Codice Civile


LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO II
Dei contratti in generale
CAPO II
Dei requisiti del contratto
SEZIONE III
Dell'oggetto del contratto

Art. 1346

Requisiti
TESTO A FRONTE

I. L'oggetto del contratto deve essere possibile, lecito, determinato o determinabile.


GIURISPRUDENZA

Ammortamento alla francese – Regime composto – Capitalizzazione semplice – 117 TUB.
Il contratto di mutuo privo del piano di ammortamento e dell’indicazione dei criteri determinativi del tasso di interesse effettivo attinenti al regime finanziario e dei tempi di riscossione degli interessi deve ritenersi affetto da nullità parziale in relazione alla clausola determinativa dell’interesse corrispettivo ex artt. 1346 e 1418, II comma c.c..

L’applicazione del regime di capitalizzazione composta per il calcolo degli interessi, in assenza di pattuizione contrattuale, configura la violazione dell’art. 1283 c.c.

Il piano di ammortamento del mutuo deve essere quindi ricalcolato applicando il tasso sostitutivo ex art. 117, VII comma TUB, in regime di capitalizzazione semplice. (Amedeo Valente) (riproduzione riservata)
Tribunale Viterbo, 07 Giugno 2021.


Vendita di terreno da distaccarsi da una più ampia estensione - Determinazione e determinabilità dell'oggetto - Condizioni di ammissibilità - Limiti - Fattispecie.
La vendita di cose generiche, appartenenti ad un "genus limitandum", è ammissibile, in virtù del principio di conservazione del negozio giuridico, anche rispetto agli immobili, relativamente al "genus limitatum" costituito dal complesso di un determinato fondo. Sicché, laddove un terreno debba essere distaccato da una maggiore estensione e sia indicato soltanto quantitativamente, nella misura della sua superficie, sussiste il requisito della determinabilità dell'oggetto, quando sia accertato che le parti avevano considerato la maggior estensione di proprietà del venditore come "genus", essendo stata la stessa perfettamente individuata nel contratto, nonché stabilito la misura della estensione da distaccare e sempre che per la determinazione del terreno non debba richiedersi una nuova manifestazione di volontà delle parti, null'altro occorrendo, ai fini della sussistenza del suddetto requisito, se non l'adempimento del venditore che deve prestare la cosa determinata solo nel genere ex art. 1178 c.c.. Ne deriva che il requisito di determinabilità dell'oggetto sussiste quando nel contratto siano contenuti elementi prestabiliti dalle parti, che possono consistere anche nel riferimento a dati di fatto esistenti e sicuramente accertabili, i quali siano idonei alla identificazione del terreno da trasferire mediante un procedimento tecnico di mera attuazione, che ne individui la dislocazione nell'ambito del fondo maggiore, per cui la consegna di una parte piuttosto che di un'altra risulti di per sé irrilevante, essendo i diversi tratti di terreno del tutto equivalenti, escluso ogni margine di dubbio sulla identità del terreno oggetto del contratto. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito, che aveva dichiarato la nullità del contratto preliminare di permuta di cosa presente contro cosa futura - avente per oggetto il 75% del terreno di proprietà delle promettenti venditrici contro il 25% delle costruzioni che il promettente permutante avrebbe realizzato sui suddetti fondi - per la indeterminabilità dell'esatta collocazione della parte di terreno e dell'esatta collocazione delle costruzioni risultando, in concreto, omesse sia la dimensione, sia l'esatta ubicazione dei fabbricati edificandi). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 26 Maggio 2021, n. 14585.


Ripartizione di spese condominiali - Delibera assembleare in violazione dei criteri, legali o convenzionali, di ripartizione - Conseguenze - Nullità o annullabilità della delibera - Condizioni - Fondamento.
In tema di condominio degli edifici, l'azione di annullamento delle delibere assembleari costituisce la regola generale, ai sensi dell'art. 1137 c.c., come modificato dall'art. 15 della l. n. 220 del 2012, mentre la categoria della nullità ha un'estensione residuale ed è rinvenibile nelle seguenti ipotesi: mancanza originaria degli elementi costitutivi essenziali, impossibilità dell'oggetto in senso materiale o giuridico - quest'ultima da valutarsi in relazione al "difetto assoluto di attribuzioni" -, contenuto illecito, ossia contrario a "norme imperative" o all'"ordine pubblico" o al "buon costume". Pertanto, sono nulle le deliberazioni con le quali, a maggioranza, siano stabiliti o modificati i generali criteri di ripartizione delle spese previsti dalla legge o dalla convenzione, da valere per il futuro, trattandosi di materia che esula dalle attribuzioni dell'assemblea previste dall'art. 1135, nn. 2) e 3), c.c., mentre sono meramente annullabili le deliberazioni aventi ad oggetto la ripartizione in concreto tra i condomini delle spese relative alla gestione delle parti e dei servizi comuni adottate in violazione dei criteri generali previsti dalla legge o dalla convenzione stessi, trattandosi di deliberazioni assunte nell'esercizio di dette attribuzioni assembleari, cosicché la relativa impugnazione va proposta nel termine di decadenza previsto dall'art. 1137, comma 2, c.c.. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 14 Aprile 2021, n. 9839.


Interessi – Moratori – Pattuizione – Modalità – TAEG.
La clausola che stabilisce l’applicazione degli interessi moratori deve indicare la base di calcolo oltre al dato percentuale, vale a dire se questa debba essere applicata al solo capitale oppure all’intero importo delle rate non pagate, diversamente la clausola risulta indeterminata ed indeterminabile: nulla sarà dunque dovuto a titolo di interessi moratori.

La mancata indicazione del TAEG determina l’applicabilità l’art. 125 bis tub, ovvero la sola debenza del “tasso nominale minimo dei buoni del tesoro annuali o di altri titoli similari eventualmente indicati dal Ministro dell’economia e delle finanze, emessi nei dodici mesi precedenti la conclusione del contratto” (c.d. tasso bot). (Giampaolo Morini) (riproduzione riservata)
Tribunale Lucca, 05 Marzo 2021.


Lavoro - Disciplina limitatrice - Pattuizione del corrispettivo - Requisiti - Determinatezza o determinabilità - Necessità - Manifesta iniquità o sproporzione - Rilevanza - Fondamento - Conseguenze - Nullità del patto - Configurabilità.
Al fine di valutare la validità del patto di non concorrenza, in riferimento al corrispettivo dovuto, si richiede, innanzitutto, che, in quanto elemento distinto dalla retribuzione, lo stesso possieda i requisiti previsti in generale per l'oggetto della prestazione dall'art. 1346 c.c.; se determinato o determinabile, va verificato, ai sensi dell'art. 2125 c.c., che il compenso pattuito non sia meramente simbolico o manifestamente iniquo o sproporzionato, in rapporto al sacrificio richiesto al lavoratore e alla riduzione delle sue capacità di guadagno, indipendentemente dall'utilità che il comportamento richiesto rappresenta per il datore di lavoro e dal suo ipotetico valore di mercato, conseguendo comunque la nullità dell'intero patto alla eventuale sproporzione economica del regolamento negoziale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 01 Marzo 2021, n. 5540.


CMS – Condizioni minime di determinatezza e determinabilità; corrispettivo su accordato e commissione di istruttoria – Necessità di pattuizione; c/c mancata indicazione I.S.C. / T.a.e.g. – Fonte di responsabilità precontrattuale.
Ai sensi degli artt. 117 TUB e 1346 c.c., per la validità della clausola sulla commissione di massimo scoperto devono ricorrere i requisiti della determinatezza o determinabilità e dunque devono essere previsti sia il tasso percentuale della commissione, sia la base ed i criteri di calcolo, sia la periodicità di addebito, in assenza dei quali non può ravvisarsi un vero e proprio accordo delle parti su tale pattuizione accessoria, in quanto non si può ritenere che il cliente abbia potuto prestare un consenso consapevole, rendendosi conto dell’effettivo contenuto giuridico della clausola e, del suo “peso” economico.

Devono ritenersi illegittime e dunque nulle le commissioni sostitutive della commissione di massimo scoperto, ovvero corrispettivo su accordato e commissione di istruttoria, laddove prive di pattuizione.

La mancata indicazione dell’I.S.C. / T.a.e.g. costituisce violazione di una regola di comportamento, dalla quale può quindi derivare una mera obbligazione risarcitoria a titolo di responsabilità precontrattuale. (Giampaolo Morini) (riproduzione riservata)
Tribunale Siena, 18 Gennaio 2021.


Conto corrente bancario - Azione di nulllità - Ripetizione - Inapplicabilità di determinate clausole o prassi.
L’ammissibilità del gravame ex art. 342 c.p.c., deve essere interpretato nel senso che l'impugnazione deve contenere, a pena di inammissibilità, una chiara individuazione delle questioni e dei punti contestati della sentenza impugnata e, con essi, delle relative doglianze, affiancando alla parte volitiva una parte argomentativa che confuti e contrasti le ragioni addotte dal primo giudice, senza che occorra l’utilizzo di particolari forme sacramentali o la redazione di un progetto alternativo di decisione da contrapporre a quella di primo grado. Inoltre Il Giudice, non deve fermarsi alle espressioni letterali utilizzate dalle parti ma deve indagare e considerare il contenuto sostanziale della domanda come ricavabile, ad esempio, dalle argomentazioni contenute dell’atto introduttivo o negli atti difensivi successivi.

Deve ritenersi sufficiente, ai fini dell’indicazione dell’oggetto del contendere il semplice riferimento ad un rapporto di conto corrente bancario ed anticipo sbf iniziato in un determinato periodo con la convenuta, senza che la mancata indicazione dei numeri identificativi dei rapporti determinino la nullità ex art. 163 cpc (eccezione che deve essere riproposta in appello ex art. 346 cpc).

In virtù del principio generale di diritto in materia bancaria, sussiste interesse ad agire dell’appellante a proporre azione di nullità, nonostante la preclusione alla domanda di ripetizione, in quanto finalizzata ad opporre per il futuro alla banca l’inapplicabilità di determinate clausole o prassi.
Quanto alla CMS la sola indicazione della percentuale e non del criterio di calcolo sul periodo e sulle medie o massime, determina la nullità della relativa clausola ex art. 1346 c.c.. (Giampaolo Morini) (riproduzione riservata)
Appello Firenze, 03 Dicembre 2020.


Contestazione titolarità del credito in capo al cessionario – Idoneità dell’avviso di cessione ex art. 58 TUB pubblicato in G.U. alla funzione di notifica sostitutiva dell’art. 1264 c.c. e non di prova della titolarità del credito – Inidoneità dell’avviso di provare la titolarità del credito in capo al cessionario se reca parametri generici ed indeterminati e se il credito non è incluso nella lista dei crediti ceduti pubblicata online.
A fronte dell’orientamento che reputa sufficiente ai fini della prova della cessione del credito in blocco l’avviso di cessione pubblicato in Gazzetta Ufficiale, va preferito altro e più convincente orientamento per il quale l’avviso di cessione dei crediti in blocco risponde unicamente alla funzione di sostituzione della notifica prevista dall’art. 1264 c.c. (cfr. Cass. civ., ord. n. 5617/2020, 22151/2019) allo scopo di impedire l'eventualità di pagamenti liberatori, per il caso che il ceduto versi, nonostante la sopravvenuta cessione, la propria prestazione nelle mani del cedente (cfr. Cass. civ. n. 22548/2018), mentre non assolve in re ipsa la funzione di attestare la legittimazione attiva del preteso cessionario di crediti in blocco.

Attesa tale limitata funzione dell’avviso di cessione, la pubblicazione nella Gazzetta può costituire, al più, elemento indicativo dell'esistenza materiale di un fatto di cessione, come intervenuto tra due soggetti in un dato momento, ma non è sufficiente, in questa sua "minima" struttura informativa, a fornire gli specifici e precisi contorni dei crediti che vi sono inclusi ovvero esclusi; “E' per contro principio ricevuto della giurisprudenza di questa Corte che colui, che "si afferma successore (a titolo universale o particolare) della parte originaria" ai sensi dell'art. 58 TUB, ha l'onere puntuale di "fornire la prova documentale della propria legittimazione", con documenti idonei a "dimostrare l'incorporazione e l'inclusione del credito oggetto di causa nell'operazione di cessione in blocco" (cfr. Cass., sent. n. 4116/2016) ; pertanto “assunta questa diversa prospettiva, (che) - qualora il contenuto pubblicato nella Gazzetta indichi, senza lasciare incertezze od ombre di sorta (in relazione, prima di ogni altra cosa, al necessario rispetto del principio di determinatezza dell'oggetto e contenuto contrattuali ex art. 1346 c.c.), sui crediti inclusi/esclusi dall'ambito della cessione - detto contenuto potrebbe anche risultare in concreto idoneo, secondo il "prudente apprezzamento" del giudice del merito, a mostrare la legittimazione attiva del soggetto che assume, quale cessionario, la titolarità di un credito (per questa linea si confronti, in particolare, la pronuncia di Cass., 13 giugno 2019, n. 15884).”.

Tanto premesso, va ritenuta non provata la titolarità attiva del cessionario quando la descrizione dell’oggetto dei crediti ceduti sia vaga e onnicomprensiva, facendo riferimento a contratti deteriorati relativi ad un lasso temporale di vari decenni, senza puntuale indicazione di quello che dovrebbe essere il tratto distintivo dei rapporti ceduti, ma solo i generici contorni degli stessi e comunque quando il credito oggetto di causa, individuato con un preciso codice, non risulti incluso tra quelli riportati nel documento consultabile sul link indicato in Gazzetta Ufficiale. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Avezzano, 29 Ottobre 2020.


Nullità dei mutui indicizzati al tasso Euribor - Indeterminatezza ed indeterminabilità dell’oggetto - Violazione delle norme imperative impositive del divieto degli accordi e delle intese di cui agli artt. 2 l. n. 287/1990, 101 TFUE e 53 EEA.
Sono nulli i contratti di mutuo con tasso Euribor, per violazione della normativa antitrust (legge n. 287/1990). Il parametro EURIBOR richiamato nelle clausole inserite nei contratti di mutuo, per il periodo che va dal 29.09.2005 al 30.05.2008,   è nullo, sia per contrarietà a norme imperative, per essersi realizzata la condotta anticoncorrenziale, come accertato dal provvedimento dell'Antitrust Europea C (2013)8512/1 in data 04.12.2013 nel caso AT39914.

Tale nullità discende sia dalla indeterminatezza ed indeterminabilità oggettiva dell’oggetto della clausola relativa al tasso Euribor nel periodo di intervenuta alterazione dei criteri di calcolo del medesimo), ex artt. 1346 e 1418, comma 2°, cod. civ., sia per l’intervenuta violazione – nella applicazione del tasso di interesse così alterato - delle norme imperative impositive del divieto degli accordi e delle intese di cui agli artt. 2 l. n. 287/1990, 101 TFUE e 53 EEA e per l'effetto occorrerà sostituire il tasso corrispettivo e di mora pattuito nei mutui con il tasso legale ex art. 1284 co. 3^ c.c.

Inoltre, a prescindere dal fatto che la specifica controparte contrattuale abbia o meno preso parte all'accordo distorsivo, la manipolazione del tasso influenza in ogni caso il tasso convenzionale applicato nel corso del rapporto, rendendolo nullo, per il periodo in cui la indebita alterazione di esso (avvenuta in forza della relativa clausola contrattuale, come eterointegrata in modo illecito) ha avuto applicazione. (Monica Mandico) (riproduzione riservata)
Tribunale Ancona, 18 Agosto 2020.


Conto corrente – Interessi – Determinabilità dell’oggetto – Tutele.
È nulla per indeterminatezza dell’oggetto ai sensi dell’art. 1346 c.c. la clausola relativa agli interessi in un rapporto di conto corrente in cui la concreta determinazione del tasso variabile, pur entro determinate soglie minime e massime fissate nel contratto, dipende dalla mera discrezionalità di una delle parti del contratto e non sia, invece, rimessa ad un elemento esterno al contratto.
Sul piano rimediale, la nullità per indeterminatezza dell’oggetto ex art. 1346 c.c. della clausola di un rapporto di conto corrente che rimette la determinazione del tasso d’interessi variabile alla mera discrezionalità della banca, posta la sua natura generale, è regolata dalla disciplina di diritto comune; non si applica, invece, la regola dell’art. 117,7 comma T.u.b., che è riferita testualmente alle sole violazioni dei commi 4 e 5 dello stesso art. 117 T.u.b. e si pone quale rimedio correttivo delle peculiari ipotesi di nullità di protezione previste dal Titolo del T.u.b. dedicato alla trasparenza delle condizioni contrattuali. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 18 Giugno 2020, n. 11876.


Interest rate swap - Causa - Individuazione - Fondamento.
La causa del contratto di "interest rate swap", per la cui individuazione non rileva la funzione di speculazione o di copertura in concreto perseguita dalle parti, non coincide con quella della scommessa, ma consiste nella negoziazione e monetizzazione di un rischio finanziario, che si forma nel relativo mercato e che può appartenere o meno alle parti, atteso che tale contratto, frutto di una tradizione giuridica diversa da quella italiana, concerne dei differenziali calcolati su flussi di denaro destinati a formarsi durante un lasso temporale più o meno lungo ed è espressione di una logica probabilistica, non avendo ad oggetto un'entità specificamente ed esattamente determinata. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 12 Maggio 2020, n. 8770.


Contratti derivati - Loro stipulazione da parte della P.A. - Ammissibilità nel regime anteriore alla l. n. 147 del 2013 - Limiti.
In tema di contratti derivati stipulati dai Comuni, la normativa che ne aveva autorizzato la conclusione (fino al relativo divieto introdotto dalla l. n. 147 del 2013), così rendendo tipici contratti che, altrimenti, rimanevano innominati, aveva carattere eccezionale ed era di stretta interpretazione, poiché aveva consentito alla P.A. di stipulare dei contratti che, in quanto aleatori, non avrebbe potuto, di per sé, sottoscrivere. Tale normativa andava intesa, pertanto, nel senso che il riconoscimento della legittimazione dell'Amministrazione a concludere tali contratti era limitato ai derivati di copertura, con esclusione di quelli speculativi, in base al criterio del diverso grado di rischiosità di ciascuno di essi; inoltre, i contratti in esame dovevano essere stipulati con intermediari finanziari qualificati, determinandone con precisione l'oggetto, con l'indicazione del "mark to market", degli scenari probabilistici e dei costi occulti, allo scopo di ridurre al minimo e rendere evidente all'ente ogni aspetto di aleatorietà del rapporto, in quanto tale caratteristica comporta una rilevante disarmonia nell'ambito delle regole della contabilità pubblica, perché introduttiva di variabili non compatibili con la certezza degli impegni di spesa riportati in bilancio. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 12 Maggio 2020, n. 8770.


Interest rate swap - Natura - Caratteristiche - Contenuto essenziale.
L'"interest rate swap" è un contratto derivato, le cui caratteristiche sono: a) è "over the counter", vale a dire ha un contenuto fondamentale non eteroregolamentato, ma deciso dalle parti sulla base delle specifiche esigenze dell'interessato; b) è non standardizzato e, quindi, non destinato alla circolazione, essendo privo del requisito della cd. negoziabilità; c) l'intermediario è in una situazione di naturale conflitto di interessi poiché, assommando le qualità di offerente e consulente, è tendenzialmente controparte del proprio cliente. Elementi essenziali di tale derivato sono la data di stipulazione, quelle di inizio di decorrenza degli interessi, di scadenza e di pagamento, nonché il capitale di riferimento (cd. nozionale) ed i diversi tassi di interesse ad esso applicabili. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 12 Maggio 2020, n. 8770.


Interest rate swap - Verifica di validità dell'accordo - Modalità - Contenuto necessario.
In tema di "interest rate swap", occorre accertare, ai fini della validità del contratto, se si sia in presenza di un accordo tra intermediario ed investitore sulla misura dell'alea, calcolata secondo criteri scientificamente riconosciuti ed oggettivamente condivisi; tale accordo non si può limitare al "mark to market", ossia al costo, pari al valore effettivo del derivato ad una certa data, al quale una parte può anticipatamente chiudere tale contratto od un terzo estraneo all'operazione è disposto a subentrarvi, ma deve investire, altresì, gli scenari probabilistici e concernere la misura qualitativa e quantitativa della menzionata alea e dei costi, pur se impliciti, assumendo rilievo i parametri di calcolo delle obbligazioni pecuniarie nascenti dall'intesa, che sono determinati in funzione delle variazioni dei tassi di interesse nel tempo. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 12 Maggio 2020, n. 8770.


Mandato con rappresentanza – Procura – Negozio unilaterale di attuazione – Determinatezza dell’oggetto – Necessità – Interessi dei terzi, quali soggetti destinati a venire in contatto col rappresentante

Mandato con rappresentanza – Procura – Determinatezza dell’oggetto - «Credito anomalo» - «Crediti in default» – Idoneità – Esclusione

Banca d’Italia – Istruzioni di vigilanza – Soggezione alla legge – Necessità – Incidenza sul piano negoziale – Inidoneità – Disposizioni rivolte alle banche e all’organizzazione delle loro imprese
.
Il negozio unilaterale di procura, posto in essere dal dominus in attuazione di contratto di mandato con rappresentanza, è soggetto al principio della necessaria determinatezza dell’oggetto di cui all’art. 1346 cod. civ., in quanto sostanzialmente diretta anche ai terzi che sono destinati a entrare in futuro in contatto col rappresentante. (Lucrezia Cipriani- Riproduzione riservata)

Le formule «credito anomalo», «credito in default», «crediti aventi un andamento irregolare rispetto alla pattuizioni contenute nei contratto o nelle convenzioni stipulate tra la banca e il cliente», come pure altre simili, non sono idonee a comportare la necessaria determinatezza dell’oggetto della procura, in quanto non indicano con chiarezza quanto fa parte dell’ambito di questo negozio e quanto invece vi rimane fuori. (Lucrezia Cipriani- Riproduzione riservata)

Le Istruzioni di vigilanza della Banca d’Italia, che quanto generali possano essere debbono comunque rispettare le norme di legge costituzionale e ordinaria, non hanno incidenza sul piano dei contratti tra le banche e i clienti, né su quello dei rapporti relativi all’esecuzione dei medesimi, trattandosi piuttosto di disposizioni rivolte propriamente alla banche e all’organizzazione delle loro imprese, a livelli di amministrazione, esecuzione e compliance (Lucrezia Cipriani- Riproduzione riservata).
Cassazione civile, sez. VI, 07 Novembre 2019, n. 28803.


 .
Nei mutui a tasso variabile, è nulla la clausola relativa al tasso Euribor nel periodo 29/09/2005 al 30/05/2008 per effetto dell’alterazione dell’Euribor, nel predetto periodo, come accertata dalla decisione della Commissione Antitrust Europea – Direzione Generale della Concorrenza C(2013) 85121 in data 4.12.2013 nel caso AT39914.

Il tasso Euribor deve essere sostituito con il tasso legale tempo per tempo vigente, ai sensi degli artt. 1346/1284 III comma c.c., non già con il tasso sostitutivo di cui all’art. 117 comma VII TUB, applicabile soltanto nelle diverse ipotesi di “inosservanza del comma 4”. (Luca Rotondo) (riproduzione riservata)
Tribunale Chieti, 04 Settembre 2019.


Determinabilità dell’oggetto del contratto – Clausola d’indicizzazione al Libor e clausola di indicizzazione al cambio Euro / CHF – Difficoltà di calcolo: irrilevanza – Determinabilità ex ante: rilevanza – Difetto, conseguenza: sussiste nullità della prestazione addebitata.
La formulazione di una clausola contrattuale d’indicizzazione contenuta in un contratto di leasing che non consenta di determinare ex ante il risultato economico della prestazione dovuta alla stregua della stessa è nulla, poiché deve ritenersi non determinabile l’oggetto del contratto, ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 1418 e 1346 c.c., non rilevando che, di fatto, ossia a una verifica ex post, lo scostamento tra le varie possibili soluzioni di calcolo consentite dalla formula contrattuale appaia ridotto.
La prestazione economica dovuta in base ad una clausola contrattuale che preveda un meccanismo di sua indicizzazione, quantunque integrabile “per relationem” con riferimento agli indici oggetto di loro rilevazione futura, deve comunque - a pena di nullità per indeterminabilità dell’oggetto del contratto - prevedere e descrivere ex ante il criterio per determinare con esattezza ed in modo univoco gli importi che da essa discenderanno, non potendo lasciare invece aperte – in ragione della possibilità di optare per l’una o l’altra diversa formula di calcolo parimenti compatibile con la descrizione contrattuale della clausola ed a parità dei fattori oggetto d’inserimento al momento del loro venire ad esistenza – diverse soluzioni di risultato.
Avendo nel caso di specie la CTU esperita nel giudizio di merito rilevato che, alla stregua della formulazione della clausola contrattuale di cosiddetta indicizzazione, erano praticabili diversi criteri (formule) per arrivare al risultato del calcolo e che il ricorso a ciascuno di essi portava a risultati diversi riguardo alla prima delle due componenti di variabilità prevista dalla clausola (quella legata all’indice monetario cosiddetto Libor), tale indeterminatezza e conseguente nullità si riverbera, per vincolo funzionale e conseguente vizio derivato, anche in ordine alla prestazione che sarebbe dovuta per effetto del secondo meccanismo di variabilità del canone parimenti previsto dalla stessa clausola (quello legato al variare del tasso di cambio tra euro e franco svizzero), posto che la prima componente determina il contenuto anche della seconda, per essere essa un fattore di calcolo costituente elemento anche di quest’ultima. (nel senso che se dall’oggetto di una clausola dipende l’oggetto di un’altra, e il primo oggetto è indeterminabile, ne consegue che è indeterminabile, per nullità derivata, anche l’oggetto della seconda). (Marco Pedrett) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 25 Giugno 2019, n. 16907.


Fideiussore – Opposizione a decreto ingiuntivo Legittimazione – Intermediario finanziario – Nullità dei contratti in Interest Rate Swap per difetto di indicazione del modello matematico di calcolo del Market to Market – Indeterminabilità dell’oggetto ex artt. 1346 e 1418 cod. civ. – Estratto conto anticipi – Ripartizione dell’onere della prova – Mancata produzione degli estratti conto.
Il fideiussore è pacificamente legittimato ad agire contro l’intermediario per far valere la nullità delle obbligazioni da lui garantite nell’interesse di terzi in favore della banca.

L’accordo tra l’intermediario e l’investitore deve avere espressamente ad oggetto, a pena di nullità, il valore finanziario (mark to market) degli strumenti derivati ed il differenziale di probabilità e cioè l’insito rischio finanziario.

In difetto di indicazione del modello matematico di calcolo dell’MTM, va dunque dichiarata la nullità dei contratti in IRS per indeterminabilità dell’oggetto.

In tema di estratto conto anticipi: la norma di cui all’art.50 D.lgs.1993/385 ha esclusivo valore nell’ambito del procedimento monitorio mentre, in sede di opposizione, trovano applicazione le regole generali di ripartizione dell’onere della prova; ne consegue che spetta alla banca produrre il contratto su cui di fonda il rapporto e documentarne l’andamento. (Roberto Cianci) (riproduzione riservata)
Tribunale Gorizia, 10 Gennaio 2019.


Appalto - Determinazione dell’oggetto - Specificazione di tutti i particolari - Necessità - Esclusione - Deficienze e inesattezze relative ad alcuni elementi costruttivi - Causa di nullità - Esclusione - Portata.
In tema di appalto, per la determinazione dell'oggetto, non è necessario che l'opera sia specificata in tutti i suoi particolari, ma è sufficiente che ne siano fissati gli elementi fondamentali. Ne consegue che eventuali deficienze ed inesattezze riguardanti taluni elementi costruttivi non costituiscono causa di nullità, quando non siano rilevanti ai fini della realizzazione dell'opera e non ne impediscano l'agevole individuazione, nella sua consistenza qualitativa e quantitativa, mediante il ricorso ai criteri generali della buona tecnica costruttiva ed alle cd. regole d'arte, le quali devono adeguarsi alle esigenze e agli scopi cui l'opera è destinata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 08 Gennaio 2019, n. 133.


Contratti derivati - Interest Rate Swap - Mark to Market - Oggetto del contratto - Esclusione.
L’oggetto di un contratto di Interest Rate Swap non è il Mark to Market, ma lo scambio di differenziali calcolati su un capitale nozionale di riferimento ed è concretamente esplicitato con l’indicazione del “Tasso Parametro Cliente” e del “Tasso Parametro Banca” (nel caso di specie, la domanda di nullità di un contratto di Interest Rate Swap per indeterminatezza e/o indeterminabilità dell’oggetto è stata rigettata, in quanto nel contratto erano stati riportati i “Tassi Parametro”, ossia il tasso fisso a carico del Cliente ed il tasso variabile a carico della Banca). (Manuela Grassi) (Luca Traficante) (riproduzione riservata) Appello Milano, 27 Dicembre 2018.


Azione restitutoria - Conferimento nullo – Competenza tribunale fallimentare – Sussiste.
La domanda svolta dal socio della società fallita nei confronti del fallimento e diretta a ottenere l’accertamento della nullità di un conferimento in natura (nella specie per impossibilità dell’oggetto perché relativo a un bene gravato da uso civico) effettuato dal socio quando la società era in bonis e la restituzione dell’immobile oggetto del conferimento costituisce azione derivante dal fallimento perché incidente sul patrimonio della fallita e, come tale, è attratta alla competenza funzionale del tribunale fallimentare e proponibile nelle forme della domanda di ammissione al passivo. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Civitavecchia, 03 Dicembre 2018.


Società per azioni – Aumento di capitale sociale con conferimento in natura - Accertamento nullità conferimento – Impugnazione delibera – Esclusione.
L’accertamento della nullità di un conferimento sociale (nella specie per impossibilità dell’oggetto perché relativo a un bene gravato da uso civico) effettuato in sede di aumento di capitale non implica l’impugnazione della delibera assembleare di aumento di capitale e il rispetto dei relativi termini di legge, essendo proponibile in via autonoma attesa la natura negoziale dell’atto di conferimento. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Civitavecchia, 03 Dicembre 2018.


Vendita di opera d'arte di falsa attribuzione - "Aliud pro alio" - Conseguenze - Risoluzione del contratto per inadempimento - Fattispecie.
La cessione di un'opera d'arte falsamente attribuita ad artista che, in realtà, non ne è stato l'autore costituisce un'ipotesi di vendita di "aliud pro alio" e legittima l'acquirente a richiedere la risoluzione del contratto per inadempimento del venditore ex art. 1453 c.c. (Nella specie, era stata domandata la declaratoria di nullità ex art. 1418 c.c. della compravendita di vari oggetti in vetro, di alcuni vasi e di un dipinto sul presupposto che l'alienante ne avesse falsamente garantita la realizzazione da parte di artisti che non ne erano gli autori). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 27 Novembre 2018, n. 30713.


Contratto di swap - Natura aleatoria del negozio - Esplicitazione del rischio finanziario mediante il Mark to market - Necessità.
La natura aleatoria dei contratti di swap discende dal fatto che le prestazioni reciproche, individuate nel regolamento, dipendono da un parametro che è per sua natura variabile, caratterizzato cioè da un’alea giuridica, rappresentata da un rischio finanziario. Naturalmente, quest’ultimo deve essere tecnicamente misurabile, sulla base di criteri e di modelli che il regolamento contrattuale, ovvero la disciplina applicabile, richiami testualmente. Pertanto, la trasparenza sul rischio impone che l’accordo tra intermediario ed investitore (art. 1325, n. 1, c.c.) abbia ad oggetto, a pena di nullità, il valore finanziario (mark to market) e il differenziale di probabilità, nonché, ovviamente, i criteri ed il modello utilizzati per calcolarli. (Michele Cespa) (riproduzione riservata) Appello Milano, 25 Settembre 2018.


Contratto di swap - Oggetto del contratto - Determinabilità - Esclusione - Nullità del contratto ex art. 1418 c.c..
Il mark-to-market – inteso come il valore probabilistico che ex ante si assegna al differenziale a scadenza del derivato, calcolato sulla base di determinati criteri – costituisce un elemento essenziale del contratto, configurandosi come il suo oggetto. Il suo valore deve essere espresso da un numero – non dall’indicazione di una percentuale del nozionale – che rappresenta la sintesi della distribuzione delle probabilità. Inoltre, le modalità di determinazione delle singole prestazioni esecutive dell’IRS devono essere ancorate a criteri tecnico-finanziari chiari ed attendibili e non attraverso ‘usi piazza’ in violazione del divieto di riferimento ad usi, sancito dall’art. 23, comma 2, TUF. (Michele Cespa) (riproduzione riservata) Appello Milano, 25 Settembre 2018.


Contratto di swap - Definizione dell'oggetto del negozio - Mark to market - Rilevanza solo nelle vicende estintive del negozio - Esclusione.
Il Mark to market consiste in un differenziale attualizzato di contrapposti flussi finanziari, assumendo la veste di vero e proprio oggetto del contratto di IRS; lo stesso, quindi, lungi dall’operare solo in vicende estintive (risoluzione consensuale anticipata; risoluzione per procedure concorsuali; risoluzione per inadempimento contrattuale), viene utilizzato per misurare l’alea (i) in sede di costruzione dello strumento, ovvero di predeterminazione delle condizioni economiche del contratto; (ii) in sede di risk management; (iii) in sede di indicazione del fair value nella redazione del bilancio dell’investitore (ex art. 2427 bis c.c.); (iv) in sede di segnalazione alla Centrale Rischi di Banca d’Italia dell’esposizione in derivati del cliente. (Michele Cespa) (riproduzione riservata) Appello Milano, 25 Settembre 2018.


Contratto di vendita di beni mobili – Indeterminatezza dell’oggetto – Fattispecie.
Nel contratto di vendita di beni mobili, il requisito di determinatezza o determinabilità dell’oggetto ex art. 1346 c.c, non è soddisfatto – e quindi il contratto è affetto da nullità - se l’oggetto contrattuale è descritto come “la totalità di tutti i beni e gli oggetti contenuti all’interno del locale 'Osteria DQG' e nelle sue pertinenze, deperibili e non deperibili ad esclusione dei beni mobili di proprietà dell’A.C.R.”, qualora non siano richiamati ulteriori elementi identificativi dell’oggetto sulla scorta di regole determinative previste dal contratto stesso. (Paolo Donati) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 18 Giugno 2018.


Mutuo – Nullità della clausola sugli interessi di mora per indeterminatezza, sostituzione con interessi nella misura legale – Formula matematica con soluzioni differenti, nullità. Gli interessi di mora non rilevano ai fini dell'usura.
Ai sensi degli artt. 1418 e 1346 c.c., la clausola di determinazione degli interessi di cui si tratta (ossia quella relativa agli interessi di mora), non consentendo una univoca applicazione, va dichiarata nulla non soddisfacendo il requisito della determinatezza o determinabilità dell’oggetto'

La formula matematica di determinazione degli interessi indicata nel contratto con riferimento a due punti semestrali più il tasso in quietanza, appare relativa ad un valore incerto, tale da dar luogo a soluzioni applicative differenti.

Alla declaratoria di nullità di detta clausola segue la sostituzione di diritto della sola clausola nulla ex art. 1284, comma 3, c.c., con la conseguenza che gli interessi di mora devono quindi riconoscersi dovuti nella misura legale.

La mancata inclusione del tasso degli interessi moratori ai fini del calcolo del T.E.G.M. risponde all'interesse dell'utente bancario adempiente, posto che tenere conto di tale tasso a tali fini comporterebbe con ogni probabilità l'innalzamento del "tasso soglia" rendendo assai difficile la configurabilità dell'usura oggettiva nell'ambito dello sviluppo fisiologico del rapporto. Per evitare il confronto tra tassi disomogenei, in assenza di una previsione legislativa specifica circa gli interessi moratori, che possa determinare per tali interessi una specifica soglia, quest’ultima deve venire calcolata con i corrispondenti criteri dettati dai decreti trimestrali. (Nicola Stiaffini) (riproduzione riservata)
Tribunale Livorno, 04 Maggio 2018.


Intermediazione finanziaria - Contratto quadro - Contenuto - Obbligo di forma scritta - Integrazione - Rinvio pattizio a specifica convenzione o disciplina fissata in un distinto documento - "Relatio perfecta" - Conseguenze - Fattispecie.
In tema d'intermediazione finanziaria, il requisito della forma scritta del contratto quadro imposta dall'art. 23 del d.lgs. n. 58 del 1998 è adempiuto anche quando le parti richiamino per iscritto elementi contenuti in un diverso atto, cui espressamente e specificamente si riportano. (Nella specie, la S.C. ha confermato la conclusione cui è pervenuto il giudice di appello circa la validità del contratto quadro che richiamava, riportandole in un allegato, visionato e accettato dall'investitore, le norme contrattuali che regolano i servizi finanziari della banca). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Aprile 2018, n. 8751.


Contratto di mutuo – Ambiguità della clausola disciplinante gli interessi, mancata indicazione della modalità di restituzione del capitale, omessa indicazione in contratto del TAEG – Conseguente applicazione dei tassi BOT ex art. 117 TUB (quesiti al CTU).
A mezzo di consulenza tecnica d’ufficio, va verificata l’idoneità della locuzione contrattuale “Euribor 6 mesi lettera diviso 365” ad individuare, ex ante e senza incertezza, l’esatto ed univoco tasso degli interessi da applicare al contratto di mutuo; nel caso che il tasso convenzionale risulti incerto, ai sensi dell’art. 117 TUB il CTU deve rideterminare le rate del mutuo applicando in via sostitutiva gli interessi al tasso nominale minimo dei BOT, nella misura pari al tasso minimo dei BOT annuali emessi nei dodici mesi precedenti la decorrenza di ciascuna rata, oltre interessi legali tempo per tempo sulle eccedenze interessi versate per ciascuna rata, rideterminando l’esatto dare-avere tra le parti alla data della domanda giudiziale.

Qualora in contratto non sia specificato come debba essere restituito il capitale mutuato, va verificato a mezzo di consulenza tecnica d’ufficio se, dalla formulazione degli articoli di cui al contratto, sia ex ante possibile la applicazione contemporanea  di più piani di rimborso e, in tal caso, se a ciascuno di essi  possa  conseguire una diversa quantificazione in punto di interessi; nel caso che siano accertate positivamente tali possibilità, ai sensi dell’art. 117 TUB il CTU deve rideterminare le rate del mutuo applicando in via sostitutiva gli interessi al tasso nominale minimo dei BOT, nella misura pari al tasso minimo dei BOT annuali emessi nei dodici mesi precedenti la decorrenza di ciascuna rata, oltre interessi legali tempo per tempo sulle eccedenze interessi versate per ciascuna rata, rideterminando l’esatto dare-avere tra le parti alla data della domanda giudiziale.

Qualora accerti l’omessa indicazione nel contratto del TAEG, ai sensi dell’art. 117 TUB il CTU deve rideterminare le rate del mutuo applicando in via sostitutiva gli interessi al tasso nominale minimo dei BOT, nella misura pari al tasso minimo dei BOT annuali emessi nei dodici mesi precedenti la decorrenza di ciascuna rata, oltre interessi legali tempo per tempo sulle eccedenze versate per ciascuna rata, rideterminando l’esatto dare-avere tra le parti alla data della domanda giudiziale. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara, 18 Luglio 2017.


Leasing – Locazione Finanziaria – Clausola indicizzazione – Nullità – Indeterminatezza dell’oggetto.
In un contratto di locazione finanziaria, l’oggetto della clausola di indicizzazione deve ritenersi indeterminato o indeterminabile ove non venga proposta l'esatta formula di calcolo da applicarsi per ottenere le variazioni periodiche del piano di rimborso del capitale finanziato. Tale indeterminatezza porta a considerare l'oggetto della relativa pattuizione come nullo ex art. 1346 c.c., ma in conseguenza della rilevata nullità non pare applicabile né l'art. 1284 terzo comma c.c. (tasso legale) né la disciplina sostitutiva di cui all'art. 117 comma 7 T.U.B.: la nullità non colpisce infatti le clausole determinative degli interessi ultra-legali in sé dovuti dal cliente al momento della stipula, ma solo quella della loro indicizzazione pro futuro. (Andrea Vascellari) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 20 Aprile 2017.


Pegno a garanzia di crediti - Costituzione a garanzia di credito non ancora esistente - Nullità - Sussistenza - Costituzione a garanzia di crediti condizionali o futuri - Validità - Condizioni - Determinazione del credito garantito - Necessità - Mera determinabilità del credito - Conseguenze - Invalidità dell'atto costitutivo - Esclusione - Opponibilità agli altri creditori - Condizioni - Requisiti di cui all'art. 2787, comma 3, c.c. - Necessità.
In tema di pegno a garanzia di crediti, il principio di accessorietà desumibile dall'art. 2784 c.c. comporta la nullità per difetto di causa dell'atto costitutivo della prelazione stipulato in relazione ad un credito non ancora esistente, ma non esclude, in applicazione analogica dell'art. 2852 c.c., l'ammissibilità della costituzione della garanzia a favore di crediti condizionali o che possano eventualmente sorgere in dipendenza di un rapporto già esistente; in quest'ultimo caso, peraltro, è necessaria, ai fini della validità del contratto, la determinazione o la determinabilità del credito, la quale postula l'individuazione non solo dei soggetti del rapporto, ma anche della sua fonte; ferma restando la validità e l'efficacia del contratto "inter partes", comunque, la mera determinabilità del rapporto comporta l'inopponibilità del pegno agli altri creditori (ivi compreso il curatore, in caso di fallimento del soggetto che abbia costituito la garanzia), qualora, dovendo trovare applicazione l'art. 2787, comma 3, c.c., manchi la sufficiente indicazione del credito garantito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Dicembre 2016, n. 24790.


Contratto di swap - Mark to market - Indicazione della formula matematica di riferimento - Necessità.
Il Mark to Market è la sommatoria attualizzata dei differenziali futuri attesi sulla base delle condizioni dell’indice di riferimento al momento della sua quantificazione e necessita di essere sviluppato attraverso un conteggio che, mediante il ricorso a differenti formule matematiche, consenta di procedere all’attualizzazione dello sviluppo prognostico del contratto sulla base dello scenario esistente al momento del calcolo dell’MtM; affinché lo stesso sia determinabile è quindi necessario che sia esplicitata la formula matematica alla quale le parti intendono fare riferimento per procedere all’attualizzazione dei flussi finanziari futuri attendibili in forza dello scenario esistente. (Michele Cespa) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 07 Luglio 2016.


Contratto di swap - Definizione dell'oggetto del negozio - Mark to market - Indicazione - Necessità - Esplicitazione della formula di riferimento per l'attualizzazione dei flussi.
In difetto di esplicitazione del criterio di calcolo dell’MtM, il valore negativo attribuito dalla banca risulta sostanzialmente non verificabile e, quindi, rimesso alla rilevazione arbitraria di una delle parti del contratto; non è quindi sufficiente, ai fini della determinabilità del Mark to Market, la mera quantificazione iniziale dell’Mtm nel contratto. (Michele Cespa) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 07 Luglio 2016.


Contratto di swap - Definizione dell'oggetto del negozio - Mark to market - Indicazione - Necessità - Prescrizioni dell'art. 2427 bis c.c. per la redazione della nota integrativa di bilancio - Indicazione del fair value - Necessità.
Il Mark to Market, quale sommatoria attualizzata di differenziali futuri attesi, rappresenta, sia pure nella dimensione temporalmente contestualizzata, un differenziale tra contrapposti flussi finanziari, ossia l’oggetto stesso del contratto; ciò è confermato dallo stesso legislatore, là dove all’art. 2427 bis c.c. ha previsto che le società debbano nella nota integrativa di bilancio indicare il fair value del contratto derivato, cioè il valore in sé del contratto (ossia l’MtM). (Michele Cespa) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 07 Luglio 2016.


Contratti di swap - Mark to Market - Oggetto del contratto - Determinabilità - Esclusione - Nullità del contratto ex art. 1418 c.c..
Dovendo l’oggetto del contratto e, quindi, tutte le sue componenti, essere determinate o quanto meno determinabili, pena la nullità del contratto stesso, è necessario che nel regolamento contrattuale venga indicato il metodo di calcolo di tale valore; in difetto, risolvendosi la quantificazione dell’MtM in una determinazione di una delle parti (la banca), non verificabile dall’altra, deve concludersi come esso non risulti determinabile, implicando la nullità dell’intero contratto ex art. 1418 c.c. (Michele Cespa) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 07 Luglio 2016.


Azienda - Cessione - Responsabilità del cessionario per debiti futuri - Debito derivante dalla sopravvenuta inefficacia di pagamenti di crediti aziendali risultanti dalla documentazione contabile al momento della cessione dell'azienda.
La Prima sezione civile della corte di cassazione ha chiesto alle Sezioni Unite un intervento chiarificatore sulla questione se la cessione dell'azienda comporti comunque per il cessionario l'accollo dei debiti anche futuri di cui risultino i presupposti e, in particolare, dei debiti che nasceranno dalla sopravvenuta dichiarazione di inefficacia di pagamenti di crediti aziendali risultanti dalla documentazione contabile al momento della cessione dell'azienda.

Nell'ordinanza di rimessione si osserva che, secondo la giurisprudenza prevalente, «l'art. 58 del d.lgs. 10 settembre 1993, n. 385, nel prevedere il trasferimento delle passività al cessionario, in forza della sola cessione e del decorso del termine di tre mesi dalla pubblicità notizia di essa (secondo quanto previsto dal comma 2 dello stesso art. 58), e non la mera aggiunta della responsabilità di quest'ultimo a quella del cedente, deroga all'art. 2560 c.c., su cui prevale in virtù del principio di specialità» (Cass., sez. III, 26 agosto 2014, n. 18258, m. 632303) e comporta perciò il trasferimento anche dei debiti per sanzioni irrogate dopo la cessione per fatti commessi in precedenza (Cass., sez. IL 29 ottobre 2010, n. 22199, m. 614833).

Sennonché, se è indiscutibile che l'art. 58 legge bancaria prevede la liberazione del cedente alla scadenza del termine di tre mesi (Cass., sez. I, 3 maggio 2010, n. 10653, m. 613303), questa deroga non esclude affatto che quello previsto dall'art. 2560 c.c. sia un accollo cumulativo con trasferimento dei debiti al cessionario. E se nel caso della cessione bancaria è la legge a prevedere che ne consegua il trasferimento di tutte le situazioni soggettive attive e passive, non si vede perché un analogo effetto traslativo non debba aversi anche per le cessioni delle altre aziende commerciali, almeno quando sia l'atto di cessione a includere espressamente, come nel caso in esame, «tutte le situazioni attive e passive quali risultanti dalle scritture contabili regolarmente tenute». (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 21 Aprile 2016, n. 8090.


Mutuo fondiario - Limite di finanziabilità - Conseguenze della violazione - Nullità per illiceità dell’oggetto.
E’ innegabile che il mutuo fondiario costituisce una fattispecie contrattuale speciale, i cui elementi costitutivi non si possono che reperire proprio nell’art. 38 t.u.b. Tra essi – oltre alla durata (medio lunga) del finanziamento, alla tipologia della garanzia (ipotecaria di primo grado) ed alla natura del finanziatore (una banca) – l’oggetto non può che essere identificato nel finanziamento, per il quale la norma detta un limite.

Coerentemente con quanto superiormente esposto, la nullità riscontrata deve essere identificata con quella di cui al combinato disposto degli artt. 1346 e 1418, 2° co., c.c., inerenti al contratto con oggetto illecito per contrasto con norma imperativa. (Francesco Berardi) (riproduzione riservata)
Tribunale Monza, 29 Settembre 2015.


Mutuo fondiario - Superamento del limite di finanziabilità - Nullità.
Il limite di finanziabilità del contratto di mutuo fondiario di cui all'articolo 38, comma 2, TUB costituisce uno degli elementi essenziali che portano ad inquadrare il contratto nel tipo del mutuo fondiario, così che la violazione di detto limite comporta che il contratto non possa più ritenersi tale e sia, pertanto, affetto da nullità. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 29 Settembre 2015.


Capitalizzazione anatocistica trimestrale degli interessi passivi – Illegittimità per il periodo anteriore al luglio 2000 – Illegittimità per il periodo successivo ove non ci sia eguale previsione di capitalizzazione attiva – Sanzione dell’assenza di capitalizzazione e non già di capitalizzazione annuale.

Commissione massimo scoperto – Validità solo se determinatezza o determinabilità dell’onere aggiuntivo imposto – Necessità di previsione di tasso, criteri di calcolo e periodicità – Sussiste.

Prescrizione del diritto alla ripetizione delle somme versate per anatocismo – Termine ordinario decennale ex art. 2946 c.c. – Decorrenza dalla chiusura del conto per rimesse ripristinatorie o dalla singola annotazione per rimesse solutorie.

Rapporto dare/avere a seguito di invalidità della pattuizione anatocistica – Mancata disponibilità di tutti gli estratti conto relativi al rapporto in contestazione – Onere della prova – Ricostruzione muovendo dal saldo zero nel caso la banca agisca per il pagamento ed il primo estratto conto disponibile sia a debito per il cliente – Ricostruzione sulla base delle risultanze degli estratti conto nel caso il correntista agisca in ripetizione.
.
Nel caso di illegittima capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi da parte della banca, poiché effettuata prima del 1/7/2000 o poiché effettuata successivamente ma senza riconoscere eguale periodicità nel calcolo degli interessi attivi, non è dovuta capitalizzazione alcuna, nemmeno annuale. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

La commissione di massimo scoperto, per essere valida, deve rivestire i requisiti della determinatezza o determinabilità dell’onere aggiuntivo che viene ad imporsi al cliente, e ciò accade quando sono previsti sia il tasso della commissione, sia i criteri di calcolo, sia la sua periodicità. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

La prescrizione del diritto a conseguire la ripetizione delle somme versate per anatocismo è quella decennale ordinario ex art. 2946 c.c., ed il termine prescrizionale decorre dalla chiusura del conto nel caso di rimesse meramente ripristinatorie della provvista, o dalla data di annotazione in conto delle singole poste nel caso di rimesse solutorie. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

Ritenuta l’invalidità della pattuizione di interessi anatocistici, nel caso di mancata disponibilità di tutti gli estratti conto relativi al rapporto in contestazione, per il riparto dell’onere probatorio occorre distinguere due situazioni: laddove sia la banca ad agire per il pagamento ed il primo estratto conto sia a debito per il cliente, la ricostruzione dell’andamento del rapporto deve essere effettuata partendo dal saldo zero; nel caso invece in cui sia il correntista ad agire in ripetizione, la ricostruzione del rapporto è circoscritta al periodo in relazione al quale risultano prodotti gli estratti conto, senza potere muovere dal saldo zero in caso di un primo estratto conto a debito per il cliente. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 23 Aprile 2014.


Contratto di mutuo - Ammortamento "alla francese" - Mancanza di univoca indicazione del tasso - Nullità - Sostituzione della clausola nulla - Interessi al tasso legale..
Nel contratto di mutuo che prevede un piano di ammortamento "alla francese" sono nulle le clausole determinative degli interessi che si risolvono in enunciati non danti luogo ad una univoca applicazione ma richiedenti la necessità di una scelta applicativa tra più alternative possibili, ciascuna delle quali comportante l’applicazione di tassi di interessi diversi.

Nel contratto di mutuo che prevede un piano di ammortamento "alla francese" sono nulle le clausole di determinazione degli interessi che non consentono una univoca applicazione perchè non soddisfano il requisito della determinatezza o determinabilità del loro oggetto, richiesto dalla disciplina dei contratti ex artt. 1418, 1346 c.c. a pena di nullità.

Nel contratto di mutuo che prevede un piano di ammortamento "alla francese" la nullità della clausola di determinazione degli interessi non comporta la nullità dell'intero contratto ma la sostituzione di diritto della clausola nulla con la clausola sostitutiva di cui al terzo comma dell’art.1284 c.c., per cui gli interessi saranno dovuti nella misura legale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 30 Ottobre 2013.


Obbligazioni e contratti - Determinazione dell'oggetto del contratto - Contratto di produzione di oggetto corrispondente a modello - Mancata previsione contrattuale di procedure di controllo della corrispondenza a al modello - Carenza attinente alla fase genetica del negozio - Mancata determinazione dell'oggetto contrattuale - Nullità..
Qualora il contratto non preveda una procedura concordata di controllo dell'oggetto richiesto in produzione e della sua corrispondenza al modello predisposto dal committente, si versa in ipotesi di una carenza che non può dirsi attinente alla fase funzionale-sinallagmatica dell'accordo, bensì alla stessa fase genetica del negozio, il quale si presenta carente della determinazione e determinabilità dell'oggetto contrattuale, carenza che ne comporta la nullità ai sensi del combinato disposto degli articoli 1418, comma 2, e 1346 c.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 12 Febbraio 2013.


Interessi ultralegali - Pattuizione - Atto scritto - Necessità - Regime anteriore alla legge n. 154 del 1992 - Determinazione convenzionale "per relationem" - Ammissibilità - Requisiti - Univocità - Riferimento al tasso vigente, alla data di stipulazione del contratto, per il tipo di operazione di credito agrario che ne è oggetto - Ammissibilità - Condizioni.
In tema di contratti di mutuo, affinchè una convenzione relativa agli interessi ultralegali sia validamente stipulata ai sensi dell'art. 1284, terzo comma, cod. civ., che è norma imperativa, deve avere forma scritta e contenere l'indicazione della percentuale del tasso di interesse in ragione di un periodo predeterminato; tale condizione - che, nel regime anteriore all'entrata in vigore della legge 17 febbraio 1992, n. 154, può ritenersi soddisfatta anche "per relationem", attraverso il richiamo a criteri prestabiliti ed elementi estrinseci, purchè obbiettivamente individuabili, funzionali alla concreta determinazione del saggio di interesse - si realizza anche quando il tasso di interesse è desumibile dal contratto, senza alcun margine di incertezza o di discrezionalità in capo all'istituto mutuante, perché individuato "per relationem" mediante rinvio al tasso vigente, alla data di stipulazione del contratto medesimo, per il tipo di operazione di credito agrario che ne è oggetto, effettuata dalla sezione agraria di quel determinato istituto mutuante. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 29 Gennaio 2013.


Rapporti con il consumatore - Clausola attestante la conoscenza delle condizioni generali di contratto - Natura vessatoria - Specifica approvazione scritta - Necessità.

Rapporti con il consumatore - Clausola vessatoria - Omessa specifica approvazione scritta - Rinvio alle condizioni generali di contratto - Nullità del contratto per mancanza di oggetto.
.
Ha natura vessatoria e deve essere oggetto di specifica approvazione scritta la clausola con la quale il consumatore dichiara "di conoscere e di accettare integralmente le condizioni generali di assicurazione ed i relativi allegati che regolano la copertura […] nonchè la nota informativa redatta conformemente alle prescrizioni di legge […]". (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La mancata specifica approvazione scritta di una clausola vessatoria comporta la sua inefficacia nei confronti del consumatore e, qualora la clausola contenga il rinvio alle condizioni generali che definiscono il contenuto del contratto, deve essere dichiarata la nullità dello stesso per mancanza di oggetto ai sensi dell'articolo 1346 c.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova, 12 Settembre 2011.


Obbligazioni e contratti – Certificato di associazione – Oggetto – Indeterminatezza ed indeterminabilità – Nullità..
In materia di obbligazioni e contratti, è del tutto indeterminato ed indeterminabile l’oggetto del contratto identificato in un “certificato di associazione” – che attribuisce al titolare il diritto di godimento in appartamenti facenti parte di un unico complesso residenziale – quando non siano specificate la natura del diritto né tantomeno le condizioni dell’esercizio del diritto nello stato in cui si trova l’immobile con conseguente nullità del contratto ai sensi e, per gli effetti degli artt. 1418 e 1346 c.c.. (Michela Forte) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia, 30 Marzo 2011.