Codice Civile


LIBRO PRIMO
Delle persone e della famiglia
TITOLO II
Delle persone giuridiche
CAPO III
Delle associazioni non riconosciute e dei comitati

Art. 36

Ordinamento e amministrazione delle associazioni non riconosciute
TESTO A FRONTE

I. L'ordinamento interno e l'amministrazione delle associazioni non riconosciute come persone giuridiche sono regolati dagli accordi degli associati.

II. Le dette associazioni possono stare in giudizio nella persona di coloro ai quali, secondo questi accordi, è conferita la presidenza o la direzione.


GIURISPRUDENZA

Associazione non riconosciuta e associazione in partecipazione – Diversità degli istituti – Applicabilità alla associazione in partecipazione della norma di cui all’art. 36 c.c. – Esclusione.
La associazione non riconosciuta e la associazione in partecipazione costituiscono figure del tutto distinte e autonomamente disciplinate dalla legge sicché alla seconda non può trovare applicazione il disposto di cui all’art. 36 c.c.: infatti, mentre l’associazione non riconosciuta è un soggetto di diritto disciplinato dagli accordi stipulati dagli associati con il quale i membri si impegnano a perseguire un interesse comune dando vita a una organizzazione collettiva caratterizzata dalla presenza di una pluralità di organi che assume rilevanza esterna, l’associazione in partecipazione è un contratto di scambio caratterizzato dal sinallagma tra l’attribuzione di una quota degli utili derivanti dalla gestione dell’affare o della impresa da parte dell’un contraente e l’apporto patrimoniale da parte dell’altro, non determina la formazione di un soggetto nuovo o la costituzione di un patrimonio autonomo, ne' la comunione dell'affare o dell'impresa, che restano di esclusiva pertinenza dell'associante. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 01 Giugno 2021.


Dichiarazione di fallimento - Società a responsabilità limitata - Trasformazione regressiva in associazione sportiva - Termine annuale - Applicabilità - Fondamento.
In caso di trasformazione cd. "regressiva", ex art. 2498 e ss. c.c., di una società a responsabilità limitata in associazione sportiva, è applicabile al primo ente il termine annuale di cui all'art. 10 l.fall., posto che a seguito della trasformazione in parola, da un lato, muta radicalmente il regime della responsabilità patrimoniale del soggetto trasformato, dall'altro lato, l'esercizio dell'attività d'impresa non è più attuale. (massima ufficiale)


Il Sotituto procuratore generale presso la Corte di cassazione aveva chiesto l'affermazione del seguente principio di diritto (conforme):
L’applicabilità dell’art. 10 l.fall. non soggiace ad altre limitazioni al di fuori di quelle espressamente previste dal comma 1 della norma e quindi, ricorrendone i presupposti soggettivi ed oggettivi, gli imprenditori individuali e collettivi possono essere dichiarati falliti entro un anno dalla cancellazione dal registro delle imprese a prescindere da ogni valutazione delle vicende successive a tale cancellazione.
Vedi la requisitoria Cassazione civile, sez. I, 25 Gennaio 2021, n. 1519.


Consorzi - Quorum deliberativi - Previsioni statutarie - Disciplina legale della comunione - Applicabilità - Esclusione.
I quorum deliberativi delle assemblee consortili (nella specie, di un consorzio di urbanizzazione) sono disciplinati esclusivamente dagli accordi tra le parti espressi nello statuto, non trovando quindi applicazione in questi casi le regole legali in materia di comunione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Ottobre 2020, n. 22957.


Associazioni e fondazioni - Organi legittimati ad esprimere la volontà dell'associazione non riconosciuta - Scadenza dei relativi componenti dall'incarico - Permanenza in carica fino alla loro sostituzione - Sussistenza - Limiti - Fondamento - Fattispecie.
In tema di associazioni non riconosciute, gli organi legittimati ad esprimere la volontà dell'ente permangono in carica, in applicazione analogica dell'art. 2385 c.c. e salvo che sia diversamente stabilito dallo statuto o dall'assemblea, fino alla sostituzione dei loro componenti, dovendosi presumere che tale "perpetuatio" sia conforme all'interesse dei membri di dette associazioni perché volta a consentire il normale funzionamento delle stesse. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto che il soggetto al quale era stato conferito il potere di agire in giudizio in nome di un'associazione sindacale non decadesse automaticamente dall'incarico allo scadere del periodo per il quale era stato nominato, in assenza di norme statutarie o delibere assembleari che disponessero in maniera differente). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 30 Settembre 2019, n. 24214.


Associazioni e fondazioni - Esclusione dell’associato per gravi motivi - Disciplina di cui all’art. 24 c.c. - Applicabilità alle associazioni non riconosciute - Sussiste - Impugnazione della delibera di esclusione - Poteri del giudice - Fattispecie.
La norma dettata dall'art. 24 c.c., secondo cui gli organi associativi possono deliberare l'esclusione dell'associato per gravi motivi, è applicabile anche alle associazioni non riconosciute, ed implica che il giudice davanti al quale sia proposta l'impugnazione della deliberazione di esclusione abbia il potere-dovere di valutare se si tratti di fatti gravi e non di scarsa importanza, cioè se si sia avverata in concreto una delle ipotesi previste dalla legge e dall'atto costitutivo per la risoluzione del singolo rapporto associativo, prescindendo dall'opportunità intrinseca della deliberazione stessa. (Nella specie la S.C. ha ritenuto contraddittoria e perciò meramente apparente la decisione della corte di merito, che aveva annullato la delibera di esclusione dell'associato a causa della genericità delle contestazioni mossegli, pur riportando che esse consistevano, tra l'altro, nell'aver amministrato, in qualità di legale rappresentante dell'associazione, con contrarietà all'interesse generale, omettendo di fornire chiarimenti sulla tenuta dei conti, e nell'aver trascurato, malgrado i richiami del Presidente, i propri doveri di procuratore dell'associazione, non fornendo alcuna relazione scritta in ordine all'attività svolta, trattandosi di contestazioni da qualificarsi come specifiche e sostanzialmente corrispondenti alle cause di esclusione previste dallo statuto dell'associazione). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Settembre 2019, n. 22986.


Associazioni – Associazioni non riconosciute – Regolamenti associativi – Modifiche – Carenza di interesse ad agire

Associazioni – Associazioni non riconosciute – Organizzazioni di tendenza – Regolamenti associativi – Derogabilità dell’art. 24 c.c.

Associazioni – Associazioni non riconosciute – Organizzazioni di tendenza – Regolamenti associativi – Esclusione del socio – Art. 49 Cost. – Metodo democratico – Metodo assembleare

Associazioni – Associazioni non riconosciute – Organizzazione interna – Autonomia – Inapplicabilità dell’art. 24 c.c. – Applicabilità dell’art. 36 c.c.

Associazioni non riconosciute con finalità politiche – Provvedimenti di espulsione – Procedure di scelta delle candidature – Lesione del diritto di partecipazione – Onere probatorio
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Va rilevata la sopravvenuta carenza di interesse a far dichiarare illegittimo un Regolamento associativo se, durante il giudizio lo stesso sia stato integralmente abrogato e sostituito da un nuovo Regolamento, tanto più quando parte attrice omette di allegare elementi tali da dimostrare che la nuova deliberazione sia da ritenersi invalida.
L’adesione ad un’associazione, quand’anche non riconosciuta, determina, infatti, la piena condivisione delle regole poste a fondamento delle scelte associative, prima fra tutte anche le modifiche effettuate al Regolamento stesso del quale gli attori non si sono lamentati se non nel momento in cui hanno ritenuto di impugnare il provvedimento di espulsione. (Mariarosaria Coppola)

È consentito ai regolamenti associativi di derogare all’art. 24 c.c. quando l’associazione, in funzione degli scopi politici prefissati, assume la netta fisionomia di una organizzazione di tendenza in cui prevale la tutela degli interessi perseguiti dalla medesima organizzazione rispetto alle pretese dei singoli associati che pretendano di incuneare nella vita associativa idee o pratiche contrastanti con gli scopi e gli obiettivi dell’associazione.
E’, pertanto, legittimata a reprimere al proprio interno condotte non conformi alle proprie regole quell’organizzazione di tendenza che ha interesse a tenere ben distinte e percepibili dalla generalità della popolazione le proprie proposte politiche nei vari campi, conservando così i caratteri distintivi e peculiari che la caratterizzano. (Mariarosaria Coppola)

E’ da ritenersi legittimo, e quindi non lesivo della dialettica democratica, sia che una forza politica scelga di non consentire al proprio interno correnti organizzate e/o segrete, sia che non siano consentite forme e luoghi per la formazione della volontà collettiva delle proposte politiche diverse da quelle previste dalle norme interne.
Lungi dall’essere antidemocratico, questo sistema serve ad assicurare la coerenza dell’azione politica di tutti gli iscritti con gli indirizzi generali perseguiti dall’associazione. Ciò anche in considerazione del fatto che in strutture caratterizzate dal principio della “porta aperta” e dalla presenza di bassissime “barriere all’ingresso” risulterebbe umanamente impossibile negoziare singolarmente o modificare con riunioni collegiali l’atto fondativo e le altre regole.
In materia l’art. 49 Cost., nel riferirsi al concorso dei partiti politici alla vita politica nazionale, non pone particolari limiti alla struttura interna dell’organizzazione dal momento che il riferimento all’espressione “metodo democratico” ha un’accezione ben diversa, e per certi aspetti neanche assimilabile, di “metodo assembleare” e, a maggior ragione, di “principio maggioritario”. Questi ultimi, infatti, costituiscono solo forme organizzative possibili, ma non necessariamente le uniche, posto che la Costituzione, fermo l’obbligo di rispettare i valori democratici e il metodo del concorso democratico alla politica nazionale, lascia massima libertà di disegnare la propria organizzazione interna ai soggetti che si propongono di partecipare alla vita politica. (Mariarosaria Coppola)

Con riferimento alle organizzazioni che partecipano alla vita politica nazionale, a prescindere dalla loro qualificazione in termini di partiti politici, va ribadito che, essendo la disciplina di riferimento quella dettata in tema di associazioni non riconosciute, non è applicabile, neppure di risulta, l’art. 24 c.c., riguardante le associazioni riconosciute, bensì va applicato l’art. 36 c.c., il quale tutela la piena autonomia normativa delle associazioni non riconosciute nella predisposizione dell’ordinamento interno. (Mariarosaria Coppola)

Non si può considerare come piena prova della condotta violativa dello spirito associativo, tale da integrare una giusta ovvero una grave causa di esclusione, propedeutica ai fini dell’ accertamento della lesione del diritto degli associati a partecipare alla procedura di scelta delle candidature, la mera deduzione dalla documentazione allegata di fatti e comportamenti incompatibili con la permanenza nell’associazione medesima. (Mariarosaria Coppola)
Tribunale Napoli, 18 Aprile 2018.


Professionisti - Studio professionale associato - Legittimazione attiva rispetto ai crediti per prestazioni svolte dai singoli professionisti - Condizioni - Accordi fra gli associati - Rilevanza - Fondamento.
L'art. 36 c.c. stabilisce che l'ordinamento interno e l'amministrazione delle associazioni non riconosciute sono regolati dagli accordi tra gli associati, che possono attribuire all'associazione la legittimazione a stipulare contratti e ad acquisire la titolarità di rapporti, poi delegati ai singoli aderenti e da essi personalmente curati, sicché, ove il giudice del merito accerti tale circostanza, sussiste la legittimazione attiva dello studio professionale associato - cui la legge attribuisce la capacità di porsi come autonomo centro d'imputazione di rapporti giuridici - rispetto ai crediti per le prestazioni svolte dai singoli professionisti a favore del cliente conferente l'incarico, in quanto il fenomeno associativo tra professionisti può non essere univocamente finalizzato alla divisione delle spese ed alla gestione congiunta dei proventi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Luglio 2016, n. 15417.


Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Ordine di distribuzione - Creditori privilegiati - Proposizione della domanda di ammissione al passivo da parte di uno studio associato - Esclusione della personalità del rapporto d'opera - Presunzione - Sussistenza - Conseguenze - Esclusione del privilegio ex art. 2751 bis, n. 2, cod. civ. - Prova della cessione del credito spettante al singolo associato - Ammissibilità..
La proposizione della domanda per ottenere l'ammissione al passivo fallimentare da parte di uno studio associato lascia presumere l'esclusione della personalità del rapporto d'opera professionale, e, dunque, l'inesistenza dei presupposti per il riconoscimento del privilegio di cui all'art. 2751 bis, n. 2, cod. civ., salva l'allegazione e la prova della cessione del credito della prestazione professionale svolta personalmente dal singolo associato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Settembre 2011, n. 18455.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Stato d'insolvenza - In genere - Associazione non riconosciuta avente lo "status" di imprenditore commerciale - Stato di insolvenza - Accertamento - Criteri - Intima connessione con una società di capitale in stato di insolvenza - Irrilevanza.
Ai fini della dichiarazione di fallimento di una associazione non riconosciuta avente lo "status" di imprenditore commerciale, l'accertamento dello stato di insolvenza deve essere effettuato con riferimento alla sua situazione economica, a nulla potendo rilevare l'intima connessione con una società di capitale della quale si sia già accertata l'insolvenza, in quanto detta connessione (comunque la si voglia inquadrare sul piano giuridico) non inficia la distinta soggettività passiva, e la conseguente autonomia, tra i due imprenditori, non essendo idonea a determinare una sovrapposizione od un'osmosi tra gli stessi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Settembre 1993, n. 9589.