Codice Civile


LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO II
Del lavoro nell'impresa
CAPO I
Dell'impresa in generale
SEZIONE I
Dell'imprenditore

Art. 2082

Imprenditore
TESTO A FRONTE

I. È imprenditore chi esercita professionalmente un'attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi.


GIURISPRUDENZA

Fallimento – Ente associativo dedito esclusivamente all'attività di formazione professionale sulla base di progetti predisposti dalla regione – Gratuità – Remunerazione dei fattori di produzione con ricavi – Esclusione.
L'ente associativo dedito esclusivamente all'attività di formazione professionale sulla base di progetti predisposti dalla regione, dalla quale, poi, riceva i contributi per la copertura integrale del relativo svolgimento e dei costi riguardanti la propria organizzazione, non è assoggettabile a fallimento, atteso che la gratuità di una simile attività, concretamente assicurata con l'erogazione di contributi predetti, esclude che l'ente medesimo svolga un'attività che remuneri (almeno parzialmente) i fattori di produzione con i propri ricavi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 21 Ottobre 2020, n. 22955.


Società cooperativa - Imprenditore commerciale - Presupposti - Lucro oggettivo - Necessità - Fine mutualistico - Compatibilità - Conseguenze - Fallibilità - Fattispecie.
Lo scopo di lucro (c.d. lucro soggettivo) non è elemento essenziale per il riconoscimento della qualità di imprenditore commerciale, essendo individuabile l'attività di impresa tutte le volte in cui sussista una obiettiva economicità dell'attività esercitata, intesa quale proporzionalità tra costi e ricavi (cd. lucro oggettivo), requisito quest'ultimo che, non essendo inconciliabile con il fine mutualistico, ben può essere presente in una società cooperativa, la quale pertanto, ove svolga attività commerciale, in caso di insolvenza, può essere assoggettata a fallimento, in applicazione dell'art. 2545 terdecies c.c. (Nella specie, la S.C. ha confermato la dichiarazione di fallimento di una società cooperativa che gestiva impianti sportivi e centri di fisioterapia, svolgendo anche attività remunerate in favore di terzi). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Ottobre 2019, n. 25478.


Agente immobiliare – Fallibilità – Presupposto dell’esercizio dell’impresa – Sussistenza – Nozione di impresa – Elementi identificativi – Scarsezza dei beni predisposti – Incidenza – Esclusione.
In tema di fallibilità dell'impresa individuale di mediatore professionale, gli elementi identificativi dell'impresa commerciale di cui all'art. 2082 c.c. sono costituiti dalla professionalità e dall'organizzazione, intesa come svolgimento abituale e continuo dell'attività nonchè sistematica aggregazione di mezzi materiali e immateriali, al di là della scarsezza dei beni predisposti, tanto più quando l'attività non necessiti di mezzi materiali e personali rilevanti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Gennaio 2019, n. 1466.


Fallimento - Imprese soggette - Società avente ad oggetto l’esercizio di un’attività commerciale - Effettivo esercizio di attività agricola - Esenzione dal fallimento - Non sussiste - Fondamento.
Ai fini dell'esenzione dal fallimento di un'impresa, costituita in forma societaria ed avente quale oggetto statutario l'esercizio di attività commerciale, non rileva l'attività agricola effettivamente esercitata, poiché tali società acquistano la qualità di imprenditore commerciale dal momento della loro costituzione, in considerazione di quanto previsto nello statuto, diversamente dall'imprenditore commerciale individuale, che assume la qualifica solo in conseguenza dell'esercizio effettivo dell'attività. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Settembre 2018, n. 23157.


Società cooperative e consorzi di produttori aventi ad oggetto attività agricole - Esenzione dal fallimento - Valutazione del giudice - Contenuto.
Ai fini dell’esonero dal fallimento delle società cooperative fra imprenditori agricoli e dei consorzi di produttori che commercializzano i prodotti degli associati, occorre procedere alla verifica: a) della forma sociale e della qualità dei soci; b) dello svolgimento di attività agricole in senso proprio o di attività “connesse” alle prime, anche in via esclusiva, da parte della società o del consorzio, ai sensi dell’art. 2135, comma 3, c.c.; c) dell’apporto prevalente dei soci o della destinazione prevalente a questi ultimi di beni e servizi diretti alla cura ed allo sviluppo del ciclo biologico, ai sensi dell’art. 2, comma 2, d.lgs. n. 228 del 2001. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Giugno 2018, n. 831.


Imprenditore agricolo - Concessione in affitto dell'azienda - Fallibilità.
Perché l'imprenditore agricolo mantenga tale qualifica nonostante la concessione in affitto della sua intera azienda ed aver cessato l'attività occorre - ai fini dell'esenzione da fallimento - che non intraprenda alcuna attività commerciale.

Laddove invece egli, dopo aver cessato ogni attività agricola e aver quindi abbandonato ogni collegamento funzionale della sua attività con il fattore produttivo terra, intraprenda una delle attività commerciale di cui all'art. 2195 c.c., sarà - sussistenti gli altri presupposti di cui all'art. 2082 c.c. - da considerare imprenditore commerciale e dunque fallibile e non potrà più avvalersi della previsione dell'art. 2135, 3° comma, c.c., per cui all'imprenditore agricolo, che effettivamente eserciti attività agricola vera e propria, è permesso svolgere attività connesse, anche commerciali, senza che ciò possa far mutare la sua qualifica da imprenditore agricolo non fallibile ad imprenditore commerciale soggetto a fallimento.

L'articolo 2135 c.c. elenca una serie di attività di per sé commerciali, oltre a quelle dall'imprenditore agricolo compiute di manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione dei prodotti della sua azienda, che sono ritenute connesse con l'attività agricola, quale "le attività dirette alla fornitura di beni o servizi mediante l'utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell'azienda normalmente impiegate nell'attività agricola esercitata" e il cui esercizio, anche a scopo di lucro, offerto a terzi (altri agricoltori o no) non farà mutare la qualifica dell'imprenditore agricolo. Non varrà però l'inverso: l'imprenditore agricolo, che abbia cessato l'attività agricola e compia esclusivamente, senza più collegamento con il fondo, attività commerciale, non manterrà la sua qualifica sol perché essa viene prestata in favore di altro soggetto imprenditore agricolo. Ammettendo tale ipotesi inversa, implicante l'espansione della qualifica agricola del soggetto ausiliato al soggetto ausiliante non oppure non più agricolo, si verrebbe ad estendere, a dismisura e senza giustificazione normativa, il novero degli imprenditori agricoli non passibili di fallimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Appello Trento, 24 Febbraio 2018.


Partecipazione di società di capitali a società di persone - Società di fatto holding – Fallimento - Estensione - Soci illimitatamente responsabili - Imprenditore individuale – Imprenditore occulto - Società occulta - Estensione fallimento - Applicazione estensiva..
L’effettivo esperimento del tentativo di una interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 147, quinto comma, l. fall. — ancorché risolto con esito negativo per l’ostacolo non immotivatamente ravvisato dal giudice a quo nella lettera e nella natura della disposizione denunciata — consente di superare il vaglio di ammissibilità della questione conseguentemente sollevata.

La disposizione denunciata già vive e si riflette nell’interpretazione della Cassazione, costituzionalmente adeguata, che equipara la società di capitali all’impresa individuale ai fini della estendibilità del fallimento agli eventuali rispettivi soci di fatto, la questione di legittimità costituzionale dell’art. 147, quinto comma, l. fall., non è fondata.
Corte Costituzionale, 06 Dicembre 2017, n. 255.


Rapporto di lavoro – Ferie – Periodo di prova – Ratio – Sospensione.
In ipotesi di godimento di ferie da parte del dipendente, il periodo di prova rimane sospeso e inizia nuovamente a decorrere soltanto con la ripresa dell’attività lavorativa poiché la previsione di un patto di prova è funzionale, da un lato, alla verifica da parte del datore di lavoro delle capacità professionali e della complessiva idoneità del lavoratore avuto riguardo alle obbligazioni tipiche del rapporto di lavoro subordinato; dall’altro, a consentire a entrambe le parti di vagliare la convenienza della possibile futura collaborazione senza vincolarsi da subito a un rapporto di lavoro di lunga durata. (Fabrizio Botta) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 24 Aprile 2017.


Fallimento - Imprese soggette - "Holding" di tipo personale - Estremi - Assoggettabilità a fallimento - Condizioni - Fattispecie.
È configurabile una "holding" di tipo personale allorquando una persona fisica, che sia a capo di più società di capitali in veste di titolare di quote o partecipazioni azionarie, svolga professionalmente, con stabile organizzazione, l'indirizzo, il controllo ed il coordinamento delle società medesime, non limitandosi, così, al mero esercizio dei poteri inerenti alla qualità di socio. A tal fine è necessario che la suddetta attività, di sola gestione del gruppo (cosiddetta “holding” pura), ovvero anche di natura ausiliaria o finanziaria (cosiddetta “holding” operativa), si esplichi in atti, anche negoziali, posti in essere in nome proprio, fonte, quindi, di responsabilità diretta del loro autore, e presenti, altresì, obiettiva attitudine a perseguire utili risultati economici, per il gruppo e le sue componenti, causalmente ricollegabili all'attività medesima. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza della corte d’appello che aveva respinto il reclamo dell’“holder” persona fisica dichiarato fallito, il quale, sebbene con la coesistenza di una società capogruppo - anch’essa dichiarata fallita - delle società dirette dal primo, aveva svolto un'attività diversa ed ulteriore da tale soggetto, con spendita diretta del proprio nome, autonoma organizzazione e connotazione imprenditoriale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Marzo 2017, n. 5520.


Fallimento - Imprese soggette - "Holding" di tipo personale suscettibile di fallimento - Nozione - Stato soggettivo - Mezzi negoziali - Irrilevanza.
È configurabile una "holding" di tipo personale, costituente impresa commerciale suscettibile di fallimento, per essere fonte di responsabilità diretta dell'imprenditore, quando si sia in presenza di una persona fisica che agisca in nome proprio, per il perseguimento di un risultato economico, ottenuto attraverso l'attività svolta, professionalmente, con l'organizzazione ed il coordinamento dei fattori produttivi, relativi al proprio gruppo di imprese, restando irrilevanti sia lo stato soggettivo dell’imprenditore, sia i mezzi negoziali utilizzati per l’esercizio dell’attività imprenditoriale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Marzo 2017.


Fondazione - Assoggettabilità a fallimento - Attività tesa al conseguimento di entrate remunerative dei fattori utilizzati.
Una fondazione può svolgere attività imprenditoriale di natura commerciale quale modalità di realizzazione dei propri scopi statutari, attesa la compatibilità tra lo scopo lucrativo, tipico della fondazione, e lo svolgimento di attività economica previsto dall'articolo 2082 c.c.; a tal fine si deve, infatti, ricordare che l'impresa non consiste nello svolgimento di un'attività necessariamente lucrativa, ben potendo caratterizzarsi per il compimento di attività produttiva oggettivamente economica tesa al conseguimento di entrate remunerative dei fattori utilizzati, così da consentire nel lungo periodo la copertura dei costi con i ricavi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 20 Luglio 2015.


Impresa - Attività - Assoggettabilità a fallimento - Presupposti - Produzione di servizi destinati ad applicazioni della ricerca scientifica.
Integra la fattispecie dell'attività di impresa anche la produzione di servizi destinati ad applicazioni della ricerca scientifica, con la precisazione che il requisito della organizzazione di mezzi non comporta necessariamente l'ausilio di collaboratori autonomi o subordinati, poiché fattore produttivo e anche solo il capitale finanziario utilizzato e coordinato dall'imprenditore per tale scopo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 20 Luglio 2015.


Fallimento - Società e consorzi - Società commerciali - Fallimento - Assoggettabilità - Attività commerciale - Effettivo esercizio - Necessità - Esclusione - Differenze, per tale profilo, dall'imprenditore commerciale individuale - Fattispecie.
Le società costituite nelle forme previste dal codice civile ed aventi ad oggetto un'attività commerciale sono assoggettabili a fallimento, indipendentemente dall'effettivo esercizio di una siffatta attività, in quanto esse acquistano la qualità di imprenditore commerciale dal momento della loro costituzione, non dall'inizio del concreto esercizio dell'attività d'impresa, al contrario di quanto avviene per l'imprenditore commerciale individuale. Sicché, mentre quest'ultimo è identificato dall'esercizio effettivo dell'attività, relativamente alle società commerciali è lo statuto a compiere tale identificazione, realizzandosi l'assunzione della qualità in un momento anteriore a quello in cui è possibile, per l'impresa non collettiva, stabilire che la persona fisica abbia scelto, tra i molteplici fini potenzialmente raggiungibili, quello connesso alla dimensione imprenditoriale. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva attribuito la qualità di imprenditore commerciale ad un consorzio con attività esterna, costituito in forma di società, il cui statuto prevedeva l'esecuzione, con autonoma organizzazione di mezzi e per conto delle imprese consorziate, di attività di lavori edili, di trasporto, nonché di servizi amministrativi e contabili, con divisione degli utili tra i soci; e ciò senza compiere alcuna verifica sull'effettivo svolgimento delle attività statutariamente previste). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Dicembre 2013, n. 28015.


Fallimento - Imprese soggette - Imprenditore ritirato - Imprenditore individuale - Mutamento dell'attività esercitata - Cessazione dell'attività ex art. 10 legge fall. - Insussistenza

Fallimento - Imprese soggette - Imprenditore ritirato - Imprenditore individuale mai iscritto nel registro delle imprese - Art. 10, secondo comma, legge fall. - Conoscenza, da parte dei terzi, della cessazione da oltre un anno dell'attività d'impresa - Facoltà di dimostrazione - Sussistenza - Fattispecie

Fallimento - Sentenza dichiarativa - Opposizione - In genere - Sentenza dichiarativa di fallimento - Reclamo - Intervento di qualunque interessato - Art. 18, nono comma, legge fall. - Interpretazione
.
Ai fini dell'art. 10 legge fall., non sussiste cessazione dell'attività dell'imprenditore individuale allorquando quest'ultimo ne muti l'oggetto, non consentendo la predetta norma di distinguere l'una o l'altra delle attività dal medesimo esercitate. (massima ufficiale)

La facoltà di dimostrare la data di conoscenza, da parte dei terzi, dell'effettiva cessazione della propria attività, al fine di far da essa decorrere il termine di cui all'art. 10, primo comma, legge fall., deve essere riconosciuta anche all'imprenditore che non sia mai stato iscritto nel registro delle imprese. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, che aveva ritenuto carente di prova l'assunto del ricorrente, già esercente senza autorizzazione attività di intermediazione finanziaria, circa la conoscenza in capo ai terzi dell'effettiva cessazione del suo svolgimento, giudicando insufficienti la dedotta risonanza mediatica dell'avvenuto sequestro di computers e di conti correnti bancari, o l'avere gli stessi appreso, in qualità di persone offese sentite dal P.M., dell'esistenza di un procedimento penale per l'esercizio abusivo di detta attività). (massima ufficiale)

L'art. 18, nono comma, legge fall., secondo cui, nel procedimento di reclamo contro la sentenza dichiarativa di fallimento, l'intervento di qualunque interessato non può avvenire oltre il termine stabilito per la costituzione delle parti resistenti con le modalità per queste previste, va interpretato nel senso che, decorso quel termine, nessun intervento può aver luogo, neppure "ad adiuvandum", atteso che l'interesse richiesto dall'art. 105, secondo comma, cod. proc. civ. potrebbe legittimare l'interventore adesivo alla proposizione del reclamo, sicché consentirne la costituzione tardiva equivarrebbe a rimetterlo in termini per reclamare. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 08 Novembre 2013, n. 25217.


Fallimento - Imprese soggette - Imprenditore ritirato - Imprenditore individuale - Mutamento dell'attività esercitata - Cessazione dell'attività ex art. 10 legge fall. - Insussistenza.
Ai fini dell'art. 10 legge fall., non sussiste cessazione dell'attività dell'imprenditore individuale allorquando quest'ultimo ne muti l'oggetto, non consentendo la predetta norma di distinguere l'una o l'altra delle attività dal medesimo esercitate. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Novembre 2013.


Fallimento - Imprese soggette - Imprenditore ritirato - Imprenditore individuale mai iscritto nel registro delle imprese - Art. 10, secondo comma, legge fall. - Conoscenza, da parte dei terzi, della cessazione da oltre un anno dell'attività d'impresa - Facoltà di dimostrazione - Sussistenza - Fattispecie.
La facoltà di dimostrare la data di conoscenza, da parte dei terzi, dell'effettiva cessazione della propria attività, al fine di far da essa decorrere il termine di cui all'art. 10, primo comma, legge fall., deve essere riconosciuta anche all'imprenditore che non sia mai stato iscritto nel registro delle imprese. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, che aveva ritenuto carente di prova l'assunto del ricorrente, già esercente senza autorizzazione attività di intermediazione finanziaria, circa la conoscenza in capo ai terzi dell'effettiva cessazione del suo svolgimento, giudicando insufficienti la dedotta risonanza mediatica dell'avvenuto sequestro di computers e di conti correnti bancari, o l'avere gli stessi appreso, in qualità di persone offese sentite dal P.M., dell'esistenza di un procedimento penale per l'esercizio abusivo di detta attività). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Novembre 2013.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Imprese soggette - In genere - "Holding" di tipo personale suscettibile di fallimento - Nozione. .
È configurabile una "holding" di tipo personale, costituente impresa commerciale suscettibile di fallimento, per essere fonte di responsabilità diretta dell'imprenditore, quando si sia in presenza di una persona fisica che agisca in nome proprio, per il perseguimento di un risultato economico, ottenuto attraverso l'attività svolta, professionalmente, con l'organizzazione e il coordinamento dei fattori produttivi, relativi al proprio gruppo di imprese. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Marzo 2003, n. 3724.


Promotore finanziario - Esercizio di Impresa commerciale - Requisiti - Poteri di rappresentanza - Rilevanza - Esclusione - Assoggettabilità a fallimento - Sussistenza.
Ai fini della configurabilità dell'esercizio di un'impresa da parte del promotore finanziario (figura disciplinata prima dall'art. 5 della legge n. 1/1991, poi dall'art. 23 D.Lgs. n. 415/1996 e quindi dall'art. 31 D.Lgs. n. 58/1998) è irrilevante che quest'ultimo agisca sulla base di un mandato con rappresentanza o senza rappresentanza. Lo stesso, infatti, è definito, dalle disposizioni citate, come colui che esercita professionalmente, "in qualità di dipendente, agente o mandatario", l'attività di offerta fuori sede di servizi finanziari; pertanto, affinché assuma la qualità di imprenditore è sufficiente che svolga la sua attività sulla base di una propria autonoma organizzazione di mezzi e a proprio rischio, considerato che gli altri elementi che caratterizzano l'attività di impresa già sono presenti, per definizione, nell'attività del promotore finanziario, la quale rientra, quando è svolta da un imprenditore, tra le attività ausiliarie previste dall'art. 2195, n. 5, cod. civ. e costituisce, dunque, impresa commerciale (con conseguente assoggettabilità, tra l'altro, a fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Dicembre 2002, n. 18135.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Imprese soggette - In genere - "Holding" di tipo personale - Estremi - Assoggettabilità a fallimento - Condizioni..
In ipotesi di "holding" di tipo personale, cioè di persona fisica che sia a capo di più società di capitali in veste di titolare di quote o partecipazioni azionarie e svolga professionalmente, con stabile organizzazione, l'indirizzo, il controllo e il coordinamento delle società medesime (non limitandosi così al mero esercizio dei poteri inerenti alla qualità di socio), la configurabilità di un'autonoma impresa, come tale assoggettabile a fallimento, postula che la suddetta attività, sia essa di sola gestione del gruppo (cosiddetta holding pura), ovvero anche di natura ausiliaria o finanziaria (cosiddetta holding operativa), si esplichi in atti, anche negoziali, posti in essere in nome proprio, quindi fonte di responsabilità diretta del loro autore, e presenti altresì obiettiva attitudine a perseguire utili risultati economici, per il gruppo o le sue componenti, causalmente ricollegabili all'attività medesima. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Agosto 2002, n. 12113.


Socio finanziatore in maniera continua della società - Qualifica di imprenditore commerciale - Condizioni.
Le prestazioni di garanzia fideiussoria, sia pure operate con continuità, da parte del socio a favore di una società di capitali, così come,, l'attività di finanziamento svolta con continuità, comportano l'assunzione della qualità di imprenditore commerciale solo allorché sia ravvisabile nel socio un fine speculativo proprio ed autonomo rispetto alla società garantita o finanziata e non quando egli agisca nell'esclusivo interesse della società senza alcuno scopo di lucro personale. In tale secondo caso, infatti, il profitto dell'uno si identifica con quello dell'altra e viene così a mancare quella autonomia funzionale che giustifica la configurabilità di una nuova impresa nell'attività del socio e la sua assoggettabilità al fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Aprile 1999, n. 3515.


Fallimento - Società - Costituite secondo un tipo previsto per l' esercizio di attività commerciale - Attività imprenditoriale non ancora intrapresa - Attività prodromica ad essa - Costruzione di uno stabilimento industriale - Sufficienza.
Al fine della assoggettabilità a fallimento di una società per azioni - e quindi costituita secondo un tipo previsto per le società che hanno ad oggetto l'esercizio di un'attività commerciale - è sufficiente l'avvio di un'attività prodromica all'esercizio di quella propriamente produttiva, come nel caso di costruzione di uno stabilimento industriale destinato alla successiva produzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Febbraio 1999, n. 1479.


Stato di insolvenza di una società - Riferimento alla situazione economica della società - Necessità - Inserimento della società in un gruppo - Irrilevanza.
Al fine della dichiarazione del fallimento di una società, l'accertamento dello stato d'insolvenza deve essere effettuato con esclusivo riferimento alla situazione economica della società medesima, anche quando essa sia inserita in un gruppo, cioè in una pluralità di società collegate o controllate da un'unica società-madre ("holding"), atteso che, nonostante tale collegamento o controllo, ciascuna di dette società conserva distinta la propria personalità giuridica ed autonoma qualità di imprenditore, rispondendo, con il proprio patrimonio, soltanto dei propri debiti, e che, inoltre, le speciali Disposizioni dettate per l'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi esprimono norme eccezionali che non autorizzano una diversa configurazione del "gruppo" e comunque non sono estensibili al di fuori delle peculiari ipotesi considerate. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Settembre 1990, n. 9704.


Stato d'insolvenza - In sede civile - Società - Inserimento in un gruppo - Irrilevanza.
Al fine della dichiarazione del fallimento di una società, l'accertamento dello stato d'insolvenza deve essere effettuato con esclusivo riferimento alla situazione economica della società medesima, anche quando essa sia inserita in un "gruppo", cioè in una pluralità di società collegate o controllate da un'unica società-madre (od "holding"), atteso che, nonostante tale collegamento o controllo, ciascuna di dette società conserva distinta personalità giuridica ed autonoma qualità d'imprenditore, rispondendo, con il proprio patrimonio, soltanto dei propri debiti, e che, inoltre, le speciali Disposizioni dettate per l'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi esprimono norme eccezionali che non autorizzano una diversa configurazione del "gruppo" e comunque non sono estensibili al di fuori delle peculiari ipotesi considerate. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Febbraio 1989, n. 795.


Fallimento - Esercente un'attività di trasporto di persone e cose in regime di concessione - Qualifica di imprenditore soggetto a fallimento ex art. 1 legge fall. - Sussistenza - Sottoposizione di detta attività ad un peculiare regime di prezzi e di costi - Ininfluenza.
La qualifica di imprenditore soggetto a fallimento, ai sensi dello art. 1 legge fall. Va riconosciuta a chi esercita in regime di concessione un'attività di trasporto di persone e di cose, anche se tale attività è assoggettata ad un peculiare regime di prezzi e costi, ricorrendo in essa tutti i requisiti previsti dall'art. 2082 cod.civ., in particolare l'economicità dell'attività svolta dal concessionario e lo scopo di lucro, cioè l'obiettiva idoneità dell'attività stessa a produrre un profitto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Giugno 1987, n. 4912.


Fallimento - Agenti di commercio - Assoggettabilità alle procedure concorsuali.
Poiché fra le attività ausiliarie contemplate dall'art 2195 n 5 cod civ e compresa quella dell'agente di commercio, che con una propria organizzazione di mezzi e a proprio rischio, promuove contratti per conto del produttore o fornitore di beni o servizi, ricorrono, anche riguardo all'agente, i presupposti soggettivi per l'assoggettamento alle procedure concorsuali quale imprenditore commerciale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Dicembre 1978, n. 6151.


Fallimento - Pollicultore - Esclusione - Limiti.
La pollicultura rientra di norma nelle attività agricole e non da percio luogo ad impresa commerciale, soggetta in quanto tale a fallimento, a meno che non sia di dimensioni sproporzionate rispetto al fondo o esercitata al di fuori di esso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Dicembre 1976, n. 4577.


Socio finanziatore di una società - Qualifica di imprenditore commerciale - Condizioni - Distinta attività ed autonomo profitto - Necessità - Mancanza - Autonoma dichiarazione di fallimento.
Affinchè il socio finanziatore assuma in concreto la qualità di imprenditore commerciale, e cioè di titolare di un'impresa di sua personale spettanza, posta a latere della società e avente a oggetto il finanziamento di questa, occorre che egli, indipendentemente dall'attività svolta come amministratore in seno alla società, ne svolga un'altra in proprio, diretta alla intermediazione nella circolazione del danaro e consistente nel procurarsi capitali, non per utilizzarli personalmente, ma per prestarli a fine speculativo. Occorre, più precisamente, che egli si proponga di trarre dalla sua attività un proprio e autonomo guadagno rispetto a quello della società finanziata, perché lo scopo di lucro e connaturato al concetto di impresa e non e ipotizzabile che l'imprenditore, invece di prefiggersi un profitto personale, agisca a vantaggio esclusivo di altri, foss'anche la società di cui egli e socio e amministratore. In tal caso, identificandosi il profitto dell'uno con quello dell'altra, le due attività finiscono per confondersi in quanto rivolte allo stesso scopo immediato: il profitto sociale. Ciò importa il difetto di quella autonomia funzionale e finale che e condizione necessaria perché possa configurarsi l'Esercizio, da parte del socio di una società di capitali, di un'impresa individuale che collabori con l'impresa sociale, ma che da questa resti distinta, cosi da poter essere assoggettata ad autonoma dichiarazione di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Dicembre 1976, n. 4577.


Agente di commercio - Promozione di affari di un imprenditore commerciale - Organizzazione propria dell'agente - Qualifica di imprenditore commerciale.
L'agente di commercio è l'operatore che professionalmente e con propria organizzazione di mezzi promuove contratti per conto di un imprenditore commerciale, assume anche egli la qualifica di imprenditore commerciale quale esercente di un'attività ausiliaria ai sensi dell'art 2195 n 5 cod civ. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Maggio 1973, n. 1516.


Compimento di un solo affare - Sufficienza - Condizioni.
La qualifica di imprenditore può determinarsi anche da un solo affare, in considerazione della sua Rilevanza economica e delle operazioni che il suo svolgimento comporta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Gennaio 1973, n. 267.


Fallimento - Dichiarazione del fallimento - Soggetti - Esercente attività continuativa e sistematica di intermediazione nella circolazione del denaro mediante sconto di cambiali ed impiego del ricavato in operazioni di prestito a scopo di lucro - Qualità di imprenditore commerciale - Sussistenza - Assoggettabilità a fallimento.
E' imprenditore commerciale e, come tale, è soggetto a fallimento colui che esercita l'attività continuativa e sistematica di intermediazione nella circolazione del denaro mediante sconto di cambiali ed impiego del ricavato in operazioni di prestito a scopo di lucro. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Luglio 1969, n. 2410.