Codice Civile


LIBRO TERZO
Della proprietà
TITOLO VIII
Del possesso
CAPO I
Disposizioni generali

Art. 1145

Possesso di cose fuori commercio
TESTO A FRONTE

I. Il possesso delle cose di cui non si può acquistare la proprietà è senza effetto.

II. Tuttavia nei rapporti tra privati è concessa l'azione di spoglio rispetto ai beni appartenenti al pubblico demanio e ai beni delle province e dei comuni soggetti al regime proprio del demanio pubblico.

III. Se trattasi di esercizio di facoltà, le quali possono formare oggetto di concessione da parte della pubblica amministrazione, è data altresì l'azione di manutenzione.


GIURISPRUDENZA

Ente Pubblico – Azione possessoria del privato – Ammissibilità – Giurisdizione giudice ordinario – Presupposti.
Con ordinanza in data 20.11.2019 il Tribunale di Paola in composizione collegiale in riforma totale della decisione del Giudice unico ha accolto l’azione di spoglio del cittadino nei confronti del Comune che, con la piantumazione di alcuni siepi, gli aveva impedito di continuare ad esercitare il passaggio pedonale a carraio attraverso un cancello, prospiciente la pubblica via, condannandolo a ripristinare la situazione quo ante ed al pagamento delle spese di lite.

L’azione di spoglio nei confronti di un ente pubblico è stata ritenuta ammissibile perché il comune aveva agito con un comportamento meramente materiale e dunque jure privatorum e non jure imperii (cf. Trib. Reggio Emilia 16.6.2007). Ciò vale anche qualora trattasi di beni demaniali ai sensi dell’’art. 1145, comma 2, c.c.

A seguito della declaratoria di illegittimità costituzionale parziale dell’art 34 del d.lgs n. 80/1998 modificato ed integrato dall’art. 7 della legge 205/2000 (in virtù della sentenza 281/2004 della Corte Costituzionale) la cognizione sulle azioni possessorie esperite dal privato nei confronti della pubblica amministrazione in conseguenza di una sua attività materiale, non sorretta da alcun provvedimento formale, è devoluta al giudice ordinario. (Giuseppe La Cava) (riproduzione riservata)
Tribunale Paola, 20 Novembre 2019.


Beni già appartenenti ai disciolti enti ospedalieri - Regime giuridico - Decorrenza - Appartenenza al patrimonio indisponibile - Usucapibilità - Esclusione - Effettiva destinazione al pubblico servizio ospedaliero - Irrilevanza - Fattispecie.
A decorrere dall'entrata in vigore dell'art. 7 del d.l. n. 264 del 1974, convertito dalla l. n. 386 del 1974, i beni già appartenenti agli ormai disciolti enti ospedalieri sono stati espressamente sottratti al commercio ed inseriti nel patrimonio indisponibile, con la conseguenza che gli stessi non sono suscettibili di possesso "ad usucapionem", indipendentemente dalla loro effettiva destinazione al pubblico servizio ospedaliero. (Nella specie, la S.C. ha cassato la decisione che aveva accolto la domanda di usucapione di alcuni beni di un disciolto ente ospedaliero sul presupposto che, non risultando la loro effettiva destinazione al pubblico servizio ospedaliero, facessero parte del patrimonio disponibile del medesimo ente e, quindi, fossero usucapibili). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 27 Novembre 2018, n. 30720.


Azione di usucapione su bene immobile oggetto di provvedimento di sequestro emesso dal giudice penale, sezione misure di prevenzione – Competenza del giudice della prevenzione – Sussiste..
Gli immobili confiscati a norma della legislazione antimafia sono inalienabili, con l'unica eccezione della vendita finalizzata al risarcimento delle vittime dei reati di tipo mafioso, e acquisiscono, per effetto della confisca, un’impronta rigidamente pubblicistica, che tipicizza la condizione giuridica e la destinazione dei beni, non potendo essere distolti da quella normativamente stabilita. In definitiva, i beni confiscati ex lege 575/1965 sono assimilabili ai beni demaniali e ciò trova chiaro riconoscimento nell'art. 47, comma 2, del Codice antimafia, laddove è specificato che la destinazione degli immobili a finalità di pubblico interesse è effettuata con provvedimento dell'Agenzia e che, “anche prima dell'adozione del provvedimento di destinazione, per la tutela dei beni confiscati si applica il secondo comma dell'articolo 823 del codice civile”. Dunque, per effetto del decreto di confisca (peraltro, certamente non sindacabile né modificabile dal giudice civile) l'immobile acquista il regime giuridico dei beni demaniali ed è certamente inalienabile quanto meno a decorrere dalla data di tale decreto. Conseguentemente, da quel momento alcun effetto, ai fini dell’usucapione, può produrre il suo possesso, benché continuato e pacifico. Ne deriva che il possesso di un bene soggetto a confisca di prevenzione appare improduttivo di effetti ai fini dell’usucapione, ai sensi dell’art. 1145 c.c. Ne consegue anche, che colui che assuma di essere titolare del diritto di proprietà sul bene oggetto di sequestro, per averlo usucapito, ove intenda ottenere il riconoscimento del proprio diritto, deve intervenire nel procedimento di prevenzione ed ivi dimostrare la sua buona fede. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Palermo, 22 Febbraio 2013.