Codice Civile


LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO IX
Dei fatti illeciti

Art. 2050

Responsabilità per l'esercizio di attività pericolose
TESTO A FRONTE

I. Chiunque cagiona danno ad altri nello svolgimento di un'attività pericolosa, per sua natura o per la natura dei mezzi adoperati, è tenuto al risarcimento, se non prova di avere adottato tutte le misure idonee a evitare il danno.


GIURISPRUDENZA

Trattamento illecito dei dati personali – Danni conseguenti – Risarcimento – Art. 15 d.lgs. n. 196 del 2003 – Prova – Riparto tra danneggiato e danneggiante – Fattispecie.
In tema di risarcimento dei danni da illecito trattamento dei dati personali, l'art. 15 d.lgs. n. 196 del 2003 (vigente "ratione temporis"), nel richiamare il disposto dell'art. 2050 c.c., pone a carico del danneggiato la prova del danno e del nesso di causalità, lasciando al danneggiante la dimostrazione di avere adottato tutte le misure idonee ad evitare quel danno. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione di merito, che aveva rigettato la domanda risarcitoria, fondata sulla dedotta pubblicazione sull'albo pretorio "on line" di una delibera comunale contenente informazioni sullo stato di salute di un cittadino, in mancanza della prova della pubblicazione della menzionata delibera nella sua versione integrale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Maggio 2021, n. 14618.


Processo civile – Ammissibilità – Prove atipiche – Risultanze giudizio penale

Presunzione responsabilità attività pericolose – Condizioni applicabilità – Nesso causale tra attività ed evento – Necessità – Onere prova – Danneggiato
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Le risultanze del giudizio penale (nella specie CTU e accertamenti vigili del fuoco), anche quando sono inutilizzabili in quel processo a norma dell’art. 191 c.p.p., possono essere utilizzate dal giudice civile per la formazione del proprio convincimento, trattandosi di c.d. prove atipiche ammissibili poiché nell'ordinamento processuale vigente manca una norma di chiusura sulla tassatività dei mezzi di prova.

La presunzione di colpa dell’esercente di attività pericolosa stabilita dall’art. 2050 c.c. presuppone l'accertamento del nesso causale, la cui prova incombe sul danneggiato, tra esercizio dell’attività ed evento dannoso (nella specie il danneggiato lamentava la deflagrazione avvenuta nella sua abitazione a causa dell’esplosione di una bombola di gas, rimasta tuttavia integra all’esito dell’incidente). (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Trani, 17 Settembre 2020.


Responsabilità del produttore e del distributore ex art. 2050 c.c. - Bene intrinsecamente pericoloso utilizzato come materia prima in un successivo ciclo produttivo - Configurabilità - Condizioni e limiti - Nesso di causalità tra attività specifica del produttore e del distributore ed evento dannoso - Necessità - Fattispecie.
La responsabilità per esercizio di attività pericolosa ex art. 2050 c.c. - che può prescindere dall'attività in sé e per sé considerata e sussistere quando il pericolo sia intrinseco ai beni - non si configura in danno del produttore e del distributore e a favore di chi professionalmente impieghi gli oggetti potenzialmente lesivi come materie prime in una fase autonoma di un successivo ciclo produttivo, assumendo così propri oneri di precauzione adeguati a quello sviluppo, a meno che il danneggiato non provi, impregiudicati eventuali diversi titoli di responsabilità (da prodotto difettoso o per vizi della cosa venduta), il nesso causale tra l'esercizio della fase specifica dell'attività pericolosa gestita dalle controparti e il danno subito. (Nella specie, la S.C. ha corretto la motivazione della sentenza d'appello affermando che la semplice presenza di nitrocellulosa - in precedenza prodotta e commercializzata da altri e poi stoccata, come materia prima, in un impianto di produzione di vernici - non poteva di per sé sola considerarsi la causa dell'incendio divampato nello stabilimento e, comunque, non era eziologicamente riconducibile all'attività pericolosa esercitata dalle controparti e, segnatamente, alle fasi della produzione e della distribuzione del materiale esplodente). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 07 Novembre 2019, n. 28626.


Illegittima segnalazione alla Centrale Rischi – Responsabilità della banca segnalante – Onere risarcitorio – Ristoro della lesione alla riservatezza – Danno all’immagine e alla reputazione non “in re ipsa” – Liquidazione in via equitativa.
E’ illegittimo il comportamento di un istituto di credito che procede alla segnalazione del cliente alla Centrale Rischi, in ragione di un asserito debito del tutto esiguo, senza valutare la posizione complessiva di quest’ultimo ed eventualmente offrire la possibilità di porvi rimedio.

Ricorre la condotta di illecito trattamento dei dati personali del cliente, in violazione delle prescrizioni contenute nel D. Lgs. n. 196/2003, quando l’istituto di credito procede con colpevole negligenza, imprudenza e imperizia all’annotazione a sofferenza di un debito non esistente, senza dare preventiva informazione all’interessato dell’imminente registrazione dei dati in uno dei sistemi di informazione creditizia.

A fronte delle prove allegate dall’attore, la banca ha l’onere di dimostrare, ex art. 2050 c.c. (applicabile ai sensi dell’art. 15 del D. Lgs. n. 196/2003), di aver adottato le misure del caso, al fine di evitare il danno, oltre all’onere di offrire elementi idonei ad escludere la propria responsabilità.

All’accertata violazione delle prescrizioni contenute nel D. Lgs. n. 196/2003, consegue, a carico dell’istituto di credito segnalante, l’onere risarcitorio della lesione alla riservatezza subita dall’attore, nonché l’obbligo al risarcimento del danno alla reputazione e all’immagine dell’interessato.

Il danno alla reputazione e all’immagine, in quanto “danno conseguenza”, non può ritenersi sussistente “in re ipsa”, dovendo essere allegato e provato, da chi ne fa domanda, anche attraverso presunzioni. La quantificazione di tale danno avviene necessariamente in via equitativa, ai sensi degli artt. 1226 e 2056 c.c., dovendosi procedere a convertire in termini monetari un danno per sua natura non patrimoniale. (Oscar Sozzi) (riproduzione riservata)
Tribunale Como, 13 Novembre 2018.


Contratti bancari – Cd. Home banking – Prelievo operato da terzi – Mediante truffaldina appropriazione dei codici informatici di accesso al conto – Responsabilità oggettiva della banca – Sussiste.
In tema di responsabilità della banca in caso di operazioni effettuate a mezzo di strumenti elettronici, anche al fine di garantire la fiducia degli utenti nella sicurezza del sistema, è del tutto ragionevole ricondurre nell’area del rischio professionale del prestatore dei servizi di pagamento la possibilità di una utilizzazione dei codici di accesso al sistema da parte dei terzi, non attribuibile al dolo del titolare o a comportamenti talmente incauti da non poter essere fronteggiati in anticipo; ne consegue che la banca, cui è richiesta una diligenza di natura tecnica da valutarsi con il parametro dell’accorto banchiere, è tenuta a fornire la prova della riconducibilità dell’operazione al cliente. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 12 Aprile 2018, n. 9158.


Attività pericolose – Nozione – Attività pericolose cd. atipiche – Sussiste.
In tema di risarcimento dei danni ai sensi dell'art. 2050 c.c., sono attività pericolose non solo quelle qualificate come tali dalla legge di pubblica sicurezza e da altre leggi speciali, ma anche quelle che, per la loro stessa natura o per le caratteristiche dei mezzi adoperati, comportino, in ragione della loro spiccata potenzialità offensiva, una rilevante possibilità del verificarsi di un danno. (Nell'affermare tale principio in una causa in cui si denunciava che la fuoriuscita di carburante da una cisterna sotterranea avesse inquinato la vicina falda acquifera, contaminando le culture di un terreno, la S.C. ha riconosciuto natura di attività pericolosa all'erogazione di carburante effettuata presso una stazione di servizio). Cassazione civile, sez. III, 29 Luglio 2015, n. 16052.


Risarcimento del danno - Fatto illecito commesso nell’ambito di manifestazioni sportive professionistiche - Responsabilità oggettiva della società sportiva - Sussiste.
Il concetto normativo di attività pericolosa, previsto dall’art.2050 c.c., comprende o quelle espressamente previste come tali dal legislatore o quelle che, in concreto e caso per caso, siano riconosciute tali dal giudice in quanto comportanti la rilevante possibilità del verificarsi di danni in relazione alla loro stessa natura o per la caratteristica dei mezzi adoperati.
L’organizzazione sportiva di livello professionistico deve essere ricondotta al concetto di attività pericolosa in quanto considerata tale da espresse norme di legge (si veda il D.M. 25 agosto 1989) e in quanto oggettivamene pericolosa.
[In applicazione di tale principio, il Tribunale condannava la società calcistica al risarcimento dei danni provocati da un gruppo di tifosi ad un presunto sostenitore della squadra avversaria]. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Nocera Inferiore, 27 Febbraio 2015.


Cose in custodia – Forza maggiore e caso fortuito – Esenzione da responsabilità della società gestrice di un campeggio in caso di slavina imprevedibile e di rilevante gravità..
Ove ricorra il caso fortuito, la elisione del rapporto causale esclude la responsabilità del custode anche ove questi abbia tralasciato l’effettuazione di tutte le misure idonee a evitare il danno (Conf. Cass.10.3.2006 n. 5254 e Cass. 19.12.2006 n. 27168). Il distacco di una slavina, in quanto fattore estraneo, recidente il nesso di causa tra la cosa in custodia – ancorchè non adeguatamente protetta – e il danno, costituisce caso fortuito, che esclude la responsabilità del custode (cfr Cass. 4.2.04 n. 2062; Cass. 9.3.10 n. 5658), ed altresì, costituendo impossibilità ad adempiere non imputabile, anche la responsabilità del locatore, non essendo deducibile in lite la responsabilità del depositario, visto che i bungalows , da una parte è discutibile che siano beni mobili e, dall’altra, si trovano, per la loro particolare natura di abitazione, sul sedime del campeggio in forza di idonei contratti di locazione, e non sulla scorta di altro schema contrattuale. (Studio Legale Camerano - Bertolin) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 28 Febbraio 2013.


Attività sportiva - Taekwondo - Attività pericolosa.

Risarcimento del danno - Lesioni personali ad un partecipante - Illecito civile - Responsabilità risarcitoria - Presupposti - Superamento del rischio consentito nell'ambito della normale alea dell'attività sportiva.
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Lo svolgimento dell’attività sportiva del taekwondo rientra nell’ambito delle attività pericolose ex art. 2050 c.c.. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

Nel caso d’infortunio sportivo, qualora siano derivate lesioni personali ad un partecipante all’attività a seguito di un fatto posto in essere da altro partecipante, il comportamento è pacificamente fonte di illecito civile se il fatto lesivo è dolosamente posto in essere in collegamento di mera occasionalità con la gara. Al di fuori di tale ipotesi, perché vi sia responsabilità risarcitoria civilistica è necessario non solo che sia configurabile la violazione delle regole sportive; ma anche che detta violazione sia posta in essere con modalità di rude violenza o irruenza, sleali o tali da mettere coscientemente a rischio l’incolumità dell’avversario, in modo che venga superato il cosiddetto rischio consentito nell’ambito della normale alea derivante dalla partecipazione all’attività sportiva. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 08 Novembre 2012.


Gestore di impianto sportivo – Responsabilità per incidenti occorsi agli sportivi durante le prove – Sussistenza – Fattispecie..
Il responsabile di attrezzature sportive o ricreative è titolare di una posizione di garanzia a tutela dell'incolumità di coloro che le utilizzano, anche a titolo gratuito, sicché, al fine di sottrarsi ad ogni responsabilità, deve avere predisposto le normali cautele atte a contenere il rischio nei limiti confacenti alla specifica attività sportiva, nel rispetto di eventuali regolamenti sportivi, principio da ritenersi applicabile anche nell’ipotesi in cui, nell’ambito dell’impianto (nel caso di specie predisposto per l’utilizzo di moto da cross), siano in corso delle prove e non la vera e propria attività agonistica. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 17 Aprile 2012.


Responsabilità ex art. 2050 c.c. – Attività pericolosa – Nozione – Fattispecie in tema di tappeti elastici per bambini..
Costituisce attività pericolosa ai fini della responsabilità contemplata dall’art. 2050 c.c. non solo quella per la quale apposite norme di legge impongono particolari obblighi di cautela, ma anche quella che, non specificata o non disciplinata, abbia tuttavia una pericolosità intrinseca o comunque dipendente dai mezzi utilizzati o dalle modalità di esercizio e, detta presunzione di responsabilità può essere vinta solo con una prova particolarmente rigorosa quale la dimostrazione di aver adottato tutte le misure idonee ad evitare il danno. (Michela Forte) (riproduzione riservata) Tribunale Pesaro, 31 Gennaio 2011.


Responsabilità civile – Difesa militare dello spazio aereo – Attività pericolosa – Art. 2050 c.c. – Applicabilità..
In considerazione del fatto che la difesa militare dello spazio aereo italiano va reputata attività pericolosa, con l’effetto di riconoscere come tale anche quella volta a garantire la sicurezza della navigazione aerea civile, deve ritenersi applicabile la presunzione di cui all’art. 2050 c.c.. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Appello Palermo, 14 Giugno 2010.