Massimario Ragionato Fallimentare

a cura di Franco Benassi
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Articolo 1 ∙ (Imprese soggette al fallimento e al concordato preventivo)




Società con partecipazione di ente pubblico
Fallimento di società in house o a partecipazione pubblica
Tutte le MassimeCassazione
Requisiti soggettivi
Fallimento, attività di impresa e attività commerciale
Fallimento, valutazione dello scopo di lucroFallimento per un solo affareFallimento, società con socio illimitatamente responsabileFallimento di società che abbia ceduto o affittato l'aziendaFallimento di società in liquidazioneDichiarazione di fallimento e trasformazione di societàFallimento di società di persone scioltaSopravvenuta carenza dei presupposti di fallibilitàQualifica di fallito

Imprenditore agricolo
Fallimento di impresa agricola, esercizio di attività commerciale
Onere della provaFallimento di impresa agricola in forma societariaAffitto di fondi e attrezzature e dichiarazione fallimentoFallimento di impresa agricola e valutazione del giudiceFallimento di impresa di commercio e allevamento del bestiameFallimento di impresa di avicolturaFallimento di impresa di tabacchiculturaFallimento di impresa di polliculturaFallimento di impresa di agriturismo

Alcune figure di imprenditore
Fallimento del mediatore professionale
Fallimento di impresa di intermediazione e consulenza finanziariaFallimento del consulente aziendaleFallimento dell'agente di commercioFallimento di società tra professionistiFallimento di associazione sportivaFallimento di società cooperativaFallimento di impresa socialeFallimento di associazioni e fondazioniFallimento di consorzioEnte associativo dedito esclusivamente alla formazione professionale gratuitaFallimento di società di trasportiFallimento di impresa di raccolta dei rifiuti urbaniFallimento della ONLUSFallimento di ente ecclesiasticoFallimento di start up innovativaFallimento del promotore finanziario Fallimento di società di servizi destinati ad applicazioni della ricerca scientifica

Requisiti dimensionali
Autofallimento requisiti dimensionali
Fallimento, verifica dei requisiti dimensionaliFallimento, prova dei requisiti dimensionaliFallimento, requisiti dimensionali e dichiarazioni dei redditiFallimento, cancellazione dal registro impreseFallimento di imprenditore persona fisicaFallimento, requisiti dimensionali e durata dell'esercizioFallimento, bilanci e prova dei requisiti dimensionaliFallimento, requisiti dimensionali e ricavi lordiFallimento, requisiti dimensionali e indebitamentoFallimento, requisiti dimensionali e capitale investitoFallimento, requisiti dimensionali e immobilizzazioni materialiFallimento, requisiti dimensionali e attivo patrimonialeFallimento, requisiti dimensionali e rimanenze di magazzinoFallimento, requisiti dimensionali e omesso adeguamento della sogliaFallimento, requisiti dimensionali e locazione finanziaria

Società con partecipazione di ente pubblico
Fallimento di società in house o a partecipazione pubblica
Fallimento di società pubbliche costituite in forma di società di capitali

Società di fatto
Fallimento di holding personale
Fallimento di società apparente o irregolareFallimento del socio finanziatoreFallimento di supersocietà di fattoFallimento di società di gestione fiduciaria

Altri casi
Dichiarazione di fallimento di banca o istituto di credito
Dichiarazione di fallimento omisso medio di impresa ammessa al concordato preventivoDichiarazione di fallimento, sospensione dei termini per le vittime dell'usuraResponsabilità personale e fallimentoDichiarazione di fallimento, sequestro antimafia e confiscaDichiarazione di fallimento, trust istituito per la gestione dell'insolvenzaDichiarazione di fallimento, omesso perseguimento dello scopo del trust e stato di insolvenzaProcedura concorsuale aperta in Ucraina




Società con partecipazione di ente pubblico
Fallimento di società in house o a partecipazione pubblica

Società di capitali con partecipazione pubblica – Partecipazioni possedute da enti pubblici – Natura della società – Autonomia
La società di capitali con partecipazione pubblica non muta la sua natura di soggetto di diritto privato solo perché gli enti pubblici (comune, provincia e simili) ne posseggano le partecipazioni, in tutto o in parte, non assumendo rilievo alcuno, per le vicende della società medesima, la persona dell’azionista, dato che la società, quale persona giuridica privata, opera comunque nell’esercizio della propria autonomia negoziale; il rapporto tra la società e l’ente locale è, cioè, di sostanziale autonomia, al punto che non è consentito al comune di incidere unilateralmente sullo svolgimento del rapporto medesimo (e sull’attività dell’ente collettivo) mediante l’esercizio di poteri autoritativi o discrezionali. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 22 Febbraio 2019.


Fallimento - Società "in house" - Dichiarazione di fallimento - Ammissibilità - Controllo analogo - Irrilevanza - Ragioni
La società di capitali con partecipazione in tutto o in parte pubblica, è assoggettabile al fallimento in quanto soggetto di diritto privato agli effetti dell'art. 1 l.fall., essendo la posizione dell'ente pubblico all'interno della società unicamente quella di socio in base al capitale conferito, senza che gli sia consentito influire sul funzionamento della società avvalendosi di poteri pubblicistici, né detta natura privatistica della società è incisa dall'eventualità del cd. controllo analogo, mediante il quale l'azionista pubblico svolge un'influenza dominante sulla società, così da rendere il legame partecipativo assimilabile ad una relazione interorganica che, tuttavia, non incide affatto sulla distinzione sul piano giuridico-formale, tra P.A. ed ente privato societario, che è pur sempre centro di imputazione di rapporti e posizioni giuridiche soggettive diverso dall'ente partecipante. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Febbraio 2019, n. 5346.


Procedure concorsuali – Società cd. “in house” – Accesso alle procedure concorsuali – Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza – Dichiarazione dello stato di insolvenza di società a partecipazione pubblica
Le società cd. “in house”, sulle quali un'amministrazione pubblica esercita il controllo analogo o più amministrazioni pubbliche esercitano il controllo analogo congiunto, rientrano nel novero delle società a partecipazione pubblica e, pertanto, ai sensi dell’art. 14 del D. Lgs. 175/2016, sono soggette alle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo, nonché, ove ne ricorrano i presupposti, a quelle in materia di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza di cui al D. Lgs. 270/1999.

Sussistendo i requisiti dimensionali di cui all’art. 2 del D. Lgs. n. 270/1999, il tribunale può dichiarare - d’ufficio - lo stato di insolvenza di una società a partecipazione pubblica, nella specie cd. “in house”, soggetta alle disposizioni in materia di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza di cui al citato D. Lgs. 270/1999. (Marco Spadaro) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 20 Luglio 2018.


Società a partecipazione pubblica - Esercizio di attività commerciale - Soggezione al fallimento - Sussistenza - Fondamento
Tutte le società commerciali a totale o parziale partecipazione pubblica, quale che sia la composizione del loro capitale sociale, le attività in concreto esercitate, ovvero le forme di controllo cui risultano effettivamente sottoposte, restano assoggettate al fallimento, essendo loro applicabile l'art. 2221 c.c. in forza del rinvio alle norme del codice civile, contenuto prima nell'art. 4, comma 13, del d.l. n. 95 del 2012, conv. con modif. dalla l. n. 135 del 2012 e poi nell'art. 1, comma 3, del d.lgs. n. 175 del 2016. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Luglio 2018, n. 17279.


Società c.d. legali – Società c.d. di diritto singolare – Società a partecipazione pubblica – Organismi di diritto comune – Procedure concorsuali – Applicabilità
Alle società c.d. legali o di diritto singolare, figure dottrinali volte a considerare unitariamente il complesso fenomeno delle società a partecipazione pubblica, si applica il diritto comune, non essendo possibile un tipo sociale del tutto estraneo al principio di responsabilità verso terzi, senza grave compromissione dei princìpi di eguaglianza e di affidamento dei soggetti che entrano in contatto con dette compagini.

La riforma c.d. Madia (d.lgs. n. 175 del 2016) ha esteso alla variegata galassia delle società con partecipazione pubblica la disciplina del diritto comune e del diritto concorsuale (nel caso di specie, il Tribunale ha dichiarato la fallibilità del Casinò di Campione S.p.A., accogliendo altresì la domanda di concessione di termini per la presentazione di domanda di ammissione al concordato preventivo, riconoscendo che la società medesima non è un ente pubblico). (Marta Gilli) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 27 Marzo 2018.


Concordato preventivo - Omologazione - Assoggettabilita delle società c.d. in house alla procedura di concordato preventivo - Ammissibilità
Dopo il lungo dibattito giurisprudenziale degli ultimi anni la fallibilità delle società c.d. in house e, dunque, anche l'assoggettabilità alla procedura di concordato preventivo è da ritenersi un fatto pacifico alla luce delle due recenti prese di posizione della Corte di Cassazione con la sentenza 7 febbraio 2017, n. 3196 e del legislatore, che con l'art. 14 del d.lgs. 19 agosto 2016, n. 175 (Testo Unico in materia di società a partecipazione pubblica) ha chiarito che le società a partecipazione pubblica sono soggette a fallimento e alle altre procedure concorsuali e all'art. 16 non ha inserito alcuna deroga a tale principio generale per le società in house. (Tiziana Merlini) (riproduzione riservata) Tribunale Livorno, 08 Marzo 2017.


Società pubblica - Natura - Società in house - Fallibilità
Se è vero che l'ente pubblico in linea di principio può partecipare alla società soltanto se la causa lucrativa sia compatibile con la realizzazione di un proprio interesse (secondo norme e vincoli resi più stringenti dal d.lgs. n.175 del 2016), una volta che comunque la società sia stata costituita, l'interesse che fa capo al socio pubblico si configura come di rilievo esclusivamente extrasociale, con la conseguenza che le società partecipate da una pubblica amministrazione hanno comunque natura privatistica (Cass. s.u. 17287/2006).

Il rapporto tra società ed ente è perciò di assoluta autonomia, non essendo consentito al secondo di incidere unilateralmente sullo svolgimento dello stesso rapporto e sull'attività della società mediante poteri autoritativi, ma solo avvalendosi degli strumenti previsti dal diritto societario e mediante la nomina dei componenti degli organi sociali. Né un eventuale abuso di tali poteri pubblicistici ovvero la previsione di accordi anche contrattuali tra società ed ente, in costanza del tipo societario operativo, possono farne aggirare il modello di responsabilità con efficacia verso i terzi, ciò altrimenti dipendendo, sostanzialmente, da imprevedibili scelte di mera convenienza, ancora una volta incompatibili con l'adozione a monte dell'istituto societario.

La disciplina di convivenza così sintetizzata permette, come efficacemente spiegato in dottrina, che le società a partecipazione pubblica siano assoggettate a regole analoghe a quelle applicabili ai soggetti pubblici nei settori di attività in cui assume rilievo preminente rispettivamente la natura sostanziale degli interessi pubblici coinvolti e la destinazione non privatistica della finanza d'intervento; saranno invece assoggettate alle normali regole privatistiche ai fini dell'organizzazione e del funzionamento. E ciò vale anche per l'istituzione, la modificazione e l'estinzione, ove gli atti propedeutici alla formazione della volontà negoziale dell'ente sono soggetti alla giurisdizione amministrativa, ma gli atti societari rientrano certamente nella giurisdizione del giudice ordinario. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 Febbraio 2017.


Società cd. in house - Assoggettabilità a fallimento - Requisiti - Divieto di ingresso dei privati nella compagine sociale - Necessità
Il requisito della natura esclusivamente pubblica della società cd. in house, che ne impedisce la assoggettabilità al fallimento, può ritenersi soddisfatto soltanto qualora lo statuto dell'ente inibisca in modo assoluto la possibilità di cessione ai privati delle partecipazioni societarie di cui gli enti pubblici siano titolari (Cass. S.U. n. 26283/2013): deve cioè sussistere il divieto formale, a livello statutario, di ingresso di privati all'interno della compagine sociale. (Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto che la mancanza nello statuto di tale divieto non avrebbe impedito le ordinarie forme di circolazione delle azioni nominative). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli Nord, 06 Maggio 2015.


Società in house - Parificazione agli enti pubblici - Fallibilità - Esclusione
Le cd. società in house sono sostanzialmente parificate agli enti pubblici e, come tali, non assoggettabili al fallimento. (Nel caso di specie, il capitale della società è interamente pubblico, suddiviso tra 4 comuni, a favore dei quali la società svolge in via esclusiva la propria attività, con il divieto di operare al di fuori dei relativi ambiti territoriali; lo statuto della società prevede inoltre che "per tutta la durata della società, il capitale sociale deve essere posseduto interamente da enti pubblici o da altri soggetti pubblici" e che "potranno assumere la qualità di socio i comuni, le comunità montane, i consorzi fra gli enti pubblici, le aziende pubbliche, nonché le società a capitale totalmente pubblico"). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello L'Aquila, 03 Marzo 2015.


Società “in house” - Esercizio di servizio pubblico essenziale di esclusiva competenza pubblicistica - Esclusione - Società operante sul mercato con finalità di lucro - Fallimento - Ammissibilità
Può dichiararsi il fallimento della società “in house” (totalmente partecipata da enti pubblici) che non esercita un servizio pubblico essenziale di esclusiva competenza pubblicistica, poiché la stessa agisce sul mercato con finalità di lucro e si atteggia – nei rapporti coi terzi – come un soggetto privato, non potendosi invece desumere un ostacolo alla fallibilità dall’affermata giurisdizione del giudice contabile sulla responsabilità degli amministratori. (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 18 Dicembre 2014.


Società in house - Disciplina del codice civile - Applicabilità - Applicazione delle procedure concorsuali - Società costituite nelle forme del codice civile ed aventi ad oggetto attività commerciale - Assoggettabilità fallimento - Fattispecie in tema di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi
E’ di interpretazione autentica la norma di cui al D.L. n.95/12, convertito in L. 135/2012, che ha dettato, in materia di società a partecipazione pubblica, una disposizione di generale rinvio alla disciplina codicistica delle società di capitali, precisando che: “Le disposizioni del presente articolo e le altre disposizioni, anche di carattere speciale, in materia di società a totale o parziale partecipazione pubblica si interpretano nel senso che, per quanto non diversamente stabilito e salvo deroghe espresse, si applica comunque la disciplina dettata dal codice civile in materia di società di capitali” (art. 4, comma 13). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Palermo, 13 Ottobre 2014.


Società cd. in house - Assoggettabilità a procedura concorsuale - Fattispecie in tema di concordato preventivo con riserva.
In difetto di diversa qualificazione legislativa, deve ritenersi valido il principio generale della assoggettabilità alle procedure concorsuali delle imprese che abbiano assunto la forma societaria iscrivendosi nell'apposito registro e quindi volontariamente assoggettandosi alla disciplina privatistica. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 10 Gennaio 2014.


Società in house providing - Connotati qualificanti e requisiti - Natura esclusivamente pubblica dei soci - Prevalente destinazione dell’attività in favore dell’ente o degli enti partecipanti alla società - Sottoposizione ad un controllo corrispondente a quello esercitato dagli enti pubblici sui propri uffici - Contemporanea sussistenza - Necessità.

Assoggettabilità a fallimento - Società in house providing - Inammissibilità - Tipo sociale attraverso cui è esercitata l’attività - Irrilevanza - Intervento Sezioni Unite (sent. n. 26283 del 25 novembre 2013).

I connotati qualificanti della società in house, costituita per finalità di gestione di pubblici servizi, si individuano nei seguenti requisiti: la natura esclusivamente pubblica dei soci, l'esercizio dell'attività esclusivamente o quanto meno in prevalenza a favore dei soci stessi e la sottoposizione ad un controllo corrispondente a quello esercitato dagli enti pubblici sui propri uffici, presupposti che, per poter parlare di società in house, è necessario sussistano tutti contemporaneamente e che trovino tutti il loro fondamento in precise e non derogabili disposizioni dello statuto sociale. (Giancarlo Borriello) (riproduzione riservata)

Ricorre la natura esclusivamente pubblica di una società in house providing - anche laddove il capitale sociale faccia capo ad una pluralità di soci ma purchè si tratti pur sempre di enti pubblici – quando lo statuto dell’ente inibisca in modo assoluto la possibilità di cessione a privati delle partecipazioni societarie di cui gli enti pubblici siano titolari. (Giancarlo Borriello) (riproduzione riservata)

Il requisito della prevalente destinazione dell'attività in favore dell'ente o degli enti partecipanti alla società postula che l’impresa sia preposta in via principale alla prestazione di un servizio d'interesse economico generale e che l'attività accessoria eventualmente esercitata non sia tale da implicare una significativa presenza della società quale concorrente con altre imprese sul mercato di beni o servizi. (Giancarlo Borriello) (riproduzione riservata)

I requisito del c.d. controllo analogo sussiste qualora l'ente pubblico partecipante abbia statutariamente il potere di dettare le linee strategiche e le scelte operative della società in house, i cui organi amministrativi vengono pertanto a trovarsi in posizione di vera e propria subordinazione gerarchica, e dunque la società sia soggetta ad un regime di gestione del tutto corrispondente a quello che l’ente partecipante esercita sulle proprie articolazioni interne. E’ chiaro, dunque, che non si allude all'influenza dominante che il titolare della partecipazione maggioritaria o totalitaria è di regola in grado di esercitare sull'assemblea della società, e, di riflesso, sulle scelte degli organi sociali, sulla scorta dell’esercizio degli ordinari diritti e facoltà di socio, in base alle norme del codice civile, ma di un potere di comando direttamente esercitato sulla gestione dell'ente, fino al punto che all’organo amministrativo della società non resta affidata nessuna autonoma rilevante autonomia gestionale. (Giancarlo Borriello) (riproduzione riservata)

Pur nella consapevolezza dell’orientamento giurisprudenziale che ritiene decisivo, ai fini dell’individuazione dei soggetti fallibili, il rilievo del tipo sociale attraverso cui è esercitata l’attività - e dunque sicuramente fallibile una società, pur integralmente partecipata da ente pubblico e costituita per la prestazione esclusiva di un servizio pubblico, c.d. in house providing, che però rivesta le forme delle società regolate dal codice civile - è possibile porre in discussione tale tesi prendendo le mosse dal recentissimo intervento delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (sent. n. 26283 del 25 novembre 2013) che hanno affermato l’impossibilità di configurare un rapporto di alterità tra l'ente pubblico partecipante e la società in house che ad esso fa capo. (Giancarlo Borriello) (riproduzione riservata)

Se è vero che gli enti pubblici sono sottratti al fallimento, anche la società in house integralmente partecipata dagli stessi, non potrà essere soggetta alla liquidazione fallimentare, in quanto concreta mero patrimonio separato dell’ente pubblico e non distinto soggetto giuridico, centro decisionale autonomo e distinto dal socio pubblico titolare della partecipazione, che esercita sullo stesso un potere di governo del tutto corrispondente a quello esercitato sui propri organi interni. (Giancarlo Borriello) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 09 Gennaio 2014.


Dichiarazione di fallimento - Requisiti soggettivi - Società pubbliche - Società cd. in house providing.
L'esenzione dalle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo prevista per gli enti pubblici dall'articolo 1, comma 1, L.F. deve essere applicata anche alle società cd. “in house providing”, le quali possono essere individuate in base ai criteri indicati nella sentenza della
Corte di cassazione 25 novembre 2013, n. 26283, secondo la quale detta qualifica va attribuita alle società che presentino congiuntamente i seguenti tre requisiti: 1) natura esclusivamente pubblica dei soci; 2) lo svolgimento dell'attività in prevalenza a favore dei soci stessi; 3) la sottoposizione ad un controllo corrispondente a quello esercitato dagli enti pubblici sui propri uffici. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 19 Dicembre 2013.


Società in house – Organi della società come articolazione della p.a. – Rapporto di servizio – Esenzione dal fallimento.
Nelle società in house providing, aventi i requisiti espressi dalla Cassazione Sez. Un. 25 novembre 2013 n. 26283, non può configurarsi un rapporto di alterità, né una separazione patrimoniale, tra l’ente pubblico partecipante e la società stessa. Pertanto gli organi della società risultano preposti ad una struttura corrispondente ad un’articolazione interna alla pubblica amministrazione e ad essa legati da un vero e proprio rapporto di servizio. Conseguentemente, come accade nelle Amministrazioni pubbliche, gli amministrazioni della società sono sottoposti ad un controllo assoluto da parte delle amministrazioni, tali da privarli di effettivi e concreti poteri gestori. In qualità di articolazione di enti pubblici, a tali società deve essere estesa la previsione di esenzione di fallimento, ex art. 1 l.f.. (Dario Finardi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 19 Dicembre 2013.


Società in house - Natura - Forma esteriore di diritto privato - Soggetti giuridici esterni ed autonomi alla pubblica amministrazione - Esclusione.

Società in house - Caratteristiche - Natura pubblica dei soci - Esercizio dell'attività in prevalenza a favore dei soci - Sottoposizione a controllo pubblico.

Società in house - Azione di responsabilità esercitata dalla procura della Repubblica diretta a far valere la responsabilità degli organi sociali - Giurisdizione della Corte dei conti - Sussistenza.

Le società in house hanno della società solo la forma esteriore in quanto in realtà costituiscono delle articolazioni della pubblica amministrazione da cui promanano e non dei soggetti giuridici ad essa esterni e da essa autonomi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

E' possibile considerare ormai ben delineati nell'ordinamento i connotati qualificanti della società in house, costituita per finalità di gestione di pubblici servizi e definita dai tre requisiti già più volte ricordati: la natura esclusivamente pubblica dei soci, l'esercizio dell'attività in prevalenza a favore dei soci stessi e la sottoposizione ad un controllo corrispondente a quello esercitato dagli enti pubblici sui propri uffici, con la precisazione che, per poter parlare di società in house, è necessario che detti requisiti sussistano tutti contemporaneamente e che tutti trovino il loro fondamento in precise e non derogabili disposizioni dello statuto sociale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La Corte dei conti ha giurisdizione sull'azione di responsabilità esercitata dalla Procura della Repubblica presso detta corte quando l’azione sia diretta a far valere la responsabilità degli organi sociali per danni da essi cagionati al patrimonio di una società in house, per tale dovendosi intendere quella costituita da uno o più enti pubblici per l'esercizio di pubblici servizi, di cui esclusivamente tali enti possano esser soci, che statutariamente esplichi la propria attività prevalente in favore degli enti partecipanti e la cui gestione sia per statuto assoggettata a forme di controllo analoghe a quello esercitato dagli enti pubblici sui propri uffici. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 25 Novembre 2013, n. 26283.


Società a capitale pubblico - Applicazione dell'esenzione di cui all'articolo 2221 c.c. - Esclusione - Assoggettabilità a fallimento.
Sono soggette a fallimento e non godono, pertanto, dell'esenzione di cui all'articolo 2221 c.c. le società di capitali interamente partecipate da capitale pubblico che svolgano in concreto attività di natura privatistica. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Nocera Inferiore, 21 Novembre 2013.


Società di capitali – Partecipazione in tutto o in parte pubblica – Natura pubblica o privata – Norme di settore
Una società non muta la sua natura di soggetto privato solo perché un ente pubblico ne possiede, in tutto o in parte, il capitale. Proprio dall'esistenza di specifiche normative di settore che, negli ambiti da esse delimitati, attraggono nella sfera del diritto pubblico anche soggetti di diritto privato, può ricavarsi a contrario, che, ad ogni altro effetto, tali soggetti continuano a soggiacere alla disciplina privatistica. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 27 Settembre 2013.


Fallimento - Società e consorzi - Società pubblica locale - Assoggettabilità a fallimento - Ragioni
In tema di società partecipate dagli enti locali, la scelta del legislatore di consentire l'esercizio di determinate attività a società di capitali, e dunque di perseguire l'interesse pubblico attraverso lo strumento privatistico, comporta che queste assumano i rischi connessi alla loro insolvenza, pena la violazione dei principi di uguaglianza e di affidamento dei soggetti che con esse entrano in rapporto ed attesa la necessità del rispetto delle regole della concorrenza, che impone parità di trattamento tra quanti operano all'interno di uno stesso mercato con identiche forme e medesime modalità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Settembre 2013, n. 22209.


Fallimento - Società e consorzi - Società per azioni concessionaria di servizi pubblici comunali - Soggetto privato - Configurabilità - Condizioni - Fattispecie
Una società per azioni, il cui statuto non evidenzi poteri speciali di influenza ed ingerenza, ulteriori rispetto agli strumenti previsti dal diritto societario, dell'azionista pubblico ed il cui oggetto sociale non contempli attività di interesse pubblico da esercitarsi in forma prevalente, comprendendo, invece, attività di impresa pacificamente esercitabili da società di diritto privato, non perde la propria qualità di soggetto privato - e, quindi, ove ne sussistano i presupposti, di imprenditore commerciale fallibile - per il fatto che essa, partecipata da un comune, svolga anche funzioni amministrative e fiscali di competenza di quest'ultimo. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza che aveva attribuito la qualità di impresa commerciale ad una società mista, nel cui oggetto sociale erano ricomprese, tra l'altro, attività quali la realizzazione di parcheggi, la gestione di servizi portuali, turistici e di trasporto, la gestione di mense, l'effettuazione di lavori di manutenzione e giardinaggio, a tale qualificazione non ostando la riscossione, da parte sua, di una tariffa per il servizio svolto). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Dicembre 2012, n. 21991.


Fallimento - Società e consorzi - Società per azioni con partecipazione pubblica - Soggezione al potere di vigilanza e controllo dello Stato, o di altro ente pubblico territoriale - Incidenza sulla fallibilità - Condizioni - Fattispecie
Ai fini dell'esclusione di una società mista dal fallimento, non è di per sé rilevante la soggezione al potere di vigilanza e di controllo pubblico, che consista nella verifica della correttezza dell'espletamento del servizio comunale svolto, riguardando, pertanto, la vigilanza l'attività operativa della società nei suoi rapporti con l'ente locale o con lo Stato, non nei suoi rapporti con i terzi e le responsabilità che ne derivano.(Nella specie, la S.C. ha reputato irrilevante il controllo, ex art. 60 d.lgs. n. 165 del 2001, afferente il solo costo del lavoro). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Dicembre 2012, n. 21991.


Società di capitali - Società con partecipazione pubblica - Natura di soggetto di diritto privato - Indici di valutazione della natura pubblica o privata del soggetto partecipato.
La società per azioni con partecipazione pubblica non muta la sua natura di soggetto di diritto privato per il solo fatto che l'ente pubblico ne possegga in tutto o in parte le azioni. Pertanto, se la società partecipata dalla mano pubblica si avvale degli strumenti previsti dal diritto societario, essa non può che essere ritenuta un soggetto di natura privata. Le forme privatistiche di esercizio di impresa commerciale potranno eventualmente porre questioni attinenti alla natura pubblica o privata del soggetto partecipato da enti pubblici solo qualora l'aspetto gestionale e di attività di detti enti risultasse completamente avulso dalle regole e dagli schemi del diritto commerciale, così da rappresentare la società un mero organo, un’articolazione che si immedesima nel soggetto pubblico che la partecipa. Su questo tema la giurisprudenza ha affermato che gli indici di valutazione riguardanti sia l'aspetto gestionale che l'attività della società che gestisce il servizio pubblico in favore dell'ente locale che interamente la partecipa attengono in sintesi alla concorrenza dei seguenti dati: a) il soggetto affidatario deve svolgere la maggior parte della propria attività in favore dell'ente pubblico; b) l'impresa non deve aver acquisito una vocazione commerciale che rende precario il controllo dell'ente pubblico e che può risultare, tra l'altro, dall'ampliamento del soggetto sociale, dall'apertura obbligatoria della società ad altri capitali, dall'espansione territoriale dell’attività della società a tutto il territorio nazionale ed all'estero; c) il consiglio di amministrazione della società non deve avere poteri gestionali di rilievo e l'ente pubblico esercita poteri maggiori rispetto a quelli che il diritto societario riconosce alla maggioranza sociale; d) le decisioni di maggior rilievo devono essere sottoposte al vaglio preventivo dell'ente affidante. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 24 Maggio 2011.


Concordato preventivo – Società per azioni a totale partecipazione pubblica – Raccolta e trasporto di rifiuti solidi urbani – Ammissibilità – Attività inquadrabile nel modello privati stitico – Assenza di poteri di ingerenza dell’ente pubblico – Attività a favore di terzi. (09/04/2010)
E’ assoggettabile a procedura concorsuale - e può quindi essere ammessa al concordato preventivo - la società per azioni interamente partecipata da capitale pubblico e che utilizzi risorse pubbliche per lo svolgimento della propria attività qualora la sua sfera d’azione sia riconducibile al diritto privato secondo uno schema comunque inquadrabile nel modello previsto dal codice civile. (Nella specie, il potere di indirizzo riconosciuto all’ente pubblico è limitato all’espletamento del servizio nel territorio di riferimento, gli enti locali non hanno alcun potere di ingerenza nella gestione complessiva della società e di verifica del bilancio e non esercitano comunque un potere analogo a quello esercitato dall’ente pubblico sui propri servizi; l’oggetto sociale ammette infine l’espletamento dell’attività a favore di terzi). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Velletri, 08 Marzo 2010.


Fallimento e procedure concorsuali – Consorzi – Assoggettabilità – Requisiti – Prevalenza della sostanza sulla forma – Rilevanza del modulo organizzativo – Autonomia gestionale e patrimoniale – Assenza di poteri autoritativi degli enti pubblici partecipanti – Rilevo dell’attività concretamente svolta – Rilevanza di eventuali interessi pubblici protetti.
La qualificazione di un soggetto come pubblico o privato, al fine di stabilire se lo stesso sia o meno assoggettabile a procedura concorsuale, impone una valutazione di prevalenza della sostanza rispetto alla forma giuridica esteriore. In quest’ottica, è irrilevante la circostanza della partecipazione all’ente – nella specie un consorzio – di enti pubblici locali, dovendosi invece avere riguardo al modulo organizzativo e di funzionamento adottato e ritenere prevalente la natura privatistica qualora l’ente utilizzi la struttura di una persona giuridica privata, con gestione ispirata a criteri di economicità, con autonomia negoziale, gestionale, contabile, finanziaria e patrimoniale e senza che l’ente pubblico possa incidere sull’attività della società con poteri autoritativi o discrezionali. Nel condurre la valutazione in questione, assume poi rilievo determinante l’attività concretamente svolta ove sia interamente indirizzata al libero mercato e, nell’ottica di un approccio che dia rilievo all’aspetto funzionale piuttosto che a quello tipologico, alla natura degli interessi protetti che la cui rilevanza pubblica, potrebbe giustificare la deroga alla disciplina privatistica. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Torino, 15 Febbraio 2010.


Società – Società per azioni – Partecipazione in tutto o in parte pubblica – Natura pubblica o privata – Assoggettabilità a fallimento – Criteri di valutazione – Indici sintomatici della natura pubblica – Fattispecie in tema di trasporto pubblico.
Posto che la mera titolarità in capo ad un soggetto pubblico delle partecipazioni ad una società per azioni non consente di concludere tout court per la natura pubblica della partecipata, al fine di stabilire la assoggettabilità o meno a procedura concorsuale della medesima, si dovrà in concreto e caso per caso valutarne la gestione e l’attività svolta. Si potrà, pertanto, ritenere sussistente la natura pubblica qualora i) la società affidataria di un determinato servizio svolga la maggior parte della propria attività a favore dell’ente pubblico; ii) l’impresa non abbia acquisito una vocazione commerciale che renda precario il controllo dell’ente pubblico e che può risultare, tra l’altro, dall’ampliamento dell’oggetto sociale, dall’apertura obbligatoria della società ad altri capitali, dall’espansione territoriale a tutto il territorio nazionale e all’estero; iii) il consiglio di amministrazione della società non abbia poteri gestionali di rilievo e l’ente pubblico eserciti poteri maggiori e più incisivi di quelli che il diritto societario riconosce alla maggioranza sociale; iiii) le decisioni di maggior rilievo debbano essere sottoposte al vaglio preventivo dell’ente affidante. Non ha pertanto natura pubblica la società per azioni che pur essendo partecipata in tutto o in parte da un ente pubblico, sia caratterizzata da una gestione interamente riferibile al diritto privato e peculiare dell’impresa commerciale, le cui decisioni siano adottate con i meccanismi previsti dal diritto privato e non siano sottoposte al vaglio preventivo dell’ente pubblico. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 22 Luglio 2009.


Società per azioni a totale partecipazione pubblica – Osservanza delle disposizioni di cui al D. Lgs. n. 22/97 – Utilizzo di risorse pubbliche – Soggezione alle norme sull'evidenza pubblica – Disciplina del fallimento – Applicazione – Esclusione. (31/08/2010)
E’ qualificabile ente pubblico non assoggettabile alle disposizioni  sul fallimento e sul concordato preventivo, ai sensi dell’art. 1, legge fallimentare, la società per azioni esercente il servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani partecipata esclusivamente da enti pubblici, e ciò non già su base volontaristica, ma in ossequio alle disposizioni di cui al D. Lgs. n. 22/97, che per di più utilizzi risorse pubbliche e sia soggetta alle norme sull’evidenza pubblica. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Patti, 06 Marzo 2009.