Codice Civile


LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO I
Delle obbligazioni in generale
CAPO VI
Della delegazione, dell'espromissione e dell'accollo

Art. 1269

Delegazione di pagamento
TESTO A FRONTE

I. Se il debitore per eseguire il pagamento ha delegato un terzo, questi può obbligarsi verso il creditore, salvo che il debitore l'abbia vietato.

II. Il terzo delegato per eseguire il pagamento non è tenuto ad accettare l'incarico, ancorché sia debitore del delegante. Sono salvi gli usi diversi.


GIURISPRUDENZA

Finanziamento – Delegazione di pagamento e cessione del quinto dello stipendio – Computo oneri assicurativi – Usurarietà.
Deve, includersi nel costo del finanziamento rilevante ai fini del calcolo dell’usurarietà altresì il costo dei c.d. oneri assicurativi in quanto inscindibilmente connessi al credito mutuato e non privi di aspetti di remuneratività nell’operazione concessiva del credito stesso, pertanto non irrilevante ai sensi dell’art. 644 c.p.

Ai fini della valutazione meramente remunerativa di tali polizze, la funzione dell’assicurazione obbligatoriamente prevista dal D.P.R. n. 180 del 1950, art. 54, è proprio quella “di garantire il mutuante, nel caso in cui per qualsiasi ragione venga a mancare la disponibilità dello stipendio del mutuatario” (Cassazione civile sez. II, 20/08/2020 n.17466). (Riccardo Rolando Riccardi) (riproduzione riservata)
Tribunale Varese, 08 Settembre 2020.


Delegazione di pagamento - Delegazione a promettere - Assunzione di un impegno diretto nei confronti della banca - Esclusione - Mandato all'incasso a un terzo - Assunzione di un impegno diretto nei confronti del terzo mandatario - Esclusione.
Lo strumento delegatorio può essere utilizzato sia per estinguere un debito, sia per costituire un credito, sia per trasferire una somma a titolo di liberalità, come pure per qualsiasi altra ragione non vietata dall'ordinamento, considerato che il termine «pagamento» di cui all’art. 1269 cod. civ. fa riferimento alla più ampia nozione di attribuzione patrimoniale effettuata da un soggetto a favore di un altro.

In tema di delegazione a promettere, l’impegno a pagare ad un soggetto, tramite versamenti sul conto corrente a questi intestato, non comporta l’assunzione di un impegno diretto nei confronti della banca presso cui è acceso il conto corrente, in quanto il delegatario resta comunque soggetto «terzo» rispetto al rapporto obbligatorio.

Il conferimento da parte del creditore di un mandato all'incasso a un terzo (con il connesso potere di esigere la prestazione al debitore) è operazione vettorialmente opposta all’atto con cui il creditore invita il proprio debitore a impegnarsi direttamente con il terzo, sicché dalla stessa non può ricavarsi un atto del debitore di assunzione di un impegno diretto nei confronti del terzo mandatario. (Lucrezia Cipriani) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 21 Febbraio 2020, n. 4693.


Delega di pagamento - Funzione - Attribuzione patrimoniale effettuata da un soggetto a favore di un altro - Rapporto con la banca delegata - Mandato all'incasso.
Lo strumento delegatorio può essere utilizzato sia per estinguere un debito, sia per costituire un credito, sia per trasferire una somma a titolo di liberalità, come pure per qualsiasi altra ragione non vietata dall'ordinamento, considerato che il termine «pagamento» di cui all’art. 1269 cod. civ. fa riferimento alla più ampia nozione di attribuzione patrimoniale effettuata da un soggetto a favore di un altro.

In tema di delegazione a promettere, l’impegno a pagare ad un soggetto, tramite versamenti sul conto corrente a questi intestato, non comporta l’assunzione di un impegno diretto nei confronti della banca presso cui è acceso il conto corrente, in quanto il delegatario resta comunque soggetto «terzo» rispetto al rapporto obbligatorio.

Il conferimento da parte del creditore di un mandato all'incasso a un terzo (con il connesso potere di esigere la prestazione al debitore) è operazione vettorialmente opposta all’atto con cui il creditore invita il proprio debitore a impegnarsi direttamente con il terzo, sicché dalla stessa non può ricavarsi un atto del debitore di assunzione di un impegno diretto nei confronti del terzo mandatario. (Lucrezia Cipriani) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 21 Febbraio 2020, n. 4693.


Contratti bancari - Operazioni bancarie in conto corrente - Convenzione tra correntista e banca per l'autorizzazione anche di altro soggetto (delegato) a compiere operazioni sul conto corrente - Natura - Portata e limiti.
L'accordo tra il cliente e la banca, in base al quale anche altro soggetto a ciò delegato è autorizzato a compiere operazioni sul conto corrente, spiega unicamente l'effetto, per le operazioni e nei limiti di importo stabiliti, di vincolare la medesima banca a considerare alla stessa stregua di quella del delegante la firma di tale delegato, ma non comporta il conferimento a quest'ultimo di un potere generale di agire in rappresentanza del detto delegante per il compimento di qualsiasi tipo di atto negoziale riferibile al conto in esame. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 17 Gennaio 2020, n. 859.


Fallimento – Titoli di credito – Cambiale tratta – Delegazione di pagamento – Pagamento della cambiale dopo il fallimento del traente  – Mancata accettazione del trattario – Pagamento non liberatorio – Azione di ripetizione del trattario.
Se la cambiale tratta viene accettata dal trattario prima del fallimento del traente, il pagamento successivo si perfeziona regolarmente nelle mani del prenditore.

Nel diverso caso in cui la cambiale tratta non viene accettata dal trattario, il fallimento del traente interrompe il processo formativo della delegazione di pagamento, con la conseguenza che il trattario deve pagare la cambiale al curatore fallimentare e non al prenditore.

Se, viceversa, dopo il fallimento del traente, la cambiale viene pagata a mani del prenditore, il curatore può chiedere a propria volta al trattario il pagamento della tratta. Il trattario in questo caso può pretendere la ripetizione di quanto già versato al prenditore della cambiale, trattandosi di indebito oggettivo ex art. 2033 c.c. (Paolo Doria) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza, 10 Settembre 2018.


Domanda ammissione al passivo – Crediti da lavoro – Quote di T.F.R. destinate a previdenza complementare – Legittimazione attiva del lavoratore dipendente all’ammissione privilegiata – Sussiste .
Nel caso in cui il lavoratore opti per la destinazione alla previdenza complementare, il pagamento che il datore di lavoro esegue a favore del fondo per conto del lavoratore realizza una delegazione di pagamento ai sensi dell’art. 1269, c.c., dunque il lavoratore può agire per far valere il diritto al pagamento delle quote delle retribuzioni trattenute e non versate, rimando titolare del suo credito come sorto nell’ambito del rapporto di lavoro; l’individuazione del lavoratore quale creditore “principale” non soddisfatto determina necessariamente che tali importi siano ammessi in via privilegiata ex art. 2751 bis n. 1 c.c. e non quali contributi ex art. 2754 c.c. ed ancor meno quale credito di natura risarcitoria. (Gualtiero Terenghi) (riproduzione riservata) Tribunale Busto Arsizio, 06 Novembre 2015.


Fallimento - Effetti - Per il fallito - Atti successivi alla dichiarazione - Assegno bancario - Emittente - Emissione successiva alla dichiarazione di fallimento - Banca trattaria - Pagamento in favore del prenditore - Indebito - Configurabilità - Azione di ripetizione - Ammissibilità - Banca - Legittimazione in proprio - Spettanza - Limiti.
L'inefficacia dell'ordine di pagamento espresso con assegno bancario, discendente dalla posteriorità della sua emissione rispetto alla dichiarazione del fallimento dell'emittente, implica, in caso di pagamento dell'assegno medesimo da parte della banca trattaria in favore del prenditore, il carattere indebito di tale pagamento, ed altresì la legittimazione all'azione di ripetizione non dell'emittente, ma della banca medesima, in proprio (quindi all'infuori delle disposizioni di cui all'art. 1271 cod civ. in tema di eccezioni opponibili dal delegato), e nei limiti dell'effettiva entità dell'esborso subito (nella specie, ridotto da transazione intervenuta fra la banca e la curatela per una restituzione solo parziale della provvista costituita dal fallito sul conto corrente). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Agosto 1992, n. 9167.


Pagamento eseguito dal trattario alla banca nel corso di tale procedura e prima della dichiarazione di fallimento del traente - Conseguenze - Inopponibilità ai creditori ammessi al passivo del fallimento del traente dichiarato ex art. 192 legge fall. - Azione del curatore fallimentare per il recupero delle somme versate dal trattario - Nei confronti della banca scontatrice - Esperibilità - Nei confronti del trattario - Esclusione.
Con riguardo ad una cambiale tratta non accettata e senza cessione di provvista, che sia stata girata dal traente per lo sconto ad una banca, il pagamento eseguito dal trattario alla banca implica contemporaneamente adempimento del debito del trattario nei confronti del traente, per il tramite della banca, nonché adempimento del debito del traente verso la banca, derivante dallo sconto, per il tramite del trattario. Ciò comporta, per il caso in cui il traente abbia effettuato la girata per lo sconto prima di essere ammesso alla procedura di amministrazione controllata, ed il trattario abbia pagato alla banca in costanza di detta procedura e prima della dichiarazione di fallimento del traente, che resta efficace il primo adempimento, stante la legittimazione dell'imprenditore in amministrazione controllata a ricevere pagamenti di crediti, direttamente od indirettamente, mentre è inefficace il secondo, in virtù del principio che l'imprenditore in amministrazione controllata non è abilitato ad estinguere debiti preesistenti e venuti a scadenza nel periodo della procedura, con la conseguenza che i pagamenti effettuati in tali condizioni non sono opponibili alla massa dei creditori ammessi al passivo del fallimento (successivamente dichiarato a norma dell'art. 192 del R.d. 16 marzo 1942 n. 267). Da tanto deriva che il curatore del fallimento del traente ha Azione, per il recupero delle somme versate dal trattario, nei confronti della banca scontatrice e non nei confronti del trattario stesso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Giugno 1983, n. 4053.