Codice Civile


LIBRO TERZO
Della proprietà
TITOLO VIII
Del possesso
CAPO III
Delle azioni a difesa del possesso

Art. 1168

Azione di reintegrazione
TESTO A FRONTE

I. Chi è stato violentemente od occultamente spogliato del possesso può, entro l'anno dal sofferto spoglio, chiedere contro l'autore di esso la reintegrazione del possesso medesimo.

II. L'azione è concessa altresì a chi ha la detenzione della cosa, tranne il caso che l'abbia per ragioni di servizio o di ospitalità.

III. Se lo spoglio è clandestino, il termine per chiedere la reintegrazione decorre dal giorno della scoperta dello spoglio.

IV. La reintegrazione deve ordinarsi dal giudice sulla semplice notorietà del fatto, senza dilazione.


GIURISPRUDENZA

Godimento di un fondo - Mera permissio - Animus possidendi - Spoglio violento - Fattispecie.
La disponibilità ed il godimento di un terreno per mera permissio del possessore, senza la volontà da parte di quest'ultimo di dismettere la signoria di fatto e di diritto, esclude la ricorrenza dell'animus possidendi ossia della volontà di disporre dell'immobile come se fosse proprio in capo al familiare che, secondo un'usanza comune si occupa della manutenzione del fondo e della raccolta dei frutti, quando il possessore è emigrato e comunque accede liberamente al fondo in occasione dei suoi rientri.

Integra gli estremi dello spoglio violento, che consiste nella privazione totale o parziale del possesso contro la volontà espressa o presunta del possessore, il comportamento di colui che appone – all'insaputa del medesimo - una recinzione metallica impedendo il libero accesso al fondo. (Pierluigi D'Urso) (riproduzione riservata)
Tribunale Brindisi, 02 Agosto 2021.


Sommarie informazioni assunte con e senza giuramento, nel contraddittorio tra le parti - Natura - Differenze.
Nel procedimento possessorio, le deposizioni rese nella fase sommaria del giudizio, ove siano state assunte in contraddittorio tra le parti, sotto il vincolo del giuramento e sulla base delle indicazioni fornite dalle parti nei rispettivi atti introduttivi, sono da considerare come provenienti da veri e propri testimoni, mentre devono essere qualificati come "informatori" - le cui dichiarazioni sono comunque utilizzabili ai fini della decisione, anche quali indizi liberamente valutabili - coloro che abbiano reso "sommarie informazioni" ai sensi dell'art. 669-sexies, comma 2, c.p.c.., ai fini dell'eventuale adozione del decreto "inaudita altera parte". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 22 Luglio 2021, n. 21072.


Azione di reintegrazione e manutenzione nel possesso – Termine di decadenza – Rilevabilità d’ufficio – Esclusione – Plurimi atti lesivi del possesso – Decorrenza del termine di decadenza – Onere della prova della tempestività dell’azione

Azione di manutenzione nel possesso – Molestia di diritto
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L’azione di reintegrazione deve essere proposta entro un anno dal compimento dello spoglio, mentre l’azione di manutenzione deve essere proposta entro un anno dall’inizio dell’attività molestatrice.

Tali termini sono termini di decadenza e, pertanto, non soggetti alle cause di interruzione e sospensione della prescrizione e, inoltre, sono termini di natura sostanziale, nel senso che il loro inutile decorso estingue il diritto alla tutela del possesso.

Il decorso del termine di decadenza è oggetto di una eccezione in senso stretto; pertanto, esso non è rilevabile d’ufficio.
 
In presenza di una pluralità di atti lesivi del possesso la lesione (spoglio o molestia) è unica se gli atti successivi al primo sono a questo connessi (soggettivamente e oggettivamente) in modo tale da costituirne la semplice continuazione. In tal caso il termine di decadenza decorre dal primo atto, diversamente il termine di decadenza decorre ex novo per ciascuno di essi.

Una volta eccepita e allegata dal resistente la decadenza (l’ultrannualità dell’azione), spetta al ricorrente la prova della tempestività dell’azione o, più limitatamente, la prova di un atto di spoglio o molestia ulteriore e successivo rispetto a quello per il quale il resistente ha provato il decorso del termine.

La molestia del possesso può essere anche di diritto, e in tal senso è molestia il compimento di atti giuridici volti a ostacolare o impedire l’esercizio del possesso quali ingiunzioni, opposizioni, diffide. (Alessandro Del Borrello) (Michele D'Ardes) (riproduzione riservata)
Tribunale Lanciano, 27 Gennaio 2021.


Azione di reintegrazione nel possesso di parti comuni - Legittimazione passiva dell'amministratore di condominio - Sussistenza.
In tema di condominio, così come va riconosciuta la legittimazione attiva dell'amministratore - in base ad un'interpretazione estensiva dell'art. 1130, n. 4), c.c. - ad esercitare l'azione di reintegrazione nel possesso, allo stesso modo deve riconoscersi la sua legittimazione passiva, qualora un'azione relativa alle parti comuni venga svolta nei confronti del condominio e si tratti di compiere atti conservativi sui beni di proprietà comune del condominio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 13 Novembre 2020, n. 25782.


Azioni di reintegrazione e di manutenzione – Posizione possessoria tutelabile contro le attività del compossessore comproprietario – Applicabilità

Posizionamento di canna fumaria su muro perimetrale condominiale – Spoglio o turbativa nel possesso esercitato da tutti i condomini sulle parti comuni dell’edificio – Servitù negativa – Applicabilità

Azioni possessorie a difesa delle parti comuni – Legittimazione attiva amministratore di condominio – Sussiste

Azioni possessorie a difesa delle parti comuni – Legittimazione attiva dei singoli condomini – Sussiste

Parti comuni di un edificio – Modificazioni allo stato o alla destinazione – Legittimazione all’azione di reintegrazione per la riduzione in pristino
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E’ principio condiviso quello per cui nel godimento della cosa comune è configurabile una posizione possessoria tutelabile con le azioni di reintegrazione ex art. 1168 c.c. e di manutenzione ex art. 1170 c.c. contro le attività del compossessore comproprietario che sopprima il godimento medesimo, ovvero ne turbi o ne renda più gravose le modalità di esercizio.

L’apposizione di una canna fumaria (o di una canna di esalazione) integra uno spoglio o una turbativa nel possesso esercitato da tutti i condomini sulle parti comuni dell’edificio, e corrispondente all’esercizio di servitù negativa reciproca gravante su ciascun condomino sulla cosa comune (muro perimetrale), costituita in forza del regolamento condominiale e pertanto accettata dai singoli condomini in virtù degli atti di acquisto.

L’amministratore di condominio ha la legittimazione ex art. 1130 c.c. comma 1° n. 4) a promuovere azioni possessorie volte alla reintegrazione del possesso di parti comuni del condominio, ciò poiché tale azione si collega il potere dell’amministratore di esercitare gli atti conservativi sui beni di proprietà comune del condominio. Analogo principio vale anche per l’azione di manutenzione.

I condomini di un edificio hanno come l’amministratore loro rappresentante istituzionale, sulle parti comuni dello stabile, il possesso (corpore vel animo) e quindi, hanno diritto ad agire, nel concorso di tutti i requisiti di tale azione per la tutela possessoria in relazione ad atti compiuti da un condominio che interessino la facciata dell’edificio comune.

In caso di condominio negli edifici, la modificazione di una parte comune e della sua destinazione ad opera di taluno dei condomini, sottraendo la cosa alla sua specifica funzione, e  quindi al compossesso di tutti i condomini, legittima gli altri condomini all’espletamento dell’azione di reintegrazione con riduzione della cosa stessa al pristino stato, tal che possa continuare a fornire quale utilitas alla quale era asservita anteriormente alla contestata modificazione, senza che sia necessaria specifica prova del possesso di detta parte, quando essa sia costituita dalla porzione immobiliare in cui l’edificio si articola. (Luca A. E. Ghiringhelli) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 17 Dicembre 2019.


Ente Pubblico – Azione possessoria del privato – Ammissibilità – Giurisdizione giudice ordinario – Presupposti.
Con ordinanza in data 20.11.2019 il Tribunale di Paola in composizione collegiale in riforma totale della decisione del Giudice unico ha accolto l’azione di spoglio del cittadino nei confronti del Comune che, con la piantumazione di alcuni siepi, gli aveva impedito di continuare ad esercitare il passaggio pedonale a carraio attraverso un cancello, prospiciente la pubblica via, condannandolo a ripristinare la situazione quo ante ed al pagamento delle spese di lite.

L’azione di spoglio nei confronti di un ente pubblico è stata ritenuta ammissibile perché il comune aveva agito con un comportamento meramente materiale e dunque jure privatorum e non jure imperii (cf. Trib. Reggio Emilia 16.6.2007). Ciò vale anche qualora trattasi di beni demaniali ai sensi dell’’art. 1145, comma 2, c.c.

A seguito della declaratoria di illegittimità costituzionale parziale dell’art 34 del d.lgs n. 80/1998 modificato ed integrato dall’art. 7 della legge 205/2000 (in virtù della sentenza 281/2004 della Corte Costituzionale) la cognizione sulle azioni possessorie esperite dal privato nei confronti della pubblica amministrazione in conseguenza di una sua attività materiale, non sorretta da alcun provvedimento formale, è devoluta al giudice ordinario. (Giuseppe La Cava) (riproduzione riservata)
Tribunale Paola, 20 Novembre 2019.


Tutela possessoria nei confronti della P.A. - Giurisdizione dell'A.G.O. - Condizioni e limiti - Mero comportamento materiale lesivo dei beni posseduti ed attività esecutiva di un provvedimento amministrativo - Fattispecie.
Le azioni possessorie nei confronti della pubblica amministrazione (e di chi agisca per conto di essa) sono esperibili davanti al giudice ordinario solo quando il comportamento della medesima non si ricolleghi ad un formale provvedimento amministrativo, emesso nell'ambito e nell'esercizio di poteri autoritativi e discrezionali ad essa spettanti (di fronte ai quali le posizioni soggettive del privato hanno natura non di diritto soggettivo, bensì di interesse legittimo, tutelabile, quindi, davanti al giudice amministrativo), ma si concreti e si risolva in una mera attività materiale, disancorata e non sorretta da atti o provvedimenti amministrativi formali, mentre, ove dette azioni siano proposte in relazione a comportamenti attuati in esecuzione di poteri pubblici o comunque di atti amministrativi, deve essere dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice ordinario.(In applicazione di tale principio, la S.C. ha affermato la giurisdizione del g.o. in relazione ad una domanda di reintegra e/o manutenzione nel possesso di un terreno privato sul quale l'amministrazione aveva fatto scaricare una ingente quantità di detriti franosi, atteso che l'ordinanza sindacale invocata dal Comune resistente aveva solo imposto ad alcuni soggetti la rimozione di tutto il materiale già crollato o instabile, ma non aveva affatto stabilito che la strada dovesse essere liberata riversando tale materiale sul fondo posseduto dai ricorrenti). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 13 Dicembre 2018, n. 32364.


Azioni a difesa del possesso - Reintegrazione da spoglio - Risarcimento del danno - Abusiva occupazione di immobile altrui - Conseguenze - Condanna generica - Configurabilità - Successiva liquidazione del danno - Valutazione equitativa - Ammissibilità - Parametro di riferimento - Valore reddituale del bene.
La privazione del possesso conseguente all'occupazione di un immobile altrui costituisce un fatto potenzialmente causativo di effetti pregiudizievoli ed idoneo a legittimare la pronunzia di condanna generica al risarcimento del danno, ben potendo il giudice successivamente liquidare in concreto il detto danno per mezzo di una valutazione equitativa ex art. 1226 c.c. che tenga conto, quale parametro di quantificazione, del valore reddituale del bene. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 04 Dicembre 2018, n. 31353.


Possesso - Luci e vedute - Luci iure proprietatis - Luci iure servitutis - Diritto del vicino di chiudere le luci - Utilità concreta - Atti di emulazione.
Ai fini della tutela possessoria, occorre distinguere tra luci aperte iure servitutis e luci aperte iure proprietatis, in quanto le prime (iure servitutis) sono tutelabili nei limiti del rispettivo titolo di acquisto, mentre le seconde (iure proprietatis) danno vita a un diritto condizionato, potendo bensì essere chiuse nei modi consentiti dall’art. 904 c.c., ma elevando in appoggio o in aderenza una costruzione che deve apportare una concreta utilità e non abbia invece (come nel caso di specie) un intento meramente emulativo. (Giuseppe D’Elia) (riproduzione riservata) Tribunale Foggia, 10 Novembre 2018.


Possesso - Reintegrazione da spoglio - Legittimazione - Autore morale - Nozione.
Devono considerarsi autori morali dello spoglio e, quindi, legittimati passivi alla domanda di reintegra unitamente all'autore materiale, il mandante e colui che "ex post", pur senza autorizzarlo, abbia utilizzato consapevolmente a proprio vantaggio il risultato dello spoglio, sostituendo il suo possesso a quello dello spogliato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 10 Ottobre 2018, n. 24967.


Azioni possessorie – Azione di manutenzione – Legittimazione attiva – Detentore qualificato – Esclusione.
Il detentore qualificato è legittimato all’azione di spoglio di cui all’art. 1168 c.c., ma non all’azione di manutenzione nel possesso di cui all’art. 1170 c.c. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 12 Maggio 2016.


Azioni possessorie – Sostituzione chiavi immobile – Tutela – Azione di manutenzione.
La sostituzione ad opera del proprietario delle chiavi dell’appartamento in cui vive un soggetto, al quale le nuove chiavi non sono state consegnate, pur consentendogli di conservare il godimento dell’immobile con l’assistenza del proprietario per l’apertura dell’appartamento, non costituisce estromissione, ma semplice modificazione qualitativa delle facoltà di godimento dell’immobile tutelabile con l’azione di manutenzione. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 12 Maggio 2016.


Azioni possessorie – Detentore qualificato – Fattispecie.
E’ detentore qualificato dell’immobile, tutelabile con l’azione possessoria, colui il quale è stato accolto stabilmente e non in via transitoria ed occasionale nella abitazione dal proprietario, vivendovi stabilmente per diversi anni e abitandovi tuttora, abbia sempre avuto il possesso delle chiavi, dimostrando di essere anche in possesso di ricevute di pagamento di un’utenza telefonica dallo stesso usata all’interno della casa. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 12 Maggio 2016.


Spazio sottostante il suolo in cui sorge l'edificio - Presunzione di comunione - Conseguenze.
Lo spazio sottostante il suolo di un edificio condominiale, in mancanza di un titolo che ne attribuisca la proprietà esclusiva ad uno dei condomini, va considerato di proprietà comune, per il combinato disposto degli artt. 840 e 1117 c.c., sicché, ove il singolo condomino proceda, senza il consenso degli altri partecipanti, a scavi in profondità del sottosuolo, così attraendolo nell'orbita della sua disponibilità esclusiva, si configura uno spoglio denunciabile dall'amministratore con l'azione di reintegrazione. Cassazione civile, sez. II, 30 Marzo 2016, n. 6154.


Posta elettronica - Titolarità dell'account - Rapporto contrattuale con il fornitore del servizio - Potere di fatto sulla cosa che giustifica l'azione possessoria - Esclusione.
L'utilizzo di un'account di posta elettronica da parte del suo titolare trova titolo nel rapporto contrattuale con il fornitore del servizio e non si esplica in quel potere di fatto sulla cosa di cui all'articolo 1140 c.c. che giustifica la proposizione dell'azione possessoria di cui all'articolo 1168 c.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 29 Dicembre 2015.


Azienda commerciale - Acquisizione al fallimento - Terzo cessionario dell'azienda o titolare di titolo autonomo ed anteriore al fallimento sui singoli beni appresi - Tutele esperibili - Fattispecie.
Con riguardo ad azienda commerciale, che sia stata inventariata tra le attività del fallimento e presa in consegna dal curatore (art. 88 l.fall.) - il quale è immesso "ope legis" nel possesso dei beni detenuti dal fallito - il terzo, che assuma di essersi reso cessionario dell'azienda medesima prima dell'instaurazione della procedura concorsuale o che vanti sui singoli beni appresi un titolo autonomo ed anteriore al fallimento, trova esclusiva tutela nel procedimento di verificazione dello stato passivo, nei modi e nei termini contemplati dall'art. 103 l. fall. per la rivendicazione, restituzione e separazione di cose mobili possedute dal fallito, salva solo l'autonoma tutela, esperibile in sede di cognizione, per gli eventuali provvedimenti abnormi di acquisizione dei suddetti beni alla massa. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva ritenuto inammissibile l'azione possessoria proposta nei confronti del curatore per aver proceduto all'inventario presso la sede della società fallita, pur avendovi rinvenuto una diversa società con oggetto sociale identico). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Dicembre 2015, n. 25931.


Separazione – Provvedimenti temporanei e urgenti – Autorizzazione a vivere separati – Diritti e doveri dei coniugi – Reciproco rispetto – Valore inviolabile – Permanenza

Separazione – Provvedimenti temporanei e urgenti – Autorizzazione a vivere separati – Abitazione coniugale – Proprietà esclusiva – Non assegnazione – Dignità di coniuge – Detenzione qualificata – Azione di reintegrazione – Legittimazione
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L’ordinanza presidenziale che, in via temporanea ed urgente, autorizza i coniugi a vivere separati nelle more del processo di separazione personale non fa venir meno i diritti e doveri reciproci diversi da quello di coabitazione e, pertanto, permangono intatti quelli riconducibili al generale obbligo di rispetto della dignità e della personalità di ogni componente del nucleo familiare, cui va riconosciuto il valore di diritto inviolabile. (Luca Andretto) (riproduzione riservata)

L’ordinanza presidenziale che, in via temporanea ed urgente, autorizza i coniugi a vivere separati nelle more del processo di separazione personale, senza alcunché disporre in ordine all’abitazione coniugale in proprietà esclusiva di uno di essi, non priva il coniuge non proprietario di una detenzione qualificata dell’immobile, trovando la permanenza nell’abitazione coniugale fondamento nel rapporto di coniugio non ancora definitivamente sciolto e, in particolare, nel diritto al rispetto della propria dignità di coniuge derivante dal matrimonio; conseguentemente, il coniuge non proprietario è legittimato ad esperire l’azione di reintegrazione di cui all’art. 1168 c.c.. (Luca Andretto) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona, 23 Settembre 2015.


Modificazione unilaterale di una parte comune da parte del singolo condomino - Tutela possessoria - Esperibilità - Condizioni - Fattispecie in tema di apposizione di canna fumaria sulla facciata condominiale.
È esperibile la tutela possessoria ove il singolo condomino abbia alterato o violato, senza il consenso degli altri condomini, lo stato di fatto e la destinazione di una parte comune dell'edificio, sì da impedire o restringere il godimento spettante agli altri compossessori "pro indiviso". (Nella specie era stata eretta, sulla facciata del palazzo, una canna fumaria di dimensioni non trascurabili che, priva di qualsiasi collegamento dal punto di vista architettonico o funzionale con la parete esterna dell'edificio, costituiva un elemento di grave degrado e alterava notevolmente l'estetica del fabbricato). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 24 Agosto 2015, n. 17072.


Provvedimento cautelare ex art. 700 c.p.c. – Tutela di diritti assoluti non ancora costituiti – Ammissibilità .
Il rimedio di cui all’art. 700 c.p.c. può essere accordato a tutela di diritti assoluti, come è quello di proprietà, sebbene non ancora costituiti (nel caso di specie a tutela di una costituenda servitù coattiva di passaggio). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 04 Novembre 2014.


Azione di reintegrazione nel possesso – Possessore e detentore qualificato – Legittimazione attiva – Esclusione.
La legittimazione attiva all’azione di reintegrazione spetta non solo al possessore ma anche al detentore qualificato, sia nell’interesse proprio, sia nell’interesse altrui (in quest’ultimo caso, l’azione non può essere però rivolta nei confronti di colui contro il quale si detiene), restando esclusi solo i detentori per ragioni di servizio o di ospitalità. (Michela Forte) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 13 Febbraio 2014.


Espropriazione forzata - Opponibilità all'aggiudicatario del contratto di affitto agrario ultra novennale - Rinnovazione tacita - Autorizzazione del giudice dell'esecuzione - Necessità.

Azione di spoglio - Spoglio attuato a mezzo di ufficiale giudiziario - Condizioni - Onere della prova.
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Il contratto di affitto agrario ultra novennale è opponibile all'aggiudicatario d'asta solo se recante data certa anteriore al pignoramento e, qualora non sia stato trascritto, solo nei limiti di un novennio dall'inizio della locazione. Né è possibile giovarsi, ai fini della opponibilità del titolo di detenzione, della rinnovazione tacita del contratto comunicata unilateralmente alla Agenzia delle entrate, in quanto la rinnovazione tacita della locazione integra un nuovo negozio giuridico bilaterale, che quando ha ad oggetto l'immobile pignorato deve essere autorizzata dal giudice dell'esecuzione ai sensi dell'articolo 560 c.p.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Perché ricorra l'ipotesi di spoglio attuato a mezzo di ufficiale giudiziario, sono necessarie due condizioni: i) che il titolo in forza del quale si procede non abbia efficacia contro il possessore; ii) che l'intervento dell'ufficiale giudiziario sia stato dolosamente provocato da colui che ha richiesto l'esecuzione, vale a dire che l'istante, conscio dell'arbitrarietà della sua richiesta, abbia in mala fede sollecitato l'intervento dell'ufficiale giudiziario, con la precisazione che, stante la presunzione di legittimità dell'attività dell'ufficiale giudiziario, l'onere della prova dell'arbitrarietà della condotta incombe su colui che invoca la tutela possessoria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Brindisi, 14 Gennaio 2014.


Convivente "more uxorio" del comodatario di appartamento destinato ad abitazione - Legittimazione all'azione di reintegrazione per lo spoglio compiuto da un terzo - Sussistenza - Fondamento.
La qualità di convivente "more uxorio" del comodatario di un appartamento destinato ad abitazione legittima ad esperire l'azione di spoglio (nella specie, contro un terzo), in quanto la convivenza "more uxorio" determina sulla casa ove si svolge e si attua il programma di vita in comune un potere di fatto basato su un interesse proprio del convivente, ben diverso da quello derivante da ragioni di mera ospitalità, tale da assumere i connotati tipici di una detenzione qualificata, avente titolo in un negozio giuridico di tipo familiare. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 02 Gennaio 2014, n. 7.


Reintegrazione possesso - Azione che comporta la demolizione del bene - Litisconsorzio necessario tra i comproprietari - Necessità..
Qualora gli autori materiali e/o morali dello spoglio siano più di uno, l’azione di reintegrazione può proporsi di regola nei loro confronti congiuntamente o separatamente, in quanto nel giudizio possessorio non ricorre tendenzialmente l’esigenza del litisconsorzio necessario, il quale ha la funzione di assicurare la partecipazione al processo di tutti i titolari degli interessi in contrasto. Tuttavia, legittimati passivi all’azione di spoglio sono anche i comproprietari e/o compossessori che per effetto della demolizione del bene subirebbero gli effetti della condanna. In questo caso, nel giudizio possessorio, il litisconsorzio necessario tra gli anzidetti soggetti si impone qualora la reintegrazione del possesso comporti la necessità del ripristino dello stato dei luoghi mediante la demolizione di un’opera di proprietà o nel possesso di più persone. In tale ipotesi, infatti, la sentenza resa nei confronti di alcuno e non anche degli altri comproprietari e/o compossessori dell’opera sarebbe inutiliter data, giacché la demolizione della cosa pregiudizievole incide sulla sua stessa esistenza e necessariamente quindi sulla proprietà o sul possesso di tutti coloro che sono partecipi di tali signorie di fatto o di diritto sul bene, non essendo configurabile una demolizione limitatamente alla quota indivisa del comproprietario o del compossessore convenuto in giudizio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 23 Aprile 2013.


Azione di reintegrazione possesso e azione di rivendica della proprietà - Distinzione in ordine all'onere della prova..
La domanda diretta ad ottenere la rimozione della situazione lesiva del diritto di proprietà, non accompagnata dalla contestuale richiesta di declaratoria del diritto reale, può assumere la veste di azione di reintegrazione in forma specifica di natura personale se è intesa al ristabilimento di un'attività esercitata sulla base del diritto di proprietà o di altro diritto reale, in quanto l'azione si fonda sul diritto di credito conseguente alla lesione di tale titolarità. In tale caso, la controversia va decisa con esclusivo riferimento alla pretesa dedotta, per cui non vi è a carico dell'attore il più gravoso onere della prova dell'azione di rivendicazione, con la conseguenza che prova può essere data con ogni mezzo, non escluse le presunzioni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 16 Novembre 2012.


Azione possessoria – Cd. Servitù di Parcheggio – Esperibilità – Esclusione..
In materia possessoria, l'utilizzazione, da parte dei condomini di uno stabile, di un'area condominiale ai fini di parcheggio, non è tutelabile con l'esperimento dell’azione di reintegrazione del possesso di servitù dal momento che per l’esercizio di siffatta azione occorre un possesso qualsiasi, anche se illegittimo ed abusivo, purché avente i caratteri esteriori di un diritto reale, laddove il parcheggio dell'auto non rientra nello schema di alcun diritto di servitù, difettando la caratteristica tipica di detto diritto, ovverosia la "realità" (inerenza al fondo dominante dell'utilità così come al fondo servente del peso), in quanto la comodità di parcheggiare l'auto per specifiche persone che accedono al fondo non può valutarsi come una utilità inerente al fondo stesso, trattandosi di un vantaggio del tutto personale dei proprietari. In altri termini, il parcheggio di autovetture su di un'area può costituire legittima manifestazione di un possesso a titolo di proprietà del suolo, ma non anche estrinsecazione di un potere di fatto riconducibile al contenuto di un diritto di servitù, diritto caratterizzato dalla cosiddetta "realitas", intesa come inerenza al fondo dominante dell'utilità così come al fondo servente del peso. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 13 Settembre 2012, n. 15334.


Azioni Possessorie – Sussistenza servitù di passaggio – Assenza di opere visibili e permanenti..
In materia di azioni possessorie, con riguardo alla sussistenza o meno di una servitù di passaggio, l’eventuale assenza di opere visibili e permanenti non rileva in ambito della tutela possessoria cosicché il requisito dell’apparenza influenza solo la possibilità di acquistare il suddetto tipo di servitù per usucapione o per destinazione del padre di famiglia ai sensi dell’art. 1061 c.c.. (Michela Forte) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 07 Giugno 2012.


Tutela possessoria ai sensi degli artt. 1168 – 1170 c.c. – Compossesso tra eredi – Pregiudizio dei partecipanti alla comunione ereditaria..
In materia di tutela possessoria, in una situazione di compossesso tra i componenti di una comunione ereditaria in pendenza di un giudizio di divisione, è ravvisabile una lesione possessoria solo quando uno dei condividenti abbia alterato e violato, senza il consenso e in pregiudizio degli altri partecipanti, lo stato di fatto o la destinazione della cosa oggetto del comune possesso, in modo da impedire o restringere il godimento spettante a ciascun compossessore sulla cosa medesima mediante atti integranti un comportamento durevole, tale da evidenziare un possesso esclusivo animo domini su tutta la cosa, incompatibile con il permanere del possesso altrui. (Michela Forte) (riproduzione riservata) Tribunale Rossano, 06 Aprile 2012.


Azioni a difesa del possesso - Reintegrazione da spoglio - Atto di spoglio - "Animus spoliandi" - Spoglio alla presenza od autorizzato da pubblici ufficiali - Decreto di aggiudicazione nella espropriazione immobiliare - Natura - Titolo esecutivo - Efficacia soggettiva - Nei confronti del debitore esecutato e del possessore e detentore dell'immobile - Condizioni - Conseguenze in ordine alla configurabilità di uno spoglio a mezzo dell'ufficiale giudiziario..
Nell'espropriazione forzata immobiliare, il decreto di trasferimento di cui all'art. 586 cod. proc. civ. costituisce titolo esecutivo per il rilascio dell'immobile espropriato, in favore dell'aggiudicatario al quale l'immobile è stato trasferito, non solo nei riguardi del debitore esecutato ma anche nei confronti di chi si trovi nel possesso o nella detenzione dell'immobile medesimo, senza che vi corrisponda una situazione di diritto soggettivo (reale o personale) già opponibile al creditore pignorante ed ai creditori intervenuti e in quanto tale opponibile anche all'aggiudicatario cui l'immobile è stato trasferito "iussu iudicis". Ne consegue che perché lo svolgimento dell'attività esecutiva dia luogo ad uno spoglio a mezzo di ufficiale giudiziario è necessario che il titolo in forza del quale si procede non abbia efficacia contro il possessore e che l'intervento dell'ufficiale giudiziario sia stato maliziosamente provocato da colui che ha richiesto l'esecuzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 28 Agosto 2007, n. 18179.