LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO VIII
Dell'azienda
CAPO I
Disposizioni generali

Art. 2557

Divieto di concorrenza
TESTO A FRONTE

I. Chi aliena l'azienda deve astenersi, per il periodo di cinque anni dal trasferimento, dall'iniziare una nuova impresa che per l'oggetto, l'ubicazione o altre circostanze sia idonea a sviare la clientela dell'azienda ceduta.

II. Il patto di astenersi dalla concorrenza in limiti più ampi di quelli previsti dal comma precedente è valido, purché non impedisca ogni attività professionale dell'alienante. Esso non può eccedere la durata di cinque anni dal trasferimento.

III. Se nel patto è indicata una durata maggiore o la durata non è stabilita, il divieto di concorrenza vale per il periodo di cinque anni dal trasferimento.

IV. Nel caso di usufrutto o di affitto dell'azienda il divieto di concorrenza disposto dal primo comma vale nei confronti del proprietario o del locatore per la durata dell'usufrutto o dell'affitto.

V. Le disposizioni di questo articolo si applicano alle aziende agricole solo per le attività ad esse connesse, quando rispetto a queste sia possibile uno sviamento di clientela.


GIURISPRUDENZA

Provvedimento ex art. 700 c.p.c. - Applicabilità del divieto di concorrenza ex art. 2557 cod. civ. anche al caso di cessione di quote sociali

Provvedimento ex art. 700 c.p.c. - Violazione del patto di non concorrenza - Periculum in mora

Provvedimento ex art. 700 c.p.c. - Legittimazione passiva dei terzi interposti che hanno cooperato nell’inadempimento altrui
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L’art. 2557 c.c., che contempla il divieto di concorrenza nei soli casi di alienazione di azienda, è norma suscettibile di applicazione analogica e, come tale, applicabile anche nel diverso caso di cessione delle quote sociali; la norma è posta pertanto a tutela dell’avviamento della nuova impresa, al fine di evitare che l’impresa cedente si riappropri dell’avviamento dopo la cessione.
Lo sviamento della clientela rappresenta difatti il nucleo essenziale del disposto dell’art. 2557 c.c., essendo previsto il patto di non concorrenza proprio al fine di evitare che l’iniziativa economica dell’acquirente – in questo caso, delle quote sociali – non veda svilita la propria iniziativa economica da parte del cessionario che abbia acquisito un indubbio “patrimonio” di conoscenze consolidate, nel settore economico in cui ha operato e nel quale si appresta ad operare il cessionario. (Fabrizio Testa) (riproduzione riservata)

Nella violazione del patto di non concorrenza il periculum in mora può dirsi in re ipsa nella violazione del patto e consiste in un pregiudizio difficilmente quantificabile, quale quello lesivo dell’avviamento; sicchè proprio nell’ambito della concorrenza sleale non è necessaria la dimostrazione effettiva e concreta di un danno patrimoniale. (Fabrizio Testa) (riproduzione riservata)

Per quanto i terzi interposti non siano destinatari del divieto di concorrenza dedotto nel patto, la realizzazione dell’interposizione consente di ritenere sussistente un profilo di cooperazione nell’inadempimento altrui, ovvero dei soggetti cedenti, che deve essere oggetto di disamina nell’apposita sede di merito, essendo il procedimento di urgenza volto esclusivamente a verificare la sussistenza dei presupposti per inibire l’attività svolta in concorrenza. (Fabrizio Testa) (riproduzione riservata)
Tribunale Cuneo, 27 Giugno 2016.