Codice Civile


LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO I
Delle obbligazioni in generale
CAPO V
Della cessione dei crediti

Art. 1260

Cedibilità dei crediti
TESTO A FRONTE

I. Il creditore può trasferire a titolo oneroso o gratuito il suo credito, anche senza il consenso del debitore, purché il credito non abbia carattere strettamente personale o il trasferimento non sia vietato dalla legge.

II. Le parti possono escludere la cedibilità del credito; ma il patto non è opponibile al cessionario, se non si prova che egli lo conosceva al tempo della cessione.


GIURISPRUDENZA

Cessione crediti in blocco – Prova della titolarità del credito – Necessità di produzione del contratto di cessione – Esclusione.
Nel caso di cessioni di credito in blocco ex art. 58 TUB, ai fini della prova della titolarità del credito in capo alla cessionaria non è necessaria la produzione del contratto di cessione; in assenza di specifici limiti positivi alla prova in giudizio del contratto di cessione di credito, deve affermarsi l’astratta possibilità di ritenere provati l’esistenza ed il contenuto della cessione sulla base di elementi presuntivi, pur in assenza della produzione del contratto di cessione eventualmente stipulato in forma scritta. (Rocco Guarino) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 04 Giugno 2021.


Cessione dei crediti - Condizioni di efficacia della cessione nei confronti del ceduto - Distinzione dal perfezionamento della cessione tra cedente e cessionario - Conseguenze.
Il disposto dell'art 1264 c.c. secondo cui la cessione del credito ha effetto nei confronti del debitore ceduto quando questi l'ha accettata, o quando gli è stata notificata, è dettato con riguardo all'interesse del debitore stesso, al fine di ammettere od escludere la portata liberatoria del pagamento fatto al cedente, anziché al cessionario, nonché per determinare la prevalenza fra più cessioni, ma non toglie che la cessione medesima, perfezionatasi con l'accordo fra cedente e cessionario, operi il trasferimento della titolarità del diritto ceduto e, conseguentemente, attribuisca al solo cessionario la legittimazione ad agire contro il debitore, per conseguire la prestazione dovuta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 30 Aprile 2021, n. 11436.


Esecuzione immobiliare - Distribuzione della somma ricavata - Cessione del credito ipotecario dopo la vendita del bene ipotecato - Distribuzione del ricavato - Collocazione del cessionario nel grado dell'ipotecario cedente - Annotazione del trasferimento di ipoteca - Necessità - Esclusione - Ragioni.
Il cessionario del credito ipotecario, divenuto tale dopo la vendita del bene ipotecato, partecipa alla distribuzione della somma ricavata nel processo esecutivo con la prelazione spettante all'originario creditore ipotecario, qualora la cessione sia stata idoneamente e tempestivamente manifestata al giudice dell'esecuzione, ai creditori concorrenti e all'esecutato, senza necessità di annotazione della vicenda traslativa ai sensi dell'art. 2843 c.c., dato che, ai fini della distribuzione, la formalità non assume funzione costitutiva, bensì latamente dichiarativa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 26 Febbraio 2021, n. 5508.


Cessione del credito - Controversia promossa dal cedente contro il debitore - Intervento nel giudizio del cessionario - Domanda del cedente di accertamento dell’invalidità della cessione - Ammissibilità.
Incorre nella violazione del principio del contraddittorio il giudice che, una volta ammesso il cessionario del credito all'intervento nel processo contro il debitore ceduto, nonché alla prova della cessione del diritto controverso mediante produzione della relativa documentazione, dichiari poi inammissibile la domanda di accertamento dell'invalidità della cessione proposta contro di lui dal cedente. (Vedi, Cass. Sez. U, sent. 3.11.1986, n. 6418 (Rv. 448597 - 01). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 16 Settembre 2020, n. 19302.


Contratti – Requisiti accidentali – Presupposizione – Nozione – Situazione di fatto o di diritto esterna al contratto e comune alle parti – Presupposto inespresso di efficacia del vincolo contrattuale – Requisiti – Specificità, obiettività e certezza – Mancata verificazione dell’evento – Conseguenze – Diritto di recesso – Configurabilità – Fattispecie.
Si ha presupposizione quando una determinata situazione di fatto o di diritto - comune ad entrambi i contraenti ed avente carattere obiettivo (essendo il suo verificarsi indipendente dalla loro volontà e attività) e certo - sia stata elevata dai contraenti stessi a presupposto condizionante il negozio, in modo da assurgere a fondamento, pur in mancanza di un espresso riferimento, dell'esistenza ed efficacia del contratto. (In applicazione del principio, la S.C. - riguardo ad una complessa vicenda concernente la cessione, da parte di una curatela fallimentare, di un credito di 10 milioni di dollari statunitensi verso l'Iraq per un prezzo minimo, poi seguita invece da una riscossione fruttuosa - ha escluso che la difficilissima recuperabilità del credito oggetto del contratto costituisse "presupposto inespresso" del negozio). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 24 Agosto 2020, n. 17615.


Accertamento dello stato passivo - Trasferimento del credito a scopo di garanzia - Legittimazione del cessionario - Condizioni.
In ipotesi di cessione del credito effettuata non in funzione solutoria, ex art. 1198 c.c., ma esclusivamente a scopo di garanzia di una diversa obbligazione dello stesso cedente, il cessionario è legittimato ad agire sia nei confronti del debitore ceduto che nei confronti dell'originario debitore cedente, senza essere gravato, in quest'ultimo caso, dall'onere di provare l'infruttuosa escussione del debitore ceduto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Maggio 2020, n. 10092.


Insinuazione al passivo - Cessione di crediti futuri - Opponibilità alla massa - Prova dell’anteriorità - Condizioni.
In tema di insinuazione allo stato passivo, ai fini dell'efficacia della cessione di crediti futuri in pregiudizio del fallimento del cedente, è sufficiente che la notifica o l'accettazione della cessione sia stata effettuata con atto avente data certa anteriore al fallimento, invece, per i crediti soltanto eventuali, la prevalenza della cessione richiede che la notificazione o accettazione non solo siano anteriori al fallimento, ma anche posteriori al momento in cui il credito sia venuto ad esistenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Febbraio 2020, n. 5616.


Revocatoria ordinaria - Cessione di crediti - Natura - Revocatoria ordinaria ex art. 66 l.fall. - Ammissibilità - Fondamento - Applicabilità dell'art. 2901, comma 3, c.c. - Esclusione - Fondamento.
La cessione di crediti costituisce una modalità anomala di estinzione dell'obbligazione, come tale assoggettabile all'azione revocatoria ordinaria promossa dalla curatela fallimentare, ai sensi dell'art. 66 l.fall., anche quando rappresenti l'unico mezzo per adempiere all'obbligazione scaduta, poiché si tratta di atto discrezionale, quindi non dovuto, e non operando, in questo caso, per il principio della tutela della "par condicio creditorum", l'irrevocabilità dell'adempimento del debito scaduto prevista dall'art. 2901, comma 3, c.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 19 Febbraio 2020, n. 4244.


Cessione del credito vantato nei confronti di amministrazione diversa da quella statale - Forma dell'atto come prevista dall'art. 69 del r.d. n. 2440 del 1923 - Esclusione - Fondamento - Fattispecie.
L'art. 69 del r.d. n. 2440 del 1923 - il quale richiede, per l'efficacia della cessione del credito vantato nei confronti della P.A., che detta cessione risulti da atto pubblico o da scrittura privata autenticata da notaio e che il relativo atto sia notificato nelle forme di legge - è norma eccezionale e riguarda la sola amministrazione statale e, pertanto, è insuscettibile di applicazione analogica o estensiva con riguardo ad amministrazioni diverse. (In applicazione nel principio, la S.C. ha cassato la sentenza che aveva preteso i menzionati requisiti di forma con riferimento alla cessione di un credito - vantato nei confronti di una Fondazione, di riconosciuta natura pubblica, poi diventata IPAB e successivamente ASP-Azienda pubblica di servizi alla persona - derivante da risarcimento danni per illegittima esclusione da una gara d'appalto e, quindi, non a titolo di corrispettivo di appalto, solo per il quale opera l'art. 115 del d.P.R. n. 554 del 1999 sugli appalti pubblici, poi modificato dal cd. "codice appalti", d.lgs. n. 163 del 2006). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 13 Dicembre 2019, n. 32788.


Cessione dei crediti ai sensi della l. n. 130 del 1999 ("cartolarizzazione") – Formazione di un patrimonio separato e destinato – Eccezioni del debitore ceduto – Opponibilità al cessionario – Limiti – Fattispecie.
I crediti oggetto delle operazioni di "cartolarizzazione" eseguite ai sensi della l. n. 130 del 1999 costituiscono un patrimonio separato da quello della società di cartolarizzazione, destinato in via esclusiva al soddisfacimento dei diritti incorporati nei titoli emessi per finanziare l'acquisto dei crediti e al pagamento dei costi dell'operazione, sicché non è consentito al debitore ceduto proporre nei confronti del cessionario eccezioni di compensazione o domande giudiziali fondate su crediti vantati verso il cedente nascenti dal rapporto con quest'ultimo intercorso.

(In applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto il difetto di titolarità passiva della società cessionaria nell'azione di ripetizione di indebito proposta dal debitore ceduto in forza del rapporto di conto corrente bancario intrattenuto con la cedente). (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. III, 30 Agosto 2019, n. 21843.


Terzi acquirenti del bene ipotecato - Prescrizione dell’ipoteca nei loro confronti ex art. 2880 c.c. - Ammissione allo stato passivo del fallimento del debitore iscritto e rinnovazione dell’iscrizione ipotecaria contro lo stesso - Idoneità a interrompere la prescrizione dell’ipoteca verso il terzo acquirente nell’ipotesi di cui all’art. 20 del r.d. n. 646 del 1905 - Esclusione - Fondamento - Fattispecie.
In tema di ipoteca, la distinzione - presupposta dall'art. 2880 c.c. - tra diritto del creditore di espropriare il bene nei confronti del terzo acquirente e diritto di credito vantato nei confronti del debitore comporta che il creditore (o il suo avente causa), per evitare la prescrizione dell'ipoteca verso il terzo acquirente, debba promuovere contro il medesimo, nei termini, il processo esecutivo individuale, senza che costituisca valido atto interruttivo della prescrizione del diritto di garanzia l'ammissione al passivo del fallimento del debitore iscritto, che di quel bene abbia perduto la disponibilità, neppure nell'ipotesi prevista dall'art. 20 del r.d. n. 646 del 1905 (applicabile "ratione temporis"), che, in caso di mancata notificazione del subentro al debitore dei successori a titolo universale o particolare e degli aventi causa, si limita ad attribuire al creditore fondiario la possibilità di promuovere l'azione esecutiva individuale direttamente nei confronti del debitore, anche quando il bene sia stato venduto a terzi. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha negato che costituissero validi atti interruttivi della prescrizione dell'ipoteca nei confronti del terzo acquirente del bene sia l'ammissione al passivo del fallimento dell'originario debitore, che del bene aveva perduto la disponibilità, da parte dell'originario creditore fondiario, dante causa della società ricorrente, sia il successivo atto di rinnovazione dell'iscrizione ipotecaria contro il debitore originario). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 28 Agosto 2019, n. 21752.


Permuta – Credito al cd. differenziale Iva – Sussistenza

Fallimento – Accertamento del passivo – Circolazione ex art. 1260 c.c. di credito verso un debitore fallito – Insussistenza dei presupposti di applicazione delle norme ex art. 44 e 45 legge fallimentare, 2704 e 2914 c.c.

Fallimento – Accertamento del passivo – Condizioni di applicazione della novellata norma ex art. 115 secondo comma legge fallimentare
.
Ai sensi dell’art. 1374 c.c., il contratto obbliga le parti non solo a quanto è nel medesimo espresso, ma anche a tutte le conseguenze che ne derivano secondo la legge. Pertanto, in caso di permuta di beni fra loro equivalenti ma soggetti a diversa imposizione Iva, a favore di una delle parti matura un credito cd. al differenziale Iva (differenziale fra gli addebiti Iva operati dalle parti della permuta), che trova fonte nel contratto di permuta e, ex art. 1374 c.c., nella normativa fiscale applicabile (art. 11 e 18 d.p.r. 633/1972), a prescindere dal fatto che il medesimo contratto di permuta contenga previsioni al riguardo. (Mauro Meneghini) (Antonio Restiglian) (riproduzione riservata)

Quando un credito, maturato nei riguardi di imprenditore poi fallito, abbia ripetutamente circolato ex art. 1260 c.c. anche dopo il fallimento, nei riguardi dell’ultimo cessionario del credito non sono applicabili le norme ex articoli 44 e 45 legge fallimentare, 2704 e 2914 c.c. (applicabili solo agli atti dispositivi compiuti dal debitore fallito); l’ultimo cessionario del credito ha dunque diritto di essere ammesso al passivo del fallimento provando la fonte del credito (munita di data certa anteriore al fallimento) e la sequenza degli atti di cessione (che non scontano invece oneri di forma o di data certa), mentre l’unico problema per il fallimento è di verificare che il pagamento sia effettivamente liberatorio ex art. 1264 c.c. (Mauro Meneghini) (Antonio Restiglian) (riproduzione riservata)

La norma ex art. 115 secondo comma legge fallimentare, novellata dal d.lgs. 5/2006, non può applicarsi a un fallimento che sia stato dichiarato prima dell’entrata in vigore della novella (16 luglio 2006); essa, in ogni caso, regola la sola ipotesi di crediti che siano già stati ammessi al passivo del fallimento e, in seguito, abbiano circolato ex art. 1260 c.c. (Mauro Meneghini) (Antonio Restiglian) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 11 Marzo 2019, n. 6930.


Contratto di “factoring” con cessione in massa di crediti futuri - Art. 3 l. n.52 del 1991 - Determinatezza dell’oggetto - Presupposti - Necessità che i crediti futuri sorgano nel biennio di durata del contratto - Esclusione - Fattispecie.
In tema di "factoring", ai fini della determinatezza dell'oggetto della cessione in massa di crediti futuri, regolata dall'art. 3 l. n. 52 del 1991, occorre che sia indicato il debitore ceduto in ordine a crediti che sorgeranno da contratti da stipulare in un periodo di tempo non superiore a ventiquattro mesi, ma non è necessario anche che i crediti sorgano nel biennio di durata del contratto. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva accertato il diritto del "factor" di ricevere dal debitore ceduto il pagamento di crediti futuri, oggetto di cessione in massa, collegati al rinnovo, avvenuto entro il biennio di efficacia contrattuale, del contratto di fornitura sottostante al contratto di "factoring", sebbene sorti dopo il decorso del biennio medesimo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 27 Novembre 2018, n. 30611.


Cessione del credito - Fallimento del cedente - Ammissione al passivo del cessionario per il credito ceduto - Dichiarazione di esecutività dello stato passivo - Possibilità di escutere successivamente il debitore ceduto - Esclusione.
In caso di cessione di un credito nella quale sia previsto che il cessionario possa discrezionalmente agire, alla scadenza del pagamento, sia verso il debitore ceduto sia verso l’originario creditore cedente (senza quindi necessariamente dover prima escutere il ceduto), in caso di successivo fallimento del cedente, l’avvenuta ammissione al passivo del cessionario per il relativo credito e la dichiarazione di esecutività dello stato passivo impediscono al cessionario medesimo di escutere successivamente il ceduto in quanto, altrimenti, si avrebbe una duplicazione della medesima pretesa creditoria. (Francesco Agostinelli) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 11 Giugno 2018.


Cessione in blocco di crediti ex art. 58 del d.lgs. n. 385 del 1993 - Individuazione dei crediti non singolarmente ma per tipologia - Pubblicazione dell’avviso sulla Gazzetta Ufficiale - Mera elencazione per categorie - Sufficienza - Validità atto di cessione - Condizioni - Fattispecie.
In tema di cessione in blocco dei crediti da parte di una banca, ai sensi dell’art. 58 del d.lgs. n. 385 del 1993, é sufficiente a dimostrare la titolarità del credito in capo al cessionario la produzione dell’avviso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale recante l’indicazione per categorie dei rapporti ceduti in blocco, senza che occorra una specifica enumerazione di ciascuno di essi, allorché gli elementi comuni presi in considerazione per la formazione delle singole categorie consentano di individuare senza incertezze i rapporti oggetto della cessione. (Nella specie la S.C. ha cassato la sentenza con la quale la Corte di Appello aveva ritenuto insufficiente la produzione dell’avviso di pubblicazione, recante l’indicazione per categorie dei rapporti esclusi dalla cessione, omettendo di verificare se il credito azionato fosse o meno riconducibile ad una delle predette categorie). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Dicembre 2017, n. 31188.


Fallimento - Azione revocatoria ordinaria - Cessione di beni con imputazione del prezzo a compensazione di un debito scaduto - “Datio in solutum” - Adempimento di un debito scaduto ai sensi dell'art. 2901, comma 3, c.c. - Esclusione - Assoggettabilità a revocatoria ordinaria - Fondamento.
La “datio in solutum”, (nella specie attuata mediante la cessione di beni con imputazione del prezzo a compensazione di un debito scaduto), costituisce modalità anomala di estinzione dell’obbligazione ed è quindi assoggettabile all'azione revocatoria ordinaria promossa dal curatore ex art. 66 l.fall., sottraendosi all’inefficacia ai sensi dell’art. 2901, comma 3, c.c. solo l’adempimento di un debito scaduto in senso tecnico e non un atto discrezionale, dunque non dovuto, come la predetta cessione, in cui l’estinzione dell’obbligazione è l’effetto finale di un negozio soggettivamente ed oggettivamente diverso da quello in virtù del quale il pagamento è dovuto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 14 Novembre 2017, n. 26927.


Pendenza del processo esecutivo - Successione a titolo particolare nel diritto del creditore procedente - Legittimazione del cedente a proseguire nell’esecuzione - Sussistenza - Limiti.
In pendenza del processo esecutivo, la successione a titolo particolare nel diritto del creditore procedente non ha effetto sul rapporto processuale che, in virtù del principio stabilito dall'art. 111 c.p.c. - dettato per il giudizio contenzioso ma applicabile anche al processo esecutivo - continua tra le parti originarie; pertanto, in caso di cessione del diritto di credito per il quale è stato promossa espropriazione forzata, il cedente mantiene la legittimazione attiva (“ad causam”) a proseguire il processo, salvo che il cessionario si opponga. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 22 Giugno 2017, n. 15622.


Fallimento - Accertamento del passivo -  Esecutività dello stato passivo - Successiva rinuncia di un creditore ammesso - Possibilità di insinuazione tardiva del medesimo credito - Sussistenza - Fondamento - Anche da parte del cessionario.
La rinuncia all'ammissione al passivo da parte del creditore ivi già ammesso non incide sul diritto di credito azionato, sicché non preclude la possibilità di far valere nuovamente, mediante riproposizione dell'istanza di insinuazione in via tardiva, il diritto sostanziale già dedotto, anche da parte di chi, nelle more, se ne sia reso cessionario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Gennaio 2016, n. 814.


Mutuo e finanziamento in genere – Cessione del quinto dello stipendio – Mediazione obbligatoria – Insussistenza – Estinzione anticipata – Oneri economici – Diritto del cliente alla restituzione in ragione della durata residua del finanziamento – Sussistenza – Restituzione premio assicurativo da parte dell’intermediario – Sussistenza – Superamento del tasso soglia usura in circostanze non verificatesi – Insussistenza – Indeterminatezza delle pattuizioni contrattuali – Sussistenza.
Nel giudizio innanzi al Giudice di Pace non sussiste l’obbligo di esperire previamente la mediazione obbligatoria ai fini della procedibilità della domanda in quanto l’art. 320 c.p.c. prevede espressamente l’obbligo per il Giudice di Pace di tentare la conciliazione delle parti prima di procedere all’istruzione del giudizio. La natura di conciliatore e mediatore intrinseca nella figura del Giudice di Pace rende, pertanto, la mediazione esterna al giudizio una inutile duplicazione.

In caso di estinzione anticipata di un finanziamento con cessione del quinto dello stipendio, il cliente ha diritto alla restituzione, in misura proporzionale al tempo non goduto, delle commissioni applicate in un’unica soluzione a fronte di prestazioni continuative lungo l’intera durata del rapporto (cd. rimborso “pro rata temporis”).

Il principio del rimborso “pro rata temporis” va applicato anche in relazione al premio assicurativo che deve essere rimborsato dall’intermediario in quanto unico soggetto ad avere intrattenuto un rapporto contrattuale con il cliente.

In caso di superamento del tasso soglia usura solo in particolari circostanze di estinzione anticipata mai verificatesi non si ha violazione della normativa sull’usura in quanto il cliente non ha mai dovuto corrispondere interessi superiori a quelli consentiti.

Sussiste invece l’indeterminatezza delle pattuizioni contrattuali, con relativa violazione della normativa sulla trasparenza bancaria, qualora il contratto non indichi con precisione gli oneri che maturano alla fine del rapporto o, qualora, il tasso di interessi realmente applicato in caso di estinzione anticipata sia diverso da quello indicato in contratto. (Fabrizio Sgandurra) (riproduzione riservata)
Giudice di Pace Torino, 19 Novembre 2015.


Art. 169 bis Contratti in corso di esecuzione – Crediti ceduti prima della pubblicazione della domanda di concordato – Inefficacia dell’autorizzazione alla sospensione o allo scioglimento.
L'autorizzazione alla sospensione o allo scioglimento del contratto non producono alcun effetto rispetto ai crediti ceduti, i quali sono già entrati nella sfera giuridica del cessionario prima della pubblicazione della domanda di concordato, con la conseguenza che l'istituto bancario potrà legittimamente e definitivamente incamerare le somme versate dai terzi ceduti. (Vincenzo Cannarozzo) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo, 28 Ottobre 2015.


Cessione di crediti - Nullità - Azione revocatoria fallimentare - Ripetizione delle somme presso il cessionario ed il debitore ceduto - Buona fede.
In caso di nullità della cessione di crediti, il cedente - nella specie il curatore fallimentare che aveva agito anche in revocatoria - può eccepire la nullità e ripetere le somme, oltre che dal cessionario anche dal debitore ceduto, salvo il caso in cui questi sia in buona fede ex art. 1189 c.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Taranto, 10 Aprile 2015.


Mutuo e finanziamento in genere – Cessione del quinto dello stipendio – Estinzione anticipata – Oneri economici – Diritto del cliente alla restituzione in ragione della durata residua del finanziamento – Sussistenza – Restituzione premio assicurativo da parte dell’intermediario – Sussistenza – Vessatorietà clausole contrattuali – Sussistenza.
In caso di estinzione anticipata di un finanziamento con cessione del quinto dello stipendio, il cliente ha diritto alla restituzione, in misura proporzionale al tempo non goduto, delle commissioni applicate in un’unica soluzione a fronte di prestazioni continuative lungo l’intera durata del rapporto (cd. rimborso “pro rata temporis”).

Il principio del rimborso “pro rata temporis” va applicato anche in relazione al premio assicurativo che deve essere rimborsato dall’intermediario in quanto unico soggetto ad avere intrattenuto un rapporto contrattuale con il cliente.

Le clausole del contratto che prevedono l’esclusione del rimborso delle commissioni non maturate in caso di estinzione anticipata del prestito, sono da considerarsi vessatorie, dunque non efficaci. (Fabrizio Sgandurra) (riproduzione riservata)
Giudice di Pace Torino, 17 Marzo 2015.


Mandato "in rem propriam" - Cessione di credito con funzione solutoria - Fallimento del creditore cedente - Conseguenze - Art. 78 legge fall. - Inapplicabilità - Revoca del mandato per giusta causa - Ammissibilità - Esclusione.
In caso di mandato "in rem propriam" che integri una cessione di credito con funzione solutoria, seguito dal fallimento del creditore cedente, l'effetto sostanziale dell'avvenuta cessione, che fa uscire il credito dal patrimonio del fallito prima della dichiarazione di fallimento (salva l'esperibilità della revocatoria fallimentare), non solo preclude l'applicazione dell'art. 78 legge fall., ma neppure legittima gli organi della curatela alla revoca del mandato per giusta causa, ai sensi del secondo comma dell'art. 1723 cod. civ. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 27 Agosto 2014, n. 18316.


Cessione dei crediti – Ordinamento Civile – Competenza dello Stato – Legge regionale che incida sulla disciplina della cessione del credito – Incostituzionalità – Sussiste (artt. 1260 c.c.). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata).
La cessione dei crediti è un istituto proprio del diritto civile e trova la sua prima fonte di disciplina nel relativo codice (artt. da 1260 a 1267). Essa rientra nel novero delle modificazioni soggettive del rapporto obbligatorio dal lato attivo e risponde all’esigenza di regolare le fattispecie nelle quali si debba trasferire non una cosa ma un diritto di credito. Dalla stessa esigenza è nata la possibilità di incorporare il credito in un documento, attuando la cessione con la semplice dazione del documento stesso: è il caso dei titoli di credito e, segnatamente, della cambiale. A fianco della citata disciplina generale del codice, l’ordinamento civile prevede varie normative speciali, dirette a regolare determinate categorie di crediti. Si possono ricordare, oltre al settore dei titoli di credito cui dianzi si è fatto cenno, i crediti d’impresa per i quali la cessione è disciplinata dalla legge 21 febbraio 1991, n. 52 (Disciplina della cessione dei crediti di impresa), le cui disposizioni sono richiamate dall’art. 117 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE) e l’articolata regolamentazione statale della cessione dei crediti vantati nei confronti della pubblica amministrazione (richiamata nell’ordinanza di rimessione e in narrativa). Con riferimento a tale ultima categoria di crediti, si deve sottolineare che le loro caratteristiche peculiari non giovano a sottrarli alla materia dell’ordinamento civile. Tali caratteristiche, infatti, attengono alla necessità di particolari requisiti di forma, oppure a talune deroghe alla disciplina stabilita dalle norme del codice civile, ma non incidono sullo schema legale della cessione e, soprattutto, non fanno venir meno la natura negoziale di essa. Orbene, l’ordinamento del diritto privato si pone quale limite alla legislazione regionale, in quanto fondato sull’esigenza, sottesa al principio costituzionale di eguaglianza, di garantire sul territorio nazionale l’uniformità della disciplina dettata per i rapporti tra privati. Il limite dell’ordinamento civile, quindi, identifica un’area riservata alla competenza esclusiva della legislazione statale e comprende i rapporti tradizionalmente oggetto di codificazione (ex plurimis: sentenze n. 123 del 2010, n. 295 e n. 160 del 2009, n. 326 e n. 51 del 2008). La disposizione censurata, introducendo – per le cessioni di credito vantate nei confronti della Regione Calabria – una apposita disciplina, supera il suddetto limite dell’ordinamento civile e, quindi, viola l’art. 117, secondo comma, lettera l), Cost. (La Corte dichiara l’illegittimità costituzionale dell’articolo 46 della legge della Regione Calabria 4 febbraio 2002, n. 8 (Ordinamento del bilancio e della contabilità della Regione Calabria). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale, 07 Giugno 2013, n. 131.


Cessione di attività e passività da parte di banca in liquidazione coatta amministrativa (l.c.a.) ad altra banca - Successione a titolo particolare - Configurabilità - Adempimento richiesto dall'art. 58 del d.lgs. n. 385 del 1993 (applicabile "ratione temporis") - Incidenza soltanto sul piano sostanziale - Conseguenze - Legittimazione attiva della banca in l.c.a. cedente all'esecuzione forzata - Sussistenza - Fondamento - Limiti.
La cessione delle attività e delle passività, delle aziende e dei rami d'azienda, dei beni e dei rapporti giuridici individuali in blocco, ai sensi dell'art. 90, secondo comma, del d.lgs. 1° settembre 1993, n. 386 (applicabile "ratione temporis"), di un istituto di credito posto in liquidazione coatta amministrativa (l.c.a.) ad un altro istituto di credito determina una successione a titolo particolare, rispetto alla quale l'adempimento della formalità prevista dall'art. 58 dello stesso d.lgs. n. 385 - per cui la banca cessionaria dà notizia dell'avvenuta cessione con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana - opera soltanto su un piano sostanziale. Ne consegue che, ai sensi dell'art. 111 cod. proc. civ., applicabile anche al processo esecutivo, permane in capo alla banca in l.c.a. cedente la legittimazione attiva all'esecuzione forzata, pure nel caso di intervento del successore a titolo particolare, sino a quando l'anzidetta qualità di parte cessi per effetto della sua estromissione con il consenso delle altre parti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 16 Novembre 2011, n. 23992.


Fallimento - Effetti - Sui rapporti preesistenti - Mandato e commissione - Mandato "in rem propriam" - Cessione di credito con funzione solutoria - Integrazione - Fallimento del creditore cedente - Conseguenze - Art. 78 legge fall. - Disciplina - Inapplicabilità - Revoca del mandato per giusta causa - Ammissibilità - Esclusione.
Con riguardo ad un mandato "in rem propriam" che integri una cessione di credito con funzione solutoria, ancorché sia seguito dal fallimento del creditore cedente, l'effetto sostanziale dell'avvenuta cessione, che fa uscire il credito dal patrimonio del fallito prima della dichiarazione di fallimento (salva l'esperibilità della revocatoria fallimentare), non solo preclude l'applicazione dell'art. 78 legge fall., ma neppure legittima gli organi della curatela alla revoca del mandato per giusta causa, ai sensi del secondo comma dell'art. 1723 cod. civ.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 06 Luglio 2009, n. 15797.


Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione Revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - Factoring - Cessione di crediti - Configurabilità - Condizioni - Qualificazione della fattispecie - Criteri.
In tema di revocatoria fallimentare, ai sensi dell'art. 67, primo comma, n. 2, legge fall. (nel testo, applicabile "ratione temporis", anteriore al d.l. 14 marzo 2005, n. 35 del 2005), degli atti solutori anomali connessi all'esecuzione di un contratto di "factoring", stipulato prima dell'entrata in vigore della legge 21 febbraio 1991, n. 52, la qualificazione della fattispecie - consistente in una convenzione atipica attuata mediante la cessione, "pro solvendo" o "pro soluto", della titolarità dei crediti di un imprenditore, derivanti dall'esercizio della sua impresa, ad un altro imprenditore ("factor"), con effetto traslativo al momento dello scambio dei consensi tra i medesimi, se la cessione è globale e i crediti sono esistenti, ovvero differito al momento in cui vengano ad esistenza, se i crediti sono futuri o se, per adempiere all'obbligo assunto con la convenzione, è necessario trasmettere i crediti stessi con distinti negozi di cessione - esige la ricostruzione degli effetti giuridici voluti dalle parti con il predetto contratto, e non già di quelli pratico-economici, al fine di accertare se esse hanno optato per la "causa vendendi" o per la "causa mandati" o per altra ancora, e se la cessione del credito abbia funzione di garanzia o funzione solutoria, ovvero se le parti abbiano voluto soltanto il conferimento di un mandato " in rem propriam", potendo coesistere una pluralità di operazioni economiche, ed essendo assoggettabile alla revocabilità la cessione del credito se prevista come mezzo di estinzione non contestuale al sorgere del credito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 2008, n. 6192.


Obbligazioni in genere - Cessione dei crediti - Efficacia della cessione riguardo al debitore ceduto - Factoring - Eccezioni del debitore ceduto - Relative all'esistenza e alla validità del negozio - Opponibilità al cessionario - Relative all'esatto adempimento - Opponibilità al cessionario - Relative a fatti modificativi o estintivi dell'obbligazione - Opponibilità al cessionario solo se precedenti la notizia della cessione.
In tema di contratto atipico di "factoring", la cessione dei crediti che lo caratterizza non produce modificazioni oggettive del rapporto obbligatorio e non può pregiudicare la posizione del debitore ceduto in quanto avviene senza o addirittura contro la sua volontà; ne consegue che il debitore ceduto può opporre al "factor" cessionario le eccezioni concernenti l'esistenza e la validità del negozio da cui deriva il credito ceduto ed anche le eccezioni riguardanti l'esatto adempimento del negozio, mentre le eccezioni che riguardano fatti estintivi o modificativi del credito ceduto sono opponibili al "factor" cessionario solo se anteriori alla notizia della cessione comunicata al debitore ceduto e non ove successivi, in quanto una volta acquisita la notizia della cessione il debitore ceduto non può modificare la propria posizione nei confronti del cessionario mediante negozi giuridici posti in essere con il creditore originario. (massima ufficiale) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 11 Maggio 2007, n. 10833.


Credito liquido ed esigibile sorto in epoca antecedente all'ammissione dell'imprenditore alla procedura di amministrazione controllata - Compensabilità con somme riscosse nel corso della procedura stessa in virtù di precedente cessione di credito a scopo di garanzia - Esclusione.
Il debito liquido ed esigibile dell'imprenditore, preesistente all'ammissione dell'imprenditore stesso alla procedura di amministrazione controllata, non può essere compensato con i crediti per somme riscosse dal creditore nel corso di tale procedura in virtù di cessione di credito a scopo di garanzia intervenuta prima dell'ammissione del debitore alla procedura di amministrazione controllata, atteso che il debito restitutorio delle somme riscosse dal cessionario non può ritenersi sorto nel momento stesso in cui fu stipulata la cessione del credito, ma soltanto in quello successivo della effettiva riscossione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Gennaio 2001, n. 280.


Mandato e commissione - Mandato in "rem propriam" - Cessione di credito con funzione solutoria - Integrazione - Fallimento del creditore cedente - Conseguenze - Art. 78 legge fall. - Disciplina - Inapplicabilità - Revoca del mandato per giusta causa - Ammissibilità - Esclusione.
Con riguardo ad un mandato in "rem propriam" che integri una cessione di credito con funzione solutoria, ancorché sia seguito dal fallimento del creditore cedente, l'effetto sostanziale dell'avvenuta cessione, che fa uscire il credito dal patrimonio del fallito prima della dichiarazione di fallimento (salva l'esperibilità della revocatoria fallimentare), non solo preclude l'applicazione dell'art. 78 legge fall., ma neppure legittima gli organi della curatela alla revoca del mandato per giusta causa, ai sensi del secondo comma dell'art. 1723 cod. civ.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Novembre 1992, n. 11966.


Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Cessione di un credito già ammesso al passivo fallimentare - Notificazione al fallimento dopo la formazione dello Stato passivo e prima della redazione del piano di reparto - Efficacia della cessione nei confronti del fallimento - Condizioni - Insinuazione tardiva - Necessità- Pretesa del creditore cessionario di partecipare alle ripartizioni dell'attivo senza aver effettuato l'insinuazione tardiva - Provvedimento di rigetto del giudice delegato - Decreto confermativo del tribunale - Ricorso per cassazione ex art. 3 Cost. - Inammissibilità.
La cessione di un credito già ammesso al passivo fallimentare, notificata al fallimento dopo la formazione dello stato passivo e prima della redazione del piano di riparto, può essere fatta valere nei confronti del fallimento stesso solo attraverso l'insinuazione tardiva, ai sensi dell'art. 101 del R.D. 16 febbraio 1942 n. 267, non essendo sufficiente la mera notificazione e dovendosi provvedere al controllo, da parte del giudice fallimentare, dell'effettività (non della validità) della cessione e dell'insussistenza di cause preclusive del credito, rispetto al fallimento, in relazione al suo nuovo titolare, con la conseguenza - in considerazione dell'esperibilità di questa diversa forma di tutela - che non è ammissibile il ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. avverso il decreto del tribunale confermativo del provvedimento del giudice delegato, con il quale sia stata respinta la pretesa del creditore cessionario di partecipare alle ripartizioni dell'attivo senza avere prima provveduto alla insinuazione suddetta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Dicembre 1991, n. 12999.


Cessione dei crediti - Cessione del credito a scopo di garanzia - Effetti - Differenza del pegno di credito - Adesione del cessionario del credito al concordato preventivo del cedente - Rinuncia - Insufficienza.
La cessione del credito a scopo di garanzia da sempre luogo alla trasmissione del credito che ne costituisce l'oggetto: in via immediata, se il credito e già maturato, ovvero in via differita, cioè al momento della maturazione, se trattasi di credito futuro. Essa, pertanto, non può essere confusa con il pegno di credito, in quanto quest'ultimo, per la sua precipua caratteristica strutturale, integra un tipico diritto di prelazione, che non da mai luogo al trasferimento della titolarità del credito al creditore pignoratizio. Conseguentemente,non potendosi la cessione di un credito a scopo di garanzia annoverare tra i diritti di prelazione, indicati tassativamente dall'art 177, terzo comma, legge fallimentare, bensì attuando soltanto una forma atipica di garanzia, l'adesione del cessionario del credito al concordato preventivo del cedente non ne comporta la rinuncia. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 05 Novembre 1980, n. 5943.