Codice Civile


LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO II
Del lavoro nell'impresa
CAPO I
Dell'impresa in generale
SEZIONE I
Dell'imprenditore

Art. 2087

Tutela delle condizioni di lavoro
TESTO A FRONTE

I. L'imprenditore è tenuto ad adottare nell'esercizio dell'impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro.


GIURISPRUDENZA

Risarcimento del danno - Morte di congiunti - Danni "iure proprio" da perdita di rapporto parentale - Decesso del dipendente imputabile ad inadempimento datoriale ex art. 2087 c.c. - Regime probatorio ex art. 2087 c.c. - Applicabilità - Esclusione.
La domanda di risarcimento dei danni conseguenti alla perdita del rapporto parentale, proposta "iure proprio" dai congiunti del lavoratore, quali soggetti estranei al rapporto di lavoro, anche se la morte del dipendente sia derivata da inadempimento contrattuale del datore di lavoro verso il dipendente, trova la sua fonte esclusiva nella responsabilità extracontrattuale di cui all'art. 2043 c.c., sicché non è soggetta al regime probatorio proprio della responsabilità ex art. 2087 c.c., né la circostanza che l'azione aquiliana, oggetto del giudizio, individui il nucleo dell'elemento soggettivo del convenuto in una "porzione" di un'azione contrattuale, soggetta a regole probatorie differenti, sposta il relativo onere ex art. 2697 c.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 02 Gennaio 2020, n. 2.


Mobbing nella PA – Rilevanza condotte vessatorie del Sindaco – Organo meramente politico – Rapporto di sovraordinazione – sussistenza.
La PA risponde delle condotte vessatorie perpetrate dal Sindaco nei confronti di un dipendente comunale, nonostante il primo costituisca un organo meramente politico; nei poteri del Sindaco, infatti, ai sensi dell’art. 50 co. 2 e 10 TUEL, rientrano tanto quello di sovrintendere al funzionamento degli uffici e dei servizi, tanto quello di nomina dei relativi responsabili, cosicché nei confronti dei dipendenti si configura un rapporto di sovraordinazione diretto e indiretto, perché chiamati a dare seguito alle direttive del Sindaco per il tramite dei rispettivi sovraordinati, il che giustifica l’inquadramento delle relative condotte nella nozione di “mobbing” configurata dalla giurisprudenza di legittimità. (Luca Monosi) (riproduzione riservata) Tribunale Latina, 05 Ottobre 2016.


Licenziamento per giusta causa – Molestie nei confronti delle colleghe – Legittimità del licenziamento – Proporzionalità e appropriatezza della sanzione – Lesione del vincolo fiduciario

Licenziamento per giusta causa – Affissione del codice disciplinare – Non necessarietà – Presunzione legale di conoscenza dei codici etici aziendali e del codice disciplinare contenuto nel C.C.N.L.
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In riferimento a condotte, poste in essere dal lavoratore, consistenti in reiterati comportamenti che costituiscono mancanza di rispetto e molestia grave nei confronti delle colleghe, tali da non poter essere consentite in ambito lavorativo, il datore di lavoro ha un preciso obbligo, discendente dall'art. 2087 c.c., di non tollerarle, adottando i necessari provvedimenti.
Nella specie, il provvedimento di licenziamento per giusta causa deve ritenersi appropriato e proporzionato alla gravità delle plurime condotte poste in essere, così da ledere irreparabilmente il vincolo fiduciario che sta alla base del rapporto di lavoro subordinato”. (Fabrizio Daverio) (riproduzione riservata)

La sottoscrizione, da parte del dipendente, che attesti la presa visione dei codici etici aziendali fa presumere che gli stessi siano legalmente conosciuti dal momento della predetta sottoscrizione, il che rende superflua la prova dell’eventuale affissione.
Quanto poi al codice disciplinare contenuto nel C.C.N.L., va osservato che esso è parte integrante del contratto collettivo che regola il rapporto di lavoro del dipendente.
Esso si considera pertanto legalmente conosciuto dal lavoratore, senza necessità alcuna di prova in ordine alla sua affissione; e ciò anche considerato il divieto – argomentabile e desumibile dall’art. 1175 c.c. – di venire contra factum proprium, il quale impone ai soggetti giuridici l’obbligo di coerenza ed esclude la possibilità di invocare la tutela giuridica, quando essa si ponga in contrasto con comportamento in antecedenza tenuto da colui che la richiede. (Fabrizio Daverio) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino, 02 Gennaio 2015.


Previdenza (assicurazioni sociali) - Assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali - Infortunio - In genere - Danno provocato da più soggetti - Responsabilità solidale a prescindere dal titolo, contrattuale o extracontrattuale, in base al quale si risponde - Sussistenza - Fondamento.
In tema di infortuni sul lavoro, quando un danno di cui si chiede il risarcimento è determinato da più soggetti, ciascuno dei quali con la propria condotta contribuisce alla produzione dell'evento dannoso, si configura una responsabilità solidale ai sensi dell'art. 1294 cod. civ. fra tutti costoro, qualunque sia il titolo per il quale ciascuno di essi è chiamato a rispondere, dal momento che, sia in tema di responsabilità contrattuale che extracontrattuale, se un unico evento dannoso è ricollegabile eziologicamente a più persone, è sufficiente, ai fini della responsabilità solidale, che tutte le singole azioni od omissioni abbiano concorso in modo efficiente a produrlo, alla luce dei principi che regolano il nesso di causalità ed il concorso di più cause efficienti nella produzione dei danni (patrimoniali e non) da risarcire. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 09 Aprile 2014, n. 8372.


Lavoro subordinato – Tutela delle condizioni di lavoro – Violazione dell’art. 2087 c.c. – Nocività dell’ambiente e mancata adozione di misure a tutela del lavoratore – Azione in giudizio del lavoratore..
In materia di lavoro e di tutela del lavoratore, costituisce violazione degli obblighi di cui all’art. 2087 c.c. cui l’imprenditore è tenuto nell’esercizio dell’impresa - oltre che delle specifiche prescrizioni del DPR 303/1956 - la condotta del medesimo, il quale, consapevole dei rischi legati alla nocività dell’ambiente per la presenza di amianto ed altre polveri nocive derivanti dall’uso di detto materiale, non abbia mai informato i lavoratori circa la nocività  dello stesso né tantomeno abbia adottato misure per ridurre il rischio di contrarre malattie asbesto- correlate. (Michela Forte) (riproduzione riservata) Tribunale Massa, 17 Maggio 2013.


Trasferimento di azienda - Acquirente - Responsabilità solidale - Obbligazione risarcitoria del danno non patrimoniale subito dal lavoratore che abbia contratto malattia professionale - Configurabilità..
Va affermata la responsabilità solidale dell’acquirente di azienda in relazione a tutte le obbligazioni dell’alienante verso i lavoratori (per quanto non conosciute né conoscibili), compresa quella avente ad oggetto il risarcimento del danno non patrimoniale subito dal lavoratore che abbia contratto malattia professionale, a cagione di violazioni, poste in essere dall’alienante, degli obblighi imposti dall’art. 2087 c.c.. (Antonio Ivan Natali) (riproduzione riservata) Tribunale Brindisi, 26 Aprile 2013.


Danno non patrimoniale iure hereditario - Natura contrattuale contratto individuale di lavoro - Eterointegrazione ex lege ex art. 2087 c.c...
Il danno iure hereditario ha natura contrattuale essendo il contratto individuale di lavoro integrato ex lege (ai sensi dell’art. 1374 c.c.) dalla disposizione che impone l’obbligo di sicurezza (art. 2087 c.c.). (Antonio Ivan Natali) (riproduzione riservata) Tribunale Brindisi, 26 Aprile 2013.