Codice Civile


LIBRO SESTO
Della tutela dei diritti
TITOLO V
Della prescrizione e della decadenza
CAPO I
Della prescrizione
SEZIONE II
Della sospensione della prescrizione

Art. 2941

Sospensione per rapporti tra le parti
TESTO A FRONTE

I. La prescrizione rimane sospesa:

1) tra i coniugi;

2) tra chi esercita la responsabilità genitoriale (1) di cui all'articolo 316 o i poteri a essa inerenti e le persone che vi sono sottoposte;

3) tra il tutore e il minore o l'interdetto soggetti alla tutela, finché non sia stato reso e approvato il conto finale, salvo quanto è disposto dall'articolo 387 per le azioni relative alla tutela;

4) tra il curatore e il minore emancipato o l'inabilitato;

5) tra l'erede e l'eredità accettata con beneficio d'inventario;

6) tra le persone i cui beni sono sottoposti per legge o per provvedimento del giudice alla amministrazione altrui e quelle da cui l'amministrazione è esercitata, finché non sia stato reso e approvato definitivamente il conto;

7) tra le persone giuridiche e i loro amministratori, finché sono in carica, per le azioni di responsabilità contro di essi;

8) tra il debitore che ha dolosamente occultato l'esistenza del debito e il creditore, finché il dolo non sia stato scoperto.



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(1) Con effetto dal 7 febbraio 2014, l'art. 92, d.lg. 28 dicembre 2013, n. 154, ha sostituito alla parola «potestà» le parole «responsabilità genitoriale».

GIURISPRUDENZA

Prescrizione civile - Decorrenza - Impedimenti soggettivi e ostacoli di fatto - Idoneità ad impedire la decorrenza della prescrizione - Esclusione - Fondamento - Fattispecie.
L'impossibilità di far valere il diritto, quale fatto impeditivo della decorrenza della prescrizione ex art. 2935 c.c., è solo quella che deriva da cause giuridiche che ne ostacolino l'esercizio e non comprende anche gli ostacoli di mero fatto (come il ritardo indotto dalle necessità di accertamento del diritto) o gli impedimenti soggettivi, per i quali il successivo art. 2941 c.c. prevede solo specifiche e tassative ipotesi di sospensione della prescrizione. (Nella specie, la S.C. ha rilevato che la facoltà di sospendere la riscossione prevista dal comma 2 dell'art. 25 del d.lgs. n. 46 del 1999, vigente "ratione temporis", non realizza un'ipotesi di sospensione della prescrizione, poiché la norma citata non contiene siffatta previsione). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 24 Maggio 2021, n. 14193.


Dies a quo del termine di prescrizione del diritto al risarcimento dei danni da commercializzazione dei diamanti da investimento – Dolo della società e della banca venditrici dei diamanti – Configurabilità – Applicabilità dell’art. 2941, n. 8, c.c..
Potendo ragionevolmente affermarsi la natura decettiva ed ingannevole della condotta della società venditrice e dell’istituto di credito nei confronti dei clienti che acquistavano i diamanti da investimento, in essa sono ravvisabili gli estremi del dolo, sì da consentire di ritenere applicabile il principio espresso dall’art. 2941, n. 8, c.c., e il dolo può dirsi ‘scoperto’ e, quindi, conoscibile anche dall’investitore soltanto dal momento della pubblicazione del provvedimento dell’AGCM del 20/09-30/10/17. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 15 Gennaio 2021.


Concordato preventivo - Cessione dei beni ai creditori - Sospensione della prescrizione - Inapplicabilità - Fondamento.
Il concordato preventivo mediante cessione dei beni ai creditori comporta il trasferimento agli organi della procedura non della proprietà dei beni, ma dei soli poteri di gestione finalizzati alla liquidazione. Ne consegue che l'art. 2941, n. 6, c.c., non è applicabile estensivamente ai rapporti tra debitore e creditori del concordato preventivo in questione, poichè la titolarità dell'amministrazione dei beni ceduti spetta esclusivamente al liquidatore, il quale la esercita non in nome o per conto dei creditori concordatari, ma nel rispetto delle direttive impartite dal tribunale, secondo l'art. 182 l.fall., nel testo vigente "ratione temporis" (anteriore alle modifiche di cui al d.lgs. n. 169 del 2007). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Febbraio 2019, n. 5663.


Azione di responsabilità contro il curatore revocato ex art. 38 l. fall. - Legittimazione processuale del curatore - Esclusività - Limiti - Inerzia dell'amministrazione fallimentare - Conseguenze - Legittimazione del fallito - Azione extracontrattuale di risarcimento danni contro il curatore - Ammissibilità - Prescrizione - Sospensione durante la pendenza della procedura fallimentare - Esclusione - Fondamento - Fattispecie.
La legittimazione diretta del fallito alla proposizione dell'azione ex art. 38 l. fall. contro il curatore revocato è configurabile solo nel caso di ingiustificata inerzia del nuovo curatore, essendo di regola legittimata a tale azione solo la massa dei creditori. Nei confronti del curatore, anche non revocato, il fallito è tuttavia sempre legittimato a richiedere, per fatti illeciti che non incidano sul patrimonio fallimentare, il risarcimento dei danni ex art. 2043 c.c., il cui termine prescrizionale decorre dalla produzione del danno e non resta sospeso ai sensi dell'art. 2941 n. 6 c.c., poiché tale disposizione si riferisce a fattispecie di responsabilità nascente dall'amministrazione del patrimonio altrui, non applicabile al rapporto in questione non compreso nell'attività fallimentare. (Nella specie la S.C., ha confermato la decisione della corte d'appello che, ritenuta improponibile l'azione ex art. 38 l. fall. da parte del fallito nei confronti del curatore revocato, non avendo ravvisato inerzia da parte del nuovo curatore - che aveva assunto tale decisione dopo avere valutato le risultanze di un parere legale - diversamente qualificando l'azione proposta quale domanda ex art. 2043 c.c., ne aveva dichiarato la prescrizione, ritenendo non applicabile alla specie l'ipotesi di sospensione prevista dall'art. 2941 n. 6 c.c.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 15 Ottobre 2018, n. 25687.


Prescrizione - Decorrenza - Impedimenti soggettivi e ostacoli di fatto - Idoneità ad impedire la decorrenza della prescrizione - Esclusione - Fondamento - Fattispecie.
L'impossibilità di far valere il diritto, quale fatto impeditivo della decorrenza della prescrizione ex art. 2935 c.c., è solo quella che deriva da cause giuridiche che ne ostacolino l'esercizio e non comprende anche gli impedimenti soggettivi o gli ostacoli di mero fatto, in relazione ai quali il successivo art. 2941 c.c. prevede solo specifiche e tassative ipotesi di sospensione della prescrizione, tra le quali, salva l'ipotesi di occultamento doloso del debito, non rientra l'ignoranza da parte del titolare del fatto generatore del suo diritto, né il dubbio soggettivo sull'esistenza di tale diritto o il ritardo indotto dalla necessità del suo accertamento. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto irrilevante, ai fini del decorso della prescrizione per l'azione di annullamento del licenziamento illegittimo, la dedotta impossibilità per il lavoratore di acquisire la documentazione a tal fine necessaria, se non all'esito del procedimento penale promosso nei suoi confronti). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 11 Settembre 2018, n. 22072.


Nella fase di esecuzione del concordato preventivo la prescrizione riprende il proprio corso.
La previsione di cui all’art. 2941 n. 6 c.c. in materia di prescrizione dei crediti, non trova applicazione in ambito di concordato preventivo, né diretta né analogica, in ragione della natura eccezionale delle regole sulla sospensione della prescrizione.
Nella fase antecedente alla definitività dell’omologazione del concordato, le prescrizioni rimangono sospese: purché, tuttavia, si tratti delle prescrizioni che sarebbero state interrotte dagli atti introduttivi di azioni esecutive.
Nella fase di esecuzione del concordato, però, la prescrizione riprende il proprio corso.  L’omologazione definitiva, infatti, vincola i creditori, impedendo loro pignoramenti e sequestri, ma assicura la soddisfazione concorsuale dei crediti.
La questione della prescrizione e delle relative cause di sospensione ed interruzione non si pone (salva soltanto l’assenza di una fase giudiziale di verifica del credito, presente nel fallimento) diversamente nelle procedure concorsuali, differenti dal concordato preventivo.
Ogniqualvolta il creditore debba impedire il corso della prescrizione, laddove penda una procedura concorsuale, egli deve agire in sede di cognizione. Nel caso di concordato preventivo, il creditore, inoltre, può avvalersi di un atto stragiudiziale di costituzione in mora: utile se non altro ad interrompere il termine prescrizionale.
L’affidamento che un creditore potrebbe riporre nella tutela attesa da una procedura concorsuale potrebbe confliggere con quello del debitore a non vedersi assoggettato alla procedura (che non è un fallimento) sine die, in mancanza di atti interruttivi della prescrizione. (Mario Porcaro) (riproduzione riservata)
Tribunale Benevento, 19 Luglio 2018.


Fallimento – Prescrizione dei diritti del fallito nei confronti dei terzi – Interruzione – Esclusione.
Gli articoli 2941 e 2942 c.c. non contemplano il fallimento tra le ipotesi di sospensione della prescrizione, la cui dichiarazione, pertanto, non impedisce, per la durata della procedura, il decorso del termine di prescrizione nei rapporti con i terzi, dal momento che i diritti vantati dal fallito nei confronti dei propri debitori o sui beni compresi nel fallimento possono essere esercitati dal curatore, in virtù della legittimazione attribuita di dagli articoli 42 e 43 legge fall., mentre l’inerzia o il disinteresse degli organi della procedura legittimano il fallito ad agire, in via eccezionale, per la tutela dei propri diritti, senza che i terzi possano opporre il difetto di capacità processuale previsto esclusivamente la tutela degli interessi della massa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 19 Luglio 2016.


Prescrizione – Sospensione – Omessa previsione relativamente ai rapporti tra società in nome collettivo e amministratori in carico per le azioni di responsabilità contro di essi – Incostituzionalità – Sussiste.
Va dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 2941, numero 7), del codice civile, nella parte in cui non prevede che la prescrizione sia sospesa tra la società in nome collettivo e i suoi amministratori, finché sono in carica, per le azioni di responsabilità contro di essi. È arbitraria scelta di diversificare la decorrenza dei termini di prescrizione in base a un elemento, la personalità giuridica, che non soltanto vede attenuarsi il suo ruolo di fattore ordinante della disciplina societaria, ma non ha portata scriminante per il diverso aspetto della responsabilità degli amministratori per gli illeciti commessi durante la permanenza in carica. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale, 11 Dicembre 2015, n. 262.


Procedimento civile - Eccezione in senso stretto - Natura eccezionale..
L’eccezione in senso stretto, la quale si sostanzia in un contro diritto contrapposto al fatto costitutivo invocato dall'attore e la cui rilevazione è subordinata alla espressa manifestazione di volontà della parte che vi abbia interesse, ha carattere eccezionale ed è limitata alle ipotesi nelle quali la legge riserva la relativa iniziativa esclusivamente all'interessato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 20 Febbraio 2013.


Accertamento del passivo - Data certa - Eccezione in senso lato rilevabile del giudice in mancanza di specifico rilievo del curatore..
La mancanza di data certa, la quale costituisce non un elemento costitutivo del credito, ma un semplice fatto impeditivo dell'accoglimento della pretesa creditoria, costituisce eccezione in senso lato, rilevabile dal giudice anche in mancanza di specifica eccezione del curatore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 20 Febbraio 2013.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Organi preposti al fallimento - Curatore - Obblighi - Responsabilità - Fatti illeciti incidenti su beni del fallito estranei al patrimonio fallimentare - Azione risarcitoria - Distinzione dall'azione ex art. 38 della legge fall. - Prescrizione - Decorrenza dalla produzione del danno - Sospensione ex art. 2941 n. 6 cod. civ. - Applicabilità - Esclusione.
L'azione di risarcimento dei danni nei confronti del curatore del fallimento, derivante da fatti illeciti che non incidano sul patrimonio fallimentare, ma danneggino direttamente beni del fallito rimasti estranei alla procedura concorsuale, in quanto fondata sull'art. 2043 cod. civ. ed esercitabile anche dal fallito, si distingue dall'azione di responsabilità prevista dall'art. 38 della legge fall., ricollegabile invece alla violazione degli obblighi posti dalla legge a carico del curatore e spettante esclusivamente alla massa dei creditori; essa non è subordinata alla revoca dell'incarico ed alla presentazione del rendiconto, ma soggiace alla disciplina generale dell'azione aquiliana, anche in ordine al termine di prescrizione, il quale decorre dalla produzione del danno e non è soggetto a sospensione ai sensi dell'art. 2941 n. 6 cod. civ.: tale disposizione, infatti, riferendosi alle fattispecie di responsabilità nascente dall'amministrazione di patrimoni altrui, non è applicabile al rapporto in questione, non compreso nell'attivo fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Luglio 2007, n. 16214.


Azione di responsabilità nei confronti di sindaci e direttori generali - Applicabilità della sospensione ex art. 2941 n. 7 cod. civ. - Esclusione.
In tema di prescrizione dell'azione di responsabilità degli amministratori, dei sindaci e dei direttori generali di società di capitali, l'art. 2941 n. 7 cod. civ., che stabilisce la sospensione del decorso della prescrizione finchè gli amministratori sono in carica, non si applica ai sindaci e ai direttori generali, trattandosi di previsione normativa di carattere eccezionale e tassativo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 12 Giugno 2007.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Organi preposti al fallimento - Curatore - Obblighi - Responsabilità - Revoca del curatore - Azione di responsabilità - Prescrizione decennale - Sospensione della prescrizione nei confronti del fallito - Esclusione.
L'azione di responsabilità contro il curatore revocato, che ai sensi dell'art. 38 della legge fallimentare durante il fallimento è proponibile dal nuovo curatore autorizzato dal giudice delegato, è soggetta a prescrizione decennale con decorrenza dalla data della revoca e il termine prescrizionale decorre anche nei confronti del fallito (legittimato in ogni caso a proporla dopo la chiusura del fallimento, purché l'azione non sia prescritta), giacché la prescrizione non rimane sospesa nei suoi confronti durante la procedura fallimentare, in mancanza di una tassativa previsione legislativa, per la inapplicabilità al caso di specie della disposizione contenuta nell'art. 2941 n. 6 cod. civ. (cominciando a decorrere la prescrizione solo dopo la sostituzione del curatore revocato e il rendimento del conto), nonché per la natura relativa della incapacità processuale del fallito, a lui opponibile solo nell'interesse dalla massa dei creditori, con la conseguenza che in assenza di qualsiasi iniziativa degli organi fallimentari egli può agire per responsabilità contro il curatore revocato anche durante il fallimento, a tutela di diritti patrimoniali dei quali quegli organi si siano disinteressati. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 04 Ottobre 1996, n. 8716.