LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO II
Dei contratti in generale
CAPO XIV
Della risoluzione del contratto
SEZIONE I
Della risoluzione per inadempimento

Art. 1458

Effetti della risoluzione
TESTO A FRONTE

I. La risoluzione del contratto per inadempimento ha effetto retroattivo tra le parti, salvo il caso di contratti ad esecuzione continuata o periodica, riguardo ai quali l'effetto della risoluzione non si estende alle prestazioni già eseguite.

II. La risoluzione, anche se è stata espressamente pattuita, non pregiudica i diritti acquistati dai terzi, salvi gli effetti della trascrizione della domanda di risoluzione.


GIURISPRUDENZA

Titoletti (cd.neretti): diffida ad adempiere – Operatività ex lege – Effetto risolutivo – Modificabilità – Interesse – Creditore – Indisponibilità.
Il creditore che ha assegnato al debitore il termine per l’adempimento mediante diffida ad adempiere non può modificare la data dell’effetto risolutivo del contratto, che si produce automaticamente trascorso il termine ivi indicato. Difatti, se pur l’istituto della diffida ad adempiere realizza il fine di soddisfare l’interesse del creditore a fronte dell’inadempimento del debitore, non può tuttavia rappresentare uno strumento di alterazione della certezza contrattuale posta a tutela di entrambi i contraenti, stante la natura essenziale e perentoria del termine intimato con la diffida. (Laura Rizzi) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 29 Gennaio 2020.


Locazione finanziaria – Leasing traslativo – Risoluzione contrattuale del contratto – Art. 1526 c.c. – Applicabilità – Esclusione – Fondamento – Conseguenze.
In caso di scioglimento per mutuo consenso del contratto di leasing traslativo non trova applicazione - nemmeno in via analogica - il disposto dell'art. 1526 c.c. (che prevede il ripristino delle originarie posizioni delle parti attraverso la restituzione all'utilizzatore delle rate versate e il riconoscimento al concedente del diritto all'equo compenso per l'uso del bene), mancando il presupposto dell'inadempimento imputabile all'utilizzatore determinante la risoluzione, sicchè l'accordo solutorio - ove non contenga ulteriori previsioni concernenti il rapporto estinto - produce il solo effetto di liberare i contraenti dall'obbligo di eseguire le ulteriori prestazioni ancora dovute in virtù del contratto risolto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 31 Ottobre 2019, n. 27999.


Associazione in partecipazione – Inadempimento dell’associante – Risoluzione del contratto – Effetti restitutori – Dell’apporto in quanto tale – Della somma invece derivante dall’applicazione, nei confronti l’apporto, degli utili/perdite derivati dalla gestione dell’affare.
In relazione agli effetti restitutori conseguenti alla risoluzione per inadempimento di un contratto di associazione in partecipazione, occorre valutare se alla soluzione tradizionale, che esclude l’applicazione del comma 2 dell’art. 1458 c.c., non sia preferibile quella che invece l’ammette (con conseguente diritto dell’associato all’ottenimento di una somma che conteggi gli esiti positivi o negativi della gestione svolta), sulla base dell’analogia ravvisabile tra questo contratto e quelli societari, della disciplina della restituzione nel caso di sopravvenuta scadenza del termine fissato nel contratto ai sensi dell’art. 2253 c.c., nonché del riscontro disciplinare fornito dalla norma dell’art. 77 comma 1 legge fallimentare. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 23 Settembre 2019, n. 23608.


Risarcimento del danno – Inadempimento dell’albergatore – Inidoneità dell’alloggio rispetto alla prenotazione – Diritto alla restituzione del prezzo – Sussiste – Danno non patrimoniale – Risarcibilità – Non sussiste.
La difformità del letto rispetto alla prenotazione nonché l'assenza di acqua calda costituiscono inesatti adempimenti delle obbligazioni dell'albergatore che diminuiscono in modo apprezzabile l'idoneità dell'unità abitativa offerta; va conseguentemente la domanda di restituzione del prezzo pagato.

Nel diritto positivo delle obbligazioni e dei contratti, fuori dal perimetro dell'ingiustizia costituzionalmente qualificata, lo strumento risarcitorio del danno non patrimoniale può essere garantito al creditore insoddisfatto solo nel caso in cui l'interesse non patrimoniale dedotto all'interno del programma obbligatorio sia stato perseguito e tutelato in via esclusiva o quantomeno assolutamente preminente dalla stipulazione inadempiuta, di modo che, divenuto irrealizzabile il suddetto interesse, venga sostanzialmente meno la causa del contratto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

[Nella fattispecie, il Tribunale ha escluso la risarcibilità del danno non patrimoniale invocato dagli attori.]
Tribunale Catanzaro, 08 Aprile 2019.


Contratto di leasing – Inadempimento dell’utilizzatore – Conseguenze – Differenti tra leasing di godimento e leasing traslativo – Affermazione.
La disciplina del contratto di locazione finanziaria, con riferimento all’inadempimento dell’utilizzatore, è diversa a seconda che le parti abbiano stipulato un “leasing di godimento” oppure un “leasing traslativo”: nel primo caso, trova applicazione la regola di cui all’art. 1458 c.c., con la conseguenza che il concedente conserva il diritto a trattenere tutti i canoni percepiti; nel secondo caso trova invece applicazione il meccanismo riequilibratore delle prestazioni previsto nell’art. 1526 c.c. per la vendita con riserva di proprietà, sicché, in caso di risoluzione per inadempimento dell’utilizzatore, quest’ultimo ha diritto alla restituzione delle rate riscosse solo dopo la restituzione della cosa, mentre il concedente ha diritto, oltre al risarcimento del danno, a un equo compenso per l’uso dei beni oggetto del contratto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 20 Dicembre 2018.


Intermediazione finanziaria - Adesione dei risparmiatori ad offerta pubblica di scambio del Governo argentino - Novazione del rapporto preesistente - Sussistenza - Conseguenze - Domanda risolutoria di precedente operazione di investimento - Sopravvenuta carenza di interesse dei risparmiatori - Violazione accertata degli obblighi informativi - Irrilevanza.
In tema di intermediazione finanziaria, l'adesione dei risparmiatori all'offerta pubblica di scambio di obbligazioni del Governo argentino comporta, a fronte della restituzione dei titoli acquistati nell'anno 2001, la ricezione in concambio di nuove obbligazioni e la conseguente novazione del relativo rapporto preesistente. Ne deriva la sopravvenuta carenza di interesse in capo ai risparmiatori rispetto alla domanda risolutoria della singola, pregressa operazione contrattuale di investimento, ancorché sia accertata, in relazione ad essa, l'avvenuta violazione degli obblighi informativi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Maggio 2018, n. 13994.


Vendita con riserva di proprietà - Fallimento del compratore - Facoltà spettanti al venditore - Azione di risoluzione per inadempimento del fallito in ipotesi di avvenuto subentro del curatore nel rapporto negoziale - Improponibilità - Fondamento.
Nella vendita con riserva di proprietà in corso al momento della dichiarazione di fallimento del compratore, il venditore può richiedere la restituzione della cosa nell'ipotesi di scioglimento del contratto, quando ancora il curatore non si sia avvalso della facoltà di subentrare nel rapporto negoziale, oppure può proseguire l'azione di risoluzione già intrapresa nei confronti dell'acquirente successivamente fallito; non può, invece, dopo la dichiarazione di fallimento e ove il curatore si sia avvalso della facoltà di subentrare nel contratto in corso, chiedere la risoluzione dello stesso - ancorché fondata su clausola risolutiva espressa - per il pregresso inadempimento del fallito, perché il fallimento determina la destinazione del patrimonio di quest'ultimo al soddisfacimento paritario di tutti i creditori, con l'effetto che la pronunzia di risoluzione non può produrre gli effetti restitutori e risarcitori suoi propri, i quali sarebbero lesivi della "par condicio". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Gennaio 2018, n. 826.


Locazione finanziaria – Distinzione leasing godimento e traslativo – Causa concreta del contratto – Differenza per prescrizione e risoluzione per inadempimento – Sussiste

Distinzione leasing godimento e traslativo – Persistente attualità a seguito della modifica dell’art. 72 L.F

Clausola penale – Riconoscimento alla parte non inadempiente del diritto a ricevere ciò che avrebbe ricevuto nel caso di esecuzione del contratto – Manifesta eccessività – Non sussiste

Compensazione totale o parziale spese di lite – Reciproca soccombenza – Accoglimento domanda per importo inferiore al domandato – Sussiste
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La differenza tra leasing di godimento e leasing traslativo riguarda la causa concreta del contratto: nel leasing di godimento, si prevede che la res esaurisca la sua utilità economica entro un determinato periodo di tempo, che coincide di regola con la durata del rapporto; nel leasing traslativo, si intende viceversa realizzare un preminente e coessenziale effetto traslativo, dato che il bene è destinato a conservare, alla scadenza del rapporto, un valore residuo particolarmente apprezzabile per l’utilizzatore, in quanto notevolmente superiore al prezzo di riscatto, cosicché tale riscatto non costituisce così un’eventualità marginale ed accessoria, ma rientra nella funzione delle parti assegnata al contratto. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

La distinzione tra leasing di godimento e traslativo, rilevante ai fini della prescrizione ex artt. 2948 numeri 3 o 4 c.c. o 2946 c.c. e soprattutto ai fini dell’applicabilità dell’articolo 1458 o 1526 c.c. in caso di risoluzione per inadempimento dell’utilizzatore, rimane valida anche dopo la modifica dell’articolo 72 L.F. ad opera del D.L. n. 354/2003, il quale ha unitariamente disciplinato gli effetti della risoluzione del contratto di leasing in caso di fallimento: infatti, tale unitaria disciplina si applica alla sola sede fallimentare, poiché l’articolo 72 L.F. trova applicazione solo nel caso in cui il contratto di leasing sia pendente al momento del fallimento dell’utilizzatore, mentre, ove si sia già anteriormente risolto, occorre continuare distinguere a seconda che si tratti di leasing finanziario o traslativo, dovendosi per quest’ultimo utilizzare l’art. 1526 c.c. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

Non è manifestamente eccessiva ai sensi dell’articolo 1384 c.c. una clausola penale che, in caso di risoluzione per inadempimento, garantisca alla parte non inadempiente il diritto di ricevere ciò che avrebbe ricevuto in caso di corretto adempimento alle obbligazioni contrattuali ad opera di controparte. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

La compensazione totale o parziale delle spese di lite per reciproca soccombenza ex art. 92 comma 2 c.p.c., può essere effettuata non solo per accoglimento di una sola delle plurime domande azionate, ma anche per accoglimento di soli alcuni capi di un’unica domanda, ovvero di accoglimento dell’unica domanda per un importo inferiore sotto il profilo quantitativo da quello domandato. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 02 Novembre 2017.


Locazione – Locazione di immobili – Contratto non registrato – Nullità – Conseguenze.
Il contratto di locazione non registrato è nullo ai sensi dell'art. 1, comma 346, della l. 30 dicembre 2004 n. 311, con la conseguenza che la prestazione compiuta in esecuzione d' un contratto nullo costituisce un indebito oggettivo, regolato dall'art. 2033 c.c., e non dall'art. 1458 c.c. e che l'eventuale irripetibilità di quella prestazione potrà attribuire al solvens, ricorrendone i presupposti, il diritto al risarcimento del danno ex art. 2043 c.c. o al pagamento dell'ingiustificato arricchimento ex art. 2041 c.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 13 Dicembre 2016, n. 25503.


Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Cessione di credito ipotecario con accollo non liberatorio del cedente - Fallimento del cedente - Insinuazione al passivo del credito in via chirografaria - Sopravvenuta risoluzione della cessione - Retrocessione del bene ipotecato nel patrimonio del fallito - Domanda tardiva volta a far valere la prelazione - Ammissibilità - Fondamento.
E' ammissibile la domanda tardiva con la quale il cessionario di un credito garantito da ipoteca, ceduto unitamente all'azienda con accollo non liberatorio del cedente e già ammesso al passivo del fallimento di quest'ultimo in via chirografaria, chieda l'ammissione dello stesso credito in privilegio ipotecario a seguito della risoluzione del contratto di cessione dell'azienda e della conseguente retrocessione del bene immobile su cui grava il diritto di prelazione nel patrimonio dell'imprenditore fallito. Invero, trova applicazione in via analogica il principio secondo cui, in presenza di una legge retroattiva che introduca nuove ipotesi di crediti privilegiati , quest'ultimi assistono anche i crediti sorti anteriormente alla sua entrata in vigore, a prescindere dal tempo in cui siano stati azionati in sede concorsuale e, quindi, anche i crediti prima chirografari, e come tali ammessi al passivo fallimentare, con la conseguenza che tale privilegio può esercitarsi anche dopo l'approvazione dello stato passivo e fino a quando il riparto non sia divenuto definitivo, con le forme dell'insinuazione ex art. 101 legge fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Giugno 2015, n. 13090.


Cessione di quote sociali - Risoluzione del contratto - Effetto retroattivo tra le parti - Conseguenze - Fallimento in estensione del socio cedente - Esclusione - Condizioni - Fondamento.
La sentenza di risoluzione del contratto di cessione di quote sociali di una società in nome collettivo ha effetto retroattivo tra le parti contrattuali, ma non consente di considerare il cedente come socio di quest'ultima anche nel periodo di tempo in cui le quote sono rimaste di fatto nella disponibilità del cessionario, atteso che, giusta la pubblicità di quel contratto effettuata sul registro delle imprese, i terzi che vengono in contatto con la società non potrebbero individuare come socio altri che il cessionario, così confidando sulla garanzia costituita dal suo patrimonio personale. Ne consegue che, a seguito della suddetta risoluzione, il cedente non è soggetto a fallimento ex artt. 10 e 147 legge fall. qualora non faccia più parte della società da oltre un anno ed abbia riacquistato la qualità di socio esclusivamente in conseguenza degli effetti retroattivi di una sentenza posteriore, dovendosi ritenere una diversa soluzione incompatibile con le esigenze di certezza sottese all'art. 10 legge fall. e, comunque, potenzialmente idonea a determinare conseguenze paradossali, quali la contemporanea dichiarazione di fallimento di cessionario e cedente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Luglio 2014, n. 16169.


Reciproche domande di risoluzione per inadempimento - Infondatezza - Non esecuzione del contratto per lungo tempo - Risoluzione per mutuo dissenso - Sussiste. .
Allorquando si è in presenza di reciproche domande di risoluzione e le stesse siano tutte rigettate per l’infondatezza degli scambievoli addebiti, occorre dare atto dell’impossibilità di esecuzione del contratto per effetto della scelta, operata ex art. 1453, comma 2, e 1458 c.c. da entrambi i contraenti, di domandare la risoluzione ed occorre conseguentemente statuire una risoluzione del contratto per mutuo dissenso. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 31 Ottobre 2013.


Fallimento - Effetti sui rapporti preesistenti - Vendita a termine o a rate - Vendita con riserva di proprietà - Fallimento del compratore - Facoltà spettanti al venditore - Azione di risoluzione per inadempimento del fallito in ipotesi di avvenuto subentro del curatore nel rapporto negoziale - Improponibilità - Fondamento.
Nella vendita con riserva di proprietà in corso al momento della dichiarazione di fallimento del compratore, il venditore può richiedere la restituzione della cosa nell'ipotesi di scioglimento del contratto, quando ancora il curatore non si sia avvalso della facoltà di subentrare nel rapporto negoziale, oppure può proseguire l'azione di risoluzione già intrapresa nei confronti dell'acquirente successivamente fallito; non può, invece, dopo la dichiarazione di fallimento e ove il curatore si sia avvalso della facoltà di subentrare nel contratto in corso, chiedere la risoluzione dello stesso - ancorché fondata su clausola risolutiva espressa - per il pregresso inadempimento del fallito, perché il fallimento determina la destinazione del patrimonio di quest'ultimo al soddisfacimento paritario di tutti i creditori, con l'effetto che la pronunzia di risoluzione non può produrre gli effetti restitutori e risarcitori suoi propri, i quali sarebbero lesivi della "par condicio". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 18 Settembre 2013, n. 21388.


Curatore - Declaratoria di nullità di decreto di acquisizione di titoli reso dal giudice delegato ex art. 25 legge fall. e condanna del curatore alla restituzione degli stessi - Allegata risoluzione di una permuta anteriore al fallimento - Qualità di terzo del curatore convenuto - Esclusione - Fondamento - Conseguenze - Fattispecie.
Il curatore del fallimento, nei cui confronti siano proposte una domanda di nullità di un decreto di acquisizione di titoli reso dal giudice delegato ex art. 25 legge fall. ed altra di condanna alla restituzione di detti titoli, sul presupposto dell'avvenuta risoluzione per mutuo dissenso, in epoca anteriore al fallimento, di un contratto di permuta dei titoli medesimi, concluso dall'imprenditore poi fallito, non sta in giudizio in sostituzione dei creditori al fine della ricostruzione del patrimonio originario del fallito (e, dunque, nella veste processuale di terzo), bensì nella stessa posizione sostanziale e processuale che sarebbe spettata a quest'ultimo, trattandosi di azione vertente su poste passive entrate a far parte del patrimonio già prima della dichiarazione di fallimento ed indipendentemente dal dissesto, successivamente verificatosi. (Nella specie, la S.C., in applicazione del principio, ha confermato la decisione censurata dal curatore, assumendo che questi, senza impugnare l'atto, ne aveva contestato gli effetti in sé, così assumendo la medesima posizione del fallito). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Ottobre 2012, n. 18844.


Contratti in generale – Contratto di locazione finanziaria – Leasing c.d. di godimento – Normativa applicabile. (21/09/2010).
Il contratto di locazione finanziaria cd. di godimento è atipico, non ragguagliabile alla vendita ed alla locazione, è regolato dalle norme generali sui contratti, e quindi, dall’art. 1458, comma 1, codice civile, e, sussistendo una perfetta corrispettività e sinallagmaticità tra le prestazioni delle parti durante lo svolgimento del rapporto, neppure si pone alcun problema di squilibrio in conseguenza del trattenimento di tutti i canoni percetti da parte del concedente. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 09 Giugno 2010, n. 0.


Impegno di potenza - Natura - Conseguenze - Risoluzione del contratto per sopravvenuto fallimento dell'utente - Effetti - Credito del somministrante per il periodo compreso tra la risoluzione e la scadenza naturale del contratto - Insussistenza

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Nel contratto di somministrazione di energia elettrica il cosiddetto impegno di potenza, che si sostanzia nell'Obbligo del somministrante di predisporre e mantenere l'impianto in guisa di tenere a disposizione dell'utente una determinata quantità di energia, configura, al pari di quello inerente alla somministrazione di energia, una prestazione ad esecuzione non istantanea anteriore alla esecuzione del contratto, ma una prestazione continuata, accessoria e strumentale a quella principale di somministrare l'energia cui corrisponde un corrispettivo fisso da pagarsi periodicamente, maturando coevamente al consumo dell'energia, tanto nel caso di rapporto a tempo indeterminato quanto nel caso di rapporto a tempo determinato con previsione di rinnovazione tacita. Pertanto la risoluzione del contratto per sopravvenuto fallimento dell'utente travolge il suddetto impegno e i correlativi obblighi dell'utente medesimo, facendo salve soltanto le prestazioni già eseguite, con l'ulteriore conseguenza che nel periodo della risoluzione alla naturale scadenza del contratto non è configurabile un credito, del somministrante in dipendenza di quell'impegno. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Febbraio 1988, n. 1259.


Impegno di potenza - Natura - Conseguenze - Risoluzione del contratto per sopravvenuto fallimento dell'utente - Effetti - Credito del somministrante per il periodo compreso tra la risoluzione e la scadenza naturale del contratto - Insussistenza

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Nel contratto di somministrazione di energia elettrica, il cosiddetto "impegno di potenza", cioè il dovere del somministrante di tenere a disposizione dell'utente una determinata quantità di energia, configura, al pari di quello inerente all'erogazione della energia medesima, una prestazione ad esecuzione non istantanea, ma continuata, tanto nel caso di rapporto a tempo indeterminato, quanto nel caso di rapporto a tempo determinato, con previsione di rinnovazione tacita. Pertanto, la risoluzione del contratto per sopravvenuto fallimento dell'utente travolge il suddetto impegno ed i correlativi obblighi dell'utente medesimo facendo salve solo le prestazioni già eseguite (art. 1458 cod. (civ.), con l'ulteriore conseguenza che, per il periodo dalla risoluzione alla naturale scadenza del contratto, non è configurabile un credito del somministrante in dipendenza di quell'impegno. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 21 Marzo 1985, n. 2069.


Contratto ad esecuzione periodica o continuata o differita

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Agli effetti dell'applicabilita della regola contenuta nell'art 1458 cod civ - secondo cui gli effetti retroattivi della risoluzione non operano, nei contratti a esecuzione continuata o periodica, per le prestazioni già eseguite - sono contratti ad esecuzione continuata o periodica solo quelli che fanno sorgere obbligazioni di durata per entrambe le parti, e cioè quelli in cui l'intera esecuzione del contratto avvenga attraverso coppie di prestazioni da realizzarsi contestualmente nel tempo. Pertanto, mentre non possono considerarsi compresi nella previsione normativa dell'art 1458 citato quei contratti in cui ad una prestazione periodica o continuativa di una parte si contrappone una prestazione istantanea (anticipata o posticipata) dell'altra parte, debbono esservi compresi quei contratti in cui ad una prestazione continuativa se ne contrappone un'altra periodica, poiché in tal caso la corrispettività si riflette su tutte le prestazioni attraverso le quali il contratto riceve esecuzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Marzo 1980, n. 1824.


Fallimento - Effetti - Sui rapporti preesistenti - Vendita - Somministrazione

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Nel contratto di somministrazione di energia elettrica la prestazione relativa all'impegno di potenza - consistente nell'Obbligo di tenere a disposizione dell'utente una determinata quantita di energia elettrica - e da qualificare come prestazione di durata, ad esecuzione continuata, e non gia come prestazione istantanea, poiche il somministrante non realizza un iniziale accumulo di energia, da erogare volta per volta, secondo la richiesta, per tutta la durata del contratto, ma garantisce semplicemente all'utente la possibilita di assorbire, in un'unita di tempo, una determinata quantita di energia, obbligandosi ad una prestazione che non puo essere disgiunta dal concreto assorbimento dell'energia stessa. Ne consegue che, corrispondendo alla prestazione continuativa del somministrante una prestazione periodica dell'utente, la risoluzione del contratto, determinata dal fallimento dell'utente, opera secondo il principio affermato dall'art 1458 cod civ,in forza del quale anche la clausola relativa all'impegno di potenza resta travolta dagli effetti retroattivi della risoluzione, con la sola eccezione delle prestazioni gia effettuate, senza che possa, percio, ipotizzarsi alcun credito da insinuarsi nel passivo fallimentare in dipendenza di detta clausola relativamente al periodo tra la dichiarazione di fallimento e la naturale scadenza del contratto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Marzo 1980, n. 1824.