LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO I
Delle obbligazioni in generale
CAPO III
Dell'inadempimento delle obbligazioni

Art. 1227

Concorso del fatto colposo del creditore
TESTO A FRONTE

I. Se il fatto colposo del creditore ha concorso a cagionare il danno, il risarcimento è diminuito secondo la gravità della colpa e l'entità delle conseguenze che ne sono derivate.

II. Il risarcimento non è dovuto per i danni che il creditore avrebbe potuto evitare usando l'ordinaria diligenza.


GIURISPRUDENZA

Assegno Bancario – Spedizione per posta ordinaria – Sottrazione del titolo – Soggetto non legittimato – Incasso – Mittente – Concorso di colpa.
La spedizione per posta ordinaria di un assegno, ancorché munito di clausola di intrasferibilità, costituisce, in caso di sottrazione del titolo e riscossione da parte di un soggetto non legittimato, condotta idonea a giustificare un concorso di colpa del mittente, comportando, in relazione alle modalità di trasmissione e consegna previste dal servizio postale, l’esposizione volontaria del mittente a un rischio superiore a quello consentito dal rispetto delle regole di comune prudenza e dal dovere di agire per preservare gli interessi degli altri soggetti coinvolti nella vicenda e configurandosi, dunque, come antecedente necessario dell’evento dannoso, concorrente con il comportamento colposo eventualmente tenuto dalla banca nell’identificazione del presentatore. Cassazione Sez. Un. Civili, 26 Maggio 2020, n. 9769.


Risarcimento del danno - Concorso colposo del creditore - Esame d'ufficio - Ammissibilità - Ipotesi di cui all'art. 1227, comma 2, c.c. - Natura di eccezione in senso stretto.
In tema di risarcimento del danno, l'ipotesi del fatto colposo del creditore che abbia concorso al verificarsi dell'evento dannoso (di cui all'art. 1227 c.c., comma 1) va distinta da quella (disciplinata dal secondo comma della medesima norma) riferibile ad un contegno dello stesso danneggiato che abbia prodotto il solo aggravamento del danno senza contribuire alla sua causazione, giacché - mentre nel primo caso il giudice deve procedere d'ufficio all'indagine in ordine al concorso di colpa del danneggiato, sempre che risultino prospettati gli elementi di fatto dai quali sia ricavabile la colpa concorrente, sul piano causale, dello stesso - la seconda di tali situazioni forma oggetto di un'eccezione in senso stretto, in quanto il dedotto comportamento del creditore costituisce un autonomo dovere giuridico, posto a suo carico dalla legge quale espressione dell'obbligo di comportarsi secondo buona fede. (Egidio Greco) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 21 Aprile 2020.


Responsabilità concorsuale tra compagnia assicurativa e banca negoziatrice – Assegno di traenza inviato tramite posta – Incasso da soggetti non legittimati – Concorso del fatto colposo del creditore.
In sede di accertamento della responsabilità della banca negoziatrice, per l’incasso di assegni di traenza da soggetti a ciò non legittimati, vi è concorso di colpa ex art. 1227 c.c. nel comportamento imprudente della compagnia assicurativa che, pur conoscendo il rischio che siano commessi illeciti con gli assegni di traenza, in quanto fenomeno non nuovo e ben noto agli operatori del settore, continui ad inviare via posta ordinaria gli assegni, invece di prediligere altre forme di pagamento o consegna dell’assegno. (Maria Maddalena Giungato) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 24 Febbraio 2020.


Conto corrente bancario – Consegna a terzo di credenziali di accesso – Omesso successivo controllo – Responsabilità della banca – Esclusione ex art. 1227, comma 2  cc.
Deve escludersi ai sensi dell’art. 1227, comma 2 cpc la responsabilità della banca per gli ammanchi sul conto corrente del cliente che, senza di ciò informare l’istituto di credito, abbia consegnato a un terzo le credenziali di accesso al proprio conto corrente on line, omettendo, poi, per anni qualunque verifica dell’andamento del conto. Ciò in quanto la verifica dell’andamento del conto corrente e la comunicazione degli ammanchi alla banca avrebbe del tutto evitato il danno. (massima ufficiale) Tribunale Milano, 08 Gennaio 2020.


Dichiarazione giudiziale di paternità naturale – Risarcimento del danno endofamiliare – Concorso di colpa del figlio ultramaggiorenne – Sussistenza – Criterio di liquidazione – Equità – Metà del minimo assegno di mantenimento mensile.
Il ritardo del figlio nel promuovere l’azione di riconoscimento della paternità naturale non può andare a detrimento del padre incrementando sine die l’importo del risarcimento endofamiliare, nei casi in cui l’azione sia concretamente esperibile e non venga esperita.

Il risarcimento del danno deve, in ogni caso, essere parametrato ad un arco temporale in cui può, plausibilmente e secondo l’id quod plerumque accidit, essersi in concreto avvertito il vuoto affettivo-consolatorio dovuto alla mancanza del padre, cioè verosimilmente fino alla maggiore età.

La misura del risarcimento endofamiliare di questo tipo non può che essere stabilita in via equitativa, facendo riferimento al parametro della metà dell’assegno minimo mensile di mantenimento per un figlio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza, 24 Ottobre 2019.


Inadeguatezza dell’operazione di acquisto di un unico strumento finanziario di natura azionaria – Mancata informativa circa l’inadeguatezza dell’operazione da parte dell’intermediario ex art. 29 reg. Consob 11522/98 – Sussiste

Concorso del fatto colposo del danneggiato – Esclusione

Risarcimento del danno – Riduzione con criterio equitativo del 20 % in relazione all’alea degli strumenti finanziari sottoscritti
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L’omissione di puntuale informativa al cliente in ordine all’inadeguatezza dell’operazione per entità dell’importo investito, per natura del prodotto finanziario e per il momento storico del mercato costituisce grave violazione dell’art. 29 reg. Consob 11522/98 ed andava segnalata all’investitore per una adeguata informativa  e determina  il conseguente risarcimento del danno.

Non sussiste alcun concorso colposo del danneggiato che non si è attivato alla vendita degli strumenti finanziari al fine di limitare il danno a causa del repentino crollo del valore dei titoli.

Il risarcimento del danno pari alla differenza tra l’importo investito e quello recuperato in seguito alla liquidazione del comparto va ridotto equitativamente del 20 % in ordine all’alea dello strumento finanziario sottoscritto e poi aumento degli interessi legali e della rivalutazione monetaria dalla data di liquidazione del comparto. (Angelo Riva) (riproduzione riservata)
Tribunale Brescia, 11 Giugno 2019.


Furto bancomat - Prelievi illeciti - Negligente custodia del Pin da parte del titolare - Omessa predisposizione da parte dell’Intermediario di adeguato servizio telefonico di blocco della carta - Concorso di colpa tra titolare ed Intermediario - Applicabilità dell’art.1227, comma 1, c.c..
In tema di servizi di pagamento tramite l’utilizzo di carte elettroniche, l’intermediario, nella organizzazione del proprio servizio di assistenza telefonica è tenuto, in base all’art.8,1° comma, lett.c, del D.Lgs n.11/2010, ad assicurare che siano sempre disponibili strumenti adeguati affinché l’utente dei servizi possa eseguire efficacemente la comunicazione di blocco della carta.

Pertanto, nella ipotesi in cui il titolare lamenti il furto del bancomat e quindi i successivi prelievi illeciti da parte di terzi, occorre valutare da un lato la condotta tenuta dal cliente-ricorrente in relazione ai suoi obblighi di custodia dello strumento di pagamento e dei codici PIN, dall’altro lato la idoneità ed il funzionamento degli apparati messi a disposizione all’intermediario per denunciare il blocco della carta;  all’esito di tale accertamento ben può dichiararsi il concorso di colpa tra le parti ai sensi dell’art. 1227, comma 1, cod.civ., laddove siano emersi dalla istruttoria elementi di responsabilità a carico di entrambe.

[Nel caso di specie, l’ABF ha dichiarato il concorso di colpa in quanto il titolare della carta aveva ammesso di aver conservato il codice PIN della carta di debito nel proprio portafoglio insieme con carta elettronica, ma, accortosi del furto, aveva immediatamente telefonato al servizio di blocco delle carte messo a disposizione dall’intermediario, rimanendo in attesa una prima volta per 10 minuti ed una seconda volta per 19 minuti, durante i quali i malfattori avevano effettuato la maggior parte dei prelievi]. (Andrea Russo) (riproduzione riservata)
ABF Napoli, 21 Maggio 2019, n. 13901.


Responsabilità patrimoniale – Cause di prelazione e della conservazione della garanzia patrimoniale – Pegno – Vendita anticipata – Dovere del creditore di cooperazione con il datore della cosa – Obbligo di buona fede oggettiva nell'esecuzione del contratto e di conservazione della cosa ricevuta in pegno ex art. 2790 cod. civ – Tempestivo e motivato riscontro alle sollecitazioni di liquidazione provenienti dal datore del pegno – Rischio concreto di deterioramento del bene in garanzia – Obbligo del creditore garantito di dare tempestivo e motivato riscontro alle sollecitazioni di liquidazione del datore del pegno – Fattispecie in tema di pegno di titoli

Pegno – Pegno di titoli quotati – Custodia effettuata da soggetti qualificati da particolari qualità soggettive – Banche e intermediari finanziari – Dovere di conservazione del valore della cosa data in pegno – Diligenza professionale di cui all’art. 1176 c.c. – Concorso colposo del creditore di cui all’art. 1227 c.c.
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Viola l'obbligo di buona fede oggettiva nell'esecuzione del contratto e di conservazione della cosa ricevuta in pegno ex art. 2790 cod. civ., il creditore garantito che, a fronte di un rischio oggettivo e sensibile di deterioramento del bene in garanzia, non si attiva per procedere all'eventuale liquidazione del medesimo; del pari, è da ritenere contrario al canone di buona fede il comportamento del creditore garantito che non dia tempestivo e motivato riscontro alle sollecitazioni di liquidazione provenienti dal datore del pegno, che paventi il rischio concreto di deterioramento del bene in garanzia. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Nel caso in cui la garanzia pignoratizia sia costituita da strumenti finanziari quotati nel mercato regolamentato e la custodia del bene dato in garanzia sia effettuata da soggetti qualificati da particolari qualità soggettive (banche, intermediari finanziari ecc.), è alla diligenza professionale di cui all’art. 1176 c.c. che si deve far riferimento per valutare il rispetto da parte del creditore del canone di buona fede oggettiva.

Il comportamento del creditore pignoratizio che non si attivi per la conservazione del valore della cosa data in pegno con la diligenza richiesta dalla qualifica professionale che lo contraddistingue può, tenendo conto del comportamento dello stesso creditore come pure della natura del datore e di tutte le altre circostanze del caso concreto, integrare la fattispecie del concorso colposo del creditore di cui all’art. 1227 c.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 14 Maggio 2019, n. 12863.


Responsabilità – Cosa in custodia – Configurabilità – Prova contraria – Sussistenza – Presunzione di responsabilità .
Il danno cagionato da buche del manto della strada di proprietà comunale integra una ipotesi di responsabilità ex art. 2051 c.c., salva la prova liberatoria del caso fortuito.

(Nel caso di specie – a seguito del fatto dannoso, consistente nell’incagliarsi di una carrozzina per disabili in una buca stradale con conseguente lesione del soggetto trasportato, veniva accertata la responsabilità per il danno cagionato da cosa in custodia, giacché la fenditura della strada risultava invisibile poiché coperta d’acqua; veniva così rigettata l’eccezione del  Comune, di concorso colposo ex art. 1227 c.c., che non aveva offerto la prova contraria alla presunzione iuris tantum della sua responsabilità). (Laura Rizzi) (riproduzione riservata)
Tribunale Como, 13 Febbraio 2019.


Provvedimenti d’urgenza – Risarcimento del danno – Debiti di valore – Concause umane e naturali – Solidarietà passiva – Limiti soggettivi del giudicato.
L’obbligazione risarcitoria rientra normalmente fra le ipotesi di debito di valore e, come tale, non ha per oggetto una somma di denaro determinata o agevolmente determinabile bensì l’equivalente del controvalore in denaro di un determinato bene; pertanto, indipendentemente dalla sussistenza del fumus e del periculum, non si può agire ex art. 700 cod. proc. civ. al fine di procurarsi un titolo esecutivo in via anticipata rispetto alla sentenza prima che il danno sia stato liquidato.

L’evoluzione giurisprudenziale in materia di concause naturali ha comportato la riaffermazione del criterio dell’all-or-nothing per la causalità materiale e, specularmente, il riconoscimento della frazionabilità della causalità giuridica tramite riduzione equitativa del danno-conseguenza.

Tuttavia, tale evoluzione non consente di discostarsi dai principi della solidarietà previsti dall’art. 2055 cod. civ. con riguardo ai coautori del medesimo illecito o inadempimento.

La possibilità di ridurre in via equitativa il danno-conseguenza qualora una o più cause naturali abbiano concorso a determinare l’evento, infatti, trova giustificazione nella circostanza che il danneggiante tenuto a risarcire per l’intero non potrà in seguito rivalersi sulla concausa naturale. Viceversa, nell’ipotesi di concause umane, il convenuto tenuto a risarcire da solo per l’intero potrà pur sempre rivalersi sugli altri coautori in proporzione della rispettiva colpa.

Non vi sono, infine, profili problematici inerenti al giudicato e ai suoi limiti soggettivi poiché gli artt. 1306 cod. civ. e 106 cod. proc. civ. assicurano la coerenza del sistema. (Stefano Romoli) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso, 13 Novembre 2018.


Risarcimento del danno - Concorso del fatto colposo del creditore o del danneggiato - Dovere di diligenza imposto al danneggiato - Portata e limiti.
Ai fini della concreta risarcibilità dei danni subiti dal creditore, l'art. 1227, comma 2, c.c., nel porre la condizione dell'inevitabilità dei danni attraverso l'uso dell'ordinaria diligenza, impone al creditore anche una condotta attiva o positiva diretta a limitare le conseguenze dannose di tale comportamento; tuttavia, nell'ambito dell'ordinaria diligenza richiesta, sono ricomprese soltanto quelle attività che non siano gravose o eccezionali o tali da comportare notevoli rischi o rilevanti sacrifici. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Luglio 2018, n. 20146.


Risarcimento del danno - Concorso del fatto colposo del creditore o del danneggiato - Dovere di diligenza imposto al danneggiato - Portata e limiti.
Ai fini della concreta risarcibilità dei danni subiti dal creditore, l'art. 1227, comma 2, c.c., nel porre la condizione dell'inevitabilità dei danni attraverso l'uso dell'ordinaria diligenza, impone al creditore anche una condotta attiva o positiva diretta a limitare le conseguenze dannose di tale comportamento; tuttavia, nell'ambito dell'ordinaria diligenza richiesta, sono ricomprese soltanto quelle attività che non siano gravose o eccezionali o tali da comportare notevoli rischi o rilevanti sacrifici. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Luglio 2018, n. 20146.


Risarcimento del danno - Concorso colposo del creditore - Esame d'ufficio - Ammissibilità - Ipotesi di cui all'art. 1227, comma 2, c.c. - Natura di eccezione in senso stretto - Sussistenza - Fondamento.
In tema di risarcimento del danno, l'ipotesi del fatto colposo del creditore che abbia concorso al verificarsi dell'evento dannoso (di cui al primo comma dell'art. 1227 c.c.) va distinta da quella (disciplinata dal secondo comma della medesima norma) riferibile ad un contegno dello stesso danneggiato che abbia prodotto il solo aggravamento del danno senza contribuire alla sua causazione, giacché - mentre nel primo caso il giudice deve procedere d'ufficio all'indagine in ordine al concorso di colpa del danneggiato, sempre che risultino prospettati gli elementi di fatto dai quali sia ricavabile la colpa concorrente, sul piano causale, dello stesso - la seconda di tali situazioni forma oggetto di un'eccezione in senso stretto, in quanto il dedotto comportamento del creditore costituisce un autonomo dovere giuridico, posto a suo carico dalla legge quale espressione dell'obbligo di comportarsi secondo buona fede. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 19 Luglio 2018, n. 19218.


Responsabilità ex art. 2051 c.c. - Responsabilità ex art. 2043 c.c. -  Condotta colposa del danneggiato - Ordinaria diligenza ex art. 1227 co. 2 c.c. - Insussistenza del nesso causale tra cosa e danno - Rigetto della domanda risarcitoria nei confronti dell’Ente comunale.
Un comportamento imprudente del danneggiato, atto ad escludere che lo stesso abbia adoperato l’ordinaria diligenza che gli si richiede, può, tanto nel caso di responsabilità ex art. 2051 c.c., quanto in quella generica ex art. 2043 c.c. - oltre che integrare un concorso di colpa ex art. 1227 co.1 c.c. - interrompere il nesso eziologico sussistente tra la causa del danno ed il danno stesso, portando ad escludere la responsabilità in capo al danneggiante.

Qualora il danno non è l’effetto esclusivo di un dinamismo interno alla cosa, ma richieda che l’agire umano, ed in particolare quello del danneggiato si unisca al modo di essere della cosa, essendo di per sé statica ed inerte, per la prova del nesso causale occorre altresì dimostrare che lo stato dei luoghi presentava un’obiettiva situazione di pericolosità, tale da rendere molto probabile, se non inevitabile, il danno.

Differentemente, allorché la cosa svolga solo il ruolo di occasione dell’evento e sia svilita a mero tramite del danno, provocato da una causa ad essa estranea, che ben può rintracciarsi nello stesso comportamento del danneggiato, si verifica il c.d. fortuito incidentale, sufficiente ad interrompere il collegamento causale tra la cosa ed il danno.

(Nel caso di specie, caduta del pedone a seguito della discesa dal marciapiede nel punto caratterizzato da maggior dislivello, peraltro ben visibile, anziché da altro punto che consentisse un accesso più agevole sulla strada). (Agostino Parisi) (riproduzione riservata)
Tribunale Potenza, 08 Giugno 2018.


Intermediazione finanziaria – Responsabilità contrattuale dell’intermediario – Violazione degli obblighi informativi ex art. 21 TUF in relazione ad operazioni ad alto rischio – Concorso di colpa ex art. 1227 c.c. dell’investitore non professionale della produzione del danno – Generale esclusione – Condotta dell’investitore che non disinveste su consiglio dell’intermediario – Carattere colposo ai sensi dell’art. 1227 c.c. – Esclusione.
Nella prestazione dei servizi di investimento, qualora l’intermediario abbia dato corso all’acquisto di titoli ad alto rischio senza adempiere ai propri obblighi informativi, ed il cliente non rientri nelle categorie di investitore qualificato o professionale previste dalla normativa di settore, non è configurabile alcun concorso di colpa di quest’ultimo nella produzione del danno. In particolare, non costituisce concorso colposo ex art. 1227 c.c. la condotta dell’investitore che non accoglie i suggerimenti, provenienti dall’intermediario, di disinvestimento totale o parziale rispetto ai titoli già acquistati, atteso che tale condotta non comporta un’esposizione volontaria ad un rischio, né viola una regola di comune prudenza. (Alberto Mager) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 28 Febbraio 2018.


Dichiarazione falsa o reticente del terzo pignorato – Responsabilità ex art. 2043 c.c. – Esperibilità in autonomo giudizio.
Il terzo pignorato, chiamato a rendere la dichiarazione, ai sensi dell’art. 547 cod. proc. Civ., deve fornire indicazioni complete e dettagliate dal punto di vista oggettivo, in modo da consentire l’identificazione dell’oggetto della prestazione dovuta al debitore esecutato, compresi il titolo ed il quantum del credito pignorato; invece, dal punto di vista soggettivo, è necessario e sufficiente che dichiari quali siano i rapporti intrattenuti soltanto col soggetto che nell’atto di pignoramento è indicato come debitore sottoposto ad esecuzione. (Stefano Bazzani) (riproduzione riservata)

Nel caso in cui il pignoramento sia rivolto nei confronti di un organo dell’apparato di uno Stato Estero privo di autonomia patrimoniale o che si avvalga di altri organi o soggetti per adempiere alle proprie obbligazioni, deve essere il creditore procedente a farsi carico di tale situazione dandone atto nel pignoramento. (Stefano Bazzani) (riproduzione riservata)

L’instaurazione del giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo (oggi la contestazione della dichiarazione del terzo ai sensi dell’art. 549 cod. proc. civ. come sostituito dalla legge 24 dicembre 2012 n. 228) non costituisce condizione di proponibilità della domanda risarcitoria, potendo tutt’al più la mancata contestazione della dichiarazione del terzo rilevare come fatto colposo del creditore, la cui valutazione ai sensi dell’art. 1227, comma primo o comma secondo, cod. civ costituisce oggetto di un accertamento di fatto demandato al giudice di merito.
Ne consegue che l’azione di responsabilità ai sensi dell’art. 2043 cod. civ. da parte del creditore procedente che assuma di avere subito danni per la dichiarazione falsa o reticente resa dal terzo pignorato nel processo di espropriazione presso terzi può essere esperita con giudizio autonomo e distinto da questo processo. (Stefano Bazzani) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 28 Febbraio 2017, n. 5037.


Assegni – Illecita negoziazione del titolo – Concorso di colpa del creditore ex art.1227 c.c. – Responsabilità della banca negoziatrice – Insussistenza.
Nessuna responsabilità è imputabile alla banca negoziatrice dell’assegno nell’ipotesi in cui il comportamento illecito dell’agente, che ha agito per anni come rappresentante della compagnia assicuratrice senza averne i relativi poteri, non è mai stato oggetto di contestazione da parte della compagnia stessa, posto che detta condotta integra senza dubbio un comportamento colposo del creditore che ha concorso ex art. 1227 c.c. in modo determinante a provocare il danno lamentato nel presente giudizio. (Nicola Scopsi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 18 Gennaio 2017.


Intermediazione finanziaria – Responsabilità dell’intermediario per fatto illecito del promotore finanziario ex art. 31 d.lgs. n. 58/1998 – Natura oggettiva – Nesso di occasionalità necessaria tra condotta del promotore e danno arrecato al terzo – Sufficienza

Intermediazione finanziaria – Responsabilità dell’intermediario per fatto illecito del promotore finanziario ex art. 31 d.lgs. n. 58/1998 – Consegna al promotore di somme di denaro con modalità difformi – Appropriazione indebita delle somme – Interruzione nesso di causalità tra attività svolta dal promotore e consumazione dell’illecito – Esclusione

Intermediazione finanziaria – Responsabilità dell’intermediario per fatto illecito del promotore finanziario ex art. 31 d.lgs. n. 58/1998 – Responsabilità esclusiva o concorrente del cliente ex art. 1227 c.c. nella determinazione dell’evento lesivo – Esclusione
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Il disposto dell’art. 31, III co., del D.Lgs. 24 febbraio 1998 n. 58 (norma che costituisce una specificazione della generale previsione dell’art. 2049 c.c) configura, in capo all’intermediario, una responsabilità oggettiva indiretta per il fatto illecito del promotore finanziario cui abbia conferito l’incarico. Tale responsabilità sorge a prescindere dalla sussistenza di uno stretto nesso eziologico tra le mansioni in concreto affidate al promotore e l’evento dannoso, essendo invece sufficiente la sussistenza di un rapporto di occasionalità necessaria (e cioè l’insorgenza di una situazione, per effetto dell’incarico affidato, tale da aver agevolato o reso possibile il fatto illecito ed il conseguente evento dannoso, quand’anche l’incaricato abbia agito al di là delle proprie incombenze o addirittura violando le prescrizioni impartite, purché nell’ambito delle proprie mansioni). (Valentina Greco) (riproduzione riservata)
 
La mera circostanza che il cliente abbia consegnato al promotore finanziario somme di denaro con modalità difformi da quelle con cui quest’ultimo sarebbe legittimato a riceverle, di per sé sola, non vale, in caso d’indebita appropriazione di dette somme, ad interrompere il nesso di causalità esistente tra lo svolgimento dell’attività del promotore finanziario e la consumazione dell’illecito, e non preclude, pertanto, la possibilità d’invocare la responsabilità solidale dell’intermediario preponente, atteso che la richiamata normativa è destinata a tutelare gli interessi del risparmiatore e non può essere, quindi, interpretata nel senso che da essa derivi un onere di diligenza a carico del medesimo, la cui violazione gli sia addebitabile a titolo di colpa concorrente o esclusiva. (Valentina Greco) (riproduzione riservata)

È esclusa la responsabilità esclusiva o concorrente della cliente ex art. 1227 c.c. nella determinazione dell’evento lesivo non risultando in alcun modo la collusione o la consapevole e fattiva acquiescenza della cliente agli illeciti perpetrati dal promotore e dovendosi, anzi, ritenere che quest’ultimo sia riuscito ad ottenere il versamento con modalità anomale delle somme destinate ad investimenti proprio approfittando del rapporto fiduciario instaurato con la cliente. (Valentina Greco) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 02 Febbraio 2016.


Attività medico-chirurgica – Intervento di sterilizzazione – Omessa esecuzione dell’intervento richiesto – Responsabilità della struttura sanitaria – Sussiste
 
Risarcimento del danno – Concorso del fatto colposo del danneggiato – Omesso ricorso alla procedura di interruzione volontaria della gravidanza – Riconducibilità dell’intervento abortivo alla ordinaria diligenza – Esclusione
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Il secondo comma dell'art. 1227 cod. civ., nel porre come condizione per il risarcimento dei danni l'inevitabilità degli stessi da parte del creditore, impone a quest’ultimo una condotta attiva diretta ad impedire le conseguenze dell'altrui comportamento dannoso, ma nei limiti dell’ordinaria diligenza, laddove si intendono comprese nell'ambito dell'ordinaria diligenza, all'uopo richiesta, soltanto quelle attività che non siano gravose o eccezionali o tali da comportare notevoli rischi o rilevanti sacrifici. (Chiara Zompì) (riproduzione riservata)

Il dovere di usare l’ordinaria diligenza non implica, pertanto, l’obbligo della paziente danneggiata dalla omessa o inesatta esecuzione di un intervento di sterilizzazione di sottoporsi ad interruzione volontaria della gravidanza al fine di evitare i danni conseguenti all’inadempimento, comportando l’intervento abortivo un evidente e rilevante sacrificio alla salute e alla libertà di autodeterminazione della madre. (Chiara Zompì) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 07 Ottobre 2015.


Intermediazione mobiliare - Violazione degli obblighi di comportamento del promotore finanziario - Concorso di colpa dell'investitore - Configurabilità - Condizioni e limiti - Violazione dell'obbligo di diligenza - Fattispecie in tema di appropriazione di capitali investiti.
In tema di intermediazione mobiliare, la violazione da parte del promotore finanziario degli obblighi di comportamento che la legge pone a suo carico non esclude la configurabilità di un concorso di colpa dell'investitore, qualora questi tenga un contegno significativamente anomalo ovvero, sebbene a conoscenza del complesso "iter" funzionale alla sottoscrizione dei programmi di investimento, ometta di adottare comportamenti osservanti delle regole dell'ordinaria diligenza od avalli condotte del promotore devianti rispetto alle ordinarie regole del rapporto professionale con il cliente e alle modalità di affidamento dei capitali da investire, così concorrendo al verificarsi dell'evento dannoso per inosservanza dei più elementari canoni di prudenza ed oneri di cooperazione nel compimento dell'attività di investimento. (Affermando questo principio, la S.C. ha confermato la decisione del giudice di merito di escludere il concorso dell'investitore nel pregiudizio economico arrecatogli dal promotore, che con una scusa si era fatto consegnare due moduli bancari già sottoscritti dal cliente, il quale aveva poi chiesto alla banca intermediatrice la documentazione atta a ricostruire l'accaduto, non ricevendo, tuttavia, una sollecita risposta). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 22 Settembre 2015, n. 18613.


Contratti di intermediazione finanziaria - Responsabilità dell'intermediario - Violazione degli obblighi informativi - Successivi inviti a diversificare gli investimenti ed a disinvestire - Attenuazione della responsabilità ex art. 1227 c.c. - Inidoneità.
In tema di contratti di intermediazione finanziaria, l'intermediario, che sia rimasto inadempiente agli specifichi obblighi informativi previsti dalla legge con riferimento alle operazioni inadeguate, non può invocare l'attenuazione della sua responsabilità, ex art. 1227 c.c., per non avere l'investitore condiviso i suggerimenti (nella specie, a diversificare gli investimenti o a disinvestire) da lui ricevuti dopo l'esecuzione dell'ordine di acquisto ed entro il termine di scadenza dell'investimento, atteso che una siffatta condotta non comporta un'esposizione volontaria ad un rischio, né viola una regola di comune prudenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Agosto 2015.


Convenzione per l’attuazione di investimenti pubblici – Inquadramento giuridico – Valutazione (in concreto) degli obblighi del soggetto attuatore – Appalto di servizi – Insussistenza – Mandato – Sussistenza

Convenzione per l’attuazione di investimenti pubblici – Due diligence del soggetto attuatore – Tipologie e contenuti della due diligence – Due diligence “pre-contrattuale” e due diligence “post-stipula e pre-closing” – Sussistenza – Obbligo di rilevare il carattere “finanziariamente non sano” dell’impresa target – Sussistenza
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La Convenzione per l’attuazione di investimenti pubblici è inquadrabile nella categoria giuridica del mandato se il suo oggetto prevalente consiste nel compimento di atti giuridici di investimento da parte del soggetto attuatore, in nome proprio e per conto dell’ordinante. Gli obblighi di ricerca, selezione, gestione delle partecipazioni che gravano sul soggetto attuatore possono considerarsi accessori rispetto all’obbligazione principale del mandatario. Tale contratto è ad esecuzione continuata, perché delinea un programma di attuazione dell’investimento pubblico da realizzarsi attraverso l’attività continuativa del soggetto attuatore (individuazione, selezione, investimento, rendicontazione, disinvestimento, nuovi investimenti) e non in un unico atto. (Giulia Malagutti) (riproduzione riservata)

La due diligence richiesta al soggetto attuatore deve avere quale oggetto, almeno principale, i dati dei bilanci e delle situazioni contabili messe a disposizione dal venditore. Il mandatario è tenuto ad esaminare tali documenti con la diligenza di un operatore professionale, onde verificare, per quanto possibile, la verità e correttezza dei dati esposti (e, quindi, della situazione rappresentata dal venditore). La due diligence c.d. “precontrattuale” è focalizzata sui profili salienti della negoziazione; è intrapresa dal potenziale acquirente e viene svolta in contraddittorio e con la collaborazione del venditore. I suoi esiti influiscono in modo diretto e rilevante sulla scelta di concludere l’affare e sulle sue condizioni (incluse le clausole di garanzia). La due diligence c.d. “post-stipula e pre-closing”, viene esperita quando già sussiste un vincolo contrattuale che lega le parti, ancorchè non definitivo; in questo caso l’attività di indagine è volta a verificare i dati acquisiti e ad orientare le successive trattative. Il soggetto attuatore era tenuto ad una due diligence  sia di tipo “precontrattuale” che di tipo “post-stipula e pre-closing”; la previsione di ulteriori attività precedenti la sottoscrizione dell’investimento e l’obbligo assunto dai soci di fornire una situazione patrimoniale aggiornata, rendono chiaro che l’attività di due diligence non si poteva arrestare al momento dell’accordo, ma doveva proseguire fino all’attuazione dell’investimento. (Giulia Malagutti) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino, 03 Marzo 2015.


Condotta del danneggiato, caso fortuito e ripartizione dell’onere probatorio – Responsabilità del custode – Prova liberatoria – Comportamento del danneggiato – Caso fortuito – Conseguenze – Esclusione – Sussistenza.
Il custode, per andare esente dalla responsabilità che l’art. 2051 c.c. prevede a suo carico, è tenuto a provare che l’evento e le relative conseguenze sono in nesso causale esclusivo con un fattore estraneo ed indipendente alla propria sfera di controllo, avente i caratteri del fortuito e come tale idoneo ad assorbire interamente il nesso causale poiché fornito di impulso causale autonomo rispetto al prodursi dell’evento: esso ben può essere rappresentato dalla condotta imprudente dello stesso danneggiato che, volontariamente e consapevolmente, si esponga ad un pericolo pur disponendo di una valida alternativa idonea a scongiurare l'eventualità di accadimenti dannosi, scelta che determina l'interruzione del nesso causale, poiché in simile ipotesi il legame eziologico tra evento e danni è rappresentato unicamente dalla consapevole decisione del danneggiato di affrontare un rischio ben conosciuto ed altrettanto facilmente evitabile. (Gianluca Cascella) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata, 12 Febbraio 2015.


Concordato preventivo - Soddisfacimento dei creditori privilegiati ipotecari - Prestazione in luogo dell'adempimento - Inammissibilità.
È inammissibile la proposta concordataria che preveda il soddisfacimento dei creditori privilegiati ipotecari con modalità diverse da quelle indicate dall'articolo 1227 c.c. e rapportabili invece alla fattispecie della prestazione in luogo dell'adempimento di cui all'articolo 1197 c.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 11 Febbraio 2015.


Danno da cosa in custodia – Onere della prova – Ripartizione – Rapporto eziologico tra cosa ed evento – Condotta del danneggiato – Rilevanza – Rapporti con l'art. 2043 c.c. – Conseguenze.
L'onere della prova che grava su colui che agisce ai sensi dell'art. 2051 c.c. pone a carico di questi la dimostrazione della sussistenza del nesso causale tra il bene oggetto di custodia ed il fatto da cui assuma essergli derivato un danno, e tanto per escludere l'applicabilità, a suo carico, del principio di autoresponsabilità come emergente dal primo comma dell'art. 1227 c.c., con conseguente rigetto della stessa in caso non riesca a fornire detta prova, anche sotto il diverso profilo dell'art. 2043 c.c., che pone a carico del danneggiato un onere probatorio ancora più esteso, richiedendogli di provare la non visibilità nonché l'imprevedibilità dell'insidia. Nel caso in cui, invece, il danneggiato abbia fornito tale prova, il custode dovrà, a sua volta, per evitare di soggiacere alla presunzione di responsabilità posta a suo carico dall'art. 2051 c.c., fornire la prova positiva della derivazione eziologica dell'evento da una causa esterna ed non imputabile alla sua condotta, in possesso dei caratteri del fortuito, e quindi eccezionale ed imprevedibile. (Gianluca Cascella) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata, 29 Gennaio 2015.


Responsabilità civile - Padroni, committenti e imprenditori - In genere - Intermediario finanziario - Responsabilità del fatto del promotore finanziario - Condizioni - Nesso di occasionalità necessaria tra l'illecito e le mansioni del promotore - Condotta incauta determinante dell'investitore - Conseguenza.
Ai fini della sussistenza della responsabilità dell'intermediario per i danni arrecati a terzi dai promotori finanziari nello svolgimento delle incombenze loro affidate occorre, ai sensi dell'art. 5, comma 4, legge 2 gennaio 1991, n. 1, e dell'art. 31, comma 3, d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, che il fatto illecito del promotore sia legato da un nesso di occasionalità necessaria con l'esercizio delle mansioni cui sia adibito. Ne consegue che, ove l'investitore abbia incautamente comunicato al promotore i codici di accesso al proprio conto corrente, rendendo così possibile il fatto illecito di quest'ultimo, consistito nel compimento di indebite operazioni di bonifico, va esclusa la responsabilità dell'intermediario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 04 Marzo 2014, n. 5020.


Corresponsabilità ex art. 1227 c.c. della società concessionaria del servizio idrico integrato per suo inadempimento alle previsioni contenute nel regolamento di servizio idrico – Fatto colposo del creditore nell’aggravamento delle conseguenze del danno..
Relativamente alla fornitura di servizio idrico, qualora gli eccessivi consumi, imputati ad una singola utenza, siano da addebitarsi a perdite occulte insistenti nell’impianto della destinataria dell’utenza, ove la società concessionaria del servizio idrico non abbia provveduto ad effettuare le periodiche letture del contatore, previste e disciplinate dal Regolamento di Servizio Idrico Integrato, essa ha cagionato, con il proprio inadempimento, un ritardo nella scoperta della perdita stessa, perciò contribuendo ad aggravarne le conseguenze. La società concessionaria del servizio, quindi, deve ritenersi corresponsabile ex art. 1227 c.c., in pari grado con la titolare dell’utenza, nella determinazione del danno subito da quest’ultima, ed avente causa nei maggiori ed inaspettati consumi di acqua, e ciò a far data dal giorno successivo rispetto al quale si è verificato il suo inadempimento all’obbligo di provvedere alla lettura periodica (annuale). (Matteo Nerbi) (riproduzione riservata) Tribunale Massa, 09 Dicembre 2013.


Art. 2051 c.c. – Responsabilità della Pubblica Amministrazione per omessa manutenzione del demanio stradale – Concorso del fatto colposo del danneggiato – Art. 1227 c.c. – Sussiste..
In tema di responsabilità della Pubblica amministrazione per omessa manutenzione del demanio, l’eventuale comportamento colposo del soggetto danneggiato nell'uso del bene pubblico (sussistente quando egli ne abbia fatto uso senza la normale diligenza o con affidamento soggettivo anomalo) può valere non solo ad escludere la responsabilità della pubblica amministrazione, se sia tale da interrompere il nesso causale tra la cosa e l'evento produttivo del danno (cosa che nel caso in esame non è avvenuta), ma anche, può atteggiarsi come concorso causale colposo - ai sensi dell'articolo 1227, comma I, c.c. - con conseguente diminuzione della responsabilità del custode in proporzione all'incidenza causale del comportamento del danneggiato. Peraltro, l’individuazione di un fatto colposo del creditore, che abbia concorso a determinare l’evento, è operabile d’ufficio. Un comportamento del genere si riscontra nel comportamento del danneggiato là dove emerga, dalle prove acquisite (es. fotografie), che l’insidia dante causa del danno rivestita rilevanti dimensioni della, tali che il pedone che avesse prestato la diligenza dovuta nell’uso del bene pubblico avrebbe dovuto rilevarne la presenza. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Catanzaro, 02 Febbraio 2012.


Sinistro stradale – Responsabilità per guida in stato di ebbrezza – Trasportato – Consapevolezza dello stato di ebbrezza del conducente – Concorso di responsabilità – Sussistenza – Fondamento – Condotta attiva e non meramente omissiva..
Sussiste concorso di responsabilità del trasportato che sia salito a bordo dell'autovettura condotta dal responsabile del sinistro nella consapevolezza che il medesimo sia in stato di ebbrezza alcolica; la condotta del danneggiato appare, difatti, in evidente connessione causale con l’evento dannoso (che si deve individuare nelle lesioni personali subite dal medesimo danneggiato e non nella causazione del sinistro stradale); il comportamento della persona che coscientemente accetti il passaggio da parte di un conducente di cui conosce lo stato di temporanea inabilità, che dunque concretamente si immetta nell’autovettura guidata dal medesimo, concreta una specifica condotta attiva e non meramente omissiva; non possono trarsi argomenti di segno contrario dalla sentenza della Corte Europea di Giustizia 30 giugno 2005, poiché l’art. 1227, primo comma c.c. non viola in alcun modo la normativa comunitaria, atteso che il medesimo subordina la diminuzione (non l’elisione) del risarcimento dei danni alla «gravità della colpa» ed alla «gravità delle conseguenze che ne sono derivate», consentendo dunque al giudice italiano una congrua valutazione in concreto delle circostanze del caso secondo il principio di proporzionalità. (Marco Gattuso) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 20 Gennaio 2011.


Concorso del fatto colposo del danneggiato – Interruzione del nesso di causalità – Idoneità – Insussistenza..
Il primo comma dell’art. 1227 codice civile pone una deroga al generale principio di equivalenza causale sancito dagli artt. 40 e 41 codice penale per l’ipotesi in cui alla produzione dell’evento abbia contribuito il danneggiato con la propria condotta colposa nel senso che quest’ultima non può interpretarsi come idonea a consentire un radicale azzeramento della responsabilità dell’autore del fatto dannoso, posto che altrimenti verrebbe ad essere obliterato sul piano naturalistico il legame, pur sempre esistente, fra di essa ed il comportamento illecito laddove siffatta condotta si inserisce nella sequenza causale senza tuttavia eliderla del tutto con la sovrapposizione di una serie nuova e autosufficiente (fattispecie in tema di sinistro stradale in cui un motociclista, privo di casco protettivo riportava un trauma cranico, a seguito dell’investimento da parte di un’autovettura). (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Appello Reggio Calabria, 04 Dicembre 2009, n. 0.


Esecuzione forzata - Vendita forzata - Effetti - Vizi della cosa - Immobile aggiudicato difforme o privo delle qualità indicate negli atti della procedura - Ignoranza della situazione reale da parte dell'aggiudicatario - Diritto di quest'ultimo a far valere la mancanza di qualità o la consegna di "aliud pro alio" secondo le regole comuni - Sussistenza - Limiti.
Qualora l'immobile aggiudicato, in esito ad esecuzione per espropriazione forzata, risulti difforme o privo delle qualità indicate negli atti della procedura, senza che l'aggiudicatario sia a conoscenza della situazione reale, deve riconoscersi a questi il diritto di denunciare la mancanza di quelle qualità, ovvero la consegna di "aliud pro alio", secondo le regole comuni, tenuto conto che tali regole trovano deroga nella vendita forzata, inclusa quella promossa da istituto di credito in base alla disciplina sul credito fondiario, solo con riguardo alla garanzia per vizi, esclusa dall'art. 2922 primo comma cod.civ., e che, inoltre, non è onere dell'aggiudicatario medesimo di controllare l'esattezza delle menzionate indicazioni. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 03 Ottobre 1991, n. 10320.