additivo sul bene.

Quando l’azione di riduzione in ripristino è promossa contro il nudo proprietario, non è necessario integrare il contradditorio con l’usufruttuario pretermesso. L’usufruttuario potrebbe comunque intervenire in giudizio ex art. 105, secondo comma, c.p.c.. (Paola Merli) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. II, 19 Febbraio 2019, n. 4829.


Esecuzione forzata - Ricorso al pretore per la determinazione delle modalità di esecuzione - Mancato rispetto delle distanze o dei confini - Necessità di demolizione delle sole parti dell'opera che superano i limiti di legge - Omessa specificazione della misura della violazione - Soggetto competente al relativo accertamento - Giudice dell'esecuzione.
Ove sia realizzata una costruzione in violazione delle distanze o dei confini, la riconosciuta illegittimità della stessa non ne comporta necessariamente la demolizione integrale, ma, unicamente, la riduzione entro i limiti di legge, con demolizione delle sole parti che superano tali limiti. Ne consegue che, nell'ipotesi in cui venga ordinata la demolizione della costruzione illegittima, senza specificare l'esatta misura della inosservanza di distanze o confini, il relativo accertamento può essere effettuato esclusivamente dal giudice dell'esecuzione, nell'esercizio dei poteri previsti dall'art. 612 c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 28 Novembre 2018, n. 30761.


Esecuzione forzata - Obblighi di fare e di non fare - Violazione delle norme sulle distanze tra edifici - Spostamento della costruzione a distanza legale - Limiti all'esecuzione forzata ex art. 2933, comma 2, c.c. - Esclusione - Fondamento.
L'art. 2933, comma 2, c.c., che limita l'esecuzione forzata degli obblighi di non fare, vietando la distruzione della cosa che sia di pregiudizio all'economia nazionale, va riferito alle sole fonti di produzione o distribuzione della ricchezza dell'intero paese e, pertanto, non è invocabile per evitare lo spostamento di una costruzione alla distanza prescritta dalle norme in materia, comportando la persistenza di detta costruzione, al contrario, una lesione di pur rilevanti interessi individuali. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 31 Ottobre 2017, n. 25890.


Distanze per fabbriche e depositi nocivi o pericolosi - Posizionamento di camini o ventole di sfiato - Integrazione regolamentare della norma - Pericolosità presunta delle fonti di esalazione - Tutela possessoria - Ammissibilità..
In caso di condotta che viola le prescrizioni regolamentari sulle distanze per il posizionamento di camini (ai quali, nel caso di specie, è stata equiparata una ventola di sfiato) in un edificio condominiale, non è necessario accertare la ricorrenza in concreto della nocività per il vicino delle esalazioni, posto che la pericolosità e quindi la illiceità di dette fonti di esalazione deve considerarsi presunta. Il pregiudizio che ne deriva comporta la riduzione in pristino, la quale può essere chiesta con l'azione possessoria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Taranto, 06 Marzo 2013.