Codice Civile


LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO III
Dei singoli contratti
CAPO XXII
Della fideiussione
SEZIONE V
Dell'estinzione della fideiussione

Art. 1957

Scadenza dell'obbligazione principale
TESTO A FRONTE

I. Il fideiussore rimane obbligato anche dopo la scadenza dell'obbligazione principale, purché il creditore entro sei mesi abbia proposto le sue istanze contro il debitore e le abbia con diligenza continuate.

II. La disposizione si applica anche al caso in cui il fideiussore ha espressamente limitato la sua fideiussione allo stesso termine dell'obbligazione principale.

III. In questo caso però l'istanza contro il debitore deve essere proposta entro due mesi.

IV. L'istanza proposta contro il debitore interrompe la prescrizione anche nei confronti del fideiussore.


GIURISPRUDENZA

Fideiussioni - Violazione della normativa antitrust - Onere della prova.
La nullità delle clausole di contratti di garanzia per violazione della normativa antitrust non può essere riconosciuta quando mancando la dimostrazione dell’incidenza dei pretesi vizi sulla scelta delle attrici tra una pluralità di prodotti bancari concorrenti, nonché la prova dell’effetto pregiudizievole dell’intesa concordata con la banca ed altresì ove non sia data rigorosa prova del collegamento negoziale tra intesa “a monte” e contratto “a valle”. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Lucca, 07 Maggio 2021.


Nullità parziale della fideiussione per violazione della normativa c.d. antitrust – Eccezione riconvenzionale – Decadenza ex art. 1957 c.c. – Sussistenza.
In caso di conformità della fideiussione allo schema censurato dalla Banca d’Italia, deve essere dichiarata la nullità parziale delle singole clausole, con conseguente decadenza delle fideiussioni ex art. 1957 c.c. e liberazione dei garanti. (Nicola Maragna) (Pietro Stizzoli) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 29 Gennaio 2021.


Nullità parziale della fideiussione per violazione della normativa c.d. antitrust – Eccezione riconvenzionale – Decadenza ex art. 1957 c.c. – Sussistenza.
In caso di conformità della fideiussione allo schema censurato dalla Banca d’Italia, deve essere dichiarata la nullità parziale delle singole clausole, con conseguente decadenza delle fideiussioni ex art. 1957 c.c. e liberazione dei garanti. (Nicola Maragna) (Pietro Stizzoli) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 29 Gennaio 2021.


Norme bancarie uniformi – Fideiussione omnibus – Azione in giudizio contro il debitore principale nel termine di sei mesi – Concorrenza – Intese vietate – Nullità relativa.
La tesi della integrale nullità delle fideiussioni che riproducono le Norme Bancarie Uniformi, da qualificarsi come intese illecite ex L. 287/90, non appare fondata alla luce della sentenza della Corte di Cassazione n. 24044/19 che espressamente la esclude.

Deve pertanto essere dichiarato provvisoriamente esecutivo, ex art. 648 c.p.c., il decreto ingiuntivo ottenuto dalla banca, anche in considerazione del fatto che la tempestiva azione svolta nei confronti del debitore principale esclude la decadenza di cui all’art. 1957 c.c. (Marco Quagliaro) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine, 19 Gennaio 2021.


Fideiussioni omnibus e specifiche conformi allo schema ABI 2003 – Nullità parziale – Sufficienza della riproduzione dello schema ABI nel contratto fideiussorio.
Sono afflitte da nullità parziale le fideiussioni omnibus e specifiche conformi allo schema ABI 2003 sanzionato dalla Banca d'Italia con provvedimento n. 55/2005, anche se stipulate successivamente al periodo di osservazione dell’Autorità garante.

Attesa la natura di prova privilegiata del provvedimento antitrust, l’onere probatorio gravante sul fideiussore è adempiuto quando abbia dimostrato “la coincidenza delle convenute condizioni contrattuali con le clausole di “reviviscenza”, “sopravvenienza” e deroga all’art. 1957 c.c. proprie dello schema ABI (Cass. n. 13846/1019, in parte motiva).

Ai sensi dell’art. 1957 c.c., da non intendersi più derogato per effetto della rilevata nullità, la garanzia non ha più effetto qualora la banca, a seguito della scadenza dell’obbligazione principale, non abbia nei successivi sei mesi adottato azioni giudiziarie o esecutive tese al recupero del credito nei confronti del debitore principale. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Appello Palermo, 31 Dicembre 2020.


Tribunale delle Imprese – Conflitto tra competenze inderogabili – Pendenza del giudizio opposizione a decreto ingiuntivo – Fideiussione omnibus – Nullità parziale – Efficacia di giudicato del decreto non opposto.
L’azione diretta a far dichiarare la nullità, per violazione della normativa antitrust, della clausola di rinuncia della facoltà prevista dall’art. 1957 c.c., della clausola c.d. di sopravvivenza e della clausola c.d. di riviviscenza, riproducenti le analoghe clausole del modello A.B.I. di fideiussione omnibus, rientra nella competenza per materia del Tribunale delle imprese e la contestuale pendenza del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo emesso sulla scorta della medesima fideiussione, pur configurando in astratto un’ipotesi di continenza del giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo rispetto al giudizio instaurato innanzi al Tribunale delle imprese - atteso che l’accertamento della nullità del contratto “a valle” implica necessariamente l’accertamento della nullità dell’intesa anticoncorrenziale “a monte”-, non consente l’applicazione dell’art. 39, 2° comma, c.p.c., essendosi in presenza di criteri di competenza parimenti inderogabili.
Le clausole riproduttive del contenuto del modulo A.B.I. sono affette da nullità “virtuale” ex art. 1418, 1° comma, c.c. per contrarietà diretta norme imperative di ordine pubblico economico, essendo il contratto lo strumento attraverso il quale si realizzano gli effetti dell’illecito anticoncorrenziale. Trattasi di nullità parziale ex art 1419 c.c., potendo solo banca provare l’essenzialità delle clausole ai fini della stipula del contratto, circostanza che non può desumersi sic et simpliciter dalla mera alterazione del sinallagma contrattuale.
Il provvedimento della Banca d’Italia del 2005 ha efficacia vincolante ai sensi dell’art. 7 del d. lgs. n. 3/2017 nei giudizi risarcitori solo per le fideiussioni omnibus e con riferimento all’esistenza di un’intesa anticoncorrenziale, sicché l’attore dovrà sempre provare il danno subito ed il nesso di causalità. Nei giudizi di risarcimento non aventi ad oggetto contratti di fideiussione omnibus, l’attore dovrà anche provare, non solo che le clausole inserite nella fideiussione sono analoghe a quelle dello schema A.B.I., ma che le stesse hanno avuto una diffusa “standardizzazione contrattuale” che ha generato in concreto effetti anticoncorrenziali.
Il decreto ingiuntivo emesso sulla scorta di una fideiussione contenente le suddette clausole e non opposto nei termini di legge spiega effetti sostanziali e processuali del tutto equivalenti a quelli di cui una sentenza passata in giudicato per cui, coprendo il dedotto ed il deducibile, preclude la possibilità di agire per la nullità ed il risarcimento dei danni per violazione della normativa antitrust. (Stefano Vitale) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli, 04 Dicembre 2020.


Fideiussione ABI – Rilevabilità d’ufficio – Eccezione ex art. 1957 c.c.

Fideiussione ABI – Leasing – Inapplicabilità
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L’eccezione di nullità della clausola di deroga all’art. 1957 c.c. per violazione della normativa antitrust è sottratta alla disponibilità delle parti ed è suscettibile di rilievo anche officioso ex art. 1421 cc.

Con il provvedimento n. 55 del 2.5.2005 la Banca d’Italia, ha riconosciuto che “a) gli articoli 2, 6 e 8 dello schema contrattuale predisposto dall’ABI per la fideiussione a garanzia delle operazioni bancarie (fideiussione omnibus) contengono disposizioni che, nella misura in cui vengano applicate in modo uniforme, sono in contrasto con l’articolo 2, comma 2, lettera a), della legge n. 287/90;1” ed ha imposto ad ABI di trasmettere preventivamente alla Banca d’Italia le circolari, emendate dalle disposizioni citate alla precedente lettera a), mediante le quali lo schema contrattuale oggetto d’istruttoria avrebbe dovuto essere diffuso al sistema bancario.

Le determinazioni della Banca d’Italia hanno riguardato specificamente il settore bancario e le ripercussioni significative sul mercato rilevante del credito conseguenti alla violazione dell’art. 2 della normativa Antitrust e all’intesa illecita.

Tali aspetti sono completamente estranei alla fattispecie in cui la garanzia si riferisca a contratti di leasing. (Daniel Polo Pardise) (riproduzione riservata)
Appello Milano, 22 Luglio 2020.


Eccezione di nullità della fideiussione contenente le clausole nulle per violazione della normativa antitrust - Eccezione di nullità delle singole clausole fideiussorie predisposte in violazione della normativa antitrust - Eccezione di nullità della singola clausola rilevabile d’ufficio del giudice.
L’eccezione di nullità delle singole clausole contenute in una fideiussione per violazione della normativa antitrust non determina la nullità dell’intera fideiussione ma solo delle singole clausole.
L’eccezione di nullità della che deroga all’art. 1957, comma 1, c.c. non costituisce un’eccezione in senso stretto e può essere rilavata d’ufficio dal Giudice
L’eccezione di decadenza riferita all’art. 1957, comma 1, c.c. è compatibile con la fideiussione a prima richiesta. (Tribunale di Brescia) (riproduzione riservata)
Tribunale Brescia, 23 Giugno 2020.


Fideiussione - Clausola di solidarietà tra garante e debitore principale - Interpretazione - Deroga implicita all'art. 1957 c.c. - Esclusione - Fondamento.
La clausola della fideiussione che stabilisce espressamente la solidarietà tra garante e debitore principale non può essere interpretata come un'implicita deroga alla disciplina dell'art. 1957 c.c., poiché l'esplicita esclusione del "beneficium excussionis" non è incompatibile con la liberazione del fideiussore per il caso in cui il creditore non agisca contro il debitore principale nel termine di sei mesi dalla scadenza della obbligazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 26 Maggio 2020, n. 9862.


Fideiussione "ABI" - Violazione normativa Antitrust - Nullità della clausola derogatoria ex art. 1957 c.c. - Garanzia contrattata dopo il provvedimento della Banca d'Italia n.55/2005 - Irrilevanza ai fini della declaratoria di nullità.
In tema di fideiussione omnibus conforme allo schema ABI vietato, ai fini della nullità della clausola derogatoria del termine semestrale ex art. 1957 c.c. e quindi della declaratoria di decadenza della banca dalla possibilità di agire contro il fideiussore, è irrilevante che la garanzia sia stata contratta prima o dopo il provvedimento della Banca d'Italia n. 55/2005, poiché, come evidenziato da Cass. n. 13846/2019, “quel che assume rilievo, ai fini della predicata inefficacia delle clausole del contratto di fideiussione di cui agli artt. 2, 6 e 8 è, all’evidenza, il fatto che esse costituiscano lo sbocco dell’intesa vietata, e cioè attraverso che attraverso dette disposizioni si siano attuati gli effetti di quella condotta illecita, come rilevato da Cass. Sez. U. 4 febbraio 2005, n. 2207 (cfr. in tema anche Cass. 12 dicembre 2017, n. 29810…)”. (Patrizia Perrino) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 28 Aprile 2020.


Fideiussione e art. 1957 c.c.

Cessione dei crediti - Eccezioni opponibili dal debitore ceduto
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L’art. 1957 c.c. ("Il fideiussore rimane obbligato anche dopo la scadenza dell’obbligazione principale, purchè il creditore entro sei mesi abbia proposto le sue istanze contro il debitore e le abbia con diligenza continuate") ha natura dispositiva.

Perfezionatasi la cessione, il debitore ceduto può opporre al cessionario le eccezioni concernenti l’esistenza e la validità del titolo nonché l’adempimento dell’obbligazione mentre le eccezioni aventi ad oggetto fatti estintivi o modificativi del credito sono opponibili al cessionario solo se anteriori alla notifica della cessione comunicata al debitore ceduto. (Fabio Benatti) (riproduzione riservata)
Tribunale Modena, 25 Febbraio 2020.


Liberazione del fidejussore per fatto del creditore - Semplice inazione del creditore - Insufficienza - Comportamento determinante pregiudizio giuridico - Necessità - Determinazione di mera maggior difficoltà nella realizzazione dei diritti del fideiussore - Irrilevanza.
Il fatto del creditore, rilevante ai sensi dell'art. 1955 c.c. ai fini della liberazione del fideiussore, non può consistere nella mera inazione, ma deve costituire violazione di un dovere giuridico imposto dalla legge o nascente dal contratto e integrante un fatto quanto meno colposo, o comunque illecito, dal quale sia derivato un pregiudizio giuridico, non solo economico, che deve concretizzarsi nella perdita del diritto (di surrogazione ex art. 1949 c.c., o di regresso ex art. 1950 c.c.), e non già nella mera maggiore difficoltà di attuarlo per le diminuite capacità satisfattive del patrimonio del debitore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 19 Febbraio 2020, n. 4175.


Legge antitrust (L. n. 287 del 10 ottobre 1990) – Nullità parziale delle fideiussioni omnibus – Vano decorso del termine semestrale ex 1957 c.c. – Perdita di efficacia della garanzia – Art. 169 L.F. – Art. 55 L.F. – Dies a quo del termine semestrale coincidente con la data di presentazione della domanda di concordato preventivo – Domanda di ammissione al passivo fallimentare come atto assimilato alla domanda giudiziale, ai fini di cui all’art. 1957 c.c..
L’accertamento dell’intesa anticoncorrenziale di cui al provvedimento della Banca d’Italia n. 55 del 2005 produce effetti anche sui singoli contratti che contengono le clausole (tra cui quella di deroga dell’art. 1957 cod. civ.) in quanto frutto di intese restrittive della concorrenza ai sensi dell’art. 2 della legge n. 287 del 1990.

Con la previsione che le suddette intese sono "nulle ad ogni effetto’’ (art. 2 della legge n. 287 del 1990) il legislatore ha inteso vietare la propagazione degli effetti dell’intesa anticoncorrenziale negli atti aventi natura contrattuale, posto che le imprese che partecipano ad un’intesa anticoncorrenziale per beneficiare dell’effetto distorsivo della concorrenza “devono” modificare o mantenere le loro condizioni contrattuali nei confronti della clientela, così da acquisire o conservare l’indebito vantaggio.

La circostanza che l’art. 1957 cod. civ. sia norma derogabile è ininfluente ai fini della nullità, in quanto, pur trattandosi di norma non dettata da ragioni di ordine pubblico, si è tuttavia in presenza di una nullità volta alla tutela di interessi generali quali la concorrenza e la trasparenza del mercato del credito, che travolge la pattuizione attuativa dell’intesa accertata con il provvedimento n. 55 del 2005 della Banca d’Italia.

L’art. 169 l.f. stabilisce che alla domanda di presentazione del concordato preventivo si applica, tra gli altri, l’art. 55 del medesimo decreto, per cui il debito si considera scaduto già in quel momento e da lì decorre il termine di sei mesi previsto dall’art. 1957 cod. civ.; detto termine ha natura decadenziale e, come tale, può essere interrotto solo dalla proposizione della domanda giudiziale o da un atto ad essa assimilato (la domanda di ammissione al passivo) e non da una semplice diffida extragiudiziale. (Vincenzo Cannarozzo) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova, 11 Febbraio 2020.


Fideiussore consumatore e vessatorietà della deroga convenzionale al termine di cui all’art. 1957 c.c. – Mancato rispetto della tutela approntata dal Codice del Consumo – Negazione della provvisoria esecutività ex art. 648 c.p.c. del decreto ingiuntivo opposto da fideiussore.
Va negata la provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo emesso ai danni del fideiussore consumatore in caso di violazione delle forme di tutela sancite dal Codice del Consumo (fattispecie in cui il contatto di mutuo prevedeva la deroga del termine ex art. 1957 c.c. e non risultava rispettata la tutela normata dal Codice del Consumo per la quale il professionista ha l’onere di provare che le clausole unilateralmente predisposte siano state oggetto di  trattativa individuale ex art. 34, comma 5, D.lgs n. 206/2005, non essendo sufficiente la specifica approvazione per iscritto prevista dall’art. 1341 comma 2, c.c.) (Dario Nardone) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno, 03 Febbraio 2020.


Fideiussione - Clausole in deroga conformi al modello Abi - Violazione della normativa Antitrust - Valutazione in concreto del giudice - Risarcimento del danno.
Dalla declaratoria di nullità di una intesa tra imprese per lesione della libera concorrenza, emessa dalla Autorità Antitrust ai sensi dell’art. 2 della legge n. 287 del 1990, non discende automaticamente la nullità di tutti i contratti posti in essere dalle imprese aderenti all’intesa, i quali mantengono la loro validità e possono dar luogo solo ad azione di risarcimento danni nei confronti delle imprese da parte dei clienti (Conf.: Cass. 11 giugno 2003, n. 9384; Cass. n. 3640 del 13 febbraio 2009; Cass. n. 13486 del 20 giugno 2011). (Francesca Dell’Anna Misurale) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 26 Settembre 2019, n. 24044.


Fideiussioni conformi a schema ABI - Nullità - Divieto di applicazione uniforme clausole 2, 6, 8

Nullità totale negozio fideiussorio - Estensione effetti - Intesa anticoncorrenziale a monte - Contratti a valle

Negozio fideiussorio - Violazione art. 2 legge antitrust - Contrarietà all'ordine pubblico economico
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L’applicazione uniforme e generalizzata delle clausole di sopravvivenza, reviviscenza e rinuncia ai termini ex art. 1957 cod. civ., di regola contenute negli artt. 2, 6 e 8 dello schema ABI per le fideiussioni omnibus, determina la nullità integrale dei contratti bancari di fideiussione in cui sono inserite, ponendosi in contrasto con l’art. 2, co.2, lett. a) L. 287/1990.

La nullità di protezione, prevista dalla legge antitrust, investe per intero il contratto fideiussorio conforme allo schema ABI censurato da Banca d’Italia con provvedimento n. 55/2005, in quanto la nullità dell’intesa anticoncorrenziale a monte si estende all’attività scaturente dall’intesa vietata, consistente nella fissazione di condizioni contrattuali volte a impedire, restringere o falsare in modo consistente il gioco della concorrenza nel mercato nazionale.

Il negozio fideiussorio, effetto di un’intesa anticoncorrenziale vietata a monte, è nullo ex art. 1418 cod. civ. per violazione dell’art. 2 L. 287/1990, in quanto contrario all’ordine pubblico economico, la cui disciplina è contenuta nel Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea e nella legge antimonopolistica nazionale. (3). (Lucrezia Cipriani) (riproduzione riservata)
Tribunale Taranto, 08 Agosto 2019.


Fideiussione secondo lo schema ABI – Nullità solo parziale del negozio di garanzia.
Il provvedimento n. 14251 dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, adottato nell’adunanza del 20 Aprile 2005, sulla scorta dei rilievi della Banca d’Italia, individua le clausole illecite, presenti nello schema negoziale predisposto dall’ABI, e che cagionano la violazione della disciplina di tutela della concorrenza, aggravando la posizione del fideiussore rispetto a quella della banca.

Lo schema delinea la permanenza dell’obbligazione fideiussoria laddove prevede che “il fideiussore si impegna altresì a rimborsare alla banca le somme che dalla banca stessa fossero state incassate in pagamento di obbligazioni garantite e che dovessero essere restituite a seguito di annullamento, inefficacia o revoca dei pagamenti stessi, o per qualsiasi altro motivo”. Si prevede, inoltre, che la garanzia del fideiussore sia estesa anche agli obblighi di restituzione del debitore derivanti dall’invalidità del rapporto principale, in quanto “qualora le obbligazioni garantite siano dichiarate invalide, la fideiussione garantisce comunque l’obbligo del debitore di restituire le somme allo stesso erogate” (articolo 8).

Lo schema predisposto dall’ABI presenta come clausola standard la rinuncia del fideiussore ai termini previsti dall’art. 1957 c.c., affinché la banca possa far valere l’obbligazione di garanzia dopo la scadenza di quella principale, stabilendo che “i diritti derivanti alla banca dalla fideiussione restano integri fino a totale estinzione di ogni suo credito verso il debitore, senza che essa sia tenuta ad escutere il debitore o il fideiussore medesimi o qualsiasi altro coobbligato o garante entro i tempi previsti, a seconda dei casi, dall’articolo 1957 c.c., che si intende derogato” (art. 6).
Lo schema prevede un generale obbligo di pagamento “a prima richiesta”, in base al quale “il fideiussore è tenuto a pagare immediatamente alla banca, a semplice richiesta scritta, quanto dovutole per capitale, interessi, spese, tasse ed ogni altro accessorio” (art. 7, comma 1). Tale clausola consente al fideiussore di opporsi al pagamento soltanto dopo averlo, talora indebitamente, eseguito, in deroga rispetto alla disciplina dettata dall’art. 1945 c.c.

La presenza di tali clausola determina, però, un’ipotesi di nullità soltanto parziale (art. 1419, co. 1, c.c.), dovendosi escludere, nell’economia complessiva dell’operazione compiuta, che la banca potesse preferire di rimanere addirittura senza alcuna garanzia, rispetto ad ottenere una garanzia che meno vincolasse i garanti: e, quanto a questi ultimi, la nullità delle clausole viziate ne rende la posizione meno gravosa, sicché la parziale nullità non può che giovare loro.

La tesi della nullità parziale (sostenuta, ad esempio, da Trib. Padova, sent. 29.1.2019, e da App. Brescia, Sez. I Civ., sent. 29.1.2019) non contraddice, ma specifica e razionalmente circoscrive il principio generale della nullità delle garanzie stipulate in violazione delle regole della concorrenza, enunziato dalla S.C. (Cass. civ., Sez. I, 12.12.2017, ord. n. 29810). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Benevento, 25 Maggio 2019.


Contratti bancari – Finanziamento – Coobbligato del debitore – Qualità di fideiussore – Affermazione.
In ambito contrattuale o si è parte, e quindi in caso di pluralità soggettiva si assumono di regola obbligazioni solidali nonché contitolarità degli effetti favorevoli del contratto, o si è garanti/fideiussori, cioè responsabili delle obbligazioni assunte con il contratto principale, senza diventare parte di questo. Non è invece prevista dall'ordinamento la qualità del coobbligato in un contratto ex sé, di soggetto che cioè pur non essendo parte, e quindi non essendo titolare degli effetti di esso, assumerebbe, senza assumere la qualità di fideiussore, l'obbligo di garantire l'adempimento altrui. [Sulla base di tale principio, il giudice riconosceva al coobbligato la liberazione ex art.1957 c.c., non essendo stata tempestivamente promossa dalla banca alcuna iniziativa giudiziale contro il debitore principale.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 23 Maggio 2019.


Obbligazioni e contratti – Fideiussione – Per finalità commerciali - Derogabilità dell’art.1957 c.c. – Sussiste – Nullità della deroga per vessatorietà – Esclusione – Eccezione ex art.66 Legge Cambiaria – Spettanza al fideiussore – Affermazione – Obbligo di offerta in restituzione delle cambiali al fideiussore – Sussiste.
L’art. 1957, I co., c.c. è derogabile con la doppia sottoscrizione prescritta dall’art. 1341 c.c.. La parte diversa dall’amministratore unico della società debitrice non può accampare la nullità ex art. 33 del d.lgs. 2005 n. 206 (codice del consumo), dal momento che in tema di fideiussione occorre, per l’applicabilità della predetta normativa di favore, avere riguardo all’obbligazione principale cui accede quella di garanzia: e l’obbligazione principale ineriva certamente ad un rapporto commerciale.

il fideiussore, pur non avendo la legittimazione ad esperire l’azione cambiaria, può comunque opporre ex art. 1945 c.c. l’eccezione che avrebbe potuto proporre il debitore principale cartolare ai sensi dell’art. 66 della legge cambiaria. La circostanza infine che in concreto il debitore principale non esista più, per essere stata cancellata la società dal registro delle imprese, non rileva, nel senso che l’art. 1945 c.c. si applica valutando in astratto le eccezioni che avrebbe potuto proporre ex art. 66 della legge cambiaria il debitore principale, prescindendo quindi dalla circostanza che poi il debitore decida di proporla in concreto o che possa proporle perché, come nel caso in esame non esiste più come soggetto di diritto.
       
Non convince neanche la tesi che esonera il creditore cambiario, quando agisca, ex causa, contro un debitore non cartolare, quale il fideiussore omnibus di obbligazioni cambiarie derivanti da sconto, dall’onere di produrre i titoli ex art. 66 della legge cambiaria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Taranto, 05 Novembre 2018.


Concorrenza – Normativa antitrust – Art. 2 legge 287 del 1990: divieto di intese restrittive della concorrenza – Schema del contratto di fideiussione “a garanzia delle operazioni bancarie” (c.d. fideiussione omnibus) predisposto dall’ABI – Applicazione uniforme delle clausole di “reviviscenza”, “sopravvivenza” e deroga all’art. 1957 c.c. contenute nello schema – Liceità dei contratti di fideiussione omnibus che contengono tali clausole – Rigetto eccezione di nullità derivata – Rigetto eccezione di nullità per illiceità della causa – Esclusione nullità ex art. 1418, co. 1, c.c..
La nullità delle fideiussioni stipulate in conformità allo schema di contratto predisposto dall’ABI nel 2003, secondo un modello che la Banca d’Italia, con provvedimento n. 55 del 02.05.2005, ritenne contrastante con il divieto di intese anticoncorrenziali di cui all’art. 2, comma 2, lett. a, della L. 287/1990, non può essere predicata né in termini di nullità derivata, né per illiceità della causa, né ex art. 1418 co. 1 c.c.

Quanto alla prima prospettazione, l’affermazione per cui l’invalidità di un rapporto giuridico possa propagarsi, con effetti invalidanti, ad un altro rapporto presuppone il previo riscontro, tra i due, di un vincolo di dipendenza funzionale o, quantomeno, di un collegamento negoziale oggettivamente apprezzabile, legami questi che non sembrano invece riscontrarsi con riguardo alla normale dinamica della contrattazione individuale in cui, al contrario, le intese mostrano di non costituire un tutt’uno con i contratti a valle, di non essere a questi collegati né per legge né per volontà delle parti e di non rappresentarne in alcun modo un presupposto di esistenza, validità od efficacia.

Con riguardo, invece, all’illiceità endogena del contratto “a valle” per illiceità della causa è dirimente il rilievo che, anche ad ammettere che l’imprenditore persegua, con la contrattazione individuale, il fine ultimo, anticoncorrenziale, di alterare a suo favore il mercato o di ottenere un extraprofitto, l’altro contraente stipula il contratto per soddisfare un proprio interesse che si ricollega ed esaurisce nel fine tipico dell’operazione posta in essere.

Né, infine, pare possibile ipotizzare la nullità del contratto a valle ai sensi dell’art. 1418, co. 1, c.c., dal momento che l’art. 2 della legge 287/1990 vieta le intese ma nulla dispone circa le sorti dei rapporti commerciali con altri contraenti. (Antonella Lillo) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso, 30 Luglio 2018.


Concorrenza – Normativa antitrust – Art. 2 legge 287 del 1990: divieto di intese restrittive della concorrenza – Schema del contratto di fideiussione “a garanzia delle operazioni bancarie” (c.d. fideiussione omnibus) predisposto dall’ABI – Applicazione uniforme delle clausole di “reviviscenza”, “sopravvivenza” e rinuncia ai termini di cui all’art. 1957 c.c. contenute nello schema – Contrasto con l’art. 2 legge 287 del 1990 – Accertamento da parte dell’Autorità Garante (Banca d’Italia) – Contratti di fideiussioni omnibus che contengono tali clausole – Nullità – Esclusione.
Le intese anticoncorrenziali non costituiscono negozi funzionalmente collegati con le garanzie fidejussorie, le quali sono valide, ove rispettino i requisiti previsti previsti dagli artt. 1325 e ss. del codice civile.

Né le fidejussioni contenenti le clausole definite anticoncorrenziali sono nulle per illiceità della causa, considerato che il contraente c.d. debole conclude il negozio per soddisfare un proprio interesse che si esaurisce e ricollega al fine tipico dell’operazione conclusa.

La tutela tipica della parte che abbia concluso un negozio fidejussorio contenente le clausole in contrasto con la normativa antitrust è quella risarcitoria precista dall’azione collettiva ex art. 140 bis d. lgs. 206/2005. (Simone Voltarel) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso, 26 Luglio 2018.


Fallimento - Ammissione al passivo - Domanda - Effetti - Prescrizione - Interruzione - Efficacia - Nei confronti del fideiussore del fallito - Operatività.
La presentazione dell'istanza di insinuazione al passivo fallimentare, equiparabile alla domanda giudiziale, determina, ai sensi dell'art. 2945, comma 2, c.c., l'interruzione della prescrizione del credito, con effetti permanenti fino alla chiusura della procedura concorsuale, anche nei confronti del fideiussore del fallito, ex art. 1310, comma 1, c.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 19 Aprile 2018, n. 9638.


Obbligazioni e contratti – Fideiussione – Cd. clausola di reviviscenza – Vessatorietà – Esclusione – Restituzione in via transattiva delle somme percepite dal creditore – Applicabilità della reviviscenza – Affermazione.
Alla clausola di reviviscenza della fideiussione non si attaglia la qualificazione di clausola vessatoria.

Un’interpretazione di buona fede della clausola porta a ritenere compresa nel campo d’applicazione anche l’ipotesi, alternativa all’accoglimento in sede giudiziale della domanda ex art.67 L.F. (e certo favorevole al fideiussore) di somma restituita a seguito di transazione.

[Nella fattispecie, la banca, convenuta dal curatore del fallimento della società cliente per la restituzione del pagamento eseguito dalla società già in stato d’insolvenza, aveva restituito parte della somma percepita a seguito di accordo transattivo con il fallimento, pretendendo poi dal fideiussore il pagamento della medesima somma restituita.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Bologna, 02 Marzo 2018.


Contratti bancari – Garanzie – Fideiussione – Deroga alle azioni del creditore verso il debitore principale entro sei mesi – Validità.
E’ valida ed efficace, perché rientrante nella disponibilità delle parti, la clausola contenuta in una fideiussione secondo la quale “i diritti derivanti all’azienda di credito dalla fideiussione restano integri fino s totale estinzione di ogni altro suo credito verso il debitore, senza che essa sia tenuta ad escutere il debitore o il fideiussore medesimi o qualsiasi altro coobbligato o garante entro i termini previsti dall’art. 1957 c.c., che si intende derogato”. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Velletri, 19 Dicembre 2017.


Contratti di garanzia - Fideiussione e contratto autonomo di garanzia - Distinzione - Effetti ai fini della revocatoria fallimentare - Incidenza per la massa dei creditori.
Il fatto che fideiussione e contratto autonomo diano luogo a figure di garanzia tra loro diverse non comporta che le stesse siano regolate, o debbano venire regolate, in modo diverso sotto ogni profilo di disciplina; ai fini della revocatoria, infatti, nel rapporto tra debitore principale e creditore beneficiario, il pagamento fatto dal garante autonomo produce effetti identici - sotto il profilo dell'attribuzione patrimoniale - a quello posto in essere dal fideiussore: in entrambi i casi si tratta di un pagamento del terzo che trova titolo nell'assunzione negoziale di un obbligo di garanzia e che risulta dunque revocabile ex art. 67, comma 2, l.fall. al ricorrere di identici presupposti, sia oggettivi (pagamento e regresso) che soggettivi.

A ben vedere, anzi, nel porre a confronto fideiussione e contratto autonomo rispetto all'angolo visuale del fallimento (o liquidazione coatta) del debitore principale, è proprio questa seconda figura a risultare di maggiore peso e incidenza per la massa dei creditori insinuati, in quanto il contratto autonomo assicura al garante che ha pagato un regresso assai più agevole di quello del fideiussore, perchè in sè svincolato dalle vicende inerenti al rapporto garantito (salvo il caso ricorrano gli estremi dell'exceptio doli generalis). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 02 Novembre 2017, n. 26062.


Fallimento del debitore principale – Debito garantito da fideiussione non ancora scaduto – Decorrenza del termine per proporre le istanze contro il debitore

Fideiussione con beneficio di escussione – Fallimento del debitore principale – Decadenza dalla fideiussione prevista dall'art. 1957 c.c. – Istanza di insinuazione al passivo fallimentare nel termine semestrale
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In caso di fallimento del debitore principale, il debito garantito da fideiussione che non sia ancora scaduto deve intendersi tale, ai sensi dell'art. 55 l.fall., comma 2, alla data di dichiarazione del fallimento, con la conseguenza che da questa data decorre il termine entro cui il creditore deve proporre le sue istanze contro il debitore, ai sensi dell'art. 1957 c.c., comma 1, per fare salvi i suoi diritti nei confronti del fideiussore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

In caso di fideiussione con pattuizione del beneficio di escussione (art. 1944 c.c., comma 2), se il debitore principale fallisce, il creditore garantito, per evitare la decadenza dalla fideiussione prevista dall'art. 1957 c.c., comma 1, non potendo più assumere iniziative individuali, deve proporre istanza di insinuazione al passivo fallimentare nel termine semestrale previsto dallo stesso art. 1957 c.c., decorrente dalla data di apertura della procedura concorsuale. Viceversa, in ipotesi di fideiussione senza beneficio di escussione (c.d. fideiussione solidale - art. 1944 c.c., comma 1), il creditore, esercitando la facoltà di scelta che è propria delle obbligazioni solidali, potrà promuovere le sue "istanze" indifferentemente nei confronti del debitore principale fallito (mediante domanda di ammissione al passivo del fallimento) ovvero nei confronti del garante (nelle forme ordinarie). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 16 Ottobre 2017, n. 24296.


Fallimento del debitore principale – Debito garantito da fideiussione non ancora scaduto – Decorrenza del termine per proporre le istanze contro il debitore.
In caso di fallimento del debitore principale, il debito garantito da fideiussione che non sia ancora scaduto deve intendersi tale, ai sensi dell'art. 55 l.fall., comma 2, alla data di dichiarazione del fallimento, con la conseguenza che da questa data decorre il termine entro cui il creditore deve proporre le sue istanze contro il debitore, ai sensi dell'art. 1957 c.c., comma 1, per fare salvi i suoi diritti nei confronti del fideiussore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 16 Ottobre 2017.


Fideiussione – Clausole a semplice richiesta – Effetti – Contratto autonomo di garanzia.
Nel caso in cui il fideiussore si impegni a provvedere al pagamento di quanto dovuto dal debitore principale «a semplice richiesta scritta, anche in caso di opposizione del debitore», così rinunciando alla facoltà di opporre eventuali eccezioni spettanti al debitore medesimo, l’esplicita deroga al regime normativo tipico della fideiussione riconduce la polizza che la contiene alla categoria del contratto autonomo di garanzia, che ammette la sola «exceptio doli». (Avv. Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 17 Maggio 2016.


Crediti fondiari – Esecuzione immobiliare – Opposizione all’esecuzione – Garanzia personale – Contratto autonomo di garanzia – Fidejussione.
Quando la garanzia personale assunta dall’ente risulta priva di qualsiasi accessorietà rispetto al rapporto principale, essa deve essere qualificata come contratto autonomo di garanzia e non come fidejussione. Ne consegue che tale negozio avrà valenza anche in caso di invalidità del contratto di finanziamento. (Ivan Salvadori) (riproduzione riservata) Tribunale Livorno, 11 Febbraio 2016.


Fideiussione – Natura autonoma della garanzia – Exceptio doli – Tardività – Periculum.
La garanzia rilasciata dall'istituto di credito nei confronti di un terzo va qualificata come autonoma quando il garante (la banca) si è impegnata a pagare dietro semplice richiesta scritta e senza necessità alcuna di prova o motivazione.

L'accertamento della tardività dell'escussione attiene alla validità della garanzia e non richiede alcun esame del merito della controversia, pertanto non è precluso dalla natura autonoma della garanzia.

Lo stato patrimoniale di una società che indica perdite di esercizio negli ultimi tre anni e che registra un importante debito verso i soci ed ha una cassa negativa, presenta un concreto pericolo per la prosecuzione della società tale configurare il requisito del periculum. (Massimiliano Elia) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 04 Febbraio 2016.


Procedimento per ingiunzione nei confronti di società ammessa a procedura di concordato preventivo - Ammissibilità.
E’ ammissibile la procedura per ingiunzione proposta nei confronti di soggetto ammesso alla procedura di concordato preventivo, atteso che tale procedura preclude le azioni esecutive, ma non le azioni di accertamento e condanna che restano proponibili. (Concetta Grillo) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 08 Ottobre 2015.


Conto corrente – Opposizione a decreto ingiuntivo – Fideiussione – Contratto autonomo di garanzia – Natura e contenuto – Clausola di pagamento a semplice richiesta – Rilevanza

Opposizione a decreto ingiuntivo – Fideiussore – Domanda riconvenzionale di ripetizione d'indebito – Eccezione di compensazione – Difetto di legittimazione – Sussistenza
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L'inserzione nel contratto di clausole che prevedano il pagamento a semplice richiesta scritta del creditore, evidentemente incompatibile con la proponibilità da parte del garante di eccezioni relative al rapporto tra creditore e debitore, determina l'impossibilità di qualificare il rapporto come fideiussione ordinaria, se non in presenza di altre clausole contrattuali dalle quali emerga in maniera evidente una diversa volontà delle parti. (Simone Roggeri) (riproduzione riservata)

E' da escludersi che il fideiussore, in sede di opposizione a decreto ingiuntivo, possa formulare domanda riconvenzionale per ottenere la condanna della banca opposta alla restituzione delle somme indebitamente corrisposte dal correntista, come anche che possa eccepire la compensazione tra il credito restitutorio da ripetizione d'indebito che sarebbe sorto - in tesi - in capo al correntista e quanto preteso dal creditore, poiché trattasi di diritti estranei alla sfera giuridica propria del garante. (Simone Roggeri) (riproduzione riservata)
Tribunale Cagliari, 16 Giugno 2015.


Dichiarazione di fallimento - Prescrizione del credito dell'istante - Accertamento - Questione di legittimazione - Necessità

Obbligazione di garanzia - Richiesta di pagamento nei confronti della società di persone - Prescrizione - Interruzione nei confronti del legale rappresentante che abbia prestato garanzia - Esclusione
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L'accertamento della fondatezza della eccezione di prescrizione del credito posto dal creditore a base della richiesta di dichiarazione di fallimento riveste un indubbio rilievo ai fini del pregiudiziale accertamento della legittimazione alla richiesta di fallimento ex articolo 6 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il decreto monitorio notificato a società di persone in persona del suo legale rappresentante non produce l'effetto di interrompere la prescrizione dell'obbligazione di garanzia assunta dal medesimo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Venezia, 19 Febbraio 2015.


Fideiussione - Decadenza di cui all'articolo 1957 c.c. - Esclusione pattizia - Ammissibilità..
La decadenza di cui all'articolo 1957 c.c., nella quale incorre il garante che non faccia valere il proprio diritto nei confronti del debitore principale entro sei mesi dalla scadenza dell'obbligazione, può essere fatta dalle parti oggetto di rinunzia preventiva. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 29 Gennaio 2013.


Fideiussione - Decadenza di cui all'articolo 1957 c.c. - Ammissione del debitore alla procedura di concordato preventivo..
La decadenza di cui all'articolo 1957 c.c., nella quale incorre il garante che non faccia valere il proprio diritto nei confronti del debitore principale entro sei mesi dalla scadenza dell'obbligazione, può coincidere con l'ammissione del debitore alla procedura di concordato preventivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 29 Gennaio 2013.


Fideiussione - Durata - Correlazione all'integrale adempimento dell'obbligazione principale - Termine di prescrizione dell'azione del creditore nei confronti del fideiussore..
Nell’ipotesi in cui la durata di una fideiussione sia correlata non alla scadenza dell’obbligazione principale, ma al suo integrale adempimento, l’azione del creditore nei confronti del fideiussore non è soggetta al termine di decadenza previsto dall’articolo 1957 c.c.. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 18 Ottobre 2012.


Garanzie - Fideiussione - Deroga alla norma dell’art. 1957 - Clausola. .
La clausole per cui «i diritti derivanti alla banca dalla fideiussione restano integri fino a totale estinzione di ogni suo credito verso il debitore» principale importa deroga alla tutela del fideiussore, come disposta dall’art. 1957 c.c.. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 12 Ottobre 2012.


Fidejussione - Limiti - Scadenza dell'obbligazione principale - Decadenza - Termine relativo - Fidejussione prestata per un debito di fare - A favore di appaltatore - Fallimento dell'appaltatore - Decorrenza del termine

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Qualora la fidejussione garantisca un debito di "facere", quale quello dell'appaltatore, e si traduca quindi nell'impegno di far fronte al risarcimento che sia dovuto a norma dell'art. 1218 cod. civ. ed alla restituzione della controprestazione già pagata, il sopravvenuto fallimento dell'appaltatore medesimo, e la conseguente risoluzione del rapporto secondo la previsione dell'art. 81 del R.d. 16 marzo 1942 n. 267, segnano la definitività dello inadempimento ed il momento a partire dal quale l'appaltante può avanzare le sue richieste contro il debitore, e, pertanto, anche il giorno in cui inizia a decorrere il termine fissato a pena di decadenza della garanzia fidejussoria dall'art. 1957 cod. civ., restando irrilevante che alla suddetta data non sia ancora quantificata l'indicata obbligazione sostitutiva. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Gennaio 1986, n. 466.