Codice Civile


LIBRO SESTO
Della tutela dei diritti
TITOLO III
Della responsabilità patrimoniale, delle cause di prelazione e della conservazione della garanzia patrimoniale
CAPO III
Del pegno
SEZIONE II
Del pegno dei beni mobili

Art. 2787

Prelazione del creditore pignoratizio
TESTO A FRONTE

I. Il creditore ha diritto di farsi pagare con prelazione sulla cosa ricevuta in pegno.

II. La prelazione non si può far valere se la cosa data in pegno non è rimasta in possesso del creditore o presso il terzo designato dalle parti.

III. Quando il credito garantito eccede la somma di 2,58 euro, la prelazione non ha luogo se il pegno non risulta da scrittura con data certa, la quale contenga sufficiente indicazione del credito e della cosa.

IV. Se però il pegno risulta da polizza o da altra scrittura di enti che, debitamente autorizzati, compiono professionalmente operazioni di credito su pegno, la data della scrittura può essere accertata con ogni mezzo di prova.


GIURISPRUDENZA

Pegno – Pegno rotativo – Requisiti per la prelazione ex art. 2787 cod. civ. – Specificazione

Pegno – Pegno rotativo – Requisiti per la prelazione ex art. 2787 cod. civ. – Mancato rispetto – Conseguenze
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Alla riconosciuta utilizzabilità del patto destinato a consentire una fisiologica sostituzione della res gravata dalla garanzia del pegno fa riscontro l’indicazione che il valore economico della cosa inizialmente presa in garanzia funge da limite invalicabile per le future sostituzioni della cosa stessa. In via correlata, la previsione della sufficiente indicazione della cosa di cui all’art. 2787, comma 3, cod. civ. va interpretata nel senso di sufficiente indicazione del valore economico della cosa.

Nel caso di pegno rotativo, la mancata previsione del limite di valore per la sostituzione del bene gravato dalla garanzia non determina la nullità del relativo patto. Implica, invece, l’inidoneità di questo a produrre gli effetti della continuità e unitarietà del rapporto di pegno. Con la conseguenza che le sostituzioni della cosa, che vengono a verificarsi, portano alla formazione di pegni distinti e dunque nuovi. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. VI, 13 Maggio 2021, n. 12733.


Pegno – Sufficiente indicazione del credito garantito ex art. 2787 co. 3 c.c. – Indici di collegamento a dati esterni da cui possa desumersi l'individuazione degli elementi oggettivi del credito garantito – Insussistenza per genericità delle espressioni usate

Pegno – Sufficiente indicazione del credito garantito ex art. 2787 co. 3 c.c. – Pegno omnibus – Nullità – Sussistenza
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Affinché il credito garantito possa ritenersi sufficientemente indicato, ai sensi e per gli effetti dell’art. 2787 co. 3 c.c., non occorre che esso venga specificato, nella scrittura costitutiva del pegno, in tutti i suoi elementi oggettivi, bastando che la scrittura medesima contenga elementi idonei a consentirne la identificazione; ma a tal fine, l'eventuale ricorso a dati esterni all'atto di costituzione del pegno richiede che l'atto contenga un indice di collegamento da cui possa desumersi l'individuazione dei menzionati dati, sicché non vi è luogo alla prelazione se, per effetto della estrema genericità delle espressioni usate, il credito garantito possa essere individuato soltanto mediante l'ausilio di ulteriori elementi esteriori (nel caso di specie, i pegni su polizza rilasciati a garanzia della banca opponente facevano generico ed indeterminato riferimento a “castelletti per il rilascio di fideiussioni commerciali”, e non alla specifica fideiussione rilasciata in favore dell’Agenzia delle Dogane, senza costituire dunque alcun collegamento funzionale e linguistico con la fideiussione predetta e senza specificare se si trattasse di castelletti già in essere ovvero futuri, posto che i documenti in questione menzionavano indistintamente rapporti che la Banca “ha concesso/si è dichiarata disposta a concedere”).

Deve dichiararsi la nullità, per carenza del requisito della sufficiente indicazione del credito garantito di cui all’artt. 2787 co. 3 c.c., del c.d. pegno omnibus, vale a dire prestato a garanzia di un credito non determinato, né determinabile (nella specie, il Tribunale ha dichiarato la nullità di vincoli e pegni su polizze costituiti “a garanzia di ogni altro credito – anche se non liquido ed esigibile ed anche se assistito da altra garanzia, reale o personale – già in essere o che dovesse sorgere a favore della Banca verso il debitore, rappresentata dal saldo passivo di conto corrente e/o dipendente da operazioni bancarie di qualunque natura”). (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 30 Luglio 2019.


Operatività bancaria – Credito su pegno (art. 48 TUB) – Specificità dell’atto costitutivo del vincolo (art. 2787, comma terzo, cod. civ.) – Necessità – Art. 10 legge 745/1938 – Necessaria identificazione del bene dato in pegno e del suo valore

Operatività bancaria assistita da garanzie pignoratizie – Data certa dell’atto costitutivo del vincolo – Necessità – Esenzione ex art. 2787, comma quarto, cod. civ. – Campo di applicazione circoscritto alle operazioni di «credito su pegno» – Affermazione
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La norma posta dall’art. 2787, comma quarto, cod. civ. si risolve nello stabilire un regime “agevolato” circa la prova del tempo della costituzione del pegno, senza in alcun modo incidere sulla disciplina delle altre condizioni richieste dalla legge per l’operare della prelazione pignoratizia, tra cui segnatamente il requisito di specificità di cui al comma terzo della medesima disposizione, che rimane dunque fermo anche nel contesto dello specifico settore di operatività del «credito su pegno»; peraltro, la stessa disciplina di legge riferita a tale operatività viene specificamente a conformare il requisito della specificità (v. art. 10 legge 745/1938), nel richiedere, tra le altre cose, una descrizione della cosa costituita in pegno, pur sintetica ma comunque idonea all’identificazione in guisa da evitare postume sostituzioni, nonché del valore di stima attribuitole. (Alberto Mager) (riproduzione riservata)

Il sintagma «credito su pegno» di cui all’art. 2787, comma 4, cod. civ. è nozione che intende circoscrivere il campo di applicazione della norma ad uno specifico tipo di operatività creditizia - tradizionalmente dei monti di pietà e di pegno, e che nell’oggi può essere esercitata, nei limiti di cui all’art. 48 TUB, dalle banche - qualificata dal fatto che al rimborso del finanziamento è destinato unicamente il bene mobile dato in garanzia, e conformata, quanto alla disciplina, dalla l. 745/1938 e dal reg. 1279/1939, come richiamati dall’art. 48 del TUB. Ne discende che la disposizione in esame non trova applicazione nel contesto di tutte le diverse operazioni bancarie assistite da pegno, con la conseguenza che - rispetto all’universo di tale variegata operatività - la banca non è esonerata dall’onere della data certa per l’opponibilità a terzi del vincolo. Del resto, ritenere le banche esonerate dall’onere della data certa con riferimento all’universo dell’operatività assistita da pegno sarebbe irrazionale (non essendo in alcun modo logicamente giustificabile una deroga, per una così ampia porzione di operatività - e solo per essa - all’art. 2704 cod. civ.), confliggente con il principio di par condicio creditorum (per la deteriore posizione in cui verrebbe a collocare i creditori pignoratizi di diritto comune rispetto a quelli bancari) nonché distonico rispetto al dovere di sana e prudente gestione di cui all’art. 5 del TUB. (Alberto Mager) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 06 Giugno 2019, n. 15421.


Revocatoria fallimentare - Rimessa in conto corrente - Denaro proveniente dalla vendita di un bene costituito in pegno consolidatosi - Revocabilità - Fondamento.
In tema di revocatoria fallimentare, la rimessa in conto corrente bancario effettuata con denaro proveniente dalla vendita di un bene costituito in pegno, ormai consolidatosi in favore della banca, è revocabile, ai sensi dell'art. 67 l. fall., non assumendo alcun rilievo la circostanza che il ricavato della vendita sia destinato a soddisfare un credito privilegiato, in quanto l'"eventus damni" deve considerarsi "in re ipsa", consistendo nella lesione della "par condicio creditorum" ricollegabile all'uscita del bene dalla massa in forza dell'atto dispositivo, e non potendosi escludere "a priori" il pregiudizio delle ragioni di altri creditori privilegiati, insinuati in seguito al passivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Giugno 2018, n. 16565.


Pegno a garanzia di crediti - Costituzione a garanzia di credito non ancora esistente - Nullità - Sussistenza - Costituzione a garanzia di crediti condizionali o futuri - Validità - Condizioni - Determinazione del credito garantito - Necessità - Mera determinabilità del credito - Conseguenze - Invalidità dell'atto costitutivo - Esclusione - Opponibilità agli altri creditori - Condizioni - Requisiti di cui all'art. 2787, comma 3, c.c. - Necessità.
In tema di pegno a garanzia di crediti, il principio di accessorietà desumibile dall'art. 2784 c.c. comporta la nullità per difetto di causa dell'atto costitutivo della prelazione stipulato in relazione ad un credito non ancora esistente, ma non esclude, in applicazione analogica dell'art. 2852 c.c., l'ammissibilità della costituzione della garanzia a favore di crediti condizionali o che possano eventualmente sorgere in dipendenza di un rapporto già esistente; in quest'ultimo caso, peraltro, è necessaria, ai fini della validità del contratto, la determinazione o la determinabilità del credito, la quale postula l'individuazione non solo dei soggetti del rapporto, ma anche della sua fonte; ferma restando la validità e l'efficacia del contratto "inter partes", comunque, la mera determinabilità del rapporto comporta l'inopponibilità del pegno agli altri creditori (ivi compreso il curatore, in caso di fallimento del soggetto che abbia costituito la garanzia), qualora, dovendo trovare applicazione l'art. 2787, comma 3, c.c., manchi la sufficiente indicazione del credito garantito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Dicembre 2016, n. 24790.


Fallimento – Pegno rotativo di strumenti finanziari – Opponibilità della prelazione pignoratizia al fallimento – Sufficiente indicazione del credito garantito e della cosa data in pegno – Omessa indicazione delle date di scadenza dei titoli, dell’emittente e dei rispettivi rendimenti, nonché del codice ISIN dei titoli costituiti in pegno – Nullità dell’atto costitutivo del pegno..
Ai fini dell'ammissibilità in via privilegiata di un credito garantito da pegno al passivo fallimentare, deve escludersi l'opponibilità della prelazione in favore dell'istituto bancario creditore pignoratizio, quando non vengano rispettate le condizioni imposte dall'art. 2787 terzo comma cod. civ., riguardanti sia la certezza della data che l'indicazione del credito garantito e della cosa data in pegno. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)

La sufficiente indicazione del credito, ai fini e per gli effetti di cui all’art. 2877 c. 3 c.c può anche essere desunta in via indiretta, in base ad elementi che comunque portino alla identificazione del credito in questione, purché siano presenti all’interno della scrittura o anche ad essa esterni, purché il documento contenga indici di individuazione del credito e della cosa. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)

Deve ritenersi nullo, per carenza del requisito della “sufficiente indicazione” di cui all’art. 2787 c. 3 c.c., l’atto di pegno nel quale non risultino indicati le date di scadenza dei titoli, l’emittente ed i rispettivi rendimenti, nonché il codice ISIN dei titoli costituiti in pegno, che - secondo le indicazioni della Banca d’Italia - costituisce metodo di individuazione univoca per lo strumento finanziario in tutte le successive vicende circolatorie ed è essenziale al fine di individuarne la legislazione di riferimento. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 24 Gennaio 2013.


Pegno - Di beni mobili - Costituzione del diritto - Patto di rotatività - "Dematerializzazione" ex d.lgs. n. 213 del 1998 - Portata - Individuazione dei titoli - Necessità - Fattispecie.
In tema di pegno di titoli di credito, la clausola di rotatività non elimina la realità del pegno, e la "dematerializzazione" (o "decartolarizzazione") dei titoli di credito, che, secondo il regime compiutamente attuato dal d.lgs. n. 213 del 1998, supera la fisicità del titolo, consentendone forme di consegna e di trasferimento virtuali, anche agli effetti della costituzione in pegno, attraverso meccanismi alternativi di scritturazione e senza la movimentazione o addirittura neppure la creazione del supporto cartaceo, non elimina anche la necessità dell'individuazione del titolo stesso a norma dell'art. 1378 cod.civ.. Infatti le registrazioni in apposito conto, previste dall'art. 87 T.U.F. e dall'art 34 l.cit. sostituiscono il vincolo di garanzia con una tecnica alternativa ma funzionalmente equivalente allo spossessamento del costituente, di guisa che il contratto è qualificabile secondo il tipo legale del pegno. (Nella specie la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto la nullità del pegno costituito su B.O.T. e C.C.T. privi di qualsiasi indicazione, risultando specificati soltanto gli importi e le date di scadenza). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Ottobre 2006, n. 23268.