Codice Civile


LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO II
Dei contratti in generale
CAPO X
Della simulazione

Art. 1414

Effetti della simulazione tra le parti
TESTO A FRONTE

I. Il contratto simulato non produce effetto tra le parti.

II. Se le parti hanno voluto concludere un contratto diverso da quello apparente, ha effetto tra esse il contratto dissimulato, purché ne sussistano i requisiti di sostanza e di forma.

III. Le precedenti disposizioni si applicano anche agli atti unilaterali destinati a una persona determinata, che siano simulati per accordo tra il dichiarante e il destinatario.


GIURISPRUDENZA

Simulazione assoluta – Azione – Proposizione cumulativa con azione revocatoria

Simulazione assoluta – Legittimazione

Simulazione assoluta – Prova

Simulazione assoluta – Oggetto

Simulazione assoluta – Elementi indicativi della fittizietà del contratto
.
La giurisprudenza di legittimità ha chiarito che l’azione di simulazione (assoluta o relativa) e quella revocatoria, pur diverse per contenuto e finalità, possono essere proposte entrambe nello stesso giudizio in forma alternativa tra loro o, anche, eventualmente, in via subordinata l’una all’altra, senza che la possibilità di esercizio dell’una precluda la proposizione dell’altra.

L’unica differenza tra la formulazione delle due domande in via alternativa, piuttosto che in via subordinata una all’altra, risiede nella circostanza che, nel primo caso, è l’attrice a rimettere al potere discrezionale del giudice la valutazione delle pretese fatte valere sotto una “species iuris” piuttosto che l’altra, mentre nella seconda ipotesi si richiede, espressamente, che il giudice prima valuti la possibilità di accogliere una domanda e, solo nell’eventualità in cui questa risulti infondata (o, comunque, da rigettare), esamini l’ulteriore richiesta (Cfr. Cass. n. 21083/2016).

Legittimati ad agire con l’azione di simulazione sono i terzi che siano attualmente o potenzialmente pregiudicati dalla simulazione (artt. 1415 secondo comma e 1416 secondo comma c.c.).

A differenza dell’azione revocatoria, ex art. 2901 c.c., che presuppone l’eventus damni, e per gli atti a titolo oneroso il consilium fraudis, per la proponibilità dell’azione di simulazione da parte del creditore è sufficiente che questi abbia un legittimo interesse a vedere ristabilita la verità contro l’apparenza, non occorrendo un danno effettivo del creditore stesso (Cfr. Cass n. 2559/1980) ed indipendentemente dall’epoca in cui è sorto il credito di chi agisce (cfr. Cass. n. 1127/1987, per cui legittimato ad agire è anche il creditore il cui credito non sia anteriore all’atto simulato). Peraltro, il pregiudizio ravvisabile in presenza di una diminuzione quantitativa o variazione qualitativa del patrimonio del debitore, che renda più incerto, difficile, o comunque oneroso il soddisfacimento, integra condizione di detta azione e, pertanto, deve essere provato dall’istante, e va riscontrato con riferimento al momento della decisione (Cfr. Cass. n. 1991, n. 1690/1991).

La prova della simulazione da parte dei terzi e dei creditori può essere data con ogni mezzo (art. 1417 c.c.), senza limiti quanto alla prova per testi ed anche per presunzioni. Invero, il giudice deve prendere in considerazione tutte le risultanze istruttorie considerate in una visione unitaria, procedendo ad un loro esame globale ed unitario e non distinto e separato (Cfr. Cass. n. 171/1980).

Oggetto della simulazione assoluta è l’atto dispositivo che, ha determinato una variazione qualitativa del patrimonio idonea a determinare una situazione di pericolo per le ragioni creditorie dell’altra parte.

In tema di azione diretta a far valere la simulazione assoluta di un atto di compravendita, possono trarsi elementi circa il carattere fittizio del contratto da una serie di circostanze quali, ad esempio, l’esiguità del prezzo pagato per l’acquisto, le modalità di corresponsione dello stesso, il mancato trasferimento del possesso del bene all’acquirente, i rapporti tra cedente e cessionario. (Daniel Polo Pardise) (Giuseppe Polo Pardise) (riproduzione riservata)
Tribunale Pordenone, 07 Maggio 2021.


Art. 1414 cod. civ. – Simulazione – Validità tra le parti contratto sottostante (donazione) – Requisiti di forma e sostanza previsti dalla legge – Nullità – Sussistenza.
In applicazione dell’art. 1414, comma 1, cod. civ., il contratto simulato (compravendita) non produce effetti tra le parti contraenti, potendo solo spiegare effetti tra queste l’atto dissimulato (donazione), salvo che per tale ultimo contratto sussistano i requisiti di sostanza e di forma prescritti dalla legge. (Raffaello Chillemi) (riproduzione riservata)

[Nel caso in esame, mancavano i requisiti di forma prescritti a pena di nullità dalla legge: in particolare, a mente dell’art. 782 cod. civ. per la validità della donazione è necessario l’atto pubblico, che, in virtù dell’art. 2699 cod. civ., deve essere redatto da un notaio secondo le formalità previste. All’uopo, l’articolo 48 della legge 16/2/1913 n. 89 (legge notarile), a seguito della novella di cui all’articolo 12, comma 1, della legge 28 novembre 2005, n. 246, stabilisce la presenza necessaria di due testimoni, di cui il notaio deve fare espressa menzione in principio dell’atto, per cui, in sua mancanza, il contratto è nullo per difetto di forma.]
Tribunale Napoli Nord, 17 Febbraio 2021.


Revocatoria fallimentare - Sproporzione tra le prestazioni - Dedotta simulazione del prezzo - Controdichiarazione avente data certa anteriore all'apertura del concorso - Prova della contestualità rispetto al patto dissimulato - Opponibilità al Fallimento - Condizioni - Data certa anche della contestualità - Necessità.
Il fenomeno della simulazione negoziale si risolve in uno schema procedimentale unitario, che non implica affatto un "collegamento negoziale" tra distinti rapporti giuridici, né tanto meno plurime ed autonome manifestazioni di volontà integranti distinti negozi giuridici, unico, invece, essendo l'autoregolamento di interessi che le parti intendono attuare attraverso la unitaria fattispecie legale, che realizzano appunto con il "negozio simulato"di cui è elemento essenziale l'effetto giuridico dissimulato. La divergenza tra dichiarazione-titolo e contenuto-effetti determinata dalla simulazione, si realizza quindi mediante una unitaria fattispecie negoziale, che non prevede un "distinto accordo" intermedio inteso a collegare il negozio simulato a quello dissimulato, volta che quest'ultimo altro non è che l'effetto giuridico prodotto in via esclusiva dal primo. In tale quadro ricostruttivo, la "controdichiarazione" va espunta - in quanto priva di rilevanza, tanto sul piano strutturale che su quello funzionale - dagli elementi costitutivi dell'accordo simulatorio, trattandosi di null'altro che di un documento che riveste esclusivamente funzione probatoria, meramente ricognitiva e rappresentativa del preesistente accordo simulatorio.

Non integrando la "controdichiarazione" un atto richiesto ad substantiam per l'esistenza dell'accordo simulatorio, ma essendo solo un mezzo rappresentativo di esso, mentre è necessario, per l'esistenza della simulazione, che l'accordo simulatorio sia coevo all'atto simulato e vi partecipino tutte le parti contraenti, nulla impedisce, viceversa, che la "controdichiarazione" sia posteriore a tale atto e provenga anche da una sola delle parti. Quando però la fattispecie legale negoziale cui le parti fanno ricorso per occultare la reale comune volontà coincide con un negozio solenne, anche la "controdichiarazione" deve rispondere ai "requisiti di sostanza e di forma" prescritti dalla legge per la produzione degli effetti giuridici che le stesse hanno inteso effettivamente conseguire; e ciò comporta per un verso che, se il negozio stipulato è soggetto al requisito di forma ad substantiam, l'elemento dissimulato dovrà venire anch'esso ad esistenza, nello stesso modo e forma del negozio simulato, al tempo della conclusione di quest'ultimo; per altro verso, sul versante dell'opponibilità al Fallimento della richiesta contestualità, che non può darsi la possibilità di una ricerca attraverso mezzi probatori diversi di una data di perfezionamento dell'accordo dissimulato differente rispetto a quello di formazione del "documento" attraverso il quale le parti intendono fornire la prova dell'accordo simulatorio, essendo individuabile esclusivamente in quest'ultimo il requisito di forma del patto dissimulato che sarebbe dovuto sussistere al tempo della stipula della compravendita.

A differenza del caso in cui il giudice di merito abbia omesso di far ricorso ad un ragionamento presuntivo, ritenendo in base al principio del libero convincimento gli indizi forniti inidonei a consentire di pervenire alla conoscenza del fatto ignorato, quando il giudice abbia inteso far ricorso allo schema logico presuntivo è configurabile un vizio di violazione dello schema normativo della presunzione semplice a fronte di una divergenza - nel procedimento di rilevazione e selezione dei fatti seguito dal giudice - dai criteri di logica formale che presiedono alla "modalità di interrogazione" di tale materiale eterogeneo. Tali criteri di logica formale debbono avere come riferimento la prova dei fatti principali costitutivi del diritto controverso e si sviluppano attraverso: 1-la delimitazione del materiale di esame ai soli fatti "certi" che non risultino contraddetti da altri fatti (precisione); 2-l'esame atomistico di ciascun elemento indiziario (fatto secondario) e, quindi, l'esame globale del complesso indiziario unitariamente considerato in funzione della sua o della loro capacità dimostrativa (gravità); 3-la efficacia conoscitiva del fatto ignorato che il singolo indizio o complesso di indizi è idoneo a produrre, in base alla applicazione di criteri logici di tipo probabilistico-inferenziale tratti dai dati della esperienza (id quod plerumque accidit), ovvero da dati scientifici o statistici (inferenza cognitiva); 4-la controprova o verifica di consistenza, intesa come "inidoneità" dell'elemento o del complesso indiziario a fornire una diversa inferenza tale da condurre alla conoscenza di un altro fatto ignorato, che risulti alternativo ed incompatibile con quello precedentemente presunto (concludenza). In tema di prova per presunzioni, pertanto, il giudice è tenuto a seguire un procedimento che si articola necessariamente in due momenti valutativi: in primo luogo, occorre una valutazione analitica degli elementi indiziari per scartare quelli intrinsecamente privi di rilevanza e conservare, invece, quelli che, presi singolarmente, presentino una positività parziale o almeno potenziale di efficacia probatoria; successivamente, è doverosa una valutazione complessiva di tutti gli elementi presuntivi isolati per accertare se essi siano concordanti e se la loro combinazione sia in grado di fornire una valida prova presuntiva, che magari non potrebbe dirsi raggiunta con certezza considerando atomisticamente uno o alcuni di essi. Ne consegue che deve ritenersi censurabile in sede di legittimità per violazione di legge la decisione in cui il giudice si sia limitato a negare valore indiziario agli elementi acquisiti in giudizio senza accertare se essi, quand'anche singolarmente sforniti di valenza indiziaria, non fossero in grado di acquisirla ove valutati nella loro sintesi, nel senso che ognuno avrebbe potuto rafforzare e trarre vigore dall'altro in un rapporto di vicendevole completamento. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 06 Novembre 2020, n. 24950.


Regolamento di competenza - Fallimento - Azione di simulazione di assegnazione di partecipazioni sociali - Competenza delle sezioni specializzate in materia di impresa - Esclusione - Fondamento.
Sussiste la competenza funzionale del tribunale fallimentare e non della sezione specializzata in materia di impresa, nel caso di azione promossa dal curatore tesa all'accertamento della simulazione dell'assegnazione di partecipazioni sociali della società fallita ai soci in occasione del loro recesso, in quanto, avuto riguardo al "petitum" ed alla "causa petendi", la stessa non attiene a situazioni rilevanti sulla vita sociale, vale a dire a vicende di governo interno ovvero inerenti la persona del singolo socio nei suoi rapporti con la società, con gli organi societari e con gli altri soci. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 20 Maggio 2020, n. 9224.


Simulazione assoluta - Azione di simulazione relativa - Differenze - Declaratoria giudiziale di simulazione assoluta a fronte di domanda di simulazione relativa - Violazione dell'art. 112 c.p.c. - Sussistenza.
L'azione intesa a far dichiarare la simulazione relativa è diversa da quella diretta a ottenere la declaratoria di simulazione assoluta, sia con riferimento al "petitum" che alla "causa petendi", comportando le due domande l'accertamento di fatti differenti e tendendo, soprattutto, al conseguimento di effetti diversi, secondo la differenziazione generale prevista nei primi due commi dell'art. 1414 c.c.; ne consegue che si configura la violazione dell'art. 112 c.p.c., in tema di corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato, qualora il giudice di merito abbia rilevato e ritenuto d'ufficio che fosse stata proposta una domanda di simulazione assoluta anziché relativa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 19 Dicembre 2019, n. 34024.


Vendita immobiliare - Simulazione - Opponibilità al fallimento - Condizioni.
La simulazione di un contratto di compravendita è opponibile al fallimento della parte acquirente, ma l'accordo simulatorio deve essere provato per mezzo di scrittura recante la controdichiarazione dotata di data certa, ex art. 2704 c.c., che ne dimostri tanto la formazione in data antecedente al fallimento, quanto il perfezionamento in epoca anteriore o coeva alla stipulazione dell'atto simulato, essendo irrilevante che il prezzo dichiarato nel contratto sia stato, o meno, in tutto o in parte pagato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 09 Agosto 2019, n. 21253.


Cognizione degli arbitri - Accertamento del carattere simulato del contratto sul quale si fonda la pretesa fatta valere - "Potestas iudicandi" - Sussistenza.
L'accertamento del carattere simulato del contratto sul quale si fonda la pretesa fatta valere innanzi agli arbitri rientra nella "potestas iudicandi" di questi ultimi, in quanto la loro cognizione si estende, salvo eventuali ben precisi limiti legali, a qualsiasi aspetto della vicenda che risulti rilevante per stabilire se ed in quale misura il diritto fatto valere da una parte sia fondato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 31 Maggio 2019, n. 14884.


Azione del curatore per ottenere l'adempimento di un'obbligazione derivante da un contratto stipulato tra l'imprenditore, successivamente fallito, e un terzo - Posizione del curatore - Simulazione relativa - Documento - Data certa ex art. 2704 c.c. ai fini dell'opponibilità alla curatela - Necessità - Esclusione - Fattispecie.
Allorché agisca in giudizio per ottenere l'adempimento di un contratto stipulato dall'imprenditore prima del fallimento, il curatore non rappresenta non la massa dei creditori, la quale pure si giova del risultato utile in tal modo perseguito, ma il fallito, spossessato, nella cui posizione giuridica egli subentra, e dei cui diritti si avvale. Ne deriva che, in tal caso, il curatore non è terzo e non può invocare l'inopponibilità ad esso delle pattuizioni del contratto dissimulato intervenuto tra le parti sol perché il documento, recante la prova della simulazione relativa, è privo di data certa ex art. 2704 c.c. anteriore al fallimento. (Nella specie, in applicazione del principio, la S.C. ha ritenuto opponibile alla curatela la controscrittura, costituente la prova della simulazione relativa del contratto di appalto stipulato dall'imprenditore "in bonis", di cui era stato chiesto l'adempimento, dissimulante in realtà una permuta, sul rilievo che, stante la posizione di non terzietà del curatore rispetto ai rapporti tra le parti contrattuali originarie, a nulla rilevasse la mancanza di data certa della detta controscrittura). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 14 Febbraio 2019, n. 4312.


Tribunale delle imprese - Competenza - Connessione oggettiva e soggettiva - Azione di simulazione e revocatoria, azione di responsabilità degli amministratori - Incompetenza funzionale delle sezioni ordinarie - Esclusione.
L’eccezione di incompetenza funzionale (per connessione) delle sezioni ordinarie civili chiamate a decidere una azione di revocatoria ordinaria e simulazione nei confronti degli amministratori di società fallita è infondata, posto che tale giudizio e quello riguardante l'azione di responsabilità contro gli stessi amministratori, non hanno comunanza di titolo né di causa petendi e non si trovano in rapporto di pregiudizialità. (Massimo Pellizzato) (riproduzione riservata) Tribunale Busto Arsizio, 15 Gennaio 2018.


Procedimento civile - Litisconsorzio - Necessario - Simulazione (assoluta o relativa) - Litisconsorzio necessario - Sussistenza - Configurabilità - Condizioni - Deduzione della simulazione in via di eccezione – Necessità - Esclusione - Fattispecie.
La fattispecie della simulazione, sia essa assoluta o relativa, integra un'ipotesi di litisconsorzio necessario tra le parti del contratto solo nel caso in cui il relativo accertamento risulti richiesto in via principale, con la conseguenza che il contraddittorio nel giudizio tra tutti i partecipanti, o i loro eredi, all'atto impugnato per simulazione è necessario quando la nullità che ne deriva all'atto venga posta a fondamento dell'azione, e non quando il suo accertamento formi oggetto di una mera eccezione e debba effettuarsi in via incidentale, senza efficacia di giudicato. (Nella specie, relativa all’accertamento dell’entità di un’obbligazione assunta in forza di un assegno bancario, privo di data, rilasciato a garanzia dell’obbligazione di pagare il prezzo di due cessioni d’azienda, oggetto di separati e contestuali contratti preliminari, la S.C. ha escluso che si configurasse un litisconsorzio necessario tra tutti i partecipanti ai contratti definitivi, atteso che l’accertamento della simulazione del prezzo poi indicato in questi ultimi, pur costituendo un presupposto logico nel giudizio promosso nei confronti del soggetto che aveva emesso l’assegno, si poneva in tal caso come meramente incidentale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 25 Maggio 2017, n. 13145.


Aumento di capitale – Conferimento – Simulazione – Esclusione.
In tema di aumento di capitale deliberato dall'assemblea di una società capitalistica, non è configurabile la simulazione del conferimento. La Suprema Corte, infatti, con la sentenza n. 17467 del 17.7.2013, ha osservato che il conferimento in una società capitalistica già costituita è un atto con il quale il socio o il terzo, sul presupposto di una deliberazione di aumento del capitale sociale, approvata dall'organo competente della società, realizza la sua volontà di partecipare o, se già socio, di aumentare il valore della sua partecipazione alla medesima società, e trova nel collegamento essenziale con quella deliberazione la sua causa negoziale, sicché le condizioni di validità del conferimento sotto il profilo della sussistenza della volontà non possono essere esaminate indipendentemente da quelle della deliberazione medesima.
Di conseguenza, la Suprema Corte ha ritenuto che non possa mai configurarsi un accordo simulatorio concluso tra il conferente e l'amministratore della società, atteso che il predetto anche qualora sia delegato al compimento delle operazioni necessarie all'esecuzione della deliberazione- non ha poteri legali di rappresentanza della società medesima negli atti di gestione attinenti all'organizzazione della società e non è legittimato a rappresentarla nella stipulazione di accordi diretti a simulare i conferimenti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 21 Luglio 2016.


Fallimento - Domande di risoluzione contrattuale e simulazione - Trascrizione anteriore al fallimento della parte convenuta - Proseguibilità con il rito ordinario - Pretese, accessorie, di carattere restitutorio o risarcitorio - Rito ex art. 93 ss. l.fall. - Necessità - Fondamento.
Le domande principali (prodromiche) di simulazione e risoluzione contrattuale, trascritte anteriormente alla dichiarazione di fallimento della parte convenuta in giudizio, proseguono legittimamente con il rito ordinario attesa l'opponibilità della relativa sentenza alla massa dei creditori in ragione dell'effetto prenotativo della trascrizione, mentre le pretese, accessorie, di restituzione e risarcimento del danno devono necessariamente procedere, previa separazione dalle prime, nelle forme degli art. 93 e ss. l.fall., in quanto assoggettate alla regola del concorso e non suscettibili di sopravvivere in sede ordinaria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Febbraio 2016, n. 3953.


Separazione Consensuale – Azione di simulazione – Esperibilità – Esclusione.
Pur non potendosi dubitare della natura negoziale (quand'anche non contrattuale) dell'accordo che dà sostanza e fondamento alla separazione consensuale tra coniugi, e pur non essendo ravvisabile, nell'atto di omologazione, una funzione sostitutiva o integrativa della volontà delle parti o di governo dell'autonomia dei coniugi, è da escludere l’impugnabilità per simulazione dell'accordo di separazione una volta omologato, giacché l'iniziativa processuale diretta ad acquisire l'omologazione, e quindi la condizione formale di coniugi separati, con le conseguenti implicazioni giuridiche, si risolve in una iniziativa nel senso della efficacia della separazione che vale a superare il precedente accordo simulatorio, ponendosi in antitesi con esso, essendo logicamente insostenibile che i coniugi possano "disvolere" con detto accordo la condizione di separati ed al tempo stesso "volere" l'emissione di un provvedimento giudiziale destinato ad attribuire determinati effetti giuridici a detta condizione” (La Corte conferma l’unico precedente in materia: Cass. 20 novembre 2003, n. 17607. Secondo la Corte, in senso contrario, non possono richiamarsi le pronunzie Cass. 20 marzo 2008, n. 7450; Cass. 22 novembre 2007, n. 24321; Cass. 5 marzo 2001, n. 3149 che in sede di giudizio di revisione delle condizioni di separazione hanno affermato, con espressione certamente non assunta a ratio decidendi, che ogni questione relativa alla simulazione dell'accordo posto a base della separazione era estranea all'oggetto di quel giudizio e doveva essere prospettata in apposita sede). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 12 Settembre 2014, n. 19319.


Società – Società di capitali – Atto Costitutivo – Simulazione – Configurabilità – Esclusione..
Non è configurabile la simulazione dell'atto costitutivo di una società di capitali, in quanto essa, una volta iscritta nel registro imprese, viene irrevocabilmente ad esistenza e non è più possibile, anche per ragioni di tutela dell’affidamento dei terzi, porne in discussione la validità se non nei casi tassativamente elencati dall’art 2332 cc.. (Nicola Tacente) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 29 Dicembre 2011, n. 30020.