Codice Civile


LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO II
Dei contratti in generale
CAPO I
Disposizioni preliminari

Art. 1322

Autonomia contrattuale
TESTO A FRONTE

I. Le parti possono liberamente determinare il contenuto del contratto nei limiti imposti dalla legge [e dalle norme corporative].

II. Le parti possono anche concludere contratti che non appartengano ai tipi aventi una disciplina particolare, purché siano diretti a realizzare interessi meritevoli di tutela secondo l'ordinamento giuridico.

Le disposizioni richiamanti le norme corporative devono ritenersi abrogate.


GIURISPRUDENZA

Art. 1418 c.c. nullità del contratto swap – Difetto di alea – Mancanza del rischio della copertura.
La mancata indicazione della commissione nel contratto è fattore che –in sé e per sé considerato- attiene non tanto alla nullità/validità del contratto quanto al profilo informativo, pur essendo chiaro indice di uno sbilanciamento dello swap in senso negativo per il cliente.

Qualunque sia la finalità per il quale viene stipulato (di copertura o speculativo), il contratto swap ha natura aleatoria, posto che le prestazioni reciproche, individuate nel regolamento contrattuale, dipendono da un parametro che è per sua natura variabile (nel caso specifico, il tasso di interesse) e il rischio deve essere misurabile da entrambe le parti sulla scorta dei criteri e dei modelli che il regolamento contrattuale richiami e indichi, e deve essere valutato ex ante e non ex post.

Oltre all’esistenza della causa astratta, deve essere valutato se il contratto, stipulato con funzione di copertura, contenga parametri idonei anche in concreto a perseguire tale risultato, seppure con l’alea propria dello strumento derivato; la causa concreta è insussistente laddove, con valutazione ex ante riferita al momento della sua stipulazione, il contratto sia strutturato in modo tale da non comportare alcun rischio per la Banca e differenziali sempre negativi per il cliente.
 
Come affermato dalla Sezioni Unite della Suprema Corte (sentenza n. 8770 del 12.05.2020) e dagli orientamenti già diffusi nella giurisprudenza di merito (vedi App. Milano 25.09.2018, n. 4242, App. Torino n. 919 del 22.09.2020, n. 277/2021 perché il contratto sia meritevole di tutela giuridica e non si risolva in una scommessa, l’alea deve essere “consapevole” e condivisa da entrambe le parti.

Conseguenza dell'orientamento espresso dalla Cassazione è che la carenza dell'indicazione degli "scenari probabilistici", del valore del derivato stesso (espresso dal mark to market ad una determinata data) e degli eventuali costi occulti integra motivo di nullità del contratto per difetto di causa: il cliente potrà pertanto ottenere la restituzione di tutti i differenziali negativi pagati, al netto di quelli positivi ricevuti, con la precisazione che la nullità potrà essere fatta valere solo dal cliente, trattandosi di nullità di protezione. (Massimiliano Elia) (riproduzione riservata)
Appello Torino, 16 Giugno 2021.


Nullità del contratto swap – Difetto di alea – Mancanza del rischio della copertura – Emendatio libelli – Mutatio libelli – Ripetizione dell’indebito – Saggio interessi legali.
La Corte di Cassazione afferma che i contratti derivati atipici sono validi, leciti e meritevoli di tutela solo in presenza, fin dalla loro stipula, di una precisa misurabilità/determinazione dell’oggetto contrattuale, comprensiva sia del criterio del mark to market che degli scenari probabilistici e dei cd. costi occulti (cfr. Cassazione civile sez. un., 12/05/2020, n.8770). Oltre all’esistenza della causa astratta, deve essere valutato se il contratto, stipulato con funzione di copertura, contenga parametri idonei anche in concreto a perseguire tale risultato, seppure con l’alea propria dello strumento derivato.

Qualora venga acclarata la mancanza di una "causa adquirendi" in ragione della dichiarazione di nullità, dell'annullamento, della risoluzione o della rescissione di un contratto o del venire comunque meno del vincolo originariamente esistente, l'azione accordata dalla legge per ottenere la restituzione di quanto prestato in esecuzione del contratto stesso è quella di ripetizione di indebito oggettivo; che pertanto, non viola il principio di corrispondenza fra chiesto e pronunciato.

Il giudice che accolga le richieste restitutorie in conseguenza del rilievo di ufficio della nullità del contratto, anche laddove fosse stata inizialmente proposta domanda di risoluzione, deve escludersi che la correlazione operata dalla parte, tra la suddetta domanda di ripetizione ed una specifica e differente causa di caducazione del contratto impedisca la condanna alla ripetizione dell'indebito (cfr.. Cassazione civile sez. II, 15/01/2018, n.715).

Pronunciata la nullità, consequenziali sono le domande restitutorie non risultando idoneo il richiamo ad una specifica patologia del contratto a vincolare l'adozione delle condanne restitutorie al riscontro della patologia medesima, prevalendo in ogni caso il dato oggettivo della carenza originaria o sopravvenuta del vincolo contrattuale cui erano correlate le prestazioni di cui si chiede la ripetizione. (Massimiliano Elia) (riproduzione riservata)

[Cass. civ. 15 aprile 2010, n. 9052; Cass. civ. 12 dicembre 2005, n. 27334; Cass. civ. 1° ottobre 2001, n. 10498; Cass. civ. 15 gennaio 2018 n.715; Cass. S.U. n. 14828/2012; Cass. S.U. n. 24418/2010; Cass. S.U. n.8770/2020]
Appello Torino, 10 Giugno 2021.


Negozio di cessione di cubatura - Natura giuridica - Conseguenze impositive.
Il negozio di cessione di cubatura tra privati, con cui il proprietario di un fondo distacca, in tutto o in parte, la facoltà inerente al suo diritto dominicale di costruire nei limiti della cubatura assentita dal piano regolatore e, formandone un diritto a sè stante, lo trasferisce a titolo oneroso al proprietario di altro fondo urbanisticamente omogeneo, è atto immediatamente traslativo di un diritto edificatorio di natura non reale a contenuto patrimoniale, non richiedente la forma scritta "ad substantiam" e trascrivibile ex art. 2643, n. 2-bis, c.c.; ne consegue che, ai fini del registro, è assoggettabile ad imposta proporzionale ai sensi dell'art. 9 della Tariffa, parte prima, allegata al d.P.R. n. 131 del 1986 nonché, in caso di trascrizione e voltura, è assoggettabile ad imposta ipotecaria e catastale nella misura fissa propria degli atti diversi da quelli traslativi o costitutivi di un diritto reale immobiliare ex artt. 4 della Tariffa allegata al d.lgs. n. 347 del 1990 e 10, comma 2, del d.lgs. cit. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 09 Giugno 2021, n. 16080.


Contratto di prestito d’uso d’oro – Verifica usurarietà – Oscillazioni prezzo oro e cambio dollaro/euro – Irrilevanza

Contratto di prestito d’uso d’oro – Comunicazione recesso immediato – Legittimità – Condizioni

Contratti bancari – Comunicazioni periodiche modifica unilaterale condizioni contrattuali – Produzione in giudizio ad opera della banca – Mancata contestazione specifica nella prima difesa utile – Prova della ricezione – Sussiste
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Nel contratto atipico di prestito d’uso d’oro è legittima la clausola che calcola l’interesse annuo, trimestralmente dovuto, costituente il corrispettivo dell’operazione in dollari USA sul valore dell’oro in prestito al prezzo risultante dalla media dei “fixings” di Londra per il periodo di riferimento, non costituendo le oscillazioni del prezzo dell’oro e del cambio dollaro/euro un costo rilevante ai fini della verifica dell’usurarietà (il contratto in questione è un’operazione finalizzata all’approvvigionamento della materia prima per la successiva lavorazione. Anziché acquistare subito la quantità di oro necessaria, la stessa viene acquisita in prestito per un determinato periodo contro il pagamento di un interesse, con la possibilità alla scadenza di richiedere la proroga, di trasformare il contratto originario in acquisto a titolo definitivo o di restituire il metallo, nella medesima quantità e qualità) “24-5”.

Nel contratto atipico di prestito d’uso d’oro che attribuisce alla banca il diritto di recesso con preavviso di almeno un giorno è legittimo il recesso “con effetto immediato” comunicato dalla banca al cliente dopo diversi solleciti di pagamento e al quale è stata poi data esecuzione dopo diversi giorni con l’addebito sul conto corrente di appoggio della somma pari al controvalore dell’oro che non è stato restituito “2-2, 2-3”.

In giudizio, il cliente che contesti di non aver ricevuto nel corso del rapporto bancario le comunicazioni periodiche di modifica unilaterale delle condizioni contrattuali a norma dell’art. 118 del T.U.B. ha l’onere di contestare specificamente nella prima difesa utile le relative produzioni della banca, dovendosi altrimenti ritenere non contestata la ricezione di tali comunicazioni  “18”. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Appello Milano, 27 Aprile 2021.


Contratto di finanziamento (leasing) – Clausola di indicizzazione al cambio tra monete – Natura di contratto autonomo atipico ed aleatorio – Valutazione meritevolezza ex art. 1322 comma 2° c.c.. – Invalidità per indeterminatezza aleatorietà squilibrio contrattuale

Spese di lite – Risultato della C.T.U. – Principio della soccombenza
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La clausola di indicizzazione al cambio tra monete, quando inserita in un contratto di finanziamento (leasing) regolato in Euro, mostra natura di contratto / clausola avente causa autonoma, non rappresentando un elemento naturale del negozio giuridico (oggi tipizzato) e nemmeno necessario al buon funzionamento dello stesso.

In ragione dell’autonomia, atipicità ed aleatorietà di tale clausola / contratto, la causa di questa rimane soggetta alla valutazione di meritevolezza da parte del Giudice ex art. 1322 comma 2° c.c..

Tale valutazione non si esaurisce nella mera constatazione della liceità del contratto, o dell’oggetto di questo, dovendosi, invece, concretizzarsi nell’esame del risultato perseguito tramite lo stesso, similmente a quanto avviene opinando ex art. 1418 c.c..

La meritevolezza di causa della clausola di indicizzazione manca, quando questa risulti connotata da indeterminatezza, aleatorietà, squilibrio assoluto tra le prestazioni richieste ai contraenti. Di qui la constatazione dell’invalidità / inefficacia della stessa.

Il principio in forza del quale le spese di lite vanno poste a carico della parte soccombente non trova deroga nemmeno nel caso in cui il Giudice si discosti dalla valutazione operata dal C.T.U. in ordine ai fatti di causa. (Paolo Righini) (riproduzione riservata)
Appello Trieste, 15 Aprile 2021.


Leasing in costruendo - Clausola di indicizzazione al cambio di valuta straniera - Strumento finanziario derivato - Esclusione.
La clausola di indicizzazione al cambio di valuta straniera, inserita in un contratto di "leasing in costruendo", non è uno strumento finanziario derivato, poiché è assimilabile solo finanziariamente, ma non giuridicamente, al "domestic currency swap", costituendo esclusivamente un meccanismo di adeguamento della prestazione pecuniaria, privo di autonomia causale rispetto al negozio cui accede e non idoneo a circolare liberamente sul mercato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 22 Febbraio 2021, n. 4659.


Contratti – Requisiti accidentali – Presupposizione – Nozione – Situazione di fatto o di diritto esterna al contratto e comune alle parti – Presupposto inespresso di efficacia del vincolo contrattuale – Requisiti – Specificità, obiettività e certezza – Mancata verificazione dell’evento – Conseguenze – Diritto di recesso – Configurabilità – Fattispecie.
Si ha presupposizione quando una determinata situazione di fatto o di diritto - comune ad entrambi i contraenti ed avente carattere obiettivo (essendo il suo verificarsi indipendente dalla loro volontà e attività) e certo - sia stata elevata dai contraenti stessi a presupposto condizionante il negozio, in modo da assurgere a fondamento, pur in mancanza di un espresso riferimento, dell'esistenza ed efficacia del contratto. (In applicazione del principio, la S.C. - riguardo ad una complessa vicenda concernente la cessione, da parte di una curatela fallimentare, di un credito di 10 milioni di dollari statunitensi verso l'Iraq per un prezzo minimo, poi seguita invece da una riscossione fruttuosa - ha escluso che la difficilissima recuperabilità del credito oggetto del contratto costituisse "presupposto inespresso" del negozio). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 24 Agosto 2020, n. 17615.


Fidejussione - Limiti - Scadenza dell'obbligazione principale - Contratto atipico di "prestito d'uso d'oro" - Qualificazione - Scadenza dell'obbligazione principale - Recesso del fideiussore - Effetti - Fattispecie.
In caso di recesso dalla garanzia fideiussoria prestata in relazione alle obbligazioni nascenti dal contratto atipico di "prestito d'uso d'oro" - assimilabile al mutuo per l'obbligazione di restituzione del "tantundem" e per la sua funzione di finanziamento - il fideiussore è liberato qualora alla data del recesso risulti essere stata adempiuta dal debitore principale l'obbligazione principale di restituzione dell'oro utilizzato oppure, a seguito della c.d. "opzione d'acquisto", quella alternativa di pagamento dell'equivalente in denaro dell'oro trattenuto. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza che aveva applicato il diverso principio, elaborato con riferimento alla differente ipotesi dell'apertura di credito in conto corrente senza predeterminazione di durata, secondo il quale il recesso del fideiussore produce l'effetto di circoscrivere l'obbligazione accessoria al saldo del debito esistente al momento di efficacia del recesso, senza verificare se le "proroghe", intervenute dopo il recesso del fideiussore e la scadenza dei due prestiti d'uso, costituissero la messa a disposizione di nuovo oro - ad obbligazione "alternativa" ormai adempiuta e, dunque, nell'ambito di un nuovo prestito - ovvero un mero differimento del termine per adempiere l'obbligazione nascente dai prestiti originari oppure operazioni finanziarie di altra natura). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 20 Maggio 2020, n. 9256.


Esecuzione forzata - Pegno - Vendita all'asta di bene oggetto di pegno - Art. 2922 c.c. - Applicabilità - Esclusione - Previsione regolamentare e convenzionale di non applicazione della normativa in tema di vizi redibitori e mancanza di qualità della cosa venduta - Validità - Limiti.
La vendita al pubblico incanto di cosa ricevuta in pegno, ai sensi dell'art. 2797 c.c., configura una forma di autotutela privata esecutiva, diversa e distinta dall'espropriazione forzata, sicché alla stessa non si applica la disciplina prescritta per la vendita forzata e, in particolare, l'art. 2922 c.c., che nega alla parte acquirente la possibilità di fare valere i vizi della cosa venduta, in quanto le cose ottenute in pegno non sono liberamente negoziabili dal creditore garantito, comunque tenuto al rispetto delle leggi speciali inerenti alle forme specifiche di costituzione del pegno. Deve, tuttavia, considerarsi lecita e meritevole di tutela, in ossequio al principio di autonomia privata ex art. 1322 c.c., la previsione regolamentare e convenzionale (desumibile anche in via implicita dal regolamento d'asta) di esclusione del diritto del partecipante all'asta di contestare i vizi redibitori e la mancanza di qualità della cosa venduta in base agli artt. 1490 e 1497 c.c., fatta salva la tutela riconosciuta in caso di vendita di "aliud pro alio". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 13 Maggio 2020, n. 8881.


Derivati conclusi da enti pubblici - Autorizzazione - Organo competente - Individuazione - Presupposti - Fondamento - Ristrutturazione del debito - Accertamento - Modalità.
L'autorizzazione alla conclusione di un contratto di "swap" da parte dei Comuni italiani, in particolare se del tipo con finanziamento "upfront", ma anche in tutti quei casi nei quali la negoziazione si traduce comunque nell'estinzione dei precedenti rapporti di mutuo sottostanti ovvero nel loro mantenimento in vita, ma con rilevanti modificazioni, deve essere data, a pena di nullità, dal Consiglio comunale, ai sensi dell'art. 42, comma 2, lett. i), TUEL di cui al d.lgs. n. 267 del 2000, non potendosi assimilare ad un semplice atto di gestione dell'indebitamento dell'ente locale con finalità di riduzione degli oneri finanziari ad esso inerenti, di competenza della giunta comunale in virtù della sua residuale competenza gestoria ex art. 48, comma 2, dello stesso testo unico; in particolare, tale autorizzazione compete al Consiglio comunale ove l'"IRS" negoziato dal Comune incida sull'entità globale dell'indebitamento dell'ente, tenendo presente che la ristrutturazione del debito va accertata considerando l'operazione nel suo complesso, con la ricomprensione dei costi occulti che gravano sul rapporto. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 12 Maggio 2020, n. 8770.


Interest rate swap - Causa - Individuazione - Fondamento.
La causa del contratto di "interest rate swap", per la cui individuazione non rileva la funzione di speculazione o di copertura in concreto perseguita dalle parti, non coincide con quella della scommessa, ma consiste nella negoziazione e monetizzazione di un rischio finanziario, che si forma nel relativo mercato e che può appartenere o meno alle parti, atteso che tale contratto, frutto di una tradizione giuridica diversa da quella italiana, concerne dei differenziali calcolati su flussi di denaro destinati a formarsi durante un lasso temporale più o meno lungo ed è espressione di una logica probabilistica, non avendo ad oggetto un'entità specificamente ed esattamente determinata. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 12 Maggio 2020, n. 8770.


Contratti derivati - Loro stipulazione da parte della P.A. - Ammissibilità nel regime anteriore alla l. n. 147 del 2013 - Limiti.
In tema di contratti derivati stipulati dai Comuni, la normativa che ne aveva autorizzato la conclusione (fino al relativo divieto introdotto dalla l. n. 147 del 2013), così rendendo tipici contratti che, altrimenti, rimanevano innominati, aveva carattere eccezionale ed era di stretta interpretazione, poiché aveva consentito alla P.A. di stipulare dei contratti che, in quanto aleatori, non avrebbe potuto, di per sé, sottoscrivere. Tale normativa andava intesa, pertanto, nel senso che il riconoscimento della legittimazione dell'Amministrazione a concludere tali contratti era limitato ai derivati di copertura, con esclusione di quelli speculativi, in base al criterio del diverso grado di rischiosità di ciascuno di essi; inoltre, i contratti in esame dovevano essere stipulati con intermediari finanziari qualificati, determinandone con precisione l'oggetto, con l'indicazione del "mark to market", degli scenari probabilistici e dei costi occulti, allo scopo di ridurre al minimo e rendere evidente all'ente ogni aspetto di aleatorietà del rapporto, in quanto tale caratteristica comporta una rilevante disarmonia nell'ambito delle regole della contabilità pubblica, perché introduttiva di variabili non compatibili con la certezza degli impegni di spesa riportati in bilancio. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 12 Maggio 2020, n. 8770.


Interest rate swap - Natura - Caratteristiche - Contenuto essenziale.
L'"interest rate swap" è un contratto derivato, le cui caratteristiche sono: a) è "over the counter", vale a dire ha un contenuto fondamentale non eteroregolamentato, ma deciso dalle parti sulla base delle specifiche esigenze dell'interessato; b) è non standardizzato e, quindi, non destinato alla circolazione, essendo privo del requisito della cd. negoziabilità; c) l'intermediario è in una situazione di naturale conflitto di interessi poiché, assommando le qualità di offerente e consulente, è tendenzialmente controparte del proprio cliente. Elementi essenziali di tale derivato sono la data di stipulazione, quelle di inizio di decorrenza degli interessi, di scadenza e di pagamento, nonché il capitale di riferimento (cd. nozionale) ed i diversi tassi di interesse ad esso applicabili. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 12 Maggio 2020, n. 8770.


Interest rate swap - Verifica di validità dell'accordo - Modalità - Contenuto necessario.
In tema di "interest rate swap", occorre accertare, ai fini della validità del contratto, se si sia in presenza di un accordo tra intermediario ed investitore sulla misura dell'alea, calcolata secondo criteri scientificamente riconosciuti ed oggettivamente condivisi; tale accordo non si può limitare al "mark to market", ossia al costo, pari al valore effettivo del derivato ad una certa data, al quale una parte può anticipatamente chiudere tale contratto od un terzo estraneo all'operazione è disposto a subentrarvi, ma deve investire, altresì, gli scenari probabilistici e concernere la misura qualitativa e quantitativa della menzionata alea e dei costi, pur se impliciti, assumendo rilievo i parametri di calcolo delle obbligazioni pecuniarie nascenti dall'intesa, che sono determinati in funzione delle variazioni dei tassi di interesse nel tempo. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 12 Maggio 2020, n. 8770.


Nullità del contratto swap – Difetto di alea – Mancanza del rischio della copertura.
La mancata indicazione della commissione nel contratto è fattore che – in sé e per sé considerato – attiene non tanto alla nullità/validità del contratto quanto al profilo informativo, pur essendo chiaro indice di uno sbilanciamento dello swap in senso negativo per il cliente.

Qualunque sia la finalità per il quale viene stipulato (di copertura o speculativo), il contratto swap ha natura aleatoria, posto che le prestazioni reciproche, individuate nel regolamento contrattuale, dipendono da un parametro che è per sua natura variabile (nel caso specifico, il tasso di interesse) e il rischio deve essere misurabile da entrambe le parti sulla scorta dei criteri e dei modelli che il regolamento contrattuale richiami e indichi, e deve essere valutato ex ante e non ex post.

Oltre all’esistenza della causa astratta, deve essere valutato se il contratto, stipulato con funzione di copertura, contenga parametri idonei anche in concreto a perseguire tale risultato, seppure con l’alea propria dello strumento derivato; la causa concreta è insussistente laddove, con valutazione ex ante riferita al momento della sua stipulazione, il contratto sia strutturato in modo tale da non comportare alcun rischio per la Banca e differenziali sempre negativi per il cliente.
 
La sottoscrizione del derivato con la funzione di copertura del contratto di mutuo a tasso variabile coevo comporta che i due contratti sono collegati, ma non implica affatto che il finanziamento in sé avesse un costo superiore a quello indicato tramite l’ISC (correttamente comprensivo soltanto del costo complessivo del contratto di finanziamento). (Massimiliano Elia) (Luca Fazzini) (riproduzione riservata)
Appello Torino, 22 Aprile 2020.


Contratto derivato - Funzione di copertura - Onere a carico della banca
Contratto derivato - Funzione di copertura - Assenza - Nullità del contratto per mancanza di causa in concreto ex art. 1322 comma 2° cod. civ.
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In materia di contratti derivati l’onere probatorio circa la funzione di copertura del derivato grava sulla banca.

In mancanza della prova circa la funzione di copertura del derivato il contratto dovrà considerarsi nullo per mancanza di causa in concreto ai sensi e per gli effetti dell’art. 1322 comma 2° cod. civ. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 03 Marzo 2020.


Contratti bancari - Operazioni bancarie in conto corrente - Convenzione tra correntista e banca per l'autorizzazione anche di altro soggetto (delegato) a compiere operazioni sul conto corrente - Natura - Portata e limiti.
L'accordo tra il cliente e la banca, in base al quale anche altro soggetto a ciò delegato è autorizzato a compiere operazioni sul conto corrente, spiega unicamente l'effetto, per le operazioni e nei limiti di importo stabiliti, di vincolare la medesima banca a considerare alla stessa stregua di quella del delegante la firma di tale delegato, ma non comporta il conferimento a quest'ultimo di un potere generale di agire in rappresentanza del detto delegante per il compimento di qualsiasi tipo di atto negoziale riferibile al conto in esame. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 17 Gennaio 2020, n. 859.


Intermediazione finanziaria – Prodotto Visione Europa – Meritevolezza dell’interesse perseguito – Esclusione.
Il prodotto finanziario denominato “Visione Europa” è del tutto assimilabile ai piani finanziari “MY WAY” e “FOR YOU” e, al pari di questi, non supera il vaglio di meritevolezza dell’interesse perseguito in ragione dell’enorme squilibrio contrattuale esistente già all’inizio dell’operazione, la quale prevede un’alea solo in capo al risparmiatore, che paga un saggio di interesse non tenue, senza seria prospettiva di un corrispondente lucro a medio termine e con vantaggio certo, invece, per l’intermediario finanziario, che lucra gli interessi del mutuo, aumenta la sua operatività, colloca i prodotti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 07 Novembre 2019.


Contratti bancari – Intermediazione finanziaria – Contratto di interest rate swap con finalità di copertura – Mancato rispetto delle condizioni di cui alla Determinazione Consob del 26 febbraio 1999 – Non meritevolezza degli interessi perseguiti dal contratto ai sensi dell’art. 1322 c.c. – Conseguenze – Inefficacia.
Il contratto di interest rate swap stipulato con finalità di copertura deve rispettare le condizioni di cui alla Determinazione Consob del 26 febbraio 1999 e, in mancanza, deve ritenersi che non persegua interessi meritevoli di tutela ai sensi dell’art. 1322 c.c., da ciò conseguendo che lo stesso deve ritenersi inefficace sicché il cliente ha diritto alla restituzione di quanto versato in esecuzione del contratto a titolo di differenziale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

[Nel caso di specie, mancava ogni correlazione tra le caratteristiche tecnico-finanziarie  dell'oggetto della copertura e dello strumento finanziario utilizzato a tal fine].
Tribunale Mantova, 24 Maggio 2019.


Accordo, in sede di separazione consensuale, facente riferimento a un fondo patrimoniale precedentemente costituito da uno dei coniugi - Venir meno della natura gratuita dell'atto di costituzione del fondo patrimoniale - Esclusione - Assoggettamento a revocatoria ordinaria - Configurabilità - Avvenuta omologazione dell'accordo e funzione solutoria della pattuizione - Valenza ostativa - Esclusione - Conseguenze.
Il richiamo, nell'ambito dell'accordo con il quale i coniugi fissano consensualmente le condizioni della separazione, ad un precedente atto di costituzione di fondo patrimoniale, non determina il venir meno della natura gratuita di quest'ultimo, il quale, pertanto, è suscettibile di revocatoria ordinaria ai sensi dell'art. 2901, comma 1, n. 1, c.c., non trovando tale azione ostacolo né nell'avvenuta omologazione dell'accordo suddetto - cui resta estranea la funzione di tutela dei terzi creditori e che, comunque, lascia inalterata la natura negoziale della pattuizione -, né nella pretesa inscindibilità di tale pattuizione dal complesso delle altre condizioni della separazione, né, infine, nella circostanza che la costituzione del fondo patrimoniale sia stata pattuita in funzione solutoria dell'obbligo di mantenimento del coniuge economicamente più debole o di contribuzione al mantenimento dei figli, venendo nella specie in contestazione non già la sussistenza dell'obbligo in sé, di fonte legale, ma le concrete modalità di assolvimento del medesimo, convenzionalmente stabilite dalle parti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 09 Aprile 2019, n. 9798.


Contratto di locazione – Imposte – Capacità contributiva – Patti traslativi d’imposta.
E’ lecita la clausola del contratto di locazione di immobile ad uso non abitativo in cui è previsto il rimborso delle imposte discendenti dal contratto a vantaggio della parte obbligata dalla legge a sostenerle, purché sia quest’ultima ad adempiere all’obbligo fiscale e i relativi adempimenti. (1) (Luca Mongiello) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 08 Marzo 2019, n. 6882.


Interest Rate Swap – Razionalità e conoscibilità dell'alea – Mancata indicazione del mark to market – Difetto di causa – Nullità.
La razionalità dell'alea, che presuppone la sua conoscibilità, è elemento causale tipico del contratto di swap.

Deve perciò ritenersi nullo per difetto di causa l'IRS (Interest Rate Swap) che non espliciti il mark to market, ovvero il valore attualizzato del derivato, individuato in funzione delle aspettative - stimate secondo scenari probabilistici definiti ex ante - circa l'andamento futuro delle variabili sottese a ciascuno dei flussi di pagamento dedotti nel contratto.

Ancorché il mark to market incorpori un valore destinato a variare a seconda del momento del suo calcolo e dello scenario di riferimento di volta in volta esistente, esso costituisce elemento essenziale alla valutazione dell'entità e della natura del rischio assunto dal contraente, sicché la sua omissione, escludendo la rispondenza del derivato all'indefettibile presupposto della razionalità della contrattazione, rende la causa dello swap non meritevole di tutela.
Tribunale Bari, 07 Gennaio 2019.


Contratti derivati - Interest Rate Swap - Funzione di copertura - Causa concreta - Durata inferiore del contratto - Validità.
La minor durata di un contratto di Interest Rate Swap rispetto all’indebitamento sottostante non fa venir meno la funzione di copertura del primo rispetto al secondo, ma rappresenta semplicemente la volontà contrattuale delle parti di delimitare nel tempo la suddetta funzione. (Manuela Grassi) (Luca Traficante) (riproduzione riservata) Appello Milano, 27 Dicembre 2018.


Cessione di cubatura - Accordo preliminare diretto alla cessione di cubatura - Natura - Contratto traslativo di diritto reale - Esclusione - Conseguenze.
L'accordo preliminare di cessione di cubatura, impegnando il proprietario cedente a consentire che la cubatura spettantegli in base agli strumenti urbanistici sia attribuita dalla pubblica amministrazione al cessionario, non ha efficacia traslativa, ma obbligatoria, con la conseguenza che con esso non si trasmette né si costituisce un diritto di servitù di non edificare opponibile ai terzi, poiché il trasferimento di cubatura tra le parti e nei confronti dei terzi consegue esclusivamente al provvedimento concessorio, di natura discrezionale, che il comune può emanare aderendo al progetto edilizio presentato dal cessionario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 10 Ottobre 2018, n. 24948.


Assicurazione della responsabilità civile - Clausole "on claims made basis" - Test di meritevolezza - Tutela invocabile dal contraente assicurato.
Il modello dell'assicurazione della responsabilità civile con clausole "on claims made basis", che è volto ad indennizzare il rischio dell'impoverimento del patrimonio dell'assicurato pur sempre a seguito di un sinistro, inteso come accadimento materiale, è partecipe del tipo dell'assicurazione contro i danni, quale deroga consentita al primo comma dell'art. 1917 c.c., non incidendo sulla funzione assicurativa il meccanismo di operatività della polizza legato alla richiesta risarcitoria del terzo danneggiato comunicata all'assicuratore. Ne consegue che, rispetto al singolo contratto di assicurazione, non si impone un test di meritevolezza degli interessi perseguiti dalle parti, ai sensi dell'art. 1322, secondo comma, c.c., ma la tutela invocabile dal contraente assicurato può investire, in termini di effettività, diversi piani, dalla fase che precede la conclusione del contratto sino a quella dell'attuazione del rapporto, con attivazione dei rimedi pertinenti ai profili implicati, ossia (esemplificando): responsabilità risarcitoria precontrattuale anche nel caso di contratto concluso a condizioni svantaggiose; nullità, anche parziale, del contratto per difetto di causa in concreto, con conformazione secondo le congruenti indicazioni di legge o, comunque, secondo il principio dell'adeguatezza del contratto assicurativo allo scopo pratico perseguito dai contraenti; conformazione del rapporto in caso di clausola abusiva (come quella di recesso in caso di denuncia di sinistro). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 24 Settembre 2018, n. 22437.


Assicurazione della responsabilità civile – Clausole “on claims made basis” – Atipicità – Esclusione – Deroga al modello legale di cui all’art. 1917, comma 1, c.c. – Conseguenze – Controllo di meritevolezza degli interessi – Esclusione – Verifica di rispondenza del regolamento contrattuale ai limiti imposti dalla legge – Conseguenze.
Il modello di assicurazione della responsabilità civile con clausole "on claims made basis", quale deroga convenzionale all'art. 1917, comma 1, c.c., consentita dall'art. 1932 c.c., è riconducibile al tipo dell'assicurazione contro i danni e, pertanto, non è soggetto al controllo di meritevolezza di cui all'art. 1322, comma 2, c.c., ma alla verifica, ai sensi dell'art. 1322, comma 1, c.c., della rispondenza della conformazione del tipo, operata attraverso l'adozione delle suddette clausole, ai limiti imposti dalla legge, da intendersi come l'ordinamento giuridico nella sua complessità, comprensivo delle norme di rango costituzionale e sovranazionale. Tale indagine riguarda, innanzitutto, la causa concreta del contratto – sotto il profilo della liceità e dell'adeguatezza dell'assetto sinallagmatico rispetto agli specifici interessi perseguiti dalle parti -, ma non si arresta al momento della genesi del regolamento negoziale, investendo anche la fase precontrattuale (in cui occorre verificare l'osservanza, da parte dell'impresa assicurativa, degli obblighi di informazione sul contenuto delle "claims made") e quella dell'attuazione del rapporto (come nel caso in cui nel regolamento contrattuale "on claims made basis" vengano inserite clausole abusive), con la conseguenza che la tutela invocabile dall'assicurato può esplicarsi, in termini di effettività, su diversi piani, con attivazione dei rimedi pertinenti ai profili di volta in volta implicati. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 24 Settembre 2018, n. 22437.


Preliminare di vendita - Erogazione del muto - Condizione posta nell'interesse di entrambe le parti (bilaterale) e condizione mista - Inapplicabilità dell'art. 1359 c.c. - Fondamento.
Ove le parti subordinino gli effetti di un contratto preliminare di compravendita immobiliare alla condizione che il promissario acquirente ottenga da un istituto bancario un mutuo per potere pagare in tutto o in parte il prezzo stabilito, tale condizione è qualificabile come "mista", dipendendo la concessione del mutuo anche dal comportamento del promissario acquirente nell'approntare la pratica. La mancata erogazione del prestito, però, comporta le conseguenze previste in contratto, senza che rilevi, ai sensi dell'art. 1359 c.c., un eventuale comportamento omissivo del promissario acquirente, sia perché questa disposizione è inapplicabile qualora la parte tenuta condizionatamente ad una data prestazione abbia interesse all'avveramento della condizione (cd. condizione bilaterale), sia perché l'omissione di un'attività in tanto può ritenersi contraria a buona fede e costituire fonte di responsabilità, in quanto essa costituisca oggetto di un obbligo giuridico, e la sussistenza di un siffatto obbligo deve escludersi per l'attività di attuazione dell'elemento potestativo in una condizione mista. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 11 Settembre 2018, n. 22046.


Società – Patti parasociali – Vaglio di meritevolezza ex art. 1322 c.c. – Interpretazione sistematica ex art. 1363 c.c. – Valutazione del complessivo regolamento negoziale in cui il patto si inserisce – Necessità.
Un patto parasociale avente ad oggetto la materia delle nomine dei membri del consiglio di amministrazione, del relativo presidente e dei sindaci, che costituisce parte di un più ampio regolamento negoziale avente ad oggetto la divisione dei beni caduti in comunione tra due coniugi, deve essere indagato, quanto a sua meritevolezza e interpretazione, alla luce del complessivo assetto di interessi fissato dall’accordo di divisione. (Benedetta Bonfanti) (Alberto Mager) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 Luglio 2018.


Accordo di manleva di uno dei soci verso altro socio per le eventuali conseguenze negative dal conferimento – Liceità e meritevolezza – Giudizio di diritto – Sussistenza.
Se l’identificazione degli elementi di fatto dell’accordo è compito del giudice del merito, la valutazione di liceità e di meritevolezza del patto è giudizio di diritto. Ciò posto, tanto più quando si tratti di soggetti entrambi imprenditori, che abbiano concordato un regolamento pattizio nel pieno esercizio dell’autonomia negoziale privata, ogni intervento giudiziale ex art. 1322 cod. civ. – col suo effetto d’autorità rispetto ad equilibri negoziali liberamente contrattati – non può che essere del tutto residuale. Il controllo del giudice sul regolamento degli interessi voluto dai soggetti, se mira a limitare l’esercizio dell’autonomia privata, non deve però perdere di vista che il principio generale è quello della garanzia costituzionale ex art. 41 Costituzione. Si rivela un interesse meritevole di tutela ai sensi dell’art. 1322 cod. civ. al finanziamento dell’intrapresa societaria, ove la meritevolezza è dimostrata dall’essere il finanziamento partecipativo correlato ad un’operazione strategica di potenziamento ed incremento del valore societario. Il patto leonino si può ravvisare solo in presenza di una esclusione totale e costante dalle perdite e dagli utili e solo quando questa non integri una funzione autonoma meritevole di tutela. (Elena Grigò - Matteo Bascelli) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04 Luglio 2018.


Accordo di manleva di uno dei soci verso altro socio per le eventuali conseguenze negative dal conferimento – Opzione put a prezzo prefissato – Realizzazione causa societaria – Indifferenza.
Nell’opzione put a prezzo concordato si assiste all’assoluta indifferenza della società alle vicende giuridiche che si attuano in conseguenza dell’esercizio di essa, le quali restano neutrali ai fini della realizzazione della causa societaria. Nel negozio dai caratteri che si stanno esaminando, il socio finanziatore assume tutti i diritti e gli obblighi del suo status, ponendosi il meccanismo sul piano della circolazione delle azioni, piuttosto che su quello della ripartizione degli utili e delle perdite. L’atipicità, a ben vedere attiene non alla causa del contratto di società, che resta intatta, ma al c.d. finanziamento in forma partecipativa, il quale si pone a rafforzamento di un’impresa societaria con modalità atipiche, escogitata dalla pratica degli affari.

Va, pertanto, enunciato il seguente principio di diritto: “E’ lecito e meritevole di tutela l’accordo negoziale concluso tra i soci di una società azionaria, con il quale l’uno, in occasione del finanziamento partecipativo così operato, si obblighi a manlevare l’altro dalle eventuali conseguenze negative del conferimento effettuato in società, mediante l’attribuzione del diritto di vendita (c.d. put) entro un termine dato ed il corrispondente obbligo di acquisto della partecipazione sociale a prezzo predeterminato, pari a quello dell’acquisto, pur con l’aggiunta di interessi sull’importo dovuto e del rimborso dei versamenti operati nelle more in favore della società”. (Elena Grigò - Matteo Bascelli) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 04 Luglio 2018.


Società di capitali – Accordi tra soci in occasione di finanziamento partecipativo – Attribuzione al nuovo socio del diritto di vendere e agli altri soci dell’obbligo di acquistare la partecipazione – Termine e prezzo prefissati – Finalità di manleva dalle eventuali conseguenze negative del conferimento – Liceità e meritevolezza di tutela – Fondamento.
È lecito e meritevole di tutela l'accordo concluso tra soci di società per azioni, con il quale, in occasione del finanziamento partecipativo di uno di essi, gli altri si obblighino a manlevare il nuovo socio dalle eventuali conseguenze negative del conferimento, mediante attribuzione a quest’ultimo del diritto di vendere (c.d. put), entro un determinato termine, e agli altri dell’obbligo di acquistare la partecipazione a un prezzo prefissato - pari a quello iniziale, con l'aggiunta di interessi sull'importo dovuto e del rimborso dei versamenti operati nelle more in favore della società - ponendosi il meccanismo sul piano della circolazione delle azioni, piuttosto che su quello della ripartizione degli utili e delle perdite, la cui meritevolezza è insita nell’operazione strategica di potenziamento ed incremento del valore societario. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04 Luglio 2018, n. 17500.


Clausola di indicizzazione al cambio tra valute dei pagamenti delle rate di un finanziamento – Autonomia della stessa – Atipicità – Valutazione della meritevolezza – Fattispecie.
La clausola di indicizzazione dei pagamenti che fa riferimento al rapporto di cambio tra valute nei contratti di finanziamento (nella specie, leasing immobiliare) opera in maniera autonoma, quindi assume causa propria rispetto al contratto (i pagamenti reciproci trovano la loro fonte non già nelle prestazioni contrattuali, bensì nelle oscillazioni del cambio tra le monete).

Comunque la si voglia qualificare, cioè come currency swap, o diversa fattispecie, detta clausola presenta comunque natura atipica, così che risulta imprescindibile valutarne la meritevolezza di tutela giuridica ai sensi dell’art. 1322 c.c., valutazione, questa, che va rivolta alla pattuizione singolarmente considerata, e non all’intero contratto di finanziamento (leasing), quest’ultimo, per certo meritevole di tutela per gli interessi perseguiti dalle parti.

La clausola di indicizzazione, per quanto astrattamente meritevole di tutela giuridica, non lo è nel momento in cui introduce elementi di prevaricazione di una delle parti (il cliente) contrastanti con il nostro ordinamento, fondato sui principi opposti di solidarietà e parità dei contraenti.

[Nel caso di specie, la Corte ha ricavato l’assenza di meritevolezza dai seguenti elementi:
-maggior vantaggio assicurato alla banca in caso di esito favorevole al cambio denominato storico;
-quotazione del cambio denominato storico, però non individuato secondo il calcolo dell’oscillazione media nell’arco di un determinato lasso temporale, bensì in base ad unilaterale insindacabile e non trattabile scelta dell’istituto finanziatore;
-la funzione concreta della clausola sarebbe stata quella di permettere al cliente di contrarre un leasing in valuta estera, ma un simile risultato poteva facilmente essere raggiunto mediante una semplice operazione di conversione della provvista originaria ed altre, mensili, fra l’importo in euro del canone corrispettivo del godimento dell’immobile e il controvalore in franchi svizzeri al momento di ciascuna scadenza di pagamento;
-la farraginosità dei calcoli, non in linea con il principio di trasparenza predicato dal TUB.] (Paolo Righini) (riproduzione riservata)
Appello Trieste, 28 Maggio 2018.


Art. 21 Tuf. e art. 26 Reg. Consob; art. 1322 c.c. - Determinazione Consob DI/99013791 del 26.02.1999 - Valutazione meritevolezza - Collegamento negoziale tra due contratti.
In tema di intermediazione finanziaria, ed alla stregua di quanto sancito dall’art. 21 del d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, e dell'art. 26 Reg. Consob n.11522/98, nelle operazioni in derivati con funzioni di copertura rientra nell'interesse oggettivo del cliente la verifica - nell'ambito della valutazione della meritevolezza prevista dall'art. 1322 c.c. - che l'operazione finanziaria concretamente eseguita dall'intermediario rispetti le condizioni previste dalla determinazione Consob DI/99013791 del 26.02.1999.

Si rende quindi necessaria una verifica di natura contabile finalizzata alla verifica che i criteri indicati dalla Direttiva Consob del 26.2.1999 siano stati rispettati per qualificare di copertura l'operazione in derivati e che la stessa sia stata posta in essere per ridurre la rischiosità di altre posizioni detenute dal cliente.

Occorre inoltre verificare che vi sia una elevata correlazione tra le caratteristiche tecnico-finanziarie dell'oggetto della copertura e dello strumento finanziario utilizzato a tal fine, con riferimento al nozionale del contratto swap ed il complessivo debito oggetto di copertura, assunti nell'importo originario e via via in quello residuo nel tempo, al tasso applicato sul debito e quello utilizzato nel derivato.

Occorre altresì che vi sia una correlazione anche alle scadenze dei pagamenti del debito e quelle delle cedole previste dal contratto swap, alla durata del debito e quella del derivato. Infine, occorre verificare se siano state adottate procedure e misure di controllo interne idonee ad assicurare che tali condizioni ricorrano effettivamente. (Massimiliano Elia) (riproduzione riservata)
Appello Torino, 07 Maggio 2018.


Trust - Meritevolezza - Valutazione del giudice - Irrilevanza - Valutazione di meritevolezza della tutela è stata compiuta dal legislatore.
Con riferimento al trust, la valutazione (astratta) di meritevolezza della tutela è stata compiuta, una volta per tutte, dal legislatore; infatti, la legge 16 ottobre 1989, n. 364 (Ratifica ed esecuzione della convenzione sulla legge applicabile ai trusts e sul loro riconoscimento, adottata a L'Aja il 1 luglio 1985), riconoscendo piena validità alla citata convenzione dell'Aja, ha dato cittadinanza nel nostro ordinamento, se così si può dire, all'istituto in oggetto, per cui non è necessario che il giudice provveda di volta in volta a valutare se il singolo contratto risponda al giudizio previsto dal citato art. 1322 c.c. (nella premessa alla Convenzione si afferma espressamente che si tratta di un istituto tipico dei Paesi di common law, adottato però anche da altri Paesi con alcune modifiche). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 19 Aprile 2018.


Contratti di garanzia - Fideiussione e contratto autonomo di garanzia - Distinzione - Effetti ai fini della revocatoria fallimentare - Incidenza per la massa dei creditori.
Il fatto che fideiussione e contratto autonomo diano luogo a figure di garanzia tra loro diverse non comporta che le stesse siano regolate, o debbano venire regolate, in modo diverso sotto ogni profilo di disciplina; ai fini della revocatoria, infatti, nel rapporto tra debitore principale e creditore beneficiario, il pagamento fatto dal garante autonomo produce effetti identici - sotto il profilo dell'attribuzione patrimoniale - a quello posto in essere dal fideiussore: in entrambi i casi si tratta di un pagamento del terzo che trova titolo nell'assunzione negoziale di un obbligo di garanzia e che risulta dunque revocabile ex art. 67, comma 2, l.fall. al ricorrere di identici presupposti, sia oggettivi (pagamento e regresso) che soggettivi.

A ben vedere, anzi, nel porre a confronto fideiussione e contratto autonomo rispetto all'angolo visuale del fallimento (o liquidazione coatta) del debitore principale, è proprio questa seconda figura a risultare di maggiore peso e incidenza per la massa dei creditori insinuati, in quanto il contratto autonomo assicura al garante che ha pagato un regresso assai più agevole di quello del fideiussore, perchè in sè svincolato dalle vicende inerenti al rapporto garantito (salvo il caso ricorrano gli estremi dell'exceptio doli generalis). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 02 Novembre 2017, n. 26062.


Contratto di finanziamento “4you” – Nullità – Causa in concreto non meritevole di tutela – Inefficacia – Decorrenza – Fattispecie.
Il contratto atipico, all'esito del giudizio di immeritevolezza, deve ritenersi inefficace fin dalla sua stipulazione, essendo inidoneo a vincolare le parti al rispetto delle sue regole. (Fattispecie relativa al contratto di finanziamento denominato "4 You", giudicato nullo dalla S.C. perché ritenuto non meritevole di tutela secondo l'ordinamento giuridico, a causa della enorme sproporzione tra le previste prestazioni delle parti). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Ottobre 2017, n. 25630.


Contratto derivato IRS – Meritevolezza degli interessi perseguiti – Prescrizioni normative e regolamentari – Rilevanza – Funzione di copertura – Effettivo rispetto delle condizioni stabilite dalla Consob con la Determinazione del 26 febbraio 1999 – Necessità – Conseguenze – Nullità

Contratto derivato IRS – Meritevolezza degli interessi perseguiti – Prescrizioni normative e regolamentari – Rilevanza – Funzione di copertura – Effettivo rispetto delle condizioni stabilite dalla Consob con la Determinazione del 26 febbraio 1999 – Necessità
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Poichè la determinazione Consob 26 febbraio 1999, DI/99013797, si inquadra nell'ambito delle misure di attuazione del TUF e del Regolamento Consob, si deve ritenere che la necessaria cura dell'interesse oggettivo del cliente - che la normativa degli artt. 21 TUF e 26 Regolamento Consob n. 11522 va a inserire nell'ambito della generale valutazione di meritevolezza degli interessi prescritta dall'art. 1322 cod. civ. - si traduca, in relazione alle operazioni in derivati IRS con funzioni di copertura, nel rispetto delle condizioni elencate dalla citata determinazione: i) che le operazioni «siano esplicitamente poste in essere al fine di ridurre la rischiosità di altre posizioni detenute dal cliente»; ii) che «sia elevata la correlazione tra le caratteristiche tecnico-finanziare (scadenza, tasso d'interesse, tipologia, etc.) dell'oggetto della copertura e dello strumento finanziario utilizzato a tal fine; iii) che «siano adottate procedure e misure di controllo interno idonee ad assicurare che le condizioni di cui sopra ricorrano effettivamente».

Ne consegue che l'interesse oggettivo del cliente, come sussistente per il compimento di operazioni di effettiva copertura, non potrà ritenersi soddisfatto quando l'operazione in concreto intervenuta non rispetti realmente le condizioni sopra richiamate e sia pertanto nulla per violazione dell’art. 1322, comma 2, cod. civ. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nel valutare, ai sensi della norma dell'art. 1322 cod. civ., la meritevolezza degli interessi perseguiti con un contratto derivato IRS, il giudice non può comunque prescindere dalle prescrizioni normative di cui all'art. 21 TUF e all'art. 26 Regolamento Consob n. 11522, nonché, per i contratti IRS con funzione di copertura, dalla verifica dell'effettivo rispetto delle condizioni stabilite dalla Consob con la Determinazione del 26 febbraio 1999. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 31 Luglio 2017, n. 19013.


Condominio - Distacco legittimo dall'impianto centralizzato di riscaldamento - Conseguenze - Esonero dall'obbligo di sostenere le spese per l'uso - Obbligo di sostenere le spese di conservazione dell'impianto - Eventuale disposizione contraria del regolamento di condominio - Validità - Fondamento.
In tema di condominio negli edifici, è valida la clausola del regolamento contrattuale che, in ipotesi di rinuncia o distacco dall'impianto di riscaldamento centralizzato, ponga, a carico del condomino rinunciante o distaccatosi, l'obbligo di contribuzione alle spese per il relativo uso in aggiunta a quelle, comunque dovute, per la sua conservazione, potendo i condomini regolare, mediante convenzione espressa, adottata all'unanimità, il contenuto dei loro diritti ed obblighi e, dunque, ferma l'indisponibilità del diritto al distacco, suddividere le spese relative all'impianto anche in deroga agli artt. 1123 e 1118 c.c., a ciò non ostando alcun vincolo pubblicistico di distribuzione di tali oneri condominiali dettato dall'esigenza dell'uso razionale delle risorse energetiche e del miglioramento delle condizioni di compatibilità ambientale. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione di merito, che aveva affermato la legittimità di una deliberazione assembleare recettiva di una specifica clausola del regolamento contrattuale ed impositiva, a carico dei condomini distaccatisi dall'impianto centralizzato di riscaldamento, dell'"obbligo di pagare la metà del contributo" per l'uso dell'impianto medesimo). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 18 Maggio 2017, n. 12580.


Condominio negli edifici - Parti comuni dell'edificio - Impianti comuni - Riscaldamento (termosifone) - Condominio - Distacco legittimo dall'impianto centralizzato di riscaldamento - Conseguenze - Esonero dall'obbligo di sostenere le spese per l'uso - Obbligo di sostenere le spese di conservazione dell'impianto - Eventuale disposizione contraria del regolamento di condominio - Nullità - Fondamento.
In tema di condominio negli edifici, è nulla la clausola del regolamento che, in ipotesi di legittimo distacco dall'impianto di riscaldamento centralizzato - perché operato senza pregiudicarne il funzionamento - ponga, a carico del condomino distaccatosi, l'obbligo di contribuzione alle spese per il relativo uso in aggiunta a quelle, comunque dovute, per la sua conservazione, in quanto il regolamento costituisce un contratto atipico, meritevole di tutela solo in presenza di un interesse generale dell'ordinamento, mentre una clausola siffatta, oltre a vanificare il principale ed auspicato beneficio che il condomino mira a perseguire distaccandosi dall'impianto comune, si pone in contrasto con l'intento del legislatore di correlare il pagamento delle spese di riscaldamento all'effettivo consumo, come emergente dagli artt. 1118, comma 4, c.c. (nel testo successivo alla novella apportata dalla l. n. 220 del 2012), 26, comma 5, della l. n. 10 del 1991 e 9, comma 5, del d.lgs. n. 102 del 2014. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 12 Maggio 2017, n. 11970.


Clausole assicurative claims made - Sindacato di meritevolezza - claims made impure o miste - Presunzione semplice di nullità.
Le clausole assicurative claims made c.d. impure sono presuntivamente nulle in quanto clausole atipiche non meritevoli di tutela. La presunzione di nullità è correlata alla presunzione di immeritevolezza ed è la conseguenza della compressione del periodo di retroattività: nelle clausole claims made pure il periodo di retroattività è illimitato, mentre nelle clausole impure o miste detto periodo di operatività retroattiva è del tutto assente o limitato a qualche anno, rendendo di fatto eccessivamente contratta la manleva assicurativa e sostanzialmente inutile la copertura assicurativa medesima. E’ sempre ammessa la prova contraria volta a superare la presunzione di nullità della clausola. (Paolo Fortina) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 29 Aprile 2017.


Cooperative - Tutela del socio lavoratore - Impugnazione, da parte del socio, del recesso della cooperativa - Tutela risarcitoria - Omessa impugnazione della contestuale delibera di esclusione.
In tema di tutela del socio lavoratore di cooperativa, in caso d'impugnazione, da parte del socio, del recesso della cooperativa, la tutela risarcitoria non è inibita dall'omessa impugnazione della contestuale delibera di esclusione fondata sulle medesime ragioni, afferenti al rapporto di lavoro, mentre resta esclusa la tutela restitutoria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 20 Aprile 2017, n. 27436.


Contratto di Interest Rate Swap - Aleatorietà - Difetto di causa concreta - Nullità - Insussistenza - Prevedibilità diminuzione dei tassi di interesse - Onere della prova - Inammissibilità CTU.
Nei contratti di Interest Rate Swap, la sola forte diminuzione del tasso di interesse non è circostanza idonea a dimostrare la cattiva fede della banca ovvero l’illiceità della causa in concreto ex artt. 1322 e 1343 c.c., posto che le variazioni dei tassi di interesse sono eventi del tutto ordinari e le perdite subite dalla cliente sono prevedibili e fisiologiche in un contratto aleatorio quale quello in esame.

È comunque onere del cliente investitore dimostrare che, al momento della stipula del contratto IRS, la banca potesse e dovesse prevedere, quale operatore esperto, che i tassi di interesse potessero subire una simile forte diminuzione. Parte attrice avrebbe dovuto fornire prova di elementi idonei a ritenere che il rischio assunto fosse eccessivo ovvero comunque superiore a quanto offerto all’epoca su simili contratti.

La prova non può essere data disponendo specifica consulenza tecnica d’ufficio in proposito, dato che, in assenza di qualsiasi deduzione e indicazione di prova della parte attrice, il consulente dovrebbe cercare lui stesso elementi di prova, piuttosto che valutare le prove conferite in atti. (Nicola Scopsi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 01 Marzo 2017.


Contratto di agenzia - Autonoma e spontanea assunzione di garanzia dell'agente - Autonomia negoziale delle parti - Ammissibilità.
L'autonoma e spontanea assunzione di garanzia dell'agente, in funzione della stipulazione di un contratto dallo stesso procurato con un cliente ritenuto non solvibile dal preponente, per tale ragione rifiutatosi di accedere alla conclusione e determinatosi ad essa per la sola garanzia così prestata, senza alcuna propria imposizione di un vincolo coercitivo, si iscrive nell'ambito dell'autonomia negoziale delle parti, ai sensi dell'art. 1322 c.c. Essa infatti accede, in funzione di prestazione accessoria quale autonoma garanzia, al contratto di agenzia, senza interferire nell'equilibrio sinallagmatico delle sue prestazioni tipiche, né tanto meno alterarlo: ed è pertanto legittima. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 31 Ottobre 2016, n. 21994.


Mediazione – Contratto di Mediazione atipica – Corrispettivo per recesso anticipato – Validità

Mediazione – Contratto di Mediazione atipica – Cliente consumatore – Corrispettivo per recesso anticipato – Valore prossimo alla provvigione – Vessatorietà
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Seppure nello schema tipico della mediazione il diritto alla provvigione consegue al verificarsi della condicio iuris della conclusione dell'affare per effetto dell'intervento del mediatore, è tuttavia consentito alle parti - nell'ambito dei poteri di autonomia ad esse spettanti - di rendere atipica la mediazione stessa dando al rapporto una regolamentazione diversa, come con la previsione del pagamento di un compenso al mediatore nel caso di recesso del cliente dal contratto di mediazione prima della sua scadenza. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

Nell’ambito della mediazione atipica, qualora il cliente che conferisce l’incarico di mediazione rivesta la qualifica di consumatore, è vessatoria ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 33, comma 1, del Codice del consumo, perché implica un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto, la clausola che prevede un corrispettivo per recesso anticipato a carico del cliente di valore prossimo alla provvigione. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 19 Maggio 2016.


Contratti atipici – Contratto di escrow – Contratto di source code escrow – Nozione.
Il contratto di escrow, figura negoziale caratterizzata da una funzione di custodia e garanzia, nonché da una struttura trilaterale, si definisce come un contratto accessorio, che postula essenzialmente l’intervento di un terzo, fiduciario delle parti di un contratto principale, presso cui una cosa, in genere il prezzo dei titoli ceduti o della merce fornita, viene depositata in garanzia dell’adempimento di una obbligazione o della restituzione a chi spetta all’avveramento di una condizione.

Nel contratto di source code escrow, si ha il deposito presso un terzo di una copia del codice sorgente di un programma prodotto da una parte (licenziante) e concesso in utilizzo a un’altra (licenziatario): posto che a chi acquista la licenza è trasmessa una copia del solo programma eseguibile, che non consente di modificarne la struttura e il funzionamento, le parti possono pattuire che nel caso in cui il produttore non sia più in grado di garantire manutenzione e assistenza, il cliente possa ottenere dal terzo la consegna di una copia del codice sorgente. (Antonio Angioi) (riproduzione riservata)
Tribunale Oristano, 09 Marzo 2016.


Accordi tra coniugi successivi all'omologazione della separazione ovvero all'ordinanza presidenziale ex art. 708 c.p.c. - Modificazione delle disposizioni dell'autorità giudiziaria - Ammissibilità - Condizioni - Limiti.
Gli accordi tra i coniugi modificativi delle disposizioni contenute nel decreto di omologazione della separazione ovvero nell'ordinanza presidenziale ex art. 708 c.p.c., trovando legittimo fondamento nell'art. 1322 c.c., sono validi ed efficaci, anche a prescindere dal procedimento ex art. 710 c.p.c., qualora non superino i limiti di derogabilità posti dall'art. 160 c.c. e purché non interferiscano con l'accordo omologato ma ne specifichino il contenuto con disposizioni maggiormente rispondenti agli interessi ivi tutelati. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 12 Gennaio 2016, n. 298.


Intermediazione finanziaria - Contratti di swap - Alea bilaterale - Elemento essenziale del negozio - Verifica del rischio in capo ad entrambi i contraenti - Giudizio di meritevolezza ex articolo 1322 c.c. - Swap con funzione di copertura - Swap con funzione speculativa - Elementi rilevanti per la verifica.
Nei contratti di swap, l'alea bilaterale, ossia l'incertezza sull'andamento dei due differenziali contrapposti, rappresenta un elemento essenziale della causa del contratto, elemento la cui effettiva presenza consente di effettuare con esito positivo, sul presupposto della sussistenza di un apprezzabile componente di rischio, non necessariamente equamente distribuito in capo ad entrambi i contraenti, il giudizio di meritevolezza ex articolo 1322 c.c. circa l'operazione atipica posta in essere.

La ricostruzione nei termini sopra indicati dell'alea bilaterale consente di elaborare un parametro di valutazione valido tanto per lo swap con funzione di copertura, quanto per lo swap con funzione meramente speculativa, con l'avvertenza che nello swap che nasce con dichiarata funzione di copertura la valutazione circa l'eventuale squilibrio dell'alea deve essere effettuata in maniera più rigorosa, tenendo anche a mente il collegamento con l'operazione sottostante di finanziamento, l'interesse concreto del cliente al contenimento del rischio e della funzione dell'intermediario, sempre tenuto ai sensi dell'articolo 21 TUF ad agire nell'interesse dell'investitore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 08 Gennaio 2016.


Accordo transattivo tra i coniugi relativo alle attribuzioni patrimoniali - Necessità di omologazione - Esclusione - Efficacia - Fattispecie.
L'accordo transattivo relativo alle attribuzioni patrimoniali, concluso tra le parti ai margini di un giudizio di separazione o di divorzio, ha natura negoziale e produce effetti senza necessità di essere sottoposto al giudice per l'omologazione. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto che l'accordo, intervenuto stragiudizialmente in pendenza di un giudizio di appello, poi abbandonato dalle parti a seguito della composizione del contrasto, avesse impedito il passaggio in giudicato della sentenza di primo grado). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 03 Dicembre 2015, n. 24621.


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Grava sull'intermediario l'onere della massima trasparenza e chiarezza informativa in operazioni particolarmente complesse come i contratti di swap, anche in rapporto ad un soggetto classificato come operatore qualificato. (Alessandro Palmigiano) (riproduzione riservata) Tribunale Palermo, 06 Ottobre 2015.


Leasing finanziario - Regime dei vizi della cosa oggetto del contratto di fornitura - Vizi anteriori e successivi alla consegna - Tutela dell'utilizzatore - Limiti.
In tema di vizi della cosa concessa in locazione finanziaria che la rendano inidonea all'uso, occorre distinguere l'ipotesi in cui gli stessi siano emersi prima della consegna (rifiutata dall'utilizzatore) da quella in cui siano emersi in epoca successiva, perché nascosti o taciuti in mala fede dal fornitore, atteso che nella prima ipotesi, assimilabile a quello della mancata consegna, il concedente, informato della rifiutata consegna, in forza del principio di buona fede, è tenuto a sospendere il pagamento del prezzo in favore del fornitore e, ricorrendone i presupposti, ad agire verso quest'ultimo per la risoluzione del contratto di fornitura o per la riduzione del prezzo, mentre nel secondo caso l'utilizzatore ha azione diretta verso il fornitore per l'eliminazione dei vizi o la sostituzione della cosa, e il concedente, una volta messo a conoscenza dei vizi, ha i medesimi doveri di cui all'ipotesi precedente. In ogni caso, l'utilizzatore può agire contro il fornitore per il risarcimento dei danni, compresa la restituzione della somma corrispondente ai canoni già eventualmente pagati al concedente. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 05 Ottobre 2015, n. 19785.


Vincolo di destinazione - Interessi meritevoli di tutela - Rilevanza dell'interesse perseguito - Valutazione comparativa tra gli interessi in conflitto - Esclusione.
Il giudizio di meritevolezza riguardo agli atti di destinazione è un giudizio che riguarda gli interessi in sé e non comporta una valutazione comparativa in termini di prevalenza o potiorità tra l'uno e l'altro, non apparendo legittima alcuna ulteriore delimitazione degli interessi che i privati possono perseguire costituendo un vincolo di destinazione, con la precisazione che la "immeritevolezza" coincide con la "illiceità dell'interesse perseguito". (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 12 Agosto 2015.


Vincolo di destinazione - Interessi meritevoli di tutela - Concordato preventivo - Soddisfacimento dei creditori sociali .
L'atto di destinazione di cui all'articolo 2645-ter c.c. è valido ed efficace e realizza un interesse pienamente meritevole di tutela ai sensi dell'articolo 1322 c.c. ove venga utilizzato per il soddisfacimento dei creditori di società che intenda accedere alla procedura di concordato preventivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 12 Agosto 2015.


Contratto atipico – Contratti a natura mista – Attività contrattuale di diritto privato della P.A. – Possibilità – Sussiste.
Un contratto atipico, espressione di autonomia negoziale, non è estraneo all’ambito dell’attività contrattuale di diritto privato, che l’Amministrazione è abilitata a svolgere, pur nell’osservanza delle regole procedurali pubblicistiche circa la formazione della volontà negoziale e l’individuazione del contraente, per rispettare i parametri di buon andamento e imparzialità di cui all’art. 97 della Costituzione. Il raggiungimento degli obiettivi di interesse pubblico perseguiti – anche attraverso esternalizzazione di alcuni servizi – non richiede quindi, necessariamente, il ricorso a forme contrattuali tipiche disciplinate dalla legge, ma può all’occorrenza essere modulato in termini particolari, eventualmente misti, benchè col minore possibile discostamento, rispetto ad anologhe fattispecie tipizzate e, comunque, nel rispetto dei concorrenti parametri legislativi (di natura mista, a titolo esemplificativo, sono stati ritenuti i contratti, rispondenti a criteri di housing sociale, nonché i contratti di sponsorizzazione: cfr., per il principio, Cons. Stato, Ad. plen., 30 gennaio 2014, n. 1; V, 1 luglio 2014, n. 4358; VI, 31 luglio 2013, n. 4034 e 12 novembre 2013, n. 5378). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Consiglio di Stato, 16 Luglio 2015.


Trust - Autonomo potere di gestione e di controllo del bene da parte del trustee - Necessità - Perdita di controllo apparente - Nullità - Sham trust.
L'articolo 2 della convenzione dell'Aja impone quale condizione essenziale per il riconoscimento del trust l'esistenza di un autonomo potere in capo al trustee di gestione e di controllo del bene oggetto della segregazione patrimoniale affinché non vi possa essere alcuna interferenza da parte del disponente. Si deve, pertanto, ritenere che presupposto insito nella stessa natura dell'istituto sia la perdita da parte del disponente della disponibilità di quanto conferito in trust, con la conseguenza che nel caso in cui la perdita del controllo dei beni da parte del disponente si riveli solo apparente, il trust deve essere dichiarato nullo (sham trust) e come tale non produttivo dell'effetto segregativo tipico dell'istituto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 13 Maggio 2015.


Vincolo di destinazione ex articolo 2645 ter c.c. - Meritevolezza degli interessi - Scopo lecito non altrimenti raggiungibile con gli strumenti tipici - Causa concreta dell'istituto dell'atto di destinazione.
La meritevolezza degli interessi cui fa riferimento l'articolo 2645 ter c.c. va identificata nell'idoneità del programma negoziale al raggiungimento dello scopo lecito, che non sia altrimenti raggiungibile dalle parti nell'espletamento della loro autonomia negoziale mediante l'utilizzo di strumenti tipici, ancorché composti o collegati. Tale elemento, che è presunto dall'ordinamento per le figure negoziali tipiche, integra la causa concreta dell'istituto dell'atto di destinazione, quel programma negoziale che altrimenti rimarrebbe incompleto e non meritevole di tutela. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 13 Maggio 2015.


Trust - Violazione del principio della garanzia patrimoniale - Non riconoscibilità.
Il trust nel quale il disponente non perda il controllo sui beni in esso conferiti e che dipende esclusivamente dall'effetto segregativo degli stessi, rivela l'assenza di una causa propria del negozio costitutivo del trust e l'impiego abusivo dello strumento negoziale rispetto alla funzione sua propria e, per il fatto di porsi quale strumento diretto a ledere l'interesse dei creditori alla conservazione della responsabilità patrimoniale del debitore, si contrappone alle norme inderogabili interne dell'ordinamento italiano e si configura quale negozio, prima ancora che nullo, "non riconoscibile" ai sensi dell'articolo 15 della convenzione dell'Aja. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 13 Maggio 2015.


Contratto di listing – Causa – Accrescimento dell’utilità marginale – Qualificazione come contratto tipico di somministrazione ex art. 1568, comma 2, c.c – Conseguenze in ordine alla disciplina applicabile – Gravità dell’inadempimento.
Il contratto di “listing o contributo di inserimento commerciale” è normalmente strutturato come un contratto in virtù del quale una parte(contro il pagamento di un prezzo) si obbliga ad acquistare e collocare presso i propri punti vendita la merce consegnata dall’altra, impegnandosi a promuoverla presso la propria clientela.
In tal caso esso deve essere qualificato come un tipico contratto di somministrazione, trattandosi di fattispecie identica sia contenutisticamente che finalisticamente a quella di cui all’art.1568,comma 2, c.c., dalla quale solo si distingue per la natura del corrispettivo riconosciuto al somministrato che si obbliga all’attività promozionale.
Ed infatti nell’ipotesi disegnata dall’art.1568,comma 2, c.c. tale corrispettivo è costituito dal diritto di esclusiva, mentre nel contratto di listing da un prezzo.
Resta invece identico il fine perseguito dall’operazione negoziale, costituito dall’accrescimento dell’utilità marginale sia del somministrante sia del somministrato.
In virtù dell’attività promozionale svolta dal secondo (avente sia la veste di somministrato che di venditore), infatti, se ne accrescono  le vendite e, dunque, il fabbisogno, con conseguente crescita di guadagno per ambo le parti.
Ne discende l’applicabilità dell’art.1564 c.c. in caso di esercizio dell’azione di risoluzione,che impone la notevole importanza dell’inadempimento e la sua idoneità a menomare la fiducia nei futuri adempimenti. (Francesco Lupia) (riproduzione riservata)
Tribunale Avezzano, 06 Maggio 2015.


Vincolo di destinazione ex art. 2645 ter c.c. – Interpretazione restrittiva per non violare il precetto dell’art. 2740 c.c. – Impossibilità di negozio destinatorio puro e necessità di collegamento con altra fattispecie negoziale – Necessità comunque di penetrante vaglio sulla meritevolezza di tutela e sulla prevalenza rispetto agli interessi sacrificati – Applicazione alla materia dell’elaborazione giurisprudenziale in tema di fondo patrimoniale ex art. 170 c.c. – Sussiste.
Il vincolo di cui all’art. 2645-ter c.c., norma da interpretare restrittivamente per non svuotare di significato il principio della responsabilità patrimoniale del debitore ex art. 2740 c.c., non può essere unilateralmente autodestinato su di un bene già in proprietà con un negozio destinatorio puro, ma può unicamente collegarsi ad altra fattispecie negoziale tipica od atipica dotata di autonoma causa.

Gli interessi meritevoli di tutela che legittimano il vincolo di destinazione ex art. 2645-ter c.c., devono essere esplicitati nell’atto di costituzione, devono essere valutati in modo stringente e devono essere prevalenti rispetto agli interessi sacrificati dei creditori del disponente estranei al vincolo.

Così come per l’omogena materia del fondo patrimoniale ex art. 170 c.c., anche nel caso di vincolo di destinazione ex art. 2645 c.c., spetta al debitore provare che il creditore conosceva l’estraneità del credito ai bisogni della famiglia, e tale categoria di bisogni deve essere interpretata in senso ampio. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 10 Marzo 2015.


Società a responsabilità limitata - Liquidazione - Costituzione di trust liquidatorio - Tutela del valore dell'impresa - Miglior realizzo a tutela degli interessi dei creditori dei soci - Nullità.
È nullo il trust istituito dal liquidatore della società in liquidazione nel quale venga conferito l'intero patrimonio societario attivo e passivo con lo scopo della conservazione del valore dell'impresa in funzione del miglior realizzo a tutela degli interessi dei creditori e dei soci. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì, 20 Febbraio 2015.


Trust - Nozione - Distinzione tra disponente e trustee - Trasferimento dei beni - Non necessità.
La nozione di trust contenuta nella convenzione dell'Aja, al primo paragrafo dell'articolo 2, non richiede la distinzione dalla figura del disponente da quella del trustee nè il trasferimento dei beni dal disponente al trustee, essendo sufficiente che i beni siano posti sotto il controllo di quest'ultimo, soggetto passivo di un'obbligazione della quale sono creditori i beneficiari del trust. Ne consegue che un trust avente tutte le caratteristiche di cui all'articolo 2 citato deve essere riconosciuto come esistente e produttivo di effetti ancorché autodichiarato e nonostante l'assenza formale di trasferimento dei beni da un soggetto all'altro. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì, 05 Febbraio 2015.


Trust - Valutazione di meritevolezza - Necessità di accertamento e valutazione della causa concreta.
Ai fini del riconoscimento della validità del trust, è necessario valutare la meritevolezza, ai sensi dell'articolo 1322 c.c., della causa concreta, posto che il ricorso al trust si giustifica soltanto per il perseguimento di interessi meritevoli di tutela giuridica. Pertanto, per affermare l'efficacia del trust e la liceità dei connessi atti di destinazione non è sufficiente un "programma di segregazione" corrispondente allo schema astrattamente previsto dalla convenzione dell'Aja, ma è necessario accertare, di volta in volta, il programma concreto risultante dal singolo regolamento di interessi attuato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì, 05 Febbraio 2015.


Trust - Trust liquidatorio - Segregazione dei beni del fideiussore a sostegno di concordato preventivo - Interesse meritevole di tutela.
È meritevole di tutela il trust con il quale il fideiussore di società che intenda presentare una domanda di concordato preventivo appone sui propri beni un vincolo di destinazione a a favore dei creditori del concordato e, nel contempo, protegge i beni bellissimi dall'aggressione dei creditori allo scopo di evitare che questi possano acquisire diritti di supremazia o comunque posizioni di privilegio in grado di inficiare il soddisfacimento delle loro ragioni di credito secondo un criterio strettamente proporzionale tra l'entità dei crediti e quella del patrimonio facente parte del fondo costituito in trust e posto a garanzia dei loro diritti. Detto trust persegue, infatti, la finalità di rassicurare i creditori sulla non dispersione del patrimonio personale del fideiussore e sulla successiva liquidazione degli immobili conferiti e si pone in collegamento con la volontà di raggiungere la soluzione della crisi della società garantita tramite concordato. L'atto di segregazione non persegue, pertanto, il mero intento di distogliere dai creditori il patrimonio del disponente allo scopo di renderlo inattaccabile, ma quello di facilitare la procedura di concordato assicurando ai creditori una parità di trattamento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì, 05 Febbraio 2015.


Vincolo di destinazione - Articolo 2645 ter c.c. - Riconoscibilità di atti di destinazione la cui creazione e rimessi all'autonomia privata.
L'ingresso nell'ordinamento giuridico italiano dell'articolo 2645 ter c.c., il quale, mediante il richiamo all'articolo 1322, comma 2, c.c., consente anche ad atti atipici ed a determinate condizioni (trascrizione, durata, forma) di rendere opponibile erga omnes un vincolo di destinazione impresso su certi beni immobili o mobili registrati ha definitivamente aperto la porta dell'ordinamento ai più disparati atti di destinazione scaturiti dall'autonomia privata (Trib. Reggio Emilia, 27 agosto 2011). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì, 05 Febbraio 2015.


Collegamento negoziale - Autonomia delle parti - Intento delle parti di volere il collegamento tra i negozi - Necessità.
Le parti, nell'ambito della autonomia negoziale loro riconosciuta dall'art. 1322 c.c., possono stipulare negozi tra loro distinti ma funzionalmente finalizzati alla realizzazione di un disegno unitario da loro condiviso, in modo tale da perseguire un risultato economico unitario e complesso attraverso il collegamento tra i vari negozi. Ai fini della configurabilità del collegamento negoziale non è, tuttavia, sufficiente un nesso occasionale tra negozi, ma è necessario che uno di essi trovi la propria causa nell'altro, risultando, così, tra loro coordinati per l'adempimento di una funzione unitaria. A tal fine, deve risultare l'intento specifico e particolare delle parti di volere il collegamento, in modo tale da far emergere tra i contratti una connessione teleologica, per cui, al di là della funzione dei vari negozi singolarmente considerati, deve potersi individuare una funzione della fattispecie negoziale complessa, per cui la vicenda di un negozio sia legata alle esistenza e alla sorte dell'altro, nel senso che la validità, efficacia e l'esecuzione di uno influisca sulla validità, sull'efficacia e sulla esecuzione dell'altro. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 29 Gennaio 2015.


Contratto di “sale and lease back” - Patto commissorio - Esclusione

Contratto di “sale and lease back” - Patto commissorio - Risoluzione del contratto - Clausola che prevede il pagamento dei canoni scaduti ed a scadere con detrazione del valore dell’immobile - Indebita locupletazione - Esclusione
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Il contratto di “sale and lease back”, in forza del quale un’impresa vende un bene strumentale ad una società finanziaria, la quale ne paga il prezzo e contestualmente lo concede in locazione finanziaria alla stessa impresa venditrice in cambio del pagamento di un canone con possibilità di riacquisto, configura un contratto socialmente tipico che, in quanto tale, è astrattamente valido, salva la necessità di verificare, caso per caso, la presenza di elementi sintomatici atti ad evidenziare se la vendita è stata posta in essere in funzione di garanzia in violazione del divieto di patto commissorio. Detto contratto può, poi, ritenersi fraudolento in presenza di alcune circostanze tipizzati quali l’inesistenza di una situazione di credito e debito fra le parti, le difficoltà economiche della venditrice, la sproporzione tra il valore del bene trasferito ed il corrispettivo versato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Non vale a configurare un’ipotesi di patto commissorio la clausola che, nell’ambito del contratto di “sale and lease back”, pur imponendo all’utilizzatore, in caso di risoluzione per inadempimento, l’obbligo di corrispondere i canoni scaduti ed a scadere attualizzati ed il prezzo di opzione attualizzato, prevede la detrazione, da tale importo, del valore dell’immobile. Il meccanismo descritto riconduce, infatti, la clausola nell’ambito dell’equità, posto che l’entità del risarcimento è tale da non determinare alcuna indebita locupletazione in capo al concedente il quale, a fronte dell’eventuale risoluzione per inadempimento della controparte, non avrà nulla più di quanto avrebbe avuto in caso di regolare adempimento del contratto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Brescia, 27 Ottobre 2014.


Trust - Convenzione dell’Aja - Adesione dello Stato italiano - Compatibilità con la legislazione interna - Ammissibilità di ipotesi di sottoposizione a vincoli di beni determinati anche al di fuori di fenomeni separativi della proprietà o disponibilità dei beni dal disponente

Vincolo di destinazione ex articolo 2645 ter c.c. - Trascrizione e opponibilità di atti relativi a beni immobili o mobili registrati per interessi meritevoli di tutela ex articolo 1322 c.c. - Limite della liceità degli scopi perseguiti - Attribuzione di rilevanza ed efficacia ai più svariati vincoli di destinazione

Trust - Trust autodichiarato privo di effetti traslativi - Trascrivibilità - Contrasto con le norme dell’ordinamento giuridico italiano - Esclusione
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La convenzione dell’Aja, alla quale lo Stato Italiano ha aderito, nel descrivere il trust, non lo circoscrive ad atti esclusivamente traslativi dei beni che ne vengono assoggettati, stabilendo solo che ad essi sia data una specifica destinazione ed uno scopo, sicché la valutazione di compatibilità con la legislazione interna va riferita all’ammissibilità nell’ordinamento di ipotesi di sottoposizione a vincoli di beni determinati anche al di fuori di fenomeni separativi della proprietà, o disponibilità, dei beni stessi dal disponente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La disposizione contenuta nell’articolo 2645 ter c.c., la quale prevede la trascrizione e opponibilità di atti, in contratti, con i quali beni immobili o mobili registrati sono destinati alla radicalizzazione dei più svariati interessi meritevoli di tutela ai sensi dell’articolo 1322, comma 2, c.c. con il solo limite della liceità degli scopi con essi perseguiti, consente di affermare che nel nostro ordinamento è possibile attribuire rilevanza ed efficacia ai più svariati vincoli di destinazione impressi dall’autonomia privata, senza pretendere che gli interessi sottesi siano già selezionati come meritevoli di riconoscimento da una norma positiva, e comunque anche in assenza di atti traslativi dei beni stessi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In tema di trust, fatta salva la condizione di liceità e compatibilità prevista dall’ultima parte dell’articolo 12 della Convenzione dell’Aja, non vi sono disposizioni espresse nei principi del nostro ordinamento che, ponendosi come limiti interni all’applicabilità dell’articolo 12 stesso, configurino un divieto di trascrizione del trust, anche nella forma del trust interno autodichiarato, che non comporti effetti traslativi dei beni e per la cui ammissibilità, ad eccezione del divieto dell’illiceità, deve considerarsi richiesto il solo rispetto delle condizioni stabilite dalla Convenzione, e cioè: l’esistenza di un atto tra vivi o mortis causa (articolo 2, comma 1), che attui il trasferimento, o la disponibilità e controllo, dei beni al trustee nell’interesse del beneficiario o per un fine specifico (articolo 2, comma 1); la segregazione dei beni rispetto al patrimonio del trustee (art. 2) e la loro intestazione ad esso (articolo 2, lett. b); l’indicazione dei poteri di amministrazione, gestione disposizione in capo a quest’ultimo (articolo 2, lett. c); la risultanza del trust da atto scritto ed il carattere volontario della sua costituzione (articolo 3); la sottoposizione della regolamentazione del trust ad una legge che ne contempli l’istituzione (articolo 6). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Venezia, 10 Luglio 2014.


Trust - Interessi meritevoli di tutela - Costituzione di trust in periodo sospetto - Coincidenza tra disponente trustee e beneficiario - Nullità del trust per contrasto con gli artt. 13 e 15 lett. e) della Convenzione de L'Aja.
Non è prima facie individuabile alcun interesse meritevole di tutela nella segregazione del patrimonio tramite trust - che deve ritenersi, quindi, nullo perché in contrasto con gli artt. 13 e 15 lett. e) della Convenzione de L'Aja 1.7.1985 ratificata con legge n. 364/1989 - posto in essere dal disponente prevalentamente allo scopo di provvedere al soddisfacimento dei bisogni personali e familiari del disponente stesso e per il mantenimento del tenore e della qualità di vita da lui goduti al momento della costituzione del trust ed ove vi sia coincidenza di soggetti tra disponente, trustee e beneficiario ed il trust sia stato costituito in perfetta coincidenza con la pubblicazione di una decisione che ha condannato il disponente al pagamento di una rilevante somma di denaro. (Nel caso di specie, il giudice dell'esecuzione ha rigettato l'istanza di sospensione della procedura esecutiva intrapresa dal creditore sui beni costituiti in trust). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 12 Giugno 2014.


Società di capitali – Società per azioni – Riacquisto di azioni proprie – Applicabilità dell’art. 5 Reg. Consob 2273/2003 nel caso di esercizio di opzioni put – Esclusione

Società di capitali – Società per azioni – Riconoscimento di opzioni put al socio – Successive delibere assembleari di programmazione del riacquisto di azioni proprie – Omessa impugnazione delle delibere da parte del socio – Rinunzia tacita al diritto di opzione put – Non sussiste

Società di capitali – Società per azioni – Riconoscimento di opzioni put al socio – Successive delibere assembleari di programmazione del riacquisto di azioni proprie – Risoluzione del patto di opzione per impossibilità sopravvenuta – Non sussiste

Società di capitali – Società per azioni – Riconoscimento di opzioni put al socio –  Risolubilità del patto per eccessiva onerosità sopravvenuta – Non sussiste

Società di capitali – Società per azioni – Riconoscimento di opzioni put al socio – Inclusione nei divieti di prestiti e garanzie di cui all’art. 2358 c.c. – Non sussiste

Società di capitali – Società per azioni – Riconoscimento di opzioni put al socio – Nullità ex art. 2265 c.c. – Non sussiste

Avvocato – Liquidazione giudiziale del compenso – Regolamento di cui al DM 55/2014 – Rimborso forfettario spese generali – Variabilità tra 1% e 15% – Valore medio del 7,50% – Sussiste – Ragioni
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L’art. 5 del regolamento Consob n.2273/2003 disciplina le modalità di esecuzione dei programmi di riacquisto di azioni proprie delle società quotate in borsa e, quindi, si riferisce al caso in cui una società per azioni decida di procedere ad un numero non preventivamente determinato di negoziazioni da effettuarsi in luoghi deputati alle contrattazioni collettive; non rientra, pertanto, nell’ambito di applicazione di tale norma l’ipotesi di una negoziazione (nella specie: opzioni put) che costituisca adempimento di una specifica obbligazione preventivamente assunta nei confronti di un singolo soggetto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Non è configurabile una tacita rinunzia alle opzioni put, previste da una preesistente convenzione tra il socio e la società, nel caso in cui il socio, titolare del diritto di opzione, non abbia impugnato le successive delibere assembleari, volte a regolamentare i programmi societari di riacquisto di azioni proprie in conformità al disposto di cui all’art. 5 del regolamento Consob n.2273/2003, che disciplina le modalità di esecuzione dei programmi di riacquisto di azioni proprie delle società quotate in borsa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

L’art. 5 del regolamento Consob n.2273/2003, che disciplina le modalità di esecuzione dei programmi di riacquisto di azioni proprie delle società quotate in borsa, non costituisce causa di risoluzione ex art. 1463 c.c., per impossibilità sopravvenuta per gli amministratori della società onerata, del patto di opzione put previsto quale adempimento di una specifica obbligazione assunta nei confronti di un singolo soggetto. Ciò in quanto le stesse delibere assembleari, adottate in attuazione della predetta norma regolamentare (anche a voler in tesi ammettere il loro carattere impeditivo dell’adempimento del patto di opzione) renderebbero imputabile allo stesso debitore l’asserita impossibilità di adempimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Non è applicabile il disposto dell’art. 1467 c.c. ove l’asserita eccessiva onerosità sopravvenuta della prestazione della società onerata consista nel maggior prezzo delle azioni proprie, previsto per preesistenti opzioni put, rispetto a quello di mercato rilevabile all’atto dell’esercizio del diritto di opzione da parte del socio. il prezzo predeterminato nel patto di opzione costituisce, infatti, il contemperamento degli interessi dei paciscenti, rientrando nella normale alea contrattuale la determinazione del prezzo di riacquisto delle azioni proprie. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

L’art. 2358 c.c., con le espressioni prestiti e garanzie, si riferisce ad istituti che assolvano una funzione tipica di garanzia e vengano impiegati allo scopo di favorire l’acquisto di azioni della società; esula, pertanto, dall’ambito di applicazione della norma l’opzione di vendita concessa dalla società al socio in adempimento di obblighi convenzionalmente assunti e rivolti a garantire l’invariabilità del valore delle azioni, per soddisfare un interesse dei paciscenti del tutto diverso da quello di acquistare azioni della società. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Il patto leonino può considerarsi nullo ex art. 2265 c.c. in presenza di due condizioni rappresentate dalla esclusione del socio, in via alternativa, da "ogni" partecipazione agli utili o alle perdite (ed a maggior ragione quando venga escluso da entrambe le forme di partecipazione indicate), a dalla inclusione del patto, in via di normalità, nel contratto sociale, sicché risulti caratterizzato dalla natura costante e totale della esclusione della partecipazione del socio dagli utili e/o dalle perdite; difettano entrambi i predetti requisiti nel caso di opzione put non contenuta né nello statuto della società né in un patto parasociale, ma in un contratto di compravendita nel quale il patto di opzione configuri modalità di corresponsione del prezzo e risulti funzionale all’interesse della società all’acquisto dello specifico oggetto dedotto in contratto, in conformità al disposto dell’art. 1322 c.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

La percentuale del 15%, fissata dall’art. 2, comma 2, del Regolamento di cui al DM 55/2014 per il rimborso forfettario delle spese generali costituisce l’entità massima riconoscibile a tale titolo, come si desume dalla previsione legislativa della fissazione di una “misura massima” da parte dell’art. 13, comma 10, L. 247/2012, espressamente richiamato nella relazione illustrativa al DM 55/2014; pertanto secondo il regolamento, ma anche secondo la legge, l’entità del rimborso forfettario può variare dall’1% al 15%. A fronte di tali dati normativi, la precisazione, contenuta nell’art. 2, comma 2, DM 55/2014, che il riconoscimento del rimborso forfettario per spese generali debba “di regola” aver luogo nella percentuale del 15% non vale ad individuare un limite vincolante - non previsto dalla legge - per il giudice che pertanto, in difetto di istanza adeguatamente motivata per l’applicazione della percentuale massima, può riconoscere, a titolo di rimborso spese generali in favore della parte vittoriosa, il valore medio, pari allo 7,50% della somma liquidata a titolo di compenso. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona, 26 Maggio 2014.


Vincolo di destinazione ex art. 2645 ter c.c. – Interpretazione restrittiva per non violare il precetto dell’art. 2740 c.c. – Impossibilità di negozio destinatorio puro e necessità di collegamento con altra fattispecie negoziale – Necessità comunque di penetrante vaglio sulla meritevolezza di tutela e sulla prevalenza rispetto agli interessi sacrificati.
Il vincolo di cui all’art. 2645 ter c.c., norma da interpretare restrittivamente per non svuotare di significato il principio della responsabilità patrimoniale del debitore ex art. 2740 c.c., non può essere unilateralmente autodestinato su di un bene già in proprietà con un negozio destinatorio puro, ma può unicamente collegarsi ad altra fattispecie negoziale tipica od atipica dotata di autonoma causa. In ogni caso, anche ipotizzando l’ammissibilità di un negozio destinatorio puro, gli interessi meritevoli di tutela che legittimano il vincolo devono essere esplicitati nell’atto di costituzione, devono essere valutati in modo stringente e devono essere prevalenti rispetto agli interessi sacrificati dei creditori del disponente estranei al vincolo. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 12 Maggio 2014.


Trust interno autodichiarato liquidatorio – Costituzione in stato di insolvenza – Segregazione dei beni sociali – Elusione della disciplina fallimentare – Actio nullitatis avviata dal curatore fallimentare – Nullità del trust – Sussistenza.

Trust istituito da una società in bonis – Validità del trust – Sopravvenuta a dichiarazione d’insolvenza – Effetti sul trust – Inefficacia – Sussistenza.
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Ai fini della validità dell’atto istituivo di trust, in applicazione della disciplina prevista dalla convenzione dell’Aja del 1 luglio 1985 (ratificata senza riserve dall’Italia con legge n. 364 del 1989) entrata in vigore dal 1 gennaio 1992, occorre accertarsi che l’istituzione dello stesso sia finalizzata ad un interesse meritevole di tutela per il nostro ordinamento giuridico (art. 1322 c.c.) non altrimenti perseguibile con gli ordinari strumenti del diritto civile. (Antonio Fico) (riproduzione riservata)

Il trust liquidatorio istituito da un’impresa in bonis in condizioni di dissesto economico (tale da doverla indurre a presentare un’istanza di fallimento in proprio), in quanto elusivo della disciplina fallimentare ed in particolare delle norme inderogabili che presiedono alla liquidazione concorsuale, deve essere considerato nullo sin dall’origine. (Antonio Fico) (riproduzione riservata)

Il trust istituito da società in bonis, ancorché valido, diventa inefficace in conseguenza della sopravvenuta dichiarazione d’insolvenza. (Antonio Fico) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli, 03 Marzo 2014.


Atti di destinazione per interessi meritevoli di tutela - Valutazione della meritevolezza - Rilevanza della causa dell'atto e della mera liceità - Comparazione degli interessi coinvolti..
La valutazione di meritevolezza dell'interesse di cui all'articolo 2645 ter c.c. deve essere effettuata non solo con riferimento agli effetti dell'atto costitutivo del vincolo di destinazione ma anche con riferimento alla sua causa. Va, inoltre, precisato che il richiamo all'articolo 1322 c.c. non consente di individuare la meritevolezza unicamente nell'ambito della pubblica utilità o della solidarietà sociale e che la mera liceità dell'atto non rende di per sé l'atto meritevole di tutela, dovendosi, invece, a tal fine comparare l'interesse realizzato mediante l'atto di destinazione con quello dei soggetti che da tale atto subiscono eventuali pregiudizi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Trieste, 19 Dicembre 2013.


Vincolo di destinazione per interessi meritevoli di tutela - Vincolo sui beni del debitore che richiede l'accesso alla procedura di concordato preventivo - Illegittimità - Fattispecie..
Non è meritevole di tutela ai sensi degli articoli 2645 ter e 1322 c.c. l'atto costitutivo di un vincolo di destinazione sui beni del debitore che chiede l'accesso alla procedura di concordato preventivo nell'ipotesi in cui il vincolo sia istituito a favore dei soli creditori risultante delle scritture contabili e che limiti la costituzione di cause legittime di prelazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Trieste, 19 Dicembre 2013.


Mediazione – Contratto di Mediazione atipica – Previsione provvigione in caso di comunicazione della accettazione di proposta irrevocabile – Validità.

Mediazione – Proposta di acquisto immobile – Condizioni non espresse – Irrilevanza – Fattispecie.

Mediazione – Proposta di acquisto immobile a corpo – Irrilevanza della metratura – Fattispecie.
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Nell’ambito della mediazione atipica il cliente ed il mediatore, esercitando i rispettivi poteri di autonomia negoziale ex art. 1322 c.c., possono disapplicare lo schema tipico dell’art. 1755 c.c. convenendo di subordinare il diritto alla provvigione non al verificarsi della condicio iuris della formalizzazione definitiva dell’affare, ma al momento del raggiungimento tra le parti intermediate di un accordo sui termini essenziali dell’affare da concludersi (nel caso di specie il cliente aveva assunto l’obbligo di pagare al mediatore la provvigione indipendentemente dalla conclusione dell’affare, ma solo per effetto della semplice accettazione da parte del promittente venditore della proposta di acquisto). (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

Il proponente l’acquisto di un immobile che intenda condizionare la sua proposta all’ottenimento di un mutuo per il pagamento del prezzo è tenuto a fare espressa menzione della condizione nella proposta stessa, non essendo sufficiente la mera indicazione del fatto che parte del prezzo sarà pagata mediante mutuo bancario. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

La proposta d’acquisto di un immobile a corpo e non a misura rende irrilevante l’effettiva metratura del bene. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 20 Giugno 2013.


Pegno di credito all'acquisto e alla consegna di titoli non ancora emessi - Natura giuridica - Pegno di credito futuro..
Il pegno di credito all’acquisto e alla consegna di titoli non ancora emessi ha natura di pegno di credito futuro, che fino a quando non si verifica la consegna ha effetti obbligatori e non attribuisce prelazione, che sorge solo dopo la specificazione o la consegna. A differenza del pegno di credito alla consegna di denaro o altra cosa fungibile (art. 2803 c.c.) già esistenti al momento della convenzione, i titoli di Stato, in regime di materializzazione, non sono ancora esistenti fino a quando non viene formato il documento che li incorpora e pertanto, fino a che non venga effettuata l’individuazione non può sussistere la prelazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 02 Ottobre 2012, n. 16725.


Mediazione – Contratto di – Mediazione atipica – Determinazione del concetto di conclusione dell’affare – Semplice accettazione della proposta – Validità.

Contratto – Accettazione della proposta di acquisto – Sottoscrizione illeggibile riferita al legale rappresentante di una società – Risultanze registro imprese conformi – Validità.
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E' derogabile la disposizione contenuta nell'art. 1755 c.c., secondo la quale il mediatore ha diritto alla provvigione da ciascuna delle parti se l'affare è concluso per effetto del suo intervento, nel senso che le parti, in base al principio di autonomia contrattuale stabilito dall'art. 1322 c.c., possono regolare il rapporto in modo diverso, riconducendo il diritto del mediatore alla provvigione anche ad ipotesi diversa da quella delineata dalla norma (c.d. mediazione atipica), come nel caso di sola accettazione da parte del futuro venditore di una proposta di acquisto raccolta dal mediatore. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) 

L'illeggibilità della firma apposta per accettazione di una proposta di acquisto dal legale rappresentante di una società è irrilevante sia quando il nome del sottoscrittore emerge dal corpo del documento, sia quando è desumibile dall'indicazione di una specifica carica, peraltro confermata dalle risultanze del registro delle imprese. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 02 Maggio 2012.


Vendita - Patto di prelazione - Domanda giudiziale di accertamento dell'esistenza di un patto di prelazione - Trascrivibilità - Esclusione - Fondamento.
La domanda giudiziale volta ad ottenere l'accertamento dell'esistenza di un patto di prelazione in caso di vendita di un bene immobile, in assenza di una specifica previsione normativa al riguardo, non è suscettibile di essere trascritta; il patto di prelazione, infatti, non può essere assimilato al contratto preliminare, in quanto in quest'ultimo è individuabile un'obbligazione già esistente, rispetto alla quale ha senso assicurare l'effetto di prenotazione della trascrizione, effetto che non è invece collegabile al patto di prelazione, che non prevede alcun obbligo di futuro trasferimento. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 23 Marzo 2011, n. 6597.


Agenzia (contratto di) – In genere (Nozioni, caratteri, distinzioni) – Concessione di vendita – Natura e contenuto – Contratto atipico – Assimilabilità al contratto di agenzia – Esclusione. .
La concessione di vendita è un contratto atipico avente natura di contratto normativo, dal quale deriva l'obbligo per il concessionario sia di promuovere la stipulazione di singoli contratti di compravendita, sia di concludere contratti di puro trasferimento dei prodotti, alle condizioni fissate nell'accordo iniziale. Tale contratto differisce da quello di agenzia perché in esso la collaborazione tra concedente e concessionario, pur prevista, non assurge ad elemento determinante. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. III, 18 Settembre 2009, n. 20106.


Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione Revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - Factoring - Cessione di crediti - Configurabilità - Condizioni - Qualificazione della fattispecie - Criteri.
In tema di revocatoria fallimentare, ai sensi dell'art. 67, primo comma, n. 2, legge fall. (nel testo, applicabile "ratione temporis", anteriore al d.l. 14 marzo 2005, n. 35 del 2005), degli atti solutori anomali connessi all'esecuzione di un contratto di "factoring", stipulato prima dell'entrata in vigore della legge 21 febbraio 1991, n. 52, la qualificazione della fattispecie - consistente in una convenzione atipica attuata mediante la cessione, "pro solvendo" o "pro soluto", della titolarità dei crediti di un imprenditore, derivanti dall'esercizio della sua impresa, ad un altro imprenditore ("factor"), con effetto traslativo al momento dello scambio dei consensi tra i medesimi, se la cessione è globale e i crediti sono esistenti, ovvero differito al momento in cui vengano ad esistenza, se i crediti sono futuri o se, per adempiere all'obbligo assunto con la convenzione, è necessario trasmettere i crediti stessi con distinti negozi di cessione - esige la ricostruzione degli effetti giuridici voluti dalle parti con il predetto contratto, e non già di quelli pratico-economici, al fine di accertare se esse hanno optato per la "causa vendendi" o per la "causa mandati" o per altra ancora, e se la cessione del credito abbia funzione di garanzia o funzione solutoria, ovvero se le parti abbiano voluto soltanto il conferimento di un mandato " in rem propriam", potendo coesistere una pluralità di operazioni economiche, ed essendo assoggettabile alla revocabilità la cessione del credito se prevista come mezzo di estinzione non contestuale al sorgere del credito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 2008, n. 6192.


Contratto di "Sale and lease back" - Contratto di impresa - Liceità - Accertamento di fatto - Necessità - Violazione del divieto di patto commissorio - Configurabilità - Condizioni.
Il contratto di "sale and lease back" - in forza del quale un'impresa vende un bene strumentale ad una società finanziaria, la quale ne paga il prezzo e contestualmente lo concede in locazione finanziaria alla stessa impresa venditrice, verso il pagamento di un canone e con possibilità di riacquisto del bene al termine del contratto per un prezzo normalmente molto inferiore al suo valore - configura un contratto d'impresa socialmente tipico che, come tale, è, in linea di massima, astrattamente valido, ferma la necessità di verificare, caso per caso, la presenza di elementi sintomatici atti ad evidenziare che la vendita è stata posta in essere in funzione di garanzia ed è volta, pertanto, ad aggirare il divieto del patto commissorio. A tal fine, l'operazione contrattuale può definirsi fraudolenta nel caso in cui si accerti, con una indagine che è tipicamente di fatto, sindacabile in sede di legittimità soltanto sotto il profilo della correttezza della motivazione, la compresenza delle seguenti circostanze: l'esistenza di una situazione di credito e debito tra la società finanziaria e l'impresa venditrice utilizzatrice, le difficoltà economiche di quest'ultima, la sproporzione tra il valore del bene trasferito ed il corrispettivo versato dall'acquirente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 14 Marzo 2006, n. 5438.


Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - In genere - Trattative e convenzioni private con il garante o con l'assuntore - Legittimazione del fallito - Sussistenza - Convenzioni - Validità - Limiti.
Il fallito, quale solo soggetto abilitato a presentare la domanda per l'instaurazione della procedura di concordato (art. 124 della legge fallimentare), ha il potere di trattare con l'assuntore interessato a tale instaurazione e di concludere con costui private convenzioni che, benché dirette a modificare, nei rapporti interni tra gli stipulanti, alcuni effetti dell'omologando concordato, ove non lesive degli interessi della massa dei creditori, costituiscono legittimo esercizio del potere di autonomia negoziale e, quindi, sono perfettamente valide. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Luglio 1984, n. 3931.