LIBRO SESTO
Della tutela dei diritti
TITOLO III
Della responsabilità patrimoniale, delle cause di prelazione e della conservazione della garanzia patrimoniale
CAPO II
Dei privilegi
SEZIONE II
Dei privilegi sui mobili
PARAGRAFO 1
Dei privilegi generali sui mobili

Art. 2751-bis

Crediti per retribuzioni e provvigioni, crediti dei coltivatori diretti, delle società od enti cooperativi e delle imprese artigiane
TESTO A FRONTE

I. Hanno privilegio generale sui mobili i crediti riguardanti:

1) le retribuzioni dovute, sotto qualsiasi forma, ai prestatori di lavoro subordinato e tutte le indennità dovute per effetto della cessazione del rapporto di lavoro, nonché il credito del lavoratore per i danni conseguenti alla mancata corresponsione, da parte del datore di lavoro, dei contributi previdenziali ed assicurativi obbligatori ed il credito per il risarcimento del danno subito per effetto di un licenziamento inefficace, nullo o annullabile;

2) le retribuzioni dei professionisti, compresi il contributo integrativo da versare alla rispettiva cassa di previdenza ed assistenza e il credito di rivalsa per l'imposta sul valore aggiunto, (1) e di ogni altro prestatore d'opera [intellettuale] dovute per gli ultimi due anni di prestazione;

3) le provvigioni derivanti dal rapporto di agenzia dovute per l'ultimo anno di prestazione e le indennità dovute per la cessazione del rapporto medesimo;

4) i crediti del coltivatore diretto, sia proprietario che affittuario, mezzadro, colono, soccidario o comunque compartecipante, per i corrispettivi della vendita dei prodotti, nonché i crediti del mezzadro o del colono indicati dall'articolo 2765;

5) i crediti dell'impresa artigiana, definita ai sensi delle disposizioni legislative vigenti, nonchè delle società ed enti cooperativi di produzione e di lavoro, per i corrispettivi dei servizi prestati e della vendita dei manufatti; (2) (3)

5-bis) i crediti delle società cooperative agricole e dei loro consorzi per i corrispettivi della vendita dei prodotti;

5-ter) i crediti delle imprese fornitrici di lavoro temporaneo di cui alla legge 24 giugno 1997, n. 196, per gli oneri retributivi e previdenziali addebitati alle imprese utilizzatrici.



____________________________
(1) L'art. 1, co. 472, della L. 27 dicembre 2017, n. 205, con effetto dal 1 gennio 2018, dopo le parole: « le retribuzioni dei professionisti » ha inserito le seguenti: « , compresi il contributo integrativo da versare alla rispettiva cassa di previdenza ed assistenza e il credito di rivalsa per l'imposta sul valore aggiunto, ».
(2) Il D.L. 9 febbraio 2012, n. 5 (Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo) ha sostituito il n. 5 dell'articolo con effetto dal 10 febbraio 2012. Il numero 5 sostituito così disponeva: "5) i crediti dell'impresa artigiana e delle società od enti cooperativi di produzione e di lavoro, per i corrispettivi dei servizi prestati e della vendita dei manufatti;"
(3) Il decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito dalla legge di conversione 9 agosto 2013, n. 98 (in G.U. n.194 del 20 agosto 2013), al comma 3-bis, inserito in sede di conversione, dell'art. 82, ha disposto che: "3-bis. Al fine di garantire i crediti spettanti alle cooperative di lavoro, in relazione alla loro finalita' mutualistica, il privilegio di cui all'articolo 2751-bis, numero 5), del codice civile, spettante per corrispettivi dei servizi prestati e dei manufatti prodotti, e' riconosciuto qualora le medesime cooperative abbiano superato positivamente o abbiano comunque richiesto la revisione di cui al decreto legislativo 2 agosto 2002, n. 220."

GIURISPRUDENZA

Fallimento - Privilegio artigiano – Requisiti – Nozione di imprenditore artigiano ex art. 2083 c.c. – Rilevanza – Requisiti dettati dalla l. 443/1985 – Irrilevanza

Fallimento – Privilegio artigiano – Prestazione personale del titolare o dei soci – Nozione

Fallimento – Privilegio artigiano – Prevalenza del lavoro dei soci-titolari – Nozione
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Per la nozione di impresa artigiana, ai fini del riconoscimento del privilegio generale ex art. 2751 bis, n. 5, c.c. si deve necessariamente far riferimento alla nozione contenuta nell’art. 2083 c.c. individuando nell’artigiano una categoria di piccolo imprenditore, e dunque stabilire se l’attività imprenditoriale venga svolta prevalentemente con lavoro proprio del titolare e dei componenti della famiglia. I diversi requisiti dettati dalla l. 443/85 valgono, invece, per fruire delle provvidenze previste dalla legislazione di sostegno, e non per l’identificazione dell’impresa artigiana nei rapporti interprivatistici: con la conseguenza che l'iscrizione all'albo di un'impresa artigiana ai sensi dell'art. 5 l. 443 cit. non ha alcuna influenza, neppure quale presunzione iuris tantum, sulla natura artigiana dell'impresa ai fini dell'applicazione dell'art. 2751 bis, n.5 cod. civ.

Nel fare riferimento ai criteri fissati, in via generale, dall’art. 2083 c.c., la prestazione personale del titolare o dei soci deve consistere nello svolgimento di lavoro specializzato, e non nella semplice direzione dell’attività.

La prevalenza del lavoro dei soci-titolari ai sensi e per gli effetti dell’art. 2083 c.c. va valutata con riferimento agli altri fattori della produzione impiegati, comprensivi di capitale investito e di costi del lavoro dipendente (e dunque di soggetti terzi rispetto ai titolari della impresa), non attraverso un raffronto tra costi del lavoro dipendente e capitale investito, il quale non può comunque essere identificato nei soli costi per ammortamento e di manutenzione degli impianti. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Tribunale Alessandria, 28 Marzo 2020.


Compensi professionali - Attività preparatoria per l’ammissione all’amministrazione controllata - Natura del credito - Criteri di liquidazione - Attività successiva - Natura.
Il compenso professionale relativo all'attività svolta prima dell'ammissione all'amministrazione controllata ha carattere concordatario, opponibile ai creditori partecipanti al concordato e privilegiato ex art. 2751 bis c.c., da liquidare sul parametro degli onorari previsti per la tariffa professionale in materia stragiudiziale per l'assistenza in procedure concorsuali; viceversa, l'attività successiva è di straordinaria amministrazione e dunque soggetta alla preventiva autorizzazione scritta del giudice delegato, ove non sia dimostrata la concreta finalizzazione della medesima al risanamento dell'impresa, mediante il miglioramento della sua capacità produttiva e reddituale, elementi che una volta provati consentono di ritenere di ordinaria amministrazione l'atto finalizzato al recupero dell'impresa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 16 Settembre 2019, n. 22992.


Fallimento – Crediti prededucibili – Ammissione allo stato passivo – Assoggettamento – Eccezioni – Crediti di massa non contestati – Crediti da compenso professionale per attività in favore della procedura – Accertamento de plano da parte del G.d. – Contestazione – Reclamo ex art. 26 L.F.

Fallimento – Crediti da compenso professionale per attività in favore della procedura – Accertamento de plano da parte del G.d. – Contestazione – Soggetti legittimati – Effetti
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Ai sensi dell'art. 111 bis L.F. i crediti prededucibili, al pari di quelli concorsuali, devono essere accertati con le modalità di cui al capo V della legge fallimentare, che disciplina le modalità dell'accertamento del passivo, onde garantire una uniformità applicativa della ripartizione dell'attivo, restando esonerati da tale procedura solo i crediti prededucibili non contestati per esistenza, collocazione ed ammontare, anche se sorti durante l'esercizio provvisorio, e i crediti sorti a seguito di provvedimento di liquidazione dei compensi spettanti ai soggetti nominati ai sensi dell'art. 25 L.F. (delegati, avvocati, coadiutori del curatore, arbitri, stimatori o altri ausiliari); tali crediti possono essere accertati con provvedimento emesso de plano dal giudice delegato, senza previa informazione degli altri creditori, fatta salva la possibilità, solo con riferimento ai crediti della seconda categoria, di contestare il provvedimento con  reclamo ex art. 26 L.F.

L'esistenza, la collocazione e/o l'ammontare dei crediti relativi a compensi professionali per attività in favore del fallito, accertati de plano dal giudice delegato, non possono essere contestati dal fallito stesso o dai creditori - i quali non debbono neppure essere informati in ordine all'esistenza di un credito prededucibile, non sussistendo il relativo obbligo in capo al curatore - ma unicamente da parte degli organi della procedura (giudice delegato, curatore e comitato dei creditori).

Tale contestazione, non soggetta a termini decadenziali né a limiti processuali – salvo il c.d. giudicato endofallimentare - una volta effettuata, comporta l'assoggettamento dell'accertamento e della collocazione del credito alla disciplina dell'insinuazione al passivo ex art. 93 e ss. L.F.

(Nel caso di specie il Collegio giudicante, chiamato a pronunciarsi su un reclamo ex art. 26 L.F., con il quale un creditore del fallimento aveva chiesto che il proprio credito da compenso professionale per spese legali sostenute in contenziosi sfavorevoli al medesimo fallimento venisse soddisfatto fuori dal procedimento di riparto, lo ha dichiarato inammissibile essendo intervenuta una contestazione di tale credito da parte del curatore – secondo cui il privilegio ex art. 2751 bis n. 2 c.c. è inapplicabile ai crediti come quello di specie, derivante da attività difensiva svolta in giudizi contenziosi sfavorevoli al fallimento, trovando applicazione solo allorché l'attività sia prestata per conto ed in favore del fallito - contestazione che assoggetta al procedimento di insinuazione al passivo l'accertamento e la collocazione del credito). (Curzio Fossati) (riproduzione riservata)
Tribunale Como, 16 Luglio 2019.


Prestazione del professionista - Art. 2751 bis, n. 2, cod. civ. - Privilegio - Riconoscimento - Casi.
Ove la prestazione del professionista abbia il carattere della ciclicità e della ripetitività non trova applicazione il privilegio di cui all’art. 2751 bis, n. 2, cod.civ., qualora essa consista in attività iniziate in data anteriore al biennio.

(Nel caso di specie, il Tribunale di Como non ha riconosciuto il privilegio di cui all’art. 2751 bis, n. 2, cod. civ. poiché si verteva nell’ipotesi di prestazioni aventi ad oggetto la tenuta della contabilità.) (Marika Ruggiero) (riproduzione riservata)
Tribunale Como, 24 Giugno 2019.


Opposizione allo stato passivo – Rapporto di lavoro – Presunzione di gratuità – Convivenza more uxorio.
Non è possibile superare la presunzione di gratuità delle prestazioni effettuate da un soggetto persona fisica, in ragione del vincolo di solidarietà e affettivo che lo legava al suo presunto datore di lavoro ed in assenza di elementi inequivoci di segno contrario. (Alberto Rocchi) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 17 Maggio 2019.


Interventi pubblici di sostegno all'economia - Procedimento complesso - Deviazione dallo scopo - Inadempienza a tale rapporto negoziale

Interventi pubblici di sostegno all'economia - Procedimento complesso - Deviazione dallo scopo - Inadempienza a tale rapporto negoziale -  Credito per le restituzioni - Privilegio
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Gli interventi pubblici di sostegno all'economia si realizzano, dunque, attraverso un procedimento complesso, in cui la fase di natura amministrativa di selezione dei beneficiari in vista della realizzazione di interessi pubblici é seguita da un negozio privatistico di finanziamento o di garanzia, nella cui struttura causale si inserisce la destinazione delle somme ad uno specifico scopo. La deviazione dallo scopo, nei casi suindicati, così come l'inadempienza a tale rapporto negoziale, determina la violazione della causa del contratto di finanziamento o di garanzia e costituisce - attesa la stretta connessione sussistente tra le due fasi del complesso procedimento in esame - presupposto alla revoca del beneficio erogato.

Ne consegue che anche la patologia inerente alla successiva fase - sebbene di carattere negoziale - concernente la gestione del rapporto di credito insorto per effetto del finanziamento, può incidere su quest'ultima e comportare la revoca del beneficio e la conseguente insorgenza del diritto dell'amministrazione alla restituzione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La norma di cui all'art. 9, comma 5, D.Lgs. n. 123 del 1998 (secondo il quale "per le restituzioni di cui al comma 4, i crediti nascenti dai finanziamenti erogati ai sensi del presente decreto legislativo sono preferiti a ogni altro titolo di prelazione da qualsiasi causa derivante, ad eccezione del privilegio per spese di giustizia e di quelli previsti dall'art. 2751-bis c.c. e fatti salvi i diritti preesistenti dei terzi") rinvia, ai fini dell'applicazione del privilegio generale - con una locuzione volutamente generica ed onnicomprensiva - ai "crediti nascenti dai finanziamenti" di cui al comma 4 (che disciplina, come si é detto, la revoca di tutte le somme erogate), facendo, pertanto, inevitabilmente riferimento a tutti i crediti relativi ai finanziamenti erogati, e poi revocati, alla impresa; la stessa si riferisce dunque non soltanto ai crediti aventi la loro fonte nell'irregolare concessione dell'intervento o nell'indebito conseguimento del beneficio, ma anche a quelli derivanti da ragioni o fatti addebitati all'impresa beneficiaria o da qualsiasi altra ragione ("in tutti gli altri casi"), anche se attinente alla fase negoziale successiva all'erogazione del contributo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 30 Gennaio 2019, n. 2663.


Fallimento – Privilegi – Crediti dell’Avvocato per c.p.a. e IVA di rivalsa – Crediti sorti prima della novella dell’art. 2751-bis, n. 2, c.c. ad opera della Legge di Stabilità 2018 – Irretroattività della norma e insussistenza del privilegio.
Le norme sui privilegi esprimono delle qualità che attengono alla chiara matrice sostanziale del diritto di credito azionato.

Il fatto che tali norme abbiano una loro necessaria proiezione processuale non può condurre a deporre nel senso della loro natura processuale con la conseguenza che non sono suscettibili di applicazione come ius superveniens alle fattispecie creditorie in cui le prestazioni siano state poste in essere prima dell’apertura della procedura concorsuale, né a tal fine soccorre il principio espresso da Corte Cost. n. 170/2013 in quanto mero obiter dictum.

Ove si facesse applicazione retroattiva dell’art. 2751-bis, n. 2, c.c. così come novellato dalla Legge di Stabilità 2018, i creditori che siano stati definitivamente ammessi allo stato passivo vedrebbero lese le loro aspettative di tutela che discendono dal giudicato “endofallimentare”, il quale ha proprio la funzione di rendere quanto più possibile stabile e definitiva tale ammissione.

In tema di privilegi, ciò che rileva è il momento in cui il credito sorge, non il momento in cui il medesimo viene fatto valere e, dal punto di vista civilistico, la prestazione professionale conclusasi prima della dichiarazione di fallimento resta l’evento generatore anche del credito di rivalsa IVA, autonomo rispetto al credito per prestazione, ma ad esso soggettivamente e funzionalmente connesso. (Antonio Meneghetti - Studio SC&A) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova, 02 Gennaio 2019.


Privilegio artigiano – Requisiti – Necessaria sussistenza di tutti i requisiti di cui alla legge 443/1985, modifi. dal decreto-legge 5/2012.
La Legge quadro sull’Artigianato (L.443/1985), oltre al requisito dell’iscrizione nella Sezione Artigiani del Registro delle Imprese (art.5, comma 1 e 5), condizione necessaria ma non sufficiente per il riconoscimento del privilegio in parola, richiede:

1) che la maggioranza dei soci, ovvero uno nel caso di due soci, svolga in prevalenza lavoro personale e, nel caso di s.a.s., che ciascun socio accomandatario sia in possesso dei requisiti indicati dall'art.2 e non sia unico socio di una società a responsabilità limitata o socio di altra società in accomandita semplice (art. 3 commi 2 e 3). Nella specie, nel periodo di riferimento (anno 2015), la società aveva ancora forma di società in nome collettivo e non di società in accomandita semplice, per cui occorre fare riferimento solo al requisito del lavoro personale prevalente della maggioranza dei soci;

2) che l’impresa abbia per scopo prevalente lo svolgimento di un’attività di produzione di beni, anche semilavorati, o di prestazioni di servizi (escluse le attività agricole, le attività di prestazione di servizi commerciali, di intermediazione e di somministrazione al pubblico bevande e alimenti) (art.3 comma 1)

3) che il personale dipendente sia diretto personalmente dall’imprenditore o dai soci dell’impresa collettiva artigiana, e non superi i limiti previsti in base al settore di attività (art.3 comma 4); nella specie il numero massimo di dipendenti che possono prestare la propria opera sono, trattandosi di impresa che non lavora in serie: 18, compresi gli apprendisti in numero massimo di 9.

4) che il lavoro abbia funzione preminente sul capitale (art.3, comma 2).


Tutti questi requisiti devono essere presenti ai fini del riconoscimento della natura artigiana di un’impresa.


Devono pertanto ritenersi non corretti, a partire dalla modifica dell’art. 36 comma 1, D.L. 5/12 conv., i criteri elaborati nella prassi che ricollegano il riconoscimento della natura artigiana alla mera prevalenza di alcuni indici oppure a indici diversi da quelli sopra richiamati.

Va in particolare precisato che il requisito di cui al punto 4) –prevalenza del lavoro sul capitale- deve essere accertato autonomamente e non va fatto dipendere dalla prevalente sussistenza degli altri requisiti.

I principi di diritto deducibili dalla giurisprudenza  antecedente alla modifica dell’art. 2751 bis c.c. intervenuta nel 2012 (tuttora rilevante laddove si riferisce al requisito della preminenza del lavoro sul capitale ai sensi dell’art. 3, 2º comma, l. 8 agosto 1985 n. 443) sono i seguenti:

1) nel fattore capitale occorre tener conto dei costi per l’acquisto della merce, dei servizi e lavorazioni di terzi e delle immobilizzazioni, e un capitale di rilevante entità esclude la prevalenza del lavoro;

2) la «funzione preminente» del lavoro sul capitale può essere intesa non solo in senso quantitativo, con riferimento alla preponderanza del ruolo di un fattore produttivo sull'altro, ma anche in senso funzionale e qualitativo, in rapporto con le caratteristiche strutturali fondamentali dell'impresa artigiana ed alla natura del bene prodotto o del servizio reso;

3) anche nel caso in cui da un punto di vista numerico e quantitativo il fattore capitale sia superiore al fattore lavoro, è possibile, sulla base di una valutazione qualitativa e funzionale, qualificare una impresa come artigiana quando l'impresa si caratterizzi per l'opera qualificante dell'imprenditore e, allo stesso tempo, il valore elevato del fattore capitale dipenda da fattori strutturali (il caso è quello delle imprese orafe che sopportano costi rilevanti per l’acquisto della materia prima); in questa ipotesi il criterio funzionale e qualitativo ha carattere correttivo di quello generale “quantitativo” che risulta inidoneo poiché il fattore capitale risulta preminente in dipendenza di fattori particolari e strutturali;

4) qualora l’impresa non richieda strutturalmente rilevanti investimenti di capitali (come invece nel citato caso delle imprese orafe) e possa svolgersi sia con elevati sia con modesti capitali, è possibile qualificarla come artigiana laddove la particolare qualificazione dell'attività professionale dell'imprenditore assuma un significato tale da risultare il connotato dell'impresa, e cioè sia espressione di un'arte o di una perizia strettamente ricollegabile alla persona che qualitativamente la caratterizza, avuto riguardo alla natura del bene prodotto o del servizio reso, che conserva il segno caratteristico e distintivo del suo autore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Prato, 07 Novembre 2018.


Società od enti cooperativi di produzione e di lavoro - Crediti - Privilegio ex art. 2751 bis, n. 5, c.c. - Ambito di applicazione.
L'art. 2751 bis, n. 5, c.c., che persegue lo scopo di agevolare le cooperative di produzione e lavoro nella realizzazione dei crediti collegati prevalentemente alla prestazione di un'attività lavorativa diretta da parte dei soci, attribuisce privilegio generale sui mobili a favore non di tutti i crediti delle società od enti cooperativi di produzione e di lavoro, ma soltanto di quelli relativi ai corrispettivi dei servizi prestati e della vendita dei manufatti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Settembre 2018, n. 22210.


Qualificazione dell’impresa come artigiana ai fini del privilegio di cui all'art. 2751 bis, n. 5, c.c. - Modifica di cui all’art. 36 d.l. n. 5 del 2012, conv., con modif., dalla l. n. 35 del 2012 - Sufficienza dell’iscrizione all'albo - Esclusione.
In conclusione deve ritenersi che l'iscrizione all'albo delle imprese artigiane, pur avendo natura costitutiva della qualifica dell'impresa come artigiana, costituisce un elemento necessario ma non sufficiente ai fini del riconoscimento del privilegio di cui all'art. 2751 bis, n. 5, c.c., dovendo concorrere con gli altri elementi previsti dalla legge n. 443 del 1985 cui la norma codicistica rinvia. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13 Luglio 2018, n. 18723.


Insinuazione al passivo - Credito vantato da società semplice agricola - Riconoscimento del privilegio di cui all’art. 2751 bis n. 4 c.c. - Esclusione - Ragioni.
L'insinuazione al passivo del credito della società semplice agricola non è assistita dal privilegio di cui all'art. 2751 bis, n. 4, c.c. che, attesa la natura eccezionale della disciplina dei privilegi, può essere riconosciuto nel solo caso di crediti vantati da persona fisica e in particolare dal coltivatore diretto, la cui qualifica si desume dagli artt. 1647 e 2083 c.c. ed il cui elemento caratterizzante si rinviene nella coltivazione del fondo da parte del titolare, con prevalenza del lavoro proprio e di persone della sua famiglia. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 16 Maggio 2018, n. 11917.


Società professionali - Avvocato - Credito per prestazioni professionali - Ammissione al passivo - Privilegio ex art. 2751 bis, n. 2, c.c. - Spettanza - Condizioni - Fattispecie.
La domanda di insinuazione al passivo fallimentare proposta da uno studio associato fa presumere l'esclusione della personalità del rapporto d'opera professionale da cui quel credito è derivato e, dunque, l'insussistenza dei presupposti per il riconoscimento del privilegio ex art. 2751 bis, n. 2, c.c., salvo che l'istante dimostri che il credito si riferisca ad una prestazione svolta personalmente dal professionista, in via esclusiva o prevalente, e sia di pertinenza dello stesso professionista, pur se formalmente richiesto dall'associazione professionale.

(Nella specie, in applicazione del suesposto principio, la S.C. ha confermato il decreto che aveva ammesso il credito al chirografo, atteso che l'avvocato aveva chiesto l'ammissione al passivo nella qualità di socio e legale rappresentante di una società tra professionisti deducendo, ma non provando, di aver svolto la prestazione professionale "materialmente e personalmente" in forza di mandato congiunto con altro legale non facente parte della predetta società). (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 20 Aprile 2018, n. 9927.


Fallimento - Cause di prelazione - Graduatoria distributiva del patrimonio mobiliare - Principio regolatore dell'ordine di preferenza fissato dal codice civile - Applicazione in sede fallimentare - Prevalenza del creditore privilegiato generale a scapito del creditore privilegiato speciale.
La codificazione, all'art. 111-quater, comma 1, legge fall., della cd. unicità della graduatoria distributiva del patrimonio mobiliare non introduce un autonomo ed innovativo principio regolatore dell'ordine di preferenza fissato dal codice civile con riguardo alle cause di prelazione, imperniato sul sistema di regolazione dei conflitti cui sono dedicati, tra gli altri, gli artt. 2777 e 2778 c.c.; a ciò deve dunque intendersi riferito il richiamo al "grado previsto dalla legge" (art. 111-quater, comma 1, legge fall.) e al "pagamento... secondo l'ordine assegnato dalla legge" (art. 111, comma 1, n. 2 legge fall.).

La collocazione preferenziale del creditore privilegiato generale si attua a scapito del creditore privilegiato speciale, intacca cioè il ricavato della vendita del bene su cui quest'ultimo ha la prelazione, "se non trovi soddisfazione su altri beni mobili" quando cioè sia certo che nessun altro bene mobile permetta quel pagamento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 11 Aprile 2018, n. 9018.


Fallimento - Credito di rivalsa IVA del professionista - Evento generatore del credito di rivalsa IVA - Autonomia rispetto alla prestazione.
Il credito di rivalsa IVA di un professionista che, eseguite prestazioni a favore di imprenditore poi dichiarato fallito ed ammesso per il relativo capitale allo stato passivo in via privilegiata, emetta la fattura per il relativo compenso in costanza di fallimento, non è qualificabile come credito di massa, da soddisfare in prededuzione ai sensi dell'art. 111, comma 1, L. Fall., in quanto la disposizione del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 6, secondo cui le prestazioni di servizi si considerano effettuate all'atto del pagamento del corrispettivo, non pone una regola generale rilevante in ogni campo del diritto, ma individua solo il momento in cui l'operazione è assoggettabile ad imposta e può essere emessa fattura (in alternativa al momento di prestazione del servizio), cosicchè, in particolare, dal punto di vista civilistico la prestazione professionale conclusasi prima della dichiarazione di fallimento resta l'evento generatore anche del credito di rivalsa IVA, autonomo rispetto al credito per la prestazione, ma ad esso soggettivamente e funzionalmente connesso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 14 Marzo 2018, n. 6245.


Società - Amministrazione - Compenso dell'amministratore e del liquidatore - Privilegio ex art. 2751-bis n. 2 c.c. - Esclusione - Ratio - Attività del liquidatore.
La mancata estensione del privilegio al compenso dovuto all'amministratore della società risponde a una precisa scelta del legislatore fondata su ragioni di equità, essendo il regime dei privilegi destinato ad assumere pratico rilievo soprattutto in casi d'insolvenza del debitore, sicchè "apparirebbe poco plausibile che proprio i crediti di coloro che hanno condotto la gestione dell'impresa siano preferiti agli altri creditori" (v. per es. Cass. n. 2769-02, in motivazione).

La ragione fondamentale dell'esclusione del privilegio per gli amministratori ed anche per i liquidatori è, tuttavia, riconducibile alla natura del loro rapporto con la società, non assimilabile a quello derivante dal contratto d'opera, del quale non presenta gli elementi del perseguimento di un risultato con la conseguente sopportazione del rischio; infatti, l'opus, che l'amministratore o il liquidatore si impegna a fornire alla società, non è, a differenza di quello del prestatore d'opera, predeterminato dai contraenti, nè può dirsi aprioristicamente determinabile, sebbene rimanga identificato con l'attività d'impresa in sè considerata (cfr. Cass. n. 13805-04, Cass. n. 4769-14, Cass. n. 22046-14).

Va, inoltre, precisato che non sussiste ragione alcuna per differenziare la posizione del liquidatore da quella dell'amministratore, posto che anche il liquidatore svolge un'attività di gestione riferibile all'intera organizzazione dell'impresa, nonostante tale attività debba ritenersi convertita al mutato scopo liquidatorio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 2018, n. 5489.


Privilegi - Società cooperative - Art. 82, comma 3-bis, l. 98/2013 - Positivo superamento della revisione di cui al d.lgs. 220/2002, ovvero alla semplice richiesta di revisione - Presunzione del possesso dei requisiti della mutualità ai fini del riconoscimento del privilegio - Presunzione assoluta - Esclusione - Prova contraria e disapplicazione del verbale di positivo superamento della revisione biennale.
In tema di spettanza del privilegio cooperativo di cui all'art. 2751-bis n. 5 c.c. dopo la novella dell’art. 82, comma 3-bis, l. n. 98 del 2013 (la quale ha legato il riconoscimento del privilegio al positivo superamento della revisione di cui al d.lgs. n. 220 del 2002, ovvero alla semplice richiesta di revisione), non può essere condiviso quell'orientamento giurisprudenziale per cui il positivo superamento della revisione cooperativa introduce una “presunzione assoluta circa la mutualità prevalente e consente alle cooperative che abbiano ottenuto l’attestazione di revisione di cui al d.lgs. 200/2002 di godere del privilegio di cui all’art. 2751-bis n. 5 c.c. per i crediti relativi ai corrispettivi per i servizi prestati e ai manufatti prodotti”.

La normativa citata, infatti, introduce una semplice presunzione del possesso dei requisiti della mutualità ai fini del riconoscimento del privilegio, presunzione che, come tale, non potendo definirsi assoluta, ammette la prova contraria, a fronte della quale il giudice che intenda disconoscere il privilegio richiesto dovrà disapplicare a termini dell’art. 5 L.A.C. il verbale di positivo superamento della revisione biennale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 08 Febbraio 2018.


Circolare della sezione fallimentare del Tribunale di Milano sul regime transitorio delle modifiche all'art. 2751-bis c. 1 n.2 – Privilegio Iva e Cassa.
Si riconosce la operatività del privilegio generale per IVA di rivalsa e Cassa previdenza relativi solo a crediti professionali maturati successivamente alla entrata in vigore della legge di bilancio 2018. (Franco Papagno) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 23 Gennaio 2018.


Privilegi - Cooperativa - Privilegio di cui all'art. 2751-bis n. 5 c.c. - Credito per prestazione in misura prevalente correlata all’attività lavorativa dei soci - Necessità - Messa a disposizione di attrezzature - Esclusione.
Ai fini del riconoscimento del privilegio di cui all'art. 2751-bis n. 5 c.c. al credito della società cooperativa, occorre che si tratti di prestazione effettivamente ed in misura prevalente correlata all’attività lavorativa dei soci (Cass., sez. VI, ord. 22 novembre 2016, n. 22147; Cass., sez. VI, ord. 30 maggio 2014, n. 12136).

[Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto che tale non poteva ritenersi la prestazione di “localizzazione satellitare” mediante determinati dispositivi, in quanto consistente nella mera messa a disposizione di attrezzature (non differente da un mero noleggio, cfr. Cass., n. 3592/1995) senza una correlata o prevalente attività lavorativa da parte dei soci della cooperativa.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 18 Gennaio 2018.


Privilegi – Crediti dei professionisti per rivalsa Iva – Crediti sorti prima dell’entrata in vigore della legge 27 dicembre 2013, n. 170 – Questione di illegittimità costituzionale.
E’ rilevante e non manifestamente infondata la questione di illegittimità costituzionale, con riferimento all'art. 3 Cost., dell'art. 2751-bis, n. 2, c.c. (come recentemente modificato dall'art. 1, comma 474, della legge 27.12.2017, n° 205), nella parte in cui estende anche al credito per rivalsa I.V.A. il privilegio generale ivi attribuito al credito per le retribuzioni dei professionisti, in quanto:
a) sebbene i crediti dei ricorrenti siano sorti prima dell'entrata in vigore del testo novellato dell'art. 2751-bis c.c., "secondo i principi generali delle procedure fallimentari l'introduzione di un nuovo privilegio da parte del legislatore deve sempre ricevere immediata applicazione da parte del giudice delegato, dal momento che le norme processuali sulla gradazione dei crediti si individuano avendo riguardo al momento in cui il credito viene fatto valere" (Corte cost. 4.7.2013, n. 170; v. anche Corte cost. 13.7.2017. n. 176);
b) il giudice delegato al fallimento, in sede di formazione dello stato passivo (art. 96 legge fall.), è chiamato ad assumere sull'ammissione del credito e sul suo rango una decisione suscettibile di acquisire efficacia di giudicato c.d. endofallimentare, non più sindacabile in sede di procedimento di ripartizione dell'attivo liquidato (v., ancora, Corte cost. 4.7.2013, n. 170);
c) nel caso di specie, dalla collocazione dei crediti per rivalsa I.V.A. in chirografo (come sarebbe inevitabile in base alla normativa previgente, trattandosi di prestazioni non riferibili a determinati beni presenti nell'attivo fallimentare) ovvero in privilegio ex art. 2751-bis, n° 2, c.c. (come imposto dalla legge sospettata di incostituzionalità) dipendono le concrete possibilità di soddisfazione di quei crediti in esito alla procedura fallimentare. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine, 11 Gennaio 2018.


Associazione professionale - Credito dell'associazione - Privilegio professionale - Domanda presentata dall'associazione - Prova della personalità della prestazione - Necessità.
Il fatto che il contratto d'opera sia stato stipulato dall'associazione professionale cui il prestatore appartiene ed il fatto che sia questa a presentare la domanda di ammissione allo stato passivo non sono, di per sé, elementi decisivi per escludere la collocazione privilegiata del credito, dovendosi, piuttosto, accertare se ricorra la prova che il credito medesimo costituisce il corrispettivo di un'attività svolta personalmente da uno o più dei professionisti associati, in via esclusiva o prevalente, e sia pertanto richiesto, pur se formalmente dall'associazione, a remunerazione di detta attività (cfr., da ultimo, Cass. n. 6285/016, nonchè Cass. n. 17207/013, che sottolineano come la proposizione della domanda di ammissione allo stato passivo da parte dello studio associato ponga una mera presunzione di esclusione della personalità del rapporto professionale, che ben può essere superata da prova contraria). Nel caso di specie, tale accertamento non è stato compiuto dal giudice del merito, il quale si è arrestato al dato formale (stipulazione del contratto, emissione della fattura e proposizione della domanda da parte dello studio associato), senza indagare se, in ragione dell'oggetto stesso del contratto (attività di docenza) e degli ulteriori elementi documentali offerti dagli opponenti, dovesse ritenersi dimostrato che il credito in contestazione costituiva retribuzione di prestazioni professionali svolte personalmente da uno o più dei singoli associati e dovesse pertanto trovare collocazione privilegiata ex art. 2751 bis c.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 02 Novembre 2017, n. 26067.


Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Ordine di distribuzione - Creditori privilegiati - Convenzione stipulata da ASL avente ad oggetto attività didattica dei propri dipendenti - Assoggettamento dell'ente convenzionato ad amministrazione straordinaria - Istanza di ammissione al passivo - Privilegio ex art. 2751 bis n. 2, c.c. – Sussistenza - Condizioni.
In tema di insinuazione al passivo, deve essere riconosciuta la natura privilegiata del credito ex art. 2751 bis n.2 c.c. nel caso di convenzione stipulata da ASL con autorizzazione per i propri dipendenti allo svolgimento di attività didattica retribuita in orario non lavorativo in favore di un soggetto privato (nella specie, ente di formazione di un'organizzazione sindacale successivamente sottoposto ad amministrazione straordinaria), poiché tali attività sono da ritenere prestazione di opera professionale, sebbene il credito sia fatto valere da un soggetto diverso dal prestatore, sempre che ricorra la prova della riferibilità del credito alla prestazione svolta personalmente dal professionista dipendente della ASL. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Ottobre 2017, n. 23584.


Opposizione allo stato passivo – Contributo sindacale – Credito assistito da privilegio – Esclusione – “Ratio” – Fattispecie.
In tema di formazione dello stato passivo, l’insinuazione di un’associazione sindacale per i contributi ad essa dovuti, determinati mediante ritenuta percentuale sulla retribuzione dei lavoratori, propri iscritti, dipendenti dell’imprenditore fallito, non gode di collocazione privilegiata, ex art. 2751 bis, comma 1, c.c., qualora il relativo credito non sorga a seguito di cessione della quota di retribuzione da parte dei lavoratori in favore dell’associazione, bensì in virtù di delegazione di debito, stante, in tal caso, l’inapplicabilità dell’art. 1263 c.c. (Nella specie, riguardante il contributo contrattuale previsto dall’art. 21 del c.c.n.l. giornalisti, dovuto alla Casagit, la S.C. ha escluso la sussistenza della cessione del credito retributivo – essendo il detto contratto stipulato dal sindacato con i datori di lavoro –, ricorrendo invece lo schema della “delegatio promittendi” con liberazione dei lavoratori dalla loro obbligazione, poiché il sindacato, agendo per conto di questi, aveva delegato il datore al pagamento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Agosto 2017, n. 19944.


Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Formazione dello stato passivo - Privilegio artigiano ex art. 2751-bis, n. 5, c.c., nel testo ante riforma di cui al d.l. n. 5 del 2012 - Spettanza - Riferimento ai criteri di cui all’art. 2083 c.c. - Necessità - Rilevanza dei presupposti di cui agli artt. 5 della l. n. 443 del 1985 o 1 l.fall. - Esclusione.
In tema di accertamento del passivo, ai fini dell’ammissione ivi di un credito come privilegiato ai sensi dell’art. 2751-bis, n. 5, c.c., nel testo, applicabile "ratione temporis", anteriore alla novella introdotta dal d.l. n. 5 del 2012, conv., con modif., dalla l. n. 35 del 2012, la natura artigiana dell'impresa va valutata esclusivamente in relazione al concetto di prevalenza del lavoro evocato dall’art. 2083 c.c., mentre sono irrilevanti la sua iscrizione nell'albo delle imprese artigiane di cui all'art. 5 della l. n. 443 del 1985 ed il non superamento delle soglie di fallibilità ex art. 1 l.fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Giugno 2017, n. 13887.


Fallimento – Ammissione al passivo – Credito di consorzio fra artigiani – Privilegio ex art. 2751bis, n.5, c.c. – Non spetta.
Con la modifica dell’art.2751bis, n.5, c.c., il legislatore ha inteso raccordare la disciplina dettata dal codice civile in materia di privilegi con la definizione di impresa artigiana prevista dalla legislazione di settore, con la conseguenza che per stabilire la natura artigiana del credito deve farsi ora riferimento alla legge quadro sull’artigianato (L.443/1985).
Ne consegue che il credito potrà essere ammesso al passivo fallimentare in privilegio ex art.2751bis, n.5, c.c. solamente a seguito di preliminare verifica circa la perdurante sussistenza – con riferimento all’epoca di insorgenza del credito – dei requisiti di cui alla legge quadro 443/1985.
Tali requisiti non ricorrono nel consorzio, che è un organismo di secondo grado, i cui crediti sono solo indirettamente riferibili all’attività lavorativa dei soci e, quindi, non possono considerarsi quale remunerazione di un’attività artigiana. I consorzi, infatti, assumono la veste di soggetti giuridici autonomi, distinti dai singoli consorziati.
Il legislatore ha inteso attribuire il privilegio di cui trattasi solo ai consorzi tra le cooperative agricole e limitatamente ai corrispettivi della vendita di prodotti. Tale previsione non può essere estesa ad ogni tipo di consorzio, né ad ogni credito che a un consorzio faccia capo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso, 23 Febbraio 2017.


Amministratore di società – Compenso – Privilegio generale di cui all'art. 2751-bis, n. 2, cod. civ. – Esclusione.
Il credito costituito dal compenso in favore dell'amministratore di società, anche se di nomina giudiziaria, non è assistito dal privilegio generale di cui all'art. 2751-bis, n. 2, cod. civ., atteso che egli non fornisce una prestazione d'opera intellettuale, né il contratto tipico che lo lega alla società è assimilabile al contratto d'opera, di cui agli artt. 2222 e ss. cod. civ. non presentando gli elementi del perseguimento di un risultato, con la conseguente sopportazione del rischio, mentre l' “opus" (e cioè l'amministrazione) che egli si impegna a fornire non è, a differenza di quello del prestatore d'opera, determinato dai contraenti preventivamente, né è determinabile aprioristicamente, identificandosi con la stessa attività d'impresa. (Cass. 27/2/2014 n. 2729; 18/5/2007 n. 11652; 24/4/2004 n. 9911). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 21 Febbraio 2017, n. 4406.


Fallimento – Insinuazione al passivo richiesta da studio associato – Presunzione di assenza di personalità del rapporto d’opera professionale – Applicabilità all’attività del componente del collegio sindacale – Esclusione – Privilegio ex art.2751 bis, n.2, c.c. – Sussiste.
La domanda di insinuazione al passivo fallimentare proposta da uno studio associato fa presumere l’esclusione della personalità del rapporto d’opera professionale da cui quel credito è derivato, e, dunque, l’insussistenza dei presupposti per il riconoscimento del privilegio ex art.2751 bis, n.2, c.c., salvo che l’istante dimostri che il credito si riferisca ad una prestazione svolta personalmente dal professionista, in via esclusiva o prevalente, e sia di pertinenza dello stesso professionista, pur se formalmente richiesto dall’associazione.
Il carattere normalmente personale dell’attività sindacale esclude la rilevanza dell’esercizio della pretesa da parte dell’associazione. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 24 Agosto 2016, n. 17287.


Privilegio ex art. 2751 bis, n. 2, cod. civ. - Associazione professionale - Presupposti - Personalità del rapporto d'opera professionale - Incarico conferito ai singoli professionisti e non allo studio associato - Fattispecie.
La proposizione della domanda per ottenere l'ammissione al passivo fallimentare da parte di uno studio associato lascia presumere l'esclusione della personalità del rapporto d'opera professionale, e, dunque, l'inesistenza dei presupposti per il riconoscimento del privilegio di cui all'art. 2751 bis, n. 2, cod. civ., salva l'allegazione e la prova della cessione del credito della prestazione professionale svolta personalmente dal singolo associato.

A prescindere che il professionista incaricato sia o meno inserito in una struttura associata, per il riconoscimento del privilegio è necessario verificare se l’incarico professionale sia stato conferito al singolo professionista o ad una pluralità di professionisti tutti singolarmente destinatari del mandato. (Nel caso di specie, il conferimento di incarico era rivolto a quattro avvocati, senza che si possa affermare che i destinatari del mandato fossero specificamente i quattro legali e non piuttosto i quattro professionisti in quanto associati allo studio associato; inoltre, il preavviso di fattura relativo all’attività oggetto di incarico era intestato allo studio associato e non a singoli professionisti e, pur riportando una descrizione delle attività svolte estremamente analitica, non riportava alcuna indicazione dei singoli legali che si sarebbero occupati delle specifiche attività, a conferma dell’irrilevanza nell’ambito dello studio di quale professionista si fosse dedicato ai singoli compiti). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova, 20 Novembre 2015.


Diritto fallimentare - Concordato preventivo - Crediti del coltivatore diretto organizzato in forma societaria - Privilegio ex art. 2751 bis, n. 4), c.c. - Sussistenza.
Deve essere esclusa l'incompatibilità tra la figura del coltivatore privilegiato e lo svolgimento dell'attività in forma societaria. (Filippo Lo Presti) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 28 Ottobre 2015.


Compenso dell'avvocato - Natura unitaria della prestazione - Segmentazione in singoli atti o fasi - Esclusione - Riconoscimento all'avvocato del privilegio ex articolo 2751 bis c.c. - Biennio anteriore - Irrilevanza.
Il giudice chiamato alla liquidazione del compenso dell'avvocato non può segmentare la prestazione nei singoli atti oppure per fasi: l’unitarietà della liquidazione è, infatti, una logica conseguenza dell’onnicomprensività del “compenso” a sua volta discendente dall’inscindibilità della prestazione professionale.

La parcellizzazione dell'attività professionale dell'avvocato, articolata in distinte fasi, costituisce, infatti, solo una regola per la determinazione del compenso, la quale conserva, comunque, il suo carattere unitario al pari della stessa attività, carattere unitario ed inscindibile della prestazione dal quale consegue la mancanza di liquidità e di esigibilità del diritto al compenso, l'impossibilità di determinarlo prima del completo espletamento del mandato professionale o della sua definizione per altre ragioni; in sostanza, poiché la determinazione del compenso non può prescindere da una valutazione globale dell'attività svolta, non è possibile ritenere dovuta la retribuzione del professionista prima del completamento della prestazione.

L'adempimento dell’obbligazione a carico del professionista chiamato a rappresentare e difendere la parte in giudizio si realizza o con il compimento dell’ultimo atto nel processo, con riferimento a ciascun grado di giudizio, oppure con la cessazione dell’incarico.

Del resto, a ben vedere, la considerazione del compenso come unitario corrispettivo di una prestazione professionale, valutata complessivamente, è il criterio che è stato seguito dalla Suprema Corte sia per la liquidazione di onorari maturati a conclusione di cause, nelle quali si sono succedute tariffe diverse (la tariffa applicata è stata quella vigente nel momento in cui si è esaurita la prestazione professionale: ex multis Cass., I, 3 agosto 2007, n. 17059), sia nella successione tra il sistema tariffario e quello regolamentare oggi vigente (sulla liquidazione dei compensi a seguito dell’abrogazione delle tariffe si veda la Corte di legittimità, a Sezioni Unite, sentenza del 12 ottobre 2012, n. 17406 e la sentenza gemella n. 1705).

In definitiva ai fini del riconoscimento del privilegio ex art. 2751 bis c.c. ai crediti dell’avvocato, il limite del biennio sostanzialmente scompare, non essendo più ipotizzabili retribuzioni relative a prestazioni professionali che maturano di volta in volta nel momento in cui l'attività cui esse si riferiscono viene espletata, dato che il diritto al compenso sorge al momento della cessazione della prestazione e tale compenso deve  ritenersi integralmente privilegiato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Monza, 27 Ottobre 2015.


Privilegi - Prestatore d'opera intellettuale - Intervento della Corte costituzionale - Estensione del privilegio a tutti i prestatori d'opera anche non intellettuale svolta in modo autonomo.
In seguito all'intervento della Corte Costituzionale, che con la sentenza 29 gennaio 1998, n. 1, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 2751-bis c.c. nella parte in cui limita il privilegio ai soli prestatori d'opera intellettuale, il privilegio in esame si estende a tutte le attività riconducibili al tipo contrattuale delineato dall'art. 2222 c.c. e, quindi, anche ai prestatori d'opera di carattere non intellettuale svolta in modo autonomo. Pertanto, il riferimento normativo per l'individuazione delle attività protette non è più limitato agli artt. 2229 e 2230 c.c., ma è costituito dall'art. 2222 c.c., il quale regola il contratto d'opera, che rappresenta una fattispecie residuale di lavoro autonomo in quanto numerose altre fattispecie di lavoro autonomo costituiscono contratti tipici con propria peculiare disciplina (appalto, trasporto, deposito, ecc.); di conseguenza i crediti di chi si è obbligato a compiere un'opera o un servizio, che richieda o non attività intellettuale, con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione nei confronti del committente godono del privilegio di cui all'art.  2751-bis n. 2 c.c., sempre che il rapporto da cui nasce il credito non sia inquadrabile in altra fattispecie tipica di lavoro autonomo. In sostanza, ai fini dell'attribuzione del privilegio, non è più necessario accertare che l'attività espletata rientri in una prestazione di carattere intellettuale, ma occorre valutare: i) se questa sia riconducibile ad una forma di lavoro autonomo; ii) se rientri in una figura tipica contrattuale; iii) se sia riconducibile alla persona del prestatore o sia prestata in forma di impresa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 27 Ottobre 2015.


Privilegi - Prestatore d'opera intellettuale - Privilegio del prestatore d'opera individuale - Applicazione estensiva a favore delle società - Esclusione.
Il privilegio di cui all'articolo 2751-bis n. 2 c.c. fa riferimento esclusivo alla retribuzione del professionista (e del prestatore d’opera anche non intellettuale in virtù della pronuncia n.1/98 della Corte Costituzionale) individuale, con la conseguenza che deve escludersi una interpretazione estensiva di tale norma a favore delle società che svolgono attività oggettivamente identiche a quelle delle professioni intellettuali, ciò in considerazione della confusione, nell’ambito societario, tra la remunerazione del capitale e la retribuzione del lavoro (in tal senso Cass. 5002/2000 e, con particolare riferimento alle società di revisione contabile Cass. 14 aprile 1992 n. 4549; Trib. Torino 19 luglio 1996; Trib. Milano 12 febbraio 1996; Trib. Perugia 19 novembre 1994). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 27 Ottobre 2015.


Privilegi - Prestatore d'opera intellettuale - Presupposti - Prevalenza dell'apporto personale rispetto all'organizzazione imprenditoriale.
Il privilegio per il prestatore d'opera intellettuale di cui all'articolo  2751-bis n. 2 c.c. deve essere negato tutte le volte in cui l'impiego dell'intelligenza o del lavoro personale costituiscano un fattore non prevalente rispetto all'organizzazione imprenditoriale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 27 Ottobre 2015.


Privilegi - Coltivatore diretto - Incompatibilità con la forma societaria - Esclusione.
Deve essere esclusa la incompatibilità tra la figura del "coltivatore privilegiato" e lo svolgimento dell'attività in forma societaria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 23 Ottobre 2015.


Agenzia - Privilegio ex articolo 2751 bis c.c. - Agente costituito in forma societaria - Società di capitali - Esclusione - Società di persone - Accertamento della preminenza del lavoro dei soci sul capitale.
Il privilegio di cui all'articolo 2751 bis c.c. può essere riconosciuto all'agente costituito in forma di società di persone purché l'attività  sia direttamente svolta dagli agenti-soci ed il lavoro abbia funzione preminente sul capitale; detto accertamento è, invece, da escludersi a priori per le società di capitali, in considerazione della loro peculiare conformazione giuridica. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 30 Settembre 2015, n. 19550.


Cooperative di lavoro – Privilegio ex art. 2751 bis, n. 5) c.c. – Revisione ex d. lgs. 2 agosto 2002, n. 220 – Art. 82, comma 3 bis, d.l. 21 giugno 2013, n. 69 (c.d. "decreto del fare").
L’art. 82, comma 3 bis, del d.l. n. 69 del 2013 introduce una presunzione assoluta in merito al diritto delle cooperative di lavoro di godere del privilegio di cui all’art. 2751 bis, n. 5), c.c., per i crediti relativi ai servizi prestati ai manufatti prodotti, nel caso in cui sia stata ottenuta l’attestazione di revisione di cui al d. lgs. 2 agosto 2002, n.220. (Rolandino Guidotti) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 14 Luglio 2015.


Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Cessione di credito ipotecario con accollo non liberatorio del cedente - Fallimento del cedente - Insinuazione al passivo del credito in via chirografaria - Sopravvenuta risoluzione della cessione - Retrocessione del bene ipotecato nel patrimonio del fallito - Domanda tardiva volta a far valere la prelazione - Ammissibilità - Fondamento.
E' ammissibile la domanda tardiva con la quale il cessionario di un credito garantito da ipoteca, ceduto unitamente all'azienda con accollo non liberatorio del cedente e già ammesso al passivo del fallimento di quest'ultimo in via chirografaria, chieda l'ammissione dello stesso credito in privilegio ipotecario a seguito della risoluzione del contratto di cessione dell'azienda e della conseguente retrocessione del bene immobile su cui grava il diritto di prelazione nel patrimonio dell'imprenditore fallito. Invero, trova applicazione in via analogica il principio secondo cui, in presenza di una legge retroattiva che introduca nuove ipotesi di crediti privilegiati , quest'ultimi assistono anche i crediti sorti anteriormente alla sua entrata in vigore, a prescindere dal tempo in cui siano stati azionati in sede concorsuale e, quindi, anche i crediti prima chirografari, e come tali ammessi al passivo fallimentare, con la conseguenza che tale privilegio può esercitarsi anche dopo l'approvazione dello stato passivo e fino a quando il riparto non sia divenuto definitivo, con le forme dell'insinuazione ex art. 101 legge fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Giugno 2015, n. 13090.


Privilegi - Coltivatore diretto - Esercizio dell'attività in forma societaria - Riconoscimento del privilegio - Ammissibilità.
L’incompatibilità tra coltivatore diretto e forma sociale non trova adeguata giustificazione sul piano normativo e sistematico, quantunque essa sia stata data semplicemente per scontata in alcuni precedenti di merito di cui si ha notizia perché pubblicati on line (Tribunale di Treviso, 24 dicembre 2014; Tribunale di Mantova, 9 settembre 2011).

Infatti:
a) quella dell’imprenditore (art. 2082 c.c.) è evidentemente categoria generalissima idonea a comprendere in sé sia le persone fisiche che esercitano in proprio attività d’impresa, sia soggetti di natura diversa e, in particolare, gli enti collettivi in forma societaria;
b) lo stesso si deve ritenere anche per la subcategoria dei “piccoli imprenditori” (caratterizzata dalla prevalenza del lavoro proprio dell’imprenditore e dei componenti della sua famiglia), non solo per la collocazione sistematica della norma in immediata sequenza con la categoria generale (art. 2083 c.c.), ma anche perché ciò è da tempo normativamente previsto e comunemente accettato dagli interpreti per quanto riguarda gli artigiani, i quali, proprio come i coltivatori diretti, sono una delle specie di piccoli imprenditori specificamente nominate nella disposizione appena citata;
c) con la modifica dell’art. 1 della legge fallimentare introdotta dal d. legisl. n. 5 del 2006 è da tempo venuto meno quello che era forse l’unico dato normativo che dava una chiara indicazione (anche se ingiustificata sul piano razionale) di incompatibilità tra concetto di piccolo imprenditore e forma sociale (art. 1, comma 2°, ultimo periodo, del testo anteriore alla riforma);
d) che un appiglio in tal senso nemmeno si può desumere dalla giurisprudenza di legittimità che nega la compatibilità tra forma associata (studio professionale) e privilegio del prestatore d’opera, in quanto tale giurisprudenza non si fonda su considerazioni di carattere soggettivo sulle dimensioni della “impresa” professionale associata, bensì sull’idea – per quanto antiquata, una volta che il privilegio dell’art. 2751-bis, n° 2, c.c. non è più riservato solo al prestatore d’opera intellettuale (Corte cost. 29 gennaio 1998 n. 1) – che quel privilegio sia legato alla “personalità del rapporto d’opera professionale” (v. Cass. 8 settembre 2011, n. 18455 e art. 2232 c.c.: “Il prestatore d’opera deve eseguire personalmente l’incarico assunto”), aspetto, questo, che evidentemente nulla ha a che fare con la prestazione del coltivatore diretto (così come con quella dell’artigiano e del piccolo commerciante).

Considerato, inoltre, che la negazione del privilegio in questione ad un’impresa agricola solo perché organizzata in forma societaria (in particolare nel caso in cui si tratti di una società semplice composta da membri della stessa famiglia, il cui apporto sarebbe comunque da sommare a quello dell’imprenditore individuale al fine del giudizio di prevalenza rispetto agli altri fattori della produzione) sarebbe sospetta di incostituzionalità sia con riferimento all’art. 3 Cost. (per l’ingiustificato diverso trattamento riservato al piccolo imprenditore agricolo rispetto all’artigiano), sia con riguardo all’art. 2 Cost. (per l’ingiustificata penalizzazione di una realtà economica esattamente equivalente a un’altra – imprenditore individuale agricolo con prevalente lavoro proprio e della sua famiglia – solo per la scelta dei soci di svolgere la propria attività in un particolare tipo di formazione sociale, qual è la società semplice).

Pertanto, l’attribuzione del privilegio del coltivatore diretto alla società semplice piccolo imprenditore agricolo da un lato non richiede affatto il ricorso all’inammissibile integrazione analogica dell’art. 2751bis, n° 4, c.c. e, dall’altro lato, si impone per ragioni di coerenza sistematica ed in termini di interpretazione orientata sia dalla considerazione della “causa del credito” (art. 2745 c.c.) che alla migliore compatibilità con i principi costituzionali. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine, 27 Marzo 2015.


Impresa artigiana - Privilegio - Rilevanza della legislazione speciale - Esclusione

Privilegio artigiano - Volume d'affari - Rilevanza - Limiti - Verifica della prevalenza del lavoro del titolare e del capitale investito

Privilegi - Applicazione delle modifiche legislative - Rilevanza del momento in cui sorge il credito
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In tema di impresa artigiana, il coordinamento tra disciplina codicistica e quella contenuta nella legge speciale (legge n. 443 del 1985) deve essere realizzato ritenendo che i criteri richiesti dall'articolo 2083 c.c., ed in genere dal codice civile, valgano per la identificazione dell'impresa artigiana nei rapporti tra privati, mentre quelli posti dalla legge speciale siano, invece, necessari per fruire delle provvidenze previste dalla legislazione di sostegno, con la conseguenza che l'iscrizione all'albo di un'impresa artigiana, legittimamente effettuata ai sensi dell'articolo 5 della citata legge, pur avendo natura costitutiva, nei limiti sopra indicati, non spiega di per sé alcun effetto, neppure quale presunzione "juris tantum" della natura artigiana dell'impresa, ai fini dell'applicazione dell'articolo 2751 bis, n. 5 c.c., dettato in tema di privilegi, dovendosi, a tal fine, ricavare la relativa nozione dai criteri fissati in via generale dall'articolo 2083 c.c..
(n.b.: alla fattispecie sottoposta all'esame della corte non è applicabile, ratione temporis, la modifica all'articolo 2751 bis n. 5 c.c. operata dall'articolo 36 del decreto legge 9 febbraio 2012, n. 5, entrato in vigore il 10 febbraio 2012). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Ai fini dell'individuazione dei requisiti per il riconoscimento del privilegio artigiano, il criterio del volume d'affari non è di per sé sufficiente, dovendosi fare riferimento alla prevalenza del lavoro del titolare dell'impresa e della sua famiglia rispetto al capitale ed all'altrui lavoro nonché verificare se il capitale investito, in termini di strutture e macchinari e di materie prime, consente di escludere la prevalenza del lavoro umano del solo titolare dell'impresa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Le norme del diritto civile che attengono alla qualità, privilegiata o meno, di alcuni crediti trovano applicazione con riferimento al momento in cui il credito è sorto e non a quello in cui il credito viene fatto valere. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 20 Marzo 2015, n. 5685.


Accordi di ristrutturazione dei debiti - Attività preparatoria di predisposizione della domanda di omologazione - Iscrizione all'albo professionale - Necessità - Esclusione - Ruolo del professionista attestatore - Distinzione.
L'attività di consulenza prestata per la predisposizione e la presentazione della domanda di omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti di cui all'articolo 182 bis L.F. non deve essere necessariamente svolta da un soggetto iscritto ad un apposito albo professionale, mentre tale requisito è richiesto per il professionista designato dal debitore per attestare la veridicità dei dati aziendali, figura, quest'ultima, necessariamente distinta dalla prima in ragione del requisito dell'indipendenza che impedisce la cumulabilità dei due incarichi.

Nel caso di specie, il Tribunale, in sede di opposizione allo stato passivo ex articolo 98 L.F., aveva negato il riconoscimento del privilegio ex articolo 2751 bis n. 2 c.c. al credito insinuato dal consulente aziendale incaricato dal debitore di verificare il passivo della società, lo stato dei lavori che questa aveva in corso e nell'organizzare riunioni con potenziali acquirenti e i creditori, per poi inoltrare a questi ultimi, insieme ad altri professionisti, una richiesta di adesione all'ammissione della procedura prevista dall'articolo 182 bis L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 19 Marzo 2015, n. 5524.


Liquidazione coatta amministrativa - Applicazione dell'articolo 2751 bis, n. 3, c.c. - Applicazione nei rapporti tra gente e preponente - Privilegio della cassa di previdenza degli agenti verso l'impresa assicurativa - Esclusione.
L'art. 2751 bis, n. 3, c.c. si applica solo nei rapporti tra l'agente ed il preponente, non spettando quindi la prelazione alla cassa di previdenza degli agenti, creditrice in proprio verso l'impresa d'assicurazione per i contributi lasciati in deposito, atteso che non ricorre la fattispecie dell'indennità di fine rapporto prevista dall'art. 1751 c.c., né di forme sostitutive previste dalla contrattazione collettiva, che presuppongono la cessazione del contratto di agenzia tra preponente ed agente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 06 Marzo 2015.


Società cooperative - Ristorni e utili - Distinzione e caratteristiche - Attribuzione del vantaggio mutualistico derivante dai rapporti di scambio con la cooperativa - Forma di retribuzione aggiuntiva - Privilegio ex articolo 2751 bis n. 5 c.c. - Giudizio di prevalenza dell'apporto dei soci - Rilevanza.
Ai fini del giudizio di prevalenza del lavoro dei soci rispetto a quello dei lavoratori non soci impiegati dalla cooperativa, necessario per il riconoscimento del privilegio di cui all'articolo 2751 bis n. 5 c.c., è necessario tenere conto dei ristorni. Infatti, nelle società cooperative, i ristorni vanno tenuti distinti dagli utili in senso proprio, pur avendo con essi in comune la caratteristica della aleatorietà (in quanto la società può distribuirli solo se la gestione mutualistica dell'impresa si chiuda con un'eccedenza dei ricavi rispetto ai costi): mentre, infatti, gli utili costituiscono remunerazione del capitale e sono perciò distribuiti in proporzione al capitale conferito da ciascun socio, i ristorni costituiscono uno degli strumenti tecnici per attribuire ai soci il vantaggio mutualistico (risparmio di spesa o maggiore retribuzione) derivante dai rapporti di scambio intrattenuti con la cooperativa, traducendosi in un rimborso ai soci di parte del prezzo pagato per i beni o servizi acquistati dalla cooperativa, nelle cooperative di consumo, ovvero in integrazione della retribuzione corrisposta dalla cooperativa per le prestazioni del socio, nelle cooperative di produzione e lavoro. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 24 Febbraio 2015.


Privilegi - Impresa artigiana - Riferimento formale e sostanziale alla legge n. 443 del 1985 - Rilevanza dei costi per l'acquisto di merci.
La recente novella apportata all’art. 2571 bis n. 5 l.f. (modificato con l’art. 36 del D.L. 9 febbraio 2012, n. 5, entrato in vigore il 10 febbraio 2012) impone all’interprete di ricostruire la nozione di impresa artigiana non tanto alla luce dell’art. 2083 c.c. quanto, piuttosto, con riferimento ai criteri contenuti nella nota legge n. 443 del 1985. (Alessandro Farolfi) (riproduzione riservata)

Tale riferimento è ad un tempo formale (iscrizione all’albo, numero massimo di diepdenti, ecc.) e sostanziale (prevalenza del costo per il lavoro sul costo legato agli aspetti organizzativi, gestionali e di capitale) non potendosi a tal fine omettere di valorizzare i costi per l’acquisto di merci oggetto di lavorazioni e servizi, né – al contrario – limitarsi a considerare una sola frazione non meglio precisata del capitale circolante o i soli ammortamenti dell’esercizio in cui il credito oggetto di insinuazione è maturato. (Alessandro Farolfi) (riproduzione riservata)
Tribunale Ravenna, 23 Dicembre 2014.


Privilegi - Privilegio del professionista ex. art. 2751 bis c.c. - Studio associato - Rapporto professionale instaurato tra singolo professionista e cliente.
Il privilegio generale sui beni mobili del debitore, previsto dall'articolo 2751 bis c.c. per le retribuzioni dei professionisti, trova applicazione anche nel caso in cui il creditore sia inserito in un'associazione professionale costituita con altri professionisti per dividere le spese e gestire congiuntamente i proventi della propria attività, a condizione che il rapporto di prestazione d'opera si instauri tra il singolo professionista e il cliente, soltanto in tal caso potendosi ritenere che il credito abbia per oggetto prevalente la remunerazione di un'attività lavorativa, ancorché comprensiva delle spese organizzative essenziali al suo autonomo svolgimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 27 Settembre 2014.


Privilegio - Privilegio artigiano - Contratto d’opera il contratto di appalto - Distinzione - Rilevanza.
Ai fini del riconoscimento del privilegio artigiano, assume rilievo la distinzione tra l’appalto e il contratto d’opera, figure contrattuali che, se per un verso hanno in comune l’obbligazione verso il committente di compiere a fronte di un corrispettivo un’opera o un servizio senza vincolo di subordinazione e con assunzione del rischio da parte di chi la esegue, per altro verso si distinguono per il fatto che l’opera o il servizio comportano, nella prima, un’organizzazione di media o grande impresa cui l’obbligato è preposto e, nella seconda fattispecie, il prevalente lavoro dell’obbligato medesimo, pur se adiuvato da componenti della sua famiglia e da qualche collaboratore, secondo il modulo organizzativo della piccola impresa desumibile dall’articolo 2083 c.c. Solo valorizzando il diverso profilo del modulo produttivo che fa capo all’obbligato e non quello della natura, dell’oggetto e del contenuto della prestazione, il giudice del merito può correttamente qualificare come appalto o come contratto d’opera il rapporto negoziale con il quale un imprenditore si sia obbligato, verso un corrispettivo e senza vincoli di subordinazione, al compimento di un’opera o di un servizio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 26 Settembre 2014, n. 20390.


Credito del professionista - Privilegio - Attività compiute in data anteriore al biennio anteriore all'apertura del concorso - Prestazione unitaria scomponibile in una pluralità di atti e mansioni distinte.
È assistito da privilegio il credito del professionista per le attività compiute anche prima del biennio anteriore alla apertura del concorso tra i creditori e durante il quale la prestazione sia stata portata a termine, qualora detto credito sia maturato con riferimento ad un unico incarico professionale e la prestazione resa, sia pure scomponibile in una pluralità di atti e mansioni distinte, abbia avuto carattere unitario e le singole attività possano dirsi tra loro strumentalmente connesse in funzione del raggiungimento del risultato finale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Busto Arsizio, 22 Luglio 2014.


Agenzia contratto di - Scioglimento del contratto - Indennità.
L'art. 2751-bis, numero 3), cod. civ., inserito dall'art. 2 della legge 29 luglio 1975, n. 426, deve essere interpretato, in conformità con l'art. 3 Cost. ed in sintonia con la "ratio" della stessa disposizione codicistica, nel senso che il privilegio dei crediti ivi previsto non assiste quelli per provvigioni spettanti alla gente costituito in forma di società di capitali. Cassazione Sez. Un. Civili, 16 Dicembre 2013, n. 27986.


Amministrazione straordinaria – Custode giudiziario nominato nella fase antecedente alla dichiarazione di insolvenza – Compenso – Privilegio ex art. 2751-bis n. 2 c.c. – Sussistenza..
Il credito relativo al compenso maturato dal custode giudiziario nominato dal Tribunale nella fase anteriore alla dichiarazione di insolvenza della società gode, nella successiva procedura di amministrazione straordinaria, oltre che della prededuzione ex art. 111 l. fall., anche del privilegio di cui all’art. 2751-bis n. 2 c.c., in considerazione sia della spettanza di detta prelazione ad ogni prestatore d’opera, anche non intellettuale, sia della connotazione dell’attività concretamente svolta dal custode (nella specie, ritenuta improntata non solo alla tipica amministrazione dell’impresa, ma anche alla verifica della situazione economico-patrimoniale della società) (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 21 Ottobre 2013.


Privilegio artigiano ex art. 2751-bis n. 5 c.c. come modificato dall’art. 36 d.l 5/12 conv. in l. 35/12 – Natura artigiana del credito – Riferimento alla l. quadro 443/85 – Necessità.

Privilegio artigiano ex art. 2751-bis n. 5 c.c. come modificato dall’art. 36 d.l 5/12 conv. in l. 35/12 – Natura artigiana del credito – Iscrizione all’albo delle imprese artigiane – Insufficienza.
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Con la modifica dell’art. 2751-bis n. 5 c.c., introdotta dall’art. 36 d.l 5/12 conv. in l. 35/12, il legislatore ha inteso raccordare la disciplina dettata dal codice civile in materia di privilegi con la definizione di impresa artigiana prevista dalla legislazione di settore, con la conseguenza che per stabilire la natura artigiana del credito deve farsi ora riferimento alla legge quadro sull’artigianato (l. 443/1985), che costituisce la specifica normativa di settore, e non più all’art. 2083 c.c..

In base a quanto previsto dagli artt. 3 co. 1 e 2 e 5 co. 4 della l. quadro sull’artigianato (l. 443/1985), deve escludersi, in via di principio, che l’iscrizione all’albo delle imprese artigiane sia oggi sufficiente a dimostrare la natura artigiana dell’attività svolta (e quindi del credito insinuato al passivo fallimentare), essendo sempre necessaria la verifica circa la perdurante sussistenza – con riferimento all’epoca di insorgenza del credito e quindi di svolgimento della prestazione – di tutti i requisiti richiesti per la qualificazione dell’impresa come artigiana, come previsti dalla citata l. quadro. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 14 Giugno 2013.


Fallimento – Riparto – Privilegio speciale su macchine (legge Sabatini) – Collocazione anteriore ai privilegi generali – Esclusione..
La legge Sabatini non crea alcun particolare tipo di privilegio, infatti opera un semplice richiamo all’art. 2762 c.c., per cui non è comparabile con il caso del privilegio industriale previsto dall’art. 3 D.L.C.P.S. n. 1075/47; di conseguenza, il relativo credito privilegiato non può avvalersi del disposto di cui all’art. 2777, u.c., c.c., per il quale i privilegi speciali mobiliari cedono solo ai crediti per spese di giustizia e a quelli ex art. 2751bis, c.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 09 Febbraio 2012.


Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Ordine di distribuzione - Creditori privilegiati - Proposizione della domanda di ammissione al passivo da parte di uno studio associato - Esclusione della personalità del rapporto d'opera - Presunzione - Sussistenza - Conseguenze - Esclusione del privilegio ex art. 2751 bis, n. 2, cod. civ. - Prova della cessione del credito spettante al singolo associato - Ammissibilità..
La proposizione della domanda per ottenere l'ammissione al passivo fallimentare da parte di uno studio associato lascia presumere l'esclusione della personalità del rapporto d'opera professionale, e, dunque, l'inesistenza dei presupposti per il riconoscimento del privilegio di cui all'art. 2751 bis, n. 2, cod. civ., salva l'allegazione e la prova della cessione del credito della prestazione professionale svolta personalmente dal singolo associato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Settembre 2011, n. 18455.


Fallimento – Ammissione allo stato passivo – Credito maturato dalle figure di nomina giudiziale – Prededucibilità “duplice”..
Se il credito prededucibile del professionista incaricato dal debitore pare pacificamente ammissibile col privilegio ex art. 2751 bis n. 2 c.c., il credito maturato dalle figure di nomina giudiziale (commissario giudiziale, liquidatore, curatore) appare meritevole del (duplice) privilegio potiore per spese di giustizia ex artt. 2755 e 2770 c.c., trattandosi di soggetti che svolgono istituzionalmente  il compito di conservazione e/o liquidazione dei beni, mobili e immobili, della procedura, nell'interesse comune dei creditori, analogamente a quanto accade per i compensi del custode e del legale del creditore procedente nella procedura esecutiva, mobiliare e immobiliare. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 13 Giugno 2011.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - Indennità di fine rapporto - Ammissione al passivo in prededuzione ex art. 4 d.l. n. 414 del 1981 - Credito anteriore alla legge n. 287 del 1982 istitutiva del fondo di garanzia - Anticipo del T.F.R. ad altri lavoratori dal fondo di garanzia ex legge 297/82 per crediti maturati dopo tale legge - Surroga del Fondo - Incapienza del residuo attivo - Concorso in prededuzione del credito per surroga con il credito del lavoratore - Ragioni - Conseguenze.
In tema di amministrazione straordinaria di grande impresa in crisi (per la disciplina regolata dalla legge n. 95 del 1979), l'ammissione al passivo in prededuzione del credito per trattamento di fine rapporto del lavoratore dipendente, ai sensi dell'equiparazione ai debiti d'impresa così disposta dall'art.4 del d.l. n. 414 del 1981 (conv. nella legge 544 del 1981), non costituisce titolo preferenziale, in favore di tale creditore, rispetto al credito del Fondo di Garanzia, gestito dall'INPS, e derivante dalla surroga dell'ente previdenziale nel credito pagato ad altri dipendenti - secondo la previsione e con decorrenza dall'entrata in vigore dell'art. 2 della legge n. 297 del 1982 - in quanto la norma istitutiva della surroga in questione, benché disponga testualmente l'attribuzione al predetto Fondo del "privilegio" ex artt. 2751-bis e 2776 cod. civ. spettante al lavoratore surrogato sul patrimonio del datore di lavoro, non può che riferirsi all'intera posizione sostanziale e processuale di detto lavoratore, non necessitando l'automatismo di tale surrogazione legale, alla stregua dell'art.1203 n. 5 cod. civ., di alcuna diversa ed ulteriore disposizione normativa; con la conseguenza che il Fondo di Garanzia che abbia anticipato il T.F.R. ad altri dipendenti ha diritto ad essere pagato in prededuzione se (come nel caso di specie) tale è la collocazione che, nell'ambito della procedura, spetta al credito dei lavoratori soddisfatti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Marzo 2011.


Privilegio – Retribuzioni dei professionisti – Natura individuale dell’attività – Necessità – Esercizio in forma associata – Privilegio – Esclusione. .
Poiché la ragione che ha indotto il legislatore a tutelare, mediante il riconoscimento del privilegio, le retribuzioni dei professionisti e di ogni altro prestatore d’opera intellettuale è strettamente connessa alla natura individuale dell’attività, non spetta il privilegio di cui all’art. 2751-bis codice civile ai professionisti che esercitano l’attività in forma associata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone, 08 Ottobre 2009.


Privilegi - Generale sui mobili - Contributi dovuti alla cassa di previdenza degli agenti da una compagnia assicuratrice - Somme depositate dalla cassa presso l'impresa assicuratrice - Liquidazione coatta amministrativa del depositario - Privilegio ex art. 2751 bis n. 3 cod. civ. - Sussistenza in capo alla cassa - Spettanza - Esclusione - Fondamento.
In tema di privilegio generale sui mobili per le provvigioni ed indennità derivanti dal rapporto di agenzia, l'art. 2751 -bis n. 3 cod. civ. trova applicazione solo nei rapporti tra l'agente ed il preponente; ne consegue che la predetta causa di prelazione non spetta alla cassa di previdenza degli agenti creditrice in proprio verso la impresa di assicurazione, nella specie messa in liquidazione coatta amministrativa, per i contributi, lasciati in deposito presso la seconda ma dovuti da questa alla prima, non realizzando tale credito le fattispecie dell'indennità di fine rapporto prevista dall'art. 1751 cod. civ, nè le forme sostitutive previste dalla contrattazione collettiva, che presuppongono la cessazione del contratto di agenzia tra preponente ed agente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Febbraio 2008.


Responsabilità patrimoniale - Cause di prelazione - Privilegi - Diritto della navigazione - Sull'aeromobile, sulla nave e sul volo - In genere - Credito di lavoro del personale di volo - Privilegio speciale sulla "flotta" - Privilegio generale sui mobili - Concorso - Soddisfazione del credito - Criteri applicabili.
Qualora un credito fruisca contemporaneamente di privilegio mobiliare speciale e di privilegio mobiliare generale, deve escludersi che tale credito possa trovare proporzionale collocazione sul provento dei beni oggetto del privilegio speciale e su quello delle residue attività mobiliari, atteso che le regole sul concorso, fissate dagli artt. 2777 e segg. cod. civ., impongono un'unicità di graduatoria, senza distinzione a seconda che più privilegi spettino a creditori diversi od allo stesso creditore. Pertanto, nel caso del credito di lavoro del personale di volo di una compagnia di navigazione aerea, il quale gode tanto del privilegio speciale sulla "flotta", di cui all'art. 1023 cod. nav., quanto del privilegio generale sui mobili, di cui all'art. 2751 bis cod. civ., si deve ritenere che il credito medesimo debba trovare soddisfazione prioritaria su detta "flotta", con preferenza rispetto alla prelazione spettante al creditore ipotecario (art. 1036 cod. nav.), e poi, in ipotesi di incapienza, sugli altri beni mobili. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Luglio 1989.