LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO I
Delle obbligazioni in generale
CAPO II
Dell'adempimento delle obbligazioni
SEZIONE I
Dell'adempimento in generale

Art. 1186

Decadenza dal termine
TESTO A FRONTE

I. Quantunque il termine sia stabilito a favore del debitore, il creditore può esigere immediatamente la prestazione se il debitore è divenuto insolvente o ha diminuito, per fatto proprio, le garanzie che aveva date o non ha dato le garanzie che aveva promesse.


GIURISPRUDENZA

Cessione di partecipazioni sociali mediante scrittura privata autenticata – Titolo esecutivo – Termine a favore del debitore – Dichiarazione di decadenza dal beneficio del termine contenuta nel precetto – Legittimità – Eventuale opposizione all’esecuzione.
In caso di cessione di partecipazioni sociali con pagamento del prezzo sottoposto a un termine, anche in presenza di clausola arbitrale il venditore può far apporre la formula esecutiva al contratto stipulato in forma di scrittura privata autenticata, senza domanda di arbitrato e facendo decadere il debitore dal beneficio del termine con dichiarazione inserita nell’atto di precetto. La dichiarazione del creditore di pretendere immediatamente l'adempimento, ai sensi dell’art. 1186 c.c., è un atto unilaterale recettizio che non richiede un accertamento preventivo dell’insolvenza del debitore da parte del giudice. Tale iniziativa non collide con il principio di autosufficienza/letteralità del titolo esecutivo, che peraltro non esclude il ricorso a mezzi di tutela dell’interesse del creditore previsti in via generale dalla legge, tra cui la facoltà di cui all’art. 1186 c.c.
A fronte della dichiarazione ex art. 1186 c.c. è il debitore a poter contestare la sussistenza del proprio stato di insolvenza mediante opposizione a precetto ex art. 615 c.p.c. e istanza di sospensione dell’esecuzione ex art. 624 c.p.c.
L’incapienza del pignoramento nel frattempo eseguito può assurgere a prova dello stato di insolvenza, che non coincide necessariamente con uno stato di decozione idoneo ad avviare una procedura concorsuale, bensì richiede la semplice carenza prospettica di mezzi per far fronte al pagamento nel termine concordato. (Angelo Bonetta) (Alberto Mager) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 17 Aprile 2020.


Mutuo fondiario – Risoluzione – Applicazione della disciplina ordinaria – Ammissibilità.
Non risulta illegittimo, né incompatibile con la normativa di cui agli artt. 40 e 41 Tub che, in sede di stipulazione di un contratto di mutuo fondiario, l’Istituto di Credito possa tutelarsi prevedendo, oltre a quanto stabilito dall’art. 40 Tub, anche la possibilità di invocare la risoluzione del contratto ex art. 1456 c.c., nonché la decadenza dal beneficio del termine di cui all’art. 1186 c.c., poiché la disposizione dell’art. 40, comma 2, del Tub non preclude alle parti la possibilità di convenire la risoluzione del contratto al verificarsi di eventi diversi da quello espressamente contemplato nel Tub.

L’art. 40 Tub disciplina unicamente l’ipotesi del ritardato pagamento, ossia l’ipotesi in cui si dia luogo al pagamento integrale della rata, ma solo se effettuato nell’arco temporale tra il trentesimo giorno ed il centottantesimo giorno dalla scadenza della rata stessa, tipizzando una specifica ipotesi di risoluzione, quella in cui il suddetto ritardo (pagamento integrale della rata entro una determinata finestra temporale) abbia avuto luogo per ben sette volte, anche non consecutive.

Di contro, l’art. 40 Tub non fa riferimento ad altre ipotesi di inadempimento diverse dal ritardato pagamento, quali, ad esempio, l’omesso pagamento della rata (inadempimento assoluto) ovvero pagamento effettuato oltre il centottantesimo giorno.

Ne consegue che, in difetto di previsione della normativa speciale, debba trovare applicazione la disciplina generale – poiché nel Tub manca la previsione di risoluzione per fatti diversi dal ritardato pagamento di cui al comma 2 dell’art. 40 – con conseguente applicazione della disciplina ordinaria di cui all’art. 1453, 1455 e 1456 c.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine, 20 Agosto 2019.


Procedimento cautelare ex art. 700 c.p.c. - Illegittimità dichiarazione di recesso unilaterale della banca - Domanda di accertamento dell’inefficacia della dichiarazione di recesso - Applicabilità.
E’ possibile il ricorso al rimedio cautelare atipico ex art. 700 c.p.c. al fine di sentire dichiarare l’inefficacia di dichiarazioni di recesso unilaterale della Banca da contratti di apertura di credito in conto corrente e/o di dichiarazioni unilaterali della Banca di risoluzione di contratti di mutuo ipotecario, purché tali dichiarazioni unilaterali siano illegittime e pertanto in contrasto con la legge, con il regolamento contrattuale inter partes e con il contegno in precedenza tenuto dalla stessa Banca. (Paolo Cevasco) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 02 Dicembre 2016.


Contratto di prestito personale – Necessità, al fine della verifica del superamento del tasso soglia vigente al momento della pattuizione contrattuale degli interessi, ai sensi dell’art. 2 della Legge 108/1996, recante disposizioni in materia di usura, che il tasso effettivo ai sensi dell’art. 1, comma 6, Legge 108/1996, sia determinato a tale momento della pattuizione contrattuale – Sussiste

Contratto di prestito personale – Necessità, nell’ipotesi di verifica del superamento del tasso soglia vigente al momento della pattuizione contrattuale degli interessi, ai sensi dell’art. 2 della Legge 108/1996, recante disposizioni in materia di usura, dal tasso effettivo, determinato ai sensi dell’art. 1, comma 6, Legge 108/1996, pattuito originariamente in contratto, di rideterminazione dell’ammortamento contrattuale con espunzione di tutti gli interessi, competenze ed oneri, come sopra determinati, ed imputazione dei pagamenti dovuti al solo capitale, ai sensi dell’art. 1815, comma 2, c.c., e, nell’ipotesi di contratto risolto per decadenza dal beneficio del termine, ai sensi dell’art. 1186 c.c., di determinare il dare avere tra le parti contrattuali con imputazione di quanto già versato a titolo di interessi, competenze ed oneri non dovuti, al solo capitale, ai sensi dell’art. 181, comma 2, c.c. – Sussiste
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In materia di contratto di prestito personale sottoscritto con intermediario autorizzato, al fine della verifica, in sede di indagine contabile, del superamento del c.d. tasso soglia, di cui all’art. 2, commi 1, 2 e 4, Legge 7 marzo 1996 n. 108, e successive modifiche, recante disposizioni in materia di usura, vigente al tempo della pattuizione contrattuale degli interessi, occorre accertare il tasso effettivo, di cui all’art. 1, comma 6, della medesima legge, al momento della detta pattuizione contrattuale, computando le commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo, inclusi eventuali compensi di mediazione percepiti da soggetti intermediari, spese, ivi comprese quelle notarili e per perizie tecniche, interessi di mora, ed escluse quelle per imposte e tasse. (Antonio Baldari) (riproduzione riservata)

In materia di contratto di prestito personale sottoscritto con intermediario autorizzato, nell’ipotesi di verifica del superamento del tasso soglia vigente al momento della pattuizione contrattuale degli interessi, ai sensi dell’art. 2 della Legge 108/1996, recante disposizioni in materia di usura, dal tasso effettivo, determinato ai sensi dell’art. 1, comma 6, Legge 108/1996, pattuito originariamente in contratto, occorre rideterminare l’ammortamento contrattuale con espunzione delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo convenute, inclusi eventuali compensi di mediazione percepiti da soggetti intermediari, spese, ivi comprese quelle notarili e per perizie tecniche, interessi di mora, ed escluse quelle per imposte e tasse, ed imputazione dei pagamenti dovuti al solo capitale, ai sensi dell’art. 1815, comma 2, c.c., e, nell’ipotesi di contratto risolto per decadenza dal beneficio del termine, ai sensi dell’art. 1186 c.c., occorre determinare il dare avere tra le parti contrattuali al momento della decadenza con imputazione di quanto già versato a titolo di interessi, competenze ed oneri non dovuti, al solo capitale, ai sensi dell’art. 1815, comma 2, c.c.. (Antonio Baldari) (riproduzione riservata)
Tribunale Lecce, 10 Settembre 2015.


Concordato preventivo in continuità – Rapporti pendenti – Art. 72 l. fall. – Applicazione

Concordato preventivo in continuità – Scadenza dei debiti – Onnicomprensività – Finanziamenti utili a continuità – Ricomprensione

Concordato preventivo in continuità – Dichiarazione del creditore ipotecario di non avvalersi della decadenza dell’art. 1186 c.c. e con applicazione dell’art. 55 l. fall. – Interpretazione – Moratoria
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Possono considerarsi pendenti nel concordato preventivo con continuità i soli contratti che potrebbero essere considerati pendenti anche nel fallimento e, quindi, i soli contratti a prestazioni corrispettive in cui le reciproche prestazioni siano ineseguite anche parzialmente da entrambe le parti ai termini dell’art. 72 l. fallimentare. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata)
 
Il principio della scadenza del debito al momento della domanda di concordato opera per qualsiasi proposta concordataria, che preveda o meno la cessione ai creditori, non essendovi alcuna deroga all’art. 55 l. fall. nella disposizione dell’art. 186 bis l. fall. La regola dell’art. 55 l. fall. vale, perciò, anche per i rapporti di finanziamento «utili» alla continuità aziendale. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata)

La dichiarazione del creditore ipotecario che rileva «l’assenza di decadenza dal beneficio del termine e la volontà di non rendere applicabile il disposto dell’art. 55 l.f. secondo comma» non può essere intesa come dichiarazione di deroga dell’art. 55 l. fall., norma peraltro inderogabile, bensì come consenso a una dilazione del pagamento del residuo debito ipotecario, oltre il termine annuale di cui all’art. 186 bis, comma 2, lett. c), l. fall., e si misura in conformità delle scadenze dell’originario piano di ammortamento. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 04 Novembre 2014.


Obbligazioni - Decadenza dal beneficio del termine - Termine individuato nell'esecuzione del concordato - Inapplicabilità..
Lo stato di insolvenza che caratterizza la società che richiede l'accesso alla procedura di concordato preventivo non può costituire presupposto per l'applicazione della disposizione sulla decadenza dal beneficio del termine di cui all'articolo 1186 c.c. qualora il termine per l'adempimento sia stato dalle parti individuato nella chiusura del concordato, procedura questa che, per definizione, comporta il riconoscimento dello stato di insolvenza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 14 Gennaio 2011.