Codice Civile


LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO X
Della disciplina della concorrenza e dei consorzi
CAPO I
Della disciplina della concorrenza
SEZIONE II
Della concorrenza sleale

Art. 2599

Sanzioni
TESTO A FRONTE

I. La sentenza che accerta atti di concorrenza sleale ne inibisce la continuazione e dà gli opportuni provvedimenti affinché ne vengano eliminati gli effetti.


GIURISPRUDENZA

Concorrenza sleale – Atti compiuti dal socio di società organizzatrice di campagne promozionali – Campagne promozionali anticipate organizzate in proprio dal socio – Azione risarcitoria ed inibitoria – Legittimazione ad agire degli altri soci – Sussiste

Concorrenza sleale – Atti compiuti dal socio di società organizzatrice di campagne promozionali – Campagne promozionali anticipate organizzate in proprio dal socio – Utilizzo di informazioni riservate per anticipare campagne promozionale non allineate a quelle organizzate dalla società – Attività di concorrenza sleale – Violazione dei principi della correttezza professionale – Sussiste

Concorrenza sleale – Prova dei fatti – Necessità – Prova della colpa – Non necessità – Inibitoria – Doverosità – Penale per future attività illecite – Mancata concessione – Retroversione degli utili – Infondatezza – Pubblicazione della sentenza – Fondatezza
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Sussiste la legittimazione attiva del socio di una società avente ad oggetto la selezione e la programmazione degli acquisti dei prodotti elettronici per conto dei soci e l’organizzazione di campagne promozionali a carattere nazionale ad agire in giudizio contro un altro socio responsabile di aver posto in essere atti di concorrenza sleale consistente nell’anticipare la promozione di prodotti il cui prezzo era stato concordato tra tutti i soci, praticando un prezzo ulteriormente ribassato.

Sussiste la concorrenza sleale prevista dal n. 3 dell’art. 2598 c.c. in caso di utilizzo di informazioni riservate e di mancato allineamento sulle modalità concordate circa le tempistiche di determinate offerte promozionali da parte del socio di una società che ha ad oggetto l’organizzazione di campagne promozionali su tutto il territorio nazionale, le cui tempistiche e condizioni i soci sono tenuti a rispettare al fine di promuovere il marchio concesso in sub licenza dalla società ai soci stessi per contraddistinguere i propri punti vendita.

Una volta raggiunta la prova della condotta di concorrenza sleale, non è necessaria la prova della colpa, in aderenza a quanto disposto dall’art. 2600 c. 3 c.c. e dal relativo accertamento deve conseguirne l’inibitoria. Tuttavia non può essere concessa la penale richiesta dall’attrice ai sensi degli artt. 2599 c.c. e 614-bis c.p.c., considerato che le condotte vietate sono state forzatamente identificate in maniera astratta, con riferimento alle future campagne promozionali della società partecipata e dalla riproposizione, da parte delle convenute, di elementi in qualche modo riconducibile a detta campagna. La fattispecie da sanzionare non si presta quindi ad essere diagnosticata con una rilevazione veramente automatica, come sarebbe necessario per applicare la penale, ma presuppone un ulteriore accertamento in fatto, per riconoscere il valore “anticipatorio” delle condizioni praticate dalle convenute rispetto alla promozione pianificata, e d’altra parte non si presta, sempre per il suo carattere astratto, ad una liquidazione forfettaria del danno conseguente.
Non può neppure essere riconosciuta la «reversione [o retroversione, o restituzione] degli utili» di cui all’art. 125, comma 3, c.p.i. non vertendo la presente causa in materia di tutela della proprietà industriale, e quindi di brevetto e diritto d’autore.
Va invece disposta la pubblicazione dell’estratto della sentenza (intestazione, parti, difensori, dispositivo, data – omessi il nome ed il cognome dei giudici) a cura e spese, in solido, dei responsabili degli atti di concorrenza sleale per due volte, a caratteri doppi del normale, sia nella versione cartacea, sia nella versione online – su “Corriere della Sera” e “Il Resto del Carlino” (Riferimenti normativi: artt. 2600, commi 2 e 3 e 2599 c.c.; 614-bis c.p.c.; art. 125, comma 3 e 126 D. Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30). (Paolo Bontempi) (riproduzione riservata)
Tribunale Genova, 16 Febbraio 2021.


Concorrenza Sleale – Storno di dipendenti e sviamento di clientela – Tutela cautelare – Periculum in mora – Assunzioni già perfezionate.
L’art. 2599 c.c. prevede che la sentenza che accerta atti di concorrenza sleale ne inibisce la continuazione e dà gli opportuni provvedimenti affinché ne vengano eliminati gli effetti; è dunque evidente che la medesima tutela (eliminazione degli effetti già prodotti e inibizione che tali effetti si perpetuino e si moltiplichino) può essere anticipata anche in fase cautelare e che intatto permane il periculum in mora anche con riguardo alle conseguenze di assunzioni già perfezionate.

Avverso atti che si assumono integrativi della fattispecie della concorrenza sleale, funzione tipica ed essenziale dell’azione inibitoria è, infatti, di prestare una tutela giurisdizionale preventiva, attraverso una pronuncia contenente l’obbligo di astenersi nel futuro dal ripetere determinati atti contrari alla correttezza professionale. Vieppiù in fattispecie in cui, tipicamente, il danno che deriva dalle condotte illecite quali lo storno di personale e lo sviamento di clientela non può essere facilmente risarcito, a causa sia della difficile possibilità di fornire una prova concreta della sua dimensione sia della frequente irreversibilità della perdita delle posizioni commerciali e, soprattutto, della credibilità dell’impresa agli occhi della clientela; donde la centralità della tutela cautelare inibitoria. (Francesco Fontana e Cristina Bertoldo) (riproduzione riservata)
Tribunale Macerata, 25 Ottobre 2018.


Concorrenza sleale - Tutela cautelare atipica - Onere della prova - Quantificazione dello specifico danno di carattere patrimoniale - Non necessità - Carattere potenziale del pregiudizio in re ipsa..
In materia di concorrenza sleale, colui che invoca la tutela cautelare atipica non deve necessariamente quantificare e dimostrare uno specifico danno di carattere patrimoniale, in quanto il carattere potenziale del pregiudizio paventato è da ritenersi in re ipsa nel compimento di atti di concorrenza sleale vietati dalla legge o dal contratto idonei ad incidere non solo sugli aspetti meramente economici dell'impresa ma altresì su quei valori concorrenti, quali l'avviamento commerciale o l'immagine commerciale, non direttamente percepibili dai dati di bilancio e quindi sfuggenti ad una precisa ed immediata quantificazione. Del resto, lo stesso legislatore ha configurato la tutela contro gli atti di concorrenza sleale come tutela sostanzialmente inibitoria (articolo 2599 c.c.), in quanto per l'appunto finalizzata ad impedire il consolidarsi di danni che la illecita concorrenza lascia prevedere a livello potenziale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 27 Febbraio 2012.