Codice Civile


LIBRO SESTO
Della tutela dei diritti
TITOLO III
Della responsabilità patrimoniale, delle cause di prelazione e della conservazione della garanzia patrimoniale
CAPO III
Del pegno
SEZIONE III
Del pegno di crediti e di altri diritti

Art. 2800

Condizioni della prelazione
TESTO A FRONTE

I. Nel pegno di crediti la prelazione non ha luogo, se non quando il pegno risulta da atto scritto e la costituzione di esso è stata notificata al debitore del credito dato in pegno ovvero è stata da questo accettata con scrittura avente data certa.


GIURISPRUDENZA

Responsabilità patrimoniale - Cause di prelazione - Pegno di titoli di credito - Creditore pignoratizio - Facoltà del creditore di riscuotere alla scadenza e di acquistare titoli della stessa natura - Surrogazione dell'oggetto del pegno regolare - Fallimento del debitore - Diritto allo “svincolo” dei titoli - Esclusione - Fondamento.
In caso di fallimento del debitore, il creditore pignoratizio cui sia stato accordato di provvedere autonomamente alla riscossione dei titoli concessi in pegno alla scadenza e di impiegare gli importi riscossi nell'acquisto di altrettanti titoli della stessa natura, restando tuttavia gli importi riscossi e i titoli con essi acquistati soggetti all'originario vincolo di pegno regolare, non ha diritto di ottenere dal giudice delegato lo “svincolo” dei medesimi titoli, poiché la facoltà di disporre degli stessi è attribuita al creditore, ex art. 1851 c.c., soltanto nel pegno irregolare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Febbraio 2018, n. 2503.


Titoli di credito – Pegno sui titoli di credito – Natura

Garanzie – Pegno rotativo
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I titoli di credito costituiscono una categoria intermedia tra diritti e beni, perché, come da tempo si osserva, la cosa è oggetto di diritto reale ed il credito incorporato esprime un diritto relativo (cfr. Cass. 23 ottobre 1998, n. 10526, che parla del pegno sui titoli “quale vero e proprio diritto reale limitato sui titoli” e Cass. 26 aprile 1999, n. 4208, secondo cui il pegno di titoli “non costituisce un tertium genus distinto e alternativo rispetto al pegno su cose mobili e al pegno di crediti, ma rientra, sotto l’aspetto strutturale e costitutivo, nell’ambito tipologico del primo, pur partecipando, in certo qual modo, della natura del secondo in virtù del fenomeno della incorporazione del diritto nel titolo”). Pertanto, il pegno sui titoli resta diritto reale sulla res (salvo considerare gli effetti su tale affermazione del regime di dematerializzazione dei titoli, che qui non viene in discussione). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Il pegno rotativo – individuato come il contratto caratterizzato dal “patto di rotatività”, con il quale le parti convengono la variabilità dell’oggetto del pegno secondo modalità concordate ab initio e con continuità della garanzia, nonostante il variare dei beni che ne costituiscono l’oggetto, la cui sostituzione non fa venire meno quindi l’identità del rapporto giuridico, è lecito ex art. 1322 c.c. trattandosi di un contratto sorto nella prassi bancaria, allo scopo di risolvere un problema postosi in tema di pegno di titoli di credito, la cui scadenza è spesso più ravvicinata della prevedibile durata del rapporto di garanzia. Il riconoscimento della validità del patto si fonda anche sulla considerazione che i terzi non vengono pregiudicati, in quanto i titoli nuovi rappresentino il reinvestimento di quelli scaduti e dunque siano di valore uguale o inferiore. In tal modo, il c.d. patto di rotatività, in virtù del quale si prevede, fin dall’origine, la sostituzione totale o parziale dei beni oggetto della garanzia, considerati non nella loro individualità ma per il loro valore economico, è idoneo a salvaguardare la continuità del rapporto, facendosi risalire alla consegna dei beni originariamente costituiti in garanzia gli effetti della loro surrogazione. La sussistenza dei requisiti di cui all’art. 2787, 3 comma, c.c., va valutata con riferimento all’atto di costituzione del pegno e non ai successivi atti, pure scritti, i quali ne rappresentano un mero rinnovo, attraverso la sostituzione del titolo originariamente costituito in garanzia e nel frattempo venuto a scadenza, secondo l’espressa previsione del contratto originario che conteneva la clausola di rotatività, in tal modo quindi espressamente prevedendo l’assoggettamento all’originario vincolo dei titoli eventualmente depositati, con il consenso della banca, in sostituzione di quelli inizialmente consegnati, tale appunto essendo il portato essenziale di detta clausola. Ai fini dell’avvicendamento dei beni nel patrimonio del garante, la verifica dei requisiti previsti dall’art. 2786 c.c. non va dunque operata dal giudice del merito anche con riguardo ai successivi atti di trasferimento del vincolo: la consegna del bene sostitutivo, con il conseguente effetto traslativo del diritto reale su di esso, si configura come elemento di una fattispecie a formazione progressiva, che trae origine dall’accordo stipulato con il patto di rotatività, nella quale la volontà delle parti è perfetta già al momento dell’accordo (se sussiste certezza della data e sono determinati il credito da garantire e la cosa da offrire in garanzia) e l’eventuale sostituzione dei beni oggetto della garanzia si pone come un elemento meramente materiale. Il portato del patto di rotatività – col quale soprattutto si pone l’accento, in luogo che sulla individualità dei beni oggetto della garanzia, sul relativo valore economico – è appunto, in una fattispecie progressiva, nella sostituzione dell’oggetto del pegno senza necessità di ulteriori pattuizioni e, quindi, nella continuità del rapporto originario, i cui effetti risalgono alla consegna dei beni originariamente dati in pegno. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 22 Dicembre 2015, n. 25796.


Pegno di credito all'acquisto e alla consegna di titoli non ancora emessi - Natura giuridica - Pegno di credito futuro..
Il pegno di credito all’acquisto e alla consegna di titoli non ancora emessi ha natura di pegno di credito futuro, che fino a quando non si verifica la consegna ha effetti obbligatori e non attribuisce prelazione, che sorge solo dopo la specificazione o la consegna. A differenza del pegno di credito alla consegna di denaro o altra cosa fungibile (art. 2803 c.c.) già esistenti al momento della convenzione, i titoli di Stato, in regime di materializzazione, non sono ancora esistenti fino a quando non viene formato il documento che li incorpora e pertanto, fino a che non venga effettuata l’individuazione non può sussistere la prelazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 02 Ottobre 2012, n. 16725.


Pegno - Pegno di credito - Condizione per l'esistenza della prelazione - Notifica al debitore o accettazione - Applicazione al pegno di titoli di credito - Esclusione..
L’art. 2800 c.c., che nel pegno di credito condiziona l’esistenza della prelazione alla notificazione al debitore della costituzione del pegno, ovvero alla sua accettazione con atto di data certa, non trova applicazione nell’ipotesi di pegno di titolo di credito, tanto regolare quanto irregolare. (Giovanni Cedrini) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 27 Novembre 2011.


Responsabilità patrimoniale - Cause di prelazione - Pegno - Di crediti - In genere - Oggetto della garanzia - Quote di partecipazione ad un fondo comune di investimento senza certificato individuale - Natura - Titolo di credito - Esclusione - Credito - Configurabilità - Fondamento - Costituzione di pegno ex art. 2800 cod. civ. - Condizioni di efficacia - Notificazione alla debitrice..
La partecipazione ad un fondo comune di investimento, in assenza di un certificato individuale, autonomo e separato, costituisce non un titolo di credito nei confronti del fondo, ma solo un credito, rappresentato dall'obbligo della società di investimento di gestire il fondo e di restituirgli il valore delle quote di partecipazione; deve, pertanto, ritenersi legittimo il pegno costituito sulla quota di partecipazione al fondo solo se sia stata rispettata la disciplina prevista per il pegno di crediti dall'art. 2800 cod. civ., cioè la notifica della costituzione del pegno al debitore ovvero la sua accettazione con atto di data certa. (Massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Novembre 2011.


Responsabilità patrimoniale - Cause di prelazione - Pegno - Certificato cumulativo di fondo comune di investimento - Natura - Titolo di credito - Esclusione - Credito - Configurabilità - Conseguenze - Costituzione di pegno ex art. 2800 cod. civ. - Legittimità.
La partecipazione ad un fondo comune di investimento, in mancanza di un certificato individuale, autonomo e separato, costituisce un credito e non un titolo di credito nei confronti del fondo stesso, giacché il certificato cumulativo non incorpora il diritto alla prestazione, ne' può circolare limitatamente ad uno dei soggetti partecipanti al fondo, e l'investitore acquisisce soltanto un diritto di credito, rappresentato dall'obbligo della società di investimento di gestire il fondo e di restituirgli il valore delle quote di partecipazione. Pertanto, deve ritenersi legittimo il pegno costituito sulla quota di partecipazione al fondo secondo la disciplina prevista per il pegno di crediti dall'art. 2800 del codice civile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 14 Luglio 2003, n. 10990.


Responsabilità patrimoniale - Cause di prelazione - Pegno - Certificato cumulativo di fondo comune di investimento - Natura - Titolo di credito - Esclusione - Credito - Configurabilità - Conseguenze - Costituzione di pegno ex art. 2800 cod. civ. - Legittimità.
La partecipazione ad un fondo comune di investimento, in mancanza di un certificato individuale, autonomo e separato, costituisce un credito e non un titolo di credito nei confronti del fondo stesso, giacché il certificato cumulativo non incorpora il diritto alla prestazione, ne' può circolare limitatamente ad uno dei soggetti partecipanti al fondo, e l'investitore acquisisce soltanto un diritto di credito, rappresentato dall'obbligo della società di investimento di gestire il fondo e di restituirgli il valore delle quote di partecipazione. Pertanto, deve ritenersi legittimo il pegno costituito sulla quota di partecipazione al fondo secondo la disciplina prevista per il pegno di crediti dall'art. 2800 del codice civile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 14 Luglio 2003, n. 10990.


Cessione dei crediti - Cessione del credito a scopo di garanzia - Effetti - Differenza del pegno di credito - Adesione del cessionario del credito al concordato preventivo del cedente - Rinuncia - Insufficienza.
La cessione del credito a scopo di garanzia da sempre luogo alla trasmissione del credito che ne costituisce l'oggetto: in via immediata, se il credito e già maturato, ovvero in via differita, cioè al momento della maturazione, se trattasi di credito futuro. Essa, pertanto, non può essere confusa con il pegno di credito, in quanto quest'ultimo, per la sua precipua caratteristica strutturale, integra un tipico diritto di prelazione, che non da mai luogo al trasferimento della titolarità del credito al creditore pignoratizio. Conseguentemente,non potendosi la cessione di un credito a scopo di garanzia annoverare tra i diritti di prelazione, indicati tassativamente dall'art 177, terzo comma, legge fallimentare, bensì attuando soltanto una forma atipica di garanzia, l'adesione del cessionario del credito al concordato preventivo del cedente non ne comporta la rinuncia. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 05 Novembre 1980, n. 5943.