Codice Civile


LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO I
Delle obbligazioni in generale
CAPO IV
Dei modi di estinzione delle obbligazioni diversi dall'adempimento
SEZIONE III
Della compensazione

Art. 1243

Compensazione legale e giudiziale
TESTO A FRONTE

I. La compensazione si verifica solo tra due debiti che hanno per oggetto una somma di danaro o una quantità di cose fungibili dello stesso genere e che sono ugualmente liquidi ed esigibili.

II. Se il debito opposto in compensazione non è liquido ma è di facile e pronta liquidazione, il giudice può dichiarare la compensazione per la parte del debito che riconosce esistente, e può anche sospendere la condanna per il credito liquido fino all'accertamento del credito opposto in compensazione.


GIURISPRUDENZA

Domanda di insinuazione al passivo - Eccezione di cd. “revocatoria incidentale” - Compensazione - Esclusione - Fondamento.
L'accoglimento della domanda di revocatoria fallimentare riguardante una somma ricevuta dal fallito, determina un credito della massa che non può quindi essere opposto in compensazione dal curatore, attraverso l'eccezione di cd. "revocatoria incidentale", con i crediti vantati verso il fallito in sede di ammissione allo stato passivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Agosto 2021, n. 22666.


Fallimento – Domanda di ammissione al passivo – Eccezione revocatoria del curatore – Compensazione con il credito insinuato – Esclusione.
Il credito vantato nei confronti dell’impresa fallita non è compensabile con quello della massa fallimentare a titolo di revocatoria, anche quando quest’ultima venga proposta in via di eccezione per contrastare la domanda di ammissione al passivo del creditore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 11 Agosto 2021, n. 22666.


Fallimento – Credito da equo indennizzo ex art. 79 l.fall. – Compensazione ex art. 56 l. fall. – Esclusione – Fondamento.
Il credito da equo indennizzo ex art. 79 l. fall.,pur collegato al contratto di affitto di azienda, diviene certo soltanto a seguito dell'esercizio del diritto di recesso da parte del curatore, successivamente alla dichiarazione di fallimento, sicché non è suscettibile di compensazione ai sensi dell'art. 56 l. fall. con i contrapposti crediti , norma che postula la preesistenza dei crediti da compensare rispetto all'apertura della procedura concorsuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Giugno 2020, n. 10869.


Compensazione con controcredito del debitore esecutato - Opponibilità al creditore - Condizioni - Divieto di compensazione con credito azionato per il mantenimento del coniuge separato - Insussistenza - Ragioni.
Con l'opposizione ex art. 615 c.p.c. il debitore esecutato può opporre in compensazione al creditore procedente un controcredito certo (cioè, definitivamente verificato giudizialmente o incontestato) oppure un credito illiquido di importo certamente superiore (la cui entità possa essere accertata, senza dilazioni nella procedura esecutiva, nel merito del giudizio di opposizione) anche nell'ipotesi di espropriazione forzata promossa per il credito inerente al mantenimento del coniuge separato, non trovando applicazione, in difetto di un "credito alimentare", l'art. 447, comma 2, c.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 26 Maggio 2020, n. 9686.


Accoglimento Opposizione a decreto ingiuntivo – Contestazione legittimità delle condizioni economiche applicate al rapporto bancario controverso – Omesso assolvimento del conseguente onere probatorio, ex art.2697 c.c., da parte dell’Istituto di credito opposto

Violazione dell’art.117, IV°-VII° comma, D. Lgs. n.385/1993 – Conseguente nullità della periodica determinazione ed applicazione degli interessi, delle commissioni di massimo scoperto e delle spese

Ammissibilità dell’eccepita compensazione giudiziale, ex art.1243 c.c., del rielaborato saldo contabile attivo di conto corrente con il restante debito derivante dal restante rapporto di finanziamento controverso
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In considerazione delle eccezioni sollevate dall’opponente, incombe sulla parte opposta l’onere di provare sia la fonte negoziale (contratto di conto corrente, contratto di finanziamento, fideiussione) sia la corretta determinazione del credito.

In assenza della documentazione comprovante l’esistenza della previsione delle condizioni economiche richiamate nelle condizioni generali del contratto di conto corrente controverso, trattandosi di onere probatorio peraltro gravante sulla parte opposta ex art.2697 c.c., ai sensi dell’art.117, IV°-VII° comma, D. Lgs. n.385/1993, va dichiarata la nullità della periodica determinazione ed applicazione degli interessi, delle commissioni di massimo scoperto e delle spese.

Per effetto dell’intervenuta rielaborazione, ex art.117, D. Lgs. n.385/1993, del corrispondente rapporto bancario, in accoglimento della sottostante eccezione di parte opponente, va disposta la compensazione giudiziale, ex art.1243 c.c., dell’accertato saldo contabile attivo di conto corrente con il restante debito derivante dal restante rapporto di finanziamento controverso. (Augusto Mollo) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 23 Dicembre 2019.


Esecuzione forzata - Opposizioni - Debitore esecutato - Compensazione - Credito illiquido certamente superiore a quello di controparte - Opponibilità al creditore esecutante - Conseguente sospensione dell'esecuzione - Ammissibilità - Esclusione.
Nel giudizio di opposizione all'esecuzione, è consentito al debitore dedurre in compensazione un suo controcredito, anche se illiquido, ma di importo certamente superiore al credito opposto, la cui sussistenza ed entità potrà essere accertata dal giudice dell'esecuzione. Quest'ultimo, peraltro, in tale eventualità, non potrà disporre la sospensione dell'esecuzione nelle more del giudizio medesimo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 21 Novembre 2019, n. 30323.


Fallimento - Terzo cessionario del credito nei confronti del fallito e suo debitore - Compensazione - Condizioni.
Il terzo "in bonis" non può eccepire, ex art. 56, comma 2, l.fall., la compensazione tra un proprio debito verso il fallito con un credito, scaduto anteriormente alla dichiarazione di fallimento, di cui, però, il primo sia divenuto titolare, per atto di cessione tra vivi, dopo l'apertura del concorso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Aprile 2019, n. 9528.


Sequestro conservativo – Controcredito posto a fondamento dell’assenza di periculum in mora – Carenza dei requisiti di omogeneità e liquidità – Insussistenza.
Il debitore che in sede cautelare resista ad una domanda di sequestro conservativo non può opporre a fondamento della solidità della propria garanzia patrimoniale generica, ai soli fini di neutralizzare il periculum in mora paventato dal creditore ricorrente, un controcredito sub iudice carente dei requisiti di omogeneità e liquidità, giacché, per operare in termini ostativi alla concessione della misura cautelare, il controcredito deve comunque soddisfare i requisiti previsti dalla disciplina legale della compensazione. (Luca Monosi) (riproduzione riservata) Tribunale Alessandria, 07 Gennaio 2019.


Revocatoria fallimentare - Obbligo restitutorio conseguente a pagamento inefficace - Contemporanea esistenza di una ragione di credito verso il fallito - Compensazione - Esclusione - Fondamento - Fattispecie.
Per effetto della sentenza di accoglimento della domanda di revocatoria fallimentare proposta dal curatore, riguardante una somma ricevuta dal fallito, sorge un debito nei confronti della massa dei creditori che non può essere compensato con crediti vantati verso il fallito, ancorché ammessi al passivo, essendo la compensazione consentita solo tra i debiti ed i crediti scaturenti da rapporti direttamente intercorsi con il fallito. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto non compensabile il debito restitutorio di un soggetto nei confronti del fallimento, conseguente all'intervenuta dichiarazione di inefficacia di un atto di liberalità ex art. 64 l.fall., con il credito da lui stesso vantato nei confronti del fallito ancorché ammesso al passivo). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Novembre 2018, n. 30824.


Fallimento – Riparto – Credito del fallimento per indennità di occupazione e spese legali – Compensazione giudiziale con il credito del creditore concorrente – Ammissibilità.
In sede di riparto può operare la compensazione giudiziale secondo le norme codicistiche tra il credito del fallimento liquido e di pronta soluzione per indennità di occupazione e spese legali e il credito del creditore concorrente, senza che rilevi in alcun modo la disciplina di cui all’art. 56 l. fall. (Alessandro Lendvai) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 17 Maggio 2018.


Intermediazione finanziaria - Contratto quadro - Nullità - Regime generale ex art. 2033 c.c. - Applicabilità - Limiti - Conseguenze.
Accertata la nullità del contratto d'investimento, il venir meno della causa giustificativa delle attribuzioni patrimoniali comporta l'applicazione della disciplina dell'indebito oggettivo, di cui agli artt. 2033 ss. c.c., con il conseguente sorgere dell'obbligo restitutorio reciproco, subordinato alla domanda di parte ed all'assolvimento degli oneri di allegazione e di prova, avente ad oggetto, da un lato, le somme versate dal cliente alla banca per eseguire l'operazione e, dall'altro lato, i titoli consegnati dalla banca al cliente e gli altri importi ricevuti a titolo di frutti civili o di corrispettivo per la rivendita a terzi, a norma dell'art. 2038 c.c., con conseguente applicazione della compensazione fra i reciproci debiti sino alla loro concorrenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Marzo 2018, n. 6664.


Fallimento - Debiti pecuniari - Compensazione - Giudizio promosso dal fallimento per il recupero di un credito del fallito - Credito opposto in compensazione - Eccezione riconvenzionale - Ammissibilità - Credito eccedente la domanda del fallimento - Domanda riconvenzionale - Insinuazione al passivo - Necessità.
Nel giudizio promosso dal curatore per il recupero di un credito del fallito il convenuto può eccepire in compensazione, in via riconvenzionale, l'esistenza di un proprio controcredito verso il fallimento, atteso che tale eccezione è diretta esclusivamente a neutralizzare la domanda attrice ottenendone il rigetto totale o parziale, mentre il rito speciale per l’accertamento del passivo previsto dagli artt. 93 e ss. l.fall. trova applicazione nel caso di domanda riconvenzionale, tesa ad una pronuncia a sé favorevole idonea al giudicato, di accertamento o di condanna al pagamento dell’importo spettante alla medesima parte una volta operata la compensazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 18 Dicembre 2017, n. 30298.


Aumento di capitale – Obbligo di conferimento di denaro – Compensazione di un credito vantato dal sottoscrittore – Mancanza di espressa disposizione della deliberazione di aumento – Ammissibilità – Espressa richiesta della liberazione in denaro – Ammissibilità.
L'obbligo di conferimento di denaro in esecuzione di un aumento di capitale può essere estinto mediante compensazione di un credito vantato dal sottoscrittore verso la società (che sia certo, liquido ed esigibile) anche in mancanza di espressa disposizione della deliberazione di aumento: tale compensazione, qualora sia legale e abbia quindi ad oggetto debiti certi, liquidi ed esigibili ai sensi dell'art. 1243 c.c., non richiede, infatti, il consenso della società, nemmeno nel momento in cui viene eseguita la sottoscrizione, con la precisazione che qualora il sottoscrittore intenda invece avvalersi, a tali fini, di un credito certo e liquido, ma non esigibile, la compensazione richiede il consenso della società ai sensi dell'art. 1252 c.c.
 
L'assemblea dei soci, nel disporre l'operazione sul capitale, potrebbe tuttavia statuire l'esclusione della compensabilità tra credito da restituzione e debito da aumento di capitale; l'assemblea non deve, pertanto, obbligatoriamente deliberare sulla compensabilità del debito da sottoscrizione, se non per escluderla richiedendo la liberazione dell'aumento mediante versamento in denaro. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 06 Febbraio 2017.


Aumento di capitale – Compensazione di credito per finanziamento soci – Postergazione – Conseguenze.
L'inesigibilità del credito derivante dalla postergazione legale impedisce l'operatività della compensazione con il debito del medesimo socio derivante dall'aumento di capitale, e va da sé che l'art. 2467 c.c. è ostativo all'operare tanto della compensazione legale, mancando il requisito dell'esigibilità di uno dei due crediti, quanto della compensazione volontaria, in quanto l'amministratore della società ha il dovere di opporre la postergazione del finanziamento del socio.

Il regime della postergazione opera anche al di fuori della fase di liquidazione o di una procedura concorsuale e, dunque, anche nella fase operativa della società (durante societate). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 06 Febbraio 2017.


Rilevabilità d’ufficio della compensazione atecnica, a prescindere dall’eccezione della parte, anche oltre i termini processuali previsti a pena di decadenza, quando i presupposti siano risultanti agli atti di causa.
Il principio, secondo il quale l'istituto della compensazione (postulando l'autonomia dei rapporti cui si riferiscono le contrapposte ragioni di credito delle parti) non trova applicazione nel caso in cui non sussista la predetta autonomia di rapporti, per avere origine i rispettivi crediti nell'ambito di un’unica relazione negoziale (ancorché complessa), non esclude la possibilità della valutazione, nell'ambito del medesimo giudizio, delle reciproche ragioni di credito e del consequenziale accertamento contabile del saldo finale delle contrapposte partite di dare - avere derivanti da un unico rapporto, valutazione che, per contro, può sempre aver luogo ed alla quale, anzi, il giudice deve procedere anche d'ufficio, trovando il detto principio applicazione, per converso, al solo fine di escludere che, a tale operazione, possano essere opposti i limiti di carattere tanto sostanziale quanto processuale stabiliti dall'ordinamento per l'operatività della compensazione stessa quale regolata, in senso tecnico-giuridico, negli artt. 1241 e segg. cod. civ. (Paolo Martini) (Matteo Nerbi) (riproduzione riservata) Appello Genova, 20 Aprile 2016.


Contratti bancari - Operazioni bancarie in conto corrente - Compensazione tra i saldi di più conti o rapporti - Presupposti - Esigibilità dei saldi - Giroconto da un conto con saldo attivo ad un altro con saldo passivo esigibile - Pagamento revocabile - Esclusione - Fondamento.
La compensazione tra i saldi attivi e passivi di più rapporti di conto corrente tra banca e cliente, prevista dall'art. 1853 c.c., presuppone non che si tratti di conti chiusi, ma solo che siano esigibili i contrapposti crediti. Ne deriva che, in caso di giroconto da un rapporto con saldo attivo e, come tale, immediatamente disponibile per il cliente (salvo patto contrario ex art. 1852 c.c.), ad uno ancora aperto ma con saldo passivo già esigibile per la banca, l'estinzione di tale debito non consegue ad un pagamento revocabile ai sensi dell'art. 67 l.fall. ma alla compensazione, ammessa dall'art. 56 l.fall., tra il credito della banca verso il cliente poi fallito ed il debito della stessa banca nei confronti di quest'ultimo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Gennaio 2016, n. 512.


Presupposti di compensabilità tra crediti – Credito “sub iudice” – Compensazione giudiziale, legale, e compensazione cosiddetta “atecnica” in materia di crediti di lavoro – Applicabilità dei presupposti di cui all’art. 1243 c.c. anche alla fattispecie della compensazione “atecnica”.
Nel giudizio di opposizione all’ingiunzione promossa per crediti di lavoro, non merita accoglimento l’eccezione di compensazione sollevata dal datore di lavoro opponente, ed avente ad oggetto un suo supposto controcredito per risarcimento del danno, ove detto controcredito sia stato già dedotto per l’accertamento in un separato giudizio.
La compensazione presuppone, ex art. 1243 cod. civ., che i crediti siano certi, liquidi ed esigibili (o di facile e pronta liquidazione), sicché, ove uno dei due crediti oggetto di compensazione sia contestato in un giudizio differente rispetto a quello in cui è sollevata l’eccezione di compensazione, non si applica la compensazione legale, attesa la sua illiquidità, né la compensazione giudiziale, poiché potrà essere liquidato soltanto in quel separato giudizio, né si applica la cosiddetta "compensazione atecnica", perché essa non può essere utilizzata per dare ingresso ad una sorta di "compensazione di fatto", sganciata da ogni limite previsto dalla disciplina codicistica.

Nota: a favore dell’indirizzo espresso nella pronuncia: CC 1695/2015, 20864/2015, 21736/2015, CC 9608/2013, CC 2480/2003, CC 580/2001; contra: CC 23573/2013; sul contrasto giurisprudenziale: CC sez. III 11/09/2015 n° 18001 ha rimesso gli atti al Primo Presidente perché valuti l'opportunità che le SSUU si pronuncino ai sensi dell'art. 374, comma 2, c.p.c.). (Paolo Martini) (Matteo Nerbi) (riproduzione riservata)
Tribunale Venezia, 12 Gennaio 2016.


Art. 169 bis Contratti in corso di esecuzione – Sospensione e scioglimento di contratti bancari – Contratti non compiutamente eseguiti – Applicabilità

Operazioni commerciali riferibili ad un unico rapporto di conto corrente – Inapplicabilità della compensazione
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Pur volendo accedere all'interpretazione che ha equiparato l'oggetto degli articoli 72 e 169 bis L.F., con ciò escludendosi la sospensione o lo scioglimento dei contratti integralmente eseguiti da una delle parti, è evidente come la preclusione non possa operare allorché la prestazione non sia stata eseguita totalmente dall'istituto di credito, circostanza che ricorre, in particolare, quando l'imprenditore non abbia acceduto all'intero ammontare accordato: in queste ipotesi, poiché l'imprenditore, nella vigenza del contratto (sul punto il legislatore è stato lapalissiano con l'introduzione del superfluo ultimo periodo del terzo comma dell'articolo 182 quinquies L.F.) può accedere alle somme accordate e non ancora riscosse, è consentito al tribunale concedere l'autorizzazione alla sospensione o allo scioglimento del contratto.

Nell'ipotesi di operazioni commerciali riferibili ad un unico rapporto di conto corrente non può operare la compensazione - la quale presuppone la alterità dei rapporti giuridici - ma si verifica un mero effetto contabile di elisione delle poste attive e passive; ciò determina una illegittima acquisizione delle somme pagate dai terzi debitori in data successiva alla pubblicazione della domanda di concordato, poiché non vi è alcuna compensazione e si tratta di un pagamento vietato riferibile all'imprenditore in forza di una delegazione di pagamento fatta al terzo. (Vincenzo Cannarozzo) (riproduzione riservata)
Tribunale Rovigo, 28 Ottobre 2015.


Cessione di credito - Cessione di credito futuro - Effetto traslativo al momento in cui il credito viene ad esistenza - Natura consensuale del contratto di cessione - Opponibilità dalla notifica o accettazione

Cessione di credito - Cessione di credito futuro - Titolarità in capo al cessionario - Esistenza del credito - Eccezione di compensazione del debitore ceduto - Esclusione

Cessione di crediti futuri - Cessione di massa - Indeterminatezza - Disposizione dell’articolo 3 della legge n. 52 del 1991

Cessione di credito - Cessione di crediti futuri - Eccezioni attinenti alla fonte negoziale del credito - Opponibilità al factor - Eccezioni attinenti a fatti estintivi posteriori al rapporto obbligatorio - Opponibilità - Distinzione
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Se è vero che nella cessione di credito futuro l’effetto traslativo si verifica soltanto nel momento in cui il credito viene ad esistenza, tuttavia, data la natura consensuale del contratto di cessione di credito, questo si perfeziona per effetto del solo consenso dei contraenti, cedente e cessionario, ed è opponibile al ceduto nel momento in cui la cessione gli viene notificata o è da questi accettata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nonostante nel contratto di cessione di credito futuro il cessionario ne diventi titolare solo quando il credito viene ad esistenza, il credito stesso entra direttamente nella sfera giuridica del cessionario, senza mai transitare attraverso quella del cedente, con la conseguenza che nei confronti di quest’ultimo il ceduto non potrà mai sollevare l’eccezione di compensazione, non verificandosi il presupposto della coesistenza dei due crediti-debiti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il legislatore, in tema di cessione di crediti futuri, si è preoccupato di prevenire possibili censure di nullità sotto il profilo della determinatezza dell’oggetto prevedendo, all’articolo 3, comma 4, della legge n. 52 del 1991 che “la cessione dei crediti in massa si considera con un oggetto determinato, anche con riferimento a crediti futuri, se è indicato il debitore ceduto, salvo quanto prescritto nel comma 3”. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Si applica anche alla cessione dei crediti futuri il principio elaborato dalla giurisprudenza, secondo il quale, mentre le eccezioni attinenti alla fonte negoziale del credito (inesistenza, nullità, annullabilità del negozio) sono sempre opponibili al factor cessionario, quelle attinenti a fatti estintivi posteriori al rapporto obbligatorio sono punibili solo se tali fatti si siano verificati prima della conoscenza della cessione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Venezia, 25 Maggio 2014.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Organi preposti al fallimento - Curatore - Obblighi - Responsabilità - Deposito delle somme afferenti alle attività di gestione in libretto bancario nominativo intestato alla procedura fallimentare - Indebiti prelievi da parte di terzi - Omessa custodia del libretto del fallimento - Responsabilità del curatore - Sussistenza.
In tema di responsabilità del cessato curatore fallimentare, l'intervenuta delega a terzi di custodia del libretto bancario intestato alla curatela e l'omissione di ogni controllo sulle relative operazioni bancarie costituiscono violazione del principio di in trasmissibilità delle funzioni di curatore e dell'obbligo di custodia del libretto; in tal caso, pertanto, eventuali indebiti prelievi da parte di terzi o di dipendenti della banca non costituiscono evento interruttivo del nesso di causalità tra la condotta negligente del curatore e l'evento dannoso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Gennaio 2011.


Locazione - Mancato recesso da parte del curatore - Obbligo di pagamento dei canoni - Omissione - Giudizio in sede ordinaria promosso dal locatore per il pagamento in questione - Deduzione da parte del curatore in compensazione ordinaria del credito per indennità per miglioramenti nonchè della compensazione prevista dall'art. 56 legge fallimentare - Inammissibilità

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Nel giudizio in sede ordinaria promosso dai locatori di un immobile condotto dal fallito per il pagamento dei canoni scaduti - gravanti sulla massa del fallimento a norma dell'art 80 legge fall - il curatore fallimentare non può opporre in compensazione ordinaria il debito dei locatori per le indennità dovute ai termini dell'art 1592 cod civ a seguito dei miglioramenti apportati dal conduttore all'immobile, trattandosi di un debito incerto sia in ordine all'an che al quantum per non essersi verificata la prescritta riconsegna, e neppure invocare al riguardo la compensazione prevista dall'art 56 della legge fallimentare, applicandosi questa soltanto ai creditori del fallito per i loro rispettivi debiti nei confronti di quest'ultimo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 05 Settembre 1977, n. 3881.