Massimario Ragionato Fallimentare

a cura di Franco Benassi
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Articolo 5 ∙ (Stato d'insolvenza)


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Incapacità funzionale non transitoria di soddisfare con regolarità le obbligazioni
Insolvenza prospetticaProspettiva dinamicaInsolvenza non ancora attualeInidoneità strutturale del debitoreIncapacità di produrre beni o servizi con margine di redditività da destinare alla copertura delle esigenze dell'impresaDifficoltà temporanea e transitoria o incapacità strutturale e permanenteIndagine su cause dell'insolvenza e potenzialità dell'impresaImputabilità del dissesto o dell'inadempimento all'imprenditore o a terziAttività di impresa con prevalenza dei ricavi sui costiInsolvenza classica colorata

Il soggetto insolvente
Società in liquidazione
Gruppo di societàFusioneScissioneTrasformazioneSocietà di personeSocio illimitatamente responsabileSocietà di fattoSocietà di fatto e holdingSocietà cooperativa mutualisticaAssociazione non riconosciutaImpresa familiareInsolvenza degli istituti di creditoCompagnia di assicurazioneEnte di gestione fiduciaria

Altri profili dell'insolvenza
Momento ed elementi di riferimento per l'accertamento dell'insolvenza
InadempimentiContestazione dei creditiNatura dei creditiPactum de non petendoNegoziazione dei debiti mediante transazioni e dilazioniVersamenti dei soci in conto di futuro aumento di capitaleValutazione dei cespitiValore contabile dei cespiti e loro attitudine alla estinzione delle obbligazioniPrevalenza dell'attivo sul passivoNumero dei creditori Azione di responsabilitàGaranzia ipotecariaPagamento di debiti ammessi al passivo fallimentare

Elementi sintomatici dell'insolvenza
Elementi sintomatici dell'insolvenza
Impossibilità di ricorrere al credito a condizioni normaliConversione del pignoramento e stato di insolvenzaMancato pagamento di lavoratori dipendentiInadempimenti esteriormente non apprezzabiliProtesti e pignoramentiSegnalazione in Centrale RischiIrreperibilità dell'imprenditore e mancato deposito dei bilanciMancato pagamento dell'IVAMancato pagamento di un solo debitoFallimento fiscaleSequestro preventivo penaleRisultanze dello stato passivoPerdita di bilancioSospensione per le vittime di estorsione o di usura ex l. 44/1999Insolvenza fraudolenta

Altro
Concordato preventivo
Liquidazione coatta amministrativaAmministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisiAmministrazione controllata



Fallimento - Stato d'insolvenza - Presupposti - Stato di impotenza economica astrattamente impeditivo della possibilità di adempiere da parte del debitore - Concreto inadempimento delle proprie obbligazioni e relativa imputabilità - Rilevanza - Esclusione
Ai fini dell'accertamento dello stato d'insolvenza consistente nell'incapacità di adempiere regolarmente e con mezzi normali le proprie obbligazioni è irrilevante ogni indagine sull'imputabilità o meno all'imprenditore medesimo delle cause del dissesto, ovvero sulla loro riferibilità a rapporti estranei all'impresa, così come sull'effettiva esistenza ed entità dei crediti fatti valere nei suoi confronti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Agosto 2021, n. 22444.


Contratto di apertura di credito in conto corrente - Credito in “sofferenza” - Segnalazione alla Banca d’Italia - Condizioni - Insolvenza “minor” - Differenza tra attivo e passivo - Rilevanza
In tema di rapporti bancari, la segnalazione alla centrale rischi della Banca d'Italia della posizione di "sofferenza" del cliente ha quale presupposto una nozione "levior" di insolvenza rispetto a quella propria della materia fallimentare, sicchè lo sbilanciamento tra l'attivo ed il passivo patrimoniale, pur non fornendo da solo la prova di detta insolvenza "minor" (potendo essere superato dalla prospettiva di un favorevole andamento futuro degli affari, o da eventuali ricapitalizzazioni dell'impresa), deve essere comunque attentamente valutato, perché l'eventuale eccedenza del passivo sull'attivo patrimoniale costituisce uno dei tipici fatti esteriori rivelatori dell'impotenza dell'imprenditore a soddisfare le proprie obbligazioni a norma dell'art. 5 l.fall.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Dicembre 2020, n. 28635.


Società in stato di liquidazione - Accertamento dello stato di insolvenza - Criteri - Valutazione dell'attivo - Difficoltà nella liquidazione - Rilevanza
In tema di dichiarazione di fallimento, quando la società è in liquidazione, la valutazione del giudice ai fini dell'accertamento dello stato d'insolvenza deve essere diretta unicamente ad accertare se il patrimonio sociale consenta di assicurare l'integrale soddisfacimento dei creditori, mentre la difficoltà di pronta liquidazione dell'attivo può rilevare in quanto sintomatica di un risultato di realizzo inferiore rispetto a quello contabilizzato dal debitore, così finendo per esprimere valori oggettivamente inidonei a soddisfare integralmente la massa creditoria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Dicembre 2020, n. 28193.


Società in stato di liquidazione - Accertamento dello stato di insolvenza - Modalità - Sufficienza dell’attivo per il soddisfacimento eguale ed integrale dei creditori sociali - Necessità - Fondamento
Quando la società è in liquidazione, la valutazione del giudice, ai fini dell'accertamento dello stato d'insolvenza, deve essere effettuata con riferimento alla situazione esistente alla data della sentenza dichiarativa del fallimento, e deve essere diretta unicamente ad accertare se gli elementi attivi del patrimonio sociale consentano di assicurare l'eguale ed integrale soddisfacimento dei creditori sociali, e ciò in quanto - non proponendosi l'impresa in liquidazione di restare sul mercato, ma avendo come esclusivo obiettivo quello di provvedere al soddisfacimento dei creditori previa realizzazione delle attività, ed alla distribuzione dell'eventuale residuo tra i soci - non è più richiesto che essa disponga, come invece la società in piena attività, di credito e di risorse, e quindi di liquidità, necessari per soddisfare le obbligazioni contratte. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 05 Novembre 2020, n. 24660.


Enti creditizi - Giudizi per la dichiarazione dello stato di insolvenza - Atti della Banca d’Italia o dei commissari straordinari - Valore probatorio - Limiti - Fondamento
Nei giudizi instaurati per la dichiarazione dello stato d'insolvenza degli enti creditizi, gli atti provenienti dalla Banca d'Italia o dai commissari straordinari non hanno il valore di prova privilegiata ex art. 2700 c.c. in quanto non sono formati da pubblici ufficiali nell'esercizio di una funzione specificatamente diretta alla documentazione. Tuttavia tali atti, proprio in ragione della loro origine e delle finalità perseguite dai soggetti che li pongono in essere, costituiscono una legittima fonte di informazione, utile all'accertamento dei fatti di causa in senso stretto, che, ove non sia validamente contraddetta, ben può concorre alla formazione del convincimento del giudice, il quale è tenuto ad ammettere le prove che le altre parti deducano per contrastare le risultanze in questo modo acquisite, ma non ad acquisirne d'ufficio per controllare la loro rispondenza al vero. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Giugno 2020, n. 11267.


Enti creditizi sottoposti a risoluzione - Stato di insolvenza - Accertamento - Infruttuosi tentativi di intervento del Fondo interbancario di tutela dei depositi - Rilevanza - Esclusione - Fondamento - Fattispecie
Ai fini della dichiarazione d'insolvenza degli enti creditizi sottoposti a risoluzione ai sensi dell'art. 32 del d.lgs. n. 180 del 2015, non assumono rilievo gli infruttuosi tentativi di intervento del Fondo interbancario per la tutela dei depositi, tenuto conto che l'art. 36 del d.lgs. cit. si limita a precisare che l'accertamento dello stato d'insolvenza deve essere effettuato avendo riguardo alla situazione esistente al momento dell'adozione del provvedimento di avvio della risoluzione, senza prevedere che, a differenza di quanto avviene per ogni altro imprenditore commerciale, si debba compiere anche una valutazione controfattuale sulle cause che hanno condotto a tale stato. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha respinto il ricorso contro la decisione di merito, che aveva escluso ogni rilevanza all'esito del giudizio di appello, promosso contro la sentenza del Tribunale UE, che aveva negato agli interventi del Fondo interbancario la natura di aiuti di Stato, perché tali interventi, nella specie, non erano stati effettuati e, dunque, non avevano assunto alcuna rilevanza nell'apprezzamento dello stato di insolvenza). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Giugno 2020, n. 11267.


Fallimento – Soggetti – Società costituite nelle forme previste dal codice civile ed aventi ad oggetto un'attività commerciale – Assoggettabilità a fallimento indipendentemente dall'effettivo esercizio di una siffatta attività

Fallimento – Finalità – Legittimazione processuale – Sequestro di azienda – Duplicazione di ruoli tra organo di rappresentanza e custode – Esclusione

Le società costituite nelle forme previste dal codice civile ed aventi ad oggetto un'attività commerciale sono assoggettabili a fallimento, indipendentemente dall'effettivo esercizio di una siffatta attività, in quanto esse acquistano la qualità di imprenditore commerciale dal momento della loro costituzione, diversamente dall'imprenditore commerciale individuale; ne consegue che la società titolare di azienda la quale, in ragione di un provvedimento di sequestro, venga privata dell'esercizio della stessa, non diviene per questo un soggetto non fallibile.

La dichiarazione di fallimento non comporta l'estinzione della società, ma solo la liquidazione dei beni, con conseguente legittimazione processuale dell'organo di rappresentanza a difendere gli interessi dell'ente nell'ambito della procedura fallimentare; deve dunque escludersi una duplicazione di ruoli tra imprenditore e custode, giacchè, nel giudizio per la dichiarazione di fallimento, la società sta in giudizio col proprio organo rappresentativo, non con altri; non è dunque condivisibile l’assunto per cui il custode dell'azienda sequestrata deve essere ritenuto interlocutore necessario nel procedimento di dichiarazione del fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 11 Giugno 2020, n. 11254.


Fallimento – Stato d’insolvenza – Valutazione – Attivo superiore al passivo – Valutazione delle condizioni economiche necessarie (secondo un criterio di normalità) all’esercizio di attività economiche – Stato di impotenza funzionale non transitoria a soddisfare le obbligazioni inerenti all’impresa – Oggetto della cognizione in sede di opposizione allo stato passivo
Lo stato d’insolvenza richiesto ai fini della pronunzia dichiarativa del fallimento dell’imprenditore non è escluso dalla circostanza che l’attivo superi il passivo e che non esistano conclamati inadempimenti esteriormente apprezzabili. In particolare, il significato oggettivo dell’insolvenza, che è quello rilevante agli effetti della L. Fall., art. 5, deriva da una valutazione circa le condizioni economiche necessarie (secondo un criterio di normalità) all’esercizio di attività economiche, e si identifica con uno stato di impotenza funzionale non transitoria a soddisfare le obbligazioni inerenti all’impresa esprimendosi, secondo una tipicità desumibile dai dati dell’esperienza economica, nell’incapacità di produrre beni con margine di redditività da destinare alla copertura delle esigenze di impresa (prima fra tutte l’estinzione dei debiti), nonché nell’impossibilità di ricorrere al credito a condizioni normali, senza rovinose decurtazioni del patrimonio.

Inoltre, nel giudizio di opposizione alla dichiarazione di fallimento lo stato d’insolvenza sottende un giudizio di inidoneità solutoria strutturale del debitore, oggetto di una valutazione complessiva: quanto ai debiti, il computo non si limita alle risultanze dello stato passivo nel frattempo formato ma si estende a quelli emergenti dai bilanci e dalle scritture contabili o in altro modo riscontrati, anche se oggetto di contestazione, quando (e nella misura in cui) il giudice dell’opposizione ne riconosca incidentalmente la ragionevole certezza ed entità; quanto all’attivo, i cespiti vanno considerati non solo per il loro valore contabile o di mercato, ma anche in rapporto all’attitudine ad essere adoperati per estinguere tempestivamente i debiti, senza compromissione - di regola dell’operatività dell’impresa, salvo che l’eventuale fase della liquidazione in cui la stessa si trovi renda compatibile anche il pronto realizzo dei beni strumentali e dell’avviamento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 20 Gennaio 2020, n. 1069.


Apertura di credito in conto corrente - Segnalazione alla Banca d'Italia di un credito in "sofferenza" - Condizioni
In tema di apertura di credito in conto corrente, il prolungato inadempimento del correntista all'obbligo di rientrare dall'esposizione debitoria, legittima la banca alla segnalazione alla Centrale Rischi del suo credito come "in sofferenza", atteso che, ai fini di tale segnalazione, la nozione di insolvenza non si identifica con quella propria fallimentare, ma si concretizza in una valutazione negativa della situazione patrimoniale, apprezzabile come "deficitaria" ovvero come di "grave difficoltà economica", senza alcun riferimento al concetto di incapienza o irrecuperabilità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Dicembre 2019, n. 31921.


Istanza per la dichiarazione di fallimento - Sentenza - Revoca del fallimento - Nuova dichiarazione di fallimento - Stato di insolvenza - Accertamento - Momento rilevante - Data della seconda decisione
Nel caso in cui il fallimento venga dichiarato successivamente alla revoca della sentenza che lo aveva aperto in precedenza, l'accertamento dello stato di insolvenza va compiuto con riferimento alla situazione esistente alla data della nuova decisione e non già a quella di presentazione dell'originaria istanza da parte dei creditori o del PM. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Ottobre 2019, n. 27200.


Insolvenza - Mancato pagamento di un solo debito - Configurabilità
In tema di dichiarazione di fallimento, lo stato di insolvenza prescinde dal numero dei creditori, essendo ben possibile che anche un solo inadempimento assurga ad indice di tale situazione oggettiva. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 03 Aprile 2019, n. 9297.


Insolvenza - Significato oggettivo - Manifestazioni rilevanti
Ai fini della dichiarazione di fallimento, costituiscono indizi esteriori dell'insolvenza, gli elementi sintomatici che esprimono lo stato di impotenza funzionale e non transitoria dell'impresa a soddisfare le proprie obbligazioni, secondo una tipicità - desumibile dai dati dell'esperienza economica - rivelatrice dell'incapacità di produrre beni o servizi con margine di redditività da destinare alla copertura delle esigenze dell'impresa medesima (prima fra tutte l'estinzione dei debiti), nonché dell'impossibilità di essa di ricorrere al credito a condizioni normali, senza rovinose compromissioni del patrimonio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Marzo 2019, n. 6978.


Insolvenza - Presupposti - Natura civile o commerciale del debito - Limitazione della garanzia patrimoniale - Rilevanza - Esclusione - Fondamento
Ai fini della sussistenza del presupposto dell'insolvenza, l'ordinamento italiano non distingue tra i debiti di un imprenditore individuale, in ragione della natura civile o commerciale di essi, in quanto non consente limitazioni della garanzia patrimoniale in funzione della causa sottesa alle obbligazioni contratte, tutte ugualmente rilevanti sotto il profilo dell'esposizione del debitore al fallimento; solo l'alterità soggettiva (ad esempio, in caso di impresa gestita tramite una società di capitale unipersonale) introduce un criterio diverso di imputazione dei rapporti obbligatori, in base al principio dell'autonomia patrimoniale perfetta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Gennaio 2019, n. 1466.


Dichiarazione di fallimento - Verifica della legittimazione del creditore istante - Definitivo accertamento del credito - Necessità - Esclusione - Conseguenze
In tema di iniziativa per la dichiarazione di fallimento, l'art. 6 l.fall. laddove stabilisce che il fallimento è dichiarato, fra l'altro, su istanza di uno o più creditori, non presuppone un definitivo accertamento del credito in sede giudiziale, né l'esecutività del titolo, essendo viceversa a tal fine sufficiente un accertamento incidentale da parte del giudice all'esclusivo scopo di verificare la legittimazione dell'istante. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Novembre 2018, n. 30827.


Fallimento – Presupposti – Insolvenza – Accertamento – C.d. insolvenza prospettica
L'accertamento dell'insolvenza, come sopra intesa, non s'identifica in modo necessario e automatico con il mero dato contabile fornito dal raffronto tra l'attivo ed il passivo patrimoniale dell'impresa; è, inoltre, pacifico che in presenza di un eventuale sbilancio negativo è pur possibile che l'imprenditore continui a godere di credito e sia di fatto in condizione di soddisfare regolarmente e con mezzi normali le proprie obbligazioni, configurandosi l'eventuale difficoltà in cui egli versa come meramente transitoria.

Al tempo stesso ove - all'opposto - l'eccedenza di attivo dipenda dal valore di beni patrimoniali non agevolmente liquidabili, o la cui liquidazione risulterebbe incompatibile con la permanenza dell'impresa sul mercato e con il puntuale adempimento di obbligazioni già contratte, il presupposto dell'insolvenza può esser egualmente riscontrato.

Nondimeno è un fatto logicamente incontrovertibile che l'eventuale eccedenza del passivo sull'attivo patrimoniale costituisce, pur sempre, e nella maggior parte dei casi, uno dei tipici "fatti esteriori" che dimostrano l'impotenza dell'imprenditore a soddisfare le proprie obbligazioni; anche a prescindere, cioè, dal semplice risultato della somma algebrica tra poste attive e passive della situazione patrimoniale, è evidente che sempre dai dati di contabilità dell'impresa è consentito muovere per poter vagliare, nella concretezza di ciascuna singola fattispecie, se il debitore disponga di risorse idonee a fronteggiare in modo regolare le proprie obbligazioni, avendo riguardo alla scadenza di queste e alla natura e composizione dei cespiti dai quali sia eventualmente ipotizzabile ricavare il necessario per farvi fronte. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20 Novembre 2018, n. 29913.


Liquidazione coatta amministrativa - Dichiarazione dello stato di insolvenza - Attribuzioni patrimoniali in favore della società condizionate all'ammissione alla procedura di l.c.a. - Idoneità incidere sulla valutazione dell'insolvenza - Esclusione - Fondamento
Ai fini della valutazione dello stato di insolvenza, l'accertamento degli elementi attivi del patrimonio sociale, idonei a consentire l'eguale ed integrale soddisfacimento dei creditori sociali, non può prescindere dalla valutazione della concretezza ed attualità di tali elementi, sicché non possono assumere rilievo le attribuzioni patrimoniali in favore della società condizionate all'ammissione di questa alla procedura di liquidazione coatta amministrativa, essendo tali attribuzioni non ancora efficaci al momento della valutazione dell'insolvenza, né potendo questa, quale presupposto fattuale di carattere storico (oltre che giuridico) dell'apertura della procedura, essere valutata come esistente al fine di determinare l'efficacia dell'attribuzione e, nel contempo, non più esistente a causa del meccanismo della retroattività della condizione, che è mera "fictio" inidonea a cancellare quel presupposto fattuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Luglio 2018, n. 18137.


Fallimento - Dichiarazione - Presupposti - Stato di insolvenza - Definizione - Impotenza funzionale non transitoria a soddisfare le obbligazioni inerenti all'impresa
Lo stato di insolvenza richiesto ai fini della pronunzia dichiarativa del fallimento dell'imprenditore, non è escluso dalla circostanza che l'attivo superi il passivo e che non esistano conclamati inadempimenti esteriormente apprezzabili

Il significato oggettivo dell'insolvenza, che è quello rilevante agli effetti della art. 5 legge fall., deriva da una valutazione circa le condizioni economiche necessarie (secondo un criterio di normalità) all'esercizio di attività economiche e si identifica con uno stato di impotenza funzionale non transitoria a soddisfare le obbligazioni inerenti all'impresa e si esprime, secondo una tipicità desumibile dai dati dell'esperienza economica, nell'incapacità di produrre beni con margine di redditività da destinare alla copertura delle esigenze di impresa (prima fra tutte l'estinzione dei debiti), nonché nell'impossibilità di ricorrere al credito a condizioni normali, senza rovinose decurtazioni del patrimonio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 06 Febbraio 2018.


Fallimento - Stato d'insolvenza - Nozione - Configurabilità - Condizioni - Fattispecie
Lo stato di insolvenza dell'imprenditore commerciale, consistendo nell'impossibilità di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni, non suppone necessariamente l'esistenza di inadempimenti, né è da essi direttamente deducibile, essendo gli stessi, se effettivamente riscontrati, equiparabili agli altri fatti esteriori idonei a manifestare quello stato, con valore, quindi, meramente indiziario, da apprezzarsi caso per caso, e con possibilità di escludersene la rilevanza ove si tratti di inadempimento irrisorio. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto la sussistenza dello stato di insolvenza della società debitrice in base al riscontro di rilevanti passività, di numerose procedure esecutive e dell'omesso deposito dei bilanci relativi ai due esercizi sociali precedenti il fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 15 Dicembre 2017, n. 30209.


Concordato preventivo - Inadempimento - Istanza di fallimento - Eccezione opponibile dal debitore
Al creditore che chieda il fallimento del debitore ammesso a concordato concordato preventivo omologato, è possibile opporre la pendenza dell'esecuzione dello stesso e che dunque l'inadempimento di una o più obbligazioni concordatarie si giustifica con la sequenza dei pagamenti previsti nel piano.

Quando tuttavia possa considerarsi cessata la fase esecutiva con esaurimento dell'attivo o sia dimostrata l'inidoneità delle attività al rispetto degli obblighi assunti con il concordato, è possibile provocare il giudizio sulla solvibilità dell'impresa ai sensi degli artt. 6, 7 e 15 l.fall. assumendo, ove necessario, come fatto sopravvenuto ogni circostanza successiva alla omologazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 11 Dicembre 2017.


Concordato preventivo - Inadempimento - Istanza di fallimento - Ammissibilità - Decorso dell'anno di cui all'art. 184 l.f. - Irrilevanza - Istanza proponibile anche dal PM e dai nuovi creditori
Una volta che sia stato omologato il concordato preventivo e sia scaduto il termine per la sua risoluzione (o rigettata la relativa domanda), il debitore continua ad essere obbligato agli obblighi di adempimento, per cui si riapre lo scenario comune delle possibili iniziative dirette a farne accertare l'insolvenza, con possibilità di proporre istanza di fallimento non solo per i creditori già concorsuali nella misura falcidiata, ma anche dal P.M. e dallo stesso debitore, oltre che dai nuovi creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 11 Dicembre 2017.


Banca sottoposta a liquidazione coatta amministrativa - Stato di insolvenza - Accertamento giudiziario - Momento rilevante - Nozione - Venir meno delle condizioni di liquidità e di credito - "Deficit" patrimoniale - Rilevanza preminente - Sussistenza
Lo stato di insolvenza di una banca sottoposta a liquidazione coatta amministrativa - la cui sussistenza, ai sensi dell'art. 82, comma 2, del d.lgs. n. 385 del 1993, deve essere riscontrata con riferimento al momento dell'emanazione del provvedimento di liquidazione - si traduce, sulla base della generale previsione dell'art. 5 l.fall., applicabile in assenza di autonoma definizione, nel venir meno delle condizioni di liquidità e di credito necessarie per l'espletamento della specifica attività imprenditoriale. La peculiarità dell'attività bancaria - la quale implica che l'impresa che la esercita disponga di molteplici canali di accesso al reperimento di liquidità per impedire la suggestione della corsa ai prelievi - fa peraltro sì che assuma particolare rilevanza indiziaria, circa il grado di irreversibilità della crisi, il "deficit" patrimoniale, che si connota come dato centrale rispetto sia agli inadempimenti che all'eventuale illiquidità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Agosto 2017, n. 20186.


Fallimento - Dichiarazione - Procedimento - Sospensione ex art. 20 della l. n. 44 del 1999 - Portata - Rilevanza sulla esigibilità dei singoli crediti attinti dal reato - Accertamento dello stato d'insolvenza - Doverosità - Conseguenze - Fattispecie
La disciplina dettata dai primi quattro commi dell'art. 20 della l. n. 44 del 1999, mirando a realizzare, attraverso la sospensione dei termini sostanziali e processuali, rispettivamente, per il pagamento e per l’accertamento dei debiti pecuniari, un bilanciamento tra l'interesse dei creditori all'adempimento e l'esigenza di verificare il nesso eziologico tra la difficoltà dell'adempimento e la genesi criminale del debito, determina un'indubbia alterazione delle ordinarie relazioni civili, la cui operatività, pur trovando giustificazione nell'interesse pubblico alla tutela delle posizioni debitorie, deve ritenersi necessariamente circoscritta ad ipotesi tassative. Conseguentemente, la proposizione della domanda di elargizione delle provvidenze previste dalla legge in esame comporta il riconoscimento della sospensione prevista dall’art. 20, comma 1, con riguardo ai singoli crediti, ma non pregiudica il doveroso riscontro dello stato d'insolvenza di cui all'art. 5 l.fall., da valutarsi in relazione alla situazione generale dell'imprenditore, avendo riguardo alla sussistenza di altri inadempimenti o debiti. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito, che, pur non negando la rilevanza della sospensione ad incidere sull’accertamento dello stato di insolvenza di una società, poi dichiarata fallita, ha ritenuto non provata l’applicabilità della sospensione ai crediti scaduti di detta società, nonché la capacità della stessa di far fronte con mezzi normali all’adempimento delle obbligazioni non colpite dalla predetta misura). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Gennaio 2017, n. 1582.


Fallimento - Stato d'insolvenza - In genere - Accertamento - Rilevanza delle cause - Esclusione - Fattispecie
Ai fini della dichiarazione di fallimento, l'accertamento dello stato di insolvenza prescinde dalle cause che lo hanno determinato, anche se non imputabili all'imprenditore. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di fallimento di una società a responsabilità limitata reputando irrilevante che la relativa insolvenza fosse stata determinata dall'inagibilità, imputabile a terzi, del capannone dove sarebbe dovuta avvenire la produzione). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 14 Gennaio 2017, n. 441.


Fallimento – Dichiarazione di fallimento – Stato d'insolvenza – Società in stato di liquidazione – Accertamento dello stato di insolvenza – Modalità – Sufficienza dell’attivo per il soddisfacimento eguale ed integrale dei creditori sociali – Necessità – Fondamento
Quando la società è in liquidazione, la valutazione del giudice, ai fini dell’applicazione dell’art. 5 l.fall., deve essere diretta unicamente ad accertare se gli elementi attivi del patrimonio sociale consentano di assicurare l’eguale ed integrale soddisfacimento dei creditori sociali, e ciò in quanto – non proponendosi l’impresa in liquidazione di restare sul mercato, ma avendo come esclusivo obiettivo quello di provvedere al soddisfacimento dei creditori previa realizzazione delle attività, ed alla distribuzione dell’eventuale residuo tra i soci – non è più richiesto che essa disponga, come invece la società in piena attività, di credito e di risorse, e quindi di liquidità, necessari per soddisfare le obbligazioni contratte. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Dicembre 2016, n. 25167.


Fallimento - Dichiarazione - Stato d'insolvenza - Ragionevole contestazione del credito vantato dal ricorrente - Accertamento incidentale dello stesso - Necessità - Limiti - Pronuncia giudiziale a cognizione piena di accertamento del credito - Rinvio ad essa - Sufficienza - Condizioni
Ai fini dell'accertamento dello stato di insolvenza, il giudice della fase prefallimentare, a fronte della ragionevole contestazione del credito vantato dal ricorrente, deve procedere all'accertamento, sia pur incidentale, dello stesso, salvo che la sua esistenza risulti già accertata con una pronuncia giudiziale a cognizione piena, potendo, in tal caso, onde adempiere al suo dovere di motivazione, limitarsi ad un mero rinvio ad essa, con l'obbligo, invece, ove rilevi significative anomalie, tali da giustificare il dubbio sulla correttezza della conclusione ivi raggiunta, di dare specificamente conto delle ragioni che l'hanno indotto ad allontanarsi dalla precedente decisione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 14 Marzo 2016, n. 5001.


Scissione societaria - Responsabilità solidale nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto - Beneficio di previa escussione - Esclusione - Beneficium ordinis
L'articolo 2506-quater, comma 3, c.c. (così come in precedenza l'articolo 2504-decies, comma 2), nella parte in cui prevede che, nel caso di scissione, "ciascuna società è solidalmente responsabile, nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto ad essa assegnato o rimasto, dei debiti della società scissa non soddisfatti dalla società cui fanno carico" non riconosce un beneficio di previa escussione, poiché, nei casi in cui è previsto, tale beneficio è sempre riferito al patrimonio (artt. 563, 1944, 2268, 2304 c.c.) o al debitore da sottoporre ad esecuzione forzata (artt. 2393-bis e 2868 c.c.), mentre la norma in esame presuppone solo che i crediti da far valere siano rimasti insoddisfatti; la disposizione prevede, dunque, solo un beneficium ordinis, il quale presuppone esclusivamente la costituzione in mora del debitore (Cass., sez. III, 4 giugno 2009, n. 12896). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 2016.


Scissione societaria - Responsabilità solidale nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto - Determinazione della misura della garanzia patrimoniale - Esclusione - Determinazione della misura del credito azionabile nei confronti delle società non beneficiarie della scissione - Responsabilità dell'intero debito della società cui il debito è trasferito o mantenuto - Responsabilità delle altre società nei limiti della quota di loro spettanza
Il limite, previsto dall'articolo 2506-quater, comma 3, c.c. del "valore effettivo del patrimonio netto" assegnato o rimasto alla società escussa, definisce la misura del credito azionabile nei confronti delle società non beneficiarie della scissione e non la misura della garanzia patrimoniale prestata dal debitore; ne consegue che ciascuna delle società risultanti dalla scissione può essere chiamata a rispondere solidalmente del passivo consolidato, ma solo la società cui il debito è trasferito o mantenuto ne risponde per intero, mentre le altre società ne rispondono solo nei limiti della quota di loro spettanza su quanto al momento della scissione era effettivamente disponibile per il soddisfacimento dei creditori, per cui è effettivamente possibile affermare che la norma tende a mantenere integre le garanzie dei creditori sociali e non certo ad accrescerle. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 2016.


Scissione societaria - Responsabilità nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto - Responsabilità solidale - Sussistenza - Debitori solidali che rispondono in misura diversa della medesima prestazione
Le limitazioni previste dall'articolo 2506-quater, comma 3, c.c., per il caso di scissione ossia quella del beneficium ordinis e quella del limite di responsabilità, non escludono la solidarietà tra tutti i debitori, perché, come precisa l'articolo 1293 c.c., "la solidarietà non è esclusa dal fatto che i singoli debitori siano tenuti ciascuno con modalità diverse" e perché lo stesso articolo 2504-decies c.c. prevede espressamente la solidarietà tra debitori che per definizione rispondono in misura diversa della medesima prestazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 2016.


Concordato preventivo - Ammissione - Subprocedimento di revoca - Natura bifasica - Posizione dei creditori - Litisconsorti necessari - Esclusione - Comunicazione ex art. 173, comma 1, l.fall. - Qualificazione - Semplice "litis denuntiatio" - Omissione - Conseguenze - Nullità della sentenza di fallimento - Esclusione
Il subprocedimento di revoca del concordato preventivo si articola in due fasi: la prima, necessaria ed officiosa, nel corso della quale il tribunale verifica la sussistenza dei requisiti per l'adozione del provvedimento; la seconda, eventuale e ad impulso di parte, che conduce alla dichiarazione di fallimento, ricorrendone i presupposti di cui agli artt. 1 e 5 l.fall. In tale contesto, i creditori concordatari non sono portatori di un interesse immediato e diretto che gli possa far assumere la qualifica di litisconsorti necessari, neppure nella fase che conduce all'eventuale dichiarazione di fallimento, non avendo essi un diritto al fallimento (o al mancato fallimento) del proprio debitore, sicché la comunicazione prevista, nei loro confronti, dall'art. 173, comma 1, l.fall. si atteggia a semplice "litis denuntiatio", volta a consentirne la loro volontaria partecipazione all'udienza, la cui omissione comporta non già una nullità assoluta ed insanabile, ma solo una nullità relativa della prima fase del subprocedimento di revoca che, non ripercuotendosi sull'eventuale fase successiva, non è causa di nullità della sentenza dichiarativa di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Febbraio 2016, n. 3324.


Fallimento - Stato d’insolvenza - Accertamento - Rilevanza delle cause - Esclusione - Fattispecie
Ai fini della dichiarazione di fallimento, l'accertamento dello stato di insolvenza prescinde dalle cause che lo hanno determinato, anche se non imputabili all'imprenditore. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di fallimento di una società a responsabilità limitata reputando irrilevante che la relativa insolvenza fosse stata determinata dall'inagibilità, imputabile a terzi, del capannone dove sarebbe dovuta avvenire la produzione). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 14 Gennaio 2016, n. 441.


Fallimento - Azione di responsabilità contro amministratori e sindaci esercitata dal curatore - Prescrizione - Decorrenza dell'azione di cui all'articolo 2394 c.c. - Momento in cui i creditori sono stati posti in grado di conoscere lo squilibrio patrimoniale della società
In tema di azione di responsabilità contro amministratori e sindaci promossa dal curatore ai sensi dell'articolo 146 legge fall., con riguardo alla decorrenza del termine di prescrizione (quinquennale per entrambe le azioni di cui agli articoli 2393 e 2394 c.c.), quella ex art. 2394 c.c. decorre non dal momento in cui i creditori abbiano avuto effettiva conoscenza dell'insufficienza patrimoniale - che, a sua volta, dipendendo dall'insufficienza della garanzia patrimoniale generica, non corrisponde allo stato di insolvenza di cui all'art. 5 legge fall. né alla perdita integrale del capitale sociale (che non implica necessariamente la perdita di ogni valore attivo del patrimonio sociale) - ma dal momento, che può essere anteriore o posteriore alla dichiarazione del fallimento, in cui essi siano stati in grado di conoscere lo stato di grave e definitivo squilibrio patrimoniale della società (Cass. n. 9619 del 2009, n. 20476 del 2008, n. 941 del 2005). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04 Dicembre 2015.


Dichiarazione di fallimento - Insolvenza - Accertamento al momento della sentenza - Ammissibilità - Accertamento basato su fatti anteriori alla dichiarazione di fallimento
Ai fini della dichiarazione di fallimento, l'accertamento dell'insolvenza va fatto con riguardo non al momento della presentazione dell'istanza, ma a quello della sentenza dichiarativa, in quanto il giudice, dato il carattere officioso del giudizio, ha il potere-dovere di verificare la sussistenza dei presupposti richiesti dalla legge anche in base agli atti del fascicolo fallimentare basandosi anche su fatti diversi da quelli considerati al momento dell'apertura della procedura concorsuale, purché, anche se conosciuti successivamente, siano riferibili ad un momento anteriore alla dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 05 Ottobre 2015.


Dichiarazione di fallimento - Garanzia ipotecaria a favore del creditore istante - Incapacità di soddisfare le proprie obbligazioni valutate nel loro complesso
In tema di dichiarazione di fallimento, l'esistenza di una garanzia ipotecaria in favore del creditore istante non esclude, di per sé, lo stato di insolvenza, inteso come incapacità di soddisfare regolarmente e con mezzi normali le proprie obbligazioni valutate nel loro complesso e ove siano già scadute all'epoca della dichiarazione di fallimento. (Nel caso di specie, l'accertamento dello stato di insolvenza si è basato non soltanto sull'entità del credito, sia pure nella misura ridotta in considerazione delle contestazioni mosse dal debitore, ma anche sulla considerazione di una serie di atti attraverso i quali lo stesso debitore si era privato di ogni bene o risorse attive, facendo ricorso anche a poste fittizie per mascherare una consistente perdita risultante dal bilancio). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 05 Ottobre 2015.


Stato d’insolvenza - Accertamento - Momento di riferimento - Data della decisione
L'accertamento dello stato di insolvenza va compiuto con riferimento alla situazione esistente alla data della sentenza dichiarativa di fallimento e non già a quella di presentazione del relativo ricorso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Ottobre 2015, n. 19790.


Dichiarazione di fallimento - Presupposti - Stato d'insolvenza - Situazione irreversibile - Debiti accertati nel corso dell'istruttoria prefallimentare
In tema di dichiarazione di fallimento, lo stato di insolvenza dell'impresa, che esso presuppone, da intendersi come situazione irreversibile, e non già come una mera temporanea impossibilità di regolare l'adempimento delle obbligazioni assunte, può essere desunto, ai sensi dell'art. 15 ult. co. della L.F., dal complesso dei debiti, purché almeno pari all'ammontare stabilito, secondo il periodico aggiornamento previsto dal terzo comma dell'art. 1 L.F., dallo stesso art. 15 ult. co. L.F., accertati nel corso dell'istruttoria prefallimentare. Cassazione civile, sez. I, 27 Maggio 2015.


Dichiarazione di fallimento - Opposizione - Accertamento della situazione d'insolvenza - Accertamento di fatti diversi da quelli che hanno fondato la dichiarazione di fallimento - Fatti anteriori alla pronuncia - Risultanze non contestate dello stato passivo - Acquisizione d'ufficio degli elementi rilevanti
Nel giudizio di opposizione alla sentenza di fallimento, l'accertamento della situazione di insolvenza, pur se va compiuto con riferimento alla data di dichiarazione del fallimento, può fondarsi anche su fatti diversi da quelli in base ai quali il fallimento è stato dichiarato, purché si tratti di fatti anteriori alla pronuncia, anche se conosciuti successivamente. La sussistenza della insolvenza può essere pure desunta dalle risultanze non contestate dello stato passivo mediante l'acquisizione, anche ufficiosa, degli elementi rilevanti (Sez. 1, Sentenza n. 5869 del 1993). Cassazione civile, sez. I, 27 Maggio 2015.


Dichiarazione di fallimento - Opposizione - Accertamento dello stato d'insolvenza - Accertamento di fatti diversi da quelli che hanno fondato la dichiarazione di fallimento - Fatti anteriori alla pronuncia - Risultanze del fascicolo fallimentare
L'accertamento dello stato di insolvenza, anche in sede di opposizione alla dichiarazione di fallimento, pur dovendo essere compiuto con riferimento alla data di dichiarazione del fallimento, può fondarsi anche su fatti diversi da quelli sulla base dei quali il fallimento è stato dichiarato, purché anteriori alla dichiarazione, anche se successivamente conosciuti e desunti da circostanze non contestate dello stato passivo, avendo il giudice il potere - dovere di riscontrare la sussistenza dei presupposti della dichiarazione di fallimento sulla base degli atti acquisiti al fascicolo fallimentare (Sez. 1, Sentenza n. 184 del 1988). Cassazione civile, sez. I, 27 Maggio 2015.


Fallimento - Sentenza dichiarativa - Opposizione - Reclamo - Accertamento dello stato di insolvenza - Fatti diversi da quelli posti a base della dichiarazione di fallimento - Rilevanza - Limiti - Risultanze non contestate dello stato passivo - Rilevanza
Nel giudizio di reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento l'accertamento dello stato di insolvenza va compiuto con riferimento alla data della dichiarazione di fallimento, ma può fondarsi anche su fatti diversi da quelli in base ai quali il fallimento è stato dichiarato, purché si tratti di fatti anteriori alla pronuncia, anche se conosciuti successivamente in sede di gravame e desunti da circostanze non contestate dello stato passivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Maggio 2015, n. 10952.


Fallimento - Apertura (dichiarazione) di Fallimento - Stato d'insolvenza - Definitivo accertamento del credito - Necessità - Esclusione - Conseguenze - Credito portato da ordinanza ex art. 186 bis cod. proc. civ. - Sufficienza - Fondamento
In tema di fallimento, poiché, ai sensi dell'art. 5 legge fall., lo stato d'insolvenza non presuppone il definitivo accertamento del credito in sede giudiziale né l'esecutività del titolo, per poter chiedere il fallimento è sufficiente un'ordinanza adottata ai sensi dell'art. 186 bis cod. proc. civ., la quale costituisce valido titolo esecutivo per la somma per la quale è emessa, conserva la sua efficacia in caso di estinzione del giudizio e definisce direttamente una parte del merito. Cassazione civile, sez. I, 15 Gennaio 2015, n. 576.


Stato d’insolvenza - Nozione - Attivo superiore al passivo - Irrilevanza - Significato oggettivo dell'insolvenza - Valutazione incensurabile del giudice di merito
Lo stato di insolvenza richiesto ai fini della pronunzia dichiarativa del fallimento dell'imprenditore non è escluso dalla circostanza che l'attivo superi il passivo e che non esistano conclamati inadempimenti esteriormente apprezzabili. In particolare, il significato oggettivo dell'insolvenza, che è quello rilevante agli effetti dell'art. 5 legge fall., deriva da una valutazione circa le condizioni economiche necessarie (secondo un criterio di normalità) all'esercizio di attività economiche, si identifica con uno stato di impotenza funzionale non transitoria a soddisfare le obbligazioni inerenti all'impresa e si esprime, secondo una tipicità desumibile dai dati dell'esperienza economica, nell'incapacità di produrre beni con margine di redditività da destinare alla copertura delle esigenze di impresa (prima fra tutte l'estinzione dei debiti), nonché nell'impossibilità di ricorrere al credito a condizioni normali, senza rovinose decurtazioni del patrimonio. Il convincimento espresso dal giudice di merito circa la sussistenza dello stato di insolvenza costituisce apprezzamento di fatto, incensurabile in cassazione, ove sorretto da motivazione esauriente e giuridicamente corretta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Marzo 2014, n. 7252.


Stato d’insolvenza - Ragionevole contestazione dei crediti - Conseguenze - Accertamento incidentale - Necessità
Ai fini della dichiarazione di fallimento, la ragionevole contestazione dei crediti toglie all'inadempimento del debitore il significato indicativo dell'insolvenza, cosicché il giudice deve procedere all'accertamento, sia pur incidentale, degli stessi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Marzo 2014, n. 6306.


Società in liquidazione ex art. 5 legge fall. - Erroneo inserimento del patrimonio netto tra le passività al fine della valutazione dell'insolvenza delle società - Rilevanza - Esclusione
Ai fini della valutazione dello stato di insolvenza di una società in liquidazione ex art. 5 della legge fall. non costituisce vizio di motivazione della sentenza di merito, impugnabile in cassazione ai sensi dell'art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ. (nel regime introdotto dall'art. 54 del d.l. 22 giugno 2012, n. 83, convertito dalla legge 7 agosto 2012, n. 134), l'avere erroneamente inserito il valore del patrimonio netto tra le passività, trattandosi di fatto non decisivo per il giudizio, oggetto di discussione tra le parti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 2014, n. 5402.


Compagnia di assicurazione - Valutazione dello stato di insolvenza - Elementi rilevanti - Marcato sbilanciamento tra attivo del passivo - Inadeguatezza delle riserve accantonate.

Compagnia di assicurazione - Valutazione dello stato di insolvenza - Valore di avviamento dell'azienda - Irrilevanza - Valutazione dell'insolvenza con riferimento alla situazione esistente prima del decreto che ne ha disposto la liquidazione coatta.

Nella valutazione dell'insolvenza di una compagnia assicurativa, assumono rilievo determinante elementi quali: i) un marcato sbilanciamento tra attivo e passivo, nonostante si tratti di condizione che potrebbe essere superata da circostanze obiettive che giustificano la prospettiva di un futuro andamento favorevole; ii) il fatto che l'impresa, a casa dell'inadeguatezza delle riserve accantonate, si trovi costretta a pagare gli indennizzi utilizzando la liquidità rinveniente dai premi raccolti, la quale deve, invece, essere destinata a coprire rischi non ancora maturati. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Ai fini della valutazione dell'esistenza dello stato di insolvenza di un'impresa assicurativa, è irrilevante l'eventuale cospicuo valore di avviamento dell'azienda, in quanto trattasi di valore realizzabile esclusivamente con la alienazione dell'azienda, la quale presuppone la sua messa in liquidazione. Con riferimento a questo specifico aspetto, pertanto, la valutazione di insolvenza della compagnia deve essere effettuata con riferimento alla situazione esistente nel periodo anteriore al decreto che ne ha disposto la liquidazione coatta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 27 Gennaio 2014, n. 1645.


Società - Scissione c.d. negativa di società - Invalidità - Fondamento - Intervenuta iscrizione nel registro delle imprese della deliberazione di scissione - Mancanza di opposizioni dei creditori - Effetto sanante - Conseguenze in tema di valutazione dello stato di insolvenza e di imputazione delle obbligazioni
Nel caso di scissione di società, qualora il valore reale del patrimonio attribuito alla società neo-costituita sia negativo, si realizza un'ipotesi di scissione cosiddetta negativa, da ritenersi non consentita, in quanto non potrebbe sussistere alcun valore di cambio e, conseguentemente, non potrebbe aversi una distribuzione di azioni, fermo restando che, l'invalidità della scissione non può essere pronunciata dopo il decorso, senza opposizione da parte dei creditori, del termine di sessanta giorni dall'iscrizione nel registro delle imprese della deliberazione di scissione e dopo l'iscrizione dell'ultimo atto della scissione nel medesimo registro. Ne consegue che, in tale evenienza, si producono gli effetti previsti dall'art. 2506 quater, terzo comma, cod. civ. e, pertanto, l'insolvenza della società scissa e della società beneficiaria deve essere valutata separatamente, avuto riguardo agli elementi attivi e passivi del patrimonio di ciascuna società e tenendo presenti i limiti di responsabilità in relazione rispettivamente alle obbligazioni transitate nel patrimonio della società beneficiaria e alle obbligazioni rimaste nel patrimonio della società scissa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Novembre 2013.


Stato d'insolvenza - Rilevanza delle cause - Esclusione - Prospettive di superamento nel breve periodo - Necessità - Fattispecie relativa a spese di inizio attività e contrasti fra i soci
Ai fini della dichiarazione di fallimento, lo stato di insolvenza deve essere valutato secondo dati oggettivi, prescindendo da qualsiasi indagine in ordine alle relative ragioni; pertanto, nessuna rilevanza hanno le cause che lo hanno determinato, a meno che da esse non possa evincersi una situazione di mera temporanea difficoltà. (Nella specie, la società fallita aveva fatto riferimento alle spese di inizio attività e a contrasti tra soci, senza però spiegare quali prospettive di componimento vi erano nel breve periodo, circostanza quest'ultima che sola avrebbe potuto avallare il carattere transitorio della crisi). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 24 Settembre 2013, n. 21802.


Stato d’insolvenza - Impresa assicurativa - Pagamento degli indennizzi utilizzando i premi raccolti a causa dell'inadeguatezza delle riserve - Indice di incapacità ad adempiere regolarmente o con mezzi normali alle proprie obbligazioni - Fondamento
Ai fini dell'accertamento dello stato d'insolvenza di una impresa assicurativa, non è irrilevante il rapporto tra risorse finanziarie e riserve accantonate, con la conseguenza che il pagamento degli indennizzi effettuato utilizzando la liquidità dei premi raccolti, da destinarsi alla copertura di rischi non ancora maturati, costituisce un chiaro indice di incapacità di adempiere regolarmente, o con mezzi normali, alle proprie obbligazioni. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Luglio 2013, n. 16746.


Fallimento - Stato d’insolvenza - Società in stato di liquidazione - Accertamento dello stato di insolvenza - Modalità - Sufficienza dell'attivo per il soddisfacimento eguale ed integrale dei creditori sociali - Necessità - Fondamento - Fattispecie in tema di fallimento di società esercente attività di coltivazione di una cava
Quando la società è in liquidazione, la valutazione del giudice, ai fini dell'applicazione dell'art. 5 legge fall., deve essere diretta unicamente ad accertare se gli elementi attivi del patrimonio sociale consentano di assicurare l'eguale ed integrale soddisfacimento dei creditori sociali, e ciò in quanto - non proponendosi l'impresa in liquidazione di restare sul mercato, ma avendo come esclusivo obiettivo quello di provvedere al soddisfacimento dei creditori previa realizzazione delle attività, ed alla distribuzione dell'eventuale residuo tra i soci - non è più richiesto che essa disponga, come invece la società in piena attività, di credito e di risorse, e quindi di liquidità, necessari per soddisfare le obbligazioni contratte. (Nel caso di specie, la S.C. ha ritenuto correttamente motivata la decisione con cui il giudice di merito aveva concluso per l'insufficienza del patrimonio di una società esercente attività di coltivazione di una cava ad assicurare l'integrale ed eguale soddisfacimento dei creditori sociali, dando rilievo al fatto che l'asta per la vendita dei macchinari aziendali fosse andata deserta, sia che l'autorizzazione alla coltivazione della cava fosse scaduta e non più rinnovata, circostanza, questa, apprezzata non nell'ottica della prosecuzione dell'attività, bensì sotto il profilo dell'ulteriore svalutazione subìta dal patrimonio sociale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Maggio 2013, n. 13644.


Società cooperativa esclusivamente mutualistica - Dichiarazione di insolvenza - Accertamento giudiziario anteriore alla liquidazione coatta amministrativa - Debiti - Limite minimo di cui all'art. 15 legge fall. - Inapplicabilità - Fondamento
In tema di liquidazione coatta amministrativa, la dichiarazione di insolvenza della società cooperativa esclusivamente mutualistica, a norma dell'art. 195 legge fall., non è preclusa dalla circostanza che l'ammontare dei suoi debiti, scaduti e non pagati, sia complessivamente inferiore a trentamila euro, non applicandosi, in questo caso, l'art. 15, ultimo comma, della medesima legge, che ha carattere eccezionale e non è suscettibile di applicazione analogica ad ipotesi diversa dalla dichiarazione di fallimento dell'impresa insolvente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Aprile 2013, n. 9681.


Fallimento - Legittimazione del creditore istante - Esistenza del credito - Valutazione incidentale - Sufficienza
In tema di iniziativa per la dichiarazione di fallimento, l'art. 6 legge fall., laddove stabilisce che il fallimento è dichiarato, fra l'altro, su istanza di uno o più creditori, non presuppone un definitivo accertamento del credito in sede giudiziale, né l'esecutività del titolo, essendo viceversa a tal fine sufficiente un accertamento incidentale da parte del giudice, all'esclusivo scopo di verificare la legittimazione dell'istante. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 23 Gennaio 2013, n. 1521.


Sospensione ex art. 20 legge n. 44 del 1999 - Portata - Rilevanza sulla esigibilità dei singoli crediti attinti dal reato - Accertamento dello stato d'insolvenza - Doverosità - Conseguenze
La sospensione prevista dall'art. 20 della legge 23 febbraio 1999, n. 44, in favore del soggetto vittima di richieste estorsive o di usura, riguarda la scadenza dei singoli crediti attinti dal reato denunciato e non pregiudica la doverosità del riscontro dell'insolvenza ai sensi dell'art. 5 legge fall., che attiene alla situazione generale dell'imprenditore, avendo riguardo alla risultanza di altri inadempimenti o debiti, con conseguente dichiarazione di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Dicembre 2012, n. 22756.


Liquidazione coatta amministrativa - Stato d’insolvenza - Successivo - Inadempimento di debiti tributari inerenti a periodi d'imposta anteriori alla messa in liquidazione - Omissione della dichiarazione fiscale - Irrilevanza - Posteriorità degli atti di accertamento definitivi - Irrilevanza - Fondamento
In tema di liquidazione coatta amministrativa, ai fini della dichiarazione dello stato di insolvenza dell'impresa, ai sensi dell'art. 202 legge fall., è rilevante l'inadempimento dei debiti tributari (nella specie, IRPEG e IVA) inerenti a periodi d'imposta anteriori alla messa in liquidazione, anche qualora sia stata omessa la dichiarazione fiscale e i conseguenti atti di accertamento siano divenuti definitivi solo dopo il provvedimento amministrativo che dispone la liquidazione stessa, atteso che i debiti in questione sorgono già col verificarsi dei presupposti di legge e che l'omissione della dichiarazione fiscale non dispensa l'impresa dall'iscriverli in bilancio, allo stato patrimoniale, fra le passività certe e determinate, anziché nel fondo rischi ed oneri. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Luglio 2012, n. 12972.


Fallimento - Stato di insolvenza - Insolvenza - Presupposti - Natura civile o commerciale del debito - Limitazione della garanzia patrimoniale - Rilevanza - Esclusione - Fondamento - Fattispecie
Ai fini della sussistenza del presupposto dell'insolvenza, l'ordinamento italiano non distingue tra i debiti di un imprenditore individuale, in ragione della natura civile o commerciale di essi, in quanto non consente limitazioni della garanzia patrimoniale in funzione della causa sottesa alle obbligazioni contratte, tutte ugualmente rilevanti sotto il profilo dell'esposizione del debitore al fallimento; solo l'alterità soggettiva (ad esempio, in caso di impresa gestita tramite una società di capitale unipersonale) introduce un criterio diverso di imputazione dei rapporti obbligatori, in base al principio dell'autonomia. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Giugno 2012, n. 8930.


Stato d’insolvenza - Presupposti - Stato d'impotenza economico patrimoniale - Dipendenza da rapporti debitori accertati da giudice non ordinario - Idoneità - Fondamento
La dichiarazione di fallimento trova il suo presupposto, dal punto di vista obiettivo, nello stato d'insolvenza del debitore, il cui riscontro prescinde dall'indagine sull'effettiva esistenza dei crediti fatti valere nei confronti del debitore (essendo sufficiente, a tal fine, l'accertamento di uno stato d'impotenza economico-patrimoniale, idoneo a privare tale soggetto della possibilità di far fronte con mezzi "normali" ai propri debiti) e può, quindi, essere legittimamente effettuato dal giudice ordinario, anche quando i crediti derivino da rapporti riservati alla cognizione di un giudice diverso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Dicembre 2011, n. 25961.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Stato d'insolvenza - In genere - Società inserita in un gruppo di società collegate o controllate da un'unica società "holding" - Accertamento dell'insolvenza - Criterio dell'autonomia delle situazioni di ciascuna società - Configurabilità - Fondamento.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Procedimento - In genere - Contraddittorio - Dichiarazione di fallimento di una società di fatto e dei suoi soci illimitatamente responsabili - Oggetto delle contestazioni - Esistenza della società, partecipazione ad essa e stato di insolvenza della società - Sufficienza - Modalità operative della società ovvero sussistenza di altri soci - Necessità di contestazione - Esclusione - Fondamento.

Ai fini della dichiarazione di fallimento di una società, che sia inserita in un gruppo, cioè in una pluralità di società collegate ovvero controllate da un'unica società "holding", l'accertamento dello stato di insolvenza deve essere effettuato con esclusivo riferimento alla situazione economica della società medesima, poichè, nonostante tale collegamento o controllo, ciascuna di dette società conserva propria personalità giuridica ed autonoma qualità di imprenditore, rispondendo con il proprio patrimonio soltanto dei propri debiti. (massima ufficiale)

In tema di procedimento per la dichiarazione di fallimento di una società di fatto e dei suoi soci illimitatamente responsabili, l'attuazione del diritto di difesa posto dall'art. 15 legge fall. richiede che l'instaurazione del contraddittorio coinvolga i presupposti essenziali della dichiarazione stessa ed abbia carattere preventivo rispetto alla pronuncia, essendo sufficiente che ai predetti soci sia contestata l'esistenza della società, la loro partecipazione ad essa e lo stato di insolvenza della società; non è invece indispensabile che sia anche contestato loro il modo con cui la società ha in concreto operato, nè l'eventuale sussistenza di altri soci. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Novembre 2010, n. 23344.


Concordato preventivo - Ammissione - Successiva mancata approvazione da parte dei creditori e dichiarazione di fallimento - Accertamento dell'insolvenza - Sussistenza già alla data di presentazione della domanda di concordato - Principio della consecuzione delle procedure - Applicabilità - Conseguenze
Nel caso in cui all'ammissione da parte del tribunale della domanda di concordato preventivo, proposta ai sensi dell'art. 160 legge fall. - "ratione temporis" vigente, secondo il testo successivo alla legge n. 80 del 2005 e al d.lgs. n. 5 del 2006 ed anteriore al d.lgs. n. 169 del 2007 -, segua la dichiarazione di fallimento ex art. 162, secondo comma, legge fall., per effetto della mancata approvazione dei creditori ex artt.177-178 legge fall., trova applicazione il principio della consecutività delle due procedure concorsuali, costituendo la sentenza di fallimento l'atto terminale del procedimento, non assumendo rilievo l'abbandono - in sede normativa - dell'automatismo di tale dichiarazione, per la quale ora sono necessari l'iniziativa di un creditore o del P.M., il positivo accertamento dell'insolvenza e il comune elemento oggettivo. Pertanto quando si verifichi "a posteriori" (nella specie, con sentenza passata in giudicato) che lo stato di crisi in base al quale era stata chiesta l'ammissione al concordato in realtà coincideva con lo stato di insolvenza, l'efficacia della sentenza dichiarativa di fallimento va retrodatata alla data della presentazione della predetta domanda. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Agosto 2010, n. 18437.


Società in stato di liquidazione - Accertamento dello stato di insolvenza - Modalità - Sufficienza dell'attivo per il soddisfacimento eguale ed integrale dei creditori sociali - Necessità - Sussistenza - Fondamento
Quando la società è in liquidazione, la valutazione del giudice, ai fini dell'applicazione dell'art. 5 della legge fall., deve essere diretta unicamente ad accertare se gli elementi attivi del patrimonio sociale consentano di assicurare l'eguale ed integrale soddisfacimento dei creditori sociali, e ciò in quanto - non proponendosi l'impresa in liquidazione di restare sul mercato, ma avendo come esclusivo obiettivo quello di provvedere al soddisfacimento dei creditori sociali, previa realizzazione delle attività sociali, ed alla distribuzione dell'eventuale residuo tra i soci - non è più richiesto che essa disponga, come invece la società in piena attività, di credito e di risorse, e quindi di liquidità, necessari per soddisfare le obbligazioni contratte. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Ottobre 2009, n. 21834.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (Dichiarazione) di fallimento - Stato d’insolvenza - In genere - Presupposti - Impossibilità di adempiere con mezzi normali alle obbligazioni - Relativo accertamento - Debiti - Desumibilità dallo stato passivo e dalla contabilità - Attivo - Idoneità al pronto realizzo - Condizioni.
Nel giudizio di opposizione alla dichiarazione di fallimento, la verifica, ex art. 5 legge fall., dello stato d'insolvenza dell'imprenditore commerciale esige la prova di una situazione d'impotenza, strutturale e non soltanto transitoria, a soddisfare regolarmente e con mezzi normali le proprie obbligazioni, valutate nel loro complesso, in quanto già scadute all'epoca della predetta dichiarazione e ragionevolmente certe; ne consegue, quanto ai debiti, che il computo non si limita alle risultanze dello stato passivo nel frattempo formato, ma si estende a quelli emergenti dai bilanci e dalle scritture contabili o in altro modo riscontrati, anche se oggetto di contestazione, quando (e nella misura in cui) il giudice dell'opposizione ne riconosca incidentalmente la ragionevole certezza ed entità; quanto all'attivo, i cespiti vanno considerati non solo per il loro valore contabile o di mercato, ma anche in rapporto all'attitudine ad essere adoperati per estinguere tempestivamente i debiti, senza compromissione - di regola - dell'operatività dell'impresa, salvo che l'eventuale fase della liquidazione in cui la stessa si trovi renda compatibile anche il pronto realizzo dei beni strumentali e dell'avviamento. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 27 Febbraio 2008, n. 5215.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - Provvedimenti immediati - Dichiarazione di fallimento - Dichiarazione di fallimento - Nel corso della procedura di concordato - Stato di insolvenza - Accertamento - Necessità - Esclusione.
In tema di dichiarazione di fallimento nel corso della procedura di concordato preventivo, ai sensi dell'art. 173 legge fallimentare, non è necessaria una nuova indagine ai fini dell'accertamento del presupposto oggettivo, in quanto lo stato di insolvenza è contenuto nel provvedimento di ammissione al concordato e non si differenzia da quello richiesto per il fallimento, se non sotto il profilo che nel primo l'insolvenza non deve essere tale da impedire una prognosi favorevole in ordine al pagamento dei creditori almeno nei tempi e nelle misure minime previste dalla legge. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 23 Luglio 2007, n. 16215.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - Annullamento e risoluzione - In genere - Dichiarazione di fallimento a seguito di risoluzione del concordato - Giudizio di opposizione - Qualità di imprenditore commerciale del debitore e sua insolvenza - Discutibilità - Esclusione - Fondamento.
Nel giudizio di opposizione alla dichiarazione di fallimento pronunciata in seguito alla risoluzione del concordato preventivo non è possibile rimettere in discussione la sussistenza della qualità di imprenditore commerciale del debitore, né del suo stato di insolvenza, vale a dire i presupposti per la dichiarazione di fallimento, atteso che nei confronti di tali presupposti la sentenza irrevocabile di omologazione esercita autorità di cosa giudicata. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 07 Giugno 2007, n. 13357.


Società in stato di liquidazione - Accertamento dello stato di insolvenza - Modalità
Quando la società è in liquidazione, la valutazione del giudice, ai fini dell'applicazione dell'art. 5 legge fall., deve essere diretta unicamente ad accertare se gli elementi attivi del patrimonio sociale consentano di assicurare l'eguale ed integrale soddisfacimento dei creditori sociali, e ciò in quanto - non proponendosi l'impresa in liquidazione di restare sul mercato, ma avendo come esclusivo obiettivo quello di provvedere al soddisfacimento dei creditori sociali, previa realizzazione delle attività sociali, ed alla distribuzione dell'eventuale residuo tra i soci - non è più richiesto che essa disponga, come invece la società in piena attività, di credito e di risorse, e quindi di liquidità, necessari per soddisfare le obbligazioni contratte. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Settembre 2006, n. 19141.


Accertamento dello stato di insolvenza - Risultanze dello stato passivo ed atti del fascicolo fallimentare - Utilizzabilità
Nel procedimento di opposizione alla dichiarazione di fallimento, la sussistenza dello stato di insolvenza può essere correttamente desunta anche dalle risultanze non contestate dello stato passivo, oltre che in genere dagli atti del fascicolo fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Settembre 2006, n. 19141.


Insolvenza - Nozione - Assenza di protesti, pignoramenti e azioni di recupero di crediti - Configurabilità - Condizioni
Ai fini della dichiarazione di fallimento, lo stato di insolvenza dell'imprenditore è configurabile anche in assenza di protesti, pignoramenti e azioni di recupero dei crediti, i quali non costituiscono parametro esclusivo del giudizio sul dissesto, posto che invece è la situazione di incapacità del debitore a fronteggiare con mezzi ordinari le proprie obbligazioni a realizzare quello stato, secondo la previsione dell'art. 5 legge fall., quali che siano gli "inadempimenti" in cui si concretizza e i "fatti esteriori" con cui si manifesta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Aprile 2006, n. 9856.


Liquidazione coatta amministrativa - Stato d'insolvenza - In genere - Banca sottoposta a liquidazione coatta amministrativa - Stato di insolvenza - Accertamento giudiziario - Momento rilevante - Nozione - Venir meno delle condizioni di liquidità e di credito - "Deficit" patrimoniale - Rilevanza preminente - Sussistenza
Lo stato di insolvenza di una banca sottoposta a liquidazione coatta amministrativa - la cui sussistenza, ai sensi dell'art. 82, comma secondo, del d.lgs. 1 settembre 1993, n. 385, deve essere riscontrata con riferimento al momento dell'emanazione del provvedimento di liquidazione - si traduce, sulla base della generale previsione dell'art. 5 legge fall., applicabile in assenza di autonoma definizione, nel venir meno delle condizioni di liquidità e di credito necessarie per l'espletamento della specifica attività imprenditoriale. La peculiarità dell'attività bancaria - la quale implica che l'impresa che la esercita disponga di molteplici canali di accesso al reperimento di liquidità per impedire la suggestione della corsa ai prelievi - fa peraltro sì che assuma particolare rilevanza indiziaria, circa il grado di irreversibilità della crisi, il "deficit" patrimoniale, che si connota come dato centrale rispetto sia agli inadempimenti che all'eventuale illiquidità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Aprile 2006, n. 9408.


Fallimento - Dichiarazione di fallimento - Stato d'insolvenza - Accertamento - "Pactum de non petendo" - Efficacia - Condizioni
L'efficacia del "pactum de non petendo", pur non condizionata all'adesione di tutti i creditori, è tuttavia correlata alla sua idoneità - che deve essere valutata alla luce della complessiva condizione debitoria dell'impresa, e, quindi anche con riguardo alla scadenza delle obbligazioni escluse dal patto medesimo - ad escludere lo stato d'insolvenza del debitore, se ed in quanto esso testimoni la condizione di credito e di fiducia di cui gode il debitore nel ceto creditorio considerato nel suo complesso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Dicembre 2005, n. 27386.


Stato d’insolvenza - Presupposti - Stato di impotenza economico - Patrimoniale impeditivo della possibilità di adempiere con mezzi normali da parte del debitore - Relativo accertamento - Giudice ordinario - Devoluzione - Dipendenza di tale stato da rapporti obbligatori riservati alla cognizione di un giudice diverso - Rilevanza ai fini della giurisdizione - Esclusione
Lo stato d'insolvenza dell'imprenditore commerciale - l'accertamento dalla cui sussistenza è incensurabile in cassazione, quando sia sorretto da motivazione adeguata, immune da vizi logici e ispirata ad esatti criteri giuridici - quale presupposto per la dichiarazione di fallimento, si realizza in presenza di una situazione d'impotenza, strutturale e non soltanto transitoria, a soddisfare regolarmente e con mezzi normali le proprie obbligazioni a seguito del venir meno delle condizioni di liquidità e di credito necessarie alla relativa attività. E anche il dato di un assai marcato sbilanciamento tra l'attivo e il passivo patrimoniale accertati, pur se non fornisce, di per sé solo, la prova dell'insolvenza - potendo comunque essere superato dalla prospettiva di un favorevole andamento futuro degli affari, o da eventuali ricapitalizzazioni dell'impresa - nondimeno deve essere attentamente valutato, non potendosene per converso radicalmente prescindere, perché l'eventuale eccedenza del passivo sull'attivo patrimoniale costituisce, pur sempre, nella maggior parte dei casi, uno dei tipici "fatti esteriori" che, a norma dell'art. 5 legge fall., si mostrano rivelatori dell'impotenza dell'imprenditore a soddisfare le proprie obbligazioni. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Dicembre 2005, n. 26217.


Liquidazione coatta amministrativa di impresa in amministrazione controllata - Conseguenze - Presupposti per l'accertamento dello stato di insolvenza - Sussistenza - Fondamento
Il presupposto dell'amministrazione controllata, consistente nella temporanea difficoltà dell'imprenditore di adempiere le proprie obbligazioni, non è ontologicamente diverso dallo stato di insolvenza che costituisce presupposto della dichiarazione di fallimento, differenziandosi da quest'ultimo soltanto in quanto, nella prima procedura, sussiste la probabile reversibilità della situazione d'insolvenza; pertanto, qualora l'impresa sottoposta ad amministrazione controllata sia successivamente assoggettata a liquidazione coatta amministrativa deve ritenersi provata l'irreversibilità' dello stato di insolvenza, in quanto la seconda procedura è diretta alla liquidazione dell'impresa ed è, quindi, incompatibile con la possibilità di risanamento dell'impresa, fermo restando che l'accertamento dello stato di insolvenza deve essere effettuato in contraddittorio con l'imprenditore, nell'osservanza della disciplina stabilita dagli artt. 195 e 202 legge fall.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Settembre 2005, n. 18066.


Temporanea difficoltà di adempiere - Differenze con l'insolvenza
L'espressione "temporanea difficoltà di adempiere", che figura nell'art. 187 legge fallim. quale presupposto dell'ammissione alla procedura di amministrazione controllata, non individua un fenomeno qualitativamente e concettualmente diverso dall'insolvenza di cui all'art. 5 della stessa legge, differenziandosi la procedura concorsuale minore soltanto per l'elemento prognostico, ossia per la previsione della possibilità di risolvere la crisi finanziaria dell'impresa nel periodo massimo indicato dall'art. 187 cit. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Agosto 2004, n. 16709.


Fallimento - Sentenza dichiarativa - Opposizione - Carattere officioso del giudizio - Poteri del giudice - Accertamento dello stato di insolvenza - Risultanze dello stato passivo - Utilizzabilità
Nel procedimento di opposizione alla dichiarazione di fallimento, il giudice, dato il carattere officioso del giudizio, ha il potere-dovere di verificare la sussistenza dei presupposti richiesti dalla legge, anche in base agli atti del fascicolo fallimentare, e l'accertamento relativo può essere fondato anche su fatti diversi da quelli considerati al momento dell'apertura della procedura concorsuale, purché essi (anche se conosciuti successivamente) siano riferibili ad un momento anteriore alla dichiarazione di fallimento. Pertanto, la sussistenza dello stato di insolvenza può essere correttamente desunta anche dalle risultanze non contestate dello stato passivo, perché, se questo è (normalmente) formato da crediti che risalgono ad un momento anteriore alla dichiarazione di fallimento, esso è suscettibile di essere considerato come elemento idoneo a manifestare lo stato di insolvenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Giugno 2004, n. 11393.


Società in stato di liquidazione - Accertamento dello stato di insolvenza - Modalità
Quando la società è in liquidazione, la valutazione del giudice, ai fini dell'applicazione dell'art. 5 legge fall., deve essere diretta unicamente ad accertare se gli elementi attivi del patrimonio sociale consentano di assicurare l'eguale ed integrale soddisfacimento dei creditori sociali, e ciò in quanto - non proponendosi l'impresa in liquidazione di restare sul mercato, ma avendo come esclusivo obiettivo quello di provvedere al soddisfacimento dei creditori sociali, previa realizzazione delle attività sociali, ed alla distribuzione dell'eventuale residuo tra i soci - non è più richiesto che essa disponga, come invece la società in piena attività, di credito e di risorse, e quindi di liquidità, necessari per soddisfare le obbligazioni contratte. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Aprile 2003, n. 6170.


Amministrazione controllata - Presupposto - Stato di insolvenza - Sostanziale coincidenza con quello posto a fondamento del fallimento - Conseguenze - Dichiarazione di fallimento successiva all'amministrazione controllata - Periodo sospetto per la revocatoria delle garanzie reali - Decorrenza - Dalla data di apertura del fallimento - Esclusione - Dalla data di ammissione alla procedura di A.C. - Configurabilità - Soluzione di continuità tra le due procedura - Irrilevanza
Nell'ipotesi di successione della procedura fallimentare a quella di amministrazione controllata, il computo a ritroso del cosiddetto "periodo sospetto" di cui all'art. 67 della legge fallimentare per l'esercizio dell'azione revocatoria relativamente alla concessione di garanzie reali decorre dalla data del decreto di ammissione alla prima procedura e non da quella della dichiarazione di fallimento, atteso che il presupposto dell'ammissione all'amministrazione controllata è del tutto analogo a quello del fallimento, senza che spieghi, pertanto, influenza la circostanza che (come nella specie) tra le due procedure sia intercorsa soluzione di continuità (nella specie, decorso di circa cinque mesi tra la scadenza del biennio dell'amministrazione controllata e la dichiarazione di fallimento), atteso che la continuità tra le procedure non si risolve in un mero dato temporale, configurandosi, per converso, come fattispecie di consecuzione (più che di successione) tra esse, il fallimento rappresentando lo sviluppo della condizione di dissesto che diede causa all'amministrazione controllata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Aprile 2003, n. 6019.


Stato di impotenza economico - Patrimoniale impeditivo della possibilità di adempiere con mezzi normali da parte del debitore - Relativo accertamento - Giudice ordinario - Devoluzione - Dipendenza di tale stato da rapporti obbligatori riservati alla cognizione di un giudice diverso - Rilevanza ai fini della giurisdizione - Esclusione
La dichiarazione di fallimento trova il suo presupposto, dal punto di vista obbiettivo, nello stato d'insolvenza del debitore, il cui riscontro prescinde da ogni indagine sull'effettiva esistenza dei crediti fatti valere nei confronti del debitore (essendo a tal fine sufficiente l'accertamento di uno stato d'impotenza economico - patrimoniale, idoneo a privare tale soggetto della possibilità di far fronte, con mezzi "normali", ai propri debiti) e può quindi essere legittimamente effettuato dal giudice ordinario anche quando i crediti derivino da rapporti riservati alla cognizione di un giudice diverso. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 11 Febbraio 2003, n. 1997.


Fallimento - Stato d’insolvenza - Ruolo emesso per la riscossione dell'IVA - Natura - Titolo esecutivo - Impugnazione - Mancato pagamento del tributo - Atto sintomatico di una situazione di insolvenza per gli effetti di cui all'art. 5 legge fall. - Configurabilità - Limiti
Il mancato pagamento di somme dovute all'amministrazione finanziaria per IVA ed iscritte a ruolo può considerarsi atto sintomatico di una situazione di insolvenza ai fini della dichiarazione di fallimento senza che rilevi in contrario la circostanza dell'avvenuta impugnazione del ruolo stesso, che ha natura di titolo esecutivo, salvo che il debitore dimostri che l'esecutività dell'atto impugnato è stata sospesa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Dicembre 2001, n. 15407.


Società in stato di liquidazione - Accertamento dello stato di insolvenza - Modalità
Quando la società è in liquidazione, la valutazione del giudice, ai fini dell'applicazione dell'art. 5 legge fall., deve essere diretta unicamente ad accertare se gli elementi attivi del patrimonio sociale consentano di assicurare l'eguale ed integrale soddisfacimento dei creditori sociali, e ciò in quanto - non proponendosi l'impresa in liquidazione di restare sul mercato, ma avendo come esclusivo obiettivo quello di provvedere al soddisfacimento dei creditori sociali, previa realizzazione delle attività sociali, ed alla distribuzione dell'eventuale residuo tra i soci - non è più richiesto che essa disponga, come invece la società in piena attività, di credito e di risorse, e quindi di liquidità, necessari per soddisfare le obbligazioni contratte. (Nella specie, la S.C., in applicazione dell'enunciato principio, ha confermato la sentenza di merito che aveva escluso la sussistenza dello stato di insolvenza di una società in liquidazione nella quale l'attivo patrimoniale risultante dal bilancio, benché illiquido, era comunque superiore al passivo). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Maggio 2001, n. 6550.


Obbligazioni non adempiute dall'imprenditore - Mancata allegazione delle ragioni idonee a dimostrare l'accidentalità dell'inadempimento - Stato di insolvenza - Configurabilità - Apprezzamento - Spettanza al giudice di merito - Insindacabilità in sede di legittimità - Limiti
In tema di dichiarazione di fallimento, lo stato di insolvenza dell'impresa, che esso presuppone, da intendersi come situazione (in prognosi) irreversibile, e non già meramente temporanea impossibilità di regolare adempimento delle obbligazioni assunte, legittimamente può essere desunto dalla molteplicità ed entità complessiva delle obbligazioni che non hanno ricevuto adempimento alle rispettive scadenze con mezzi normali di pagamento, quando non sia allegata alcuna ragione idonea a dimostrare la mera accidentalità di tale situazione rispetto al fisiologico andamento dell'impresa. La relativa valutazione è rimessa al giudice del merito ed è insindacabile in assenza di vizi logici ed errori giuridici. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Marzo 2001, n. 4455.


Stato di impotenza economica astrattamente impeditivo della possibilità di adempiere da parte del debitore - Concreto inadempimento delle proprie obbligazioni e relativa imputabilità - Rilevanza - Esclusione - Conseguenze - Fattispecie in tema di dichiarazione di fallimento conseguente ad inadempimento di obbligazioni tributarie
Lo stato d'insolvenza dell'imprenditore commerciale, quale presupposto per la dichiarazione di fallimento, si realizza in presenza di una situazione d'impotenza, strutturale e non soltanto transitoria, a soddisfare regolarmente e con mezzi normali le proprie obbligazioni a seguito del venir meno delle condizioni di liquidità e di credito necessarie alla relativa attività, mentre resta in proposito irrilevante ogni indagine sull'imputabilità o meno all'imprenditore medesimo delle cause del dissesto, ovvero sulla loro riferibilità a rapporti estranei all'impresa, così come sull'effettiva esistenza ed entità dei crediti fatti valere nei suoi confronti. Ne consegue che del tutto legittimamente l'autorità giudiziaria ordinaria adita per la dichiarazione di fallimento dell'imprenditore insolvente a fronte di un ingente debito tributario provvede a tale dichiarazione, senza entrare nel merito delle pretese impositive (che, nella specie, si assumevano impugnate dinanzi alla competente commissione tributaria da parte del fallito) e senza, pertanto, violare alcun principio in tema di riparto di giurisdizione tra G.O. e Commissioni tributarie. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 13 Marzo 2001, n. 115.


Fallimento - Stato d’insolvenza - Nozione - Fattispecie
Ai fini della dichiarazione di fallimento, lo stato di insolvenza va desunto, più che dal rapporto tra attività e passività, dalla possibilità dell'impresa di continuare ad operare proficuamente sul mercato, fronteggiando con mezzi ordinari le obbligazioni. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza del giudice di merito che aveva escluso la sussistenza di detto stato, da un lato considerando non eccessivo lo scarto tra partite passive ed attive e desumendo dall'altro la capacità dell'impresa di risanarsi sia dalla estinzione di numerose passività durante la istruzione prefallimentare sia dalle potenzialità produttive dell'azienda e dalla sua vitalità). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Febbraio 2001, n. 2830.


Sussistenza, al momento della dichiarazione di fallimento, di un utile - Stato di insolvenza - Esclusione - Non necessarietà
In materia fallimentare, non può ritenersi decisiva, ai fini della esclusione dello stato di insolvenza, che ne costituisce il presupposto, la sussistenza, al momento della dichiarazione di fallimento, di un qualche utile, in quanto la capacità di svolgere l'attività di impresa con una prevalenza dei ricavi sui costi e di conseguire, quindi, un profitto non esclude la sussistenza di esposizioni debitorie che detto profitto, tanto più se modesto, non sia in grado di ripianare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Luglio 2000, n. 9464.


Stato d’insolvenza - Accertamento - Criteri
Ai fini della dichiarazione di fallimento, lo stato di insolvenza deve essere valutato secondo i dati oggettivi, prescindendosi da qualsiasi indagine in ordine alle relative cause ed alle potenzialità dell'impresa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Giugno 2000, n. 8374.


Conoscenza dello stato di insolvenza - Prognosi di miglioramento formulata in sede di ammissione all'amministrazione controllata - Rilevanza - Esclusione - Fattispecie relativa a successione di amministrazione controllata, concordato preventivo e fallimento
Nell'ipotesi di successione del fallimento al concordato preventivo e all'amministrazione controllata, esercitata l'azione revocatoria fallimentare in relazione a pagamenti effettuati nel periodo sospetto da calcolarsi a ritroso dalla data di ammissione alla prima procedura, l'identità ontologica tra lo stato di insolvenza di cui all'articolo 5 della legge fallimentare e la situazione di temporanea difficoltà che costituisce presupposto di ammissione alla amministrazione controllata non consente di attribuire rilievo, ai fini dell'accertamento della conoscenza dello stato di insolvenza, alla prognosi favorevole di risanamento dell'impresa conosciuta o condivisa dal creditore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Settembre 1999, n. 10792.


Passaggio dalla gestione individuale a quella collettiva di una impresa - Esposizione debitoria della impresa individuale - Responsabilità della società - Sussistenza - Stato di insolvenza della prima - Conseguente insolvenza della società - Esclusione - Accertamento della concreta sussistenza dello stato di insolvenza della società ai fini della dichiarazione di fallimento - Necessità
Ai fini della dichiarazione di fallimento, il passaggio dall'esercizio della impresa in forma individuale a quello in forma collettiva, pur nell'assunto della responsabilità della società di persone rispetto all'intera esposizione debitoria già facente capo al singolo imprenditore, non necessariamente comporta che all'insolvenza di quest'ultimo corrisponda quella della società, la cui sussistenza deve, invece, essere concretamente accertata dal giudice. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Gennaio 1999, n. 397.


Società in stato di liquidazione - Accertamento dello stato di insolvenza - Modalità
Il principio secondo il quale l'insolvenza della società non può necessariamente desumersi da uno squilibrio patrimoniale, il quale può essere eliminato dal favorevole andamento degli affari o da eventuali ricapitalizzazioni, non è invocabile quando la società è in liquidazione, ossia quando l'impresa non si propone di restare sul mercato, ma ha come unico suo obiettivo quello di provvedere al soddisfacimento dei creditori sociali, previa realizzazione delle attività sociali ed alla distribuzione dell'eventuale residuo attivo tra i soci. In tale ipotesi, pertanto, la valutazione del giudice, ai fini dell'accertamento delle condizioni richieste per l'applicazione dell'art. 5 legge fallimentare, non può essere rivolta a stimare , in una prospettiva di continuazione dell'attività sociale, l'attitudine dell'impresa a disporre economicamente della liquidità necessaria per far fronte ai costi determinati dallo svolgimento della gestione aziendale, ma deve essere diretta, invece, ad accertare se gli elementi attivi del patrimonio sociale consentano di assicurare l'eguale ed integrale soddisfacimento dei creditori sociali (nella specie, la S.C., in applicazione dell'enunciato principio di diritto, ha cassato la sentenza impugnata, la quale aveva affermato che, ai fini della prova dello stato di insolvenza di una società in stato di liquidazione, dovesse aversi riguardo, più che al rapporto esistente tra attivo e passivo, alla possibilità che essa potesse continuare ad operare proficuamente sul mercato). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Aprile 1996, n. 3321.


IVA - Opposizione - Carattere officioso del giudizio - Poteri del giudice - Accertamento dello stato di insolvenza - Risultanze dello stato passivo - Utilizzabilità
Nel procedimento di opposizione alla dichiarazione di fallimento, il giudice, dato il carattere officioso del giudizio, ha il potere-dovere di verificare la sussistenza dei presupposti richiesti dalla legge, anche in base agli atti del fascicolo fallimentare, e l'accertamento relativo può essere fondato anche su fatti diversi da quelli considerati al momento dell'apertura della procedura concorsuale, purché essi (anche se conosciuti successivamente) siano riferibili ad un momento anteriore alla dichiarazione di fallimento. Pertanto, la sussistenza dello stato di insolvenza può essere correttamente desunta anche dalle risultanze non contestate dello stato passivo, perché, se questo è (normalmente) formato da crediti che risalgono ad un momento anteriore alla dichiarazione di fallimento, esso è suscettibile di essere considerato come elemento idoneo a manifestare lo stato di insolvenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Marzo 1996, n. 1771.


Opposizione alla dichiarazione del fallimento di una società - Stato di insolvenza - Accertamento - Socio - Opponente - Richiesta in precedenza del fallimento della società - Irrilevanza
Lo stato d'insolvenza è un presupposto oggettivo della dichiarazione di fallimento che deve essere accertato con riferimento all'epoca della pronuncia ed indipendentemente dal comportamento processuale della parti. Pertanto, nel giudizio di opposizione alla dichiarazione del fallimento di una società, non può assumere rilievo, ai fini dell'accertamento dello stato d'insolvenza, che il socio opponente abbia chiesto egli stesso, in precedenza (nell'ipotesi, oltre un anno e mezzo prima della pronuncia), la dichiarazione del fallimento della società. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Marzo 1994, n. 2470.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Stato d'insolvenza - In genere - Associazione non riconosciuta avente lo "status" di imprenditore commerciale - Stato di insolvenza - Accertamento - Criteri - Intima connessione con una società di capitale in stato di insolvenza - Irrilevanza
Ai fini della dichiarazione di fallimento di una associazione non riconosciuta avente lo "status" di imprenditore commerciale, l'accertamento dello stato di insolvenza deve essere effettuato con riferimento alla sua situazione economica, a nulla potendo rilevare l'intima connessione con una società di capitale della quale si sia già accertata l'insolvenza, in quanto detta connessione (comunque la si voglia inquadrare sul piano giuridico) non inficia la distinta soggettività passiva, e la conseguente autonomia, tra i due imprenditori, non essendo idonea a determinare una sovrapposizione od un'osmosi tra gli stessi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Settembre 1993, n. 9589.


Stato d'insolvenza - In genere - Opposizione alla sentenza di fallimento - Situazione di insolvenza - Accertamento - Fatti diversi da quelli posti a base della dichiarazione di fallimento - Rilevanza - Ammissibilità - Risultanze non contestate dello stato passivo - Rilevanza
Nel giudizio di opposizione alla sentenza di fallimento, l'accertamento della situazione di insolvenza, pur se va compiuto con riferimento alla data di dichiarazione del fallimento, può fondarsi anche su fatti diversi da quelli in base ai quali il fallimento è stato dichiarato, purché si tratti di fatti anteriori alla pronuncia, anche se conosciuti successivamente. La sussistenza della insolvenza può essere pure desunta dalle risultanze non contestate dello stato passivo mediante l'acquisizione, anche ufficiosa, degli elementi rilevanti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Maggio 1993, n. 5869.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Stato d'insolvenza - In genere - Accertamento - Elementi - "Pactum de non petendo" - Irrilevanza - Condizioni
Lo stato d'insolvenza dell'imprenditore commerciale, quale presupposto per la dichiarazione di fallimento, va accertato in relazione a fatti certi, effettivamente avvenuti, non in base ad elementi ipotetici, essendo, rilevante allo scopo soltanto l'oggettiva sussistenza dell'insolvenza, a prescindere dalle cause che l'hanno determinata, anche se consistenti in inadempimenti di altri soggetti. Pertanto, è irrilevante, al fine dell'esclusione dello stato d'insolvenza, l'accertamento dell'esistenza di un "pactum de non petendo", nel caso in cui, al momento della dichiarazione del fallimento, il "pactum" si presenti già non adempiuto dalle banche creditrici, per avere queste richiesto la restituzione dei debiti scaduti e non erogato i finanziamenti necessari per l'esecuzione del patto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Novembre 1992, n. 12383.


Stato d'insolvenza - In genere - "Pactum de non petendo" fra tutti i creditori ed un imprenditore societario - Insolvenza della società - Esclusione - Dilazione dei propri crediti e pagamenti dei debiti della società verso altri creditori - Accordo stipulato fra alcuni creditori e la società - Stato d'insolvenza della società - Permanenza - Condizioni
Al fine della dichiarazione di fallimento, mentre il "pactum de non petendo" tra tutti i creditori ed un imprenditore societario, con cui i primi consentano una dilazione del pagamento dei loro crediti, incide "direttamente" sull'inadempimento, escludendo l'insolvenza della società, l'accordo tra alcuni creditori e la società, nel senso che tali creditori, oltre a consentire una dilazione dei propri crediti, provvedano a pagare i debiti della società verso altri creditori, incide solo "indirettamente" sull'inadempimento, e non esclude l'insolvenza della società, nel caso in cui i creditori violino il patto nella parte relativa al pagamento dei debiti degli altri creditori, atteso che lo stato di insolvenza deve essere valutato nella sua obiettività e che, pertanto, va ritenuto sussistente anche se le cause che l'hanno determinato non siano imputabili all'imprenditore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Ottobre 1992, n. 11722.


Stato d'insolvenza - In genere - Società inserita in un gruppo di società collegate o controllate - Stato d'insolvenza - Accertamento - Criteri
L'accertamento dello stato d'insolvenza di una società, al fine della dichiarazione del fallimento, va effettuato con esclusivo riferimento alla sua situazione economica, anche quando sia inserita in un gruppo di società collegate o controllate, considerato che ciascun ente conserva distinta personalità ed autonoma qualità d'imprenditore, rispondendo con il proprio patrimonio soltanto dei propri debiti, e che, inoltre, le speciali regole dettate per l'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi non sono estensibili al di fuori delle peculiari ipotesi contemplate. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Luglio 1992, n. 8656.


Stato d'insolvenza - In genere - "Pactum de non petendo" - Sussistenza - Stato di insolvenza - Accertamento - Criteri
Al fine della dichiarazione di fallimento, lo stato di insolvenza, consistente nell'incapacità di adempimento delle obbligazioni assunte, alle previste scadenze e con mezzi normali, a prescindere da qualsiasi indagine in ordine alle relative cause e dalla eventualità che la situazione patrimoniale presenti un'eccedenza delle poste attive su quelle passive, può essere escluso da un "pactum de non petendo", anche quando non vi abbiano prestato adesione tutti i creditori, ove esso risulti idoneo a rimuovere la suddetta incapacità, anche con riguardo alle situazioni debitorie rimaste estranee al fatto, con la conseguenza che, in presenza di un fatto del genere, l'accertamento dello stato d'insolvenza non può essere motivato con l'esclusivo rilievo del parziale coinvolgimento del ceto creditorio, senza il concreto riscontro di una originaria inidoneità del fatto medesimo a far venir meno la condizione di impotenza economica ovvero dell'inadempimento di esso, come circostanza che riproduce siffatta condizione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Luglio 1992, n. 8656.


Stato d'insolvenza - In genere - "Pactum de non petendo" - Creditori - Adesione massima - Clausola di Corrispondere ulteriori risorse finanziarie all'imprenditore - Inadempimento da parte dei creditori - Obbligati - Conseguenza - Insolvenza - Esclusione - Inammissibilità
La situazione di insolvenza dell'imprenditore, ai fini della dichiarazione di fallimento, non è esclusa dalla presenza di un "pactum de non petendo", cui abbiano aderito tutti i creditori, in posizione differenziata, quando, a seguito dell'inadempienza di una parte di essi agli obblighi assunti con il patto, di corrispondere ulteriori risorse finanziarie all'imprenditore, necessarie a gli altri creditori, si determini una situazione di impotenza finanziaria e patrimoniale non transitoria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Luglio 1992, n. 8271.


Stato d'insolvenza - In genere - Società - Inserimento in un gruppo di società di capitali controllata (cosiddetta "holding" individuale) - Insolvenza - Accertamento - Criteri
Al fine della dichiarazione di fallimento di una Società, l'accertamento dello stato d'insolvenza deve essere effettuato con esclusivo riferimento alla situazione economica della società medesima, anche quando essa sia inserita in un gruppo di società di capitali, caratterizzato dalla presenza di un socio dominante di tutte le società del gruppo (cosiddetto "holding" individuale), atteso che tale collegamento non annulla l'autonomia patrimoniale di cui ciascuna società è munita e che le speciali disposizioni dettate per l'amministrazione straordinaria delle gradi imprese in crisi esprimono norme eccezionali, non estensibili al di fuori delle ipotesi considerate. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Luglio 1992, n. 8271.


Stato d'insolvenza - In genere - Società di persone - Stato d'insolvenza - Accertamento - Criteri - Riferimento ai singoli patrimoni dei soci - Inammissibilità - Limiti
Ai fini della dichiarazione di fallimento, l'accertamento dello stato d'insolvenza di una società di persone va condotto unicamente in relazione al patrimonio sociale e non pure ai singoli patrimoni dei soci, i quali non costituiscono componenti del patrimonio sociale, a meno che non siano stati espressamente oggetto di conferimenti. Il coinvolgimento nel fallimento della società dei patrimoni dei soci si realizza solo in conseguenza del fallimento degli stessi soci (illimitatamente e solidalmente responsabili per le obbligazioni sociali ex artt. 2267, 2293, 2297), fallimento che costituisce un inderogabile effetto di quello della società. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Giugno 1992, n. 6852.


Stato d'insolvenza - In genere - Insolvenza - Accertamento - Criteri - Stato patrimoniale - Eccedenza delle poste attive su quelle passive - Irrilevanza - Limiti
In tema di fallimento, ai fini dell'accertamento dello stato di insolvenza, è l'obiettiva incapacità dell'imprenditore di adempiere alle obbligazioni che assume rilievo e non già la genesi della crisi, onde è priva di significato ogni indagine diversa da quella volta ad accertare, su un piano effettuale ed oggettivo, il sussistere dell'insolvenza. Non esclude l'insolvenza uno stato patrimoniale caratterizzato dall'eccedenza delle poste attive su quelle passive, quando l'incapacità di adempimento regolare e, quindi, a scadenza e con mezzi normali, delle obbligazioni assunte si esprima, comunque, sul piano della carenza di liquidità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Maggio 1992, n. 5525.


Fallimento - Stato d'insolvenza - In genere - "Pactum de non petendo" - Irrilevanza - Condizione
La situazione d'insolvenza dell'imprenditore, ai fini della dichiarazione di fallimento, non è esclusa dalla presenza di un "pactum de non petendo", cui abbiano aderito tutti i creditori, in posizione differenziata, quando, a seguito dell'inadempienza di una parte di essi agli obblighi, assunti con il patto, di corrispondere ulteriori risorse finanziarie all'imprenditore, necessarie a soddisfare gli altri creditori, si determini una situazione di impotenza finanziaria e patrimoniale non transitoria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Maggio 1992, n. 5525.


Stato d'insolvenza - In genere - Società inserita in un gruppo di società collegate o controllate da una società madre - Stato d'insolvenza - Accertamento - Criteri - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - Disciplina - Applicabilità - Esclusione
Al fine della dichiarazione di fallimento di una società, l'accertamento dello stato d'insolvenza deve essere effettuato con esclusivo riferimento alla situazione economica della società medesima, anche quando essa sia inserita in un gruppo, cioè in una pluralità di società collegate o controllate da un'unica società madre (holding), atteso che, nonostante tale collegamento o controllo, ciascuna di dette società conserva distinta la propria personalità giuridica ed autonoma qualità di imprenditore, rispondendo con il proprio patrimonio soltanto dei propri debiti; e che, inoltre, le speciali disposizioni dettate per l'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi esprimono norme eccezionali che non autorizzano una diversa configurazione del gruppo e, comunque, non sono estensibili al di fuori delle peculiari ipotesi considerate. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Maggio 1992, n. 5525.


Stato d'insolvenza - In genere - Società inserita in un gruppo di società collegate da un 'unica societa'madre (Holding) - Accertamento dell'insolvenza - Criteri
Al fine della dichiarazione di una società, l'accertamento dello stato di insolvenza deve essere effettuato con esclusivo riferimento alla situazione economica della società medesima, anche quando essa sia inserita in un gruppo, cioè in una pluralità di società collegate da un'unica società-madre (holding), atteso che, nonostante tale collegamento o controllo, ciascuna di dette società conserva propria personalità giuridica ed autonoma qualità di imprenditore, rispondendo con il proprio patrimonio soltanto dei propri debiti e considerato che le speciali disposizioni dettate per l'amministrazione straordinarie delle grandi imprese in crisi esprimono norme eccezionali che non autorizzano una diversa configurazione del gruppo e che, comunque, non sono estensibili al di fuori delle peculiari ipotesi considerate. Peraltro lo stato di insolvenza consiste in una situazione di impotenza economica della società che si realizza quando l'imprenditore non è più in grado di adempiere regolarmente e con mezzi normali le proprie obbligazioni, essendo venute meno le condizioni di liquidità e di credito necessarie alla relativa attività commerciale, rimanendo irrilevante che l'attivo patrimoniale sia superiore al passivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Aprile 1992, n. 4550.


Stato d'insolvenza - In genere - Società in situazione di crisi economica - "Pactum de non petendo" con i creditori - Stipulazione con l'impegno delle banche di finanziare il pagamento degli altri creditori - Inosservanza di tale impegno - Conseguente dichiarazione di fallimento della società - Ammissibilità
Con riguardo al "pactum de non petendo", che sia intervenuto fra una società in situazione di crisi economica ed i suoi creditori, con l'impegno delle banche a differire l'esazione dei propri crediti ed a concedere ulteriori finanziamenti al fine di consentire il soddisfacimento degli altri creditori, nonché con l'adesione di questi altri crediti in previsione di detto soddisfacimento (non quindi in termini di mera dilazione), il sopravvenuto verificarsi dell'inosservanza delle banche ai suddetti impegni, in quanto si traduca nell'impossibilità della società di fronteggiare le posizioni debitorie, determina lo stato d'insolvenza, e, pertanto, legittima la dichiarazione del fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Aprile 1992, n. 4463.


Stato di insolvenza di una società - Riferimento alla situazione economica della società - Necessità - Inserimento della società in un gruppo - Irrilevanza
Al fine della dichiarazione del fallimento di una società, l'accertamento dello stato d'insolvenza deve essere effettuato con esclusivo riferimento alla situazione economica della società medesima, anche quando essa sia inserita in un gruppo, cioè in una pluralità di società collegate o controllate da un'unica società-madre ("holding"), atteso che, nonostante tale collegamento o controllo, ciascuna di dette società conserva distinta la propria personalità giuridica ed autonoma qualità di imprenditore, rispondendo, con il proprio patrimonio, soltanto dei propri debiti, e che, inoltre, le speciali Disposizioni dettate per l'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi esprimono norme eccezionali che non autorizzano una diversa configurazione del "gruppo" e comunque non sono estensibili al di fuori delle peculiari ipotesi considerate. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Settembre 1990, n. 9704.


 
L'accertamento dello stato d'insolvenza di una società, al fine della dichiarazione del fallimento, va effettuato con esclusivo riferimento alla sua situazione economica, anche quando sia inserita in un gruppo di società collegate o controllate, considerato che ciascun ente conserva distinta personalità ed autonoma qualità d'imprenditore, rispondendo con il proprio patrimonio soltanto dei propri debiti, e che, inoltre, le speciali regole dettate per l'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi non sono estensibili al di fuori delle peculiari ipotesi contemplate. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Luglio 1990, n. 6769.


Stato di insolvenza - Società inserita in un gruppo di società collegate o controllate - Accertamento dell'insolvenza - Criteri
L'accertamento dello stato d'insolvenza di una società, al fine della dichiarazione del fallimento, va effettuato con esclusivo riferimento alla sua situazione economica, anche quando sia inserita in un gruppo di società collegate o controllate, considerato che ciascun ente conserva distinta personalità ed autonoma qualità d'imprenditore, rispondendo con il proprio patrimonio soltanto dei propri debiti, e che, inoltre, le speciali regole dettate per l'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi non sono estensibili al di fuori delle peculiari ipotesi contemplate. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Giugno 1990, n. 6548.


Fallimento del familiare imprenditore - Estensione al partecipante all'impresa familiare - Esclusione
Nell'ambito dell'istituto "dell'impresa familiare" di cui all'art. 230 bis cod. civ., caratterizzato dall'assenza di un vincolo societario e dalla insussistenza di un rapporto di lavoro subordinato tra i familiari e la persona del capo (quale riconosciuto dai partecipanti in forza della sua anzianità e/o del suo maggiore apporto all'impresa stessa), vanno distinti un aspetto interno, costituito dal rapporto associativo del gruppo familiare quanto alla regolamentazione dei vantaggi economici di ciascun componente, ed un aspetto esterno, nel quale ha Rilevanza la figura del familiare - imprenditore, effettivo gestore dell'impresa, che assume in proprio i diritti e le obbligazioni nascenti dai rapporti con i terzi e risponde illimitatamente e solidamente con i suoi beni personali, diversi da quelli comuni ed indivisi dell'intero gruppo, anch'essi oggetto della generica garanzia patrimoniale di cui all'art. 2740 cod. civ.. ne consegue che il fallimento di detto imprenditore non si estende automaticamente al semplice partecipante all'impresa familiare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Giugno 1990, n. 6559.


Fallimento - Sentenza dichiarativa - Opposizione - Appello - Presupposti del fallimento - Accertamento - Poteri del giudice
In Sede di opposizione alla dichiarazione di fallimento, ferma restando l'applicabilità del principio generale sull'Onere delle parti di fornire la prova delle rispettive allegazioni, sussiste il potere-dovere del giudice di riscontrare, anche d'ufficio, la sussistenza dello stato d'insolvenza e di ogni altro presupposto del fallimento medesimo, avvalendosi di tutti gli elementi comunque acquisiti, ivi inclusi quelli relativi alla fase processuale conclusasi con detta dichiarazione; l'ufficiosità del processo si proietta anche nel grado di appello, salvo soltanto le preclusioni verificatesi su punti già decisi con statuizioni non impugnate. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Marzo 1990, n. 2539.


Stato di insolvenza - Configurabilità - Condizione - "Pactum de non petendo" - Carattere ostativo - Condizioni - Mancata adesione di tutti i creditori - Irrilevanza
Al fine della dichiarazione di fallimento, lo stato d'insolvenza, consistente nell'incapacità di adempimento delle obbligazioni assunte, alle previste scadenze e con mezzi normali (a prescindere dalle relative cause e dall'eventualità che la situazione patrimoniale presenti un'eccedenza delle poste attive su quelle passive), può essere escluso da un "pactum de non petendo", anche quando non vi abbiano prestato adesione tutti i creditori, ove esso risulti idoneo a rimuovere la suddetta incapacità, con riferimento al momento della pronuncia del fallimento, in esito all'indagine sull'entità e scadenza delle posizioni creditorie residue, rimaste estranee all'accordo dilatorio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Febbraio 1990, n. 1439.


Ammissione dello stato d'insolvenza contenuta nella proposta di concordato - Confessione vincolante - Configurabilità - Esclusione - Libera valutazione del comportamento della parte - Ammissibilità
L'ammissione dello stato d'insolvenza, contenuta nella proposta di concordato preventivo, non integra confessione vincolante, al fine del riscontro dell'insolvenza medesima quale presupposto per la dichiarazione di fallimento, ma resta liberamente valutabile, ai sensi dell'art. 116 secondo comma cod. proc. civ., come comportamento della parte, idoneo ad offrire elementi presuntivi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Aprile 1989, n. 1737.


Liquidazione coatta amministrativa - Stato di insolvenza - Momenti rilevanti
Lo stato d'insolvenza dell'impresa sottoposta a liquidazione coatta amministrativa, che l'art. 202 della legge fallimentare contempla come oggetto di accertamento giudiziale, ai fini del successivo art. 203, indipendentemente dal fatto che detta procedura sia stata disposta per insufficienza d'attivo, deve essere riscontrato con riferimento alla data del decreto di messa in liquidazione e si traduce nel venir meno delle condizioni di liquidità e di credito necessarie per l'espletamento della specifica attività imprenditoriale, a prescindere dal verificarsi o meno dell'inadempimento di obbligazioni. Tali principi trovano applicazione pure con riguardo alle banche, la cui liquidazione non è rivolta a scopi di conservazione dell'impresa e resta soggetta alle citate norme, le quali abrogano le Disposizioni incompatibili contenute nel R.d.l. 12 marzo 1936 n. 375, convertito in legge 7 marzo 1938 n. 141 (legge bancaria), ivi incluso l'art. 68, nella parte in cui fa riferimento, per il suddetto accertamento, alla "cessazione dei pagamenti". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Marzo 1989, n. 1321.


Stato di insolvenza - Istituto di credito - Cessioni programmate in sede precedente - Amministrazione controllata - Irrilevanza
Lo stato d'insolvenza di un istituto di credito in liquidazione coatta amministrativa, ai sensi ed agli effetti degli artt. 202 e 203 della legge fallimentare, non può essere escluso in relazione a sovvenzioni ed operazioni, che siano indirizzate, tramite cessione da parte degli organi liquidatori di tutte le attività e passività ad un'altra banca (nella specie, dal Banco ambrosiano in favore del nuovo Banco ambrosiano), a tutelare i depositanti e gli interessi complessivi del sistema creditizio, atteso che tali operazioni, ancorché programmate - in Sede di precedente fase di amministrazione straordinaria dell'istituto - prima dell'apertura della liquidazione, si ricollegano funzionalmente alla liquidazione medesima e mirano a salvare non già l'impresa, ma la sua azienda, inserendola in un'impresa distinta ed autonoma, previa cessazione di quella insolvente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Marzo 1989, n. 1321.


Stato d'insolvenza - In sede civile - Pactum de non petendo tra imprenditore e creditori - Proroga delle originarie scadenze dei debiti - Sopravvenienza di tali scadenze - Insolvenza - Configurabilità - Esclusione
Un "pactum de non petendo", che risulti accertato fra l'imprenditore e tutti i suoi creditori, per la proroga delle originarie scadenze dei debiti, osta alla configurabilità di una situazione d'insolvenza, al sopraggiungere di dette originarie scadenze anche al fine della dichiarazione di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Febbraio 1989, n. 795.


Stato d'insolvenza - In sede civile - Società - Inserimento in un gruppo - Irrilevanza
Al fine della dichiarazione del fallimento di una società, l'accertamento dello stato d'insolvenza deve essere effettuato con esclusivo riferimento alla situazione economica della società medesima, anche quando essa sia inserita in un "gruppo", cioè in una pluralità di società collegate o controllate da un'unica società-madre (od "holding"), atteso che, nonostante tale collegamento o controllo, ciascuna di dette società conserva distinta personalità giuridica ed autonoma qualità d'imprenditore, rispondendo, con il proprio patrimonio, soltanto dei propri debiti, e che, inoltre, le speciali Disposizioni dettate per l'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi esprimono norme eccezionali che non autorizzano una diversa configurazione del "gruppo" e comunque non sono estensibili al di fuori delle peculiari ipotesi considerate. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Febbraio 1989, n. 795.


Fallimento "fiscale" - Difetto di legittimazione dell'ufficio istante - Dichiarazione di ufficio del fallimento ordinario - Ammissibilità
Qualora l'amministrazione finanziaria chieda il fallimento "fiscale" del contribuente imprenditore commerciale, secondo la previsione dell'art. 97 del d.P.R. 29 settembre 1973 n. 602, che lo contempla in forza di una presunzione "iuris et de iure" d'insolvenza per effetto dell'inadempimento di debiti d'imposta, il tribunale adito non perde il potere di dichiarare d'ufficio il fallimento "ordinario", ai sensi dell'art. 6 del R.d. 16 marzo 1942 n. 267 e nel concorso dei presupposti di cui al precedente art. 5, e, pertanto, ove accerti la situazione d'insolvenza dell'imprenditore medesimo, può rendere detta dichiarazione, a prescindere da ogni indagine sulle condizioni per l'indicata procedura speciale, ivi inclusa la legittimazione dell'ufficio finanziario istante (nella specie, esattoria, munita di autorizzazione dell'intendente di finanza solo in relazione ad alcuni dei Tributi non pagati). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Giugno 1988, n. 4280.


Stato di insolvenza - Accertamento - Opposizione alla dichiarazione di fallimento - Fatti diversi da quelli posti a base della dichiarazione di fallimento - Rilevanza
L'accertamento dello stato di insolvenza, anche in sede di opposizione alla dichiarazione di fallimento, pur dovendo essere compiuto con riferimento alla data di dichiarazione del fallimento, può fondarsi anche su fatti diversi da quelli sulla base dei quali il fallimento è stato dichiarato, purché anteriori alla dichiarazione, anche se successivamente conosciuti e desunti da circostanze non contestate dello stato passivo, avendo il giudice il potere - dovere di riscontrare la sussistenza dei presupposti della dichiarazione di fallimento sulla base degli Atti acquisiti al fascicolo fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Gennaio 1988, n. 184.


Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Stato di insolvenza - Nozione
Lo stato d'insolvenza dell'imprenditore commerciale, quale presupposto per la dichiarazione di fallimento, si realizza in presenza di una situazione d'impotenza, funzionale e non transitoria, a soddisfare regolarmente e con mezzi normali le proprie obbligazioni, a seguito del venir meno delle condizioni di liquidità e di credito necessario alla relativa attività, mentre resta in proposito irrilevante ogni indagine sull'imputabilità o meno all'imprenditore medesimo delle cause del dissesto, ovvero sulla loro riferibilità a rapporti estranei all'impresa, così come sull'effettiva esistenza ed entità di un determinato credito, incluso quello di chi ha proposto l'istanza di fallimento, qualora la sua eventuale Mancanza o minore entità non varrebbe comunque ad escludere la indicata situazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Novembre 1986, n. 6856.


Fallimento - Sentenza dichiarativa - Opposizione - Indagine sulla ricorrenza dei requisiti prescritti per la dichiarazione di fallimento - Criteri
Nel giudizio d'opposizione avverso la sentenza dichiarativa del fallimento, l'indagine sulla ricorrenza dei prescritti requisiti, al momento della relativa pronuncia, deve tenere conto anche dei fatti eventualmente scoperti in epoca successiva, ed inoltre non trova ostacolo nelle diverse valutazioni che siano state in proposito effettuate, in via di delibazione sommaria, con detta sentenza, ovvero, nel caso di fallimento dichiarato nel corso della procedura del concordato preventivo, con il precedente decreto di ammissione al concordato stesso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Ottobre 1986, n. 5854.


Fallimento - Società - Attribuzione della qualità di ente di gestione fiduciaria - Ex art. 45 del D.P.R. n. 449 del 1959 - Condizioni
L'attribuzione ad una società di capitali della qualità di ente di gestione fiduciaria, secondo la previsione dell'art. 45 del d.P.R. 13 febbraio 1959 n. 449, ed anche al fine della sua sottrazione alla procedura fallimentare ed assoggettabilità a liquidazione coatta amministrativa, postula che detta società raccolga beni e risparmi di terzi, per effettuare investimenti produttivi di utili, e che inoltre tale attività sia stata autorizzata dal ministero dell'industria. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 10 Gennaio 1986, n. 62.


Istituti o enti di credito - Banca o istituto di credito - Configurabilità - Condizioni
La qualità di banca o di istituto di credito, a norma della legge bancaria di cui al R.d.l. 12 marzo 1936 n. 375, (e successive modificazioni) ed anche al fine del suo assoggettamento a liquidazione amministrativa e non a fallimento, richiede, anche a prescindere dall'esigenza di un provvedimento autorizzativo della Banca d'Italia, il congiunto svolgimento sia dell'attività di raccolta del risparmio tra il pubblico, in forma indeterminata ed indiscriminata, sia di quella di esercizio del credito mediante impiego del risparmio raccolto, attraverso le tipiche operazioni bancarie, e non può essere pertanto riconosciuta ad una società che si limiti a svolgere solo l'una o l'altra delle predette attività. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 10 Gennaio 1986, n. 62.


Banca o istituto di credito - Configurabilità - Condizioni


La qualità di banca o di istituto di credito, a norma della legge bancaria di cui al R.d.l. 12 marzo 1936 n. 375, (e successive modificazioni) ed anche al fine del suo assoggettamento a liquidazione amministrativa e non a fallimento, richiede, anche a prescindere dall'esigenza di un provvedimento autorizzativo della banca d'Italia, il congiunto svolgimento sia dell'attività di raccolta del risparmio tra il pubblico, in Forma indeterminata ed indiscriminata, sia di quella di Esercizio del credito mediante impiego del risparmio raccolto, attraverso le tipiche operazioni bancarie, e non può essere pertanto riconosciuta ad una società che si limiti a svolgere solo l'una o l'altra delle predette attività. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 10 Gennaio 1986, n. 62.


Stato di insolvenza - Estremi - Dichiarazione di fallimento a seguito del riscontro di questi ultimi - Obbligatorietà - Valutazioni discrezionali di opportunità costituenti ostacolo alla dichiarazione - Inammissibilità
La dichiarazione d'ufficio del fallimento configura un dovere del tribunale, che consegue al riscontro dello stato d'insolvenza del debitore, consistente, indipendentemente da un eventuale squilibrio fra passivo ed attivo, in una situazione d'impotenza funzionale e non transitoria a fronteggiare gli impegni assunti. A fronte del suddetto accertamento, pertanto, la dichiarazione medesima non può trovare ostacolo in valutazioni discrezionali di opportunità, ne' in considerazioni attinenti all'interesse dei creditori di evitare o rinviare la procedura concorsuale (nella specie, in relazione a trattative stragiudiziali). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Marzo 1985, n. 1980.


Fallimento - Stato di insolvenza - Natura ed origine dei debiti - Irrilevanza
Per la sussistenza dello stato d'insolvenza dell'imprenditore commerciale, al fine della dichiarazione di fallimento, è del tutto irrilevante la natura e l'origine dei debiti del soggetto dichiarato fallito, anche se sono inerenti ad attività non commerciali, sia per quelli verso i creditori istanti, sia per quelli successivamente accertati nella formazione dello stato passivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Marzo 1984, n. 1918.


Stato di insolvenza - Configurabilità - Condizione - Entità dell'attivo superiore a quella del passivo - Irrilevanza
Lo stato di insolvenza di un'impresa commerciale, al fine della dichiarazione di fallimento, consiste in una situazione di impotenza economica che si realizza quando l'imprenditore non è più in grado di adempiere regolarmente e con mezzi normali le proprie obbligazioni, essendo venute meno le condizioni di liquidità e di credito necessarie alla relativa attività commerciale, rimanendo irrilevante che l'attivo sia superiore al passivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Marzo 1983, n. 2055.


Liquidazione coatta amministrativa - Stato di insolvenza - Grandi imprese in crisi - Amministrazione straordinaria prevista dal D.L. N. 26 del 1979 - Società controllata o collegata a quella già sottoposta a tale procedura straordinaria - Stato di insolvenza - Dichiarazione - Competenza del Tribunale del luogo in cui detta società ha la sede principale
In tema di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, secondo la previsione del d.l. 30 gennaio 1979 n. 26, convertito, con modificazioni, nella legge 3 aprile 1979 n. 95, l'individuazione del tribunale competente, per la dichiarazione dello stato d'insolvenza di una società controllata o collegata a quella per prima sottoposta a detta procedura straordinaria, va effettuata in base al luogo in cui la medesima società controllata o collegata ha la sua Sede principale, tenuto conto che l'art. 3 di detta legge, ove prevede l'indicata estensione della dichiarazione dello stato d'insolvenza, non introduce alcuna deroga al criterio generale di Competenza fissato dal secondo comma del precedente art. 1 (mediante richiamo dell'art. 195 della legge fallimentare). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Dicembre 1982, n. 6706.


Tributi e fallimento fiscale - Presupposti - Insussistenza - Dichiarazione di fallimento ordinario - Ammissibilità - Condizioni
La peculiarità del fallimento cosiddetto fiscale, contemplato dall'art. 261 del d.P.R. 29 gennaio 1958 n. 645, il quale postula soltanto il mancato pagamento di debiti d'imposta per un determinato ammontare, e non richiede, come il fallimento ordinario, lo accertamento dello stato d'insolvenza, non osta a che il tribunale, nel disattendere l'istanza di fallimento fiscale, per difetto dell'indicato inadempimento tributario, possa dichiarare il fallimento ordinario, nell'Esercizio dei poteri conferitigli dall'art. 6 del R.d. 16 marzo 1942 n. 267, e correlativamente, respingere l'opposizione avverso la dichiarazione medesima, in base al positivo riscontro dello stato d'insolvenza, secondo la previsione dell'art. 5 di tale ultimo decreto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Gennaio 1982, n. 565.


Stato d'insolvenza - Società e concorsi - Società con soci a responsabilità limitata - Versamenti dei soci - In conto di futuro aumento di capitale - Configurabilità come passività - Esclusione
Nell'indagine sullo stato d'insolvenza di una societa di capitali, al fine della dichiarazione di fallimento della medesima, non vanno considerati come passività i versamenti effettuati dai soci in conto di futuro aumento di capitale, atteso che questi, salvo specifiche pattuizioni in contrario che li trasformino in comuni finanziamenti, non danno luogo a crediti esigibili nel corso della vita della societa, potendo essere chiesti dai soci in restituzione solo per effetto dello scioglimento della societa e nei limiti dell'eventuale residuo attivo del bilancio di liquidazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Dicembre 1980, n. 6315.


Stato d'insolvenza - Sussistenza - Accertamento - Momento di riferimento - Fattispecie relativa a società esercente impresa elettrica trasferita all'Enel
L'indagine sullo stato d'insolvenza, tanto in sede di decisione sull'istanza di fallimento, quanto in sede di opposizione avverso la sentenza dichiarativa del fallimento medesimo, va condotta con riferimento alla situazione in atto alla data di tale dichiarazione. Pertanto, con riguardo a società esercente impresa elettrica, la instaurazione della procedura concorsuale non può trovare ostacolo, sotto il profilo dell'esclusione di detta insolvenza, nella circostanza che l'impresa stessa sia stata in precedenza trasferita all'ENEL con decreto presidenziale, qualora questo decreto, alla indicata data del fallimento, sia paralizzato nei suoi effetti per la sospensione disposta dal consiglio di stato a seguito di impugnazione, sicchè la società stessa, pur se di fatto abbia cessato di operare dopo la nazionalizzazione, risulti a quel momento ripristinata nella gestione dell'azienda e nella responsabilità per i risultati negativi della propria pregressa attività commerciale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Ottobre 1980, n. 5377.


Fallimento - Sentenza dichiarativa - Opposizione - Revoca del fallimento - Esclusione dello stato di insolvenza - Rilevanza - Riferimento alla data della dichiarazione di fallimento - Necessità - Elementi acquisiti in tempo successivo - Valutazione - Ammissibilità
Ai fini della revoca della sentenza dichiarativa di fallimento l'esclusione dello stato di insolvenza dell'imprenditore deve essere accertata con riferimento alla data della dichiarazione di fallimento, ma può essere desunta anche da elementi acquisiti in tempo successivo, primo fra tutti le risultanze dello stato passivo che non siano contestate. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Giugno 1980, n. 3856.


Stato d'insolvenza - Requisiti - Attivo superiore al passivo - Irrilevanza
Lo stato d'insolvenza, al fine della dichiarazione di fallimento, consiste in una situazione di impotenza economica, che si realizza quando l'imprenditore non è in grado di adempiere regolarmente e con mezzi normali le proprie obbligazioni alle scadenze pattuite, essendo venute meno le condizioni di liquidita e di credito necessarie alla relativa attivita commerciale, mentre resta irrilevante la circostanza che l'attivo sia superiore al passivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Febbraio 1980, n. 1067.


Stato d'insolvenza - Condizioni - Riscontro di un passivo superiore all'attivo o accertamento di pregresso - Conclamate inadempienze - Necessità - Esclusione
Lo stato d'insolvenza, richiesto al fine della dichiarazione di fallimento, ricorre quando l'imprenditore, per il venir meno delle condizioni di liquidita e credito occorrenti alla propria attivita, si trovi in una situazione d'impotenza funzionale e non transitoria, non essendo in grado di osservare regolarmente, tempestivamente e con mezzi normali gli impegni assunti, e, pertanto, non postula necessariamente il riscontro di un passivo superiore all'attivo, ne l'accertamento di pregresse conclamate inadempienze. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Giugno 1979, n. 3198.


Stato d'insolvenza - Nozione
Lo stato d'insolvenza, quale presupposto per la dichiarazione di fallimento, consiste nell'oggettiva impossibilita in cui si trova l'imprenditore, con riferimento al momento della dichiarazione medesima, di far fronte, per il venir meno delle normali condizioni di liquidita e di credito, tempestivamente e con mezzi ordinari alle proprie obbligazioni. Pertanto, le circostanze inerenti alla concreta sussistenza o meno di una o più obbligazioni rimaste inadempiute, al loro ammontare, al rapporto fra passivo ed attivo dell'impresa, alla possibilità o meno di estinguere i debiti dopo la dichiarazione di fallimento, senza far ricorso a liquidazione di attività, se non possono considerarsi decisive, singolarmente esaminate, al fine dell'affermazione o negazione dello stato d'insolvenza, costituiscono, d'altra parte, elementi presuntivi idonei ad evidenziare, ove valutati nel loro insieme, la ricorrenza o meno dell'indicata obiettiva incapacità dell'imprenditore a fronteggiare i propri impegni. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Marzo 1978, n. 1274.


Fallimento - Stato d'insolvenza - Nozione
Lo stato di insolvenza consiste in una situazione di impotenza economica, che si realizza quando l'imprenditore non e in grado di adempiere regolarmente e con mezzi normali le proprie obbligazioni alle scadenze pattuite, essendo venute meno le condizioni di liquidita e di credito nelle quali deve trovarsi un'impresa commerciale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 1978, n. 1118.


Stato d'insolvenza - Nozione - Attivo superiore al passivo - Irrilevanza - Significato oggettivo dell'insolvenza - Valutazione incensurabile del giudice del merito
Lo stato di insolvenza richiesto ai fini della pronunzia dichiarativa del fallimento dell'imprenditore costituisce situazione obiettiva dipendente da impotenza economica, sussistente quando l'imprenditore stesso non sia in grado di adempiere regolarmente, tempestivamente e con mezzi normali, le proprie obbligazioni, essendo venute meno le condizioni di liquidit e di credito nelle quali un'impresa deve operare. Tale insolvenza non e esclusa dalla circostanza che l'attivo superi il passivo e che non esistano conclamati inadempimenti esteriormente apprezzabili. In particolare, il significato oggettivo dell'insolvenza, che e quello rilevante agli effetti dell'art 5 della legge fallimentare, deriva da una valutazione circa le condizioni economiche necessarie (secondo un criterio di normalita) all'Esercizio di attivita economiche, si identifica con uno stato di impotenza funzionale non transitoria a soddisfare le obbligazioni inerenti all'impresa e si esprime, secondo una tipicita desumibile dai dati dell'esperienza economica, nell'incapacita di produrre beni con margine di redditivita da destinare alla copertura delle esigenze di impresa (prima fra tutte l'Estinzione dei debiti), nonche nell'impossibilita di ricorrere al credito a condizioni normali, senza rovinose decurtazioni del patrimonio. Il convincimento espresso dal giudice di merito circa la sussistenza dello stato di insolvenza costituisce apprezzamento di fatto, incensurabile in Cassazione, se ove sorretto da motivazione esauriente e giuridicamente corretta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Luglio 1977, n. 3371.


Stato di insolvenza - Nozione - Temporanea difficoltà ad adempiere le proprie obbligazioni - Nozione - Differenze - Rapporto tra i procedimenti
La 'temporanea difficoltà ad adempiere le proprie obbligazioni' di cui all'art 187 della legge fallimentare e la 'insolvenza' di cui all'art 5 della legge stessa rappresentano due diverse gradazioni di un medesimo fenomeno patologico, il cui contenuto sta nella impossibilita per l'imprenditore commerciale di far fronte tempestivamente e con mezzi ordinari all'adempimento delle obbligazioni assunte, pur presentando la prima un minore coefficiente di gravita. Il rapporto tra amministrazione controllata e fallimento non e di mera successione cronologica bensi di consecuzione di procedimenti, che diventa necessaria rilevandone il carattere unitario, allorquando l'amministrazione controllata non sia giunta a buon fine. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Settembre 1976, n. 3082.


Stato d'insolvenza - Configurabilità - Presupposti
Ad integrare lo stato di insolvenza richiesto per la dichiarazione di fallimento e del tutto irrilevante che l'attivo sia eventualmente superiore al passivo, essendo, invece, necessario il venir meno delle normali condizioni di liquidita e di godimento del credito, che impedisca di far fronte tempestivamente e con mezzi normali alle obbligazioni assunte. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Dicembre 1974, n. 4228.


Stato d'insolvenza - Nozione - Impotenza economica - Sufficienza - Superiorità dell'attivo - Irrilevanza
Ad integrare lo stato di insolvenza dell'imprenditore commerciale e del tutto irrilevante che l'attivo sia eventualmente superiore al passivo, mentre e determinante e sufficiente che all'impresa commerciale vengano a mancare le normali condizioni di liquidita delle attivita e di godimento del credito, cosi che essa si trovi a versare in una situazione di impotenza economica, non potendo far fronte tempestivamente e con mezzi ordinari alle obbligazioni assunte. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 27 Novembre 1973, n. 3250.


Fallimento - Stato d'insolvenza - Nozione
Lo stato di insolvenza che la legge richiede per la dichiarazione di fallimento consiste in una situazione di obiettiva impotenza economica, che impedisce all'imprenditore di adempiere tempestivamente e con mezzi normali le proprie obbligazioni e non e escluso dal fatto che l'attivo superi il passivo, quando, venute meno le normali condizioni di liquidita e il godimento del credito, il passivo potrebbe essere estinto solo a prezzo e nel concorso di incerte ed anormali operazioni di finanziamento e di realizzo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Novembre 1973, n. 3223.


Fallimento - Stato d'insolvenza - Condizioni - Esistenza di un attivo o di inadempimenti - Irrilevanza - Apprezzamento del giudice di merito - Incensurabilità in Cassazione
Lo stato di insolvenza che la legge richiede per farsi luogo alla dichiarazione di fallimento costituisce un requisito obiettivo attinente ad una situazione di impotenza economica che si realizza quando lo imprenditore non e in grado di adempiere regolarmente e con mezzi normali le proprie obbligazioni alle scadenze pattuite, essendo venute meno le condizioni di liquidita e di credito nelle quali deve trovarsi una impresa commerciale, mentre e del tutto irrilevante la circostanza che l'attivo sia superiore al passivo e che si siano già concretamente verificati inadempimenti, da parte dell'imprenditore, alle obbligazioni assunte. Il convincimento espresso dal giudice di merito circa la sussistenza del predetto stato costituisce apprezzamento di fatto incensurabile in Cassazione quando sia sorretto da motivazione esauriente ed ispirata ad esatti criteri giuridici. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Gennaio 1973, n. 267.


Stato di insolvenza - Nozione - Inadempimenti - Elementi costitutivi - Esclusione
Lo stato di insolvenza e un requisito oggettivo richiesto dalla legge per dichiarare il fallimento di un imprenditore o di una società commerciale ed attiene pertanto ad una situazione oggettiva di impotenza economica determinata dal fatto che l'imprenditore non e in grado di adempiere regolarmente e con mezzi normali alle proprie obbligazioni alle scadenze pattuite, essendo venute meno le condizioni di liquidita e di credito nelle quali deve trovarsi un'impresa commerciale. Gli inadempimenti e gli altri fatti esteriori non sono requisiti essenziali dello stato si insolvenza. E pertanto errata la sentenza della Corte di merito che, per escludere lo stato di insolvenza, fondi il proprio convincimento sulla mancanza di inadempimento o di altri fatti esteriori, a torto ritenendoli elementi costitutivi dell'insolvenza medesima. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Aprile 1972, n. 1036.


Fallimento - Dichiarazione del fallimento - Insolvenza - Nozione
Lo stato di insolvenza che la legge richiede per la dichiarazione di fallimento consiste in una situazione di obiettiva impotenza economica, che impedisce all'imprenditore di adempiere tempestivamente e con mezzi normali le proprie obbligazioni e non e escluso dal fatto che l'attivo superi il passivo, quando, venute meno le normali condizioni di liquidita e il godimento del credito, il passivo potrebbe essere estinto solo a prezzo e nel concorso di incerte ed anormali operazioni di finanziamento e di realizzo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Novembre 1971, n. 3388.


Fallimento - Società - Soci a responsabilità illimitata - Dichiarazione del fallimento - Insolvenza - Riferimento alla società
In relazione al fallimento di un socio illimitatamente responsabile, dichiarato come conseguenza del fallimento della società, il problema dell'insolvenza va riferito alla società e non anche al socio, dal momento che questo fallisce per effetto del fallimento della prima. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Febbraio 1971, n. 276.


Insolvenza - Nozione - Ammontare dell'attivo superante quello del passivo - Incompatibilità con lo stato di insolvenza
Il concetto di stato di insolvenza attiene ad una situazione oggettiva di impotenza economica determinata dal fatto che l'imprenditore non e in grado di adempiere regolarmente e con mezzi normali alle proprie obbligazioni alle scadenze pattuite. Pertanto, ai fini dell'accertamento di siffatta situazione, e del tutto irrilevante l'indagine circa l'ammontare dell'attivo nell'impresa, il quale puo anche superare l'ammontare del passivo, senza con cio escludere l'impossibilita per l'imprenditore di far fronte alle obbligazioni assunte. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Ottobre 1969, n. 3488.


Insolvenza - Beni esistenti nel patrimonio dei soci a responsabilità illimitata - Stato di insolvenza della società - Esclusione - Insussistenza
L'esistenza dei beni, nel patrimonio dei soci illimitatamente responsabili di una societa dichiarata fallita, non vale ad escludere lo stato d'insolvenza della società. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Aprile 1969, n. 1412.


Pagamento di debiti ammessi al passivo - Chiusura del fallimento - Possibilità - Difetto dello stato di insolvenza - Prova - Inidoneità
Il pagamento di debiti ammessi al passivo fallimentare, se puo determinare la cessazione della procedura concorsuale, non e da solo sufficiente a dimostrare il difetto dello stato d'insolvenza dell'imprenditore dichiarato fallito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Aprile 1969, n. 1412.


Fallimento - Dichiarazione del fallimento - Insolvenza - Nozione
Lo stato di insolvenza che la legge richiede per farsi luogo alla dichiarazione di fallimento dell'imprenditore si concreta in quella obbiettiva situazione di impotenza economica determinata dal fatto che l'imprenditore non e in grado di adempiere tempestivamente e con mezzi normali le proprie obbligazioni. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Settembre 1968, n. 2908.


Insolvenza - Nozione - Accertamento del giudice di merito - Incensurabilità in Cassazione
Lo stato di insolvenza richiesto per la dichiarazione di fallimento attiene ad una situazione di impotenza economica determinata dal fatto che l'imprenditore non possa far fronte tempestivamente e con mezzi normali al soddisfacimento delle obbligazioni assunte. Il convincimento in proposito espresso dal giudice di merito costituisce un apprezzamento di fatto incensurabile in Cassazione, quando sia sorretto da motivazione esauriente ed ispirata ad esatti criteri giuridici. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Agosto 1968, n. 2746.


Insolvenza - Nozione - Differenza dall'insolvenza fraudolenta
Lo stato di insolvenza necessario per la dichiarazione di fallimento consiste nella effettiva impossibilita di adempiere alle proprie obbligazioni, e non ha nulla in comune con il concetto penale di insolvenza fraudolenta che e caratterizzata dalla assunzione di un'obbligazione con il proposito di non adempierla, indipendentemente dalla capacita o meno di adempimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Maggio 1968, n. 1585.


Insolvenza - Mancato adempimento di un debito - Scadenza - Necessità - Tributo in corso di accertamento - Inidoneità
Perche possa dedursi, dal mancato pagamento di un debito, lo stato d'insolvenza del debitore - ove di tale condizione ricorra ogni altro estremo ai fini della dichiarazione di fallimento - deve trattarsi di un debito scaduto ed esigibile, ma non soddisfatto tale non puo dirsi quello che puo nascere da un titolo in corso di accertamento al momento della dichiarazione di fallimento, e che solo successivamente formi oggetto d'intimazione di pagamento da parte dell'esattore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Febbraio 1967, n. 363.


Fallimento - Dichiarazione del fallimento - Insolvenza - Nozione
Il concetto di insolvenza, a cui la legge fallimentare fa riferimento (art.5) ed al quale la legge stessa subordina l'inefficacia degli atti previsti nell'art.67, attiene ad una situazione oggettiva di impotenza economica, determinata dal fatto che l'imprenditore non possa far fronte tempestivamente e con mezzi ordinari all'adempimento delle obbligazioni assunte. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Dicembre 1966, n. 2869.


Insolvenza - Nozione - Mancato pagamento di un solo debito - Sussistenza dello stato di insolvenza - Condizioni
L'insolvenza che giustifica il processo fallimentare deve concretarsi nell'oggettiva impossibilita per l'imprenditore di soddisfare regolarmente e con mezzi normali le obbligazioni assunte, ma la valutazione oggettiva dello stato d'insolvenza può fondarsi anche sull'inadempienza nel pagamento di un solo debito, quando si manifesti con un peculiare carattere di esteriorità, che, in modo non equivoco, dimostri l'esistenza di un patrimonio in dissesto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Luglio 1966, n. 1830.


Stato di insolvenza - Nozione - Rapporto tra attivo e passivo - Irrilevanza
Il concetto di stato di insolvenza attiene ad una situazione oggettiva di impotenza economica determinata dal fatto che l'imprenditore non e in grado di adempiere regolarmente e con mezzi normali alle proprie obbligazioni alle scadenze pattuite, il che avviene quando vengano meno le condizioni di liquidita e di credito nelle quali deve normalmente trovarsi una impresa commerciale, a prescindere dalla circostanza che l'attivo sia superiore al passivo, giacchè in materia fallimentare l'eccedenza patrimoniale rispetto al passivo può non escludere da sola, lo stato di insolvenza, dovendo questo essere valutato in base alla oggettiva impossibilita di soddisfare regolarmente con mezzi normali le obbligazioni assunte. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Dicembre 1965, n. 2433.


Insolvenza - Nozione
Il concetto di stato di insolvenza attiene ad una situazione obbiettiva di impotenza economica che si manifesta con inadempimenti o altri fatti esteriori, tali da dimostrare che il debitore non e in grado di adempiere tempestivamente e con mezzi normali alle proprie obbligazioni; pertanto, non vale ad escludere tale stato la sola eccedenza, nel patrimonio del debitore, degli elementi attivi su quelli passivi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Luglio 1965, n. 1808.


Insolvenza - Nozione - Fattispecie
Lo stato d'insolvenza, che l'art. 5 della legge fallimentare richiede per la dichiarazione del fallimento, attiene a una situazione economica, determinata dal fatto che l'imprenditore non possa far fronte, alle scadenze pattuite e con mezzi normali, al soddisfacimento delle obbligazioni assunte, il che accade quando vengono meno le condizioni di liquidita e di credito nelle quali deve normalmente trovarsi un'impresa commerciale a nulla rileva, in proposito, che la somma degli elementi attivi del patrimonio dell'imprenditore possa essere uguale, o anche superiore, all'ammontare complessivo delle obbligazioni a carico dell'imprenditore medesimo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Luglio 1965, n. 1788.


Insolvenza - Estremi - Attivo patrimoniale dell'imprenditore - Irrilevanza - Condizioni
Lo stato di insolvenza che l'art.5 della legge fallimentare (R. d. 16 marzo 1942 n.267) richiede per la dichiarazione di fallimento attiene, come si ricava dal secondo comma di detta norma, ad una situazione di impotenza economica determinata dal fatto che l'imprenditore non possa far fronte, tempestivamente e con mezzi ordinari, al soddisfacimento delle obbligazioni assunte. E, a nulla rileva, in proposito, che la somma degli elementi attivi, costituenti il patrimonio dell'imprenditore, possa essere uguale, ed anche superiore, all'ammontare complessivo delle obbligazioni a carico dell'imprenditore medesimo, giacche ad integrare lo stato di insolvenza, ai fini della dichiarazione di fallimento, non occorre sempre la materiale e gia avvenuta cessazione dei pagamenti, ma e sufficiente qualsiasi manifestazione esteriore che dimostri la situazione economica di dissesto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Maggio 1964, n. 1170.


Fallimento - Dichiarazione di fallimento - Insolvenza - Stato d'insolvenza - Nozione
Per aversi insolvenza non si richiede necessariamente lo squilibrio tra gli elementi attivi e passivi del patrimonio del debitore, ma la prova dell'attuale oggettiva impossibilita per il debitore medesimo di soddisfare regolarmente e con mezzi normali le obbligazioni assunte. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Marzo 1963, n. 646.


Insolvenza - Nozione - Eccedenza dell'attivo - Irrilevanza
Lo stato d'insolvenza dell'imprenditore consiste non già in una temporanea od occasionale difficolta di adempiere le proprie obbligazioni , sebbene nell'impossibilita obiettiva di provvedere tempestivamente e con mezzi normali al soddisfacimento delle obbligazioni assunte: al riguardo non e decisiva la circostanza che gli elementi attivi, costituenti il patrimonio dell'imprenditore, siano superiori a quelli passivi, non valendo tale eccedenza ad escludere, di per se stessa, lo stato d'insolvenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Luglio 1962, n. 1702.


Insolvenza - Nozione - Cessione dei beni ai debitori - Rilevanza probatoria
Il concetto di stato di insolvenza, cui la legge fallimentare fa riferimento, anche in materia di revocatoria (art 67 lf), attiene ad una situazione oggettiva di impotenza economica, determinata dal fatto che l'imprenditore non possa adempiere regolarmente e con mezzi normali le proprie obbligazioni alle scadenze pattuite: il che avviene quando vengano meno le condizioni di liquidita e di credito nelle quali deve normalmente trovarsi un'impresa commerciale, a prescindere dalla circostanza che eventualmente l'attivo sia superiore al passivo, giacche, in materia fallimentare, l'eccedenza patrimoniale rispetto al passivo puo non escludere, da sola, lo stato di insolvenza, dovendo questo essere valutato in base alla oggettiva impossibilita per il patrimonio del debitore, di soddisfare regolarmente con mezzi normali le obbligazioni assunte. La cessione dei beni ai creditori (art 1977 cod civ) rappresenta uno dei sintomi piu sicuri della crisi patrimoniale dell'impresa ed anzi, quasi sempre, costituisce l'estremo rimedio delle aziende dissestate, rivolto ad evitare il fallimento; non puo, comunque, dubitarsi che l'imprenditore il quale ricorra a tale passo versi in stato di insolvenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Giugno 1962, n. 1469.


Insolvenza - Concetto - Elevazione di protesti a carico del debitore - Sufficienza ai fini dell'accertamento dell'insolvenza - Esclusione
Lo stato di insolvenza che da luogo alla dichiarazione di fallimento non può desumersi soltanto dai protesti elevati a carico del debitore, in quanto tale stato non si ha solo per l'inadempimento o mancata soddisfazione di uno o più debiti, ma consiste in una obbiettiva impossibilita, per il patrimonio del debitore, di soddisfare regolarmente e con mezzi normali le proprie obbligazioni. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Aprile 1962, n. 751.