Codice Civile


LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO II
Dei contratti in generale
CAPO XII
Dell'annullabilità del contratto
SEZIONE II
Dei vizi del consenso

Art. 1429

Errore essenziale
TESTO A FRONTE

I. L'errore è essenziale:

1) quando cade sulla natura o sull'oggetto del contratto;

2) quando cade sull'identità dell'oggetto della prestazione ovvero sopra una qualità dello stesso che, secondo il comune apprezzamento o in relazione alle circostanze, deve ritenersi determinante del consenso;

3) quando cade sull'identità o sulle qualità della persona dell'altro contraente, sempre che l'una o le altre siano state determinanti del consenso;

4) quando, trattandosi di errore di diritto, è stato la ragione unica o principale del contratto.


GIURISPRUDENZA

Contratti derivati – Interest Rate Swap – Contratto quadro privo di data – Nullità – Esclusione

Contratti derivati – Interest Rate Swap – Violazione normativa offerta fuori sede ex art. 30 co. 7 TUF – Applicabilità al contratto quadro – Onere della prova – Nullità – Esclusione

Contratti derivati di copertura – Necessità di correlazione tra caratteristiche tecnico finanziarie e strumento – Onere della prova – Contratti IRS successivi al primo – Onere di provare la finalità di copertura per ogni rinegoziazione – Nullità per difetto di causa concreta – Esclusione

Domanda di risoluzione del contratto – Interruzione della prescrizione della azione – Domanda giudiziale – Atti di costituzione in mora

Contratti derivati IRS – Annullamento per errore – Onere della prova di errore essenziale e riconoscibile

Interest rate swap – Contratti atipici – Oggetto e Causa – Scambio dei flussi

Interest rate swap – Valore teorico del contratto (Mark to Market) – Elemento eventuale non essenziale del contratto – Mancata indicazione – Nullità – Esclusione

Interest rate swap – Dovere della società di calcolare il Mark to Market – Divergenza di calcolo – Vizio genetico del negozio – Esclusione
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L’elemento della data di un contratto quadro di Interest Rate Swap (IRS) non è richiesto ai fini della sua validità ma dell’accertamento della anteriorità rispetto ai singoli contratti di investimento ed è quindi ricavabile anche in via indiretta.

L’indicazione chiara e specifica nella conferma del contratto di IRS, firmata dalla società, che colloca la stipula la stipula del contratto quadro nella stessa data dell’IRS, in mancanza di elementi probatori di segno contrario, va ritenuta attendibile, di modo che i singoli contratti IRS risultano conclusi in presenza di un valido contratto quadro.

La disciplina di cui all’art. 30, comma 7, TUF non si applica al contratto quadro di IRS in quanto lo stesso è di tipo normativo e di per sé non comporta alcun investimento, non potendo perciò rientrare nella categoria dei “contratti di collocamento di strumenti finanziari o di gestione di portafogli individuali” cui detta disciplina si applica.

Per i contratti IRS la circostanza della conclusione fuori sede, se specificamente contestata dalla Banca, deve essere oggetto di prova da parte dell’attore. In assenza non è possibile accogliere la domanda di nullità dei contratti ex art. 30, comma 7, TUF.

L’onere della prova dell’esposizione da coprire con l’IRS, con particolare riguardo alla sua entità, alla scadenza e al tasso alla quale è regolata, in base al principio generale fissato dall’art. 2697 c.c., grava su parte attrice. La nullità per difetto di causa non è in actis, ma il suo accertamento richiede la prova della sussistenza di alcune condizioni, tra cui l’inefficienza della struttura del derivato ad assicurare la copertura rispetto al rischio di aumento dei tassi di interesse sulle esposizioni del cliente. In mancanza di tale prova, la domanda di nullità deve essere rigettata.

In presenza di contratti derivati rinegoziati per i quali la Banca contesta che avessero una finalità di copertura perché tesi al recupero o postergazione delle perdite registrate con il primo contratto, deve essere oggetto di prova a carico dell’attore il fatto che avessero anch’essi finalità di copertura, atteso che l’ordinamento consente anche la conclusione di derivati per scopi speculativi.

La facoltà di domandare la risoluzione del contratto ha natura di diritto potestativo a fronte del quale la posizione della controparte è di mera soggezione. Conseguentemente la prescrizione della azione può essere interrotta soltanto con la proposizione di domanda giudiziale e non anche mediante atti di costituzione in mora.

Ove venga richiesto l’annullamento del contratto per l’errore in cui sarebbe caduto l’amministratore della società, è necessario, agli effetti della valutazione della sua essenzialità, che si precisi su cosa sarebbe caduto l’errore.

Una domanda di annullamento per errore non può essere accolta quando non sia stata allegata e provata la sussistenza di un errore essenziale e riconoscibile.

I contratti derivati sono contratti atipici che trovano il loro regolamento solo negli accordi tra le parti, ferma restando l’applicabilità della disciplina generale del contratto. Nei contratti derivati di tipo swap l’oggetto sono flussi di denaro e la causa è il loro scambio tra le parti secondo determinati parametri e alle scadenze fissate.

Il Mark to Market (MtM) esprime, in un determinato momento, il valore del contratto in base alla previsione degli andamenti futuri dei flussi finanziari e corrisponde al prezzo di mercato teorico che un terzo sarebbe disposto a sostenere per subentrare nel contratto. Viene in rilievo specie in caso di risoluzione anticipata dello swap, quale costo preteso dalla banca per l’estinzione. Di conseguenza non può essere qualificato come essenziale, ai sensi degli artt. 1325 e 1418 c.c., un elemento che rileva solo eventualmente.

Il valore del derivato (fair value) deve essere iscritto a bilancio e quindi ogni società deve essere in grado di calcolarlo. L’eventuale diversità di calcolo con la banca non costituisce vizio genetico del negozio. (Paolo Dalmartello) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 22 Marzo 2021.


Natura novativa dell’accordo transattivo – Scioglimento parziale dei contratti controversi in sede di accordo – Compatibilità

Nullità dell’accordo transattivo ex art. 1972 comma 1 c.c. per illiceità dei contratti derivati – Insussistenza

Annullabilità dell’accordo transattivo per errore sulla natura non par dei contratti derivati – Insussistenza

Annullabilità dell’accordo transattivo per errore sugli esiti economici del contratto mantenuto in sede di accordo – Insussistenza

Nullità dell’accordo transattivo per violazione degli obblighi informativi di cui alle Comunicazioni Consob n. 98080595 e n. 98088209 del 1998 – Insussistenza
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Il fatto che in sede transattiva si sia mantenuto in vita un contratto non è prova decisiva della natura conservativa della intera transazione, valendo tale contratto come sottoscritto ex novo a seguito di nuove valutazioni.

I vizi di strutturazione degli swap in maniera adeguata alle esigenze dell’investitore ineriscono la causa concreta del contratto e non l’ammissibilità o ripudio del contratto da parte dell’ordinamento, non essendo tale nullità annoverabile tra i contratti illeciti o aventi causa vietata dalla legge.

La scoperta in epoca successiva alla transazione della natura non par del contratto derivato transatto risulta irrilevante, in quanto è possibile far valere solo gli errori di diritto che hanno costituito la causa unica all’accettazione del contratto.

La divergenza tra i calcoli effettuati in sede transattiva ed i reali effetti economici del contratto mantenuto con l’accordo non costituisce errore sull’oggetto delle prestazioni, ma solo sulla profittevolezza dell’operazione transattiva, né la transazione può essere impugnata per lesione.

La violazione degli obblighi informativi di cui alle Comunicazioni Consob n. 98080595 e n. 98088209 del 1998 nell’esecuzione del contratto oggetto di transazione, riguarda la corretta esecuzione del contratto e non la sua validità. (Paolo Dalmartello) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 10 Marzo 2021.


Mediatore - Diritto alla provvigione - Recesso da parte del venditore -  Presunzione di vessatorietà - Mancata conclusione del contratto - Compito del giudice valutare l’attività sia stata svolta dal mediatore.
La clausola che attribuisca al mediatore il diritto alla provvigione anche in caso di recesso da parte del venditore può presumersi vessatoria quando il compenso non trova giustificazione nella prestazione svolta dal mediatore. E' compito del giudice di merito valutare se una qualche attività sia stata svolta dal mediatore attraverso le attività propedeutiche e necessarie per la ricerca di soggetti interessati all'acquisto del bene.

Si presume vessatoria la clausola che consente al professionista di trattenere una somma di denaro versata dal consumatore se quest'ultimo non conclude il contratto o recede da esso, senza prevedere il diritto del consumatore di esigere dal professionista il doppio della somma corrisposta se è quest'ultimo a non concludere il contratto oppure a recedere. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. II, 18 Settembre 2020, n. 19565.


Dolo - Vizio del consenso - Presupposti - Onere della prova - Accertamento devoluto al giudice di merito - Sindacabilità in sede di legittimità - Limiti.
Il dolo, quale vizio del consenso e causa di annullamento del contratto, assume rilevanza quando incida sul processo formativo del consenso, dando origine ad una falsa o distorta rappresentazione della realtà all'esito della quale il contraente si sia determinato a stipulare; ne consegue che l'effetto invalidante dell'errore frutto di dolo è subordinato alla circostanza, della cui prova è onerata la parte che lo deduce, che la volontà negoziale sia stata manifestata in presenza od in costanza di questa falsa rappresentazione. Compete al giudice del merito accertare, sulla base delle risultanze probatorie, se la fattispecie concreta integri un'ipotesi di dolo determinante e tale valutazione è sindacabile in sede di legittimità solo per vizio di motivazione, nei limiti previsti dall'art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 27 Febbraio 2019, n. 5734.


Obbligazioni e contratti - Perizia contrattuale - Decisione dei periti - Mezzo di impugnazione - Abuso di mandato - Errore essenziale.
Nella perizia contrattuale - al pari che nell'arbitrato irrituale -, la decisione dei periti è impugnabile solo attraverso le tipiche azioni di annullamento e di risoluzione per inadempimento previste per i contratti e non attraverso gli strumenti accordati dal codice di procedura civile per i lodi rituali, con la conseguenza che nella perizia contrattuale gli errori "in procedendo o in iudicando", comprensivi dei principi della collegialità e del contraddittorio, rilevano a condizione che si risolvano in cause di invalidità e, cioè, incapacità e vizi del consenso o di risoluzione.

La violazione del principio di collegialità, laddove l'eventuale errata interpretazione ed applicazione di una regola del giudizio fissata dalle parti può ricondursi alla figura dell'«abuso di mandato» e, quindi essere fonte di responsabilità per i periti, non costituisce un errore sindacabile.

Nella perizia contrattuale, l’errore essenziale che rileva come causa di annullamento della determinazione arbitrale, va ricollegato “…al processo di formazione della volontà degli arbitri, inficiato o deviato da un'alterata percezione o da una falsa rappresentazione della realtà, rimanendo esclusa la possibilità di fare valere errori di giudizio o di interpretazione della legge.

Appare tutt’altro che inadempiente il terzo perito il quale non si sia limitato a sposare acriticamente una delle due tesi proposte dai periti nominati dalle parti, ma, difronte al contrasto sistematico dei primi, motivatamente abbia sempre compiuto le proprie valutazioni in assoluta autonomia di giudizio, inducendo ora l’uno ora entrambe a sposare le conclusioni da egli raggiunte, alla luce della perizia contrattuale deve escludersi che su alcuno dei punti i periti abbiano mancato al loro mandato, in quanto su tutti i punti i medesimi hanno espresso un responso o a maggioranza. (Pierluigi D'Urso) (riproduzione riservata)
Tribunale Brindisi, 03 Aprile 2018.


Espropriazione forzata - Vendita - Incontro dei consensi tra offerente e giudice - Esclusione - Offerta di acquisto presupposto negoziale necessario dell'atto giurisdizionale di vendita.
Nella vendita forzata, pur non essendo ravvisabile un incontro dei consensi tra l'offerente ed il giudice, produttivo dell'effetto transattivo, essendo l'atto di autonomia privata incompatibile con l'esercizio della funzione giurisdizionale, l'offerta di acquisto del partecipante alla gara costituisce il presupposto negoziale necessario dell'atto giurisdizionale di vendita. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 17 Marzo 2015.


Vendite forzate - Espropriazione forzata - Fallimento - Aliud pro alio - Tutela dell'acquirente .
Alla vendita forzata, anche fallimentare, deve ritenersi applicabile la tutela dell'acquirente quando il bene aggiudicato appartenga ad un genere del tutto diverso da quello indicato nell'ordinanza di vendita, ovvero manchi delle qualità necessarie per assolvere la sua naturale funzione economico sociale, ovvero risulti compromessa la destinazione del bene all'uso che abbia costituito elemento determinante per l'offerta di acquisto. (Nel caso di specie, la Corte ha respinto il ricorso perché l'acquirente era consapevole che l'immobile non era stato condonato, avendo ottenuto una concessione di un termine, più volte prorogato, per valutare la persistenza dell'interesse all'acquisto ed eventualmente rinunciare all'aggiudicazione). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 17 Marzo 2015.


Fallimento - Procedimento di vendita - Decadenza dall'aggiudicazione - Incameramento della cauzione - Impugnazione del decreto del tribunale che decide il reclamo - Ricorso straordinario per cassazione - Ammissibilità.
Il provvedimento del tribunale che, decidendo il reclamo contro il decreto del giudice delegato, ha dichiarato la decadenza dall'aggiudicazione di un bene immobile e disposto l'incameramento della cauzione, stante il mancato versamento di quanto dovuto per l'oblazione, può essere impugnato con ricorso straordinario per cassazione ai sensi dell'articolo 111 Cost., trattandosi di un provvedimento definitivo per mancanza di rimedi diversi e per l'attitudine a pregiudicare con l'efficacia propria del giudicato il diritto di garanzia dell'acquirente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 17 Marzo 2015.


MY Way - Nullità ai sensi dell’art. 30 comma 7 D.Lgs. 58/98 per la mancata indicazione della facoltà di recesso nel modulo - Collegamento negoziale e nullità - Inadeguatezza della operazione agli obiettivi di investimento - Omesso adempimento da parte della banca degli obblighi informativi - Responsabilità precontrattuale della banca - Annullabilità dell’operazione negoziale per errore essenziale e riconoscibile..
Il contratto MY Way sottende una operazione negoziale complessa, e ad alto rischio per l’investitore, caratterizzata dal collegamento negoziale tra il finanziamento concesso dalla banca per l’acquisto dei titoli che rappresentano al contempo l’oggetto dell’investimento al quale contestualmente viene destinata la somma ricevuta a titolo di mutuo da restituirsi in un arco temporale di 15-30 anni tramite rate mensili comprensive di capitale ed interessi. La nullità stabilità dall’art. 30 comma 7 del D.Lgs. 58/98 per la mancata indicazione della facoltà di recesso quando il modulo contrattuale riferito all’investimento venga sottoscritto fuori dai locali commerciali della banca, determina la nullità di tutti i negozi collegati. La banca è quindi obbligata a restituire al cliente gli importi dal medesimo versati a titolo di rimborso delle rate di finanziamento. L’operazione così concepita si rivela inoltre inadeguata rispetto agli obiettivi di “pura redditività” e “minimo rischio a breve periodo” che vengono fatti dichiarare al cliente tramite apposite clausole preconfezionate e che corredano il modulo contrattuale. Di qui anche la responsabilità precontrattuale, che è altresì avvalorata pure dalla insussistenza di adeguata informazione sulla composizione del fondo di investimento. L’impianto contrattuale è tale da determinare l’annullabilità di tutti i negozi collegati per errore essenziale e riconoscibile, che il cliente può far valere, e nei cui confronti va esclusa una ipotesi di concorso di colpa che possa abbattere l’ammontare delle somme che la banca è tenuta a restituire, dato l’elevato tecnicismo della fattispecie. (Aurelio Arnese) (riproduzione riservata) Tribunale Taranto, 08 Marzo 2013.


Contratto preliminare di compravendita terreni – Presupposizione immediata identificabilità del terreno oggetto di compravendita – Annullabilità del contratto. .
In tema di presupposizione, con riguardo ad un contratto preliminare di compravendita avente ad oggetto terreni, l’aver ignorato la non immediata edificabilità del lotto, rientra nell’ipotesi dell’errore ex art. 1429, n. 2 c.c., ossia quello che cade sopra una qualità del bene cosicché, in via di interpretazione estensiva della predetta norma, l’annullabilità del contratto va ammessa anche quando la situazione erronea sia stata implicitamente tenuta presente da tutte le parti contraenti e sia stata la ragione determinante del consenso all’operazione economica divisata. (Michela Forte) (riproduzione riservata) Tribunale Taranto, 16 Ottobre 2012.


Fallimento - Liquidazione aell'attivo - Vendita di immobili -Decreto di trasferimento - Terreno edificabile - Prezzo di aggiudicazione corrispondente alla qualità accertata - Vendita forzata - Accertamento successivo della natura edificata del terreno - Ipotesi di "aluid pro alio" - Annullamento della vendita per errore - Legittimazione del curatore - Applicabilità dell'art. 2922 cod. civ. - Esclusione

Vendita - Obbligazioni del venditore - Consegna della cosa - Cosa diversa dalla pattuita ("aliud pro alio") - Decreto di trasferimento - Terreno edificabile - Prezzo di aggiudicazione corrispondente alla qualità accertata - Vendita forzata - Accertamento successivo della natura edificata del terreno - Ipotesi di "aluid pro alio" - Annullamento della vendita per errore - Legittimazione del curatore - Applicabilità dell'art. 2922 cod. civ. - Esclusione
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In tema di vizi della cosa venduta, nell'ipotesi in cui il giudice delegato abbia emesso decreto di trasferimento d'immobile costituito da "terreno edificabile" che, invece, sia risultato, dopo la vendita forzata del bene, terreno "edificato" di valore notevolmente superiore al prezzo di aggiudicazione, ricorre l'ipotesi della vendita "aliud pro alio" trattandosi di un errore relativo ad un elemento determinante l'offerta di acquisto. Ne consegue la legittimazione attiva del curatore ad esercitare l'azione di annullamento ai sensi degli artt. 1427-1429 cod. civ., non essendo applicabile, all'ipotesi di vendita "aliud pro alio", l'art. 2922 cod. civ. che, pur riguardando anche la vendita disposta in sede di liquidazione dell'attivo fallimentare, esclude la garanzia solo per gli altri vizi della cosa nella vendita forzata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Ottobre 2010, n. 21249.


Esecuzione forzata - Vendita forzata - Effetti - Vizi della cosa - Esclusione della garanzia per vizi della cosa - Ambito di applicazione - Ipotesi di "aliud pro alio" - Esclusione dal predetto ambito - Ipotesi di parziale inesecuzione del contratto - Rimedi - Restituzione di parte del prezzo - Diritto dell'acquirente - Sussistenza - Natura.
L'esclusione della garanzia per i vizi della cosa, prevista dall'art. 2922 cod. civ. in riferimento alla vendita forzata compiuta nell'ambito dei procedimenti esecutivi, si riferisce alle fattispecie previste dagli articoli da 1490 a 1497 cod. civ., e cioè ai vizi della cosa e alla mancanza di qualità, e non riguarda l'ipotesi di "aliud pro alio" tra il bene oggetto dell'ordinanza e quello oggetto dell'aggiudicazione, deducibile anche rispetto alla vendita forzata, con conseguente annullamento della vendita. Tuttavia, nell'ipotesi in cui il bene trasferito sia solo quantitativamente diverso da quello descritto nell'ordinanza di vendita, e la domanda dell'interessato sia diretta semplicemente alla restituzione di parte del prezzo, è escluso il ricorso al rimedio regolato dall'art. 1497 cod. civ. ed il conseguente annullamento della vendita. La parziale inesecuzione del contratto fa sorgere, invero, il diritto dell'acquirente alla ripetizione di parte del prezzo (obbligazione, questa, che si configura come debito di valuta e non di valore), rimedio ammissibile anche in caso di esecuzione forzata. Ed infatti, l'art. 2921, secondo comma, cod. civ., consentendo all'aggiudicatario che non riesca a conseguire una parte del bene il diritto a ripetere una parte proporzionale del prezzo di aggiudicazione, impedisce che si verifichi un indebito arricchimento di coloro che dovranno ripartirsi il prezzo ricavato dalla vendita, in applicazione del principio generale della ripetizione dell'indebito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Ottobre 1998, n. 10015.