LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO VIII
Dell'azienda
CAPO I
Disposizioni generali

Art. 2558

Successione nei contratti
TESTO A FRONTE

I. Se non è pattuito diversamente, l'acquirente dell'azienda subentra nei contratti stipulati per l'esercizio dell'azienda stessa che non abbiano carattere personale .

II. Il terzo contraente può tuttavia recedere dal contratto entro tre mesi dalla notizia del trasferimento, se sussiste una giusta causa, salvo in questo caso la responsabilità dell'alienante.

III. Le stesse disposizioni si applicano anche nei confronti dell'usufruttuario e dell'affittuario per la durata dell'usufrutto e dell'affitto.


GIURISPRUDENZA

Trasferimento di azienda – Cessione automatica dei rapporti contrattuali – Condizioni.
L'art. 2558 c.c., nel disciplinare tutti i casi di trasferimento di azienda, prevede, salvo patto contrario, una cessione automatica o "ipso iure" dei rapporti contrattuali a prestazioni corrispettive, che non abbiano carattere personale, che ineriscano all'esercizio dell'azienda e non siano ancora esauriti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 03 Gennaio 2020, n. 15.


Concordato preventivo – Adunanza dei creditori – Esclusione dal voto del credito contestato – Liberazione dal debito del mutuatario cedente il ramo d’azienda.
La cessione di azienda nell’ambito della quale si preveda espressamente il subentro del cessionario nel rapporto di mutuo senza che la banca si sia opposta nel termine di tre mesi, comporta la liberazione del cedente da detto contratto con la conseguenza che, nell’ambito del concordato preventivo, il credito della banca, ove contestato per le suddette ragioni, dovrà essere escluso dal voto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 23 Ottobre 2019.


Cessione di azienda bancaria – Cessione da Banca Popolare di Vicenza a Intesa Sanpaolo S.p.A. ex D.L. 99/2017 – Determinazione del contenzioso incluso nella cessione e di quello escluso – Criterio

Cessione di azienda bancaria – Cessione da Banca Popolare di Vicenza a Intesa Sanpaolo S.p.A.  ex D.L. 99/2017 – Determinazione del perimetro della cessione – Prevalenza del criterio temporale su quello dell’oggetto del rapporto – Rapporti a sofferenza
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Dalla lettura combinata delle clausole del contratto 26 giugno 2017, di cessione di azienda bancaria da Banca Popolare di Vicenza a Intesa Sanpaolo S.p.A., e del decreto legge 25 giugno 2017 n. 99, si desume, da un lato, la cessione del contenzioso pendente alla data della stipula e, dall’altro lato, l’estraneità della cessionaria al contenzioso sorto successivamente, anche se ancorato a fatti antecedenti; detta ricostruzione appare del resto coerente con l’intenzione di limitare il trasferimento ai soli contenziosi già pendenti, per i quali il costo è determinabile già al momento del contratto, escludendo le liti successive, a tale data imprevedibili. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

In ordine al contratto 26 giugno 2017, di cessione di azienda bancaria da Banca Popolare di Vicenza a Intesa Sanpaolo S.p.A., interpretato alla luce del decreto legge 25 giugno 2017 n. 99 è possibile affermare che, allo scopo di determinare il perimetro della cessione, la previsione attinente alla cessione delle controversie (che distingue le liti anteriori e quelle posteriori alla cessione) appare un criterio atto a prevalere rispetto a quello dell’oggetto dei rapporti che si trasferiscono; la previsione sulle liti è, infatti, ancorata ad un criterio meramente temporale e non ad un criterio che faccia leva sul contenuto della lite medesima, cosicché nessuna previsione contrattuale consente di affermare che ad Intesa si trasferiscano non tutte le liti pendenti, ma solo quelle che non abbiano ad oggetto rapporti a sofferenza.

Tanto più che detto criterio “contenutistico” non potrebbe concretamente operare prima della conclusione della lite medesima, giacché solo con la decisione definitiva si chiarirebbe se la lite riguardi un credito restitutorio del correntista ovvero un rapporto “a sofferenza”, effettivamente confermato come tale dalla decisione; in proposito, va , inoltre, detto che se si volesse integrare la regola sul trasferimento delle liti pendenti con un criterio che tenga conto dell’oggetto della lite, i confini della cessione rimarrebbero incerti fino alla conclusione del contenzioso: situazione evidentemente incompatibile con la necessità di cristallizzazione di attivo e passivo tipico di una cessione, tanto più di azienda bancaria.

Ne deriva che, in presenza di un “contenzioso civile” pendente al momento dell’accesso alla procedura concorsuale, lo stesso e pertanto il rapporto sottostante vanno ricompresi nella cessione ad Intesa, anche se il contenzioso attiene a rapporti qualificabile a sofferenza.

[Nel caso di specie, il tribunale ha inoltre rilevato l’operatività del cliente all’interno del fido e la mancanza di prova della segnalazione in centrale rischi hanno consentito di escludere che il rapporto fosse qualificabile a sofferenza]. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova, 01 Giugno 2018.


Azienda – Definizione – Circolazione e trasferimento elementi – Presupposti

Sequestro ex art. 670 c.p.c. – Restituzione azienda – Fumus boni iuris – Insussistenza
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La ricostruzione dogmatica del concetto di azienda, di beni aziendali, deve procedere tramite la necessaria applicazione dei principi che governano il diritto di proprietà e d’impresa indicati nell’art. 41 Cost. rappresentati dalla libertà d’iniziativa economica privata, utilità sociale, sicurezza, libertà e dignità umana, che devono essere coordinati secondo un giudizio assiologico e tramite la tecnica del bilanciamento. Secondo l’orientamento esposto si deve distinguere tra azienda, che è il complesso di beni in senso proprio di cui all’art. 2555 cod. civ. e che ai sensi dell’art. 810 c.c. sono le cose che possono formare oggetto di diritti, e il patrimonio aziendale che comprende i contratti, i debiti e i crediti, di cui agli artt. 2558, 2559, 2560 cod. civ.
Sul piano letterale, le disposizioni in esame fanno riferimento a contratti, crediti e debiti come elementi esterni all’azienda tuttavia alla stessa collegati da una relazione di strumentalità ovvero di inerenza. Quindi, deve escludersi che il legislatore preveda il trasferimento dei contratti inerenti all’azienda concependoli come elementi indefettibili della stessa e al fine di garantirne l’immutabilità nella vicenda circolatoria, l’art. 2558 cod. civ. ha la funzione di tutelare l’iniziativa economica dei privati limitando il trasferimento ai soli beni aziendali, cioè alle cose che possono formare oggetto di diritti, ed evitando di vincolare necessariamente l’imprenditore acquirente alle scelte gestionali del suo dante causa, tramite l’automatica cessione dei contratti inerenti all’azienda. Sul piano dell’analisi assiologica si può concludere che il legislatore ha riconosciuto prevalenza alla tutela della libertà di iniziativa economica delle parti rispetto all’esigenza di garantire la capacità produttiva dell’azienda corredata dagli elementi, in particolare i contratti, che costituiscono il patrimonio aziendale. Tale ricostruzione è diretta a tutelare l’iniziativa economica privata consentendo, in particolare, alla parte acquirente l’individuazione e la selezione dei beni essenziali per l’esercizio dell’impresa, escludendo, pertanto, un concetto unitario di azienda, come bene autonomo distinto dai beni che la compongono, che implicherebbe il trasferimento automatico e diretto di tutti gli elementi che ne fanno parte. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)

Sulla base dell’interpretazione sistematica degli artt. 2558, 2559, 2560 cod. civ., per cui gli elementi estranei all’azienda ma facenti parte del patrimonio aziendale e che possono essere ricompresi in una vicenda circolatoria fondata solo su un titolo negoziale, la Curatela del fallimento della cedente potrà avere diritto alla restituzione solo dei beni che erano originariamente nella disponibilità della società fallita con esclusione, quindi, di tutti gli elementi, rappresentati da beni acquistati da altre società, contratti, crediti e debiti inerenti all’azienda che sono il risultato dell’esercizio dell’attività di impresa di queste ultime. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli Nord, 28 Dicembre 2017.


Fallimento – Azienda – Retrocessione – Affitto stipulato prima del fallimento – Responsabilità per i debiti contratti dall’affittuario – Sussistenza.
In mancanza della deroga contenuta nell’art. 104-bis l.fall. per l’ipotesi di affitto di azienda stipulato dal curatore, la retrocessione al fallimento di aziende o rami di aziende comporta la responsabilità della procedura per i debiti maturati sino alla retrocessione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 Ottobre 2017, n. 23581.


Concordato preventivo – Scioglimento e sospensione dei contratti pendenti – Affitto di azienda – Retrocessione dell’azienda al concedente – Effetti – Trasferimento dei contratti in essere.
Come l’affitto d’azienda produce il trasferimento in capo all’affittuario di tutti i contratti in essere a prestazioni corrispettive in tutto o in parte non eseguite, salvo che siano espressamente escluse per patto scritto tra le parti ovvero abbiano natura esclusivamente personale, così detta norma trova applicazione anche in presenza di un’eventuale retrocessione dell’azienda in capo all’originario imprenditore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 25 Gennaio 2017.


Azienda - Cessione - Successione a titolo particolare - Applicazione delle norme dettate dall’art. 111 c.p.c. - Cessione del ramo d'azienda.
Nel caso di trasferimento d’azienda, nelle controversie aventi ad oggetto rapporti compresi in quell’azienda, il soggetto cessionario assume la veste di successore a titolo particolare con applicazione delle norme dettate dall’art. 111 c.p.c. Anche il trasferimento del ramo d’azienda da una società all’altra configura una successione a titolo particolare nei rapporti preesistenti, successione che, sul piano processuale, determina una prosecuzione del processo in corso tra le parti originarie, ai sensi dell’art. 111 c.p.c. (Francesco Micaletto) (riproduzione riservata) Tribunale Lecce, 24 Novembre 2016.


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Con la pronuncia in esame, la Corte di Cassazione ha analizzato, inter alia, il meccanismo di successione dei contratti in presenza di cessione di ramo d’azienda, evidenziando l’automaticità della medesima in assenza di rapporti contrattuali di carattere personale ovvero espressamente esclusi dalle parti. Di conseguenza, un contratto di leasing pertinente al ramo d’azienda ceduto deve essere considerato traferito al cessionario pur in assenza di un’espressa menzione dello stesso.

In particolare, a fronte di un ricorso avverso una pronuncia della Corte d’appello di Torino, che aveva riconosciuto la sussistenza “dell’automatico trasferimento di tutti i contratti pertinenti l’azienda ceduta, ai sensi dell’articolo 2558 c.c. (indifferentemente applicabile, tanto alla fattispecie della “cessione d’azienda”, quanto a quella della “cessione di ramo d’azienda”)”, con conseguente trasferimento del contratto di leasing in discussione, la Suprema Corte ha esaminato il meccanismo di successione dei contratti in tale frangente. Ricollegandosi “all’idea dell’azienda come universitas”, la Cassazione ha evidenziato che “i rapporti contrattuali – di carattere non personale – che attengono all’azienda ceduta si considerano parte integrante del complesso dei beni unitariamente ceduti” (come evidenziato anche in Cass. 13319/2015). Il medesimo ragionamento trova luogo altresì in presenza di trasferimento esclusivamente di un ramo dell’azienda, salvo la sussistenza di beni personali, rapporti “di per sé oggettivamente e riconoscibilmente estranei al ramo d’attività ceduto” ovvero determinazione, ad opera delle parti, “dei singoli beni o rapporti non destinati alla successione”.

In aggiunta, a latere della dichiarazione di inammissibilità di un secondo motivo di ricorso volto a far valere la violazione degli artt. 1372 e 2558 c.c. a causa della mancata “indicazione degli atti processuali, dei documenti e dei contratti o accordi collettivi sui quali il ricorso si fonda”, la Suprema Corte ha posto in rilievo come la risoluzione del contratto di leasing, a differenza di quanto sostenuto dal ricorrente, avvenga solo a seguito della manifestazione esplicita della volontà di avvalersi della clausola risolutiva espressa contenuta nel contratto stesso, successiva rispetto alla cessione del ramo d’azienda, rendendo pertanto tale contratto ancora esistente al momento della cessione medesima e, quindi, trasferibile al cessionario.
Di conseguenza, la Cassazione ha rigettato il ricorso, imponendo al ricorrente il rimborso delle spese del giudizio di legittimità, oltre a spese generali ed accessori come per legge. (Davide Camasi - dottorando presso Leiden Law School) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 11 Ottobre 2016, n. 20417.


Cessione d’azienda – Sorte dei contratti e dei debiti dell’azienda ceduta – Responsabilità solidale del cessionario – Differenze.
La solidarietà del cedente come effetto naturale fa seguito alla cessione d’azienda solo quando si tratti di debiti puri, cioè per controprestazioni già eseguite e passate ormai nel patrimonio della cedente.
Invece, quando al momento della cessione dell’azienda – o di un suo ramo – il contratto non sia ancora eseguito, vale l’opposta regola dell’effetto naturale della esclusione della responsabilità del cedente, se il contraente ceduto non abbia espressamente dichiarato di liberarlo. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Taranto, 09 Giugno 2015.


Convenzione per l’attuazione di investimenti pubblici – Inquadramento giuridico – Valutazione (in concreto) degli obblighi del soggetto attuatore – Appalto di servizi – Insussistenza – Mandato – Sussistenza

Convenzione per l’attuazione di investimenti pubblici – Due diligence del soggetto attuatore – Tipologie e contenuti della due diligence – Due diligence “pre-contrattuale” e due diligence “post-stipula e pre-closing” – Sussistenza – Obbligo di rilevare il carattere “finanziariamente non sano” dell’impresa target – Sussistenza
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La Convenzione per l’attuazione di investimenti pubblici è inquadrabile nella categoria giuridica del mandato se il suo oggetto prevalente consiste nel compimento di atti giuridici di investimento da parte del soggetto attuatore, in nome proprio e per conto dell’ordinante. Gli obblighi di ricerca, selezione, gestione delle partecipazioni che gravano sul soggetto attuatore possono considerarsi accessori rispetto all’obbligazione principale del mandatario. Tale contratto è ad esecuzione continuata, perché delinea un programma di attuazione dell’investimento pubblico da realizzarsi attraverso l’attività continuativa del soggetto attuatore (individuazione, selezione, investimento, rendicontazione, disinvestimento, nuovi investimenti) e non in un unico atto. (Giulia Malagutti) (riproduzione riservata)

La due diligence richiesta al soggetto attuatore deve avere quale oggetto, almeno principale, i dati dei bilanci e delle situazioni contabili messe a disposizione dal venditore. Il mandatario è tenuto ad esaminare tali documenti con la diligenza di un operatore professionale, onde verificare, per quanto possibile, la verità e correttezza dei dati esposti (e, quindi, della situazione rappresentata dal venditore). La due diligence c.d. “precontrattuale” è focalizzata sui profili salienti della negoziazione; è intrapresa dal potenziale acquirente e viene svolta in contraddittorio e con la collaborazione del venditore. I suoi esiti influiscono in modo diretto e rilevante sulla scelta di concludere l’affare e sulle sue condizioni (incluse le clausole di garanzia). La due diligence c.d. “post-stipula e pre-closing”, viene esperita quando già sussiste un vincolo contrattuale che lega le parti, ancorchè non definitivo; in questo caso l’attività di indagine è volta a verificare i dati acquisiti e ad orientare le successive trattative. Il soggetto attuatore era tenuto ad una due diligence  sia di tipo “precontrattuale” che di tipo “post-stipula e pre-closing”; la previsione di ulteriori attività precedenti la sottoscrizione dell’investimento e l’obbligo assunto dai soci di fornire una situazione patrimoniale aggiornata, rendono chiaro che l’attività di due diligence non si poteva arrestare al momento dell’accordo, ma doveva proseguire fino all’attuazione dell’investimento. (Giulia Malagutti) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino, 03 Marzo 2015.


Trasferimento d'azienda - Successione nei rapporti contrattuali a prestazioni corrispettive che non abbiano carattere personale e ineriscano l'esercizio dell'azienda - Necessità di specifica menzione - Esclusione - Facoltà del successore a titolo particolare di intervenire nel processo - Sussistenza..
Il trasferimento d'azienda comporta, a norma dell'articolo 2558 c.c, salvo patto contrario, la cessione “ipso iure” dei rapporti contrattuali a prestazioni corrispettive che non abbiano carattere personale, ineriscano l’esercizio dell'azienda e non siano ancora esauriti; detto evento (in quanto mirante a garantire il mantenimento della funzionalità economica dell'azienda) sancisce cioè che il trasferimento avviene secondo un meccanismo di attrazione dei contratti nella circolazione dell'azienda e costituisce un effetto naturale del contratto di trasferimento stesso nel senso che si verifica indipendentemente dalla volontà delle parti che rileva soltanto per escluderlo. (Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto che il conferimento d’impresa individuale in società di persone comportasse ipso iure la successione della società nel rapporto relativo a un contratto di compravendita, senza specifica menzione del contenzioso in essere e con facoltà del successore a titolo particolare di intervenire nel processo ai sensi dell'articolo 111 c.p.c.). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Brescia, 19 Novembre 2012.


Trasferimento di azienda - Successione nei contratti - Contratto di affitto..
Il contratto di affitto del ramo d’azienda rientra nella categoria prevista dall’art. 2558 c.c. relativa ai contratti aventi natura personale, in quanto funzionale all’esercizio dell’azienda stessa. (Marco Bergamaschi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 29 Marzo 2012.


Conferimento di azienda bancaria in società per azioni ex artt. 1 e 16 d.lgs. n. 356 del 1990 - Successione a titolo particolare della società conferitaria nei crediti dell'azienda conferita - Estensione ai diritti di natura risarcitoria esercitabili nei confronti degli organi amministrativi e di controllo dell'azienda trasferita - Configurabilità.
Il conferimento, ai sensi degli artt. 1 e 16 del d.lgs. n. 356 del 1990 di un'azienda bancaria (nella specie una Cassa di Risparmio) in una società per azioni determina la successione a titolo particolare della totalità dei crediti dell'azienda trasferita da parte della società conferitaria senza esclusione di quelli derivanti dal diritto al risarcimento dei danni provocato al patrimonio aziendale dalla "mala gestio" degli organi amministrativi e di controllo dell'ente conferente, in quanto componenti della "universitas" aziendale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 12 Giugno 2007.


Azienda commerciale - Acquisizione al fallimento - Terzo cessionario dell'azienda prima della instaurazione della procedura concorsuale - Tutela esperibile.
Con riguardo ad azienda commerciale, che sia stata inventariata tra le attività del fallimento e presa in consegna dal curatore (art. 88 legge fall.) - il quale è immesso "ope legis" nel possesso dei beni detenuti dal fallito - il terzo, che assuma di essersi reso cessionario dell'azienda medesima prima dell'instaurazione della procedura concorsuale, trova tutela nel procedimento di verificazione dello stato passivo, nei modi e nei termini contemplati dall'art. 103 legge fall. per la rivendicazione, restituzione e separazione di cose mobili possedute dal fallito, salva l'autonoma tutela esperibile dal terzo stesso in sede di cognizione, in relazione ad eventuali provvedimenti abnormi di acquisizione dei beni in questione alla massa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Novembre 1994, n. 9046.