Codice Civile


LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO IX
Dei fatti illeciti

Art. 2054

Circolazione di veicoli
TESTO A FRONTE

I. Il conducente di un veicolo senza guida di rotaie è obbligato a risarcire il danno prodotto a persone o a cose dalla circolazione del veicolo, se non prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno.

II. Nel caso di scontro tra veicoli si presume, fino a prova contraria, che ciascuno dei conducenti abbia concorso ugualmente a produrre il danno subito dai singoli veicoli .

III. Il proprietario del veicolo, o, in sua vece, l'usufruttuario o l'acquirente con patto di riservato dominio, è responsabile in solido col conducente, se non prova che la circolazione del veicolo è avvenuta contro la sua volontà.

IV. In ogni caso le persone indicate dai commi precedenti sono responsabili dei danni derivati da vizi di costruzione o da difetto di manutenzione del veicolo.


GIURISPRUDENZA

Circolazione stradale – Investimento del pedone – Comportamento colposo del pedone investito – Presunzione di colpa a carico dell’investitore – Onere della prova.
L’accertamento del comportamento colposo del pedone investito da un veicolo non è sufficiente per l’affermazione della sua esclusiva responsabilità, essendo pur sempre necessario che l’investitore vinca la presunzione di colpa posta a suo carico dall’art. 2054 c.c., comma 1, dimostrando di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno e tenendo conto che, a tal fine, neanche rileva l’anomalia della condotta del primo, ma occorre la prova che la stessa non fosse ragionevolmente prevedibile e che il conducente avesse adottato tutte le cautele esigibili in relazione alle circostanze del caso concreto, anche sotto il profilo della velocità di guida mantenuta.

In caso di investimento di un pedone, la responsabilità del conducente è esclusa quando risulti provato che non vi era, da parte di quest’ultimo, alcuna possibilità di prevenire l’evento, situazione ricorrente allorché il pedone abbia tenuto una condotta imprevedibile ed anormale, sicché l’automobilista si sia trovato nell’oggettiva impossibilità di avvistarlo e comunque di osservarne tempestivamente i movimenti. Non è pertanto sufficiente la dimostrazione dell’imprevedibilità del comportamento del pedone, dovendo comunque il conducente investitore superare l’invocata presunzione, con dimostrazione di aver fatto tutto quanto possibile per evitare il danno. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 04 Dicembre 2019, n. 31714.


Assicurazione - Veicoli - Terzo trasportato - Azione diretta ex art. 141 del d.lgs. n. 209 del 2005 - Necessario coinvolgimento di almeno due veicoli - Necessità di una collisione - Esclusione - Fattispecie.
Ai sensi dell'art. 141 del d.lgs. 7 settembre 2005, n. 209, la persona trasportata può avvalersi dell'azione diretta nei confronti dell'impresa di assicurazioni del veicolo sul quale viaggiava al momento del sinistro soltanto se in quest'ultimo siano rimasti coinvolti, pur in mancanza di un urto materiale, ulteriori veicoli. (Nella fattispecie, la S.C. ha escluso l'azione diretta del terzo trasportato a bordo di un motoveicolo che aveva subito una brusca caduta al suolo). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 08 Ottobre 2019, n. 25033.


Chiamata in causa dall'assicuratore con domanda di regresso ex art. 2055 c.c. - Condizione di proponibilità di cui all'art. 145 d.lgs. n. 209 del 2005 - Esclusione - Fondamento.
L'art. 145 del d.lgs. n. 209 del 2005, ai sensi del quale l'azione per il risarcimento dei danni causati dalla circolazione dei veicoli a motore può essere proposta solo dopo che siano decorsi sessanta giorni da quello in cui il danneggiato abbia chiesto il risarcimento del danno all'impresa di assicurazione, non trova applicazione nell'ipotesi in cui il medesimo assicuratore, convenuto in giudizio per l'integrale risarcimento, proceda alla chiamata in garanzia impropria di un altro danneggiante (e del suo assicuratore) per sentirlo dichiarare corresponsabile dei danni lamentati dall'attore, ai fini della ripartizione interna ex art. 2055 c.c. dell'obbligazione solidale, atteso che tale domanda non ha ad oggetto alcuna richiesta di risarcimento del danno, trovando invece titolo nella disciplina dei rapporti tra coobbligati solidali. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 31 Maggio 2019, n. 14873.


Incidente stradale – Morte – Danno tanatologico iure proprio – Danno da perdita delle elargizioni economiche – Presupposti – Tecniche di liquidazione.
Il risarcimento del danno da perdita del rapporto parentale è subordinato alla sussistenza di un duplice presupposto: il primo, di diritto, consistente nell’esistenza di un vincolo riconosciuto dall’ordinamento giuridico fra la vittima e l’attore, e il secondo, di fatto, richiedendosi la sussistenza di un vincolo affettivo fra gli stessi.
Tale danno, da liquidare sulla base del valore di riferimento di cui alle Tabelle del Tribunale di Milano, può essere personalizzato entro i limiti ivi sanciti. Tuttavia, la personalizzazione deve essere giustificata da circostanze anomale, inusuali ed eccezionali, con la precisazione che conseguenze “normali” del danno non vuole affatto dire conseguenze “non gravi” e, pertanto, le circostanze che possono giustificare la personalizzazione sono solo quelle che si discostano, per intensità o frequenza, da quelle ordinariamente derivanti da un evento luttuoso.

La giurisprudenza prevalente considera risarcibile il danno patito da tutti coloro i quali godevano di una stabile e periodica contribuzione da parte della vittima primaria dell’illecito, come, nel caso di specie, moglie e figlia del defunto.
La liquidazione di tale voce di danno patrimoniale consta di tre fasi.
In primo luogo, deve essere accertato il reddito netto annuo del defunto, tenendo conto anche dei presumibili incrementi futuri.
Dalla somma così ottenuta bisogna sottrarre la cosiddetta quota sibi, ossia la parte di reddito che il defunto avrebbe presumibilmente tenuto per sé, non devolvendola ai bisogni della famiglia.

Infine, la quota di reddito così accertata deve essere capitalizzata in base a un coefficiente pari alla differenza fra la durata media della vita di un individuo del sesso del coniuge richiedente meno l’abbattimento relativo allo scarto fra vita biologica e vita lavorativa e l’età della richiedente al momento del fatto, per la moglie, ed in base a un coefficiente di capitalizzazione pari al numero presumibile di anni per i quali si sarebbe protratto il sussidio paterno, per la figlia. (Stefano Romoli) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso, 16 Aprile 2019.


Risarcimento del danno – Cd. micropermanente – Prova del danno – Necessità di accertamento clinico strumentale – Esclusione – Colpo di frusta – Accertamento medico-legale – Necessità – Affermazione – Sufficienza della sintomatologia dolorosa riferita dal danneggiato – Esclusione.
La Corte Suprema di Cassazione, terza sezione civile, con la sentenza 1272 del 19/01/2018, ha escluso che per la prova delle lesioni di lieve entità, c.d. micropermanenti, sia sempre indispensabile l’accertamento clinico strumentale; è invece fondamentale che la singola patologia sia accertata in maniera rigorosa dal medico legale il quale è chiamato a stabilire se la lesione sussista e quale percentuale sia ad essa ricollegabile in conformità alle leges artis. Tuttavia vi possono essere situazioni nelle quali per la natura o la modestia della lesione, come nel caso della lesione al rachide cervicale, c.d. “colpo di frusta”, l’accertamento clinico strumentale risulti essere, con ogni probabilità, l’unico mezzo decisivo che consente al c.t.u. di fornire la prova rigorosa richiesta dalla legge, di rappresentare quindi al giudice una conclusione scientificamente documentata e giuridicamente ineccepibile. In tali circostanze, il c.t.u, non può limitarsi a dichiarare accertata la patologia sulla base del dato puro e semplice, e in sostanza non verificabile, del dolore più o meno accentuato che il danneggiato riferisca. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 13 Aprile 2018.


Avvocato e procuratore - Responsabilità civile - Contegno del professionista - Mancata tempestiva attivazione della pretesa risarcitoria del proprio assistito - Prescrizione del credito verso taluni dei condebitori solidali - Danno risarcibile ex art. 1223 c.c. - Sussistenza.
In tema di responsabilità professionale, il negligente comportamento dell'avvocato che, omettendo di attivare tempestivamente la pretesa risarcitoria del proprio assistito, abbia determinato il decorso della prescrizione del credito verso taluni dei condebitori solidali, determina un danno risarcibile ex art. 1223 c.c. consistente nella perdita della possibilità di avvalersi di più coobbligati, e, quindi, di agire direttamente nei confronti di quelli presumibilmente più solvibili, quali sono in particolare - in caso di crediti derivanti da un sinistro stradale - le società assicuratrici rispetto alle persone fisiche. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 10 Giugno 2016, n. 11907.


Art. 2054 c.c. – Circolazione stradale – Significato – Circolazione cd. statica (veicolo fermo o in sosta) – Sussiste.
La nozione tecnico giuridica di circolazione stradale, quale assunta dall'art. 2054 cod. civ. (e, perciò, rilevante ai fini dell'operatività della garanzia assicurativa) ha una connotazione diversa e più ampia rispetto a quella che il termine "circolazione" assume nel linguaggio comune, sostanzialmente evocante l'idea dello spostamento o movimento, dovendo il concetto di "circolazione stradale", al di là dell'apparente incongruità lessicale, comprendere anche la "circolazione statica", e, cioè, anche i momenti di quiete dei veicoli, siccome costituenti un'utilizzazione della strada al pari del transito. Pertanto, ai fini della responsabilità ex art. 2054 cod. civ., rientra nell'ampio concetto di circolazione, in cui deve dunque ritenersi compresa, anche la situazione di arresto o di sosta di un veicolo su strada o area pubblica di pertinenza della stessa. Invero il termine "circolazione stradale" non si limita ad esprimere un concetto dinamico, bensì rappresenta un concetto ampio che include, oltre al movimento, anche la sosta, la fermata e l'arresto dei veicoli, quali episodi insiti nella complessità del fenomeno. In particolare l'inclusione della c.d. "circolazione statica" nell'ambito dell'art. 2054 cod. civ. (e di rimando nella garanzia assicurativa obbligatoria) - prima ancora che dalle richiamate disposizioni del C.d.S. - si evince dalla stessa ratio legis, individuata nella pericolosità della circolazione stradale, giacchè anche in occasione di fermate o soste sussiste la possibilità di incontro o comunque di interferenza con la circolazione di altri veicoli o di persone, in quanto i veicoli, seppur fermi, ostacolano o alterano il movimento degli altri veicoli, ingombrando necessariamente la sede stradale (cfr. Corte cost., 2-14 aprile 1969, n. 82), con la conseguenza che anche in tali contingenze non possono il conducente e il proprietario ritenersi esonerati dall'obbligo di assicurare l'incolumità dei terzi. E tanto vale anche per i danni verificatisi quando il veicolo trovasi al di fuori del possibile controllo del conducente, con il limite di quelli derivanti da causa autonoma sopravvenuta (quale il dolo del terzo) di per sè sufficiente a determinare l'evento dannoso. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 29 Aprile 2015.


Circolazione cd. statica (veicolo fermo o in sosta) – Danno da incendio propagatosi da auto ferma – Responsabilità ex art. 2054 c.c. – Sussiste – Copertura assicurativa – Sussiste (art. 2054 c.c.).
Anche la responsabilità per danni da vizio di costruzione o difetto di manutenzione del veicolo prevista dall'art. 2054 ult. comma cod. civ., allorquando attiene ad eventi dannosi verificatisi durante la circolazione - ivi compresa la sosta - sulle pubbliche vie o aree equiparate costituisce oggetto dell'assicurazione obbligatoria ai sensi della legge n. 990 del 1969, art. 1 (e attualmente del D. Lgs. n. 299 del 2005, art. 122 che si riporta a tutte le fattispecie di responsabilità di cui all'art. 2054 cod. civ.), con la conseguenza, ad esempio, che, dei danni derivati a terzi dall'incendio propagatosi da un veicolo in sosta, risponde anche l'assicuratore, indipendentemente dal lasso di tempo intercorso tra l'inizio della sosta e l'insorgere dell'incendio (cfr. ex plurimis, oltre alla già cit. Cass. n. 2302 del 2004; Cass. 05 agosto 2004, n. 14998; Cass., 11 febbraio 2010, n. 3108; Cass. 29 settembre 2011, n. 19883; Cass. 14 febbraio 2012, n. 2092). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 29 Aprile 2015.


Circolazione cd. statica (veicolo fermo o in sosta) – Danno da operazioni di carico o scarico del veicolo fermo – Responsabilità ex art. 2054 c.c. – Sussiste – Copertura assicurativa – Sussiste .
Sotto l'aspetto operativo/funzionale, le operazioni di carico o scarico del veicolo sono in funzione del suo avvio nel flusso della circolazione, così come qualsiasi atto di movimentazione di esso o delle sue parti (quale apertura, chiusura sportelli ecc), con la conseguenza che, quando avvengano sulla pubblica via, danno luogo all'applicabilità della normativa sull'assicurazione per la R.C.A. (cfr. Cass. 22 maggio 2008, n. 13239 in motivazione). Anche in tali situazioni il veicolo si trova in una situazione riconducibile al concetto di circolazione e il conducente deve essere costantemente in grado di intervenire per evitare danni o pericolo di danni, oppure deve porre in essere accorgimenti tali da escludere, nei limiti del prevedibile, la possibilità che tali eventi si verifichino. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 29 Aprile 2015.


Circolazione stradale ex art. 2054 c.c. – Posizione di arresto del veicolo – Inclusione nel concetto di circolazione – Sussiste – Uso in concreto fatto del veicolo – Rilevanza – Esclusione.
Nell'ampio concetto di circolazione stradale indicato nell'articolo 2054 cod. civ. è compresa anche la posizione di arresto del veicolo, sia in relazione all'ingombro da esso determinato sugli spazi addetti alla circolazione, sia in relazione alle operazioni eseguite in funzione della partenza o connesse alla fermata, sia ancora con riguardo a tutte le operazioni cui il veicolo è destinato a compiere e per il quale esso può circolare nelle strade. Ne consegue che per l'operatività della garanzia per la R.C.A. è necessario il mantenimento da parte del veicolo, nel suo trovarsi sulla strada di uso pubblico o sull'area ad essa parificata, delle caratteristiche che lo rendono tale sotto il profilo concettuale e, quindi, in relazione alle sue funzionalità, sia sotto il profilo logico che sotto quello di eventuali previsioni normative, risultando, invece, indifferente l'uso che in concreto si faccia del veicolo, sempreché che esso rientri in quello che secondo le sue caratteristiche il veicolo stesso può avere. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 29 Aprile 2015.


Art. 2054 codice civile – Ipotesi di responsabilità eterogenee – In particolare, quattro distinte fattispecie – Precisazioni.
L’art. 2054 cod. civ. accorpa quattro ipotesi di responsabilità, apparentemente eterogenee, assunte sotto l'unica nozione di «circolazione dei veicoli», posto che: il primo comma dell'art. 2054 prevede un obbligo di prevenzione "unilaterale" (in una situazione, definita dalla dottrina di "unilateralità del rischio da circolazione"), facendo carico al conducente, per liberarsi dalla presunzione di responsabilità per i danni arrecati a persone o a cose «dalla circolazione del veicolo», di provare di «aver fatto tutto il possibile per evitare il danno», intendendosi per tale, non già l'impossibilità o la diligenza massima, bensì l'avere osservato, nei limiti della normale diligenza, un comportamento esente da colpa e conforme alle regole del codice della strada, da valutarsi dal giudice con riferimento alle circostanze del caso concreto (cfr. Cass. 29 aprile 2006, n. 10031); il secondo comma postula una situazione di rischio "comune" da circolazione stradale, qual è quella del «caso di scontro tra veicoli», presumendo che ognuno dei conducenti «abbia ugualmente concorso a produrre il danno» salvo prova liberatoria (e, cioè, di aver fatto «tutto il possibile per evitare il danno»); il terzo comma estende il rischio da circolazione, come prefigurato dai due commi precedenti, al proprietario (e ai soggetti ad esso equiparati), presumendone la responsabilità solidale per il fatto del conducente, sul presupposto dell'incauto affidamento, allorché «non prova che la circolazione del veicolo è avvenuta contro la sua volontà», e cioè non dimostra di avere tenuto un concreto ed idoneo comportamento ostativo, specificamente inteso a vietare ed impedire la circolazione del veicolo ed estrinsecatosi in atti e fatti rivelatori della diligenza e delle cautele allo scopo adottate (cfr. Cass. 07 luglio 2006, n. 15521); infine l'ultimo comma prevede «in ogni caso» la responsabilità di tutte le persone sopra indicate per i danni derivanti da «vizi di costruzione o da difetto di manutenzione del veicolo», con la conseguenza che esse sono esonerate da responsabilità solo ove risulti dimostrata l'interruzione del nesso causale tra l'evento e la circolazione del veicolo, attraverso la prova dell'esistenza del caso fortuito ovvero dell'inesistenza del vizio di manutenzione o costruzione (cfr. Cass. 21maggio 2014, n. 11270). Se si cerca il "filo" che collega, sotto l'unica rubrica di «circolazione di veicoli», tutte queste ipotesi di responsabilità presunta e, nel caso dell'ultimo comma, di responsabilità oggettiva (cfr. Cass. 06 agosto 2004, n. 15179; Cass. 09 marzo 2004, n. 4754), questo va individuato nella pericolosità dei due elementi caratterizzanti tutte le ridette ipotesi e, cioè, vuoi della circolazione, vuoi del veicolo - non già singolarmente intesi, ma nella loro interazione - per la considerazione della prevedibilità del danno che ne può derivare a persone e cose. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 29 Aprile 2015.


Art. 2054 codice civile – Ipotesi di responsabilità eterogenee – In particolare, quattro distinte fattispecie – Precisazioni.
La responsabilità ex art. 2054 c.c. costituisce una species del genus di responsabilità prevista dall’art. 2050 c.c. La responsabilità del proprietario (e soggetti equiparati) di cui ai commi 3 e 4 è espressione del rischio insito nella circolazione dei veicoli ed è correlata al principio cuius commoda eius et incommoda, con una sostanziale differenza; e ciò in quanto, nell'ipotesi di cui al comma 3, che è di responsabilità per colpa (presunta), la prova liberatoria consisterà nella dimostrazione da parte del proprietario dell'assolvimento dell'obbligo comportamentale imposto al conducente dai commi precedenti (di aver fatto «tutto il possibile per evitare il danno») ovvero nella prova che la circolazione è avvenuta contro la sua volontà, mentre, nell'ipotesi di cui al comma 4, che è di responsabilità oggettiva, occorrerà la prova, da parte di tutti i soggetti di cui ai commi precedenti, dell'interruzione del collegamento causale dell'evento con un vizio di costruzione o di manutenzione (id est con la circolazione del veicolo), attraverso la dimostrazione di un fattore esterno che, con propria autonoma ed esclusiva efficienza causale, abbia determinato il verificarsi del danno, nel qual caso, unico responsabile di esso sarà il soggetto cui va ascritta la responsabilità in ordine al fattore sopraggiunto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 29 Aprile 2015.


Presunzione di corresponsabilità ex art. 2054 comma 2 c.c. - Necessità di scontro tra veicoli - Utilizzabilità estensiva della norma per graduare la responsabilità tra corresponsabili solo ove sia accertato in concreto il nesso di causalità tra guida del veicolo non coinvolto e scontro.
La presunzione di pari corresponsabilità nella causazione di un sinistro stradale, prevista dall’art. 2054 comma 2, c.c., è applicabile soltanto quando tra i veicoli coinvolti vi sia stato un urto; ed allorquando manchi una collisione diretta tra tutti i veicoli, è consentito applicare estensivamente la norma al solo fine di graduare il concorso di colpa tra i vari corresponsabili, sempre che sia accertato in concreto il nesso di causalità tra la guida del veicolo non coinvolto e lo scontro. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 07 Ottobre 2014.


Risarcimento danni da sinistro stradale - Esclusione di alcun rapporto di causalità con il comportamento accertato di uno dei conducenti - Presunzione di corresponsabilità ex articolo 2054, comma 2, c.c. - Insussistenza..
La presunzione di cui al secondo comma dell'articolo 2054 c.c. - secondo la quale, nel caso di scontro tra veicoli, si presume, fino a prova contraria, che ciascuno dei conducenti abbia concorso ugualmente a produrre il danno subito dai singoli veicoli - esonera il danneggiato dalla prova della colpa del danneggiante ma non esclude la necessità di provare il rapporto di causalità che caratterizza la responsabilità per fatto illecito, ove vige il principio per cui il nesso eziologico tra condotta ed evento può ritenersi sussistente soltanto laddove il fatto dannoso non si sarebbe verificato se il danneggiante avesse tenuto una condotta alternativa corretta imposta dalla legge o dalla prudenza. (Nel caso di specie, il Tribunale ha escluso che, in mancanza della prova del nesso di causalità potesse ravvisarsi ex articolo 2054 c.c. la responsabilità di uno dei conducenti, responsabile peraltro di una lieve infrazione che non poteva aver avuto efficacia causale nella produzione dell'evento). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 25 Maggio 2012.


Assicurazione obbligatoria - Circolazione stradale - Azione del danneggiato - Procedimento - Responsabilità civile, intervento -Mandato irrevocabile.

Assicurazione obbligatoria - Circolazione stradale - Azione del danneggiato - Procedimento - Responsabilità civile, intervento -Mandato irrevocabile.

Assicurazione obbligatoria - Circolazione stradale - Azione del danneggiato - Procedimento - Responsabilità civile, intervento -Mandato irrevocabile.
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Secondo la sentenza n° 180/2009 della Corte Costituzionale è escluso che l’interpretazione dell’articolo 149 comma 6 del DLT 209/05 possa essere tale da precludere al danneggiato di agire contro l’assicurazione del responsabile civile, dovendo la norma essere necessariamente intesa nel senso che il danneggiato può scegliere se agire contro il proprio assicuratore oppure contro quello del responsabile civile. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

Il mandato con rappresentanza, rilasciato dall’assicurazione del veicolo presunto responsabile del danno, all’assicurazione del danneggiato conferisce un mandato a compiere ogni attività che si renda necessaria per la gestione e la liquidazione del danno nei sinistri rientranti nell’ambito di applicazione degli articoli 141 e 149 del DLT 205/2009, ma lo stesso non si estende alle ordinarie azioni svolte ex articolo 144.
Infatti la procura è un atto negoziale che resta nell’ambito dell’autonomia tra privati e, come tale, non può incidere sui diritti dei terzi (che hanno scelto di convenire in giudizio un soggetto anziché un altro) né può modificare le norme processuali che disciplinano la materia; in particolare l’articolo 81 cpc che in tema di sostituzione processuale prevede che, fuori dei casi espressamente indicati dalla legge, nessuno può far valere nel processo, in nome proprio, un diritto altrui. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

L’intervento dell’assicurazione del danneggiato nel processo promosso contro il responsabile del fatto e della sua assicurazione, è ammissibile perché lo stesso deve considerarsi un intervento adesivo autonomo scaturito dalla convenzione tra le imprese di assicurazioni sottoscritta ex articolo 13 del DPR 254/2006.
Tale convenzione, da qualificarsi come delegazione cumulativa o non liberatoria, comporta l’assunzione nelle vesti di gestionaria quando il risarcimento viene effettuato, in tutto o in parte, dall’impresa assicuratrice del veicolo civilmente responsabile del sinistro, ovvero di debitrice quando i danni provocati dal proprio assicurato responsabile, vengono risarciti per suo conto da un’altra impresa che ha diritto ad essere rimborsata secondo le quote di responsabilità attribuibile al proprio assicurato.
Nella predetta delegazione titolata, il delegato può opporre al delegatario le eccezioni relative al rapporto di provvista ( tra le due assicurazioni) e di valuta ( tra assicurazione e assicurato danneggiato). (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
Giudice di Pace Piacenza, 04 Aprile 2012.


Responsabilità ex art. 2054 c.c. – Requisito dello “scontro tra veicoli” – Necessità – Sussiste. .
La presunzione di responsabilità concorrente dei conducenti, di cui all'art. 2054, comma secondo cod. civ., opera solamente nel caso di scontro tra veicoli, e la estensione del concetto di "scontro" a tutte le ipotesi in cui si riscontra un nesso eziologico tra le reciproche manovre e l'evento lesivo contrasta sia con la inequivoca lettera della legge - dato che l'espressione "scontro" indica soltanto la collisione fisica - sia con la sistematica e la ratio della fattispecie. (Cass. civ., Sez. 3, Sentenza n. 10026 del 09/10/1998). Ciò deve ribadirsi nonostante alcune pronunce più recenti (ad esempio Cass. civ., Sez. 3, Sentenza n. 20439 del 2008) adottino una nozione più ampia di scontro, fondata sul nesso eziologico tra le reciproche manovre dei conducenti e l'evento dannoso. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Urbino, 17 Agosto 2011.


Circolazione stradale – Concorso di colpa – Presunzione di corresponsabilità – Scontro tra veicoli – Necessità – Estensione analogica ad ipotesi senza collisione – Condizioni – Accertamento del nesso di causalità. (15/06/2010).
La presunzione di corresponsabilità prevista dall’art. 2054, comma 2, codice civile è normalmente applicabile soltanto in ipotesi di scontro tra veicoli e non quando sia mancata la collisione tra gli stessi. Detta norma può peraltro essere estensivamente applicata all’ipotesi di sinistro in cui manchi una collisione diretta tra veicoli e quando sia necessario risolvere il problema della graduazione del concorso di colpa, solo laddove nel sinistro stradale tale concorso sia stato accertato in concreto, e sia quindi stato positivamente acclarato il nesso di causalità tra la guida del veicolo non coinvolto e lo scontro. (gm) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 18 Maggio 2010, n. 0.


Circolazione stradale – Scontro tra veicoli ed un animale – Presunzione ex art. 2054 comma 2 c.c. – Presunzione ex art. 2052 c.c. – Pari efficacia – Superamento della presunzione a carico dei singoli soggetti – Conseguenze..
Nel caso di scontro tra un veicolo ed un animale, il concorso fra le presunzioni stabilite a carico del conducente del veicolo ex art. 2054, comma 1, codice civile ed a carico del proprietario dell’animale ex art. 2052 codice civile, comporta la pari efficacia di entrambe tali presunzioni e la conseguente necessità di valutare, caso per caso e senza alcuna reciproca elisione, il loro superamento da parte di chi ne risulta gravato; pertanto, quando non sia possibile accertare l’effettiva dinamica del sinistro, e perciò la sussistenza e la misura delle rispettive colpe, se solo uno dei soggetti interessati superi la presunzione posta a suo carico, la responsabilità graverà sull’altro soggetto, mentre in ipotesi di superamento da parte di tutti, ciascuno andrà esente da responsabilità, la quale graverà invece su entrambi se nessuno raggiunga la prova liberatoria. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 02 Febbraio 2010, n. 0.