Massimario Ragionato Fallimentare

a cura di Franco Benassi
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Articolo 111-bis ∙ (Disciplina dei crediti prededucibili)


Tutte le MassimeCassazione
Accertamento
Accertamento dei crediti prededucibili
Inerenza necessariaInterpretazione della domanda di pagamento di crediti prededucibiliCrediti prededucibili sorti prima del fallimentoConflitto fra crediti prededucibili e crediti assistiti da cause di prelazionePagamento dei crediti prededucibiliPrevalenza dei creditori ipotecari e pignoratizi su quelli prededucibiliRicorso per cassazione

Crediti sorti nel corso del fallimento
Crediti prededucibili sorti nel corso del fallimento
Crediti prededucibili di cui sia contestato ammontare o collocazioneCrediti risarcitori derivanti da fatto colposo del curatoreCompenso amministratore giudiziario nominato ex art. 15, co. 8, l.f.Liquidazione dei compensi agli incaricati del curatore in caso di contestazioneFrutti civili

Casi particolari
Bonifica degli immobili acquisiti alla massa
Indennità di occupazioneTrattamento di fine rapporto del lavoratore dipendenteLiquidazione del compenso al legale incaricato dalla proceduraPagamento del compenso al curatore cessatoPagamento dei professionisti del concordatoSuccessione di concordati e prededuzioneCreditore fondiario e compenso del curatore

Liquidazione coatta amministrativa
Crediti prededucibili esclusi da accertamento del passivo
Compenso a favore degli incaricati dalla procedura



Sovraindebitamento - Liquidazione del patrimonio - Conflitto tra crediti prededucibili e ipotecari - Applicazione analogica dell'art. 111 ter l. fall. - Ammissibilità
In ragione della medesima natura giuridica che caratterizza la procedura fallimentare e la liquidazione del patrimonio che potrebbe qualificarsi come 'fallimento del soggetto non fallibile', stante la medesima finalità di liquidazione dei beni nell'interesse della massa dei creditori, va ritenuto applicabile l'art. 111-ter l. fall., e la sua declinazione giurisprudenziale, anche alle procedure disciplinate dalla legge sul sovraindebitamento (l. 3/2012).
Il conflitto tra crediti prededucibili e crediti assistiti da cause di prelazione va risolto facendo gravare sul ricavato dei beni oggetto di garanzia sia le spese prededucibili specificamente sostenute per la loro conservazione, amministrazione e liquidazione, evidenziate nel conto speciale, sia un'aliquota di spese generali della procedura in quanto sostenute nell'interesse dei creditori.

(Fattispecie in cui il tribunale barese, respingendo l'opposizione del creditore ipotecario, ha confermato il progetto di riparto predisposto dal liquidatore ex art. 14 duodecies l. 3/2012 prevedente il pagamento in prededuzione di tutte le spese della procedura di liquidazione del patrimonio, ivi comprese il compenso dell'advisor e dell'OCC). (Astorre Mancini) (Riproduzione riservata) Tribunale Bari, 03 Giugno 2021.


Procedure concorsuali – Consecuzione – Fallimento e liquidazione del patrimonio – Ammissibilità Effetti
E’ configurabile la consecuzione delle procedure concorsuali tra fallimento e procedura di liquidazione del patrimonio ai fine del riconoscimento, nell’ambito della seconda, delle prededuzione ai crediti che tale rango hanno acquisito nell’ambito del fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 19 Aprile 2021.


Fallimento – Piano di riparto – Frutti civili prodotti dai beni oggetto di garanzia reale – Prededuzione art. 111, comma 1, l.f.
La preferenza assicurata dall’art. 111 bis, comma 2, l.fall. ai creditori garantiti, si estenda o meno anche ai frutti scaturenti dai beni formanti oggetto di ipoteca (ovvero di pegno), si estende ai frutti, sennonché per quel che concerne l’attribuzione di questi ultimi vale la regola generale di cui all’art. 111, comma 1, l. fall.: dapprima ai creditori prededucibili e solo successivamente agli ipotecari/pignoratizi.

Rispetto al ricavato della liquidazione dei beni, invece, vale una regola inversa, e ciò per effetto della deroga di cui all’art. 111 bis, comma 2, l.fall.: dapprima ai creditori titolari di garanzia reale.” (Antonio Francesco Galvagna) (riproduzione riservata) Tribunale Messina, 12 Aprile 2021.


Crediti prededucibili - Creditori ai muniti di pegno o ipoteca - Frutti
La preferenza rispetto ai crediti prededucibili di cui all’art. 111 l.f. accordata dall’art. 111 bis, comma 2, l.f. ai creditori ai muniti di pegno o ipoteca  riguarda quanto “quanto ricavato dalla liquidazione dei beni” costituenti oggetto della garanzia dai quali devono ritenersi esclusi i frutti da  detti beni prodotti.

[Si ritiene opportuno segnalare due aspetti che assumono rilievo nel valutare la soluzione proposta dalla decisione. Il primo riguarda l’interpretazione della locuzione “quanto ricavato dalla liquidazione dei beni”. La sentenza assume, infatti, che i “frutti” sono cosa diversa dal “bene” che li produce ma non  indaga se il significato di attività di “liquidazione dei beni” debba essere circoscritto alla pura e semplice vendita del bene o si estenda invece alla produzione dei frutti successiva al vincolo concorsuale. Il secondo aspetto che ci sembra opportuno evidenziare attiene alla circostanza che, nel caso di specie, l’oggetto del contendere non sono i canoni di locazione di un immobile oggetto di garanzia reale ma i canoni dovuti per l’affitto dell’azienda.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Messina, 12 Aprile 2021.


Fallimento – Riparto – Prededuzioni – Imputazione delle spese di carattere generale – Criterio della proporzionalità

Fallimento – Riparto – Prededuzioni – Imputazione delle spese di carattere generale – Criterio della proporzionalità – Crediti dei professionisti sorti in occasione della procedura di concordato preventivo

In sede di riparto del ricavato della liquidazione, l’imputazione delle spese di carattere generale ai creditori garantiti da pegno o ipoteca deve essere effettuata in base al criterio della proporzionalità e non a quello della utilità.

Vanno considerate come prededuzioni di carattere generale, da imputarsi dunque in via proporzionale anche al creditore ipotecario, i crediti dei professionisti sorti in occasione della procedura di concordato preventivo che ha preceduto il fallimento, non potendosi ricondurre la loro attività in via specifica all’interesse di taluno soltanto dei creditori ammessi al passivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Trapani, 27 Dicembre 2019.


Prededuzioni – Credito del professionista per l’assistenza dell’imprenditore nella presentazione della domanda di concordato preventivo – Prededuzione di carattere generale – Imputazione pro-quota al creditore ipotecario
Nella predisposizione del piano di riparto, vanno considerate come prededuzioni generali, da imputarsi dunque in via proporzionale anche al creditore ipotecario, i crediti dei professionisti che hanno seguito la società in fase di concordato preventivo, poi naufragato, non potendosi ricondurre la loro attività in via specifica all'interesse di taluno soltanto dei creditori ammessi al passivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Trapani, 27 Dicembre 2019.


Fallimento – Crediti prededucibili – Ammissione allo stato passivo – Assoggettamento – Eccezioni – Crediti di massa non contestati – Crediti da compenso professionale per attività in favore della procedura – Accertamento de plano da parte del G.d. – Contestazione – Reclamo ex art. 26 L.F.

Fallimento – Crediti da compenso professionale per attività in favore della procedura – Accertamento de plano da parte del G.d. – Contestazione – Soggetti legittimati – Effetti

Ai sensi dell'art. 111 bis L.F. i crediti prededucibili, al pari di quelli concorsuali, devono essere accertati con le modalità di cui al capo V della legge fallimentare, che disciplina le modalità dell'accertamento del passivo, onde garantire una uniformità applicativa della ripartizione dell'attivo, restando esonerati da tale procedura solo i crediti prededucibili non contestati per esistenza, collocazione ed ammontare, anche se sorti durante l'esercizio provvisorio, e i crediti sorti a seguito di provvedimento di liquidazione dei compensi spettanti ai soggetti nominati ai sensi dell'art. 25 L.F. (delegati, avvocati, coadiutori del curatore, arbitri, stimatori o altri ausiliari); tali crediti possono essere accertati con provvedimento emesso de plano dal giudice delegato, senza previa informazione degli altri creditori, fatta salva la possibilità, solo con riferimento ai crediti della seconda categoria, di contestare il provvedimento con  reclamo ex art. 26 L.F.

L'esistenza, la collocazione e/o l'ammontare dei crediti relativi a compensi professionali per attività in favore del fallito, accertati de plano dal giudice delegato, non possono essere contestati dal fallito stesso o dai creditori - i quali non debbono neppure essere informati in ordine all'esistenza di un credito prededucibile, non sussistendo il relativo obbligo in capo al curatore - ma unicamente da parte degli organi della procedura (giudice delegato, curatore e comitato dei creditori).

Tale contestazione, non soggetta a termini decadenziali né a limiti processuali – salvo il c.d. giudicato endofallimentare - una volta effettuata, comporta l'assoggettamento dell'accertamento e della collocazione del credito alla disciplina dell'insinuazione al passivo ex art. 93 e ss. L.F.

(Nel caso di specie il Collegio giudicante, chiamato a pronunciarsi su un reclamo ex art. 26 L.F., con il quale un creditore del fallimento aveva chiesto che il proprio credito da compenso professionale per spese legali sostenute in contenziosi sfavorevoli al medesimo fallimento venisse soddisfatto fuori dal procedimento di riparto, lo ha dichiarato inammissibile essendo intervenuta una contestazione di tale credito da parte del curatore – secondo cui il privilegio ex art. 2751 bis n. 2 c.c. è inapplicabile ai crediti come quello di specie, derivante da attività difensiva svolta in giudizi contenziosi sfavorevoli al fallimento, trovando applicazione solo allorché l'attività sia prestata per conto ed in favore del fallito - contestazione che assoggetta al procedimento di insinuazione al passivo l'accertamento e la collocazione del credito). (Curzio Fossati) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 16 Luglio 2019.


Fallimento – Riparto – Compenso del curatore – Partecipazione del creditore fondiario alla quota del compenso del curatore
Il creditore fondiario che in pendenza del fallimento procede alla esecuzione individuale deve partecipare al pagamento di una quota del compenso del curatore oltre che alle spese strettamente collegate all’immobile. (Gisella Dalmasson) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 18 Ottobre 2018.


Obbligazioni e contratti – Attività professionale – Adempimento – Obbligazioni di mezzi – Attività idonea al raggiungimento del risultato – Diligenza professionale

Concordato preventivo – Attività di assistenza del professionista – Valutazione di adempimento – Violazione di principi inderogabili

Se è vero che le obbligazioni inerenti l’attività professionale sono, di regola, obbligazioni di mezzi e non di risultato (in quanto il professionista, assumendo l'incarico, si impegna a prestare la propria opera per raggiungere il risultato desiderato ma non a conseguirlo) è anche vero che l’attività resa dal professionista deve comunque essere idonea a raggiungere quel risultato avendo egli, da un lato, il dovere primario di tutelare le ragioni del cliente e, dall'altro lato, quello di conformarsi al parametro della diligenza fissato dall'art. 1176, comma 2, c.c., che è quello della diligenza del professionista di media attenzione e preparazione; il contenuto dell’attività svolta non è dunque indifferente ai fini della valutazione di adempimento dell’obbligazione e della maturazione del diritto al pagamento del compenso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Non può ritenersi adempiente all’obbligazione professionale assunta il professionista che assista il cliente nella formulazione di una proposta di concordato che violi principi giuridici di natura inderogabile quali il rispetto delle cause di prelazione e del principio di competitività nell’attività liquidatoria introdotto dal combinato disposto dagli artt. 163-bis e 182 l.f. 

[Nel caso di specie, la proposta prevedeva: 1) il pagamento dei debiti chirografari senza che fosse stato integralmente adempiuto il debito privilegiato e senza l’intervento di nuova finanza; 2) il pagamento dei debiti personali dei soci e non di quelli della società con il ricavato della vendita dei beni dei soci stessi, 3) la liquidazione del compendio aziendale in assenza dei principi di competitività. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 01 Giugno 2018.


Procedure concorsuali – Principio della consecuzione – Espressione della medesima crisi economica – Elementi sintomatici della continuazione
Perché possa esservi consecuzione tra più procedure, è di regola necessario che, con una valutazione condotta a posteriori, la seconda possa dirsi espressione della medesima crisi economica sottesa alla prima.

Elemento sintomatico della continuazione può essere rappresentato dalla coincidenza, in termini qualitativi e quantitativi, delle masse passive delle due procedure; inoltre, l'esistenza di uno iato temporale tra la prima e la seconda procedura, quand'anche non valga ad escluderne l'accertamento, può tuttavia incidere in termini negativi, posto che tanto più ampio sarà tale intervallo, tanto più difficile sarà desumere l'esistenza dell'identità della crisi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 19 Ottobre 2017.


Fallimento – Prededuzione – Natura
La prededuzione non è una caratteristica del credito che lo accompagna da quando esso viene ad esistenza sino alla sua definitiva estinzione, tratto che è invece proprio del privilegio, ma è una qualità che produce effetti solo nell'ambito del concorso in cui il credito stesso sorge (o eventualmente nell'ambito di quello ad esso legato da un nesso di consequenzialità). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 19 Ottobre 2017.


Fallimento - Contratto di affitto di azienda - Recesso del curatore - Equo indennizzo - Domanda di ammissione al passivo
La necessità di proporre domanda di ammissione al passivo al fine di ottenere il pagamento dell'equo indennizzo spettante al contraente in bonis ai sensi dell'art. 79 l.fall. (in seguito al recesso del curatore dal contratto di affitto di azienda) si pone solo nell'ipotesi in cui il curatore contesti la richiesta dal contraente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 11 Settembre 2017.


Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Concorso di più crediti ammessi in prededuzione - Riparto “pro quota” e per grado corrispondenti al rispetto delle rispettive cause di prelazione - Criterio cronologico del “prior in tempore potior in jure” - Esclusione
In caso di concorso di più crediti egualmente ammessi in prededuzione (nella specie, l’uno relativo al trattamento di fine rapporto del lavoratore dipendente e gli altri in capo all’INPS, gestore del Fondo di garanzia, a titolo di surroga per avere pagato altri lavoratori della medesima impresa) e qualora non risulti una completa capienza dell’attivo, non potendo tali debiti essere pagati a mano a mano che essi vengono a scadenza, trova applicazione la comune regola del riparto “pro quota” e per grado corrispondenti al rispetto delle rispettive cause di prelazione e del rango assegnato dalla legge a ciascun credito, dovendosi dunque escludere che il loro soddisfacimento possa aver luogo alla stregua del criterio cronologico del “prior in tempore potior in jure” (Cass. Civ., 3 marzo 2011, n. 5141). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello L'Aquila, 06 Luglio 2017.


Fallimento – Riparto delle somme ricavate dalla vendita di beni oggetto di ipoteca – Conti speciali – Conflitto tra crediti prededucibili e crediti assistiti da cause di prelazione
Anche nel sistema normativo vigente (art. 111-ter l.f.), in sede di ripartizione fallimentare delle somme ricavate dalla vendita di beni oggetto di ipoteca, i crediti ipotecari prevalgono sui crediti prededucibili, salvo che questi ultimi si ricolleghino ad attività direttamente e specificamente rivolte ad incrementare, o ad amministrare, o a liquidare i beni ipotecati o rechino, comunque, ai titolari specifiche utilità, e salvo il limite di un'aliquota delle spese generali, che deve, in ogni caso, gravare sui beni assoggettati a garanzia reale. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 01 Aprile 2017.


Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Conti speciali relativi ai singoli immobili - Prevalenza dei crediti ipotecari sui crediti prededucibili - Criterio della proporzionalità
In base all’art. 111-ter l.fall., il curatore, con riferimento ai conti speciali, deve tenere un conto autonomo delle vendite di singoli beni immobili oggetto di privilegio speciale e di ipoteca, con analitica indicazione delle entrate e delle uscite di carattere specifico e della quota di quelle di carattere generale imputabili a ciascun bene o gruppo di beni secondo un criterio proporzionale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 01 Aprile 2017.


Concordato preventivo - Effetti - Esecuzione del concordato - Concordato preventivo con continuità aziendale - Crediti sorti in esecuzione del piano - Successivo fallimento - Prededuzione - Condizioni
I crediti sorti in esecuzione del concordato preventivo sono prededucibili nel successivo fallimento se conformi al piano approvato dai creditori ed omologato dal tribunale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 09 Settembre 2016, n. 17911.


Fallimento - Provvedimenti cautelari o conservativi a tutela del patrimonio dell’impresa - Nomina di amministratori giudiziari - Pagamento del compenso maturato - Procedura ex art. 25 l.f. - Esclusione - Accertamento nell’ambito della verifica del passivo - Necessità
Il pagamento del credito maturato dagli amministratori giudiziari nominati dal tribunale ai sensi dell’articolo 15, comma 8, legge fall. (provvedimenti cautelari o conservativi a tutela del patrimonio o dell’impresa) ha natura prededotta nel fallimento successivamente dichiarato, nel cui ambito detto credito deve essere accertato con le modalità di cui al capo V della legge fallimentare, così come previsto dall’art. 111-bis, comma 1, legge fall., e non attraverso la procedura per i crediti da compenso nascenti da nomine di ausiliari ai sensi dell’articolo 25 legge fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 15 Luglio 2016, n. 14536.


Fallimento - Crediti prededucibili - Compensi spettanti agli incaricati del curatore - Liquidazione - Contestazione - Reclamo al collegio ex art. 26 l.f.
L’art. 111-bis, comma 1, legge fall., introdotto dalla novella del D.Lgs. n. 5 del 2006, mentre conferma la necessità di ricorrere al procedimento di verifica dei crediti per quelli prededucibili che risultino comunque contestati, in relazione ai compensi spettanti agli incaricati del curatore, prevede oggi espressamente, per il caso di contestazione, che la liquidazione degli importi spettanti ai detti incaricati avvenga "con il procedimento di cui all'art. 26", cioè tramite reclamo al collegio, cui ancora oggi sono legittimati, oltre naturalmente al curatore e al professionista cui si riferisce la liquidazione, il fallito e qualunque altro interessato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 24 Giugno 2016, n. 13173.


Espropriazione forzata - Oneri e spese della procedura - Spese necessarie alla conservazione dell’immobile pignorato - Mantenimento in esistenza del bene - Spese necessarie ad evitare la chiusura anticipata della procedura - Anticipazione a carico del creditore procedente - Rimborso ex art. 2770 c.c.
Le spese necessarie alla conservazione dell'immobile pignorato indissolubilmente finalizzate al mantenimento in fisica e giuridica esistenza del bene (con esclusione, quindi, delle spese che non abbiano un'immediata funzione conservativa dell'integrità dello stesso, quali quelle dirette alla manutenzione ordinaria o straordinaria o gli oneri di gestione condominiale) in quanto strumentali al perseguimento del risultato fisiologico della procedura di espropriazione forzata (in quanto volte ad evitarne la chiusura anticipata) sono qualificabili quali spese «per gli atti necessari al processo» che, ai sensi dell'art. 8 del d.p.r. 30 maggio 2002, n. 115, il giudice dell'esecuzione può porre in via di anticipazione a carico del creditore procedente. Tali spese dovranno essere rimborsate come spese privilegiate ex art. 2770 cod. civ. al creditore che le abbia corrisposte in via di anticipazione, ottemperando al provvedimento del giudice dell'esecuzione che ne abbia disposto l'onere a suo carico.

Nella specie si trattava di spese necessarie ad evitare pericoli nella struttura del compendio immobiliare e, quindi, indispensabili per evitare il crollo o il definitivo perimento del bene pignorato, con conseguente chiusura anticipata della procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 22 Giugno 2016, n. 12877.


Concordato preventivo – Successione di concordati – Unitarietà delle procedure – Estensione regime di prededucibilità

Concordato preventivo – Successione di concordati – Unitarietà delle procedure – Abuso del diritto

Nessun disposto normativo consente di ritenere che un credito sorto all’interno di una procedura mantenga la prededucibilità in occasione di qualunque altra successiva, anche se richiesta dallo stesso imprenditore. Non è condivisibile la tesi che valorizza l’idea di un’unica soluzione di crisi protrattasi nel tempo. (Ilaria Guadagno) (riproduzione riservata)

Il debitore che proponga una seconda domanda di concordato, a seguito di una prima non andata a buon fine, priva il creditore della possibilità di ricevere quanto gli spetta. Tale comportamento costituisce un abuso del diritto, che rende inammissibile la proposta di concordato, poiché la rinuncia e la successiva domanda possono considerarsi preordinate alla realizzazione di un effetto fraudolento. (Ilaria Guadagno) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 18 Marzo 2016.


Fallimento - Decreto reiettivo del reclamo avverso provvedimento del giudice delegato di rigetto dell'istanza ex art. 111 bis, comma 3, l.fall. stante la contestazione del relativo credito - Ricorribilità ex art. 111 Cost. - Esclusione - Fondamento - Fattispecie successiva alle novelle di cui al d.lgs. n. 5 del 206 ed al d.lgs. n. 169 del 2007
Il decreto reiettivo del reclamo avverso il provvedimento con cui il giudice delegato, a fronte della contestazione del curatore circa l'ammontare del credito vantato, abbia respinto la richiesta di pagamento in prededuzione ex art. 111 bis, comma 3, l.fall., non è impugnabile con ricorso straordinario per cassazione, trattandosi di statuizione che, in quanto meramente ricognitiva del difetto dei presupposti per il pagamento invocato, non decide in via definitiva sul diritto del creditore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Febbraio 2016, n. 3483.


Fallimento - Accertamento del passivo - Crediti prededucibili - Tutela in sede di accertamento del passivo - Necessità - Anche se opposto in compensazione - Fondamento - Fattispecie
L'accertamento dei crediti prededucibili vantati nei confronti della massa è tutelabile nelle sole forme di cui agli artt. 93 e seguenti l.fall., sicché anche il credito opposto in compensazione può essere riconosciuto esclusivamente in sede fallimentare, deponendo in tal senso l'art. 111-bis, comma 1, l.fall., introdotto dal d.lgs. n. 5 del 2006, il quale assoggetta espressamente alle modalità previste per l'accertamento del passivo i crediti prededucibili, con esclusione soltanto di quelli non contestati, per collocazione e ammontare, nonché di quelli sorti a seguito di provvedimento di liquidazione dei compensi dei soggetti nominati ai sensi dell'art. 25 l.fall. (Nella specie, la S.C. ha confermato il decreto impugnato, evidenziando che la prededucibilità del credito opposto in compensazione al fallimento, derivante da una sentenza ex art. 2932 c.c. emessa in epoca successiva alla dichiarazione di fallimento, era stato oggetto di contestazione da parte del curatore). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 10 Febbraio 2016, n. 2694.


Procedimento civile - Domanda giudiziale - Implicita - Interpretazione e qualificazione giuridica della domanda - Poteri del giudice di merito - Considerazione del contenuto sostanziale della domanda - Necessità - Fattispecie
Il giudice del merito, nell'indagine diretta all'individuazione del contenuto e della portata delle domande sottoposte alla sua cognizione, non è tenuto ad uniformarsi al tenore meramente letterale degli atti nei quali esse sono contenute, ma deve, per converso, avere riguardo al contenuto sostanziale della pretesa fatta valere, come desumibile dalla natura delle vicende dedotte e rappresentate dalla parte istante, mentre incorre nel vizio di omesso esame ove limiti la sua pronuncia alla sola prospettazione letterale della pretesa, trascurando la ricerca dell'effettivo suo contenuto sostanziale. (Nella specie, la S.C. ha cassato il decreto impugnato, che aveva ritenuto nuova, perché specificamente formulata solo in sede di opposizione allo stato passivo, la domanda di ammissione di un credito in prededuzione, senza considerare che l'istante, pur non avendo adottato un linguaggio tecnico-giuridico ineccepibile, aveva comunque chiesto "la restituzione dell'integrale importo depositato ammontante ad euro ...", e che l'art. 111-bis l.fall. prevede l'eccezionale esclusione dall'accertamento del passivo delle posizioni prededucibili non contestate). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 Gennaio 2016, n. 118.


Fallimento - Provvedimenti del giudice delegato reclamabili ex art. 26 L.F. - Ricorso per cassazione - Esclusione
È inammissibile il ricorso per cassazione avverso un provvedimento del giudice delegato reclamabile innanzi al tribunale ai sensi dell'articolo 26 L.F. (Nel caso di specie, il ricorso è stato proposto nei confronti del provvedimento che aveva respinto le osservazioni mosse al progetto di riparto finale ed escluso il riconoscimento del privilegio preteso del ricorrente). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 05 Ottobre 2015, n. 19847.


Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Formazione dello stato passivo - Esame delle domande di insinuazione al passivo - Concentrazione presso un solo organo pubblico - Conseguenze - Applicazione della disciplina fallimentare relativa ai crediti prededucibili - Esclusione - Fondamento
Nella procedura di liquidazione coatta amministrativa tutti i diritti di credito, compresi quelli prededucibili, sono tutelabili in via dichiarativa esclusivamente nelle forme di cui agli artt. 201, 207 e 209 l.fall., atteso che la previsione di un'unica sede concorsuale comporta la necessaria concentrazione presso un solo organo (appartenente al complesso della P.A.) delle domande di accertamento del passivo e, perciò, anche di quelle di coloro che accampino un titolo di credito prededucibile, senza che tale quadro possa ritenersi mutato alla luce della nuova previsione dell'art. 111-bis l.fall. (introdotto dal d.lgs. n. 5 del 2006 e successivamente modificato dal d.lgs. n. 169 del 2007), la cui previsione - di carattere eccezionale e non automaticamente applicabile alla liquidazione coatta amministrativa - consente l'esclusione dall'accertamento del passivo delle posizioni di credito prededucibile non contestate, ma il cui pagamento deve essere autorizzato (ai sensi dell'art. 111-bis, comma 4, l.fall.), e di quelle sorte a titolo di compenso a favore degli incaricati della procedura, che ricevono suggello con un provvedimento del giudice delegato ex art. 25 l.fall.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Agosto 2015, n. 16844.


Fallimento - Spese sostenute per l'amministrazione dell'immobile - IMU - Conflitto tra crediti prededucibili e crediti assistiti da cause di prelazione - Rapporto tra gli articoli 111-bis, comma 2, e 111-ter l. Fall. - Interpretazione - Conti speciali
L'articolo 111-bis, comma 2, legge fall. deve essere letto unitamente alla disposizione contenuta nel successivo articolo 111-ter, la quale non pone solo una regola di carattere contabile fine a sé stessa, ma detta un criterio di regolamentazione dell'eventuale conflitto tra crediti prededucibili e crediti assistiti da cause di prelazione, conflitto che va risolto facendo gravare sul ricavato dei beni oggetto di garanzia sia le spese prededucibili specificamente sostenute per la loro conservazione, amministrazione e liquidazione evidenziate nel conto speciale, sia un'aliquota delle spese generali in quanto sostenute nell'interesse di tutti i creditori. Da ciò consegue che il creditore ipotecario avrebbe ragione di opporsi, in virtù dell'articolo 111 bis, comma 2, richiamato, a che con i proventi della locazione sia pagato, ad esempio, il compenso dovuto al perito incaricato della stima dei beni mobili, benché si tratti egualmente di debito della massa, ma detto creditore non potrà pretendere di porre esclusivamente a carico di tutti gli altri creditori il pagamento di spese specificamente inerenti l'immobile sul quale è iscritta ipoteca, tra le quali certamente rientrano quelle inerenti l'amministrazione dell'immobile e quelle dovute all'erario a titolo di IMU maturata dopo la dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 21 Maggio 2015.


Fallimento - Compenso del curatore - Avvicendamento di due o più curatori - Liquidazione di un unico compenso da ripartirsi in base all’opera prestata da ciascuno
Secondo un principio oggi espressamente sancito dall’articolo 39, comma 3, L.F., ma già ampiamente condiviso dalla dottrina e dalla giurisprudenza formatasi prima della riforma della legge fallimentare di cui al decreto legislativo 9 gennaio 2006, n. 5, quando in un fallimento si avvicendano due o più curatori, il compenso deve essere liquidato una sola volta, tenendo conto dell’attivo complessivamente realizzato e del passivo accertato e ripartendo la somma così determinata in base all’opera prestata da ciascun curatore, alla durata di ciascun incarico e ai risultati ottenuti, tenuto conto della sollecitudine e della diligenza con cui sono state espletate le diverse prestazioni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 14 Ottobre 2014.


Fallimento - Compenso del curatore cessato - Impugnazione del provvedimento di liquidazione - Riserva dell’emissione del mandato di pagamento all’esito del giudizio di impugnazione della liquidazione
In base al principio di cui all’articolo 111 bis, comma 3, L.F., espressamente sancito dall’articolo 39, comma 3, L.F., ma già ampiamente condiviso dalla dottrina e dalla giurisprudenza formatasi prima della riforma del 2006, da ritenersi pienamente condivisibile, in quanto conforme ai principi di buona e prudente amministrazione, non può disporsi il pagamento immediato dei crediti prededucibili di cui sia contestata la collocazione o l’ammontare. (Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto condivisibile il provvedimento del Giudice delegato che ha riservato l’emissione del mandato di pagamento del compenso liquidato al curatore cessato all’esito del giudizio di cassazione avente ad oggetto il provvedimento di liquidazione e ciò in ragione del principio di unitarietà della liquidazione dei compensi e delle spese dovute ai curatori che si sono avvicendati nello stesso fallimento). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 14 Ottobre 2014.


Fallimento - Crediti prededucibili sorti prima del fallimento - Crediti prededucibili sorti in corso di procedura - Modalità di pagamento - Distinzione
I crediti prededucibili sorti prima fallimento ed ammessi come tali in sede di verifica del passivo devono, di regola, essere pagati mediante il procedimento di riparto, ciò a differenza di quelli sorti nel corso del fallimento, i quali, se certi, liquidi, esigibili e non contestati, possono essere soddisfatti anche al di fuori del riparto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Cassino, 07 Agosto 2014.


Fallimento – Concordato preventivo – Concordato con riserva – Crediti professionali – Prededuzione – Momento di accertamento – Tempo del pagamento.
Il credito dei professionisti del concordato, quali garanti della buona riuscita della proposta e del piano concordatari, sulla base della buona fede e degli obblighi di protezione, può godere in astratto della prededuzione, ma questa collocazione può essere accertata soltanto dopo l’omologazione del concordato, ovvero dopo la verifica dello stato passivo nel fallimento eventualmente successivo, sicché i professionisti non possono essere pagati prima di tale momento, per l’impossibilità di sapere se vi siano, con assoluta certezza, risorse sufficienti a pagare tutti i crediti in prededuzione ed i creditori privilegiati di grado pari o poziore, ed accertare sia l’adeguatezza funzionale rispetto alla procedura concorsuale del loro operato che la concreta utilità per la massa, oltre alla continuità procedurale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 11 Marzo 2013.


Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Art. 111 legge fall. - Crediti per costi di bonifica di immobili acquisiti alla massa - Soddisfacimento in prededuzione in sede di riparto - Condizioni - Utilità per la massa - Sussistenza - Fondamento
Poiché l'avvenuta bonifica di immobili acquisiti alla massa fallimentare arreca un vantaggio a quest'ultima, escludendo che tali cespiti, in sede di liquidazione dell'attivo, vengano alienati gravati dall'onere reale di cui all'art. 17, comma 10, del d.lgs. 5 febbraio 1997, n. 22, il credito per i corrispondenti costi si qualifica come prededucibile, sussistendone il necessario collegamento occasionale o funzionale con la procedura concorsuale, oggi menzionato dall'art. 111 legge fall., da intendersi non soltanto con riferimento al nesso tra l'insorgere del credito e gli scopi della procedura, ma anche con riguardo alla circostanza che il pagamento del credito, ancorché avente natura concorsuale, rientri negli interessi della massa e dunque risponda agli scopi della procedura stessa, in quanto utile alla gestione fallimentare, attuando, così, la prededuzione un meccanismo satisfattorio destinato a regolare non solo le obbligazioni della massa sorte al suo interno, ma anche tutte quelle che interferiscono con l'amministrazione fallimentare ed influiscono sugli interessi dell'intero ceto creditorio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 2013, n. 5705.


Concordato preventivo - Previsione di credito prededucibile - Valutazione del giudice delegato nel successivo fallimento - Valutazione del requisito della inerenza necessaria.
La circostanza che nella proposta di concordato preventivo una determinata passività sia stata prospettata come prededucibile non comporta che, in caso di fallimento, il relativo credito mantenga tale natura ove il giudice delegato, investito ex art. 111-bis, legge fallimentare, valuti l'insussistenza del requisito della «inerenza necessaria», requisito che costituisce il presupposto per il riconoscimento della prededuzione. (Antonio Pezzano) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 14 Giugno 2012.


Concordato preventivo - Credito prededucibile - Requisito del inerenza necessaria - Indennità di occupazione dell'immobile successiva risoluzione del rapporto di locazione - Credito derivante dalla semplice permanenza delle merci nei locali - Esclusione.
Il requisito della inerenza necessaria, richiesto per il riconoscimento della produzione ad un credito sorto nell'ambito della procedura di concordato preventivo, non può essere riconosciuto al credito costituito dalla indennità di occupazione di un immobile maturata dopo la risoluzione del contratto di locazione nel periodo intercorrente tra la presentazione della domanda di concordato e la dichiarazione di fallimento qualora il credito derivi non già dalla prosecuzione di un rapporto valutato come essenziale nel piano di concordato ma semplicemente dal permanere di fatto delle merci e delle attrezzature nei locali dell'impresa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 14 Giugno 2012.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Ordine di distribuzione - Creditori privilegiati - Piano di riparto in procedura di amministrazione straordinaria "ex lege" 95 del 1979 - Concorso di creditori ammessi in prededuzione - Incapienza parziale dell'attivo - Criteri di soddisfacimento - Rispetto delle cause e del grado di prelazione di ciascuno - Necessità - Conseguenze - Fattispecie.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Indennità di fine rapporto dovuta in prededuzione ex art.4 d.l. n. 414 del 1981 - Anticipo ai lavoratori dal Fondo di garanzia "ex lege" 297 del 1982 - Surroga dell'INPS - Concorso con credito del singolo creditore ammesso allo stesso titolo ed insinuato in proprio - Disciplina della rispettiva prededuzione - Criterio del "prior in tempore potior in jure" - Esclusione - Applicazione delle regole comuni di graduazione secondo le rispettive cause di prelazione - Configurabilità - Fattispecie.

In tema di riparto nelle procedure concorsuali, in caso di concorso di più crediti egualmente ammessi in prededuzione - nella specie, l'uno, relativo al trattamento di fine rapporto del lavoratore dipendente, riconosciuto per tale qualità ai sensi dell'equiparazione ai debiti d'impresa così disposta dall'art.4 del d.l. n. 414 del 1981 (conv. nella l. 544 del 1981) e gli altri, in capo all'INPS, gestore del Fondo di garanzia, a titolo di surroga per avere tale ente direttamente pagato altri lavoratori della medesima impresa, come consentito dall'art. 2 della legge n. 297 del 1982 e solo dall'entrata in vigore di tale legge, quanto al medesimo T.F.R. non percepito - e qualora non risulti una completa capienza dell'attivo, non potendo tali debiti essere pagati a mano a mano che essi vengono a scadenza, trova applicazione la comune regola del riparto "pro quota" e per grado corrispondenti al rispetto delle rispettive cause di prelazione e del rango assegnato dalla legge a ciascun credito, secondo un principio già nel sistema e che la disciplina dell'art. 111-bis legge fall., non applicabile "ratione temporis", ha indicato come criterio ermeneutico di riferimento. (Principio affermato dalla S.C. relativamente ad una fattispecie - disciplinata dalla legge fallimentare nel testo anteriore alla novella di cui al d.lgs. 9 gennaio 2006, n.5 - di riparto interno ad una procedura di amministrazione straordinaria "ex lege" n. 95 del 1979, nella quale correttamente il giudice del merito aveva escluso che il soddisfacimento dei predetti crediti prededucibili potesse avvenire alla stregua del criterio cronologico del "prior in tempore potior in jure"). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Marzo 2011, n. 5141.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - Indennità di fine rapporto dovuta in prededuzione ex art.4 d.l. n. 414 del 1981 - Anticipo ai lavoratori dal Fondo di garanzia "ex lege" 297 del 1982 - Surroga dell'INPS - Concorso con credito del singolo creditore ammesso allo stesso titolo ed insinuato in proprio - Disciplina della rispettiva prededuzione - Criterio del "prior in tempore potior in jure" - Esclusione - Applicazione delle regole comuni di graduazione secondo le rispettive cause di prelazione - Configurabilità - Fattispecie
In tema di riparto nelle procedure concorsuali, in caso di concorso di più crediti egualmente ammessi in prededuzione - nella specie, l'uno, relativo al trattamento di fine rapporto del lavoratore dipendente, riconosciuto per tale qualità ai sensi dell'equiparazione ai debiti d'impresa così disposta dall'art.4 del d.l. n. 414 del 1981 (conv. nella l. 544 del 1981) e gli altri, in capo all'INPS, gestore del Fondo di garanzia, a titolo di surroga per avere tale ente direttamente pagato altri lavoratori della medesima impresa, come consentito dall'art. 2 della legge n. 297 del 1982 e solo dall'entrata in vigore di tale legge, quanto al medesimo T.F.R. non percepito - e qualora non risulti una completa capienza dell'attivo, non potendo tali debiti essere pagati a mano a mano che essi vengono a scadenza, trova applicazione la comune regola del riparto "pro quota" e per grado corrispondenti al rispetto delle rispettive cause di prelazione e del rango assegnato dalla legge a ciascun credito, secondo un principio già nel sistema e che la disciplina dell'art. 111-bis legge fall., non applicabile "ratione temporis", ha indicato come criterio ermeneutico di riferimento. (Principio affermato dalla S.C. relativamente ad una fattispecie - disciplinata dalla legge fallimentare nel testo anteriore alla novella di cui al d.lgs. 9 gennaio 2006, n.5 - di riparto interno ad una procedura di amministrazione straordinaria "ex lege" n. 95 del 1979, nella quale correttamente il giudice del merito aveva escluso che il soddisfacimento dei predetti crediti prededucibili potesse avvenire alla stregua del criterio cronologico del "prior in tempore potior in jure"). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Marzo 2011.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - Indennità di fine rapporto - Ammissione al passivo in prededuzione ex art. 4 d.l. n. 414 del 1981 - Credito anteriore alla legge n. 287 del 1982 istitutiva del fondo di garanzia - Anticipo del T.F.R. ad altri lavoratori dal fondo di garanzia ex legge 297/82 per crediti maturati dopo tale legge - Surroga del Fondo - Incapienza del residuo attivo - Concorso in prededuzione del credito per surroga con il credito del lavoratore - Ragioni - Conseguenze
In tema di amministrazione straordinaria di grande impresa in crisi (per la disciplina regolata dalla legge n. 95 del 1979), l'ammissione al passivo in prededuzione del credito per trattamento di fine rapporto del lavoratore dipendente, ai sensi dell'equiparazione ai debiti d'impresa così disposta dall'art.4 del d.l. n. 414 del 1981 (conv. nella legge 544 del 1981), non costituisce titolo preferenziale, in favore di tale creditore, rispetto al credito del Fondo di Garanzia, gestito dall'INPS, e derivante dalla surroga dell'ente previdenziale nel credito pagato ad altri dipendenti - secondo la previsione e con decorrenza dall'entrata in vigore dell'art. 2 della legge n. 297 del 1982 - in quanto la norma istitutiva della surroga in questione, benché disponga testualmente l'attribuzione al predetto Fondo del "privilegio" ex artt. 2751-bis e 2776 cod. civ. spettante al lavoratore surrogato sul patrimonio del datore di lavoro, non può che riferirsi all'intera posizione sostanziale e processuale di detto lavoratore, non necessitando l'automatismo di tale surrogazione legale, alla stregua dell'art.1203 n. 5 cod. civ., di alcuna diversa ed ulteriore disposizione normativa; con la conseguenza che il Fondo di Garanzia che abbia anticipato il T.F.R. ad altri dipendenti ha diritto ad essere pagato in prededuzione se (come nel caso di specie) tale è la collocazione che, nell'ambito della procedura, spetta al credito dei lavoratori soddisfatti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Marzo 2011.


Fallimento - Stato passivo - Principio di esclusività dell'accertamento del credito nelle forme di cui agli artt. 93 ss. legge fall. - Applicabilità ai crediti risarcitori derivanti da fatto colposo del Curatore - Sussistenza - Possibilità di riconoscimento in assenza di contestazione - Sussistenza
Dichiarato il fallimento, ogni diritto di credito, ivi compresi i crediti prededucibili, è tutelabile nelle sole forme di cui alla L. Fall., art. 92, e segg.; la previsione di un'unica sede concorsuale per l'accertamento del passivo comporta la necessaria concentrazione presso un unico organo giudiziario delle azioni dirette all'accertamento dei crediti e l'inderogabile osservanza di un rito funzionale alla realizzazione del concorso dei creditori, il che determina l'improponibilità della domanda proposta nelle forme ordinarie.

A tale principio non si sottraggono i crediti risarcitori derivanti da fatto colposo del curatore, attesane la predicabilità in termini di costi della procedura, i quali sono assimilabili a quelli relativi all'amministrazione del fallimento ed alla continuazione dell'esercizio dell'impresa (ai crediti, cioè, cosiddetti di massa, per i quali deve ritenersi consentita, in caso di mancata contestazione, l'adozione dello strumento del decreto de plano del giudice delegato L. Fall., ex art. 26, senza necessità di ricorrere al subprocedimento dell'ammissione allo stato passivo di cui all'art. 93, e segg. stessa legge), con la conseguenza che la relativa domanda giudiziale, se avanzata in via ordinaria, va dichiarata improponibile, attesa la competenza esclusiva, in subiecta materia, del tribunale fallimentare (Sez. 1^, Sentenza n. 11379 del 11/11/1998; Sez. 1^, Sentenza n. 515 del 15/01/2003). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, 18 Novembre 2010, n. 23353.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Tribunale fallimentare - Provvedimenti - Decisione dei reclami - Liquidazione del compenso in favore del professionista legale difensore della curatela - Competenza esclusiva del giudice delegato - Sussistenza - Derogabilità in caso di insufficienza di attivo - Esclusione - Reclamo al tribunale - Decisione - Impugnazione - Ricorso per Cassazione art. 111 Cost. - Ammissibilità - Fondamento
In tema di liquidazione del compenso al professionista legale incaricato da parte degli organi della procedura fallimentare, sussistono la competenza esclusiva del giudice delegato, tenuto ai sensi dell'art. 25 n. 7 legge fall. a provvedere sull'istanza in ogni caso ed anche se vi sia insufficienza di attivo ed il diritto soggettivo del creditore alla determinazione del suo credito, certo e liquido, pur se esigibile solo al momento in cui vi sia disponibilità dell'attivo, ove ricorrano le diverse condizioni per il decreto di prelevamento dello stesso giudice delegato ex art. 111 primo comma legge fall.; non si applica invero al caso di specie la disciplina endoconcorsuale dell'accertamento del passivo, pur riservata anche dall'art. 111 bis introdotto dal d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 in sede di riforma fallimentare ai crediti prededucibili, in quanto il predetto credito, benchè di massa, risulta essere stato contratto direttamente dagli organi del fallimento. (Nella fattispecie la S.C. ha cassato il decreto del tribunale, emesso ex art. 26 legge fall., che aveva rigettato il reclamo interposto dal professionista avverso il decreto di non luogo a provvedere adottato dal giudice delegato, ravvisando in capo al ricorrente l'interesse ad agire per la liquidazione del suo credito, in quanto titolare del diritto soggettivo all'accertamento di un credito certo e liquido, dunque ricorribile ex art. 111 Cost., in questo modo solamente potendo tale creditore verificare,nel prosieguo della procedura, la persistenza eventuale delle condizioni di incapienza del proprio credito giustificative di un differimento del pagamento o di una graduazione in sede di riparto). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Luglio 2007, n. 15671.


Fallimento - Spese per l'acquisto di beni mobili - Relativa imputazione anche ai creditori ipotecari e pignoratizi - Sussistenza - Limiti
Il criterio per porre le spese per l'acquisto di beni mobili anche sulla massa attiva immobiliare ai sensi dell'art. 111 n. 1 legge falliment. è quello della utilità generalizzata dell'attività compiuta dalla procedura, in favore dell'intera massa passiva concorsuale, così da assumere il carattere della prededuzione piena ed assoluta, ovvero della utilità specifica di singole categorie di creditori, sulle quali tale onere deve riflettersi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Giugno 2006, n. 13672.


Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Somme ricavate dalla vendita di beni ipotecati - Ripartizione - Crediti ipotecari - Prevalenza su crediti prededucibili - Ammissibilità - Limiti
In sede di ripartizione fallimentare delle somme ricavate dalla vendita di beni oggetto di ipoteca, i crediti ipotecari prevalgono sui crediti prededucibili, salvo che questi ultimi si ricolleghino ad attività direttamente e specificamente rivolte ad incrementare, o ad amministrare, o a liquidare i beni ipotecati o rechino, comunque, ai titolari specifiche utilità, e salvo il limite di un'aliquota delle spese generali, che deve, in ogni caso, gravare sui beni assoggettati a garanzia reale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Giugno 2002, n. 9490.