Codice Civile


LIBRO SESTO
Della tutela dei diritti
TITOLO V
Della prescrizione e della decadenza
CAPO I
Della prescrizione
SEZIONE III
Dell'interruzione della prescrizione

Art. 2943

Interruzione da parte del titolare
TESTO A FRONTE

I. La prescrizione è interrotta dalla notificazione dell'atto con il quale si inizia un giudizio, sia questo di cognizione ovvero conservativo o esecutivo.

II. È pure interrotta dalla domanda proposta nel corso di un giudizio.

III. L'interruzione si verifica anche se il giudice adito è incompetente.

IV. La prescrizione è inoltre interrotta da ogni altro atto che valga a costituire in mora il debitore e dall'atto notificato con il quale una parte, in presenza di compromesso o clausola compromissoria, dichiara la propria intenzione di promuovere il procedimento arbitrale, propone la domanda e procede, per quanto le spetta, alla nomina degli arbitri.


GIURISPRUDENZA

Opposizione a decreto ingiuntivo – Eccezione di prescrizione estintiva – Riconoscimento del debito – Prova testimoniale – Limiti – Conseguenze.
Il riconoscimento del debito, quale atto interruttivo della prescrizione, pur non avendo natura negoziale né carattere recettizio, deve non soltanto provenire dal soggetto che abbia i poteri dispositivi del diritto ma richiede in chi lo compie una specifica intenzione ricognitiva nel senso di un consapevole riconoscimento desunto da una dichiarazione univoca e tale da escludere che abbia finalità diverse o che esso resti condizionato da elementi estranei alla volontà del debitore.

E’ impossibile dimostrare con testimoni l’esistenza di un credito, soltanto perché il debitore lo ha esplicitamente ammesso in presenza di altre persone prima che il credito su prescrivesse, per la tassatività degli atti interruttivi della prescrizione. (Ugo Campese) (riproduzione riservata)
Tribunale Benevento, 28 Settembre 2021.


Prescrizione civile - Interruzione - Idoneità dell'atto ad avere efficacia interruttiva - Condizioni - Chiara indicazione del soggetto obbligato - Esplicitazione di una precisa pretesa o intimazione di pagamento - Necessità - Ricorrenza - Apprezzamento rimesso al giudice di merito - Fattispecie.
Al fine di produrre effetti interruttivi della prescrizione un atto deve contenere, oltre alla chiara indicazione del soggetto obbligato (elemento soggettivo), l'esplicitazione di una pretesa e l'intimazione o la richiesta scritta di adempimento, idonea a manifestare l'inequivocabile volontà del titolare del credito di fare valere il proprio diritto, con l'effetto sostanziale di costituire in mora il soggetto indicato (elemento oggettivo). La valutazione circa la ricorrenza di tali presupposti - il secondo dei quali, pur richiedendo la forma scritta, non postula l'uso di formule solenni, né l'osservanza di particolari adempimenti - è rimesso all'accertamento di fatto del giudice di merito ed è, pertanto, del tutto sottratto al sindacato di legittimità. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito, che aveva riconosciuto efficacia interruttiva a due raccomandate inviate dal creditore e contenenti l'invito al debitore ad adempiere, cui questi aveva risposto riconoscendo la legittimità dell'altrui pretesa, manifestando, altresì, la propria volontà di pronto adempimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 31 Maggio 2021, n. 15140.


Sentenza dichiarativa di fallimento e sua trascrizione - Idoneità ad interrompere il possesso “ad usucapionem” - Esclusione - Fondamento.
In tema di usucapione, la pronunzia della sentenza dichiarativa del fallimento e la sua trascrizione, ex art. 88 del r.d. n. 267 del 1942, sono inidonee ad interrompere il tempo per l'acquisto del diritto di proprietà, conseguendo l'interruzione del possesso solo all'azione del curatore tesa al recupero del bene mediante spossessamento del soggetto usucapente, nelle forme e nei modi prescritti dagli artt. 1165 e 1167 c.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 31 Maggio 2021, n. 15137.


Contratti derivati – Interest Rate Swap – Contratto quadro privo di data – Nullità – Esclusione

Contratti derivati – Interest Rate Swap – Violazione normativa offerta fuori sede ex art. 30 co. 7 TUF – Applicabilità al contratto quadro – Onere della prova – Nullità – Esclusione

Contratti derivati di copertura – Necessità di correlazione tra caratteristiche tecnico finanziarie e strumento – Onere della prova – Contratti IRS successivi al primo – Onere di provare la finalità di copertura per ogni rinegoziazione – Nullità per difetto di causa concreta – Esclusione

Domanda di risoluzione del contratto – Interruzione della prescrizione della azione – Domanda giudiziale – Atti di costituzione in mora

Contratti derivati IRS – Annullamento per errore – Onere della prova di errore essenziale e riconoscibile

Interest rate swap – Contratti atipici – Oggetto e Causa – Scambio dei flussi

Interest rate swap – Valore teorico del contratto (Mark to Market) – Elemento eventuale non essenziale del contratto – Mancata indicazione – Nullità – Esclusione

Interest rate swap – Dovere della società di calcolare il Mark to Market – Divergenza di calcolo – Vizio genetico del negozio – Esclusione
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L’elemento della data di un contratto quadro di Interest Rate Swap (IRS) non è richiesto ai fini della sua validità ma dell’accertamento della anteriorità rispetto ai singoli contratti di investimento ed è quindi ricavabile anche in via indiretta.

L’indicazione chiara e specifica nella conferma del contratto di IRS, firmata dalla società, che colloca la stipula la stipula del contratto quadro nella stessa data dell’IRS, in mancanza di elementi probatori di segno contrario, va ritenuta attendibile, di modo che i singoli contratti IRS risultano conclusi in presenza di un valido contratto quadro.

La disciplina di cui all’art. 30, comma 7, TUF non si applica al contratto quadro di IRS in quanto lo stesso è di tipo normativo e di per sé non comporta alcun investimento, non potendo perciò rientrare nella categoria dei “contratti di collocamento di strumenti finanziari o di gestione di portafogli individuali” cui detta disciplina si applica.

Per i contratti IRS la circostanza della conclusione fuori sede, se specificamente contestata dalla Banca, deve essere oggetto di prova da parte dell’attore. In assenza non è possibile accogliere la domanda di nullità dei contratti ex art. 30, comma 7, TUF.

L’onere della prova dell’esposizione da coprire con l’IRS, con particolare riguardo alla sua entità, alla scadenza e al tasso alla quale è regolata, in base al principio generale fissato dall’art. 2697 c.c., grava su parte attrice. La nullità per difetto di causa non è in actis, ma il suo accertamento richiede la prova della sussistenza di alcune condizioni, tra cui l’inefficienza della struttura del derivato ad assicurare la copertura rispetto al rischio di aumento dei tassi di interesse sulle esposizioni del cliente. In mancanza di tale prova, la domanda di nullità deve essere rigettata.

In presenza di contratti derivati rinegoziati per i quali la Banca contesta che avessero una finalità di copertura perché tesi al recupero o postergazione delle perdite registrate con il primo contratto, deve essere oggetto di prova a carico dell’attore il fatto che avessero anch’essi finalità di copertura, atteso che l’ordinamento consente anche la conclusione di derivati per scopi speculativi.

La facoltà di domandare la risoluzione del contratto ha natura di diritto potestativo a fronte del quale la posizione della controparte è di mera soggezione. Conseguentemente la prescrizione della azione può essere interrotta soltanto con la proposizione di domanda giudiziale e non anche mediante atti di costituzione in mora.

Ove venga richiesto l’annullamento del contratto per l’errore in cui sarebbe caduto l’amministratore della società, è necessario, agli effetti della valutazione della sua essenzialità, che si precisi su cosa sarebbe caduto l’errore.

Una domanda di annullamento per errore non può essere accolta quando non sia stata allegata e provata la sussistenza di un errore essenziale e riconoscibile.

I contratti derivati sono contratti atipici che trovano il loro regolamento solo negli accordi tra le parti, ferma restando l’applicabilità della disciplina generale del contratto. Nei contratti derivati di tipo swap l’oggetto sono flussi di denaro e la causa è il loro scambio tra le parti secondo determinati parametri e alle scadenze fissate.

Il Mark to Market (MtM) esprime, in un determinato momento, il valore del contratto in base alla previsione degli andamenti futuri dei flussi finanziari e corrisponde al prezzo di mercato teorico che un terzo sarebbe disposto a sostenere per subentrare nel contratto. Viene in rilievo specie in caso di risoluzione anticipata dello swap, quale costo preteso dalla banca per l’estinzione. Di conseguenza non può essere qualificato come essenziale, ai sensi degli artt. 1325 e 1418 c.c., un elemento che rileva solo eventualmente.

Il valore del derivato (fair value) deve essere iscritto a bilancio e quindi ogni società deve essere in grado di calcolarlo. L’eventuale diversità di calcolo con la banca non costituisce vizio genetico del negozio. (Paolo Dalmartello) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 22 Marzo 2021.


Notifica della cartella esattoriale - Interruzione della prescrizione - Sussistenza - Effetto sospensivo - Esclusione - Termine per l’inizio dell’esecuzione ex art. 50 del d.P.R. n. 602 del 1973 - Irrilevanza.
In tema di riscossione di crediti contributivi, la notifica della cartella esattoriale ha un effetto interruttivo, ma non sospensivo, della prescrizione del credito, che riprende a decorrere dalla data della notifica, senza che rilevi il termine di sessanta giorni concesso al debitore per l'adempimento, durante il quale, ai sensi del combinato disposto degli artt. 25, comma 2, e 50, comma 1, del d.P.R. n. 602 del 1973, è preclusa ogni azione esecutiva da parte del concessionario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 09 Marzo 2021, n. 6499.


Tribunale delle Imprese – Prescrizione – Fattispecie.
L’impugnativa di una sentenza penale di condanna per reati di bancarotta e peculato contenente anche la condanna generica al risarcimento del danno, per motivi che non investano anche quest’ultimo capo, determina il passaggio in giudicato dello stesso, non essendo prevista nel vigente codice di rito l’inscindibilità dei capi della sentenza penale.

La proposizione di un giudizio connesso a quello di risarcimento del danno (nella fattispecie un giudizio di revocatoria di atti di dismissione del patrimonio del danneggiante) produce un effetto interruttivo-sospensivo della prescrizione del diritto al risarcimento del danno. Tuttavia, tale effetto non si verifica se la prescrizione è già interrotta e sospesa ex art. 2945, 2° comma, c.c. dalla pendenza di un giudizio avente ad oggetto il diritto al risarcimento del danno, poiché l’atto interruttivo della prescrizione è un atto giuridico in senso stretto che, una volta posto in essere, produce conseguenze non più disponibili dal suo autore.

Pertanto, l’effetto interruttivo-conservativo prodottosi con la costituzione di parte civile nel processo penale consuma, in costanza del processo penale e fino alla sentenza di condanna, anche generica, al risarcimento del danno, la possibilità per il danneggiante di ottenere tale effetto con la proposizione di un giudizio connesso contro i medesimi soggetti e per il medesimo diritto. (Stefano Vitale) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli, 13 Gennaio 2021.


Prescrizione - Effetto sospensivo ed interruttivo - Presupposti - Iscrizione d'ipoteca ex art. 77 d.P.R. n. 602 del 1973 - Atto sospensivo della prescrizione - Esclusione - Fondamento - Natura di atto interruttivo - Configurabilità - Condizioni.
In tema di prescrizione, l'effetto sia interruttivo che sospensivo è da ricollegare, ai sensi del combinato disposto degli artt. 2945, comma 2, e 2943, comma 1, c.c., al compimento di atti tipici e specificamente enumerati, quali l'atto introduttivo di un giudizio, sia esso di cognizione, esecuzione o conservativo, o la domanda proposta pendente lo stesso, ne consegue che l'iscrizione d'ipoteca ex art. 77 del d.P.R. n. 602 del 1973, non costituendo un atto di una procedura alternativa a quella esecutiva, se ha gli elementi idonei alla messa in mora, produce effetti interruttivi della prescrizione, ma non anche sospensivi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 03 Settembre 2020, n. 18305.


Prescrizione – Interruzione e sospensione – Notifica nulla atto introduttivo giudizio (anche esecutivo) – Idoneità.
La nullità della notificazione dell’atto introduttivo del giudizio (anche esecutivo) non impedisce l’effetto interruttivo-sospensivo della prescrizione previsto dal combinato disposto degli artt. 2943, comma 1, e 2945, comma 2, c.c. (nella specie il Tribunale ha ritenuto che le notifiche di un atto di precetto e del successivo atto di pignoramento immobiliare eseguite a norma dell’art. 140 c.p.c. presso la precedente residenza anagrafica del destinatario non determini l’inesistenza della notifica stessa, potendo al più dar luogo ad un vizio di nullità sanabile). (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Civitavecchia, 23 Luglio 2020.


Intervento nell'espropriazione forzata - Natura di "domanda proposta nel corso del giudizio" - Effetti - Interruzione e sospensione della prescrizione - Decorrenza e termini.
Nell'espropriazione forzata, il ricorso per intervento, recante istanza di partecipazione alla distribuzione della somma ricavata, è equiparabile alla "domanda proposta nel corso di un giudizio" idonea, a mente dell'art. 2943, comma 2, c.c., ad interrompere la prescrizione dal giorno del deposito del ricorso ed a sospenderne il corso sino all'approvazione del progetto di distribuzione del ricavato della vendita. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 09 Luglio 2020, n. 14602.


Rigetto Istanza di vendita imputabile al creditore procedente – Effetto interruttivo istantaneo della prescrizione – Ammissibilità

Mancata trascrizione dell’accettazione dell’eredità – Condotta ascrivibile al creditore procedente – Ammissibilità

Riconoscimento del debito – Proposta per comporre bonariamente la lite – Atto idoneo all’interruzione della prescrizione – Esclusione

Proposta transattiva proveniente da un solo coerede – Riparto dei debiti ereditari – Solidarietà – Esclusione
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Nel caso in cui l’istanza di vendita viene respinta per un comportamento ascrivibile al creditore procedente l’effetto interruttivo della prescrizione è istantaneo e non permanente.
E’ onere del creditore procedente, produrre il provvedimento con cui è stata respinta una precedente l’istanza di vendita, afferente ad una procedura che ha ad oggetto il medesimo immobile staggito in seno all’espropriazione, nella quale è stata sollevata l’eccezione di prescrizione.

E’ onere del creditore procedente, provvedere alla trascrizione dell’accettazione tacita dell’eredità, perché in mancanza la procedura esecutiva non può che arrestarsi.

Non costituisce atto idoneo all’interruzione della prescrizione, una proposta contenente delle trattative per comporre bonariamente una lite, quando dal tenore letterale delle espressioni utilizzate, non appaia una chiara volontà di riconoscere il debito.

La proposta transattiva proveniente da uno solo dei coeredi, genera un eventuale riconoscimento del debito solo nei confronti dell’autore della proposta, non estendendosi agli altri coeredi in virtù del disposto di cui all’art. 752 c.c., considerato che l’obbligazione degli eredi non è solidale ma parziaria. (Antonio De Piano) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli Nord, 02 Luglio 2020.


Fallimento - Interessi sui crediti chirografari - Interruzione della prescrizione - Procedura fallimentare - Domanda di ammissione al passivo - Necessità - Differenze con l'amministrazione straordinaria - Regime precedente al d.lgs. n. 270 del 1999.
Nel fallimento la prescrizione degli interessi maturati sui crediti chirografari è interrotta con effetto permanente per tutto il corso della procedura solo dalla domanda di insinuazione al passivo, mentre nell'amministrazione straordinaria, sottoposta alla disciplina originaria di cui alla l. n. 95 del 1979, l'esecutività dello stato passivo depositato dal commissario, ai sensi dell'art. 209 l.fall., determina l'interruzione della prescrizione con effetto permanente anche per i creditori ammessi direttamente a seguito della comunicazione inviata ai sensi dell'art. 207, comma 1, l.fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Giugno 2020, n. 11983.


Processo esecutivo – Debitore garantito da ipoteca su un bene di un terzo – Legittimato passivo dell'azione esecutiva – Esclusione

Processo esecutivo – Notifica di pignoramento immobiliare contro il terzo proprietario – Interruzione della prescrizione del credito anche nei confronti del debitore diretto – Condizioni
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Il debitore garantito da ipoteca su un bene di un terzo non è legittimato passivo dell'azione esecutiva che abbia ad oggetto tale immobile e, pertanto, non deve essergli notificato l'atto di pignoramento, ma soltanto, come previsto dall'art. 603 cod. proc. civ., il precetto e il titolo esecutivo (fatta salva l'eccezione in tema di credito fondiario di cui all'art. 41, primo comma, d.lgs. 10settembre 1993, n. 385). Tuttavia, ai sensi dell'art. 604, secondo comma, cod. proc. civ., nel corso del processo esecutivo egli deve essere sentito tutte le volte in cui deve essere sentito anche il terzo proprietario assoggettato all'esecuzione e tale omissione dà luogo ad un vizio della procedura che, fintanto che la stessa non sia conclusa, può essere fatto valere con l'opposizione ex art. 617 cod. proc. civ.

La notifica di un pignoramento immobiliare contro il terzo proprietario, ai sensi degli artt. 602 ss. cod. proc. civ., produce l'effetto di interrompere la prescrizione del credito azionato (art. 2943, primo comma, cod. civ.), e di sospenderne il decorso (art. 2945, secondo comma, cod. civ.), anche nei confronti del debitore diretto, purché lo stesso venga sentito nei casi previsti dall'art. 604, secondo comma, cod. proc. civ. o il creditore gli abbia comunque dato notizia dell'esistenza del processo esecutivo e fermo restando che l'effetto sul decorso della prescrizione sarà solamente interruttivo ma non sospensivo nel caso di estinzione del procedimento ex art. 2945, terzo comma, cod. civ. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 05 Giugno 2020, n. 10808.


Azione disciplinare - Prescrizione - Interruzione - Fase amministrativa - Effetto interruttivo istantaneo - Fase giurisdizionale - Effetto interruttivo permanente.
L'interruzione del termine quinquennale di prescrizione dell'azione disciplinare nei confronti degli avvocati, decorrente dalla data di realizzazione dell'illecito (o dalla cessazione della sua permanenza), è diversamente disciplinata nei due distinti procedimenti in cui si articola il giudizio disciplinare: nel procedimento amministrativo dinanzi al Consiglio dell'Ordine la prescrizione è soggetta ad interruzione con effetti istantanei in conseguenza dell'atto di apertura del procedimento ed anche di tutti gli atti procedimentali di natura propulsiva o probatoria o decisoria; nella fase giurisdizionale davanti al Consiglio nazionale forense opera, invece, il principio dell'effetto interruttivo permanente, di cui al combinato disposto degli artt. 2943 e 2945, comma 2, c.c., effetto che si protrae durante tutto il corso del giudizio e nelle eventuali fasi successive dell'impugnazione innanzi alle Sezioni Unite e del giudizio di rinvio fino al passaggio in giudicato della sentenza. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 09 Aprile 2020, n. 7761.


Effetto interruttivo della prescrizione ex art. 2943 c.c. - Idoneità - Condizioni - Limiti - Fattispecie.
L'atto di citazione - anche se invalido come domanda giudiziale e, dunque, inidoneo a produrre effetti processuali - può tuttavia valere come atto di costituzione in mora ed avere, perciò, efficacia interruttiva della prescrizione qualora, per il suo specifico contenuto e per i risultati a cui è rivolto, possa essere considerato come richiesta scritta di adempimento rivolta dal creditore al debitore. (In applicazione del principio, la S.C. ha riconosciuto efficacia interruttiva ad un atto di citazione, nullo per mancanza dell'"editio actionis", in quanto contenente richiesta di risarcimento dei danni ex art. 2043 c.c. con indicazione dei soggetti ritenuti responsabili, direttamente o per omesso controllo). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 08 Gennaio 2020, n. 124.


Terzi acquirenti del bene ipotecato - Prescrizione dell’ipoteca nei loro confronti ex art. 2880 c.c. - Ammissione allo stato passivo del fallimento del debitore iscritto e rinnovazione dell’iscrizione ipotecaria contro lo stesso - Idoneità a interrompere la prescrizione dell’ipoteca verso il terzo acquirente nell’ipotesi di cui all’art. 20 del r.d. n. 646 del 1905 - Esclusione - Fondamento - Fattispecie.
In tema di ipoteca, la distinzione - presupposta dall'art. 2880 c.c. - tra diritto del creditore di espropriare il bene nei confronti del terzo acquirente e diritto di credito vantato nei confronti del debitore comporta che il creditore (o il suo avente causa), per evitare la prescrizione dell'ipoteca verso il terzo acquirente, debba promuovere contro il medesimo, nei termini, il processo esecutivo individuale, senza che costituisca valido atto interruttivo della prescrizione del diritto di garanzia l'ammissione al passivo del fallimento del debitore iscritto, che di quel bene abbia perduto la disponibilità, neppure nell'ipotesi prevista dall'art. 20 del r.d. n. 646 del 1905 (applicabile "ratione temporis"), che, in caso di mancata notificazione del subentro al debitore dei successori a titolo universale o particolare e degli aventi causa, si limita ad attribuire al creditore fondiario la possibilità di promuovere l'azione esecutiva individuale direttamente nei confronti del debitore, anche quando il bene sia stato venduto a terzi. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha negato che costituissero validi atti interruttivi della prescrizione dell'ipoteca nei confronti del terzo acquirente del bene sia l'ammissione al passivo del fallimento dell'originario debitore, che del bene aveva perduto la disponibilità, da parte dell'originario creditore fondiario, dante causa della società ricorrente, sia il successivo atto di rinnovazione dell'iscrizione ipotecaria contro il debitore originario). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 28 Agosto 2019, n. 21752.


Interessi - Decorrenza - Dal giorno della "domanda" - Riferimento alla domanda giudiziale ed anche agli atti stragiudiziali di costituzione in mora - Sussistenza.
In tema di ripetizione dell'indebito oggettivo, ai fini del decorso degli interessi sulla somma oggetto di restituzione, l'espressione dal giorno della "domanda", contenuta nell'art. 2033 c.c., non va intesa come riferita esclusivamente alla domanda giudiziale, ma comprende anche gli atti stragiudiziali aventi valore di costituzione in mora ai sensi dell'art. 1219 c.c. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 13 Giugno 2019, n. 15895.


Prescrizione e decadenza – Procedimento esecutivo – Mancata rinnovazione della trascrizione del pignoramento – Chiusura del procedimento esecutivo per inerzia del creditore procedente – Esclusione dell’effetto interruttivo permanente.
In tema di prescrizione, l'effetto interruttivo permanente determinato dall'introduzione del processo esecutivo si conserva, agli effetti dell'art. 2945 c.p.c., comma 2, quando la chiusura della procedura coattiva consista nel raggiungimento dello scopo della stessa ovvero, alternativamente, il suddetto scopo non sia raggiunto ma la chiusura del procedimento sia determinata da una condotta non ascrivibile al creditore procedente, mentre, in ipotesi opposta a quest'ultima, a norma dell'art. 2945 c.p.c., comma 3, l'effetto stesso resterà istantaneo. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 09 Maggio 2019, n. 12239.


Sul decorso del termine di prescrizione dei crediti insinuati - Effetto interruttivo e/o sospensivo prodotto dalla domanda di ammissione al passivo - Persistenza - Fondamento.
La revoca del fallimento, ancorché disposta per vizi processuali o per incompetenza del giudice, lascia salvi gli effetti prodotti dalle domande di ammissione al passivo sul decorso del termine di prescrizione dei relativi crediti, non rilevando in proposito il disposto dell'art. 21 legge fall., che si riferisce agli atti degli organi della procedura, e non invece a quelli compiuti nei confronti di essa; né la revoca comporta l'estinzione della procedura fallimentare, con la conseguenza che trova applicazione la regola di cui all'art. 2945 c.c., comma 2, con la sospensione del corso della prescrizione, e non quella di cui al comma 3 della medesima norma, che fa salvo, nel caso di estinzione del processo, il solo effetto interruttivo prodotto dalla domanda giudiziale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 25 Febbraio 2019, n. 5428.


Lettera raccomandata di costituzione in mora - Produzione in giudizio di copia e dell'avviso di ricevimento - Presunzione di coincidenza tra la missiva ricevuta e quella prodotta - Sussistenza.
Ai fini dell'interruzione della prescrizione, la produzione in giudizio di copia della lettera di costituzione in mora unitamente all'avviso di ricevimento "ex adverso" della relativa raccomandata implica una presunzione di corrispondenza di contenuto tra la copia prodotta e la missiva ricevuta dalla controparte, salva la prova, a carico del destinatario, di avere ricevuto una missiva di contenuto diverso o un plico privo di contenuto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 03 Ottobre 2018, n. 24149.


Garanzia per vizi - Azioni edilizie - Atti interruttivi della prescrizione diversi dall’azione giudiziale - Configurabilità.
La Sez. II ha rimesso all’esame del Primo Presidente, per la valutazione dell’eventuale assegnazione alle Sez. U, la seguente questione di massima di particolare importanza: Dicano le Sezioni Unite, previa qualificazione dell'istituto della garanzia per vizi nella compravendita (con esclusione, stante la loro peculiare disciplina, delle fattispecie di compravendita disciplinate dal codice del consumo), se siano configurabili idonei atti interruttivi della prescrizione di cui all'art. 1495 c.c., comma 3, ai sensi degli artt. 2943 e ss. c.c., diversi dalla proposizione dell'azione giudiziale, e se, ed in quale misura, detti atti interruttivi inibiscano il decorso della prescrizione in relazione alle azioni edilizie di cui all'art. 1492 c.c., comma 1.(Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 02 Ottobre 2018, n. 23857.


Garanzia per vizi - Azioni edilizie - Atti interruttivi della prescrizione diversi dall’azione giudiziale - Configurabilità.
La Sez. II ha rimesso all’esame del Primo Presidente, per la valutazione dell’eventuale assegnazione alle Sez. U, la seguente questione di massima di particolare importanza:

Dicano le Sezioni Unite, previa qualificazione dell'istituto della garanzia per vizi nella compravendita (con esclusione, stante la loro peculiare disciplina, delle fattispecie di compravendita disciplinate dal codice del consumo), se siano configurabili idonei atti interruttivi della prescrizione di cui all'art. 1495 c.c., comma 3, ai sensi degli artt. 2943 e ss. c.c., diversi dalla proposizione dell'azione giudiziale, e se, ed in quale misura, detti atti interruttivi inibiscano il decorso della prescrizione in relazione alle azioni edilizie di cui all'art. 1492 c.c., comma 1. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. II, 02 Ottobre 2018, n. 23857.


Prescrizione – Atti interruttivi – Notifica di accertamento tecnico preventivo finalizzato all’azione di risoluzione del contratto – Interruzione della prescrizione – Esclusione.
Nei casi di azioni costitutive, finalizzate a ottenere dal giudice la costituzione, modificazione o estinzione di un rapporto giuridico o di uno status (art. 2908 c.c.), l’effetto interruttivo della prescrizione può essere provocato solo con la notifica della relativa domanda giudiziale: in tali casi, il debitore non è tenuto a eseguire una prestazione in adempimento del diritto di credito altrui e quindi non può essere costituito in mora con diffida stragiudiziale ai sensi degli artt. 2943, comma 4, e 1219 c.c., ma gli deve essere piuttosto notificata la citazione a giudizio per interrompere il termine di prescrizione.

L’effetto interruttivo derivante dalla notificazione della domanda giudiziale in tanto può verificarsi in quanto quella domanda sia effettivamente e concretamente volta ad ottenere la risoluzione contrattuale, non ammettendo tale domanda equipollenti.

Da tali considerazioni discende che - in relazione alla domanda di risoluzione contrattuale - la notificazione del ricorso per accertamento tecnico preventivo non può avere efficacia interruttiva della prescrizione ai sensi dell’art. 1495, comma 3, c.c., in quanto l’effetto costitutivo (recte: risolutivo) non può in alcun modo essere correlato alla richiesta di un mero accertamento, ancorché finalizzato all’attivazione della garanzia per i vizi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 19 Luglio 2018.


Revocatoria ordinaria proseguita dal curatore fallimentare - Termine di prescrizione - Decorrenza - Dalla data dell'atto impugnato - Fondamento - Interruzione ad opera di uno dei creditori - Efficacia a favore del fallimento - Sussistenza.
Nel giudizio di revocazione ordinaria di un atto di disposizione patrimoniale compiuto dal debitore, qualora sopravvenga il fallimento di questi, il curatore può subentrare nell'azione in forza della legittimazione accordatagli dall'art. 66 l.fall., accettando la causa nello stato in cui si trova, sicché trattandosi di azione che il curatore trova nella massa fallimentare e si identifica con quella che i creditori avrebbero potuto esperire prima del fallimento, per un verso, la prescrizione decorre anche nei confronti della curatela, ai sensi dell'art. 2903 c.c., dalla data dell'atto impugnato, per l'altro, l'interruzione della prescrizione ad opera di uno dei creditori, cui sia subentrato il curatore ex art. 66 cit., giova alla massa fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 04 Luglio 2018, n. 17544.


Contratti bancari – Azione di ripetizione indebito – Prescrizione – Interruzione – Verbale mancata adesione mediazione.
La prescrizione dell’azione di ripetizione di indebito promossa dal correntista, che abbia preventivamente avviato procedimento di mediazione al quale non ha preso parte la banca, è interrotta fino alla data del verbale di mancata adesione alla conciliazione. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Appello Milano, 19 Giugno 2018.


Prescrizione – Notifica di atto introduttivo di un giudizio – In luogo privo di collegamento col destinatario – Inesistenza della notifica – Esclusione – Nullità della notifica – Validità ai fini dell’interruzione della prescrizione – Sussiste.
Ciò che sprigiona gli effetti interruttivi-sospensivi ai sensi dell’art.2945 c.c. non è l’atto interruttivo del processo in sé, bensì tale atto notificato.

Il disposto degli articoli 2943 e 2945 c.c., più che combinato, è assolutamente intrinseco, e non richiede, affinché l’interruzione produca i suoi effetti appieno, che l’atto introduttivo del giudizio notificato rispetti le regole processuali, con l’unica eccezione della competenza.

Ben si può ritenere che la notificazione possa essere intesa come atto meramente esistente, prescindendo dalla sua validità formale. E l’inesistenza della notificazione è una categoria residuale, che ricorre, oltre che in caso di totale mancanza materiale dell’atto, nelle sole ipotesi in cui venga posta in essere un’attività priva degli elementi costitutivi essenziali idonei a rendere riconoscibile quell’atto.
Posto che il principio di strumentalità delle forme degli atti processuali è ormai acquisito dalla giurisprudenza come oggetto di tutela rientrante nel principio del giusto processo accanto alla ragionevole durata, alla imparzialità del giudice e alla esercitabilità del contraddittorio, e posto che il pervenimento nella sfera di conoscibilità legale è il conseguimento dello scopo della notificazione, i presupposti dell’esistenza giuridica della notifica, ossia gli elementi strutturali che consentono di identificarla come tale, sono la trasmissione dell’atto da parte di un soggetto qualificato e una successiva fase di consegna, in modo da attribuire l’inesistenza ai soli casi di restituzione dell’atto al mittente. Il requisito del “collegamento” tra il luogo della notificazione e il destinatario è fuori dal perimetro strutturale della notificazione, e rientra quindi nella nullità sanabile ex tunc. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 25 Maggio 2018, n. 13070.


Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - Interruzione della prescrizione - Atto di costituzione in mora - Destinatari - Impresa in amministrazione straordinaria - Commissario straordinario - Inefficacia - Ragioni.
Nel caso di impresa sottoposta alla procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, l'atto di costituzione in mora proveniente dal creditore è parimenti inefficace, sia se compiuto direttamente nei confronti dell'impresa già ammessa alla procedura, perché essa non può più eseguire pagamenti, ai sensi dell'art. 49 del d.lgs. n. 270 del 1999 – che richiama l'art. 44 l.fall. –, sia se indirizzato al suo commissario straordinario, il quale non ha la libera disponibilità dei diritti e degli obblighi dell'impresa in procedura, essendo idonea a determinare l'interruzione della prescrizione del credito soltanto la presentazione della domanda di insinuazione nello stato passivo. Cassazione civile, sez. I, 16 Maggio 2018, n. 11966.


Contratto autonomo di garanzia – Assenza vincolo accessorietà – Compatibilità con vincolo di solidarietà.
La garanzia autonoma si caratterizza per l’assenza dell’accessorietà tipica della fideiussione, ossia per l’esclusione per il garante di opporre al beneficiario eccezioni attinenti al rapporto garantito: la causa concreta della garanzia autonoma è, infatti, proprio quella di trasferire da un soggetto ad un altro il rischio economico connesso alla mancata esecuzione dell’obbligazione principale. Alla diversità ontologica della prestazione indennizzatoria del garante autonomo non esclude tuttavia il vincolo solidale con l’obbligazione principale: ciò è confermato dall’art. 1293 c.c. che afferma che “la solidarietà non è esclusa dal fatto che i singoli debitori siano tenuti ciascuno con modalità diverse, o il debitore comune sia tenuto con modalità diverse di fronte ai singoli creditori”. Se ne conclude che il carattere di solidarietà tra il credito del garante e il credito del debitore principale non può ritenersi escluso ex se dalla natura autonoma della garanzia, né, nel caso di specie, il garante e il garantito vi hanno espressamente derogato (cfr. pag. 15 sentenza). (Matteo Traversi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 23 Marzo 2018.


Azione di annullamento del licenziamento – Termine di prescrizione di cui all’art. 1442 c.c. – Deposito del ricorso introduttivo del giudizio nella cancelleria del giudice adito – Idoneità ad interrompere il corso del termine di prescrizione dell’azione – Sussiste.
Nel caso di azione di annullamento del licenziamento, la lettura costituzionalmente orientata che si impone dell’art. 1442 cod. civ. induce a ritenere che costituisce atto idoneo ad interrompere il corso della prescrizione (nella specie quinquennale) il solo deposito del ricorso introduttivo della causa nella cancelleria del giudice adito, non potendosi far ricadere sul soggetto che agisce in giudizio i tempi di emanazione del decreto di fissazione dell’udienza di discussione. (Roberto Cerreti) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 20 Aprile 2017, n. 10016.


Proponibilità dell’eccezione di interruzione della prescrizione oltre i termini processuali previsti a pena di decadenza – Rilevabilità d’ufficio dell’interruzione della prescrizione se risultante agli atti di causa.
L'eccezione di interruzione della prescrizione integra un'eccezione in senso lato e non in senso stretto e, pertanto, può essere rilevata d'ufficio dal giudice sulla base di elementi probatori ritualmente acquisiti agli atti, dovendosi escludere, altresì, che la rilevabilità ad istanza di parte possa giustificarsi in ragione della (normale) rilevabilità soltanto ad istanza di parte dell'eccezione di prescrizione, giacché non ha fondamento di diritto positivo assimilare al regime di rilevazione di una eccezione in senso stretto quello di una contro-eccezione, qual è l'interruzione della prescrizione. (Paolo Martini) (Matteo Nerbi) (riproduzione riservata) Appello Genova, 20 Aprile 2016.


Notificazione - Interruzione della prescrizione - Distinzione degli effetti tra notificante e destinatario - Principio generale - Applicazione anche agli effetti sostanziali degli atti processuali - Limiti

Azione revocatoria - Notificazione - Interruzione della prescrizione -  Criterio di determinazione del momento - Consegna dell'atto introduttivo del giudizio all'ufficiale giudiziario
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Il principio della differente decorrenza degli effetti della notificazione nelle sfere giuridiche, rispettivamente, del notificante e del destinatario, introdotto dalla sentenza della Corte costituzionale 26 novembre 2002, n. 477 con riguardo agli atti processuali e non a quelli sostanziali, deve essere esteso, in forza del parametro di costituzionalità della ragionevolezza, anche agli effetti sostanziali degli processuali nei casi in cui il diritto non possa farsi valere se non con un atto processuale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

La consegna all'ufficiale giudiziario richiesto della notifica dell'atto di citazione introduttivo del giudizio per revocatoria quando ancora non è decorso il termine di prescrizione quinquennale di cui all'articolo 2903 cod. civ. è idonea ad interrompere il decorso del termine di prescrizione, ancorché l’atto processuale sia ricevuto dopo la scadenza di detto termine. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 09 Dicembre 2015, n. 24822.


Opposizione all’esecuzione ex art. 615, 2° comma, c.p.c. - Opposizione all’atto di pignoramento dei crediti verso terzi art. 72 bis D.P.R. 602/1973 - Sospensione procedura esecutiva esattoriale -  Sussistenza periculum e fumus - Prescrizione quinquennale della cartella di pagamento.
La cartella di pagamento non ha la medesima natura giuridica della sentenza e non è titolo giudiziale. Pertanto il termine di prescrizione è regolato dal termine prescrizionale del credito in essa portato. Ne consegue che l’art. 2953 C.C. è applicabile solo laddove il diritto di credito sia divenuto definitivo in seguito ad una pronuncia giurisdizionale passata in giudicato, diversamente dovrà applicarsi la prescrizione breve. (Stanislao Capone) (riproduzione riservata) Tribunale Chieti, 09 Dicembre 2015.


Fallimento - Redazione dell'inventario fallimentare - Effetti - Interruzione del possesso del fallito - Configurabilità - Esclusione - Fondamento.
La redazione dell'inventario da parte del curatore fallimentare, attraverso il quale vengono individuati, elencati, descritti e valutati i beni della massa, non comporta la materiale apprensione delle cose da parte del curatore, il quale ne diviene mero detentore, senza alcuna sottrazione "ope legis" delle stesse al fallito, non costituendo, pertanto, tale atto una causa interruttiva del possesso di quest'ultimo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 04 Settembre 2015, n. 17605.


Prescrizione del diritto azionato – Precedente richiesta di adempimento – Fondata su diversa causa petendi – Validità ai fini dell’interruzione della prescrizione – Esclusione.
In materia di diritti relativi, l’identificazione del diritto avviene con il necessario riferimento alla causa petendi; ragion per cui se sono diverse le ragioni giuridiche che fondano la pretesa creditoria c’è diversità e non identità di diritto.
Sul piano sostanziale, anche per l’utile interruzione della prescrizione occorre che la domanda di pagamento concerna lo stesso diritto etero determinato. [Nella fattispecie, il preteso atto interruttivo costituito dalla domanda di pagamento presupponeva la risoluzione del contrato, mentre la domanda giudiziale aveva ad oggetto la ripetizione di indebito causata dalla nullità del contratto ab origine. Sulla base del principio enunciato in massima, il Giudice ha escluso la prescrizione.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Taranto, 20 Gennaio 2015.


Prescrizione del diritto azionato – Precedente richiesta di adempimento – Fondata su diversa causa petendi – Validità ai fini dell’interruzione della prescrizione – Esclusione.
In materia di diritti relativi, l’identificazione del diritto avviene con il necessario riferimento alla causa petendi; ragion per cui se sono diverse le ragioni giuridiche che fondano la pretesa creditoria c’è diversità e non identità di diritto.
Sul piano sostanziale, anche per l’utile interruzione della prescrizione occorre che la domanda di pagamento concerna lo stesso diritto etero determinato. [Nella fattispecie, il preteso atto interruttivo costituito dalla domanda di pagamento presupponeva la risoluzione del contrato, mentre la domanda giudiziale aveva ad oggetto la ripetizione di indebito causata dalla nullità del contratto ab origine. Sulla base del principio enunciato in massima, il Giudice ha escluso la prescrizione.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Taranto, 10 Gennaio 2015.


Domanda di ammissione al passivo con riserva - Riserva atipica - Idoneità ai fini della interruzione della prescrizione - Sussistenza - Fondamento.
La richiesta di ammissione al passivo con riserva, in ipotesi di riserva atipica, non determina la nullità della domanda, bensì la sua infondatezza e non incide sull'idoneità dell'atto ai fini della interruzione della prescrizione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Novembre 2013, n. 25286.


Fallimento - Imprenditore ritirato - Termine annuale - Natura di prescrizione - Esclusione - Fondamento - Conseguenze - Presentazione dell'istanza entro l'anno - Insufficienza - Dichiarazione di fallimento - Necessità.
Il termine annuale, entro cui deve essere dichiarato il fallimento dell'imprenditore ritirato o del socio illimitatamente responsabile cessato, ai sensi degli art. 10 e 147, secondo comma, l.fall., non è assimilabile alla prescrizione, in quanto trova giustificazione nell'interesse alla certezza delle situazioni giuridiche, che verrebbe frustrato ove fosse sufficiente, entro l'anno, la mera presentazione dell'istanza: pertanto, il deposito del ricorso per la dichiarazione di fallimento e la pendenza del relativo procedimento non ne interrompono il decorso, risultando inapplicabili gli artt. 2943 e 2945 cod. civ. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 25 Ottobre 2013, n. 24199.


Dichiarazione di incompetenza – Applicazione dell'art. 50 c.p.c. – Sussiste – Condizioni. .
L'art. 819 ter comma 2, c.p.c., laddove afferma che "nei rapporti tra arbitrato e processo" non si applica l'art. 50 c.p.c., riguarda solo il caso in cui siano gli arbitri ad escludere la loro competenza ed a riconoscere quella del giudice ordinario. Allorquando, invece, sia il giudice togato a dichiarare la propria incompetenza a beneficio di quella degli arbitri, oppure sia la Corte di cassazione, adita con riferimento ad una pronuncia affermativa della competenza del giudice ordinario, a dichiarare la competenza degli arbitri oppure a rigettare, per ragioni di rito o di merito, l'istanza di regolamento contro una pronuncia declinatoria, è possibile la riassunzione dinanzi agli arbitri nel termine fissato o, in mancanza, in quello previsto dall'art. 50 c.p.c., con salvezza dell'effetto interruttivo cd. istantaneo della prescrizione ai sensi dell'art. 2943 comma 3, c.c., e di quello permanente, di cui all'art. 2945, comma 2, dello stesso codice. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 06 Dicembre 2012.


Ammissione al passivo - Domanda - Effetti - Prescrizione - Interruzione - Ammissibilità - Durata - Efficacia interruttiva nei confronti dei coobbligati solidali del fallito - Ammissibilità.
La domanda di ammissione al passivo fallimentare attua l'interruzione permanente della prescrizione fino alla data del provvedimento di chiusura del processo esecutivo concorsuale e tale effetto si produce anche nei confronti dei coobbligati solidali del fallito, ai sensi dell'art. 1310, primo comma cod. civ.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Aprile 1992, n. 4304.


Prescrizione civile - Sospensione - Dichiarazione di fallimento - Irrilevanza

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La dichiarazione di fallimento rende inammissibili o comunque improcedibili le azioni esecutive individuali essendo il soddisfacimento integrale dei creditori in contrasto con la legge del concorso ma non preclude l'esercizio del diritto nell'ambito della procedura concorsuale. Ne consegue che la dichiarazione di fallimento non sospende ne' interrompe il termine della prescrizione per l'esercizio delle azioni creditorie e che soltanto la presentazione delle istanze per la insinuazione del credito nel passivo fallimentare equiparabile all'atto con cui si inizia un giudizio, determina la interruzione della prescrizione con effetti permanenti fino alla chiusura della procedura concorsuale in applicazione del principio generale fissato dall'art. 2945 comma secondo cod. civ.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 22 Novembre 1990, n. 11269.


Azione cambiaria - Prescrizione - Domanda di ammissione del credito cambiario al passivo del fallimento del debitore cambiario - Prescrizione dell'azione cambiaria - Interruzione - Configurabilità - Efficacia interruttiva - Permanenza - Termine finale.
La prescrizione prevista dall'art 94 legge cambiaria (RD 14 dicembre 1933, n 1669) riguarda le azioni cambiarie comunque esercitate, indipendentemente, cioè, dal procedimento - ordinario o monitorio, di cognizione od esecutivo - instaurato dal portatore del titolo: ne consegue che la domanda di ammissione del credito cambiario al passivo del fallimento del debitore cambiario, producendo gli stessi effetti della domanda giudiziale, e comportando l'Esercizio, da parte del creditore, dell'Azione cambiaria esecutiva nel modo particolare in cui questa e consentita dall'art 51 l. fallimentare, vale ad interrompere la prescrizione dell'Azione stessa (art 2943 cod civ) e l'effetto interruttivo, conseguente alla sua presentazione nella cancelleria del tribunale fallimentare, permane fino alla chiusura della procedura concorsuale (art 2945 cod civ). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Gennaio 1979, n. 634.