Codice Civile


LIBRO SESTO
Della tutela dei diritti
TITOLO II
Delle prove
CAPO V
Della confessione

Art. 2735

Confessione stragiudiziale
TESTO A FRONTE

I. La confessione stragiudiziale fatta alla parte o a chi la rappresenta ha la stessa efficacia probatoria di quella giudiziale. Se è fatta a un terzo o se è contenuta in un testamento, è liberamente apprezzata dal giudice.

II. La confessione stragiudiziale non può provarsi per testimoni, se verte su un oggetto per il quale la prova testimoniale non è ammessa dalla legge.


GIURISPRUDENZA

Dichiarazione confessoria contenuta in atto sostitutivo di notorietà - Configurabilità - Libera valutazione della prova da parte del giudice - Sussistenza - Fattispecie.
Una dichiarazione confessoria a natura stragiudiziale può essere contenuta anche in un atto sostitutivo di notorietà e, come tale, è liberamente valutabile dal giudice quale prova, ai sensi dell'art. 2735, comma 1, c.c. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza che aveva ritenuto incerta l'epoca della costruzione in forza di quanto dedotto dalla stessa convenuta in sede di costituzione, implicante la realizzazione in epoca anteriore all'approvazione del piano regolatore, con conseguente irrilevanza, ai detti fini, della dichiarazione sostitutiva e delle consulenze tecniche d'ufficio). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 21 Settembre 2020, n. 19708.


Intermediazione finanziaria - Dichiarazione dell'investitore resa su modulo prestampato dalla banca - Consapevolezza della rischiosità di un investimento finanziario - Confessione - Esclusione - Ragioni.
In tema di intermediazione finanziaria, la dichiarazione resa dal cliente su modulo sottoscritto predisposto dall'intermediario, in ordine alla propria consapevolezza, conseguente alle informazioni ricevute, della rischiosità dell'investimento suggerito dal medesimo intermediario e della inadeguatezza dello stesso rispetto al suo profilo d'investitore, non costituisce dichiarazione confessoria, in quanto è rivolta alla formulazione di un giudizio e non all'affermazione di scienza e verità di un fatto obiettivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Agosto 2020, n. 18122.


Socio di cooperativa edilizia - Finanziamento in favore della società - Espressa pattuizione dell'obbligo di restituzione - Necessità - Esclusione - Fondamento - Conseguenze.
Il finanziamento del socio di cooperativa edilizia in favore della società partecipata è riconducibile alla figura dei contratti con scopo di mutuo, ove l'obbligo di restituzione è insito nell'operazione compiuta, senza che sia necessaria una esplicita pattuizione che lo preveda; il mutuante può infatti ricorrere al giudice per ottenere la fissazione del termine di adempimento di tale obbligo, qualora non indicato dalle parti, fermo restando che la prescrizione del corrispondente diritto comincia a decorrere dalla data di stipula del mutuo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Gennaio 2020, n. 732.


Ricognizione di debito - Fallimento dell’autore della ricognizione - Presunzione rapporto fondamentale - Esclusione - Valore probatorio del documento - Confessione stragiudiziale al terzo - Fattispecie.
In tema di insinuazione allo stato passivo, la ricognizione di debito avente data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento del suo autore, non determina la presunzione dell'esistenza del rapporto fondamentale, trattandosi di documento liberamente apprezzabile dal giudice al pari di quanto avviene per la confessione stragiudiziale resa ad un terzo, qual'è il curatore fallimentare (Nella specie la S.C. ha cassato con rinvio il decreto del tribunale che aveva ammesso al concorso il credito vantato dalla banca, sulla base del riconoscimento di debito contenuto in una scrittura privata autenticata sottoscritta dal correntista prima dell'apertura del suo fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Aprile 2019, n. 10215.


Fallimento – Riconoscimento di un debito – Posizione del curatore – Inversione dell’onere della prova di cui all’art. 1988 c.c. – Esclusione.
Dal curatore del fallimento non può provenire l’effetto dell’inversione della prova di cui all’art. 1988 c.c. ( “la promessa di pagamento o la ricognizione di un debito dispensa colui a favore del quale è fatta dall'onere di provare il rapporto fondamentale”), in quanto il riconoscimento di un debito "deve pur sempre provenire da un soggetto legittimato sotto il profilo sostanziale a disporre del patrimonio sul quale incide l'obbligazione dichiarata, trattandosi di atto avente carattere negoziale" (Cass., 13 ottobre 2016, n. 20689; ivi pure l'indicazione di precedenti ulteriori).

La dichiarazione rilasciata dal soggetto poi fallito non può comunque assumere, nell'ambito dei giudizi relativi allo stato passivo, l'efficacia della confessione stragiudiziale di cui all'art. 2735 c.c., posto che il curatore "rappresenta la massa dei creditori e non il fallito" (così Cass., 18 dicembre 2012, n. 23318; cfr. inoltre, più di recente, Cass., 8 ottobre 2014, n. 21258; Cass., 19 ottobre 2017, n. 24690); nè può essere messo in dubbio che il principio così espresso venga a valere anche per la figura del riconoscimento di debito e in relazione all'inversione dell'onere della prova disposta dalla norma dell'art. 1988 c.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 05 Novembre 2018, n. 28094.


Fallimento - Proposta di concordato preventivo - Credito incluso nell’elenco di cui all’art. 161, comma 2, lett. b), l.fall. - Successivo fallimento dell’imprenditore - Confessione stragiudiziale - Esclusione.
In tema di insinuazione al passivo, l'elenco dei creditori previsto dall'art. 161, comma 2, lett. b), l.fall., che sia stato depositato dall'imprenditore unitamente alla domanda di concordato preventivo, non può assumere valore confessorio nel successivo fallimento del medesimo, in quanto gli effetti di una dichiarazione avente valore di confessione stragiudiziale si producono se e nei limiti in cui essa sia fatta valere nella controversia in cui siano parti, anche in senso processuale, gli stessi soggetti, rispettivamente, autore e destinatario della dichiarazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Maggio 2018, n. 11197.


Usucapione ventennale – Contratto preliminare – Riconoscimento del diritto di proprietà – Confessione stragiudiziale – Valore probatorio.
Nel procedimento per usucapione, il riconoscimento del diritto di proprietà presente nel corpo del contratto preliminare di compravendita sottoscritto dalle parti, ha valore confessorio ed, in particolare, integra un caso di confessione stragiudiziale resa alla parte disciplinato dell’art. 2735 c.c., che ha valore di prova legale vincolante, quanto agli effetti, per il Giudice (Nel caso di specie, il giudice ha rigettato la domanda di acquisto per usucapione avendo gli attori espressamente riconosciuto, al momento della stipula del contratto preliminare di compravendita con la società convenuta, che quest’ultima fosse proprietaria dei terreni oggetto di causa). (Leotta Eleonora) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 10 Gennaio 2018.


Fallimento - Effetti - Sui rapporti preesistenti - Giudizio promosso dal curatore del fallimento per il pagamento di un credito del fallito - Quietanza rilasciata da quest'ultimo - Valore confessorio nei confronti del fallimento - Esclusione - Valore di documento probatorio del pagamento - Configurabilità - Fattispecie.
In tema di fallimento, nel giudizio promosso dal curatore del fallimento del creditore per ottenere l'adempimento dell'obbligazione, la quietanza rilasciata dal creditore al debitore all'atto del pagamento non ha l'efficacia vincolante della confessione stragiudiziale ex art. 2375 c.c., ma unicamente il valore di documento probatorio dell'avvenuto pagamento, apprezzabile dal giudice al pari di qualsiasi altra prova desumibile dal processo, atteso che il curatore, pur ponendosi, nell'esercizio del diritto del fallito, nella stessa posizione di quest'ultimo, è una parte processuale diversa dal fallito medesimo. (Nella specie la S.C. ha negato l’efficacia di confessione stragiudiziale in relazione ad una quietanza contenuta nell’atto di mutuo nella quale si dava atto dell’effettiva erogazione dell’importo mutuato). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Ottobre 2017, n. 24690.


Notariato - Sanzioni disciplinari - Autenticazione di scrittura privata contenente una dichiarazione confessoria - Illecito disciplinare ex artt. 1 e 28 della legge notarile - Esclusione - Fondamento.
La dichiarazione confessoria contenuta in una scrittura privata, pur se autenticata da notaio, non costituisce un atto processuale, né un atto volto a precostituire una prova utilizzabile in sede giurisdizionale, perché l'efficacia privilegiata derivante dall'autenticazione si riferisce unicamente alla circostanza che una determinata dichiarazione sia stata resa e non anche al suo contenuto, né, infine, rientra tra gli atti di istruzione preventiva, la cui specifica disciplina è dettata dal codice di rito, sicchè deve escludersi che incorra nell'illecito disciplinare ex artt. 1 e 28 della legge notarile il notaio che proceda a tale autenticazione giacché, quand'anche la dichiarazione fosse stata fatta in vista di una sua possibile utilizzazione in un processo, non per questo muterebbe la propria natura, trasformandosi in atto processuale, insuscettibile di essere formato da un notaio, e resterebbe soggetta, quanto al contenuto ed alla rilevanza probatoria della stessa, alla valutazione ed all'apprezzamento del giudice. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 19 Maggio 2017, n. 12683.


Presupposti ed efficacia della confessione stragiudiziale espressa in atti giudiziari.
Le circostanze sfavorevoli all'attore, riportate nell'atto di citazione, in quanto atto di parte, sono necessariamente addotte con animus confitendi e costituiscono, quindi, confessione stragiudiziale nei confronti di colui al quale l'atto è notificato (infatti, la sottoscrizione della parte, titolare del potere di disposizione, del mandato in calce o a margine della citazione, implica che la suddetta si assuma direttamente la paternità dell’atto di citazione e del contenuto di esso, il che priva di rilevanza la questione della presunta assenza di potere dispositivo del diritto in capo al difensore, che a sua volta sottoscrive il medesimo atto di citazione). (Paolo Martini) (Matteo Nerbi) (riproduzione riservata) Appello Genova, 20 Aprile 2016.


Servizi di investimento finanziari - Dichiarazione resa su modulo prestampato dalla banca circa la consapevolezza della rischiosità di un investimento - Confessione - Esclusione - Prova dell'adempimento degli obblighi informativi a carico degli intermediari - Sussistenza -  Fattispecie.
In tema d'intermediazione finanziaria, la dichiarazione resa dal cliente, su modulo predisposto dalla banca e da lui sottoscritto, in ordine alla propria consapevolezza circa le informazioni ricevute sulla rischiosità dell'investimento suggerito e sollecitato dalla banca e della inadeguatezza dello stesso rispetto al suo profilo d'investitore, pur non costituendo dichiarazione confessoria (in quanto rivolta alla formulazione di un giudizio e non all'affermazione di scienza e verità di un fatto obiettivo), può comprovare l'avvenuto assolvimento degli obblighi di informazione incombenti sull'intermediario. (Nella specie, è stata ritenuta idonea a comprovare l'avvenuto assolvimento degli obblighi di informazione la circostanza che il cliente, in occasione dell'acquisto di "bond" argentini, abbia fatto riferimento alle avvertenze ricevute circa l'inadeguatezza dell'ordine, sia per la mancata quotazione del titolo sia per la sua non rispondenza alla scelta prudenziale di investimenti operata fino ad allora, sottoscrivendo la seguente dichiarazione: "Prendiamo atto delle indicazioni sotto riportate e tuttavia vi autorizziamo comunque ad eseguire l'operazione: titolo non quotato-operazione non allineata alla linea di investimento concordata"). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Marzo 2015, n. 4620.


Fallimento - Effetti - Sui rapporti preesistenti - Giudizio promosso dal curatore del fallimento per il pagamento di un credito del fallito - Quietanza rilasciata da quest'ultimo - Valore confessorio nei confronti del fallimento - Esclusione - Valore di documento probatorio del pagamento - Configurabilità.
La quietanza, rilasciata dal creditore al debitore all'atto del pagamento, ha natura di confessione stragiudiziale in ordine al fatto estintivo dell'obbligazione ai sensi dell'art. 2735 cod. civ., e, come tale, solleva il debitore dal relativo onere probatorio, vincolando il giudice circa la verità del fatto stesso, se e nei limiti in cui la stessa sia fatta valere nella controversia in cui siano parti, anche in senso processuale, l'autore e il destinatario di quella dichiarazione di scienza. Ne consegue che, nel giudizio promosso dal curatore del fallimento del creditore per ottenere l'adempimento dell'obbligazione, la suddetta quietanza non ha l'efficacia vincolante della confessione stragiudiziale, ma unicamente il valore di documento probatorio dell'avvenuto pagamento, apprezzabile dal giudice al pari di qualsiasi altra prova desumibile dal processo, atteso che il curatore, pur ponendosi, nell'esercizio del diritto del fallito, nella stessa posizione di quest'ultimo, è una parte processuale diversa dal fallito medesimo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 08 Ottobre 2014, n. 21258.


Operazione finanziaria - Dichiarazione resa su modulo prestampato dalla banca - Contenuto - "Operazione non adeguata" - Valore confessorio - Esclusione - Prova dell'adempimento degli obblighi informativi da parte della banca - Insufficienza.
In tema di prova civile, la dichiarazione resa dal cliente, su modulo predisposto dalla banca e da lui sottoscritto, in ordine alla propria consapevolezza circa la natura di "operazione non adeguata" rispetto al suo profilo d'investitore dell'investimento effettuato dalla banca, non costituisce dichiarazione confessoria, né è sufficiente a far ritenere dimostrato, da parte dell'intermediario, l'adempimento degli obblighi informativi imposti dall'art. 29 del regolamento CONSOB. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 25 Settembre 2014, n. 20178.


Intermediazione finanziaria - Obblighi informativi dell’intermediario - Dichiarazione del cliente di volere “comunque dare corso all’operazione” - Valore confessorio - Esclusione.
La dichiarazione del cliente, contenuta nell’ordine di acquisto di prodotti finanziari e formulata in modo riassuntive generico, nella quale egli affermi di aver ricevuto un’informazione completa sulle caratteristiche sui rischi dei medesimi prodotti, non può essere considerata una confessione stragiudiziale, a norma dell’articolo 2735 c.c., perché rivolta alla formulazione di un giudizio (sull’adempimento dell’obbligazione della controparte) e non all’affermazione di scienza e verità di un fatto obiettivo, ed intrinsecamente inidonea ad accertare quali concrete informazioni siano state fornite al cliente in ordine allo specifico prodotto finanziario; ne consegue che, in tal caso, l’ordine del cliente di volere “comunque dare corso all’operazione”, a norma dell’articolo 29, comma 3, del regolamento Consob n. 11522 del 1998, benché impartito o registrato per iscritto, non vale ad esonerare da responsabilità la banca che non abbia offerto prova rigorosa di avere adempiuto agli obblighi informativi inerenti anche alle ragioni della ritenuta inadeguatezza dell’operazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 06 Agosto 2014, n. 17726.


Quietanza rilasciata dal fallito "in bonis" - Opponibilità al fallimento - Quale confessione stragiudiziale - Esclusione - Fondamento.
Il curatore fallimentare che deduce in giudizio la simulazione della quietanza rilasciata dal fallito "in bonis" rappresenta la massa dei creditori, e non il fallito, sicché la quietanza stessa non vale, nei confronti del fallimento, come confessione stragiudiziale dell'avvenuto pagamento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 18 Dicembre 2012, n. 23318.


Fallimento – Stato passivo – Opposizione – Curatore – Non disponibilità dei diritti della massa – Confessione – Inammissibilità..
Il Curatore non può rendere confessione in danno della massa, essendo terzo rispetto ad essa, e non potendo quindi disporre del relativo diritto (art. 2731 c.c.) e posto che la relazione è rivolta al Giudice e non alla controparte (v. art. 2735 c.c.). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 18 Settembre 2012.


Intermediazione finanziaria – Bond Argentina – Conferma Corte d’Appello di Genova – Riconoscimento degli interessi dalla data dell’investimento – Correttezza. Dichiarazione dell’inadeguatezza dell’operazione e della rischiosità dell’investimento – Valore confessorio – Esclusione..
La Suprema Corte conferma la decisione della Corte d’Appello di Genova che aveva riconosciuto il diritto degli attori ad ottenere gli interessi a partire dalla data dell’investimento e non dalla data della domanda. Inoltre, rifacendosi ad un orientamento ormai consolidato, la sentenza sostiene che la firma del cliente del modulo predisposto dalla banca sulla rischiosità dell'investimento e della inadeguatezza dello stesso non ha valore confessorio, in quanto è rivolta alla formulazione di un giudizio e non all'affermazione di scienza e verità di un fatto obiettivo. (David Giuseppe Apolloni) (riproduzione riservata.

In tema di prova civile, la dichiarazione resa dal cliente, su modulo predisposto dalla banca e da lui sottoscritto, in ordine alla propria consapevolezza, conseguente alle informazioni ricevute, della rischiosità dell'investimento suggerito e sollecitato dalla banca (nella specie in "bond" argentini) e della inadeguatezza dello stesso rispetto al suo profilo d'investitore, non costituisce dichiarazione confessoria, in quanto è rivolta alla formulazione di un giudizio e non all'affermazione di scienza e verità di un fatto obiettivo. (Massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 19 Aprile 2012, n. 6142.


Prova civile - Confessione - Stragiudiziale - Alla parte - Giudizio promosso dal curatore per l'adempimento di obbligazioni assunte dal convenuto verso il fallito - Quietanza rilasciata dal creditore successivamente fallito - Produzione in giudizio - Effetti di confessione stragiudiziale - Ammissibilità - Esclusione - Valore probatorio.
Gli effetti di una dichiarazione avente valore di confessione stragiudiziale si producono se e nei limiti in cui essa sia fatta valere nella controversia in cui sono parti, anche in senso processuale, gli stessi soggetti, rispettivamente, autore e destinatario della dichiarazione. Pertanto, nel giudizio promosso dal curatore del fallimento del creditore per ottenere l'adempimento di obbligazioni assunte dal convenuto verso il fallito, la quietanza, che il debitore assuma essergli stata rilasciata all'atto del pagamento del creditore (successivamente fallito), non può produrre, nei confronti del curatore, gli effetti di confessione stragiudiziale, perché il curatore, pur trovandosi rispetto al rapporto sostanziale dedotto in giudizio nella stessa posizione assunta dal fallito, è una parte processuale diversa da questi, con la conseguenza che l'indicata quietanza è priva di effetti vincolanti e rappresenta solo un documento probatorio dell'avvenuto pagamento, liberamente valutabile dal giudice del merito, al pari di ogni altra prova acquisita al processo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Aprile 1996, n. 3055.