Codice Civile


LIBRO SECONDO
Delle successioni
TITOLO V
Delle donazioni
CAPO III
Della forma e degli effetti della donazione

Art. 796

Riserva di usufrutto
TESTO A FRONTE

I. È permesso al donante di riservare l'usufrutto dei beni donati a proprio vantaggio, e dopo di lui a vantaggio di un'altra persona o anche di più persone, ma non successivamente.


GIURISPRUDENZA

Donazione – Usufrutto successivo – Accettazione del beneficiario – Necessità.
L’art. 796 c.c., nel prevedere la riserva a vantaggio di altra persona, dopo del donante, contempla un’ipotesi di donazione che, come tale, dev’essere accettata dal donatario (da ult., cfr. Cass. civ., Sez. V, 15.3.2019, ord. n. 7444: «La donazione dell'usufrutto in favore di un terzo, contenuta nella donazione con riserva di usufrutto di cui all'art. 796 c.c., si perfeziona con l'accettazione da parte del donatario, la quale può essere contenuta nel medesimo atto ovvero intervenire con atto pubblico posteriore, richiedendosi in quest'ultimo caso, ai fini del perfezionamento della fattispecie, la relativa notificazione al donante.»).

La tesi secondo cui l’accettazione non sarebbe necessaria, trattandosi di contratto a favore di terzo, non persuade: anche ammesso che il contratto a favore del terzo possa trasferire o costituire un diritto reale (in senso favorevole, Cass. civ., Sez. II, 27.6.2011, sent. n. 14180), non si vede quale sarebbe l’interesse (art. 1411, co. 1, c.c.) di colui che dovrebbe assumere (nello schema, appunto, del contratto a favore di terzo) la natura di stipulante, ossia il donatario della nuda proprietà: costui dovrebbe, infatti, nutrire un paradossale interesse ad ottenere meno, e cioè, si ribadisce, una nuda proprietà, anziché una piena proprietà.

Sembra, poi, difficile ammettere, nell’ipotesi della donazione, per sua natura caratterizzata dall’assenza di un qualunque corrispettivo da parte del donatario, che il beneficiario della nuda proprietà possa (quale stipulante), di propria esclusiva iniziativa, revocare o modificare la stipulazione, finché il terzo non abbia dichiarato di volerne profittare (art. 1411, co. 2, c.c.): in tal modo, il donatario della nuda proprietà sottrarrebbe al terzo l’usufrutto, sovrapponendosi alla volontà del donante e, anzi, cancellandone una delle direzioni. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Benevento, 30 Maggio 2019.