Massimario Ragionato Fallimentare

a cura di Franco Benassi
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Articolo 182-ter ∙ (Transazione fiscale)




Dopo il D.L. 7 ottobre 2020 n. 125
Cram down fiscale e contributivo
Tutte le MassimeCassazione
Applicazione del Codice della crisiObbligatorietà della transazione fiscalePagamento parziale di Iva e ritenute: natura della disposizionePagamento parziale di Iva e ritenute: divietoPagamento parziale di Iva e ritenute: ammissibilità in assenza di transazione fiscalePagamento parziale di Iva e ritenute: rispetto dell'ordine della cause di prelazionePagamento parziale di Iva e ritenute: apporto di finanzaPagamento in misura inferiore all'importo indicato dall'Agenzia delle entrateVoto dell'Agenzia delle entrateAdesione alla transazione fiscale con stralcio di sanzioni e interessiAdesione alla transazione fiscale fino all'adunanza dei credioriImpugnazione del diniego di adesione alla transazione fiscaleTransazione fiscale, procedimentoRapporti pendentiConcordato con continuità aziendaleConcordato fallimentareAccordi di ristrutturazione dei debitiConsolidamento del debito fiscaleEffetti della transazione fiscaleReato di omesso versamento dell'IvaRegime transitorioLegittimità costituzionale

Dopo la l. 11 dicembre 2016, n. 232
Falcidia Iva e ritenute
Proposta contestuale al deposito della domanda di concordatoPagamento dilazionato di crediti tributari e previdenzialiDegrado dei crediti privilegiatiRispetto ordine delle cause di prelazioneConfronto fra la soluzione concordataria e lo scenario liquidatorio

Dopo il D.L. 7 ottobre 2020 n. 125
Cram down fiscale e contributivo




Dopo il D.L. 7 ottobre 2020 n. 125
Cram down fiscale e contributivo

Accordo di ristrutturazione dei debiti ex art. 182 bis l.f. - Omologazione forzosa in caso di rigetto dell’adesione da parte dell’amministrazione finanziaria e degli enti previdenziali - Ammissibilità

Accordo di ristrutturazione dei debiti ex art. 182 bis l.f. - Preminente interesse concorsuale - Discrezionalità vincolata dell’amministrazione finanziaria - Sussistenza

Con riguardo all’interpretazione dell’art. 182 bis, quarto comma l.f., l’adesione al più estensivo degli indirizzi interpretativi, che attribuisce al giudice il potere-dovere di omologare “forzosamente” l’accordo anche a seguito del voto negativo o del rigetto dell’adesione da parte dell’amministrazione finanziaria e degli enti previdenziali, è basata, sia per la lettera della norma, sia per la ratio di superare non solo i ritardi ma anche le inadeguatamente giustificate resistenze delle amministrazioni, sui seguenti motivi: (i) la ratio delle nuove norme, cui è stato affidato il compito di “superare ingiustificate resistenze alle soluzioni concordate della crisi registrate nella prassi”; (ii) la necessità di coordinare sistematicamente le norme di cui trattasi con la disciplina della crisi da sovraindebitamento; (iii) l’identità degli effetti ai fini del calcolo delle maggioranze, che nel concordato preventivo hanno il voto contrario e la mancata espressione di voto; (iv) la necessità di consentire un sindacato dell’eventuale diniego del fisco sulla proposta di transazione, sindacato che non potrebbe, in concreto, essere esercitato laddove si negasse al tribunale la possibilità di intervenire sul rigetto della proposta da parte dell’agenzia delle Entrate e degli enti previdenziali; (v) l’argomento letterale, poiché l’espressione “mancanza di adesione” può essere intesa non solo come assenza di risposta dell’Erario, ma anche come mancanza di adesione che deriva da una risposta negativa.

Alla luce della ratio del novellato comma 4 dell’art. 182-bis, la funzione dell’omologazione forzosa è quella di perseguire il preminente interesse concorsuale attraverso il superamento delle resistenze degli uffici alla proposta transattiva, le quali si dimostrano immotivate in presenza di un’attestata convenienza della stessa rispetto al fallimento e in contrasto con il principio del buon andamento della Pubblica Amministrazione stabilito dall’art. 97 Cost.: l’amministrazione finanziaria, infatti, nell’ambito della transazione fiscale dispone di una “discrezionalità per così dire ‘vincolata’ al maggior soddisfacimento e alla convenienza tra i due termini di comparazione”, il cui concreto esercizio - nelle intenzioni del Legislatore - soggiace sistematicamente al sindacato del giudice ordinario fallimentare (come sancito dalla Corte di Cassazione a Sezioni Unite nell’ordinanza n. 8504/2021). (Matteo Bascelli) (Elena Grigò) (riproduzione riservata) Tribunale Palermo, 16 Settembre 2021.


Concordato preventivo – Voto – Art. 3 comma 1-bis, lett. a), D.L. 125/2020 – Applicabilità a procedura in corso – Adunanza dei creditori
La nuova disposizione introdotta dall’art. 3 comma 1-bis, lett. a), D.L. 125/2020 non trova applicazione nei procedimenti di concordato nei quali sia già stata avviata la fase di raccolta del voto; tale disposizione non presenta, infatti, profili solo processuali, non solo perché, in seguito a tale modifica normativa, l’amministrazione finanziaria viene a subire la sterilizzazione degli effetti di quel potere di veto (esercitato rimanendo silente in merito alla regolarizzazione della crisi proposta dal debitore) che sino al 4-12-2020 era insuscettibile di essere disatteso dal tribunale nella fase di omologazione del concordato, ma soprattutto perché la nuova disposizione ha sicuro impatto sul principio di maggioranza, il cui luogo di formazione dialettica, quale deliberazione maggioritaria della comunità dei creditori di accettare o meno la proposta di soluzione della crisi proveniente dal debitore, è l’adunanza prevista dall’art. 174 L.F.

La disposizione in esame introduce un elemento di modifica tanto del principio maggioritario, quanto della regola della prevalenza dell’interesse dei creditori nel concordato preventivo, lì dove sottrae all’amministrazione finanziaria e agli enti gestori di forme di previdenza o assistenza obbligatoria la valutazione sulla convenienza della soluzione concordataria della crisi rispetto all’alternativa liquidatoria, proprio nel caso in cui il silenzio dissenso di tali creditori sia determinante ai fini del raggiungimento delle maggioranze necessarie per l’approvazione della proposta.

Le ragioni sinora esposte sarebbero di ostacolo alla prosecuzione di questo procedimento, ma è altrettanto indubbia la volontà del legislatore di anticipare l’entrata in vigore di alcune disposizioni del codice della crisi dell’insolvenza, per offrire uno strumento di eccezionale agevolazione “in considerazione della situazione di crisi economica per le imprese determinata dall’emergenza epidemiologica da COVID-19”, come del resto è avvenuto con l’entrata in vigore dell’art. 9 D.L. n. 23/2020, convertito con modificazioni dalla L. 40/2020.

Per l’effetto si ritiene, pertanto, ragionevole disporre la rinnovazione del voto con la fissazione di una nuova udienza per l’adunanza di cui all’art. 174 L.F. (Filippo Lo Presti) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo, 12 Febbraio 2021.


Concordato preventivo - Proposta di accordo sui crediti di natura fiscale - Presentazione agli enti di autonoma “istanza” di trattamento dei crediti fiscali - Esclusione
Ai fini della proposta di accordo sui crediti di natura fiscale, ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 182 ter l.f., nel testo introdotto dall'art. 1, comma 81, della L. 11 dicembre 2016, n. 232, il debitore è tenuto ad inviare all’agente della riscossione e all'ufficio competente la copia della proposta di concordato preventivo, recante l’indicazione del trattamento offerto ai crediti tributari, con la relativa documentazione, non essendovi alcun obbligo per il medesimo debitore proponente di presentare agli enti una autonoma “istanza” di trattamento dei crediti fiscali. (Marco Spadaro) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa, 09 Aprile 2018.