Codice Civile


LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO III
Dei singoli contratti
CAPO XXVI
Della cessione dei beni ai creditori

Art. 1977

Nozione
TESTO A FRONTE

I. La cessione dei beni ai creditori è il contratto col quale il debitore incarica i suoi creditori o alcuni di essi di liquidare tutte o alcune sue attività e di ripartirne tra loro il ricavato in soddisfacimento dei loro crediti.


GIURISPRUDENZA

Concordato preventivo con cessione dei beni - Risoluzione ex art. 186 l.fall. - Condizioni - Inadempimento di non scarsa importanza - Valutazione - Percentuale di soddisfacimento indicata dal debitore - Rilevanza.
Il concordato preventivo con cessione dei beni deve essere risolto, a norma dell'art. 186 l.fall., qualora emerga che esso sia venuto meno alla sua funzione di soddisfare in una qualche misura i creditori chirografari e integralmente quelli privilegiati non falcidiati, salvo che l'inadempimento abbia scarsa importanza, tenuto conto della percentuale di soddisfacimento indicata nella proposta dal debitore, anche se quest'ultimo non si sia espressamente obbligato a garantirla. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Luglio 2019, n. 20652.


Concordato preventivo – Cessione dei beni – Cessione parziale – Effetto esdebitatorio – Esclusione

Concordato preventivo – Concordato con continuità aziendale – Cessione parziale dei beni – Ammissibilità – Finalità dell’istituto

Concordato preventivo – Concordato di gruppo – Inammissibilità – Confusione delle masse attive e passive delle singole società – Esclusione
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La cessione dei beni di fonte contrattuale non ha un effetto esdebitatorio (a differenza di quanto avviene nel concordato) e, come tale, consente ai creditori cessionari di agire esecutivamente anche sulle attività non cedute. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nel concordato con continuità aziendale, ai sensi dell'art. 186-bis L. Fall., la cessione parziale dei beni è espressamente prevista in relazione alla peculiare finalità perseguita dall'istituto, che è quella di consentire la prosecuzione dell'attività di impresa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

E’ inammissibile la proposta unitaria di concordato da parte di società fra loro collegate da vincolo di direzione e controllo che preveda l'attribuzione ai creditori di ciascuna società solo di parte del patrimonio di questa (Cass. 13 ottobre 2015, n. 20559; Cass. 13 luglio 2018, n. 18761); il concordato preventivo può, pertanto, essere proposto unicamente da ciascuna delle società appartenenti al gruppo davanti al tribunale territorialmente competente per ogni singola procedura, senza possibilità di confusione delle masse attive e passive, per essere, quindi, approvato da maggioranze calcolate con riferimento alle posizioni debitorie di ogni singola impresa, con l’ulteriore precisazione che la separazione delle masse attive e passive rappresenta (anche in ragione del meccanismo di formazione delle maggioranze necessarie) un dato imprescindibile della normativa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 17 Ottobre 2018, n. 26005.


Concordato preventivo - Risoluzione ex art. 186 l.fall. - Condizioni - Valutazione dell'imputabilità dell'inadempimento - Esclusione - Fondamento.
Il concordato preventivo deve essere risolto, a norma dell'art. 186 l.fall., qualora emerga che esso sia venuto meno alla sua funzione di soddisfare i creditori nella misura promessa, a meno che l'inadempimento non abbia scarsa importanza, a prescindere da eventuali profili di colpa del debitore, non trattandosi di un contratto a prestazioni corrispettive ma di un istituto avente una natura negoziale contemperata da una disciplina che persegue interessi pubblicistici e conduce, all'esito dell'omologa, alla cristallizzazione di un accordo di natura complessa ove una delle parti (la massa dei creditori) ha consistenza composita e plurisoggettiva. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Luglio 2018, n. 18738.


Accordo di ristrutturazione dei debiti - Esecuzione - Termine.
L'interpretazione secondo buona fede di un accordo di ristrutturazione dei debiti ex articolo 182-bis legge fall. porta a ritenere che le attività previste quali controprestazioni delle rinunce dei creditori debbano svolgersi ed esaurirsi nell'arco di un periodo di tempo determinato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 23 Novembre 2015.


Concordato preventivo - Cessione dei beni ai creditori - Previsione di una percentuale minima di soddisfazione - Aleatorietà - Esclusione.

Concordato preventivo - Cessione dei beni - Distinzione rispetto all'istituto previsto dal codice civile agli articoli 1977 seguenti.
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Non è aleatoria la proposta di concordato preventivo che preveda la cessione di tutti i beni ai creditori e la loro soddisfazione in una determinata percentuale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La cessio bonorum prospettata nell'ambito di una proposta di concordato preventivo non è identificabile con l’istituto contrattuale previsto dal codice civile in considerazione della sua diversità ontologica, in quanto la prima produce effetti nei confronti di tutti i creditori anteriori, anche di quelli dissenzienti e assenti, mentre l’istituto negoziale previsto dagli artt. 1977 e ss. c.c. vincola solo i creditori che ne sono parte al divieto di azioni esecutive sui beni ceduti e, salvo patto contrario, produce la liberazione del debitore nei limiti di quanto da essi ricevuto (Cass. 15 settembre 2011, n 18864). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Monza, 17 Luglio 2012.


Trust e fallimento - Effetti del fallimento del disponente sul trust - Causa sopravvenuta di invalidità dell'atto istitutivo - Esclusione.

Trust - Gestione dell'insolvenza mediante cessio bonorum - Esplicazione dell'autonomia contrattuale - Natura inderogabile della disciplina dettata dalla legge fallimentare - Esclusione - Inapplicabilità al trust istituito per la gestione dell'insolvenza dell'articolo 15 della Convenzione de L'Aja.

Fallimento - Trust liquidatorio - Acquisizione da parte del curatore fallimentare degli assets del trust - Ricorso alla legge regolatrice del trust - Diritto del beneficiario di ottenere la cessazione anticipata del trust.
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Nei rapporti fra trust e fallimento, occorre considerare che il fallimento del disponente (originariamente in bonis al momento dell’istituzione) non può incidere sull’atto di trust che ha già definitivamente spiegato ed esaurito i suoi effetti. Nel diritto dei trust, infatti, il disponente “esce di scena” e una vicenda successiva, attinente al settlor, non può determinare effetti sulla “vita” del trust, tantomeno assurgendo a causa sopravvenuta di invalidità dell’atto istitutivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La circostanza che un imprenditore insolvente possa gestire la crisi attraverso la cessio bonorum prevista dagli articoli 1977 seguenti c.c., e quindi attraverso un contratto tipico previsto dall’ordinamento, il quale altro non è che mera esplicazione dell'autonomia contrattuale, consente di escludere che la disciplina dell’insolvenza dettata dalla legge fallimentare debba considerarsi inderogabile. Da ciò consegue l'inapplicabilità al trust istituito per la gestione dell'insolvenza dell'articolo 15 della Convenzione de L'Aja. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La finalità di far pervenire al curatore fallimentare gli assets del trust liquidatorio può essere agevolmente e legittimamente perseguita mediante il ricorso alla legge regolatrice del trust (oltre che all’azione revocatoria, fallimentare od ordinaria): nel diritto dei trust, infatti, il beneficiario vested ha il diritto di ottenere la cessazione anticipata del trust e tale prerogativa ben potrebbe essere esercitata dal curatore, il quale assomma in sé tutte le posizioni beneficiarie del trust liquidatorio che veda creditori quali beneficiari. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 02 Maggio 2012.


Concordato preventivo - Natura contrattuale - Mancanza della volontà concorde di tutte le parti interessate.

Concordato preventivo - Cessio bonorum di cui agli articoli 1977 seguenti CC - Distinzione - Vincolo al divieto di azioni esecutive dei soli creditori consenzienti - Liberazione del debitore nei limiti di quanto ricevuto dai creditori.
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L'istituto del concordato preventivo non è riducibile ad un mero contratto di diritto privato e ciò in considerazione della mancanza della concorde volontà di tutte le parti interessate secondo la rituale modalità di incontro della proposta e della conforme accettazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La diversità tra l'istituto della cessio bonorum prevista dagli articoli 1977 e seguenti del codice civile rispetto alla cessione dei beni attuata mediante il concordato preventivo risiede soprattutto nel fatto che quest'ultimo istituto vincola solo i creditori che ne sono parte al divieto di azioni esecutive sui beni ceduti (articolo 1980, comma 2, c.c.) e, salvo patto contrario (espressione, che richiede una scelta), produce la liberazione del debitore nei limiti di quanto ricevuto dal creditore (articolo 1984 c.c.). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 15 Settembre 2011, n. 18864.


Concordato preventivo - Annullamento e risoluzione - Concordato preventivo con cessione dei beni - Somme ricavabili dalla liquidazione - Prevedibile insufficienza - Conseguenze - Risoluzione - Configurabilità - Condizioni - Colpa del debitore - Irrilevanza - Fattispecie relativa a cessione dei beni senza liberazione immediata del debitore.
Il concordato preventivo con cessione dei beni ai creditori deve essere risolto a norma dell'art. 186 legge fall., qualora emerga che esso sia venuto meno alla sua funzione, in quanto, secondo il prudente apprezzamento del giudice del merito, le somme ricavabili dalla liquidazione dei beni ceduti si rivelino insufficienti, in base ad una ragionevole previsione, a soddisfare, anche in minima parte, i creditori chirografari e, integralmente, i creditori privilegiati; la ragione della predetta risoluzione, inoltre, può anche consistere, come nella specie, nell'obiettiva impossibilità sopravvenuta di attuare le condizioni minime previste dalla legge fallimentare, senza che alcun rilievo assuma l'eventuale colpa del debitore che, in caso di consegna dei beni, ha esaurito la sua prestazione, ove non sia prevista la sua liberazione immediata ed invece operi il trasferimento in favore degli organi della procedura della legittimazione a disporre dei beni ceduti ex art. 1977 cod. civ.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Giugno 2011, n. 13446.


Concordato preventivo - Approvazione - Omologazione - Garanzia del concordato - Cessione dei beni di un terzo - Natura - Norme applicabili

Concordato preventivo - Decreto di ammissione - Pubblicità - Efficacia costitutiva della pubblicità - Esclusione - Ignoranza da parte dei creditori della presentazione del ricorso per concordato preventivo - Irrilevanza
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La cessione dei beni di un terzo nell'interesse del debitore, quale mezzo di attuazione e di garanzia del concordato preventivo, ancorché riconducibile in linea di principio allo schema negoziale di cui all'art. 1977 cod. civ., presenta tuttavia caratteristiche peculiari che non consentono di ritenere applicabile, sic et simpliciter, le regole proprie del contratto, andando essa a collocarsi nel quadro di un complesso procedimento che si pare formalmente col decreto di cui all'art. 163 legge fallimentare e si conclude con la fase d esecuzione e di liquidazione. (massima ufficiale)

La pubblicità del decreto che dichiara aperta la procedura di concordato preventivo non ha efficacia costitutiva e non condiziona gli effetti preliminari della procedura che, per il testuale tenore dell'art. 168 legge fallimentare, si ricollegano alla proposta del debitore e quindi retroagiscono alla data di presentazione del ricorso. Ne consegue che è irrilevante la circostanza che di tale presentazione i creditori non abbiano avuto conoscenza, poiché la disciplina normativa non prevede tale conoscenza come presupposto per rendere operativo il divieto per i creditori (aventi titolo o causa anteriore al decreto) di iniziare o proseguire azioni esecutive. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 16 Aprile 1996, n. 3588.


Concordato preventivo - Commissario giudiziale - Liquidatore - Rendiconto ex art. 116 della legge fallimentare - Presentazione - Obbligo - Esclusione - Compenso - Liquidazione - Momento rilevante.
Nel procedimento di concordato preventivo con cessione dei beni, il commissario giudiziale ed il liquidatore non sono tenuti a presentare il rendiconto di cui all'art. 116 l. fall. E, pertanto, il compenso a loro spettante va liquidato dopo l'esecuzione del concordato ovvero al momento in cui il concordato venga per qualsiasi causa a cessare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Novembre 1981.